mercoledì 25 maggio 2022

Casa del Jazz: presentata la stagione estiva Summertime 2022 e Concerti nel Parco

Presentata la stagione estiva Summertime 2022. La stagione di concerti e spettacoli alla Casa del Jazz. Stelle italiane, jazz/rock legend, nuove tendenze, grandi orchestre, cross over, grandi pianisti. I concerti nel Parco con oltre 60 concerti e spettacoli. Dal 5 giugno al 7 agosto 2022.





Ritorna dal 5 giugno al 7 agosto Summertime, la stagione estiva prodotta da Fondazione Musica per Roma alla Casa del Jazz. Oltre 60 concerti e spettacoli si susseguiranno sul palcoscenico all’aperto allestito nel parco di Villa Osio a Viale di Porta Ardeatina. E dopo due anni la rassegna ritorna finalmente alla massima capienza di 1000 posti e con un cartellone ricco di novità e sorprese e non solo per il pubblico di appassionati del jazz.

All’interno della programmazione di Summertime molte le prime assolute, le uniche date italiane e le produzioni originali rintracciabili nei numerosi filoni come quello delle Stelle Italiane del jazz in cui troviamo Dado Moroni che presenta in prima assoluta la nuova produzione “Itamela” (16/6), Giovanni Guidi che si esibisce in solo in un doppio concerto seguito da Furio Di Castri che rivisita Charles Mingus a cento anni dalla nascita (18/6), Maria Pia De Vitocon il nuovo progetto “This woman’s work” (19/6), e ancora Rosario Giuliani(21/6), Roberto Gatto (22/6), Fabrizio Bosso con Javier Girotto (24/6), il duo Mauro Campobasso e Mauro Manzoni in doppio concerto insieme all’Ettore Fioravanti Opus Magnum Sextet per una serata dedicata alle nuove uscite della Parco della Musica Records (30/6), il trio Rita Marcotulli/Ares Tavolazzi/Israel Varela per un concerto speciale in collaborazione con l’Ambasciata Messicana che compie 100 anni (2/7), Paolo Fresu in trio conJacques Morelenbaum e Rita Marcotulli (14/7) e con il progetto dedicato a Ferlinghetti (6/8), Enrico Rava in concerto con il trio di Fred Hersch per una unica dara italiana (18/7). 

Ritornano questa estate i grandi protagonisti della scena internazionale: si parte con due giganti dell’avanguardia Anthony Braxton (7/6) e Roscoe Mitchell per una unica data italiana (8/6), e si prosegue con Mike Stern Band(10/7), Billy Cobham, Randy Brecker e Bill Evans insieme come Modern Standards Supergroup (11/7), John Scofield (12/7), Christian Mc Bride (13/7), Christone Kingfish Ingram (16/7); Roosevelt Collier (17/7), John Patitucci (1/8).

Numerosi i concerti Cross Over che vedranno protagonisti tra gli altri Raphael Gualazzi (17/6), Vinicio Capossela per la prima volta alla Casa del Jazz (26/6), Alex Britti (25/7), Enzo Avitabile e Peppe Servillo (4/8), Fabio Concato con la Carovana Tabù (5/8).  

Un Focus particolare verrà dedicato alle Grandi orchestre con alcune produzioni originali di Musica per Roma in prima assoluta tra cui Franco D’Andrea e Orchestra “Sketches of 20th Century” con la partecipazione delPMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista (14/6) e l’ensemble Grande Elenco Musicisti di Tommaso Vittorini(29/6). Questi concerti saranno anche registrati per diventare dischi live dellaParco della Musica Records. Tra le altre formazioni in programma Young Art Jazz Ensemble diretto da Mario Corvini (9/6), Orchestra Giovanile di Jazz della Scuola Popolare di Musica Testaccio diretta da Mario Raja (20/6), ICP Orchestra featuring Han Bennink che compie 80 anni  (23/6), MEJOrchestra diretta da Marco Tiso che dedica il concerto a Kurt Weill con le  voci diCostanza Alegiani e Peppe Servillo (4/7), Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti  diretta da Paolo Damiani (6/7), Libera Orchestra Jazz Italiano del Saint Louis (13/6), Lydian Sound Orchestra diretta da Riccardo Brazzale con David Murray (7/8). 

Una vera e propria rassegna nella rassegna sarà quella dedicata alle Nuove tendenze che presenta una ricercata selezione delle più interessanti proposte del jazz contemporaneo, quel territorio dove si incontrano jazz, soul, funk, hip-hop, elettronica e spoken word. Dopo un’anteprima con il trombettista Ambrose Akinmusire (6/7) i concerti si susseguiranno nella seconda metà di luglio con Nate Smith batterista pluri-candidato ai Grammy (15/7), Makaya McCraven produttore e batterista emergente definito da Down Beat come uno dei più influenti musicisti del prossimo decennio (21/7), i Sons of Kemet, uno degli ensemble più rappresentativi del nu-jazz (25/7), il visionario polistrumentista e compositore Louis Cole (26/7), la sassofonista anglo-guyanese Nubya Garcia (27/7), il produttore italiano, speaker e Dj Khalab (28/7), l’innovativo gruppo originario di Manchester dei GoGo Penguin (30/7). 

Tra i Grandi pianisti contemporanei si esibiranno Danilo Rea in piano solo (10/6), Fred Hersch in trio con Enrico Rava (18/7), Tigran Hamasyan (7/7),Hans Ludemann con Rita Marcotulli e Luciano Biondini per una produzione originale in collaborazione con l’Accademia tedesca di Roma (15/6), Enrico Pieranunzi e Antonello Salis in un progetto inedito che li vede per la prima volta in duo (27/7). 

L’edizione 2022 di Summertime sarà aperta il 5/6 da un evento in omaggio a Pepito Pignatelli, il fondatore nel 1974 del celebre locale Music Inn, per molti anni considerato un tempio del jazz. Dopo la proiezione del documentario  “Music Inn, arriva il jazz a Roma” di Carola De Scipio e Roberto Carotenuto introdotto da Enrico Pieranunzi e i racconti di Luciano Linzi e Marco Molendini, il concerto vedrà in scena alcuni dei musicisti italiani che sono stati protagonisti di quella stagione memorabile tra cui: Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Dino e Franco Piana, Enzo Scoppa, Marcello Rosa, Carla Marcotulli, Rita Marcotulli, Antonello Salis, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Giorgio Rosciglione, Gegè Munari, Roberto Gatto, Bruno Biriaco, Fabrizio Sferra. 

