venerdì 29 aprile 2022

Immagina 2022, a maggio al via il Festival del Teatro di Figura

Prenderà il via a maggio la seconda edizione di Immagina, la rassegna delle produzioni nazionali e internazionali di Teatro di Figura più significative nell’ambito del teatro di figura, diffuso nei teatri della rete dei Teatri in Comune dedicata a tutta la famiglia.




Dal 12 al 15 maggio 2022 Immagina Festival del Teatro di Figura di Roma. Un festival diffuso nei 4 teatri della rete Teatri in Comune. Spettacoli dal vivo, mostre, incontri, laboratori, tavole rotonde, giochi teatrali proposte da Compagnie e artisti di 5 diverse nazioni.

Il Teatro di Figura è un genere teatrale antichissimo che comprende tutte le forme di spettacolo che si avvalgono di oggetti e figure. La mano, la voce e il corpo tutto dell’animatore accompagnano e danno impulso vitale alla figura, la animano. I più conosciuti sono marionette e burattini, ma la ricchezza di questo linguaggio teatrale prevede: pupi, pupazzi a mano vera, mappet in gommapiuma, pupazzi da parata, pupazzi da tavolo, mascheroni, marottes, oggetti, ombre, silhouettes, disegni articolati, bunraku e molte altre tecniche. Il Teatro di Figura oggi è molto eclettico e spazia dalla commedia alla tragedia, dal teatro dell'assurdo a quello politico, dalla farsa al racconto popolare musicale a quello lirico. 

Il carattere internazionale, le componenti multidisciplinari, la natura popolare e, nello stesso tempo, molto profonda del Teatro di Figura sono in grado di creare, dal primo contatto, relazioni forti e dirette con il pubblico. Per questo è spesso utilizzato con i bambini. È però un linguaggio teatrale che si presta per proporre spettacoli, favorire l’emergere di vissuti e quale tramite relazionale e comunicativo anche nel lavoro con adulti, anziani e persone con disabilità. 

Il programma

Giovedì 12 maggio ore 10, dai 5 anni

Luz, Micro Y Punto dalla SPAGNA presenta "Celeste"

Una serie di storie fantastiche tratte dalla mitologia greca che attraverso immagini poetiche, marionette, teatro delle ombre e musiche evocative trasportano il pubblico in un mondo onirico dove tutto è possibile.

Venerdì 13 maggio ore 10, dai 5 ai 10 anni

Teatro GiocoVita presenta "Moun" - portata dalla schiuma e dalle onde

Una sola attrice evoca con poetica leggerezza la storia di Moun, sulla nostalgia, l’adozione e la costruzione di sé, con un linguaggio teatrale che fonde la narrazione e la danza con il repertorio di tecniche d’ombra.

Venerdì 13 maggio ore 18, dai 6 ai 13 anni

Tam Teatromusica presenta "Verso Klee - Un occhio vede, l'altro sente"

Uno spettacolo per avvicinare i giovanissimi ai linguaggi e alla poetica dell’arte contemporanea. Figure a metà tra la marionetta e il burattino si muovono all’interno di uno spazio in continua trasformazione, uno spazio fatto di stanze, intimo come l’arte di Klee, conducendo i piccoli spettatori in un universo magico che segue la logica dei sogni.

Sabato 14 maggio ore 18, dai 3 anni

Teatro delle Briciole, Solares Fondazione delle Arti presenta "La pancia del mondo - piccola genesi sonora e visuale"

Nella pancia rotonda del mondo, nella pancia della mamma. Nascere, spuntare come la gemma di un fiore. Il dondolio del sonno. Il primo respiro. Il battito del cuore, piccolo e potente, il ritmo del silenzio. La prima carezza. La madre terra ci chiama e noi che stiamo ancora dormendo crediamo di sognare. Ci prepariamo al lungo cammino, immaginiamo quello che verrà, sogniamo il mondo che ci aspetta.

Domenica 15 maggio ore 18, dai 15 anni

Merlin Puppet Theater dalla Germania presenta "Noose"

All’interno di due scatole quadrate si dispiegano le vite di tutti noi, vite che non sono mai state vissute… Una performance surreale, tra black comedy e teatro dell’assurdo.

Giovedi 12 maggio ore 19 incontro con gli autori della mostra che resterà nel foyer del teatro fino al 30 maggio a cura di Mistiche Nutelle.

"La teoria del cono ovvero l'occhio di Pinocchio"

Qui si racconta Pinocchio seminando cose e oggetti di bugia, trasformando la città nel magico scenario di una novella a tratti colorata e a tratti nera, dove si entra e ci si fa rapire volentieri, si ridiventa bambini e si esce più grandi. E la notte, quando si va a dormire, si ride da soli e si pensa alla bugia per il giorno dopo.

QuinteScienza 2022, al Teatro del Lido spettacolo, robotica e intelligenza artificiale sotto il segno delle Connessioni

Torna al Teatro del Lido QuinteScienza: quattro fine settimana di spettacoli e lezioni interattive. Incontri e workshop tra spettacolo, robotica e intelligenza artificiale, dal 5 al 31 Maggio.




Ai nastri di partenza QuinteScienza 2022, il percorso triennale artistico di approfondimento scientifico, realizzato attraverso un linguaggio performativo multi-disciplinare. Dopo aver esplorato i temi dell’Identità e quello dell’Ambiente, la nuova edizione della manifestazione si svolgerà sotto il segno delle Connessioni. Quattro fine settimana di teatro e performance, incontri e workshop tra spettacolo, robotica e intelligenza artificiale, per riflettere e giocare insieme sulla scienza e sulla ricerca contemporanea.

Le arti performative da un lato mettono in scena una narrazione e dall’altro praticano un’inedita divulgazione scientifica attraverso il mezzo teatrale. Una divulgazione sempre accessibile a tutti: dai bambini agli adulti, passando per gli appassionati e le famiglie.

Il tema del 2022 – Connessioni – in questo senso chiude un vero ciclo: dopo aver posto l’attenzione nel 2020 sull’individualità ed averla poi spostata al mondo esterno (e all’immensità della natura) nel 2021, QuinteScienza spinge ora l’occhio oltre l’ostacolo, indagando le possibilità di connessione virtuosa tra esseri umani e macchine, nell’ottica di un progresso ecosostenibile e realmente rispettoso del mondo che viviamo.

Dall’Intelligenza Artificiale applicata alla neuro-medicina alle evoluzioni della robotica: la riflessione umana parte da uno scenario contemporaneo che, con i suoi orizzonti, esclude l’uomo. Ma il mezzo – lo spettacolo dal vivo – è arcaico e secolare.

Il tutto attraverso cicli di spettacoli, lezioni interattive, incontri presso il Teatro del Lido di Ostia, in via delle Sirene 22, che verranno fruiti in presenza o in streaming, a seconda della contingenza normativa legata all’emergenza Covid. Le attività sono tutte gratuite.

Si parte il 5 Maggio con Io (Sono) Robot di e con Dario Focardi, uno spettacolo teatrale ambientato in un futuro non troppo lontano, in cui robot e umani si trovano a confrontarsi su piccoli e grandi temi della vita. Perché́ – come dice Asimov nella sua Legge Zero – un robot non può̀ recare danno all’umanità̀, né può̀ permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità̀ riceva danno. Il 10 maggio è la volta dell’incontro Il Cervello Complesso: Le Nuove Tecnologie Applicate alla Neuro-Medicina con la Dott.ssa Francesca Macciocca sulle Nuove Tecnologie e i loro ambiti di applicazione, tra ipotesi teoriche e preoccupazioni etiche.

