mercoledì 30 marzo 2022

Vivica Genaux, alla Sapienza la musica antica di una stella della vocalità barocca

La musica antica di scena all'Aula Magna della Sapienza con una stella della vocalità barocca. Vivica Genaux con l’ensemble Concerto de’ Cavalieri diretto da Marcello Di Lisa presentano alcune delle più belle arie composte per Carlo Broschi, universalmente noto come Farinelli.




Sulla scia delle esecuzioni di musica antica storicamente informate, la stella della vocalità barocca Vivica Genaux con l’ensemble Concerto de’ Cavalieri diretto da Marcello Di Lisa presentano, in questo concerto del 5 aprile, che segna il loro debutto alla IUC, alcune delle più belle arie composte per Carlo Broschi, universalmente noto come Farinelli, protagonista indiscusso dei teatri d’opera del Settecento in tutta Europa e per altri celebri castrati quali Nicolò Grimaldi e Francesco Bernardi, meglio noti come Nicolini e Senesino, anch’essi tra i dominatori dell'opera barocca nella prima metà del secolo: brani di grande virtuosismo come “Son qual nave” composta dal fratello di Farinelli Riccardo Broschi e “Son qual misera colomba” di Hasse, concepiti per esaltare le straordinarie doti vocali dell’interprete; ma anche melodie struggenti e di eccezionale bellezza come “Alto Giove” di Porpora e “Cara Sposa” di Handel. A completamento del programma, alcuni brani strumentali: l'Overture dell’opera Rinaldo di Handel, il Concerto grosso op. 6 n. 4 di Corelli e infine due tambureggianti concerti di Vivaldi, l’RV121 per archi e il Concerto op. 3 n. 5 per due violini, tratto dall’Estro armonico, entrambi esempi di tempestoso virtuosismo, sorprendente modernità e inedite soluzioni strumentali.

Fin dal suo debutto nel ruolo di Isabella ne L'italiana in Algeri di Rossini, il pubblico e la critica di tutto il mondo sono stati entusiasti della voce agile e dell'intelligente abilità artistica della mezzosoprano Vivica Genaux. La sua carriera l’ha condotta dall'ultima frontiera d'America a molti dei teatri più prestigiosi del mondo, con acclamate interpretazioni dei principali ruoli del barocco e del bel canto. Nel 2021, il percorso di Vivica comprende spettacoli in Austria, Belgio, Francia, Italia, Lituania, Polonia, Russia, Spagna e Svezia. Debutta nel ruolo protagonista dell'Argippo di Vivaldi e nella Juditha triumphans, ampliando il suo repertorio di Handel con rappresentazioni del ruolo principale in Tamerlano, del Disinganno ne Il trionfo del tempo e del disinganno e nella sua più tarda versione inglese. Presenta le prime esecuzioni di nuovi programmi come Capriccio: temi e variazioni e The Court of Dresden. Per il 2022 sono previsti numerosi spettacoli in Cina, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Svizzera e Stati Uniti.

Marcello Di Lisa, clavicembalista e direttore, è il fondatore del Concerto de ’Cavalieri. Dopo il dottorato di ricerca in Filologia e Letterature greca e latina presso l’Università di Pisa e gli studi di composizione, si è dedicato all’attività concertistica ed è invitato in alcune delle principali istituzioni internazionali, tra cui Musikverein di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam, Elbphilharmonie di Amburgo, Filarmonica di Essen, Filarmonica di Colonia, Auditorio Nacional di Madrid, Palau di Barcellona, Herkulessaal di Monaco, Centro Cultural de Belém di Lisbona, Musikfest di Brema, Festival di Radio France, Festival di Ambronay, Rheingau Musik Festival.

Ha progettato e realizzato incisioni discografiche per Sony, tra cui in particolare una serie di album dedicati all’opera italiana del Settecento, con numerose prime registrazioni. Nell’ambito della ricerca musicologica, si dedica allo studio della musica romana del primo Settecento, con particolare attenzione alle partiture inedite di Alessandro Scarlatti.

Concerto de ’Cavalieri si è costituito a Pisa presso la Scuola Normale Superiore e si è in breve tempo affermato come una delle principali formazioni italiane nel campo della musica antica. È infatti presente nelle maggiori stagioni concertistiche internazionali e collabora con solisti quali Daniela Barcellona, Vivica Genaux, Ann Hallenberg, Kristina Hammarström, Sara Mingardo, Valer Sabadus, Andreas Scholl, Maurice Steger.

Incide per Sony. In particolare, nell’ambito di un’articolata attività discografica, è impegnato in un progetto pluriennale sull’opera barocca italiana (The Baroque Project), giunto al quinto volume. I primi quattro sono stati dedicati rispettivamente ad arie d’opera e concerti di Alessandro Scarlatti, Pergolesi, Vivaldi e Albinoni, con numerose prime registrazioni, e sono stati accolti con grande favore dalla critica. Con l’ultimo CD della serie, Concerto de ’Cavalieri è tornato ad Alessandro Scarlatti, registrando concerti grossi e sinfonie d’opera, di cui quattro in prima assoluta.


Istituzione Universitaria dei Concerti

I CONCERTI DELL’AULA MAGNA

77a Stagione 2021-2022

Seconda parte

Martedì 5 aprile ore 20.30

Vivica Genaux mezzosoprano

Concerto de’ Cavalieri

Marcello Di Lisa direttore

Corelli Concerto grosso in re maggiore op. 6 n. 4

Händel Overture da Rinaldo

“Cara sposa”, aria da Rinaldo

Vivaldi Concerto per archi in sol minore RV 156

Broschi / Hasse “Son qual nave”, aria da Artaserse

Porpora “Alto Giove”, aria da Polifemo

Vivaldi Concerto in la maggiore per 2 violini e archi op. 3 n. 5

Händel “Lascia ch’io pianga”, aria da Rinaldo

Broschi “Qual guerriero in campo armato”, aria da Idaspe

Arena di Verona, Plácido Domingo debutta in un nuovo ruolo: protagonista in scena della serata-evento dedicata a Verdi

99° Arena di Verona Opera Festival. Domingo in Verdi Opera Night: Plácido Domingo protagonista in scena di una serata evento all'Arena di Verona, con un nuovo debutto in Verdi e un cast di stelle. Giovedì 25 agosto 2022, ore 21.




Un evento unico, Plácido Domingo debutta in un nuovo ruolo all’Arena di Verona e sarà protagonista in scena della serata-evento dedicata a Verdi. Tre opere verdiane in forma scenica completa e con lui un cast di stelle: Maria José Siri, Fabio Sartori, Clémentine Margaine e, per la prima volta in Arena, il basso Ildar Abdrazakov. Orchestra e Coro areniani sono diretti da Jordi Bernàcer.

Si rinnova anche per il Festival 2022 l’evento straordinario del grande Plácido Domingo che, fin dal suo esordio italiano avvenuto proprio in Arena nel 1969, ha sempre mantenuto vivo il legame con Verona per tutta la sua lunga carriera costellata di successi straordinari come tenore, baritono, direttore d’orchestra, senza mai dimenticare la vocazione alla scoperta dei giovani talenti.

Quello con il maestro Domingo è un appuntamento divenuto ormai immancabile nelle stagioni estive areniane e attesissimo dal pubblico che gremisce l’Arena in ogni ordine di posti, e che ogni anno si arricchisce di sorprese e si diversifica nella proposta artistica che spazia nei generi: dalla Zarzuela alla grande opera italiana, dal repertorio francese e tedesco all’operetta viennese.

Il gala del 99° Arena di Verona Opera Festival, in programma giovedì 25 agosto alle 21, avrà come denominatore comune il repertorio verdiano e sarà un viaggio all’interno di tre dei maggiori capolavori del compositore di Busseto: Macbeth, Don Carlo e Aida, e vedranno Domingo interprete in scena di tre intensi ruoli baritonali, di cui uno al debutto assoluto sulla scena nel repertorio record dell’artista madrileno, che supera i 150 ruoli.