All’interno di Summertime 2022 torna anche il festival I Concerti nel Parco, Estate ‘22, diretto da Teresa Azzaro e giunto alla sua trentaduesima edizione e che, dopo un’anteprima con il pianista Francesco Tristano a Roma per presentare l’ultimo lavoro dedicato alla musica antica (31/5), presenta un fitto programma di prime assolute e date uniche contraddistinte da una visione multidisciplinare che abbraccia generi, linguaggi, personalità eterogenee: “Lettera a Pasolini”, la nuova produzione in prima assoluta dell’attore romanoFrancesco Montanari, scritta da Matteo Cerami e Davide Sacco che ne cura anche la regia, commentata musicalmente dal sax Stefano Di Battista (1/7),“Napoletana”, il nuovo omaggio di Mariangela D’Abbraccio alla sua Napoli che mette in scena grandi autori napoletani, classici e contemporanei (3/7),“Concerto mistico per Battiato“Torneremo Ancora”, un concerto omaggio per Franco Battiato ad un anno dalla morte con Simone Cristicchi e la partecipazione di Amara. (5/7); “Manos” unica data italiana dell’eccezionale duo pianistico formato da Omar Sosa e Marialy Pacheco (8/7); “An Evening with Suzanne Vega”, la grande cantautrice accompagnata da Gerry Leonardalla chitarra torna a Roma dopo cinque anni in esclusiva per I Concerti nel Parco (19/7).  Con “The Beatles Live Again Magical Mystery Story ”, la performance di The Beatbox si propone di far rivivere l’energia e il fascino del mitico quartetto di Liverpool insieme l’appassionante storytelling  di Carlo Massarini (20/7); “Italia Mundial 1982 – 2022” è lo spettacolo in cui Federico Buffa, giornalista e volto noto di Sky, assieme al pianista Alessandro Nidi, racconta l’indimenticabile vittoria della Nazionale Azzurra ai mondiali di calcio in Spagna nel 1982 (20/7); “Le Quattro Stagioni by Zoomers” con L'Orchestra Giovanile di Roma è il concerto con i solisti Misia Iannoni Sebastianini e Gianmarco Ciampa, in cui le Le Quattro Stagioni di Vivaldi diventano il trampolino per raccontare la musica classica alle nuove generazioni. (24/7);“MPB” è il personalissimo tributo alla più bella musica popolare brasiliana di due autentici fuoriclasse carioca Yamandu Costa e Armandinho Macedo, per la prima volta insieme a Roma (29/7); “#Lepiùbellefrasidiosho” vede per la prima volta sul palco a far rivivere le sue celebri vignette,  Federico “Osho” Palmaroli il noto vignettista satirico romano con il Furano Saxophone Quartet(31/7) ; “A Night with Sergio Bernal” con la Sergio Bernal Dance Company vede in scena  il più importante e famoso ballerino spagnolo del momento, che firma le coreografie e la direzione artistica del progetto insieme a Ricardo Cue (2/8). Per finire grande chiusura, sempre all’insegna del ritmo e della festa, con “Nova Era”, una data unica in Italia, della Barcelona Gipsy Balkan Orchestra (BGKO) diretta da Alexander Ora, che ci fa arrivare sound che miscela suoni e dei timbri della musica rom, klezmer, balkan e mediterranea (3/8). 

Tra produzioni originali, stelle italiane, big band, ospiti internazionali e nuove tendenze – dichiara Daniele Pittèri AD della Fondazione Musica per Roma – la stagione estiva alla Casa del Jazz ritorna a proporre le migliori proposte del jazz contemporaneo. Abbiamo pensato il programma di quest’estate da un lato per gli appassionati del jazz, un pubblico molto esigente e preparato che conosciamo bene, che segue costantemente anche la programmazione all’Auditorium, e che dopo due anni di freno, ha chiaramente esigenza di qualcosa di più, di scoprire le novità della scena musicale o di costruirsi un percorso a seconda delle proprie preferenze che possono andare dai concerti di piano solo alla musica per big band. Dall’altro abbiamo pensato a sezioni del programma per chi ama più la musica d’autore o ai giovani che seguono la nuova scena soprattutto inglese, pensando che così si possano avvicinare ad esempio al jazz storico e al jazz italiano. Siamo contenti di presentare anche quest’anno all’interno di Summertime la stagione de I concerti nel Parco con i suoi spettacoli tra teatro canzone, danza, musica classica e world, così che aumenti in maniera esponenziale la contaminazione tra pubblici diversi”.

martedì 24 maggio 2022

Robert Doisneau il pescatore d'immagini. All'Ara Pacis lo sguardo umanista del fotografo della Ville Lumière

Oltre 130 scatti in bianco e nero di quello che è considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. Dal 28 maggio al 4 settembre 2022




Prende il via all'Ara Pacis, una mostra dedicata Robert Doisneau. Oltre 130 scatti in bianco e nero, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge. Rappresentante più famoso della cosiddetta "fotografia umanista", ossia quel tipo di sensibilità visiva che pone l'accento sulla condizione disagiata dell'uomo nella società, Doisneau ha saputo raccontare con empatia la società parigina del Novecento, captando momenti di grazia ed espressioni di felicità, catturando con i suoi scatti la vita quotidiana e le emozioni degli uomini e delle donne che popolavano Parigi e la sua banlieue, dall'inizio degli anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta sarà il suo periodo  prolifico.

Robert Doisneau nasce a Gentilly, un sobborgo di Pargi il 14 aprile del 1912 e muore a Montrouge il 1° aprile del 1994. Fu considerato inoltre, insieme a Henri Cartier-Bresson, uno degli esponenti del fotogiornalismo di strada. 

Artista o fotoreporter, ci ha lasciato immagini che riescono a strapparci un sorriso e, allo stesso tempo, a stringerci il cuore. Perché il suo approccio all’umanità era ben più complesso della semplice leggerezza che si tende ad associare alle sue immagini.

Il soggetto privilegiato di Doisneau è Parigi, dove produce una serie di scatti innovativi, geniali e dominati da una forte carica umana: sono le immagini che lo hanno reso celebre. Quello che più colpisce è che non si tratta di una Parigi convenzionale, quella che domina negli ambienti della pubblicità, della moda, dei giornali o del cinema, ma è una Parigi di piccola gente, di arie di fisarmonica, di grandi e bambini, i cui sguardi trasudano umanità e tenerezza. 

Il tempo, il suo dilatarsi e compenetrarsi con il suo essere fotografo è forse insieme all'istinto, una delle note dominanti del suo lavoro. L'artista preferiva essere definito poeticamente come un "pescatore di immagini" e sentiva la necessità di immergersi completamente nella realtà. 

venerdì 20 maggio 2022

Absolutely...Ennio Morricone

Concerto straordinario in occasione della presentazione del cd Absolutely...Ennio Morricone vol.1. Martedì 24 maggio 2022 ore 20.30, Aula Magna della Sapienza.




Istituzione Universitaria dei Concerti nell'ambito de I CONCERTI DELL’AULA MAGNA chiude la stagione con un concerto straordinario in occasione della presentazione del cd Absolutely...Ennio Morricone vol. 1 (Da Vinci Classics). Un sentito un omaggio al compositore Premio Oscar che è stato anche membro per circa trent’anni del Consiglio artistico della IUC, con alcuni suoi storici musicisti: il violoncellista Luca Pincini, la pianista Gilda Buttà e il flautista Paolo Zampini. 

I tre musicisti hanno visto nascere un numero enorme di partiture, condividendo dalle prime letture alle lunghe ed intense prove, dalle prime esecuzioni alle numerosissime repliche, con la costante ed attenta presenza del compositore.

Sono loro, oggi, testimonianza di un enorme patrimonio musicale, di uno stile, irripetibile, unico nel suo genere, fatto di incroci virtuosi tra la musica assoluta e quella applicata all'immagine filmica. I tre solisti hanno sempre mantenuto il rispetto per l'originalità delle partiture, pur nelle diverse versioni strumentali. In tal modo, restituiscono l’autenticità del pensiero esecutivo di Morricone, rimasto indelebile nel loro quotidiano ricordo.