Il 17 Maggio – destinato ai più giovani – spazio al Laboratorio Cosa Può un Robot con Dario Focardi e Great Robotics, realizzato con un contributo di Fondazione Toscana Spettacolo. Un percorso che nasce da una riflessione sul rapporto tra essere umano e macchina, una relazione dai confini sfumati che ci restituisce una realtà̀ permeata dall’influenza e dall’utilizzo di intelligenze artificiali. Il 20 Maggio lo spettacolo teatrale Marco non C’è, diretto da Giorgia Conteduca e con Chiara Becchimanzi. Un viaggio appassionante e divertente nella mente di Laura, che da poco è stata lasciata da Marco, per scoprire come interagiscono tra loro le nostre parti essenziali, mente, istinto ed emozione a tutto quello che ci accade.

Il 24 Maggio tocca a L’Intelligenza Teatrale e la Creatività: le macchine potranno mai sostituire il genio artistico?, un incontro tenuto dalla Dott.ssa Francesca Macciocca su una domanda sempre più comune. Il 26 Maggio Noi Robot Cosa vuol dire essere umano?, spettacolo teatrale di e con Andrea Brunello e con Laura Anzani, che esplora in maniera attenta e precisa il cervello e, nello stesso tempo, vuole capire dove sta andando il campo dell’Intelligenza Artificiale. Come si stanno evolvendo i nostri cervelli artificiali?.

QuinteScienza si conclude il 31 Maggio con lo spettacolo Le Intelligenze Artificiali al Wellness, ideato e scritto da Giuseppe Nicodemo e diretto da Sabrina Morena con Giuseppe Nicodemo. Una divertente commedia per capire cos’è veramente l’Intelligenza Artificiale e, per contrasto, quali sono le caratteristiche di noi esseri umani.

mercoledì 27 aprile 2022

Virtuoso e Belcanto Festival, Lucca città della musica diventa palcoscenico per una kermesse di respiro mondiale

Prenderà il via a luglio il Virtuoso e Belcanto Festival. Arte, musica, conferenze ed eventi speciali: un evento che porterà a Lucca e nel territorio circostante i grandi nomi della musica classica.




Dopo il successo di pubblico e critica dell’ultima edizione, ritorna a Lucca il Virtuoso e Belcanto Festival che dal 18 al 31 luglio porterà in città e nel territorio circostante grandi nomi della musica classica, in doppia veste di docenti ed esecutori, e centinaia di studenti da tutto il Mondo (circa 200 da 36 nazioni diverse) per masterclass, concerti e concorsi con opportunità reali e immediate di collaborazione che consentiranno loro di esibirsi nelle stagioni concertistiche delle Istituzioni europee più importanti grazie anche alla collaborazione con la ORT e la Nuova Scarlatti di Napoli.

Una formula vincente quella del Virtuoso e Belcanto Festival ormai alla VII edizione. Tra gli ospiti, l’attesissimo ritorno di Alfred Brendel, con un appuntamento dedicato alla musica e alla poesia, Alain Meunier, Bruno Giuranna, Adrian Brendel, Yejin Gil, Péter Nagy, Wenting Kang, Boris Berman, il Trio Voces Intimae e tanti altri. E inoltre, la città ospiterà centinaia di giovani da tutto il Mondo per le masterclass e il concorso finale che li porterà a esibirsi nella sala della Philharmonie di Berlino, con NOW – Nova Orchester Wien, con la ORT (Orchestra della Toscana) e la Nuova Scarlatti di Napoli. 

Lucca, città della musica che ha dato i natali a straordinari musicisti e compositori, diventa nuovamente palcoscenico per una kermesse di respiro mondiale con il Festival che è diventato ormai punto fermo nel panorama internazionale strumentale e acceleratore culturale per giovani musicisti.

“Il Virtuoso e Belcanto Festival è un mondo che da sette anni racchiude molti mondi e che per due settimane abitano Lucca, la città della musica in tutte le sue forme, per tradizione, storia e innovazione” afferma Riccardo Cecchetti, Direttore Artistico V&B Festival “Ogni edizione si arricchisce di interpreti e collaborazioni ma la sua veste originaria di fare musica insieme e trasmetterla alle nuove generazioni è rimasta la nostra missione principale. Molti dei nostri studenti, attraverso i nostri concorsi sono stati lanciati su palcoscenici internazionali e con la guida delle grandi personalità internazionali che sposano questa causa, il Festival si conferma un volano per la carriera e un segnala di speranza per il futuro della musica classica”

IL FESTIVAL

La serata inaugurale, lunedì 18 luglio, sarà affidata al Trio Voces Intimae, composto da Sandro Meo, Simone Bernardini (tra i primi violini dei Berliner Philharmonker) e Riccardo Cecchetti, per un omaggio a Beethoven al Real Collegio di Lucca anticipata da una conferenza sul “primo Beethoven” a cura di Guido Zaccagnini. 

Mercoledì 20 luglio sarà la volta di Eszter Haffner e Yejin Gil, che eseguiranno la Sonata per violino e pianoforte n°2 di Bartok e Andrej Bielow, Paul Cortese, Alain Meunier, Sandro Meo ed ancora Eszter Haffner nel Quintetto in do maggiore, capolavoro sempre del compositore austriaco.

Giovedì 21, durante la Mostra “I Pittori della Luce”, si inaugura il Music’s Corner “La Luce della Musica”, residenza artistica degli artisti del Virtuoso e Belcanto Festival presso Lo Spazio La Cavallerizza. L’evento, a ingresso gratuito, sarà un appuntamento fisso durante le mattinate del Festival in concomitanza con la Mostra curata da Vittorio Sgarbi e che ospita opere da Caravaggio a Paolini. Alle 21.30 sarà l’incantevole dimora di Palazzo Pfanner - edificio concepito dal genio di Filippo Juvarra nel 1660 e conosciuto al grande pubblico per essere la famosa balconata del film “Il Marchese del Grillo” interpretato da Alberto Sordi – a ospitare la prima esecuzione mondiale di Invocation of Earth in the Reflection of Glory Op. 52 n. 4 del compositore norvegese L. Thoresen, eseguita dalla pianista Yejin Gil. A completare il mosaico sarà la musica di Ravel con la Sonata per violino e violoncello eseguita da Jan Bjøranger e Alain Meunier, e il Trio, eseguito dagli stessi interpreti di serata.