La regia dell’imperdibile appuntamento Domingo in Verdi Opera Night è curata da Stefano Trespidi, indiscusso conoscitore degli spazi dell’Anfiteatro veronese, che consolida il suo rapporto con Plácido Domingo, iniziato nel 2009 e proseguito nel 2017, culminando nello straordinario successo della serata evento del 2019, una vera e propria “festa” che ha celebrato l’importante anniversario dei 50 anni dal debutto assoluto del Maestro in Arena e Italia. Le scene sono affidate alla mano esperta di Ezio Antonelli, che ha realizzato set e visual design per gli eventi con Plácido Domingo nelle trasferte di Fondazione Arena a Tokyo nel 2010 e a Muscat nel 2018 e, più recentemente, per il memorabile gala areniano del 2019. 

Sarà un appuntamento straordinario in forma scenica articolato in tre atti operistici, con altrettante sorprese inedite per il pubblico areniano. Il programma della serata si apre con il ricco e drammatico secondo atto di Macbeth, capolavoro di rara esecuzione in anfiteatro (l’ultima volta venticinque anni fa): accanto a Domingo nei panni del protagonista impegnato vocalmente e attorialmente nella scena finale del banchetto, sull’immenso palcoscenico sale l’inedita Lady Macbeth del soprano Maria José Siri, interprete di fama internazionale di vocalità duttile e straordinaria personalità interpretativa e, con il Sicario di Gabriele Sagona, il Macduff del tenore Fabio Sartori, acclamato interprete verdiano la cui preziosa voce evoca i tempi d’oro della lirica, e soprattutto, al suo debutto areniano, il grande basso russo Ildar Abdrazakov, tra gli artisti più richiesti dei principali teatri del mondo, al cimento con la celebre scena e aria di Banco.

Don Carloè un altro monumentale titolo verdiano, pietra miliare nella storia areniana (a trent’anni esatti dall’ultima rappresentazione) e soprattutto nella carriera dello stesso Domingo, che giovanissimo lo interpretò a Verona l’anno del suo esordio italiano. La star madrilena darà questa volta voce e corpo al personaggio di Rodrigo, ruolo tra i più intensi e amati del repertorio baritonale verdiano. Dalla versione italiana in quattro atti, curata dallo stesso Verdi dopo la prima parigina, verranno eseguite quattro scene cardine, comprendenti l’aria di Don Carlo, con Fabio Sartori nel ruolo eponimo, l’aria drammatica della Principessa Eboli, in cui debutterà il giovane e affermato mezzosoprano francese Clémentine Margaine, la grande aria di Elisabetta, Tu che le vanità, in cui si cimenterà Maria José Siri. Plácido Domingo affronterà una delle pagine più imponenti e complesse dell’opera e di tutta la produzione di Verdi, che vi condensò forza drammatica e pensiero politico: la scena e il duetto di Rodrigo con il Re Filippo II di Spagna, interpretato da Ildar Abdrazakov. 

Dopo Shakespeare e Schiller, nella sua maturità artistica Verdi trasse ispirazione anche dalla trama originale dell’egittologo Auguste Mariette: ne nacque Aida, capolavoro sontuoso di fantasia evocativa di un’epoca e un mondo lontani. Dell’opera regina dell’Arena, verrà eseguita interamente la seconda scena dell’atto secondo, con il trionfo e il gran finale concertato. Domingo farà il suo debutto nel ruolo baritonale di Amonasro, padre della principessa etiope interpretata da Maria José Siri, innamorata del guerriero Radamès di Fabio Sartori. Il mezzosoprano Clémentine Margaine sarà la di lei rivale Amneris, mentre Ildar Abdrazakov si calerà anche nei panni del Gran Sacerdote Ramfis, principale ruolo di basso dell’opera.

In un ricco spettacolo completamente nuovo e popolato da numerosi mimi e figuranti, saranno protagonisti ovviamente l’Orchestra, il Coro preparato dal nuovo maestro Ulisse Trabacchin, il Ballo e i Tecnici della Fondazione Arena di Verona. Sul podio dell’eccezionale evento salirà il maestro valenciano Jordi Bernàcer, ospite regolare dell’Arena dalla solida carriera internazionale, alla guida delle compagini areniane anche nelle diverse pagine orchestrali e corali, come il Preludio e il Coro di Sicari dal Macbeth, il Preludio dell’atto II del Don Carlo, per finire con la nobile e celeberrima marcia trionfale e il gran ballabile di Aida. 


Tutte le informazioni e gli aggiornamenti del Festival 2022 sono disponibili sul sito arena.it sui canali social Facebook e Instagram.

Dieta Mediterranea, ecco l’identikit di chi la segue: istruito, vive in città, al Centro Nord e nelle Isole

Studio CREA pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition ha misurato conoscenza nutrizionale e aderenza alla dieta mediterranea nella popolazione adulta italiana e valutato come questi fattori siano correlati tra di loro. 




Tutti sappiamo che la dieta mediterranea è il modello alimentare più equilibrato e sano; quello che non sapevamo è che chi la segue risulta essere più informato. È quanto emerge da uno studio del CREA Alimenti e Nutrizione, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Nutrition e coordinato dalle ricercatrici Laura Rossi e Vittoria Aureli, che ha come obiettivo quello di misurare conoscenza nutrizionale (NK)  e l'aderenza alla dieta mediterranea nella popolazione adulta italiana e di valutare come questi fattori siano correlati tra di loro. Studi precedenti, infatti, hanno mostrato come una conoscenza nutrizionale (NK) ottimale sia correlata ad una maggiore aderenza al modello della Dieta mediterranea (DM), ad una minore prevalenza di obesità, nonché a una riduzione dell'indice di massa corporea (IMC), della circonferenza vita e della massa grassa.

Le azioni condotte Un’indagine trasversale è stata condotta su un campione di 2.869 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana (età >18 anni) nel periodo compreso tra il 26 giugno e il 10 luglio 2020. Tale lasso di tempo è stato selezionato in considerazione delle restrizioni legate alla pandemia di COVID-19 in Italia. Il lavoro sul campo è stato svolto da un'agenzia di ricerche di mercato specializzata, SWG Italy ®. Agli intervistati è stato somministrato un questionario multisezione comprendente di una parte iniziale relativa alle informazioni personali e una seconda parte formata da due moduli principali: (i) il questionario sulla conoscenza nutrizionale italiana e (ii) il questionario sull'adesione alla Dieta mediterranea.

I risultati  In Italia il punteggio medio di conoscenza nutrizionale (NK) delle famiglie è stato pari al 56,8% delle risposte esatte. Il valore medio di aderenza alla Dieta mediterranea (AMD) ha raggiunto il 40% del punteggio massimo. Tuttavia, solo il 13,3% riportava un’aderenza alta, mentre il 31,4% della popolazione si è attestato su una fascia bassa, il 31,3% nella fascia medio-bassa e il 24% nella fascia medio-alta. Dall’incrocio tra i due fattori è stata trovata un'associazione significativa tra le conoscenze nutrizionali degli intervistati e la loro aderenza al modello mediterraneo. Coloro che hanno riportato un’aderenza più bassa corrispondevano anche a quelli con le conoscenze nutrizionali peggiori (36,7%) e allo stesso modo, quelli con il più alto livello di aderenza alla DM, hanno anche ottenuto i punteggi NK più alti (41,7%).