Ed ecco come il trio ci racconta questo nuovo progetto discografico:  Per lunghissimi anni, abbiamo vissuto accanto ad Ennio Morricone. Profondamente, in tutto. Non abbiamo mai immaginato la sua assenza forzata. Nemmeno ora. Ogni giorno qualcosa ci fa interagire con lui. Il calendario ci ha semplicemente ricordato che dovevamo fare in musica. Proseguire, con Ennio. Quindi, con Da Vinci e IUC abbiamo avviato una serie di uscite discografiche in vari volumi contenenti solo ed esclusivamente sue partiture in originale, come il Compositore desiderava fosse, sempre e comunque. È iniziato un grande compito da svolgere perché conserviamo qualcosa di insostituibile. Ad ogni tappa un disco, sempre diviso tra Cinema e Assolutamente... Ennio Morricone. 

Il progetto Absolutely... Ennio Morricone, - ci racconta Giovanni dl’Alò nel booklet dell’album -  di cui questo CD costituisce il primo capitolo, si propone di tracciare un ritratto a tutto tondo di un compositore geniale, che con la sua musica e uno stile riconoscibilissimo è riuscito a raggiungere un pubblico vastissimo senza mai rinunciare a una nobiltà di scrittura che affonda le sue radici nella tradizione classica. Pagine concepite per il cinema, alcune nella stesura originale altre in versioni cameristiche rigorosamente realizzate dall’Autore, e pagine di musica assoluta si susseguono in modo che una dimensione si fonda con l’altra con naturalezza e fluidità”.

Programma

Love Affair

Quattro Canzoni (Cane bianco, Stark System, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Metti, una sera a cena)

Proibito

Per le antiche scale

La corta notte delle bambole di vetro

Invenzione, Canone e Ricercare

Tornatore Suite (La leggenda del pianista sull’oceano, Nuovo Cinema Paradiso, Malèna, Una pura formalità)

Addio a Pier Paolo Pasolini, dal film Salò o le 120 giornate di Sodoma

Deborah’s theme, dal film C’era una volta in America

Gabriel’s oboe, dal film Mission

Luca Pincini

Grande violoncellista, ha interpretato musiche dagli autori più tradizionali fino ai contemporanei. E' anche autore di composizioni originali. Ha collaborato assiduamente, per decenni, con Ennio Morricone, con cui ha registrato per le più grandi produzioni cinematografiche ed effettuato concerti in tutto il mondo. Lo stesso compositore gli ha dedicato “Monodia per violoncello solo”. Ha eseguito come solista centinaia di colonne sonore anche di altri grandi compositori come Luis Bacalov, Paolo Buonvino, Pino Donaggio, Franco Piersanti, Nicola Piovani, Armando Trovajoli. Attivo anche nel mondo della pop music ha collaborato con Luca Barbarossa, Carmen Consoli, Elisa, Jovanotti, Patti Pravo, Renato Zero e Mina.

Gilda Buttà

Dedita ai più svariati stili, dalla musica classica alla contemporanea, alla sperimentazione e contaminazione. Con il violoncellista Luca Pincini, suo marito nella vita, forma un duo molto speciale, basato sulla curiosità quanto sul rigore delle scelte musicali. Gilda Buttà ha affrontato esecuzioni integrali delle opere di Beethoven, Brahms, Chopin, ma anche composizioni spesso dedicate da musicisti contemporanei. Per quasi trent'anni ha collaborato con Ennio Morricone, alla discografia, alle varie produzioni, dai concerti alle colonne sonore, tra cui “La leggenda del pianista sull’oceano”, “Canone inverso”, “Love affair”, “Gli intoccabili”, “Frantic”, “Il Papa Buono”, “Bugsy”. È dedicataria di “Catalogo”.

Paolo Zampini

Flautista virtuoso, anche lui tra i solisti preferiti da Ennio Morricone, per trentacinque anni ne ha eseguito le musiche da film e le composizioni di “musica assoluta”. Socio dell’Unione Musicisti di Roma, ha legato il suo nome a centinaia di colonne sonore per il Cinema e il Teatro, collaborando anche con i Premi Oscar Nicola Piovani e Luis Bacalov, e con Franco Piersanti, Armando Trovajoli, Riz Ortolani, Roberto Pregadio, Roman Vlad, Pino Donaggio, Stelvio Cipriani, e molti altri. 

mercoledì 18 maggio 2022

Concerto barocco nella città proibita, la musica nelle missioni dei Gesuiti in Cina al tempo di Paolo V Borghese

Nell'ambito del progetto di ricerca “I Borghese e la musica”, sarà trasmesso in diretta, sabato 21 maggio alle 19.00 sul canale FB ufficiale della Galleria Borghese il Concerto barocco nella città proibita. La musica nelle missioni dei gesuiti in Cina al tempo di Paolo V Borghese. 



Il concerto, realizzato e promosso nell’ambito del progetto “I Borghese e la musica”, avviato dalla Galleria Borghese lo scorso dicembre 2020 per indagare sulle committenze della famiglia Borghese a musicisti dei sec. XVII e XVIII, presenta un nuovo capitolo dedicato alle attività musicali di alcuni missionari cattolici attivi a Pechino agli inizi del XVII secolo, a latere della loro attività religiosa. 

Per due secoli, a partire dal 1601, i missionari cattolici attivi a Pechino perseguirono un'attività musicale, ai margini del loro compito religioso. Alcuni erano buoni strumentisti e portavano con sé strumenti che suonavano a corte; tra questi i gesuiti Johann Adam Schall von Bell, Tomé Pereyra, e soprattutto Teodorico Pedrini (1671-1746, arrivato nel 1711), un lazzarista italiano particolarmente dotato che era stato scelto da Roma per questo motivo. Sono stati trovati tra i suoi manoscritti una raccolta di 12 sonate, di stile italiano ovviamente influenzate da Corelli.

Alcune descrizioni dei concerti tenuti dai missionari di fronte all'imperatore mostrano che la ricezione della musica europea è stata mista. Tuttavia, ha suscitato la curiosità degli studiosi. Così l'imperatore Kangxi chiese al portoghese Pereyra di scrivere una parte sulla musica occidentale all'interno di un'enciclopedia cinese, ma in generale gli ascoltatori cinesi trovarono tale musica troppo frenetica, troppo complessa.

Le partiture a disposizione dei missionari in Cina erano relativamente poche. Tra questi, una raccolta molto interessante, il Tempio Armonico della Beata Vergine, pubblicata a Roma nel 1599 da Giovenale Ancina, nominato vescovo da Paolo V Borghese, che si interessava alla Cina. Ancina, pur non essendo il compositore della maggior parte dei brani, li ha raccolti ed adattati per le esigenze degli oratori, soprattutto nelle missioni lontane. La musica risulta così abbastanza semplice da essere cantata da musicisti non professionisti, ma è comunque elegante, e scelta tra le migliori composizioni dei contemporanei. A volte i testi sono leggermente modificati per assumere un significato sacro, anche se non liturgico.

Aspetto molto interessante è che alcuni dei musicisti gesuiti studiarono la musica cinese e impararono a suonarla sugli strumenti che avevano portato con sé. Così, all'epoca, si potevano ascoltare melodie cinesi suonate sulla viola da gamba o sul clavicembalo. Lo stesso imperatore Kangxi suonò anche alcune arie al clavicembalo, di fronte alla sua corte. Molti documenti attestano questo scambio culturale, e in particolare l'invio di Joseph-Marie Amiot, uno degli ultimi gesuiti a Pechino, che scelse di terminare la sua vita lì quando la Compagnia fu sciolta. Amiot inviò a Parigi spartiti, strumenti cinesi e molti documenti sulla cultura cinese. La maggior parte di questi documenti e strumenti sono ancora conservati lì.

La ricerca su questo curioso repertorio è stata condotta per anni da François Picard, musicologo e sinologo, e da Jean-Christophe Frisch che ha dato origine a numerose pubblicazioni, dischi, libri, articoli e ha fondato gli Ensemble del Progetto Baroque Nomade.