Il 22 luglio, ancora grandi contaminazioni con la prima esecuzione italiana di Prayer, composizione di Julian Anderson (2009), eseguita dalla violista Wenting Kang, e la musica di Schubert: il Trio in si bemolle maggiore e il Quintetto “La Trota”.  Evento di spicco nel programma di questa edizione del festival: il 23 luglio, presso la Chiesa dei Servi di Lucca, immersi tra le sculture di Pablo Atchugarry, scultore uruguaiano tra i più influenti della sua generazione, Alfred Brendel, Lars Anders Tomter, Adrian Brendel, e Alberto Bocini, eseguiranno un programma di musica e liriche (composte dallo stesso Alfred Brendel) accompagnate da Aus dem Nachlass per viola, violoncello e contrabbasso di Mauricio Kagel e il Duetto per violoncello e contrabbasso di Rossini. Domenica 24 appuntamento all’Oratorio degli Angeli Custodi con musiche di Bartók e Schubert eseguite da Péter Nagy, Boris Brovtsyn, Adrian Brendel, Wenting Kang e Xenia Jankovic. Il pianista Boris Berman sarà il protagonista del recital di lunedì 25 luglio al Real Collegio con musiche di Brahms, Šostakovič e Bach. Doppio concerto il 27 luglio: il primo a Palazzo Pfanner con la prima esecuzione italiana di Trio à cordes (in memoriam Christophe Desjardins) di Peter Eötvös eseguita da Eszter Haffner, Wenting Kang e Adrian Brendel, insieme a musiche di Prokof’ev e Dvořák. Alle 21 invece, secondo appuntamento a Torre del Lago (Villa Orlando) con un concerto straordinario curato dal festival Virtuoso e Belcanto in collaborazione con le Dimore del Quartetto.

Concerto straordinario giovedì 28 presso il Teatro del Giglio di Lucca con la ORT (Orchestra della Toscana) e Kinga Várallyay, virtuosa pianista ungherese vincitrice Concorso Solistico V&B 2021.

Sabato 30 un programma speciale al Real Collegio con musiche di Schumann, Šostakovič e Walton con un ensemble d’eccezione formato dai migliori studenti e docenti dei corsi di perfezionamento del Festival. Domenica 31, al Real Collegio, Cerimonia di chiusura del Festival con il Concerto dei vincitori del concorso Virtuoso & Belcanto 2022. 

CONCORSI E CORSI DI PERFEZIONAMENTO

Il programma didattico dei corsi di perfezionamento è stato ideato per dare l’opportunità a ogni studente di lavorare con tutti i docenti presenti. I giovani musicisti, provenienti da ogni parte del mondo, studieranno con gli insegnanti del proprio strumento e del programma cameristico scelto: Bruno Giuranna, Alain Meunier, Boris Berman, Alissa Margulis e Krysztof Wegrzyn, Andrej Bielow, Stephan Picard e István Várdai, solo per citarne alcuni. Un ristretto numero di allievi sarà selezionato per preparare brani del principale repertorio cameristico per poi esibirsi con alcuni dei docenti presenti e i migliori partecipanti saranno segnalati a varie organizzazioni per futuri impegni concertistici. Il Festival è una manifestazione fondata su tre elementi strettamente connessi tra loro: corsi di perfezionamento, con la presenza di prestigiosi Maestri internazionali; concorsi riservati agli iscritti ai corsi di perfezionamento; concerti tenuti dagli artisti ospiti e dai migliori studenti presenti. La filosofia identitaria Festival vuole sviluppare, quindi, un’ampia rete di collaborazioni, sia a livello locale che nazionale ed internazionale. Grazie alla collaborazione con alcune importanti realtà internazionali, ai vincitori dei Concorsi del Virtuoso & Belcanto Festival, oltre al prestigio, è offerta l’opportunità di essere inseriti nei cartelloni artistici di importanti Istituzioni musicali internazionali ed esibirsi su prestigiosi palchi. Per quest’edizione sono 4 le realtà internazionali che ospiteranno i vincitori: Konzertdirektion Prof. Victor Hohenfels – ente organizzatore della stagione dei Populäre Konzerte alla Filarmonica di Berlino, NOW – Nova Orchester Wien, che si esibisce nelle sale da concerto più rilevanti di Vienna, la ORT (Orchestra della Toscana) e la Nuova Scarlatti di Napoli. In questi anni sono numerosi gli artisti protagonisti dei corsi di perfezionamento e concorsi V&B che hanno riscosso un notevole successo internazionale, come il Leonkoro Quartet, vincitore del primo premio dell’edizione 2022 del Wigmore Hall International String Quartet Competition, vincitore del concorso da camera Virtuoso & Belcanto 2019 e il Trio Zeliha, formatosi con Maestri del calibro di Alfred Brendel e del Trio Wanderer, vincitore del concorso 2020 e conosciuto al grande pubblico con la prima l’incisione discografica, per l’etichetta Mirare, con musiche di Shostakovich, Arensky e Mendelssohn, molto apprezzata dalla critica internazionale. 

Le giurie: Concorso Concerto Competition - Bruno Giuranna presidente, Riccardo Cecchetti, Sandro Meo, William Garfield Walker (NOW Vienna), Paolo Frassinelli (ORT), Nima Keshavarzi (Filharmonie), Franco Martinelli (Populäre Konzerte Berlin), Pierluigi Marotta (Scarlatti Napoli) Concorso musica da camera - Alain Meunier (presidente), Riccardo Cecchetti, Luc-Marie Aguera, Jan Bjøranger, Adrian Brendel, Stefano Teani (per Animando). 

CONFERENZE

Tra gli appuntamenti degni di nota rientrano sicuramente i due convegni organizzati dal festival.  Lunedì 18 ore 19 presso il Real Collegio, Guido Zaccagnini sarà protagonista della conferenza “Il primo Beethoven” insieme al Trio Voces Intimae. Martedì 19, stessa ora e location, Guido Zaccagnini, Alain Meunier, con la partecipazione di Jan Bjøranger e Yejin Gil, affronteranno il tema “Ravel e la musica da Camera”. 

FOCUS CONTEMPORANEO

L’attenzione alla musica contemporanea e ai nuovi linguaggi è sempre alta al Virtuoso e Belcanto Festival. Ogni anno diverse prime esecuzioni assolute o italiane vengono presentate nel cartellone concertistico. Durante il Festival, inoltre, saranno realizzate una serie di registrazioni audio-video di brani di musica contemporanea in luoghi simbolo della cultura e della tradizione del territorio, come il Museo di Celle dei Puccini, Villa Orlando a Torre del Lago e Villa Puccini a Viareggio, a cura di Adrian Brendel. 

ANTEPRIME FESTIVAL

Il 9 luglio presso la Chiesa di S. Michele di Castello in Val di Roggio, Riccardo Cecchetti, eseguirà musiche di Clementi, Cimarosa e Rossini su pianoforte Pleyel del 1862. Il 16 luglio nell’inusuale cornice del Museo dei Puccini un Quartetto selezionato da V&B e Dimore del Quartetto eseguirà una selezione di brani di Puccini e Boccherini. Venerdì 22 luglio, arte e musica si fondono in un flashmob tutto da scoprire sulle Mura di Lucca.

lunedì 25 aprile 2022

BACHianas, di scena alla Sapienza il SIGNUM Saxophone Quartet e Konstantin Manaev

BACHianas, ovvero la maestria di Bach attraverso l’incontro tra il SIGNUM Saxophone Quartet e il versatile violoncellista tedesco Konstantin Manaev. Martedì 26 aprile alle 20,30 presso l'Aula Magna della Sapienza.




Bach è il centro gravitazionale del concerto di martedì 26 aprile dal titolo BACHianas, che segna l’incontro tra il SIGNUM Saxophone Quartet e il versatile violoncellista tedesco Konstantin Manaev: una vivace serata, in collaborazione con il Goethe Institut, in cui i contrappunti bachiani accostati a Villa-Lobos, Piazzolla e Ginastera si tingeranno di colori latinoamericani. 

