lunedì 8 agosto 2022

Società, Foodporn-mania: per gli italiani il cibo batte il sesso

Secondo un indagine nella top ten dei “piaceri della vita” per gli italiani il sesso si colloca solo al terzo posto. La maggior parte degli intervistati indica che “assaporare un cibo delizioso” è il gesto che suscita maggior piacere in assoluto, al secondo posto viene “l’esperienza della contemplazione di un bel paesaggio".




Cambio di marcia in Italia forse per antonomasia considerato uno dei Paesi più ‘focosi’ del mondo. Nella top ten dei piaceri della vita il sesso scende solo al terzo posto, dopo il cibo preferito e la contemplazione di un bel paesaggio. E un bicchiere di ottimo vino è meglio dell’estasi dell’arte e dell’adrenalina dello sport. Che la passione per la tavola e la buona cucina fosse diventata una mania per tanti italiani lo si sapeva. Ma che fossero di più quelli che associano il massimo piacere della vita proprio dall’assaporare il loro cibo preferito, o addirittura dalla contemplazione di un bel paesaggio, alle gioie del sesso questo è un po’ una sorpresa.

Invece è proprio quanto emerge dall’indagine realizzata dall’istituto GfK per XLoveCam su un campione di circa 1000 intervistati di età compresa fra i 18 e i 65 anni. Nella top ten dei “piaceri della vita” secondo gli italiani il sesso si colloca solo al terzo posto. Il 64% degli intervistati indica che “assaporare un cibo delizioso” è il gesto che suscita maggior piacere in assoluto, al secondo posto viene “l’esperienza della contemplazione di un bel paesaggio” (61%) e, solo al terzo posto, c’è “fare l’amore” (60%).

Appena fuori dal podio gli italiani indicano come un vero piacere il “dedicare tempo alle persone care” (56%), e forse qui si può pensare a uno degli effetti dei due anni di pandemia. Col 55% segue “ascoltare della buona musica”, e qui si può ben riscontrare l’effetto della musica sul piacere nel grande boom dei concerti dal vivo che si sta registrando proprio questa estate. Ma più o meno con la stessa percentuale, il 51%, c’è anche il piacer edi godersi il silenzio e un momento privato tutto per se (che anche qui ci sia l’effetto della convivenza forzata del 2020/21?).

Il 39% associa il piacere a un profumo, magari che riporta alla memoria un ricordo speciale. Per esattamente un terzo degli italiani (33%) piacere significa immergersi in un libro appassionante, mentre per il 29% si torna al piacere della tavola, in questo caso con la degustazione di un ottimo vino. E proprio l’esperienza inebriante di un calice batte la contemplazione di un’opera d’arte (26%) e l’adrenalina scatenata dal praticare uno sport, e anche da vincere una gara sportiva.

Infatti, secondo la ricerca di GFK per XLoveCam, se è vero che la relazione tra sesso e piacere è naturalmente valida per almeno sette italiani su dieci (68%) e il concetto che si associa più degli altri alla sfera sessuale è innanzitutto, per un intervistato su due, l’intimità (50%), in concetto che si ritrova perfettamente nella top ten dei piaceri della vita.

Fare l’amore è, quindi, più di ogni altra cosa, isolarsi dal mondo, dai social e dalle preoccupazioni della vita assieme alla persona desiderata. Tutto il resto viene molto dopo: il sesso come concetto di gioco o divertimento (12%), come gioia (11%), come libero sfogo della creatività (9%) o addirittura come trasgressione (7%).

Ma quali sono gli elementi sensoriali che facilitano la strada verso il piacere e verso la soddisfazione sessuale? Al primo posto viene la scelta della lingerie e dell’abbigliamento intimo (42%), subito dopo lo spazio dato ai massaggi, alle attività tattili e ai massaggi (37%), importante l’atmosfera (35%) o il ricorso a profumi ed essenze (34%). Il 20% degli intervistati (in pratica una coppia su cinque, ma diventa il 26% per gli under 35) fa riferimento a sex toys e oggetti sensuali e un altro 11% al possibile uso di materiale video come film per adulti o siti internet (anche qui la percentuale sale però al 14% nella fascia d’età 36-50).

Tornando alla grandissima passione per cibo e vino degli italiani, che si riscontra nel grande e intramontabile successo dei cuochi televisivi, dei libri di cucina stravenduti in ogni periodo dell’anno, nella continua ricerca di “food experience”, l’associazione tra piacere e cibo è assolutamente intergenerazionale. Infatti, sia gli under 35 (66%), sia i quarantenni (59%) che gli over 45 (66%) mettono i piaceri della tavola al primo posto, con una leggera predominanza delle donne rispetto agli uomini (67% contro 62%).