La stratificazione socio-demografica Si conferma come nel nostro Paese l'aderenza alla Dieta Mediterranea sia significativamente associata alle caratteristiche socio-demografiche della popolazione: le donne, gli anziani, le persone con livelli di istruzione elevati e coloro che vivono in aree urbanizzate mostrano, infatti, un’aderenza più elevata. È’ emerso, inoltre, come ci sia una differenza Nord-Sud ben definita, sia per NK, che per AMD. Le regioni del nord-est e della Campania hanno mostrato la ADM più bassa (rispettivamente 45,4% e 44,2%), mentre Emilia-Romagna e Lazio, nonché le isole (Sicilia e Sardegna), hanno mostrato la AMD più alta (rispettivamente 17,2, 16,2 e 17,7%). Le regioni del Centro-Nord hanno registrato punteggi NK più elevati (Lazio, 29,5% ed Emilia-Romagna, 27,3%) rispetto alle regioni del Sud (Molise 3,3%).

martedì 29 marzo 2022

Unesco: l’Arte del Canto Lirico italiano candidata nella lista del patrimonio culturale immateriale

Unesco: l’Arte del Canto Lirico italiano candidata nella lista del patrimonio culturale immateriale. L’Italia punta al riconoscimento di una delle sue espressioni culturali più autentiche e originali.





La commissione nazionale per l'Unesco ha approvato come candidatura italiana da presentare al Comitato intergovernativo per il ciclo 2023 «l'arte italiana dell'Opera lirica» mentre ha bocciato la candidatura del «caffè italiano espresso tra cultura, rituali, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli».

Consoliamoci, l'Italia è piena di meraviglie da candidare a patrimonio dell'Umanità, e se anche il rito del caffè così come la pizza, non ce l'hanno fatta, sarà il canto lirico italiano ad essere candidato. Con questo prezioso Patrimonio, l’Italia punta al riconoscimento di una delle sue espressioni culturali più autentiche e originali.

Positiva la reazione del Ministro della Cultura, Dario Franceschini per la decisione del Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO di proporre l’Arte del Canto Lirico Italiano per l’inserimento nella Lista Rappresentativa UNESCO del Patrimonio Culturale Immateriale.

“Questa candidatura – ricorda Franceschini - giunge nel momento in cui sono ancora nitide nei nostri occhi le immagini del coro dell’Opera di Odessa che intona il “Va, pensiero” del Nabucco di Giuseppe Verdi in strada, sotto la bandiera ucraina. Una riprova di quanto l’espressione del canto lirico italiano sia autenticamente parte integrante del patrimonio culturale dell’umanità, che ad esso si rivolge nei momenti più bui per ritrovare luce, forza e bellezza”.

Questa decisione porta a termine il lungo e impegnativo percorso intrapreso dal Servizio II – Ufficio UNESCO del Segretariato Generale del Ministero della Cultura, in collaborazione con la Direzione Generale per lo Spettacolo.

La candidatura riconosce le istanze del “Comitato per la salvaguardia dell’Arte del Canto Lirico Italiano” cui hanno aderito, tra l’altro, la Fondazione Teatro Alla Scala di Milano, l’ Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma, l’Associazione dei Teatri Italiani di Tradizione e Assolirica.

Il Ministero della Cultura e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per il tramite della Rappresentanza Italiana presso l’UNESCO, seguiranno i passi successivi della candidatura fino al riconoscimento finale.

venerdì 25 marzo 2022

Libri in dialogo con la musica, sotto il segno di Gesualdo: al Palladium Madrigale senza suono e le note della Resonare Vocal Ensemble

Nell'ambito della rassegna Le parole non bastano. Libri in dialogo con la musica di scena al teatro Palladium Gesualdo da Venosa con il libro Il Madrigale senza suono e le note dei Resonare Vocal Ensemble Giovedì 31 marzo alle 19.



Continua il programma della rassegna “Le parole non bastano” al Palladium di Roma. Una manifestazione che nasce dal desiderio di stabilire un rapporto tra la musica e la letteratura a partire dall’idea di una loro reciproca e indissolubile dipendenza. La ricerca di questa intima relazione non si limita alla prospettiva estetica, ma riguarda anche il piano tematico e quello artistico-drammaturgico. I libri qui in dialogo contengono infatti riferimenti a compositori, strumenti, storie e generi musicali, offrendo così ai musicisti e alle voci recitanti l’occasione di amplificare, attraverso la lettura e l’esecuzione di brani scelti, la forza delle immagini e delle emozioni richiamate dalle pagine scritte. La presenza di autori e autrici dei volumi selezionati, nel vivo confronto con esperti e docenti di letteratura, rende inoltre possibile la trasposizione in chiave critica dei temi narrati artisticamente nel corso degli incontri.

Giovedi 31 marzo le note del Resonare Vocal Ensamble si intrecceranno alle parole del bellissimo libro di Andrea Tarabbia  Il Madrigale senza suono sulla vita di don Carlo Gesualdo da Venosa, madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento. Voce recitante Roberto De Francesco e Monica Venturini per i dialoghi con l'autore.

Segnalo che Il Madrigale senza suono è un libro eccezionale. L'autore Andrea Tarabbia, bolognese classe 1978, con questo romanzo pubblicato da Bollati Boringhieri, è stato premiato dalla critica, vincendo  il Premio Campiello.

Discostandosi dalla maggior parte della tradizione letteraria contemporanea italiana, Tarabbia scrive un romanzo storico che nulla ha del ripiegamento ombelicale di tanta letteratura che viene data alle stampe, ma richiama alla mente opere grandi, I promessi sposi, per dirne una (non a caso si aprono, questo come quello, con lo “stratagemma del manoscritto”).

Quattro anni e mezzo gli ci sono voluti per documentarsi sulla vita di don Carlo Gesualdo da Venosa, madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, e per trovare la lingua e la forma del “suo canto”. L’ambizione del progetto si concretizza: Tarabbia dà vita, con la parola in prosa, a un componimento che è, a tutti gli effetti, un canone di voci come è un madrigale, appunto.

Ammettendo che la forma sia sostanza, l’autore racconta infatti di aver trovato una storia, quella del celebre principe, che si presta alla sua ricerca linguistica e formale: i personaggi si passano il testimone nel racconto, in un susseguirsi di voci che si richiamano, di situazioni che si rassomigliano, di personaggi che potrebbero essere scambiati l’uno per l’altro. Ma c’è di più: non è la trama – ossia le vicende storiche – l’obiettivo vero e proprio del raccontare, ma il modo in cui si racconta e il contesto, il dettaglio, la sfumatura, il sottotesto.

Come scrive Valentina Berengo, dell'Università di Padova, c’è una scena – quella in cui Gesualdo viene persuaso dallo zio a uccidere la moglie, la bella Maria d’Avalos che lo tradisce con Fabrizio Carafa – in cui ai commensali viene servito uno stufato a base di zoccoli di cavallo. Ebbene: per mangiare gli zoccoli i protagonisti li lanciano contro la parete perché si rompano, e il lettore in una qualche misura è colpito forse più da questa bizzarra usanza che dalla decisione di ordire un delitto. E quando il doppio omicidio si compie, ed è una sorta di carneficina operata per mezzo di archibugi, ripetute coltellate, veemenza e rabbia, la scena è disturbata dalla presenza di un gabbiano che sbatte rumorosamente contro la finestra nel tentativo di entrare, attratto dall’odore del sangue.

Tarabbia dice di aver “chiamato” queste scene, mentre scriveva, come “la scena degli zoccoli”, “la scena del gabbiano” e così per altre affini, perché quegli erano gli aspetti che voleva si fissassero nella mente dei lettori. E in effetti il romanzo è su più livelli: la vicenda; il contesto storico; i dettagli grotteschi; le parabole di ciascun personaggio (e ce ne sono di ogni tipo, tra cui streghe e esseri bestiali rinchiusi nelle segrete), ma, sopra tutti, la musica.

A raccontare sono in due: Stravinsky (che è, di fondo, l’alter ego dello scrittore), compositore che riportò in auge, nel Novecento, l’opera di Gesualdo dedicandogli un “Monumentum” nella Basilica di San Marco a Venezia e Gioachino, personaggio d'invenzione, il servo storpio del principe Carlo, che scrive in fretta furia le memorie del suo padrone, di cui è stato letteralmente l’ombra, prima che quest’ultimo, che si sta lasciando morire di dolore (e di atonia intestinale), infine muoia.