“Quattro sassofonisti stellari” - li definisce l'Hamburger Abendblatt (Verena Fischer-Zernin) e prosegue -  un incrocio tra mascolinità e sensibilità caratterizza la musica dei quattro. Liberi dalla partitura, posizionati a semicerchio, trasmettono una completa libertà. Viene lasciato all’istinto chi dà l’attacco, chi emerge come solista, coerentemente con la logica della musica. La loro perfezione è diventata un fatto assodato (…)”.

Il SIGNUM è sempre alla ricerca di nuove sfide, intrigato dalle più disparate collaborazioni musicali. Caratteristiche distintive come la passione e la versatilità sperimentale delle sue idee sono riflesse chiaramente nei programmi; il giovane ensemble si cimenta anche nel repertorio del quartetto classico, proponendo sempre arrangiamenti innovativi e sonorità originali.  

Il programma della serata, BACHianas, è concepito con un brillante partner musicale come il violoncellista russo Konstantin Manaev, collaborazione che nasce nel 2018 - ci raccontano i musicisti del SIGNUM - in una occasione davvero speciale, quando la compositrice austriaca Johanna Doderer ci ha onorato invitandoci ad eseguire la prima assoluta del suo brano per violoncello e quartetto di sassofoni. A partire da lì grazie all’intesa umana e artistica e alla comune visione musicale abbiamo dato vita al programma Bachianas, lasciandoci affascinare dal contrasto di strumenti antichi e moderni e tra vecchio e nuovo continente, oltre che dal nostro desiderio di omaggiare uno dei compositori e strumentisti più virtuosi della storia della musica. 

L’incontro con la maestria di Bach diventa un’esigenza nel percorso esistenziale di musicisti e non, proprio grazie agli innumerevoli livelli di lettura delle sue composizioni. Proprio per questo non è ardito pensare di poter ascoltare la sua musica eseguita da un quartetto di sassofoni, in quanto ormai da secoli è fonte di ispirazione per i diversi generi musicali. A costellare il programma come i pianeti intorno alla stella Bach abbiamo inserito compositori che a loro volta hanno omaggiato il suo genio con le loro composizioni, come Villa-Lobos, Piazzola, Ginastera. Conserviamo un piacevole ricordo della nostra precedente esperienza alla IUC, poter ritornare ci riempie di gioia, anche per il grande interesse mostrato da un pubblico giovane, diverso da quello a cui siamo solitamente abituati.

I quattro musicisti del SIGNUM, Blaž Kemperle (sax soprano) Hayrapet Arakelyan (sax alto), Alan Lužar (sax tenore) e Guerino Bellarosa (sic baritono) si incontrano a Colonia nel 2006 dove fondano l’ensemble, studiando a Vienna, Colonia e Parigi. Negli anni vengono influenzati e traggono ispirazione dai Quartetti Ébène e Artemis e da Gabor Takács-Nágy. 

Dopo la vittoria di numerosi premi internazionali, tra cui Lugano e Berlino, il SIGNUM si esibisce regolarmente ai festival e nei teatri di tutta Europa. Nel 2013 fa il suo debutto alla Carnegie Hall di New York e riceve il Rising Stars Award 2014/2015 dalla European Concert Hall Organisation (ECHO), che li proietta sui più rinomati palcoscenici internazionali. 

Dopo i primi due album, Debut (2011) e Balkanication (2014), nel 2021 il SIGNUM saxophone quartet presenta due nuovi progetti discografici: Starry Night (con Alexej Gerassimez) e il loro primo album con l’etichetta Deutsche Grammophon: ‘ECHOES’. Una raccolta di brani e arrangiamenti dei più creativi compositori del presente e del passato: da Downland, Fauré e Albinoni a Peter Gregson, Guillermo Lago e il suo ‘Sarajevo’, originale per quartetto di sassofoni, Max Richter e Joep Beving. 

Konstantin Manaev nato in Russia a Ekaterinburg, ha fatto il suo debutto orchestrale alla Filarmonica di Berlino con la Berliner Camerata nel 2014. Konstantin Manaev ha iniziato a studiare violoncello con la Suite n. 1 di J. S. Bach. Quando aveva sei anni, sua madre, una pianista, gli suonò il preludio pianistico della Suite n. 1 di Bach e lui si sentì totalmente elettrizzato e volle ripetere immediatamente la melodia. Ma sua madre gli disse: "Kostjuscha, se ti piace suonare questo, devi imparare a suonare il violoncello, perché Bach compose il pezzo per violoncello, non per pianoforte…“ Tre anni dopo, al termine di un concerto in Giappone, decise che sarebbe diventato un violoncellista. «Da quel momento la musica è stata la mia fede e la mia religione.» Konstantin Manaev ha vinto più di quindici concorsi internazionali, i suoi partner nella musica da camera sono tra gli altri: Danae Dörken, Sol Gabetta, Bruno Giuranna, Misha Maisky, Radovan Vlatkovic, il quartetto di sassofoni SIGNUM, così come compositori come Sofia Gubaidulina e Franghiz AliZadeh. Il repertorio concertistico di Konstantin Manaev spazia dal primo barocco fino alle opere moderne. Molti compositori moderni gli hanno dedicato nuove opere: Johanna Doderer (Vienna), Alexandra Filonenko (Berlino), Aziza Sadikova (Berlino), Helmut Zapf (Berlino), Alexey Sioumak (Mosca) e Gordon Hamilton (Sidney). Konstantin suona un violoncello di Johannes Theodorus Cuypers (1762) e uno strumento moderno di Yury Pochekin.


Istituzione Universitaria dei Concerti

I CONCERTI DELL’AULA MAGNA

77° Stagione 2021-2022

Seconda parte

Martedì 26 aprile ore 20.30 

Signum Saxophone Quartet

& Konstantin Manaev violoncello

BACHianas

Bach Suite per orchestra n. 1 in do maggiore BWV 1066 

arrangiamento per quartetto di sassofoni del SSQ

Suite per violoncello solo n. 3 in do maggiore BWV 1009 

Bach Concerto Brandeburghese n. 3 in solo maggiore BWV 1048 

trascrizione per violoncello e quartetto di sassofoni del SSQ

****

Alberto Ginastera Dance argentine trascrizione per quartetto di sassofoni del SSQ

Villa-Lobos Bachianas Brasileiras n. 5 arrangiamento per violoncello

e quartetto di sassofoni del SSQ

Piazzolla Le Grand Tango arrangiamento per violoncello

            e quartetto di sassofoni di Miha Ferk 

in collaborazione con il Goethe Institut

mercoledì 13 aprile 2022

La ricezione della Commedia dai manoscritti ai media. Una mostra dell'Accademia dei Lincei

L'esposizione fa parte di una serie di eventi che concludono l'anno dantesco e l'impegno dell'Accademia Nazionale dei Lincei per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante. Fino al 25 giugno presso la sede dell'Accademia del Lincei di Palazzo Corsini.




La mostra La ricezione della Commedia dai manoscritti ai media offre una vasta panoramica sui manoscritti, libri a stampa, film, recite radiofoniche e televisive e fumetti più importanti nella diffusione del poema, con una serigrafia conclusiva di Gianfranco Baruchello. È un percorso nella memoria e nelle letture della Commedia attraverso i secoli, a cominciare dai codici oggi ritenuti fra i più rilevanti per la ricostruzione del testo critico del poema, come l'Urbinate latino 366, e da quelli che più hanno inciso sulla tradizione letteraria italiana, da Boccaccio a Bembo a Foscolo. Il percorso narrativo è rivolto con particolare attenzione alle relazioni fra la storia materiale, rappresentata nei libri manoscritti e a stampa fino ai media, e la storia della fortuna del poema, in modo da permettere una piena comprensione anche agli studenti e ai più giovani.