Il programma è a cura di François Picard, musicologo e sinologo, e Jean-Christophe Frisch che ha dato origine a numerose pubblicazioni e ha fondato gli Ensemble del progetto Baroque Nomade, entrambi studiosi da molti anni di questo curioso repertorio.

Programma a cura di Jean-Christophe Frisch e François Picard

J.M. Amiot Actiones nostras

T. Pedrini Sonata I: Largo, Allegro, Corrente, Adagio, Giga

J.M. Amiot La Feuille de Saule

Simon Boyleau Per la Natività della Beata Vergine

J.M. Amiot Deuxième Divertissement Chinois,

À l’ombre des fleurs sous la lune silencieuse

G. Ancina Mentre più coce in su’l meriggio ardente

T. Pedrini Sonata XII: Pastorale

Ch. d’Ambleville Sanctus

J.M. Amiot Prière à l’élévation de l’Hostie

Ch. d’Ambleville Ecce panis

J.M. Amiot Prière à l’élévation du Calice

J.M. Amiot La Feuille de Saule

(con abbellimenti della tradizione cattolica cinese)

T. Pedrini Sonata VIII: Grave, Vivace, Adagio, Balletto allegro,

Allegro

J.M. Amiot Ave Maria (con abbellimenti della tradizione

cattolica cinese)

F. Martini Fiamengo Lodasi in fine il fabricato tempio

I brani eseguiti sono estratti da rare raccolte rinvenute

nella Biblioteca dei Gesuiti a Pechino, scritti per le missioni

da autori europei o da musicisti cinesi convertiti:

• Giovenale Ancina 1545-1604 (consacrato vescovo dal

futuro Paolo V Borghese): Tempio Armonico della Beata

Vergine, Roma1599. Unica opera musicale presente

nella biblioteca dei gesuiti di Pechino al tempo di

Matteo Ricci, costituita da opere a tre voci di autori

diversi

• Charles d’Ambleville 1588-1637: Missa Psallite Domino,

Parigi 1636, pubblicata per le missioni gesuite

• Teodorico Pedrini 1671-1746: Dodici Sonate a Violino

Solo firmate con l’anagramma “Nepridi”, opera terza,

manoscritto, Pechino inizi del 1700

• Jean Joseph Marie Amiot 1718-1793: Divertissements

Chinois, Pièces sacrées [raccolta di brani in parte

anonimi e in parte composti nel Seicento da un cinese

convertito, Ma André, presso la missione gesuita di

Pechino].

LE BAROQUE NOMADE

Alexandre Cerveux | tenore

Maxime Saïu | baritono

Jean-Christophe Frisch | flauto traverso, basson de chalumeau

Maud Sinda | violino

Iris Tocabens | viola da gamba

Sylvain Moreau | cembalo 

lunedì 16 maggio 2022

Battiato, a un anno dalla morte un docufilm omaggio su Rai1

A un anno dalla morte, Rai Documentari dedica a Battiato una prima serata con "Il coraggio di essere Franco" in onda il 18 maggio su Rai1. Inediti e testimonianze. Preziosi voce narrante. Il ricordo su Sky Arte.




Battiato un anno dopo. Rai Documentari dedica a Franco Battiato in prima serata il docufilm “Il coraggio di essere Franco” in onda il 18 maggio, alle 21.20 su Rai1. Scritto e diretto da Angelo Bozzolini e prodotto da Aut Aut Production in collaborazione con Rai Documentari, il film ripercorre la vita e la carriera di uno degli autori più rivoluzionari della musica italiana, pioniere di nuovi mondi musicali. 

Con la voce narrante di Alessandro Preziosi, il documentario cerca di restituire anche un ritratto intimo dell’artista, grazie al racconto della nipote Cristina Battiato e al materiale inedito degli archivi fotografici della famiglia, della Rai, della Cineteca di Bologna, della Universal Music, nonché alle riprese esclusive nelle case di Milano e Milo in Sicilia, oltre che nei luoghi della spiritualità così profondamente cara a Battiato. 

Tra i documenti inediti, i testi autografi del 1966 e le foto esclusive del suo primo duo con Gregorio Alicata, “Gli ambulanti”, insieme ad un brano mai ascoltato prima. Nessuno come Battiato è riuscito a scardinare le regole del gioco in così tanti ambiti, da quello musicale, cinematografico e televisivo, ma anche mistico e spirituale, votando la sua creatività al risveglio della coscienza del pubblico. 

Ancora oggi si parla del “genio di Battiato”, come colui che ha ridisegnato il concetto di musica pop in Italia. Mai prima di lui era stato possibile scalare le classifiche raccontando storie secondo una grammatica nuova, ispirata da contenuti fuori dal mainstream e alla ricerca continua di una dimensione sacrale dell’arte. Dall’inizio di carriera all’incontro con la musica elettronica di Karlheinz Stockhausen, dal primo album “Fetus” (1972), fino a “La Voce del Padrone” (1981), l’album più venduto in Italia. Oltre a successi intramontabili come “L’era del cinghiale bianco”, “La Cura”, “Centro di gravità permanente”, “Cuccurucucù”. 

Battiato ha vissuto molte vite, diceva di sé di non essere mai nato e quindi mai morto. E forse per questo è riuscito in ogni decade della sua vita a regalarci un personaggio nuovo. La sua musica è anche un viaggio attraverso il nostro Paese: dalla Sicilia del Dopoguerra, ancora carica di valori cristiani, alla Milano degli anni ’60 e del boom economico, fino all’incontro con le filosofie orientali e il Buddismo. 

Il documentario è arricchito dalle testimonianze di artisti e personalità che maggiormente hanno contribuito al successo di Battiato, ognuna rappresentativa di un mondo artistico su cui si è espresso in prima persona: tra gli altri, Alice, Luca Madonia, Sonia Bergamasco, Willem Dafoe, Antonio Scurati, Giovanni Caccamo, Vittorio Sgarbi, Marco Travaglio. E Morgan, che esegue in anteprima "Battiato mi spezza il cuore”, il brano composto in occasione della malattia di Battiato. 

“Non voglio comandare e non voglio essere comandato”: questo uno dei motti che rappresenta l’essenza di Franco Battiato, la sua costante ricerca interiore e il desiderio di affermare il suo innovativo concetto di musica all’insegna della contaminazione. Impossibile catalogarlo o inserirlo in un qualsiasi genere, proprio per la facilità con cui riusciva a spaziare dal rock al pop, dall’elettronica alla lirica. Non a caso, infatti, la musica è stata la sua compagna di vita. “Siamo felici di poter raccogliere la sfida di proporre un documentario per la prima serata di Rai 1, grazie a questo progetto così riuscito e così esauriente e approfondito nel tratteggio del percorso umano e artistico del compianto Franco Battiato” – dichiara Fabrizio Zappi, direttore di Rai Documentari. “Il docufilm è arricchito dalla partecipazione dell'attore Alessandro Preziosi che racconta, commenta e accompagna lo spettatore in un viaggio mai banale e pieno di emozioni, suoni, colori e riflessioni”.

giovedì 12 maggio 2022

Anni interessanti, Momenti di vita italiana: una mostra fotografica racconta l’Italia che diventa moderna

Prende il via domani al Museo di Roma in Trastevere Anni interessanti, Momenti di vita italiana1960-1975. La mostra fotografica racconta l’Italia che diventa moderna attraverso 124 immagini scatti iconici realizzati da agenzie fotografiche. Fino al 16 ottobre 2022. 