Tra Gioachino e Gesualdo c’è un dialogo, verso la fine, che così recita: “Gioachino, dimmi: tu hai mai amato la mia musica?” “Lo sapete padrone: si ama soltanto ciò che si capisce”.

[…] “Io ho cercato di mettere mondi dentro questi suoni, e controsuoni, che ho fatto. Dimmi: ci sono riuscito?” […] “Questi mondi che io ho cercato, Gioachino, sono anche figli tuoi: tu mi facesti leggere libri che non si potevano leggere, e dentro questi libri si dicevano meraviglie, il mondo era più complesso di come io lo immaginavo e lo sapevo, era santo ed eretico insieme, era fluido e mutevole, era bello e feroce […] Io sono colpevole: volevo una musica mai ascoltata prima, che non avesse toni, che vagasse nell’infinito e nell’indistinto […]. Di questo sono colpevole: di aver voluto mondi e di non aver creato che quello che già c’era”.

Scambiando due parole con Andrea Tarabbia, si può immaginare che egli possa sentire su di sé la medesima colpa, ma questa è la virtù dei grandi: creare mondi infiniti senza esserne mai soddisfatti, e nel far ciò, però, divertirsi. Il madrigale senza suono, quello di Stravinsky su Gesualdo, quello che Gesualdo stesso compone in fin di vita, è anche, senza dubbio, quello dell’autore, che è riuscito a trasformare la prosa in poesia, e financo in musica.

Come premesso, alcuni madrigali di Gesualdo verranno proposti dalla Resonare Vocal Ensemble,  gruppo vocale da camera sotto la direzione del maestro Pietro Consoloni, nato nel 2021 dall’intento di diversi cantori romani di dar vita a una compagine in grado di interpretare con consapevolezza storica e stilistica il repertorio polifonico italiano. Le voci che compongono il quintetto sono dunque selezionate in base a competenze musicali comuni, in grado di conferire uniformità al suono e naturalità interpretativa. È per questo che attualmente la compagine è capace di affrontare con identità sia repertorio italiano di musica antica che quello novecentesco-contemporaneo. Insomma un evento da non perdere sotto il segno della cultura e della buona musica.

sabato 19 marzo 2022

L'Inferno di Dalì, in mostra 34 Opere Xilografiche del Maestro del Surrealismo

Nell’ambito delle Celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri la Galleria delle Arti organizza la mostra L'Inferno di Dalì, 34 Opere Xilografiche del Maestro del Surrealismo esposte nello storico spazio culturale di San Lorenzo fino al 9 aprile 2022.




“Ho voluto che le mie illustrazioni per Dante fossero come delle lievi impronte di umidità su un formaggio divino, di qui il loro aspetto variopinto ad ali di farfalla.” Salvador Dalì

Negli anni ‘50, in occasione del 700° anniversario della nascita di Dante, il governo italiano commissiona a Salvador Dalì, il Maestro del Surrealismo, l’illustrazione de La Divina Commedia. L’artista realizza un capolavoro illustrato del Novecento: 102 acquerelli, esposti per la prima volta a Roma nel 1954.

L’esposizione in Italia genera polemiche che portano Dalì a ripresentare la collezione nel 1960 al Musée Gallièra di Parigi. La mostra riscuote un enorme successo, tanto da spingere Joseph Foret a dar vita al progetto di trasformazione degli acquerelli in xilografie. Sotto la diretta supervisione del genio dell’Artista, vengono convertiti in matrici di stampa i 3500 blocchi di legno intagliati a mano ed impressi in progressiva i 35 colori di ogni tavola; tale tecnica consente, oltre a preservare tutti gli elementi cromatici, l’aggiunta delle più intense sovrapposizioni dei colori.

Nei rinnovati spazi de La Galleria delle Arti, storico ritrovo culturale del quartiere di San Lorenzo a Roma, a partire da martedì 22 marzo alle ore 18.30 saranno esposte le 34 xilografie che raccontano l’affascinante viaggio iconografico nell’Inferno, primo dei tre regni dell’aldilà descritti da Dante.

L’allestimento della mostra segue quello originariamente voluto da Dalì, che non rispetta l’ordine sequenziale dei canti come da opera originale. In ogni xilografia viene illustrato un verso o una terzina del canto, riportati nelle didascalie che affiancano le tavole. Un cammino visivo che interpreta magistralmente il linguaggio del poeta fiorentino e conduce chi osserva attraverso le atmosfere oniriche ed i colori suggestivi direttamente nell’Inferno dantesco.

La mostra, a ingresso gratuito, sarà visitabile dal martedì al sabato dalle ore 18.00 alle ore 21.00, fino al 9 aprile 2022.

L’INFERNO DI DALÌ

Dal 22 marzo al 9 aprile 2022. Dal martedì al sabato dalle ore 18 alle ore 21.

c/o La Galleria delle Arti

Via dei Sabelli, 2 – 00185 Roma

Tel 375.7223987

Le Opere in mostra

CHANT 1 - DÉPART POUR LE GRAND VOYAGE.

CHANT 2 - VIRGILE RÉCONFORTE DANTE.

CHANT 3 - CHARON ET LE PASSAGE DE L’ACHÉRON.

CHANT 4 - LES LIMBES.

CHANT 5 - MINOS.

CHANT 6 - CERBÉRE.

CHANT 7 - LES AVARES ET LES PRODIGUES.

CHANT 8 - LES COLÉREUX.

CHANT 9 - LES ÉRINNYES.

CHANT 10 - LES HÉRÉTIQUES.

CHANT 11 - AU BORD DU 7ₑ BOLGE.

CHANT 12 - LE MINOTAURE.

CHANT 13 - LA FORÊT DES SUICIDÉS.

CHANT 14 - LES BLASPHÉMATEURS.

CHANT 15 - LES MARGELLES DU PHLÉGÉTON.

CHANT 16 - LA MONTÉE DE GÉRYON.

CHANT 17 - LES USURIERS.

CHANT 18 - LES TROMPEURS.

CHANT 19 - LES SIMONIAQUES.

CHANT 20 - DEVINS ET SORCIERS.

CHANT 21 - LE DIABLE NOIR.

CHANT 22 - LES PRÉVARICATEURS.

CHANT 23 - LE SUPPLICE DES HYPOCRITES.

CHANT 24 - LES VOLEURS.

CHANT 25 - LE CENTAURE.

CHANT 26 - LES HABITANTS DE PRATO.

CHANT 27 - UN DIABLE LOGICIEN.

CHANT 28 - BERTRAND DE HORN.

CHANT 29 - LES FALSIFICATEURS.

CHANT 30 - LES HOMMES QUI S’ENTRE-DÉVORENT.

CHANT 31 - LES GÉANTS.

CHANT 32 - LES TRAITRES ENVERS LEUR PATRIE.

CHANT 33 - LES TRAITRES ENVERS LEURS HOTES.

CHANT 34 - APPARITION DE DITÉ.

La Galleria delle Arti: storia del locale La costruzione del quartiere di San Lorenzo risale al periodo tra il 1884 e il 1888, durante il grande sviluppo urbanistico che ebbe la città di Roma a seguito dell’Unità d’Italia, e si sviluppò in un’area oltre le Mura Aureliane, precedentemente agricola. La sua edificazione avvenne per accogliere gli alloggi di ferrovieri, operai ed artigiani giunti a Roma alla fine del secolo XIX per lo sviluppo urbanistico della città a cavallo tra i due secoli. Nasce quindi con una connotazione popolare che si rispecchia nelle particolari tipologie abitative.

Durante tale periodo, nel 1885, viene costruito l’edificio che ospita La Galleria delle Arti. Inizialmente destinati agli scantinati del palazzo ad uso privato, gli spazi occupati dal locale furono utilizzati dagli abitanti del quartiere come ricovero antiaereo durante la II guerra mondiale, anche durante i drammatici bombardamenti del 19 luglio 1943, come si evince dai numerosi palazzi che mantengono il ricordo delle lesioni subite, durante i quali morirono circa 3.000 persone.