In ogni caso la maggior parte degli intervistati associa il piacere più all’intensità (53%) che alla durata (25%), ponendo l’accento sulla qualità del momento più che sulla sua permanenza nel tempo. Una visione ancora una volta leggermente più femminile (58%) che maschile (48%).

martedì 2 agosto 2022

Anche se il tempo passa, all'Ara Pacis la grande mostra su Lucio Dalla

Arriva a Roma presso il Museo dell'Ara Pacis, la grande mostra-evento "Lucio Dalla - Anche se il tempo passa", per documentare l’intero percorso umano e artistico di uno dei più amati artisti italiani e internazionali che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica, dello spettacolo e della cultura. Dal 22 settembre al 6 gennaio 2023.




La mostra, frutto di una lunga ricerca di materiali, molti dei quali esposti per la prima volta, è un percorso dal quale, partendo dall’infanzia, evidenzia come il rapporto con la musica di Lucio Dalla è sempre centrale ed è un elemento continuativo che lo seguirà per tutta la vita.

A 10 anni dalla sua scomparsa, la mostra celebra la sua musica, le sue canzoni, il suo genio. Oltre dieci le sezioni in cui è suddivisa l’esposizione: Famiglia-Infanzia-Amicizie-Inizi musicali, Dalla ci racconta, Il clarinetto, Il museo Dalla, Dalla e la sua musica, Dalla e il cinema, Dalla e il teatro, Dalla e la televisione, l’Universo Dalla, Dalla e Roversi, Dalla e Roma: quest'ultima sezione, inedita, è dedicata al rapporto tra il cantante e la capitale, città dove ha vissuto a lungo e che ha amato profondamente.

Insieme ai documenti, tante foto, filmati, abiti di scena e altri aspetti che ci raccontano la sua vita, l’arte e le sue passioni. Per capire meglio il risultato finale di questa importante ricerca/esperienza va sottolineata la sezione Universo Dalla, con decine di foto del Maestro con tanti personaggi della cultura, i più importanti cantanti, i tantissimi collaboratori che lo accompagnarono puntualmente nel suo lavoro e, ancora, un’interessante chicca con un’enciclopedia di oltre 250 nomi di persone di ogni genere sociale, con cui ha avuto rapporti di lavoro e amicizia che lo hanno seguito per tutta la vita con gioia e con il massimo della considerazione.

La mostra, promossa e prodotta da Roma Culture, Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, è organizzata e realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare con il sostegno di Regione Lazio. L'esposizione, a cura di Alessandro Nicosia con la Fondazione Lucio Dalla, è patrocinata da Rai.

lunedì 1 agosto 2022

A Roma un autunno pieno d’arte. Le mostre di Arthemisia

Anticipiamo le prossime mostre subito dopo le vacanze estive a partire da un evento d'eccezione. Il prossimo 8 ottobre apre a Palazzo Bonaparte la mostra più attesa dell’anno dedicata all’artista più famoso e amato del mondo: Van Gogh. Un percorso espositivo ed emozionale che attraverso un prestito del tutto eccezionale di ben 50 opere, tutte provenienti dal Museo Kröller Müller di Otterlo, ne racconta la vicenda umana e artistica. La pittura, i soggetti e i colori sgargianti saranno i protagonisti della prima grande esposizione in Italia dedicata al grande artista Raoul Dufy, ospitata a Palazzo Cipolla dal 14 ottobre.




Alla vigilia dei 170 anni dalla sua nascita, dall’8 ottobre 2022 Palazzo Bonaparte ospita la grande e più attesa mostra dell’anno dedicata al genio di Van Gogh. Attraverso le sue opere più celebri - tra le quali il suo famosissimo Autoritratto (1887) - sarà raccontata la storia dell’artista più conosciuto al mondo.

Nato in Olanda il 30 marzo 1853, Vincent Van Gogh fu un artista dalla sensibilità estrema e dalla vita tormentata. Celeberrimi sono i suoi attacchi di follia, i lunghi ricoveri nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul in Provenza, l’episodio dell’orecchio mozzato, così come l’epilogo della sua vita, che termina il 29 luglio 1890, a soli trentasette anni, con un suicidio: un colpo di pistola al petto nei campi di Auvers.

Nonostante una vita impregnata di tragedia, Van Gogh dipinge una serie sconvolgente di Capolavori, accompagnandoli da scritti sublimi (le famose “Lettere” al fratello Theo Van Gogh), inventando uno stile unico che lo ha reso il pittore più celebre della storia dell’arte.