La mostra fa parte di una serie di eventi che concludono l'anno dantesco e l'impegno dell'Accademia Nazionale dei Lincei per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante. Tali eventi costituiscono la seconda parte del Trittico dell'Ingegno Italiano 2019 - 2021, dedicato dall'Accademia agli anniversari di Leonardo, Raffaello e Dante e rappresentano uno sforzo di eccezionali dimensioni e impegno, reso possibile anche dal concorso generoso del Ministero della Cultura, di Intesa Sanpaolo e dal contributo di tanti studiosi.

La ricezione della Commedia dai manoscritti ai media conclude a sua volta un percorso iniziato con la prima mostra, dedicata a La Biblioteca di Dante, e proseguito attraverso due eventi complementari: Paesaggi e personaggi della Commedia. Un'iconografia digitale (già presentato quale conclusione di La Biblioteca di Dante) e il docufilm Le vie di Dante. L'Italia artistica al tempo della Commedia. Quest’ultimo sarà proiettato accanto all’altra grande mostra proposta alla Villa Farnesina Con gli occhi di Dante. L'Italia artistica nell’età della Commedia, una sorta di biblioteca delle conoscenze artistiche che il poeta dispiega nelle sue opere.

Si è inteso con ciò celebrare il 700° anniversario della morte del poeta in modo per quanto possibile integrato e insieme approfondito: tale cioè da soddisfare le aspettative del più vasto pubblico e degli specialisti, chiamati anche a discutere in due convegni internazionali.

Nell’ambito della mostra La ricezione della Commedia dai manoscritti ai media saranno inoltre presenti due postazioni sperimentali relative al progetto NeuroDante, condotto dal gruppo guidato da Fabio Babiloni della Sapienza in collaborazione con la start up universitaria BrainSigns, che si propone di investigare le basi

neurofisiologiche della percezione della Divina Commedia. Attraverso il sistema Mindtooth verranno forniti, in tempo reale, indicatori di stati cognitivi ed emozionali, attraverso l’impiego di sensori e il processamento di dati biometrici.

Per tutta la durata della mostra si potrà misurare con le neuroscienze il grado di accettazione dell’intelligenza artificiale e di uno stile di vita green tramite le postazioni fisse emozIonDAnte e Dante everGreen, e la postazione occasionale tramanDante che rileverà tramite il sistema Mindtooth i correlati neurali di eventuali sinergie tra lettura e ascolto per l’apprendimento.

venerdì 8 aprile 2022

Amleto, al Teatro del Lido l’amore segreto di Ofelia di Steven Berkoff

L’amore segreto di Ofelia di Steven Berkoff arriva al Teatro del Lido venerdì 8 e sabato 9 aprile alle ore 21, con drammaturgia di Chiara Lagani e la regia di Luigi De Angelis, in scena Chiara Francini  e Andrea Argentieri. 




L’amore segreto di Ofelia di Steven Berkoff ha la forma di uno scambio epistolare: si tratta delle ben note lettere che Ofelia, in un punto celebre della tragedia shakespeariana, restituisce ad Amleto, e il cui contenuto il Bardo ci tiene nascosto. 

Due attori provano a distanza il testo di Steven Berkoff: lei è Ofelia, immaginava il suo Amleto in modo molto diverso. Dopo un iniziale disappunto, la fascinazione per il testo, con le sue spiraliformi e sensuali circonvoluzioni retoriche, prende il sopravvento e la costringerà, drammaticamente, a rivedere le sue posizioni iniziali. 

È così che sulla scena vediamo infine proprio quello spettacolo, provato conflittualmente a distanza, e che alla fine ha preso forma.

Nel voler esporlo a tutti costi rivelando l’indicibile, si misura qui una sorta di strappo, di rottura del senso del pudore, talora quasi comica, che ci mette a contatto con la parte oscena, in senso etimologico, “fuori dalla scena”, e, appunto, segreta, di quell’amore così celebrato. 

La sproporzione tra contenuti pulsionali e spirito adolescenziale da una parte e il linguaggio arcaico dei versi dall’altra, e in parallelo quella tra gli attori e il testo che devono andare a interpretare, imprimono, a poco a poco, una strana accelerazione all’immobilità della scena, enfatizzata dal procedere inevitabile e fuori campo della tragedia.

Il loro destino tragico si compie fatalmente in un altrove misterioso e sconosciuto, di cui però il pubblico conosce già tutti i dettagli: le morti, la follia, il tragico finale. Nell’inevitabile incedere della tragedia si incastrano questioni nodali anche per la nostra epoca: la distanza tra passione e azione, il rapporto conflittuale con un ruolo obbligato a cui dobbiamo o vogliamo per forza aderire, il sentimento di un tempo implacabile che tutto trascina, la sovrapposizione tra finzione e realtà, sogni e desideri. 

Zurbarán a Roma. Il San Francesco del Saint Louis Art Museum tra Caravaggio e Velázquez



Il San Francesco contempla un teschio del maestro spagnolo Francisco de Zurbarán (1598-1664), uno dei più grandi rappresentanti, insieme a Diego Velázquez e Bartolomé Esteban Murillo, della pittura spagnola del cosiddetto “Siglo de Oro”, è in mostra nella Sala Santa Petronilla dei Musei Capitolini tra le tele di Caravaggio e Velázquez.

L'opera, per la prima volta a Roma grazie al prestito del Saint Louis Art Museum, rappresenta un’occasione speciale per conoscere da vicino uno tra i più straordinari dipinti del formalismo mistico del grande artista spagnolo e per scoprire il suo peculiare linguaggio pittorico, che fu compreso appieno dai pittori francesi dell’Ottocento e riconosciuto dalla critica solo a partire dagli anni Venti del Novecento.

Il San Francesco faceva parte di una pala d’altare (retablo) conservata nella chiesa carmelitana del collegio di Sant’Alberto a Siviglia, e nonostante le dimensioni abbastanza ridotte, costituisce una delle raffigurazioni più interessanti del Santo d’Assisi. Dipinto più volte nel corso degli anni da Zurbaràn, San Francesco è raffigurato stante, con saio dei frati cappuccini, mentre contempla un teschio che tiene tra le mani. L’aspetto severo e imponente della composizione è accentuato dal rigore geometrico, dalla verticalità del cappuccio e delle pieghe della veste che cade dritta fino a terra lasciando scoperte soltanto le punte delle dita dei piedi scalzi. La figura appare immersa in una dimensione mistica che trascende la percezione di chi lo guarda e ne fa immagine di intensa spiritualità. Il dialogo silenzioso tra il santo e il cranio allude alla precarietà dell’esistenza umana, un tema molto ricorrente nell’arte barocca spagnola e in quella della Controriforma in generale.

La scelta di allestire l’opera nella Sala Santa Petronilla la pone idealmente in dialogo sia con le due tele di Caravaggio - la Buona Ventura e il San Giovanni Battista -, sia con il Ritratto di Juan de Córdoba di Diego Velázquez: quattro capolavori molto vicini nel tempo, il cui felice accostamento offre una riflessione sull’arte di tre protagonisti della pittura seicentesca, e soprattutto, sul ruolo importante del “Caravaggio di Spagna”, soprannome riferito a Zurbaràn dal biografo spagnolo Antonio Palomino nelle sue Vite degli artisti del 1724.

giovedì 7 aprile 2022

1932, l’elefante e il colle perduto, ai Mercati di Traiano, la storia della perduta Velia e del “suo” elefante

Dall’8 aprile fino al 24 maggio, ai Mercati di Traiano prende il via la mostra “1932, l’elefante e il colle perduto”,  una selezione di circa 100 opere, tra reperti archeologici, progetti grafici, oggetti d’arte e video, alcuni esposti per la prima volta, racconta la storia della perduta Velia e del “suo” elefante.