Dalla fine degli anni Quaranta, il locale fu trasformato in una fabbrica di sedie, la ditta Croppo, che mantenne la sua attività in quel luogo fino alla fine decennio successivo. Fu quindi una balera e alle fine degli anni Sessanta, con la nascita di una nuova tipologia di fruizione del cinema che vede la nascita di sale interamente dedicate alla attività di cinema d’essai, divenne il Cineclub Sabelli, uno dei più importanti esempi di questa nuova tendenza insieme al Filmstudio 70 e il Monte Sacro a Roma.

Il Circolo Gianni Bosio, fondato a Roma nel 1972, aprì la sua prima sede a via dei Sabelli 2; in quel periodo, a condurre le attività del Circolo c’erano Paolo Pietrangeli, i componenti del Canzoniere del Lazio, un gruppo di teatro e di musica che si era chiamato Collettivo Gianni Bosio, e varie persone sparse gravitanti nel modo della scena artistica e politica degli anni Settanta.

Dal 1986 al 1989 divenne la galleria “Artista casa delle Arti” che nel 1990 fu trasformata nella prima galleria d’arte aperta di notte a Roma ospitando mostre d’arte ma anche spettacoli di poesia contemporanea e musica etnica.

Durante i Novanta aprì in quelle sale il DDT, storico locale della Movida Romana; a seguire il Lost’n’found e il Mads, storico locale della capitale della scena underground e punk che ospitava una ricca programmazione teatrale, le cui attività si sono concluse a metà del decennio scorso.

Ristrutturata nel 2019, la Galleria delle Arti è oggi uno spazio di 320 metri quadri di grande versatilità che ha mantenuto le caratteristiche strutturali del basamento di un edificio di fine XIX secolo: una sequenza di archi costituiti da mattoncini in laterizio, pietra e tufo, intervallati da ambienti di diversa grandezza che, esaltati come elementi architettonici, ne creano il fascino. La struttura degli spazi si configura come una lunga e monacale galleria di archi e volte che viene contrastata dagli arredi in velluto e oro dai rimandi anni Venti/Trenta.

venerdì 18 marzo 2022

Teatri, Cinema e Librerie, dalla Regione Lazio arriva il sostegno agli investimenti

Dalla Regione Lazio tre mln di euro per il sostegno agli investimenti di Teatri, Cinema e Librerie. Sono contributi a fondo perduto per micro, piccole e medie imprese, proprietari o gestori di teatri, sale cinematografiche o librerie indipendenti del Lazio. Domande dal 21 aprile al 21 giugno 2022.





La Regione Lazio mette a disposizione tre milioni di euro per progetti finalizzati al miglioramento e al potenziamento dei teatri, delle sale cinematografiche e delle librerie indipendenti del Lazio. Così suddivisi: 1 milione di euro ai teatri; 1 milione di euro alle sale cinematografiche; 1 milione di euro alle librerie indipendenti.

I contenuti del bando sono stati presentati ieri a Roma, presso il Foyer del Teatro Quirino, dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, da Paolo Orneli, assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Startup e Innovazione.

L’iniziativa si rivolge a micro, piccole e medie imprese, proprietari o gestori di teatri, sale cinematografiche o librerie indipendenti del Lazio.

È concesso un contributo a fondo perduto:

del 70% dei costi ammissibili fino a 50.000 euro, per un contributo massimo di 35.000 euro;

del 40 % dei costi totali ammissibili eccedenti 50.000 euro, per un contributo massimo di 100.000 euro.

Una quota pari al 20% della dotazione complessiva dell’Avviso è riservata ai progetti relativi a teatri, sale cinematografiche e librerie indipendenti localizzate in uno dei Comuni ricadenti nelle Aree di Crisi Complessa della Regione Lazio.

Le domande possono essere presentate tramite GeCoWEB Plus dalle ore 12.00 del 21 aprile fino alle ore 18.00 del 21 giugno 2022. Il formulario sarà disponibile dalle ore 12:00 del 17 marzo sul sito di Lazio Innova.

"Con questo nuovo finanziamento da tre milioni di euro vogliamo restare al fianco di una categoria che ha pagato un prezzo altissimo a causa delle restrizioni imposte per il contenimento della pandemia. Stiamo continuando a sostenere le realtà culturali del territorio come teatri, cinema e librerie perché questo settore ha bisogno di ripartire grazie a mezzi facilmente accessibili come i contributi a fondo perduto. Noi come Regione Lazio non ci fermiamo e vogliamo combattere per sostenere il patrimonio culturale del nostro territorio”, ha detto il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

“Un aiuto concreto a un settore duramente colpito dalla crisi pandemica - ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Paolo Orneli – con questa misura vogliamo aiutare la ripartenza delle imprese culturali, promuovendo investimenti che riqualifichino tanti luoghi preziosi della nostra regione. È un bando che rappresenta l’idea di futuro che vogliamo; dopo due anni di pandemia rimettiamo al centro la cultura, per costruire una società migliore, più aperta e più inclusiva”.

Per tutte le informazioni www.regione.lazio.it/

mercoledì 16 marzo 2022

Beneide, Rai Cultura ricorda Carmelo Bene con una maratona teatrale a 20 anni dalla scomparsa

Rai 5 manda in onda oggi Beneide, una giornata con Carmelo Bene: a 20 anni dalla scomparsa Rai Cultura rende omaggio al grande interprete, regista e drammaturgo con una programmazione di quasi 20 ore.




Un viaggio curato da Felice Cappa che attraversa poesia, letteratura, filosofia e musica: una sorta di autobiografia in cui le performance sono introdotte da frammenti televisivi che restituiscono le parole che evocano sguardi diversi e letture profonde. La maratona teatrale si è aperta alle 8.05 con “Carmelo Bene Voce dei Canti”, con l’attore che recita i “Canti” leopardiani nel bicentenario della nascita del poeta. Alle 11.15 è la volta di “La poesia dimenticata”, un recital di liriche di Dino Campana eseguito davanti al pubblico del Palazzo dello Sport di Milano nel 1982, con l’accompagnamento della chitarra classica di Flavio Cucchi. Musiche di Heitor Villa-Lobos.

Alle 14.05, in “Amleto (da Shakespeare a Laforgue)”, l’attore e regista ibrida la più celebre tragedia shakespeariana con “Amleto o le conseguenze della pietà filiale” di Jules Laforgue, riprendendo e superando l'esperimento cinematografico di “Un Amleto di meno” (1972). Alle 15.15 è la volta di “Homelette for Hamlet, Operetta inqualificabile” (da Jules Laforgue) ispirato dal racconto del poeta francese Jules Laforgue, “Amleto ovvero Le conseguenze della pietà filiale”. Alle 16.20, Carmelo Bene dà voce e corpo a “Riccardo III” in un film teatrale dedicato al filosofo francese Gilles Deleuze, con un’introduzione di Maurizio Grande. Ancora riletture shakespeariane alle 18.10 con “Macbeth Horror Suite” e alle 19.30 con “Otello o la deficienza della donna”.