La mostra di Roma, attraverso ben 50 opere provenienti dal prestigioso Museo Kröller Müller di Otterlo - che custodisce uno dei più grandi patrimoni delle opere di Van Gogh - e tante testimonianze biografiche, ne ricostruisce la vicenda umana e artistica, per celebrarne la grandezza universale.

Un percorso espositivo dal filo conduttore cronologico e che fa riferimento ai periodi e ai luoghi dove il pittore visse: da quello olandese, al soggiorno parigino, a quello ad Arles, fino a St. Remy e Auvers-Sur-Oise, dove mise fine alla sua tormentata vita.

Dall’appassionato rapporto con gli scuri paesaggi della giovinezza allo studio sacrale del lavoro della terra scaturiscono figure che agiscono in una severa quotidianità come il seminatore, i raccoglitori di patate, i tessitori, i boscaioli, le donne intente a mansioni domestiche o affaticate a trasportare sacchi di carbone o a scavare il terreno; atteggiamenti di goffa dolcezza, espressività dei volti, la fatica intesa come ineluttabile destino.

Tutte queste sono espressione della grandezza e dell’intenso rapporto con la verità del mondo di Van Gogh.

Particolare enfasi è data al periodo del soggiorno parigino in cui Van Gogh si dedica a un’accurata ricerca del colore sulla scia impressionista e a una nuova libertà nella scelta dei soggetti, con la conquista di un linguaggio più immediato e cromaticamente vibrante.

Si rafforza anche il suo interesse per la fisionomia umana, determinante anche nella realizzazione di una numerosa serie di autoritratti, volontà di lasciare una traccia di sé e la convinzione di aver acquisito nell’esperienza tecnica una fecondità ben maggiore rispetto al passato.

È di questo periodo l’Autoritratto a fondo azzurro con tocchi verdi del 1887, presente in mostra, dove l’immagine dell’artista si staglia di tre quarti, lo sguardo penetrante rivolto allo spettatore mostra un’insolita fierezza, non sempre evidente nelle complesse corde dell’arte di Van Gogh. I rapidi colpi di pennello, i tratti di colore steso l’uno accanto all’altro danno notizia della capacità di penetrare attraverso l’immagine un’idea di sé tumultuosa, di una sgomentante complessità.

L’immersione nella luce e nel calore del sud, a partire dal 1887, genera aperture ancora maggiori verso eccessi cromatici e il cromatismo e la forza del tratto si riflettono nella resa della natura. Ecco quindi che torna l’immagine de Il Seminatore realizzato ad Arles nel giugno 1888, con la quale Van Gogh avverte che si può giungere a una tale sfera espressiva solo attraverso un uso metafisico del colore.

E così Il giardino dell’ospedale a Saint-Rémy (1889) assume l’aspetto di un intricato tumulto, mentre lo scoscendimento di un Burrone (1889) sembra inghiottire ogni speranza e la rappresentazione di un Vecchio disperato (1890) diviene immagine di una disperazione fatale.

Raoul Dufy, Il pittore della gioia

Dufy, il pittore della gioia, della luce e del colore contribuì a cambiare il gusto del pubblico della prima metà del ‘900 adattando le sue innovazioni e la sua vivacità a tutte le arti decorative. Con 160 opere provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private francesi, la mostra percorre l’intera parabola artistica di uno dei più grandi interpreti della storia dell’arte, a cavallo tra impressionismo e fauvismo. Dal 14 ottobre 2022, le sale di Palazzo Cipolla ospitano la prima grande esposizione mai realizzata in Italia e dedicata a uno dei maestri dell’arte moderna: Raoul Dufy (Le Havre, 3 giugno 1877 – Forcalquier, 23 marzo 1953).

Autore di opere monumentali come La Fée Electricité (1937 – 1938) - uno dei dipinti più grandi al mondo, di una lunghezza complessiva di 6 metri, composto da 250 pannelli e commissionatogli dalla “Compagnie parisienne de distribution d'électricité” per essere esposto nel Padiglione dell'elettricità al World's World del 1937 -, Dufy fu un grande pittore, scenografo e disegnatore francese di inizio ‘900 che, per la sua capacità di catturare le atmosfere, i colori e l’intensità della luce e a trasferirli sulle sue tele, divenne - per antonomasia - il pittore della gioia e della luce.