A 90 anni dalla scoperta, sono stati restaurati i resti fossili di elefante (Elephas antiquus) trovati alla base della collina Velia. L’intervento ha costituito l’occasione per proporre un insieme di opere, che gettano luce su un settore dell’area archeologica centrale interessato negli anni Trenta del Novecento da distruzioni e trasformazioni urbanistiche profonde. Un centinaio di queste opere, tra cui reperti archeologici, progetti grafici e opere d’arte, interamente provenienti dalle collezioni capitoline, alcuni dei quali identificati in occasione di recenti ricerche ed esposti al pubblico per la prima volta, compongono la mostra “1932, L’ELEFANTE E IL COLLE PERDUTO”, aperta dall’8 aprile al 24 maggio 2022 ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali.

L’esposizione, a cura di Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Isabella Damiani, Stefania Fogagnolo, Massimiliano Munzi, è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la collaborazione dell’Archivio Luce. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.

In soli due anni, tra 1931 e 1932, fu sbancato nel cuore di Roma un colle, la Velia, che si estendeva tra le pendici dell’Oppio e le propaggini del Palatino, separando l’area dei Fori Imperiali dal Colosseo. L’intervento da un lato risolveva la necessità di collegare piazza Venezia, via Cavour e i nuovi rioni del Celio e dell’Esquilino, dall’altro consentiva la realizzazione di una strada monumentale e scenografica da piazza Venezia al Colosseo. Si trattava di una passeggiata unica al mondo fiancheggiata dai monumenti della città antica che si andavano recuperando con le demolizioni del Quartiere Alessandrino, in atto dal 1924.

La nuova arteria cittadina, che prese il nome di via dell’Impero (l’attuale via dei Fori Imperiali), fu inaugurata il 28 ottobre 1932 in occasione della celebrazione del decennale della Marcia su Roma, divenendo da quel momento luogo privilegiato delle parate e dei riti del regime.

Il prezzo pagato dal patrimonio artistico e archeologico, a causa di questo sbancamento, fu molto alto. Si iniziò con lo smantellamento pressoché totale del giardino di Villa Rivaldi, che si estendeva sulla sommità del colle fino alle spalle della Basilica di Massenzio. Fu quindi intaccata la stratificazione archeologica, che si rivelò ricchissima di testimonianze di epoca romana, in particolare i resti di una domus con affreschi ben conservati e numerose statue.

Ma la scoperta più sorprendente fu fatta il 20 maggio 1932, quando vennero alla luce numerosi resti di fauna fossile, tra i quali il cranio e la zanna di elefante Elephas (Palaeoloxodon) antiquus costituiscono il reperto più famoso. La notizia ebbe immediata risonanza sulla stampa. Antonio Muñoz, Direttore della X Ripartizione Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma e supervisore dei lavori, scrisse che «qui, sotto la collina della Velia era il giardino zoologico della Roma preistorica». Le operazioni di recupero si svolsero con grande celerità: l’Elephas, rimosso frettolosamente, fu poi trasportato nell’Antiquarium Comunale del Celio, «dove è stato dimenticato», come avrebbe poi scritto Antonio Cederna.

La mostra si compone di quattro sezioni nelle quali, in un viaggio a ritroso nel tempo, sono illustrate alcune importanti tappe di questa storia: l’intervento di sbancamento con i progetti di sistemazione architettonica e le modalità di raccolta dei materiali archeologici rinvenuti; il complesso monumentale di Villa Rivaldi, fortemente manomesso dai lavori; le testimonianze di una ricca domus rimasta in uso per lungo tempo in epoca imperiale; la scoperta dei resti dell’Elephas antiquus.

In questo racconto, oltre ai reperti archeologici, progetti grafici e oggetti d’arte vengono proposti al pubblico anche filmati d’epoca conservati negli archivi dell’Istituto Luce e un video con immagini degli archivi della Sovrintendenza Capitolina, utili ad approfondire i temi trattati in mostra.

Nella prima sezione è evocato l’intervento di sbancamento della Velia, evidenziando due aspetti di quel gigantesco cantiere urbano: i rinvenimenti, effettuati in assenza di criteri scientifici, di innumerevoli reperti archeologici e la sistemazione architettonica del taglio del colle in vista dell’apertura di via dell’Impero.

Il primo aspetto è presentato in mostra attraverso una selezione di materiali archeologici rinvenuti durante le operazioni di sterro, databili dall’epoca antica a quella moderna. Il loro allestimento apparentemente casuale vuole rendere l’idea della modalità di recupero dei materiali, raccolti senza distinzione di contesto di rinvenimento, e il loro stoccaggio in casse, poi accumulate nei depositi comunali. Rimandano invece al secondo aspetto alcuni disegni e progetti per il muro di sostegno del giardino di Villa Rivaldi, elaborati da Antonio Muñoz e dai suoi collaboratori. In parte inediti, i disegni mostrano la varietà delle soluzioni ideate.

La seconda sezione è dedicata al giardino di Villa Rivaldi, splendida residenza costruita sulla sommità della Velia da monsignor Eurialo Silvestri a partire dal 1542. Passata nelle mani di diversi proprietari, nel 1660 la villa fu venduta dal cardinale Carlo Pio di Savoia al Conservatorio delle Zitelle Mendicanti, istituzione destinata all’accoglienza e all’educazione di fanciulle abbandonate. Alla vigilia dello sbancamento della Velia il Governatorato di Roma commissionò a Maria Barosso e Odoardo Ferretti alcune vedute del giardino della villa, che di lì a poco sarebbe stato distrutto.

L’iniziativa si colloca in una prassi diffusa nel periodo: si pensava infatti che la pittura fosse più adeguata della fotografia – ritenuta un semplice metodo meccanico di riproduzione di immagini – a rendere il fervore dei lavori in corso o a documentare in maniera appropriata i frequenti rinvenimenti di antichità. I dipinti esposti in questa sala sono il frutto di quel lavoro.

La terza sezione è riservata alle testimonianze della decorazione pittorica del criptoportico di una grande domus di epoca imperiale romana intercettata dagli sterri, le cui imponenti strutture furono completamente demolite. Il complesso si articolava su due livelli, di cui quello inferiore con criptoportico dotato di un ninfeo; al piano superiore si impostava un cortile porticato a pianta rettangolare. La decorazione era costituita da due distinte fasi pittoriche, una di fine I-inizi II secolo d.C., l’altra di fine II-inizi III secolo d.C., riprodotte da Ferretti con acquerelli, alcuni dei quali esposti in mostra. Per la prima volta vengono presentati al pubblico quattro frammenti di affreschi, recuperati prima della demolizione delle strutture. Vi sono raffigurati personaggi e animali, che decoravano i riquadri in cui erano scandite le pareti nella seconda fase pittorica.