In prima serata, alle 21.05, spazio a “Carmelo Bene in Carmelo Bene - Quattro momenti su tutto il nulla”. Nella primavera del 2001 la Rai ha allestito un set nell'abitazione dell'attore sull'Aventino, filmando quattro conversazioni intorno ai temi del Linguaggio, della Conoscenza o Coscienza, dell'Eros e dell'Arte. Le quattro lezioni costituiscono una summa del pensiero e del percorso artistico di Bene. Le riflessioni dell'artista sono accompagnate da immagini di repertorio di alcuni tra i suoi spettacoli più famosi. Alle 22.45, una storica puntata di Mixer Cultura del 12 febbraio 1988 in cui Bene affronta un dibattito sul ruolo svolto dalla critica teatrale nei confronti del proprio operato. Arnaldo Bagnasco modera il confronto-scontro di Bene con Renzo Tian, Guido Almansi, Giovanni Raboni, Maurizio Grande, Guido Davico Bonino e Jean-Paul Manganaro. Alle 23.30 in “Manfred. Versione per concerto in forma di oratorio”, Carmelo Bene interpreta il “Manfred” di Byron su musica di Robert Schumann, mentre alle 00.45 “In-vulnerabilità di Achille (tra Sciro e Ilio)” è la rivisitazione del mito di Achille che occupa la ricerca di Bene dal 1989 al 2000. Si chiude all’1 e 45 con L'Adelchi di Alessandro Manzoni in forma di Concerto” interpretata da Bene nel 1985, al Teatro Lirico di Milano, affiancato da Anna Perino.

A tutto questo si aggiunge lo Speciale, alle 20.40 La memoria dell'oblio, a cura di Giulia Morelli, prodotto da Serena Semprini, che ci porta nell'Archivio Carmelo Bene recentemente inaugurato a Lecce, all'interno del Convitto Palmieri, sede del polo biblio-museale.

martedì 15 marzo 2022

Libri. Plant Revolution: Le piante hanno già inventato il nostro futuro

Un libro in cui l'autore esplora il mondo vegetale per immaginare il futuro dell'umanità. ci spiega come per migliorare la nostra vita non possiamo fare a meno di ispirarci alle piante.




Una pianta non è un animale. Sembra la quintessenza della banalità, ma è un’affermazione che nasconde un dato di fatto di cui sembriamo essere inconsapevoli: le piante sono organismi costruiti su un modello totalmente diverso dal nostro. Vere e proprie reti viventi, capaci di sopravvivere a eventi catastrofici senza perdere di funzionalità, le piante sono organismi molto più resistenti e moderni degli animali. Perfetto connubio tra solidità e flessibilità, le piante hanno straordinarie capacità di adattamento, grazie alle quali possono vivere in ambienti estremi assorbendo l’umidità dell’aria, mimetizzarsi per sfuggire ai predatori e muoversi senza consumare energia. 

La loro struttura corporea modulare è una fonte di continua ispirazione in architettura. E ancora: producono molecole chimiche di cui si servono per manipolare il comportamento degli animali (e degli umani) e la loro raffinata rete radicale formata da apici che esplorano l’ambiente può tradursi in concrete applicazioni della robotica. 

Sappiamo ormai che allevare vegetali nello spazio è un requisito necessario per continuare a esplorarlo, e spostare parte della nostra capacità produttiva negli oceani grazie a serre galleggianti come Jellyfish Barge può essere una soluzione per soddisfare la nostra crescente richiesta di cibo. Organismi sociali sofisticati ed evoluti che offrono la soluzione a molti problemi tecnologici, le piante fanno parte a pieno titolo della comunità dei viventi. Se vogliamo migliorare la nostra vita non possiamo fare a meno di ispirarci al mondo vegetale.

Stefano Mancuso, Scienziato di prestigio mondiale, professore all’Università di Firenze, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV). Membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, ha insegnato in università giapponesi, svedesi e francesi ed è accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili.

Nel 2012 «la Repubblica» lo ha indicato tra i 20 italiani destinati a cambiarci la vita e nel 2013 il «New Yorker» lo ha inserito nella classifica dei “world changers”. Con la sua start-up universitaria PNAT ha brevettato "Jellyfish Barge", il modulo galleggiante per coltivare ortaggi e fiori completamente autonomo dal punto di vista di suolo, acqua ed energia presentato all’EXPO Milano 2015 che si è aggiudicato l’International Award per le idee innovative e le tecnologie per l’agribusiness dell’United Nations Industrial Development Organization (UNIDO). È autore di volumi scientifici e di centinaia di pubblicazioni su riviste internazionali.

"Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale" (con Alessandra Viola) pubblicato nel 2013 e più volte ristampato, è tradotto in 17 lingue. Ha ottenuto il Premio nazionale per la divulgazione scientifica dell’Associazione italiana del libro (2013) e il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” (2015). Nel 2016 il Ministero della Ricerca scientifica austriaco l’ha proclamato “The Science Book of the Year”. Per Giunti Mancuso ha pubblicato, oltre a "Plant Revolution: Le piante hanno già inventato il nostro futuro", "Uomini che amano le piante. Storie di scienziati del mondo vegetale" (2014); con Carlo Petrini, "Biodiversi "(Giunti Slow Food 2015).

lunedì 14 marzo 2022

Note mai dette, un viaggio musicale all’insegna della multiculturalità. Al Teatro del Lido di scena l'Orchestra TDL di Ostia

Debutto dal vivo dell'Orchestra TDL di Ostia diretta dal maestro Pino Cangialosi in un viaggio musicale all’insegna della multiculturalità. Al Teatro del Lido sabato 19 marzo ore 21.




Un viaggio musicale nel tempo e nella multiculturalità, dove l’integrazione tra i diversi linguaggi diventa una naturale evoluzione dell’arte musicale. Un concerto originale ricco di stili e di “sapori” diversi, dal classico, al pop, all’etnico, in collaborazione con artisti provenienti da altre aree culturali. 

L’orchestra è composta da musicisti (voce, archi, fiati, percussioni) professionisti e studenti in corso di formazione, provenienti dal territorio del Municipio Roma X, accomunati dallo stesso intento: il “fare musica” con passione, entusiasmo, spontaneità e professionalità.

Pino Cangialosi: compositore, direttore e multistrumentista. È autore delle colonne sonore di oltre 140 spettacoli di teatro, cinema e televisione. Come strumentista, compositore e direttore ha al suo attivo una serie di collaborazioni con importanti enti nazionali e internazionali. Da qualche anno si dedica alla ricerca delle possibili integrazioni e interazioni tra culture musicali diverse. Insegna al Conservatorio di Musica O. Respighi di Latina.


Teatro del Lido di Ostia

Via delle Sirene, 22

Prenotazioni

Absolute Schönberg, il Gringolts Quartet di scena alla Sapienza

Istituzione Universitaria dei Concerti presenta Integrale dei Quartetti per archi di Arnold Schönberg in occasione dei 70 anni dalla morte del compositore. Il Gringolts Quartet, capeggiato dal celebre violinista Ilya Gringolts, proporrà due concerti il 15 ed il 19 marzo.




Il 70° anniversario della morte di Arnold Schönberg è l’occasione per l’Istituzione Universitaria dei Concerti di realizzare un focus su un compositore che è stato determinante nella storia della musica del Novecento, eppure non sempre presente nelle programmazioni concertistiche. 

Per un progetto originale della IUC, Il Gringolts Quartet, capeggiato dal celebre violinista Ilya Gringolts, proporrà in due concerti il 15 ed il 19 marzo, i suoi quattro Quartetti per archi, il secondo dei quali (unicum nel suo genere) prevede una parte per voce di soprano, qui sostenuta dalla svedese Malin Hartelius. 

Ilya Gringolts ci racconta: L’ascolto dei Quartetti per archi di Schönberg ci permette di cogliere la trasformazione e la nascita della  musica cosiddetta “moderna”. Possiamo quasi sentire il “dolore acuto” di questa nascita -  come se fosse ieri! - e vedere gli orizzonti che si aprivano, ma anche le sfide che arrivavano con questa trasformazione. Sono pezzi a volte molto personali, pezzi che hanno a che fare con grandi crisi esistenziali (come il Secondo Quartetto), ma anche pezzi che guardano - talvolta con un sentimento quasi nostalgico - al passato (il Terzo, praticamente viennese). Infine, è proprio in composizioni come queste che vediamo realizzate le possibilità “democratiche” della scrittura quartettistica, nel senso che le voci che li compongono sono tutte ugualmente importanti.