L’autobiografia per immagini del nostro paese, nel momento più effervescente e contraddittorio della sua storia, ossia quando l’Italia è entrata nella modernità, ed è diventata quella che ancora oggi viviamo. Questo ci restituisce la grande mostra fotografica Anni interessanti – Momenti di vita italiana. 1960-1975, ospitata al Museo di Roma in Trastevere dal 13 maggio al 16 ottobre 2022.

L’esposizione è promossa e organizzata da Archivio Luce Cinecittà con Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con CSAC – Università degli Studi di Parma, Rai Teche e con il patrocinio del Comune di Parma. Servizi museali Zètema Progetto Cultura.

Curata da Enrico Menduni, tra i massimi esperti di mass media, la mostra è un viaggio per gli occhi, intenso e rivelatorio, dentro un quindicennio di storia nazionale, quello tra il 1960 e la metà dei Settanta, che ha segnato indelebilmente il volto e l’identità del paese. Un’epoca che con la sua energia, gli slanci, le contraddizioni, come in un big bang sociale e culturale, riverbera i suoi effetti fino alla nostra, e ci fa ancora chiamare quegli anni, con una parola eccessiva e insufficiente, gli anni del ‘boom’. 

Protagonista e testimone della mostra è un genere ritenuto troppo a lungo di puro consumo, ma che oggi ci si presenta come una formidabile lente storica: la foto di agenzia. Quel grandioso corpo di immagini realizzate dalle agenzie fotografiche e inviate quotidianamente ai settimanali popolari e ai giornali, talvolta pubblicate ma soprattutto scartate. E che costituiscono un libro ancora tutto da sfogliare, inedito e sorprendente.

Da questa miniera di immagini e memorie la mostra fa emergere 124 foto emblematiche. Istantanee di momenti e personaggi topici. Dentro, c’è tutto il precipitato dell’Italia di allora: in espansione, tumultuosa, vivace, esplosiva, spensierata, drammatica.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Anni interessanti prende in prestito, e omaggia, il titolo dell’autobiografia di Eric J. Hobsbawm, il grande storico del Secolo breve. E vuole descrivere con simile rapidità di sintesi e sguardo, la volata di un periodo cardinale, vissuto dagli italiani come una corsa verso la modernità.

124 immagini, tutte in bianco e nero, dalla prima di fine anni ’50 con il completamento della costruzione del grattacielo Pirelli a Milano, all’ultima che ritrae una Radio libera nata nel 1975, in un percorso non didascalico che predilige le associazioni e soprattutto i contrasti tra foto. A rendere la temperie di una stagione di antinomie, di vivacissime contraddizioni.

Le foto provengono da alcune delle più storiche agenzie fotografiche italiane: la VEDO e la DIAL, i cui fondi sono conservati nel grande Archivio Luce; la Publifoto Roma, e Archivi Farabola. Il volume complessivo contenuto in questi fondi è di milioni di immagini, relative a tutti i campi del sociale, della cultura, della politica, dello spettacolo.

In anni in cui l’opinione pubblica chiede di ‘vedere’ i fatti delle varie cronache – nere, rosa, sportive, culturali, mondane… - che sono diventati il genere di più ampio consumo popolare, la foto di agenzia diventa una testimone privilegiata. Stampata in formati sempre più spaziosi, talvolta facendo notizia a sé, con l’ausilio di una minima didascalia, l’immagine fotografica è spesso e per una grande fetta di pubblico la finestra (insieme agli schermi del cinema, della tv, e alla radio) da cui vedere il mondo. E il fotografo di agenzia è il suo esploratore, con l’imperativo di ‘esserci’, sempre e prima degli altri, in un tempo in cui lo scatto non è solo l’oggetto, ma la qualità del bravo reporter.

Anni interessanti regala opere di alcuni grandi artisti del reportage: Caio Mario Garrubba, Berengo Gardin, Pino Settanni, Carlo Cisventi. Accanto a loro, i lavori di quelli che sono passati alla storia proverbialmente come i ‘paparazzi’: autori in grado di cogliere la società di nascosto e di sorpresa, di fare scoop e insieme critica di costume. Ma una circostanza rende toccanti queste foto: la maggior parte di esse sono foto anonime. Accade infatti spesso che tanti dei positivi stampati dai rullini siano spediti alle redazioni dei giornali, o conservati dalle stesse agenzie, col solo nome dell’agenzia e al più una didascalia del soggetto, ma senza il nome dell’autore. Una quantità di foto di assoluta rilevanza è arrivata così a noi come opera di anonimo.

L’omaggio di Anni interessanti è a questi grandi autori senza nome, la cui ricerca sull’identità continua. Un omaggio alla professionalità di veri cronisti e giornalisti, capaci di restituire non solo immediatezza e freschezza all’evento, ma di dargli una densità che ce li rende storia.

Il recupero, la conservazione e una nuova attenzione che l’Archivio Luce dà a questi autori e a una mole immensa di immagini – spesso scartate dalle redazioni in fase di pubblicazione – rappresenta l’accesso a una nuova fonte storica. Un enorme bacino di documenti visivi, attraverso cui storie che credevamo scritte definitivamente, possono essere rilette sotto una luce inedita. Le foto di grandi avvenimenti di Anni interessanti ci mostrano questa luce.

Si può prendere a esempio la semplice foto di un ingorgo, anno 1964. Con la sua fila di utilitarie incolonnate fino all’orizzonte e di uomini in camicia e bretelle accanto alle vetture. Basta quel quadro a rendere le attese di un’epoca, e le sue ansie. O il confronto tra due famiglie: quella al mare di Santa Margherita Ligure, con occhiali e pinne. E la famiglia Agnelli, in posa rilassata e statuaria.

Ancora una fila, quella delle Miss Italia a bordo piscina anno 1960, e la stessa geometria lungo i tavoli della ‘Rinascente’ delle lavoratrici tessili, o della Motta nel montaggio delle uova di Pasqua.

Un altro contrasto d’epoca: la folla di bagnanti che riempie ogni centimetro dell’idroscalo milanese; e l’Italia rurale di Augusta, assolata, e deserta.

Non possiamo sentire la conversazione in Sicilia tra anziani, in un piano di splendida sospensione, né cosa passa nella testa di Alberto Sordi quando in un seggio alle elezioni comunali si ritrova davanti tre suore e un prete. Non sappiamo cosa dice un silenzio ipnotico di Gianni Rivera e Sandro Mazzola, ritratti insieme, poco più che ragazzini.

Invece pare di sentire il frastuono del Piper, delle prove sul palco di Edoardo Vianello, di Modugno e Renato Rascel, sotto i lampi dei flash di Sanremo come due divinità.

Le immagini dei Sessanta sono cariche di balli, di movimento, di traffico, e di attesa.

Su tutte, una è di lancinante bellezza e predizione: Aldo Moro, da solo, sorpreso a scrivere su un banchetto. Alle sue spalle decine di sedie vuote. È il 1960. Ed è la copertina di quello che accadrà il decennio successivo.

Sono foto di imprese importanti. Riconosciamo il Ponte Morandi in costruzione, un capolavoro di ingegneria; lo sviluppo della rete autostradale, l’allunaggio.

Il paese in viaggio per le prime piccole, grandi vacanze.

C’è un florilegio di manichini, e di auto. Segni della reificazione e automazione crescente. Rita Pavone sul tetto di un’utilitaria e i Beatles sul tetto del Duomo sono i manifesti dell’esplosione della cultura pop e di massa.