Nacque da una famiglia di modeste condizioni economiche ed ebbe un padre attivo come organista che trasferì in particolare a Raoul la sua stessa passione per la musica, che lui coltivò per tutto il resto della vita trasponendola anche nelle sue opere.

In seguito a una crisi finanziaria della famiglia, nel 1891 il giovane Raoul fu costretto a cercare lavoro a Le Havre.

Nell'ambiente artistico straordinariamente stimolante di Parigi si avvicinò a due maestri dell'impressionismo come Monet e Pissarro ma, nel 1905, lo scandalo dei Fauves gli rivelò una pittura moderna e “di tendenza” che lo portò ad avvicinarsi a Matisse.

Il 1903 fu l'anno della sua prima volta al Salon des Indépendants, nel quale espose fino al 1936 e poi fu accettato nel 1906 al Salon d'Automne (fino al 1943).

La sua attività artistica non conobbe interruzioni e, dal 1910, ampliò la sua attività nel campo delle arti decorative affermandosi con successo in una produzione assai vasta, dalla xilografia alla pittura e alla grafica, dalle ceramiche ai tessuti, dalle illustrazioni alle scenografie. Con un’attività artistica che non conobbe interruzioni fino alla sua morte, tutto ciò gli consentì di recuperare la sua tavolozza squillante, cui sovrappose un tocco grafico vibrante e allusivo.

La mostra Raoul Dufy. Il pittore della gioia, con oltre 160 opere tra dipinti, disegni, ceramiche e tessuti provenienti da rinomate collezioni pubbliche e private francesi - come il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris che conserva di Dufy una delle più ricche collezioni, dal Centre Pompidou, Palais Galliera, la Bibliothèque Forney e la Bibliothèque littéraire Jacques Doucet tutte di Parigi insieme al Musée de la Loire, Musée des Tissus et des Arts Décoratifs di Lione, il Musée des Beaux-Arts Jules Chéret di Nizza e al Musée Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles - racconta la vita e l’opera di un artista con lo sguardo sempre rivolto alla modernità, pervaso da una vivacità che ha saputo adattare a tutte le arti decorative, contribuendo a cambiare il gusto del pubblico.

Curata da Sophie Krebs, conservatrice generale del patrimonio del museo parigino, la mostra è un viaggio emozionale attraverso i temi prediletti dall’artista, dove le sensazioni visive ridotte all’essenza della realtà, l’utilizzo della composizione, della luce e del colore sono gli elementi emblematici che caratterizzano le sue opere.

Suddivisa in 14 sezioni tematiche, la mostra racconta l’intero percorso artistico del pittore francese, attraverso molteplici opere che abbracciano varie tecniche nei diversi decenni del Novecento, dagli inizi fino agli anni Cinquanta, quando Dufy cercò nuovi temi a causa della guerra e della malattia che lo costrinse a rimanere nel suo studio nel sud della Francia.

Un excursus che trova il suo leitmotiv nella violenza cromatica, nella magia di quel colore che diventa elemento indispensabile per la comunicazione di emozioni e stati d’animo.

Un’evoluzione che vede Dufy inizialmente prosecutore di quella tradizione impressionista germogliata con Monet proprio nella sua città natale di Le Havre e poi insieme ai Fauve che, radunati attorno alla figura di Matisse, reagiranno presto alla pittura d'atmosfera e a quel dipingere dominato dalle sensazioni visive, per poi approdare infine ad abbracciare l’austerità cezanniana con la quale le forme, le zone piatte di colori accesi o addirittura violenti sono indipendenti dalla linea che accenna appena a circoscriverle.

Onde a V rovesciata, nuvole e un mondo di forme: bagnanti, uccelli, cavalli, paesaggi ispirati sia dalla modernità che dal classicismo.

Sensibile all’aria del proprio tempo, si interessa alla società dell’intrattenimento con le sue corse, le regate, gli spettacoli elitari e popolari al contempo che Dufy riproduce con brio e vivacità.

Un artista alla perenne ricerca di stimoli e sperimentazione, in grado di rendere l’arte impegnata ma allo stesso tempo apparentemente “leggera”, il cui scopo dichiarato era, come scrive la scrittrice americana Gertrude Stein, di arrecare piacere.

La mostra, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale per volontà del suo Presidente Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, è realizzata da Poema con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia, ideata dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Paris Musées e curata da Sophie Krebs, conservatrice generale dello stesso museo parigino.

Società, Foodporn-mania: per gli italiani il cibo batte il sesso

Secondo un indagine nella top ten dei “piaceri della vita” per gli italiani il sesso si colloca solo al terzo posto. La maggior parte degli ...