Il Quartetto Gringolts è il punto d’incontro di quattro personalità artistiche provenienti da ambiti culturali ed esperienze professionali diverse (il violinista russo Ilya Gringolts, primo premio al Concorso Paganini di Genova, la violinista armena Anahit Kurtikyan, prima parte nell’Orchestra dell’Opera di Zurigo, la violista rumena Silvia Simionescu, primo premio ai Concorsi di Brescia e Osaka, il tedesco Claudius Hermann, primo violoncello dell’Opera di Zurigo), ma legati da una comune, forte passione per il quartetto d’archi. 

Nel corso della stagione 2013/14 il Quartetto è stato ospite di importanti Istituzioni musicali europee quali il Festival di Lucerna, l’Oleg Kagan Musikfest di Kreuth, la Filarmonica di San Pietroburgo, la Società dei Concerti di Milano, il Menhuin Festival di Gstaadt e il Festival di Salisburgo. Il Gringotls Quartet ha collaborato con Jorg Widman, Leon Fleischer, David Geringas, Eduard Brunner. Il loro debutto discografico per Onyx nel 2011 con i 3 quartetti di Schumann , assieme al pianista Peter Laul, è stato accolto da eccellenti giudizi della critica discografica e scelto come miglior incisione dalla “Diskotek im Zwei” su Radio DSR. La loro registrazione in prima mondiale del quintetto di Walter Braunfels per due violoncelli, con David Geringas, è stata premiata con il Supersonic Award dal Magazin Pizzicato e con l’ECHO Classic 2013, il più ambito riconoscimento della critica discografica tedesca. 

Nella primavera 2014 sono stati pubblicati i 3 quartetti di Brahms assieme al quintetto Op.34 con il pianista Peter Laul, per  Orchid Classics e a Gennaio 2016, per la BIS, i due quintetti di Glazunov e Taneyeev con il violoncellista Christian Poltéra, premiati con il Diapason D’Or nell’Aprile 2016. Il primo dei Cd dedicati al’integrale dei Quartetti di Schoenberg , pubblicato nel 2017, ha vinto il Diapason D’Or.  I membri del Gringolts Quartet suonano preziosi strumenti italiani:  Ilya Gringolts  uno Stradivari del 1718, Anahit Kurtikyan un Camillo Camilli del 1733, Silvia Simionescu una viola di Jacobus Januarius del 1660 e Claudius Hermann uno straordinario violoncello Maggini del 1600, appartenuto in passato al Principe Galitsin, intimo amico di Beethoven, che per primo eseguì gli ultimi quartetti del grande compositore tedesco su questo strumento. 

Equilibrio mirabile, estrema chiarezza delle voci che disegnano un tessuto musicale finissimo e di ampio respiro.  ( The Indipendent)

Il modo in cui il Gringolts Quartet delinea l’architettura delle opere che affronta è semplicemente miracoloso, e questo lascia all’ascoltatore il desiderio sincero di riascoltarli. Stephen Pritchard The Guardian, 21 Giugno 2014 

Di nazionalità svedese,  Malin Hartelius ha studiato a Vienna con Margarethe Bence e iniziato la sua carriera come membro dell’Opera di Stato di Vienna, dal 1989 al 1991 e dal 1991 al 2012 come interprete all’Opera di Zurigo, ricoprendo tutti i ruoli mozartiani. Ha cantato altresì i ruoli di Sofia ( Rosenkavalier) Adina ( Elisir d’Amore), Leila ( Il Pescatore di Perle) , Tatjana ( Eugenio Oneghin). Nel luglio 2011, dopo la prima rappresentazione del Re Pastore a Zurigo, è stata festeggiata come una delle migliori interpreti oggi al mondo del repertorio mozartiano. Spesso affronta anche opere di raro ascolto come Alfonso ed Estrella, per la direzione di Harnoncourt, a Zurigo e  Medea di Cherubini al Festival di Salisburgo. E’ stata invitata nei Teatri d’opera di Berlino, Aix –en Provence, Amburgo, Schwenzingen, Cleveland, dove ha cantato la trilogia mozartiana su testi di Da Ponte, l’Handel-Pastice Sale all’opera di Winterthur. Malin Hartelius è anche una raffinatissima interprete dei lavori per voce e orchestra. Canta spesso con direttori di grande prestigio quali Ivor Bolton, Riccardo Chailly, William Christie, Adam Fischer, Sir John Eliot Gardiner, Nikolaus Harnoncourt, Martin Haselböck, Mariss Jansons, Philippe Jordan e Franz Welser-Möst e con orchestre quali la Filarmonica di Vienna, Royal Concertgebouw Orchestra, Gewandhausorchester di Lipsia, Tonhalle-Orchester di Zurigo, Accademia di Santa Cecilia, Philharmonia Orchestra, Bavarian Radio Symphony Orchestra, London Symphony Orchestra e Cleveland Orchestra. I suoi impegni più recenti l’hanno vista sui palcoscenici del Festival di Salisburgo con il Messia di Handel e la IV sinfonia di Malher, il Requiem Tedesco di Brahms, la messa in do minore di Mozart e la Jahreszeiten di Haydn con la Cleveland Orchestra, la Creazione di Haydn per la direzione di Adam Fischer e la IX sinfonia di Beethoven con Riccardo Chailly. Fra le performance più significative della stagione 2013/14 si ricordano il Pipistrello di J.Strauss con Metha e il debutto come Donna Anna al Teatro Massimo di Palermo. Canterà a Milano con Chailly nell’ottava di Mahler, nella Messa in Mi maggiore di Schubert a Monaco e la seconda di Mahler al Musikverein di Vienna. Molte sono le testimonianze discografiche dell’arte di Malin Hartelius, realizzate con la Freiburger Barockorchester, con la Bavarian Orchestra e M.Janson, con R.Norrington e la Camerata Salzburg, con Sir J.E. Gardiner e il Coro Monteverdi. Nel Gennaio 2010, l’artista ha ricevuto dal Re di Svezia, a Stoccolma, il premio “Litteris et Artibus”.

Martedì 15 marzo ore 20.30

Gringolts Quartet

Absolute Schönberg *

Integrale dei Quartetti per archi di Arnold Schönberg in occasione dei 70 anni dalla morte del compositore

1° concerto

Schönberg 

Quartetto n. 3 op. 30 

Quartetto n. 1 in re minore op. 7 

*Progetto Originale IUC

Sabato 19 marzo ore 17.30

Malin Hartelius soprano

Gringolts Quartet 

Absolute Schönberg

Integrale dei Quartetti per archi di Arnold Schönberg in occasione dei 70 anni dalla morte del compositore

2° concerto

Schönberg 

Quartetto n. 4 op. 37 

Quartetto n. 2 in fa diesis minore op. 10 per soprano e quartetto d’archi 

mercoledì 9 marzo 2022

London Calling: British Contemporary Art Now

A Palazzo Cipolla a Roma, per la prima volta in Italia, la mostra “London Calling: British Contemporary Art Now”. 50 anni di arte londinese raccontati attraverso oltre 30 magnifiche opere di 13 artisti di fama internazionale: da David Hockney a Anish Kapoor, da Jake e Dinos Chapman a Damien Hirst fino ad arrivare a Idris Khan.



Dal 17 marzo al 17 luglio 2022, le sale di Palazzo Cipolla a Roma ospitano una delle più particolari mostre di arte contemporanea mai realizzate in Italia: “London Calling: British Contemporary Art Now. From David Hockney to Idris Khan”: una mostra che attraverso oltre 30 opere riunisce il lavoro di 13 grandi artisti britannici di diverse generazioni, per la cui carriera artistica la città di Londra ha svolto un ruolo molto importante.

La mostra presenta un parterre d’eccezione di artisti nati nell'arco di cinque decenni, tra il 1937 e il 1978: David Hockney, Michael Craig-Martin, Sean Scully, Tony Cragg, Anish Kapoor, Julian Opie, Grayson Perry, Yinka Shonibare, Jake e Dinos Chapman, Damien Hirst, Mat Collishaw, Annie Morris e Idris Khan.