I rottami sparsi dell’aereo di Enrico Mattei, e l’auto sfasciata di Fred Buscaglione, sono quel che resta di due uomini diversissimi, genialmente visionari, che vedevano l’Italia proiettata ‘oltre’.

Le immagini dell’alluvione di Firenze del 1966 ci riportano a quello che i giovani possono; quelle delle prime contestazioni studentesche a quello che i giovani non vogliono più.

Poi tre immagini in fila, dicono anche solo dal titolo quello che non sarà più uguale. ‘Funerali delle vittime dell’attentato di Piazza Fontana, 15 dicembre 1969’. ‘Reggio Calabria 1970’. ‘Ricostruzione morte Giuseppe Pinelli nella questura di Milano, 1972’.

Compaiono gli striscioni per il nuovo diritto di famiglia, il divorzio, l’Anno santo 1975. Dello stesso anno è una foto di Dino Pedriali, di un uomo, ritratto fieramente dietro gli occhiali da sole, la camicia e i jeans attillati, in posa davanti alla sua Alfa Romeo GT. Sarebbe bello come un attore, il rappresentante di uno status quo fascinoso, se non fosse il più aspro e appassionato contestatore del turbocapitalismo e del progresso senza sviluppo, della irrecuperabile crisi antropologica che ha colpito il suo paese e il nostro, il poeta Pier Paolo Pasolini. Morirà quello stesso anno. Il suo ritratto è l’emblema della chiusura del percorso, e di un quindicennio vorticoso di speranze e contraddizioni.

L’ultima immagine della mostra ritrae un ragazzo, intento a mettere un 33 giri nello studio di una delle neonate Radio libere. Nonostante tutto, altre rivoluzioni, altre musiche, altri sogni potranno nascere.

In tutte queste foto riconosciamo alla fine un lampo familiare. Quello di un tempo vissuto in corsa, eccitante e a tratti bulimico nel voler bruciare il progresso. Un tempo di attese, promesse, e anche di grandi ansie, di non riuscire a realizzare quelle attese. In questo senso, una stagione che non possiamo non sentire attualissima, presi come siamo a vivere un mondo che oggi ci chiede di essere ricostruito. In questo senso, questi Anni interessanti sono memoria preziosa, da cui capire cosa siamo stati (e siamo) in grado di compiere di eccezionale, e cosa possiamo non ripetere.

Il percorso espositivo è annotato da citazioni letterarie di grandi intellettuali del periodo, da Pasolini a Italo Calvino, da Elsa Morante e Luciano Bianciardi, a Ennio Flaiano e Alberto Arbasino. Menti che hanno descritto con precisione chirurgica e poetica lo stato di allora. E di oggi.

IL CATALOGO. LA RETROSPETTIVA

Completa la mostra un catalogo, per la cura di Enrico Menduni, edito da Electa, con testi del curatore e di Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà. Il volume riproduce tutte le immagini presenti in mostra, con una descrizione degli Archivi fotografici e un prezioso Regesto.

E dal 24 maggio all’11 ottobre una retrospettiva cinematografica accompagnerà l’esposizione, con proiezioni di film (a ingresso gratuito per i visitatori della mostra) che non sono non solo veri e propri saggi di storia italiana, ma un’antologia di capolavori del momento più brillante e creativamente libero del nostro cinema.

Questi i film selezionati: Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli, Il medico della mutua di Luigi Zampa, Boccaccio ‘70 di De Sica, Fellini, Monicelli, Visconti, Il caso Mattei di Francesco Rosi, Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci, Le mani sulla città di Francesco Rosi, Il posto di Ermanno Olmi, Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, I mostri di Dino Risi, I complessi di Dino Risi, Franco Rossi, Luigi Filippo D'Amico.

lunedì 9 maggio 2022

La grande arte al cinema, Il mio Rembrandt: un indagine inedita sul maestro del ‘600 che continua a scuotere il mondo dell’arte

Arriverà nelle sale italiane il prossimo 6, 7, 8 giugno il nuovo appuntamento della grande arte al cinema: Il mio Rembrandt della regista olandese Oeke Hoogendijk che ambienta il film nel mondo degli Antichi Maestri con un mosaico di storie avvincenti in cui la passione sfrenata per i dipinti di Rembrandt porta a sviluppi drammatici e colpi di scena inattesi.



Un pittore che ossessiona, affascina e seduce. Una febbre che, a distanza di 350 anni, non accenna a esaurirsi. L’indagine inedita sul maestro del ‘600 che continua a scuotere il mondo dell’arte, come in una tragedia di Shakespeare.

“Il mio obiettivo era creare un dramma shakespeariano, mostrando i personaggi principali con ogni possibile elemento umano (…). Devo molto alla fiducia e al candore dei miei protagonisti che – per quanto diversi possano essere i loro mondi – condividono un dettaglio cruciale che li ha tutti in pugno: la febbre di Rembrandt. Non è Rembrandt in persona, ma la loro passione per lui che gioca il ruolo principale. La domanda che rimane dopo aver visto il film non è «Cosa facciamo oggi con l’eredità di Rembrandt?», quanto piuttosto: «Cosa c’entra con noi l’eredità di Rembrandt?»” Oeke Hoogendijk, regista de Il Mio Rembrandt.

Mentre collezionisti d’arte come Eijk e Rose-Marie De Mol van Otterloo, l’americano Thomas Kaplan e lo scozzese Duca di Buccleuch mostrano il legame speciale che hanno con i “loro” Rembrandt, il banchiere Eric de Rothschild mette due Rembrandt in vendita, innescando una dura battaglia politica tra il Rijksmuseum e il Louvre. Il film segue anche l’aristocratico mercante d’arte olandese Jan Six sulle tracce di due “nuovi” dipinti di Rembrandt: uno snervante viaggio di scoperta che pare la realizzazione del suo più grande sogno d’infanzia. Ma quando è accusato di avere violato l’accordo con un altro mercante d’arte, il suo mondo collassa.

Seguendo tutte queste storie, IL MIO REMBRANDT mostra cosa rende il lavoro del pittore olandese così speciale e perché le sue opere tocchino le persone tanto profondamente. Dopo il successo del pluripremiato documentario THE NEW, la regista di RIJKSMUSEUM (2014), Oeke Hoogendijk, affronta nuovamente un grande soggetto per raccontarci una storia che parla di e per gli amanti dell’arte.

Spiega Oeke Hoogendijk: “C’è qualcosa di curioso in Rembrandt; è come se il suo lavoro avesse una veridicità, un’emotività e un’empatia così straordinarie che chiunque guardi un suo dipinto vada alla ricerca di se stesso. Questo è ciò che ha reso Rembrandt così speciale anche per i cittadini della Amsterdam del XVII secolo che facevano la fila per farsi ritrarre da lui: Rembrandt ha guardato sotto la superficie e ha mostrato chi fossero veramente le persone che disegnava. Non lusingava i suoi committenti, pur avendo un occhio per la vanità e la raffinatezza dell’ambiente sociale che dipingeva. E ha applicato questo metodo senza pietà anche a se stesso. I suoi autoritratti, specialmente quelli tardi, sono esplorazioni incredibilmente oneste del tributo psicologico che paghiamo nel corso delle nostre vite. Nei suoi ultimi ritratti, Rembrandt pare rassegnato. “Accettami come sono”, sembra voler dire. Il suo modo di dipingere ti fa capire che la vita non è perfetta e che ognuno ha i suoi difetti e questo è ciò che ci rende umani. È così che, dal XVII secolo, Rembrandt alza uno specchio per noi contemporanei, uno specchio che stuzzica e solletica. Come ha giustamente messo Taco Dibbits: Rembrandt è un omaggio all’umanità”.