Nella quarta sezione, infine, sono esposti i resti del cranio e della difesa (zanna) sinistra dell’elefante antico Elephas (Palaeoloxodon) antiquus, rinvenuto nello strato geologico a circa 11 metri dalla sommità della collina. Tre acquerelli di Barosso e l’olio di Ferretti conducono lo spettatore nel vivo delle fasi di apertura del taglio della Velia, con il primo apparire del Colosseo, la messa in luce dei resti del cranio e della difesa di elefante adagiati in corrispondenza del tracciato della via dell’Impero e, infine, la maestosa stratificazione geologica messa in luce dall’avanzare dei lavori.

martedì 5 aprile 2022

Raccontare per immagini. Fotografia e fumetto, due linguaggi a confronto

Prende il via il oggi 5 aprile 2022 (fino all'11 ottobre) Raccontare per immagini. Fotografia e fumetto: due linguaggi a confronto, una serie di incontri online sui social.



Raccontare per immagini. Fotografia e fumetto: due linguaggi a confronto è il nuovo progetto di Fondazione Forma per la Fotografia vincitore dell’avviso pubblico “Promozione Fumetto 2021”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con Contrasto e RUFA – Rome University of Fine Arts, con l'obiettivo di approfondire le similitudini e le differenze tra queste due modalità di racconto.

Fotografia e fumetto dimostrano di riuscire a dialogare perfettamente all’interno della cultura visiva e di poter raccontare sempre nuove storie rivelando una formidabile presa sulla realtà. Il rapporto tra fotografia e fumetto, due tra i linguaggi visivi che più sanno offrire spunti di riflessione e di lettura del presente, non è stato fin qui troppo studiato eppure i punti di contatto sono molti.

Il progetto prevede una serie di appuntamenti online dedicati a indagare la relazione tra il linguaggio della fotografia e quello del fumetto come strumento di espressione e comunicazione. Insieme alla media partnership di Rai Cultura, inoltre, verranno proposti al pubblico una serie di clip video sul tema. Gli incontri saranno trasmessi sui canali social di Fondazione Forma per la Fotografia, e visibili successivamente sui canali di Rai Cultura.

Gli appuntamenti

Martedì 5 aprile alle 18.30, il primo appuntamento: Luca Raffaelli, uno dei massimi esperti italiani nel campo dei fumetti e dei cartoni animatiche, insieme ad Alessandra Mauro, Direttrice editoriale di Contrasto Editore e Direttrice artistica di Fondazione Forma per la Fotografia, dialogherà su Da frame a frame: fotografia e fumetto a confronto. Una storia parallela. All'incontro parteciperà anche Silvia De Felice, Capo progetto Arte, che per Rai Cultura approfondirà l’utilizzo dei due linguaggi dal punto di vista televisivo: se fotografia e fumetto si sono specializzati sempre più, distinguendosi dal mezzo televisivo, allo stesso tempo la televisione ha il merito di raccontare questi due linguaggi dando spazio alle tecniche, la storia degli artisti e il dietro le quinte. E' a cura di Silvia De Felice la selezione delle clip tratte da documentari sul tema da sottoporre al pubblico nei successivi incontri.

Il programma prosegue il 19 aprile con Michele Smargiassi, critico di fotografia e giornalista de “La Repubblica”, che analizzerà la figura del fotografo nelle storie a fumetti nell'incontro intitolato Il fotografo come eroe dei fumetti. Cartier-Bresson, Capa, Bonatti e gli altri.

Il 10 maggio Luca Raffaelli si confronterà con Roberto Koch, Presidente di Contrasto Editore e di Fondazione Forma per la Fotografia, sul dispositivo del racconto: Narrare per sequenza. La sequenza grafica e la sequenza fotografica.

Il 31 maggio l'autrice di fumetti Cinzia Ghigliano e l'illustratrice e autrice di un graphic novel Sara Vivan, dialogheranno con Alessandra Mauro sulle protagoniste femminili di storie a fumetti, come Tina Modotti, Gerda Taro e Vivian Maier nel corso dell'incontro dal titolo Le fotografe nei fumetti, tra biografia e professione.

Il progetto terminerà con un workshop tra fotografia e fumetto dedicato agli studenti della RUFA – Rome University of Fine Arts.

Tutte le informazioni sull'iniziativa sulla pagina dedicata del Sito Fondazione Forma per la Fotografia

“La bohème”, su Rai3 il film-opera firmato da Martone e Mariotti

 “La bohème”, film-opera firmato da Martone e Mariotti approda sugli schermi televisivi di Rai3, venerdì 8 aprile alle 21.20, l’ultima tappa di un progetto cinematografico che ha visto la luce durante la pandemia: un nuovo film-opera prodotto dal Teatro dell’Opera di Roma e da Rai Cultura.




La bohème di Giacomo Puccini, con la direzione di Michele Mariotti, Direttore musicale della Fondazione capitolina, e la regia di Mario Martone. Con il capolavoro di Puccini, dopo lo straordinario successo dei due titoli che l’hanno preceduto nel 2020-21, Il barbiere di Siviglia e La traviata entrambi firmati sempre da Mario Martone con la direzione musicale di Daniele Gatti, l’Opera di Roma prosegue nel segno della sperimentazione, del cambiamento e della creatività, verso un linguaggio radicalmente innovativo del teatro d’opera alla ricerca di un nuovo pubblico.

“La bohème – afferma il Direttore musicale Mariotti – è un’opera piena di morte perché piena di vita, i cui protagonisti esprimono gioia di vivere e paura di affrontare le responsabilità che la vita presenta”.

Con un’introduzione di Corrado Augias, la vicenda dei giovani parigini di fine Ottocento ci viene raccontata attraverso lo sguardo di Martone che associa gli amori, le amicizie gli entusiasmi le inquietudini e persino le sofferenze, ad una rappresentazione della realtà immersa nel presente.

“Ho voluto raccontare la storia, – dichiara il regista Martone – o per meglio dire, la vita dei personaggi di Bohème come un film della “nouvelle vague”: giovinezza, amicizia, sogni, ribellione, tradimenti, amore. Ed è incredibile quanta energia possa sprigionare ancora oggi un’opera scritta più di centoventi anni fa”.

Il film, girato con la ripresa musicale in presa diretta, è ambientato nei Laboratori di Scenografia del Teatro dell’Opera di Roma, in via dei Cerchi: un affascinante edificio di archeologia industriale, tra officine per scenografi-pittori, depositi immensi di costumi e attrezzeria scenica e una falegnameria, è il set ideale per la rappresentazione estemporanea e vera della gioventù pucciniana e per affrontare il racconto operistico da un punto di vista nuovo: non più lo spazio vuoto della platea dei Teatri chiusi, ma lo spazio del dietro le quinte dove l’opera si costruisce. La stessa Orchestra viene diretta dal Maestro Michele Mariotti negli immensi spazi del salone inondato di luce.

Rodolfo è interpretato da Jonathan Tetelman, Federica Lombardi veste i panni della dolce Mimì. Nel ruolo di Musetta e Marcello Valentina Naforniţă e Davide Luciano, Schaunard è Roberto Lorenzi, Colline è Giorgi Manoshvili. Ancora nel cast troviamo Armando Ariostini (Benoît), Bruno Lazzaretti (Alcindoro), Giordano Massaro (un venditore ambulante), Vinicio Cecere (Parpignol), Daniele Massimi (un doganiere) e Alessandro Fabbri (sergente dei doganieri). Il Coro del Teatro è diretto da Roberto Gabbiani.