Una sequenza di artisti la cui carriera è stata in qualche modo influenzata dalla capitale britannica, o perché vi sono nati, oppure vi si sono recati durante la propria formazione, o magari trasferiti in un secondo momento in modo da essere vicini alle grandi gallerie e musei, quando non semplicemente per andare alla ricerca di nuovi orizzonti creativi. Nomi che hanno contribuito a collocare Londra nell’Olimpo delle avanguardie artistiche, così come lo erano state in precedenza Firenze nel Rinascimento, Parigi con l'Impressionismo o New York nella seconda metà del XX secolo. Artisti che innestano le loro radici su una Londra di inizio anni Sessanta, in piena trasformazione economica e sociale e che si preparava a diventare una delle capitali indiscusse dell'arte contemporanea.

Partendo dal più anziano, David Hockney, fino a giungere al più giovane, Idris Khan, il percorso espositivo propone uno spaccato dell'attuale scena artistica londinese attraverso una serie di opere iconiche selezionate dai curatori Maya Binkin e Javier Molins in collaborazione con gli artisti stessi. Ideata dalle collezioni/studi personali degli artisti, la mostra è supportata da gallerie e collezioni internazionali come Gagosian Gallery, Goodman Gallery, Galerie Lelong, Lisson Gallery, Modern Forms, Victoria Miró Gallery, Galerie Thaddaeus Ropac, Sean Kelly Gallery, New York, Tim Taylor Gallery, London, Tucci Russo Studio per l'Arte Contemporanea.

La varietà degli artisti presenti consente, inoltre, di contemplare tecniche compositive assai diverse tra loro, come pittura, scultura, disegno, ceramica, fotografia, video e molto altro, esprimendo una molteplicità di temi quali la vita quotidiana, il confino, l'esplorazione dell'essere umano, il paesaggio, la politica, la religione, la storia dell'arte, la letteratura, la musica, il genere, la violenza o il rapporto tra la vita e la morte.

La mostra è promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, ed è realizzata da Poema con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia.

lunedì 7 marzo 2022

Oibò sono morto, al Teatro del Lido, il tema dell'aldilà tra comicità e riflessione

Di scena al Teatro del Lido Oibò sono morto, uno spettacolo che racconta di cosa succede quando “la signora morte” ci viene a prendere e dove si affronta il tema dell’aldilà in modo leggero e consolatorio. Venerdì 11 marzo alle ore 21.




Sul palcoscenico del Teatro del Lido venerdì 11 marzo alle ore 21 va in scena lo spettacolo Oibò sono morto. Ad interpretarlo l'attore danese Jacob Olesen affiancato da Giovanna Mori. Regista, autrice ad attrice (anche lei, come Olesen, studente presso l'Ecole International du Théâtre Jacques Lecoq di Parigi), collabora con la Compagnia Donati & Olesen per cui ha scritto e firmato la regia di alcuni loro spettacoli di successo.

Liberamente tratto da due romanzi di autori scandinavi Jan Fridegard e Arto Paasilinna, Oibò sono morto racconta di cosa succede quando “la signora morte” ci viene a prendere, di cosa succede dopo, insomma, di cosa c’è nell’aldilà. In Oibò i due attori Giovanna Mori, e Jacob Olesen, immaginano un luogo di passaggio tra la vita terrena e l’eternità assoluta. Una specie di “non dove” dove le anime passano e soggiornano prima di andare, “dove non so”. Luogo dal quale non si può tornare indietro, dove non si ha più ne freddo né caldo, né fame, né bisogno di andare dal parrucchiere, ma dove ancora si provano passioni, sentimenti e curiosità. 

C’è un uomo. Cammina per strada. E lì sta passando una bella donna. L’uomo si volta guardarla. Passa una macchina, lo investe, muore. La sua anima lascia il corpo e si mette a guardare quello che succede. Il trambusto intorno a lui, l’ambulanza l’ospedale. In ospedale. c’è una donna. Intorno a lei i parenti che cercano di trattenerla con il loro amore. E l’anima dell’uomo che ha seguito invano il suo corpo, la vede e se innamora. E si mette ad aspettarla. Finalmente per lui, purtroppo per lei, eccola che arriva. Comincia così una storia d’amore. Senza paura di retorica, la storia di due anime. Anime che guardano al loro passato con stupore e struggimento e al loro futuro senza possibilità di costruzione, ma intanto “vivono” quel presente.

Prenotazioni: www.vivaticket.com/

mercoledì 2 marzo 2022

ESPLORAZIONI MUSICALI, al Teatro del Lido di scena l'Orchestra di Villa Pamphilj sotto il segno dell’eclettismo e della contaminazione

Un concerto speciale in cui accanto a classici della tradizione jazzistica e a brani di grandi autori del Novecento, da Bartok a Debussy e Satie, verranno eseguiti, per la prima volta dal vivo, brani originali composti dal direttore Fabrizio Cardosa. Venerdì 4 marzo ore 21.



La Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia presenta l'Orchestra di Villa Pamphilj in ESPLORAZIONI MUSICALI, direzione e arrangiamenti Fabrizio Cardosa. Interpreti Asia Cannone voce, Francesco Belfiore flauto traverso, Stefania Foresi clarinetto, Marina Laurenzana, Raffaela Brambilla, Emiliano Cozzi, Antonio Settimo sax, Enrico Biciocchi chitarra, Riccardo Marini pianoforte, Daniele Mancini tastiere, Riccardo D’Arpino basso elettrico, Francesco Paradisi Miconi batteria.

L’Orchestra di Villa Pamphilj è ormai una solida realtà musicale romana. L’ensemble, promosso e sostenuto dalla Scuola Popolare Di Musica Donna Olimpia, ha visto negli anni avvicendarsi in organico allievi ed ex allievi dalla Scuola. L’orchestra ospita e accoglie giovani musicisti e solidi dilettanti più maturi, tutti desiderosi di partecipare ad un progetto di musica d’insieme complesso e stimolante. Il repertorio dell’Orchestra di Villa Pamphili si configura nel segno dell’eclettismo e della contaminazione comprendendo brani della tradizione colta novecentesca di Bartòk, Satie o Ravel, escursioni nel jazz di M. Davis, H. Mancini e B. Bacharach, scorribande nell’art rock di Frank Zappa.

Progetti in collaborazione con noti artisti come la cantante Ada Montellanico, Patrizio Fariselli, mitico tastierista degli Area, col sassofonista Alessandro Tomei, con nsegnanti della scuola hanno dato lustro al lavoro di questi anni allargando gli orizzonti della formaZiad Trabelsi dell’Orchestra Di Piazza Vittorio e con molti musicisti izione che è diretta sin dalla fondazione dal M° Fabrizio Cardosa che è compositore e arrangiatore di tutto il materiale proposto al pubblico in concerti e incisioni. La ricerca di un sound peculiare passa anche attraverso brani originali e progetti come l’operina musicale “Lucignolo e gli altri” (2018) o la realizzazione di uscite discografiche come il primo lavoro “L’Arte di arrangiarli” e un EP tributo all’opera di Miles Davis dal titolo “30 MILES”, entrambi disponibili su tutte le piattaforme digitali. L’impegno con cui anche i musicisti più giovani hanno affrontato questa esperienza musicale probante e ambiziosa fa ben sperare per il futuro, anche in virtù del positivo riscontro del pubblico presente ai numerosi concerti tenuti dalla formazione (tra gli altri presso la Casa del Jazz, il Teatro Villa Pamphilj, il Teatro Tor Bella Monaca, il Festival Musica&Musica, il Teatro Quarticciolo, il Riverside Roma).

Ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria su www.eventbrite.it/

Casa del Jazz: presentata la stagione estiva Summertime 2022 e Concerti nel Parco

Presentata la stagione estiva Summertime 2022. La stagione di concerti e spettacoli alla Casa del Jazz. Stelle italiane, jazz/rock legend, n...