Il mio Rembrandt è un evento Nexo Digital in collaborazione con Piece of Magic. La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital. Per il 2022 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.

Concerti alla Sapienza, serata Jazz con i giovani vincitori del Premio Lelio Luttazzi

Di scena martedì 10 maggio alle ore 20.30 i giovani jazzisti vincitori del Premio Lelio Luttazzi. Manuel Magrini Trio vincitore sezione Giovani Pianisti Jazz 2017, Danilo Tarso Trio pianoforte vincitore sezione Giovani Pianisti Jazz 2019, Marta Frigo Trio vincitrice sezione Giovani Cantautori Jazz 202. In collaborazione con la Fondazione Lelio Luttazzi.




È una novità di questa stagione la collaborazione con la Fondazione Lelio Luttazzi, che da alcuni anni organizza un concorso per giovani jazzisti con giurie di alto prestigio, da Rita Marcotulli a Rossana Casale, da Franco Piersanti a Riccardo Biseo. In particolar modo la Fondazione sostiene i giovani che intendono perfezionarsi nel campo della musica e le attività di carattere sociale in cui la musica rappresenta un valore di sostegno e di promozione della persona, per ricordare e celebrare la figura umana ed artistica di un uomo straordinario, un musicista elegante e sopraffino come Lelio Luttazzi. Saranno proprio alcuni vincitori delle recenti edizioni, Manuel Magrini Trio, Danilo Tarso Trio e la cantante Marta Frigo, a esibirsi in una speciale maratona jazz.

Rossana Luttazzi, presidente delle Fondazione, ringrazia il Direttore Artistico Giovanni D’Alò - per aver inserito una serata all’insegna del Jazz nella stagione concertistica dell’Istituzione Universitaria dei Concerti. I giovani jazzisti vincitori delle varie edizioni del Premio Lelio Luttazzi, diplomati in pianoforte da vari Conservatori, si esibiranno in trio, nell’Aula Magna della Sapienza sarà per loro un immenso onore e un’esperienza indimenticabile. Non abbiamo voluto dare ai nostri ragazzi un tema specifico per le loro esibizioni, abbiamo preferito lasciarli liberi di eseguire le loro composizioni, di personalizzarle a modo loro.

Manuel Magrini Trio

MANUEL MAGRINI - pianoforte

BERNARDO GUERRA - batteria

FRANCESCO PONTICELLI – contrabbasso

Il trio è capitanato da Manuel Magrini: pianista umbro classe 1990, ben radicato negli studi classici fatti al conservatorio di Perugia ed esploso musicalmente come improvvisatore e compositore grazie agli studi con Ramberto Ciammarughi. Nel 2016 pubblica "Unexpected", disco in piano solo presentato in importanti palchi nazionali (tra i quali il Teatro La Fenice di Venezia, Auditorium parco della Musica e Casa del Jazz di Roma, Domus Ars di Napoli) ed internazionali (Messico, Turchia, Scozia, Emirati Arabi). Nel 2017 vince il premio Lelio Luttazzi come miglior giovane pianista Jazz Italiano. Manuel vanta molte collaborazioni con molti musicisti importanti tra i quali Gabriele Mirabassi, Cristina Zavalloni, John Arnold, Johnathan Kreisberg, Rick Margitza e Ralph Alessi. Ad accompagnare Manuel ci sono due musicisti d’eccezione, tra i più attivi in Italia: Francesco Ponticelli al Contrabbasso (membro  dei “new Generation” di Enrico Rava) e Bernardo Guerra alla batteria (attivo negli ultimi progetti televisivi e discografici di Stefano Bollani). Il trio suonerà la musica tratta dal nuovo disco “Dreams” uscito nel 2020 per l’EncoreJazz e presentato in anteprima con grande successo sul palco principale del celebre “Ronnie Scott’s Jazz Club” di Londra.

Danilo Tarso Trio

DANILO TARSO - pianoforte

GIULIO SCIANATICO - contrabbasso

EVITA POLIDORO – batteria

Nato a Taranto nel 1991, Danilo Tarso inizia lo studio del pianoforte a 13 anni e consegue il diploma presso il Conservatorio “G. Paisiello” di Taranto nel 2014. Ha arricchito il suo percorso perfezionandosi con Bruno Canino, Roberto Cappello e Pierluigi Camicia. Da sempre interessato all’improvvisazione e alla composizione, terminati gli studi classici, studia alla Siena Jazz University dal 2015 con maestri provenienti da tutto il mondo quali Franco D’Andrea, Stefano Battaglia, Yonathan Avishai, Ralph Alessi, Joe Sanders, Greg Hutchinson, Ferenc Nemeth. A 24 anni suona come pianista jazz in varie formazioni, esibendosi in Italia e all’estero: La Fenice a Venezia, il Bimhuis ad Amsterdam, l'Istituto Italiano di Cultura a Parigi, Parco Della Musica a Roma, BMC a Budapest, fino al Sai Wan Ho Civic Theatre di Hong Kong (Asia).  Vince il “Premio Lelio Luttazzi 2019” presso la Casa Del Jazz a Roma, come miglior giovane pianista jazz. Dal 2017 svolge attività come solista, sideman e maestro assistente del clarinettista David Krakauer presso l’Accademia Chigiana e dal 2021 è membro del Chigiana Keyboard Ensemble. È docente di pianoforte, pianoforte jazz e musica d’insieme al CFM e ai Corsi Pre-Accademici presso l’Accademia Siena Jazz, rientra nel corpo docenti dei prestigiosi Seminari Estivi “Kind Of Blue”. 

Marta Frigo Trio

MARTA FRIGO - voce

GUGLIELMO SANTIMONE - pianoforte

MATTEO BONTI – contrabbasso

Marta Frigo nasce nel 1998 a Milano. Inizia verso i quindici anni a comporre brani musicali in italiano e in inglese, e costruendo un rapporto importante con la scrittura come mezzo di espressione ed analisi dell’ambiente circostante. Le atmosfere scure e avvolgenti dei suoi pezzi descrivono una realtà intima e sognante, a tratti quasi surreale, fatta di armonie vocali, elementi elettronici e acustici, voci evocative e rumori ambientali con echi e influenze molteplici, dal pop, al folk italiano e straniero, al jazz, r’n’b e nu soul.  A maggio 2019 fa uscire il singolo da lei composto “Waves” frutto di una collaborazione con l’artista milanese Bentos (alias Pietro Gregori) e la casa di produzione indipendente di Milano Cimice Production.  Nel 2018 fonda il gruppo The Bloom con gli altri membri, con i quali compone un repertorio di inediti. Nel giugno 2019 il gruppo fa uscire il singolo “Take A Walk In My Feelings”, e nel 2021 i singoli “Break” e “Away” quest’ultimo insieme ad un video ufficiale, entrambi i brani parte dell’ep di prossima uscita “Something On Water”.  Nel luglio 2021 partecipa al Premio Lelio Luttazzi vince nella categoria Cantautori Jazz con una composizione originale eseguita dal vivo durante la finale presso la Casa del Jazz a Roma, davanti ad una prestigiosa giuria composta da Rita Marcotulli, Rossana Casale, Franco Piersanti, Marco Tiso, e Riccardo Biseo.  

venerdì 6 maggio 2022

La Gioia della Musica, un viaggio alla scoperta dei segreti, della magia, delle regole, delle invenzioni e dei geni della grande musica lirica e sinfonica

Da lunedì 9 maggio, alle ore 20.20 Rai 3 manda in onda “La Gioia della Musica” con Corrado Augias e i maestri Speranza Scappucci e Aurelio Canonici. Dalla Norma di Bellini alla Nona sinfonia di Beethoven, da Madama Butterfly di Puccini alle Nozze di Figaro di Mozart in un viaggio alla scoperta dei segreti, della magia, delle regole, delle invenzioni e dei geni della grande  musica lirica e sinfonica. Nella prima puntata verrà proposto Il racconto del Guglielmo Tell, l'ultima opera composta da Gioachino Rossini.