La produzione dell’opera su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, ispirato al romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger, è arricchita dai costumi di Anna Biagiotti; Pasquale Mari firma le luci e la direzione della fotografia.

lunedì 4 aprile 2022

Evviva La Regina! Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea al via le giornate di studio dedicate a Guido La Regina

Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea prendono il via le giornate studio dedicate a Guido La Regina. Un omaggio ad un grande artista che ha attraversato il Novecento ergendosi a figura di spicco nel dibattito artistico di quegli anni. 




Guido La Regina nasce a Napoli nei primi anni del Novecento ma svolge la sua carriera artistica quasi interamente a Roma, dove si trasferì nel 1946, raggiungendo la pienezza del suo linguaggio artistico che si concretizzò nella serie Genesi, in cui l’artista approda a un astrattismo caratterizzato da rigore geometrico ed esuberanza cromatica. Nella Capitale frequenta Leoncillo, Mazzacurati e il critico Giulio Carlo Argan che lo hanno accompagnato e sostenuto nella sua originale interpretazione dei canoni estetici. 

Nelle giornate di venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 aprile, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta le Giornate di studio per Guido La Regina, un programma di incontri e attività laboratoriali dal taglio multidisciplinare per approfondire la figura e l’opera dell’artista napoletano.

Sullo sfondo, a fare da tratto d’unione, la città come fonte di ispirazione dell’artista nella sua personale declinazione visiva e concettuale, fino a divenire a sua volta un modello nell’immaginario di nuove generazioni di artisti e studiosi.

Questo focus nasce dalla donazione dell’Archivio Guido La Regina alla Galleria Nazionale, in un’ottica di valorizzazione e promozione del patrimonio archivistico conservato dal museo, oggi interamente digitalizzato e consultabile sulla piattaforma OPAC.

Con l’occasione, oltre a presentare il lavoro di digitalizzazione che ha interessato i materiali d’archivio e la loro composizione, verranno esposti al pubblico tre dipinti di Guido La Regina che hanno fanno parte della la donazione avvenuta nel 1989 in occasione della mostra antologica Guido La regina. Opere dal 1928 al 1989 allestita al Complesso Monumentale di San Michele a Ripa e curata da Simonetta Lux, che si aggiungono all’opera Spazio viola (1959) acquistata nel 1960 da Palma Bucarelli su indicazione di Lionello Venturi, formando un corpus di dipinti e sculture conservato in Galleria.

Nel corso degli incontri verranno approfonditi diversi temi, partendo dalle problematiche sociali, culturali ed economiche che hanno interessato gli artisti italiani nel secondo dopoguerra, periodo storico in cui La Regina ha partecipato attivamente alla rinascita culturale e artistica della scena romana, fino agli anni in cui la ricerca approda definitivamente all’astrattismo, incentrandosi sul tema della città.

Al centro di questo percorso di indagine, rimane l’analisi delle diverse espressioni del linguaggio astratto, che nei primi anni del dopoguerra aveva provocato molti dibattiti tra gli astrattisti e i figurativi, ma anche tra critici (come Roberto Longhi e Lionello Venturi) e figure politiche. Questi aspetti della contemporaneità, interpretata sempre con libertà e spirito critico dall’artista, si riflettono chiaramente nelle sue opere che dall’astrazione geometrica, alla fase successiva “astratto naturalistica”, all’esperienza dello Spazialismo, fino all’informale materico e nuovamente al rigore geometrico, concludendosi con un breve ritorno al puro colore atmosferico, segnano e illuminano un percorso sempre coerente e sostenuto da una continua sperimentazione. Questi aspetti formali e stilistici delle opere sono stati dettagliatamente analizzati da Eugenio Battisti, che ha dedicato all’artista diverse pubblicazioni, tra cui l’importante monografia del 1962 con prefazione di G. C. Argan e il progetto sperimentale di catalogazione informatizzata, avviato alla fine degli anni Ottanta e purtroppo interrotto dalla morte dello studioso nel 1989.

Partendo dal tema della città astratta vista come rappresentazione di uno spazio evocativo bidimensionale, l’attenzione si sposta sulla città reale, dove sulle superfici degli edifici si sviluppa il racconto astratto. Diventa dunque interessante osservare come questo linguaggio trovi una sua continuità nei lavori di diversi giovani artisti, che scelgono questo codice espressivo per segnare e caratterizzare il paesaggio urbano.

IL PROGRAMMA

Venerdì 8, ore 17.00

Presentazione del Fondo Guido La Regina: storia di un archivio

Pubblicato sul sito OPAC, il Fondo d’archivio Guido La Regina è oggi accessibile a tutti: la presentazione sarà un’opportunità per descrivere la metodologia applicata al lavoro svolto. La digitalizzazione, strumento ormai fondamentale per la conservazione e fruizione dei documenti archivistici, è stata già utilizzata alla fine degli anni Ottanta da Eugenio Battisti per schedare le opere di Guido La Regina. Il dibattito illustrerà le opere esposte, approfondendo i vari linguaggi dell’astrazione. A conclusione dell’incontro verrà proiettato il video Omaggio a Guido La Regina. Colori e geometrie mediterranee realizzato per la mostra al Museo Novecento di Castel Sant’Elmo nel maggio 2018.

Intervengono: Claudia Palma, Marianna Ostuni, Simonetta Baroni e Anna Imponente

Sabato 9, ore 10.30

L’eredità delle città astratte di Guido La Regina: dall’astrattismo alle ultime tendenze dell’Urban Art

L’esperienza di Guido La Regina con Villa Massimo, nella cornice del contesto culturale artistico del secondo dopoguerra e con attenzione ai linguaggi astratti, introduce quella che è l’eredità della sua arte tra le nuove generazioni. Il tema delle città astratte di La Regina è spunto decisamente attuale per una riflessione sulla continuità del suo linguaggio rintracciabile nei lavori di alcuni artisti, che si misurano con forme di arte urbana e di Street Art. Verrà presentato in questa sede il progetto laboratoriale condiviso con l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Intervengono: Giuseppe Appella, Rossana Buono, Eclario Barone e i due artisti Greg Jeger e Noeyes

Domenica 10, 10.00 – 13.00

ACROPOLI: Racconto in due tempi

Laboratorio didattico

Il laboratorio didattico per bambini e ragazzi (dai 5 ai 12 anni) e famiglie offrirà l’opportunità per affrontare la lettura di alcune opere di Guido La Regina per approfondire il tema della città in rapporto ai linguaggi astratti. L’obiettivo è quello di realizzare una tappeto-mappa ispirata alla struttura geometrica dell’opera Acropoli. In questo spazio compositivo i partecipanti potranno sperimentare la tecnica del collage realizzando forme geometriche e intrecci cromatici.

Questa esperienza didattica verrà condotta da Simonetta Baroni, Marianna Ostuni e Eclario Barone, docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, che guiderà un gruppo di studenti dell’Accademia formato da Claudia Catalano, Chiara Bonanni, Maria Ginsburg, Gaetano Matrella, Giuseppina Nardelli, Valeria Ricci; inoltre collaboreranno Benedetta Paris e Claudia Falcitelli.

Casa del Jazz: presentata la stagione estiva Summertime 2022 e Concerti nel Parco

Presentata la stagione estiva Summertime 2022. La stagione di concerti e spettacoli alla Casa del Jazz. Stelle italiane, jazz/rock legend, n...