Cos’è un’ouverture? Esistono i flashback in musica? Cosa fa il primo violino? Cos’è il concertino? Domande, tra le tante, alle quali Corrado Augias risponde in “La Gioia della Musica”, un viaggio alla scoperta dei segreti, della magia, delle regole, delle invenzioni e dei geni della grande musica, lirica e sinfonica. 

Venticinque puntate, in onda dal 9 maggio alle 20.20 su Rai3 dal lunedì al venerdì fino al 10 giugno, in cui Augias - grazie alla preziosa collaborazione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e dei maestri Speranza Scappucci e Aurelio Canonici - proporrà celebri pagine musicali, con le loro magnifiche melodie, ma solo dopo aver raccontato un po’ di quel meraviglioso linguaggio, permettendo di godere appieno la gioia della musica e di scoprire anche tutti i segreti del canto lirico.

In ogni puntata, inoltre, “La Gioia della Musica” racconterà la vita, gli amori, i dolori, le passioni di un genio della storia della musica, per poi soffermarsi su una delle sue più celebri creazioni. Una sorta di lezione, leggera e appassionante, tra narrazione ed esecuzioni musicali. La puntata inizierà con Corrado Augias che interromperà le prove dell’Orchestra nell’Auditorium “Arturo Toscanini” della Rai di Torino, per curiosare, chiedere notizie e raccontare i vari strumenti musicali che compongono l’orchestra. Farà domande, scherzerà, ascolterà frammenti melodici. Poi, una volta in studio, alternerà la sua capacità di grande narratore a quella di curioso e appassionato di musica, interrogando i due direttori d'orchestra, Speranza Scappucci e Aurelio Canonici, per capire cosa si cela dietro le invenzioni dei più grandi compositori: dalla Norma di Bellini alla Nona sinfonia di Beethoven, da Madama Butterfly di Puccini alle Nozze di Figaro di Mozart. Infine, tornerà nell’Auditorium Rai per assistere all’esecuzione finale del brano musicale protagonista della puntata.

La prima puntata Il racconto del Guglielmo Tell, l'ultima opera composta da Gioachino Rossini, è al centro della prima puntata de “La Goia della Musica”, in onda lunedì 9 maggio alle 20.20 su Rai3. Un modo anche per ricordare la celebre sigla televisiva di inizio trasmissioni della Rai: sigla che, sulle note dell’opera rossiniana, fu trasmessa dal 1954 al 1986.

In studio, Corrado Augias dialogherà con il maestro Aurelio Canonici, seduto al pianoforte, per capire cosa si cela dietro l’invenzione e il talento del grande compositore, mentre a dirigere l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai sarà Speranza Scappucci, dall’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino.

Donne e lavoro, Lazio: al via la legge sulla parità salariale

Il Lazio prima Regione italiana a legiferare sulla parità retributiva. Un altro passo avanti nell’uguaglianza di genere, un’autentica rivoluzione del ruolo della donna sul lavoro. Il regolamento mette in campo misure concrete per raggiungere un obiettivo non più procrastinabile.  




Parte la legge sulla parità salariale tra uomini e donne. Lo ha annunciato il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, commentando l’approvazione in Giunta del Regolamento regionale sulla parità salariale, in attuazione e integrazione della legge regionale 10 giugno 2021, n. 7, “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i sessi, il sostegno dell’occupazione e dell’imprenditorialità femminile di qualità nonché per la valorizzazione delle competenze delle donne”.

La parità salariale non è solo vantaggiosa per le donne e le loro famiglie, ma anche per l’economia e la società nel loro insieme. Il Regolamento prevede: le modalità e i criteri per l’iscrizione, la tenuta, la pubblicazione e l’aggiornamento del Registro delle aziende virtuose che attuano la retribuzione di genere; i criteri premiali a favore di aziende virtuose che attuano la retribuzione di genere; i criteri per il riconoscimento delle premialità e dei contributi per la promozione dell’occupazione femminile; i criteri e le modalità per l’accesso alla quota di riserva del Fondo per il microcredito e la microfinanza; le modalità e i criteri per l’attuazione degli interventi a sostegno dell’imprenditorialità femminile; i criteri e modalità per la concessione dei buoni per l’acquisto di servizi di baby-sitting e di caregiver; le modalità per la partecipazione alla Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro.

Nello stabilire i criteri si è voluto valorizzare il ruolo della donna nella società, ma allo stesso tempo si è voluto inserire premialità per le aziende virtuose che sanno pianificare politiche aziendali in grado di guardare al profitto, ma che sappiano anche svolgere quell’importante ruolo per la collettività, come sottolineato dalla nostra Costituzione. 

L'assessore al Lavoro e Nuovi diritti, Scuola e Formazione della Regione Lazio, Claudio Di Berardino commenta che l’adozione in Giunta del regolamento sulla parità salariale è un altro passo in avanti nella strada già tracciata in tema di politiche regionali destinate alle donne. Tra le 21 azioni che compongono il Piano di politiche attive per il lavoro una parte essenziale è rivolta alle donne con il sostegno a modelli organizzativi per la conciliazione vita e lavoro, alla parità salariale di genere, alla formazione e occupazione delle donne, con incentivi all'assunzione, all'avvio di impresa e alla formazione in discipline tecnico scientifiche. Grazie alle risorse di Pnrr, Nuova Programmazione Ue e risorse nazionali, vogliamo fare un salto in avanti per vincere le sfide future: ridurre le disuguaglianze, creare opportunità, per tutte e tutti, favorire il lavoro di qualità, in particolare di giovani e donne, promuovere lo sviluppo sostenibile sia a livello sociale, ambientale ed economico.

Eleonora Mattia, Presidente IX Commissione lavoro del Consiglio regionale del Lazio e prima firmataria della L.R. 7/2021, ha dichiarato di aver messo in campo strumenti concreti per supportare le lavoratrici ancora estremamente penalizzate sul lavoro. L’occupazione femminile fatica a crescere e la timida ripresa dei primi mesi dell’anno non riguarda le donne occupate nei settori più colpiti dalla flessione di fine 2021 come il turismo e i servizi. In questo contesto il regolamento rappresenta un tassello ulteriore su un lavoro costante della Regione sulle politiche attive del lavoro che guarda sfide della rinascita post-pandemia. Con l'atto di oggi si declina finalmente la legge 7/2021 che, insieme alla riforma dei servizi educativi per l’infanzia, rappresenta una grande conquista per le donne del Lazio che è stata la prima Regione italiana a legiferare sulla parità retributiva e rappresenta un modello nazionale su questi temi. 

Casa del Jazz: presentata la stagione estiva Summertime 2022 e Concerti nel Parco

Presentata la stagione estiva Summertime 2022. La stagione di concerti e spettacoli alla Casa del Jazz. Stelle italiane, jazz/rock legend, n...