giovedì 11 novembre 2021

I Quattro Elementi - Concerto per coro, pianoforte e voce recitante. Il Coro Città di Roma di scena a San Paolo entro Le Mura

Il Coro Città di Roma nell'ambito della rassegna Luminaria si esibirà in un concerto per coro, pianoforte e voce recitante con un programma incentrato sul tema dei quattro elementi. Il 21 Novembre alle ore 18:30, presso la chiesa di San Paolo entro le Mura a via Nazionale.




Prenderà il via, nell'ambito della rassegna Luminaria, I Quattro Elementi - Concerto per coro, pianoforte e voce recitante. Un appuntamento imperdibile con il Coro Città di Roma diretto da Mauro Marchetti che si esibirà con uno splendido programma sul tema dei quattro elementi: Aria, Terra, Acqua e Fuoco. Un'ottima occasione per ascoltare un concerto bellissimo che anticipa la festa di Santa Cecilia e che contribuirà ad accendere una luce dopo il buio causato dalla pandemia. 

Aria, Terra, Acqua e Fuoco sono i quattro elementi naturali su cui ruotano ben 15 magnifici brani eseguiti dal Coro Città di Roma. Ad ospitare il concerto è la chiesa di San Paolo entro le Mura, una location di prestigio e di grande rilevanza storico-artistica nella città di Roma e dichiarata monumento nazionale dallo Stato Italiano per i suoi tesori artistici nonché luogo privilegiato per proporre musica di qualità, classica e non solo.

Questo concerto, che invito a tutti di non perdere, si inserisce nell'ambito di Luminaria, rassegna concertistica prestigiosa e popolare allo stesso tempo, che la chiesa anglicana ospita da più di 20 anni in una suggestiva atmosfera a lume di candela: con gli occhi colmi della bellezza dei mosaici preraffaelliti di Edward Burne-Jones, ed immersi in una acustica morbida, generosa, ma comunque limpida e chiara, gli artisti presentano le loro proposte ad un pubblico sempre numeroso ed appassionato. 

Grazie alla stretta collaborazione fra l'organizzazione artistica Opera in Roma e la chiesa stessa, è stato possibile dare il benvenuto alla stagione 2021, dopo la forzata chiusura di quasi 2 anni a causa della pandemia. Un momento da troppo tempo atteso che vuole essere un ulteriore segno di rinascita culturale e musicale. Come questo del Coro Città di Roma, molti concerti sono gratuiti, e la prenotazione non è vincolante. Tuttavia, anche a causa delle rigorose procedure di ingresso (controllo green pass e tracciabilità) vi invito a prenotarvi on-line e/o a prendere contatto con l'organizzazione prima del concerto: questo piccolo gesto consentirà di ridurre al massimo i tempi di attesa in fila davanti all'ingresso.

Ma veniamo al programma della serata. Come accennato i brani eseguiti vertono sugli elementi della natura: Aria, Terra, Acqua e Fuoco, che per molte filosofie e religioni sono alla base della creazione del mondo. Una teoria che fu formulata ed introdotta a partire dal VI secolo a.C dal filosofo greco antico Anassimene di Mileto e successivamente dal filosofo siceliota Empedocle e assimilata anche dai filosofi greci Socrate ed Aristotele. I quattro elementi e la loro valenza simbolica, nel corso dei secoli hanno influenzato anche l'arte in generale. Molti artisti ne furono affascinati. Li ritroviamo presenti in molte opere pittoriche e come in questo caso nelle composizioni musicali a ragione del valore profondo che questi infondono nel sentimento umano.

Ecco i brani in ordine di esecuzione:

Fyer Fyer

Fyer Fyer è un madrigale elisabettiano a cinque voci composto nel 1595 da Thomas Morley. I versi giocano sul valore simbolico che nella poesia a tema amoroso ha sempre avuto il fuoco, metafora della passione: dietro quel grido ("My hart!") con cui un uomo disperato sembrerebbe chiedere aiuto perché avvolto dalle fiamme di un incendio si cela un'invocazione dell'amante alla donna amata, al "suo cuore", perché lo soccorra e non lo lasci avvampare nelle fiamme dell'amore non corrisposto, della passione inappagata. A livello musicale il deflagrare delle fiamme è reso dal polifonico moltiplicarsi delle cinque voci in corrispondenza delle sillabe "fa la"  mentre, in omoritmia, spicca il doloroso e solitario lamento dell'amante abbandonato nell'incendio scatenato dalla sua stessa passione amorosa.

The Heavens' Flock

The Heavens' Flock è un brano composto da Ēriks Ešenvalds nel 2014. I versi, di grande suggestione, sono della poetessa Paulann Petersen: l'immagine iniziale che dipinge le stelle come "gregge dei cieli" (racchiusa nel titolo stesso del brano) conferisce alla musica  un'aura di meditazione celeste in cui spicca, per la sua bellezza e semplicità, la figura del poeta come "pastore di parole" ("shepherd of these words") la cui fiamma può certo apparire piccola ("a small blaze")  rispetto agli spazi siderali percorsi dalle stelle nel loro "pascolo". E tuttavia il bagliore della poesia - e diremmo noi anche quello della musica -  è molto simile alla luminosità delle stelle e al calore del fuoco ("a fire so unlike and like your own") perché illumina e riscalda gli animi di noi che cantiamo e di voi che  ascoltandoci - ci auguriamo- avrete l'occasione di perdervi nelle linee vocali che scaturiscono dalle otto voci su cui è costruito il brano e di ritrovarvi, nella calma del finale, più in armonia con la profondità di ogni elemento della terra: dai ramoscelli che scricchiolano sotto i nostri piedi, al fuoco che ci scalda i palmi delle mani, fino alle stelle, che si impigliano nel cielo notturno e ci avvolgono come un velo scuro punteggiato di luce.

When the earth stands still

When the earth stands still di Don Macdonald, autore della musica e dei versi, così ci parla del suo lavoro: "Ho scritto questo per il piccolo ma avanzato coro giovanile di mia moglie Allison Girvan, Laline... Ho deciso di comporre una canzone proprio come farebbe un cantautore contemporaneo, con i miei testi e una forma basata sulla ripetizione di versi e ritornelli. Questo è probabilmente uno dei miei pezzi più facili da imparare ma anche uno dei più difficili da eseguire poiché le frasi lunghe richiedono una grande attenzione alla dinamica, alla respirazione e alla consistenza del tono." Il brano sembra essere un invito a smettere di correre e a fermarci per ascoltare il silenzio e il respiro degli elementi. Solo se poi lasceremo che anche il nostro tempo si fermi insieme alla terra, assaporeremo l'abbraccio e il calore delle persone amate che ci avvolgeranno come "rami di un albero" ci offriranno riparo dalle tempeste dell'animo.

Amor io sento l'alma

Amor io sento l'alma è un brano di Morten Lauridsen, prestigioso compositore contemporaneo di musica corale, contenuto all'interno dei Six Fire Songs, una raccolta di madrigali sui poemi rinascimentali italiani. Morten Lauridsen, scrisse questi sei capolavori per la University of Southern California Chamber Singers. La raccolta fu pubblicata nel 1987. Inutile dire che le composizioni riscossero un grandissimo successo e tuttora sono dirette dai più prestigiosi direttori di coro internazionali. Come dicevo il ciclo del fuoco è un insieme di sei poesie rinascimentali italiane che coinvolgono l'immagine del fuoco come un elemento dell'amore romantico. Questa metafora è stata spesso usata da molti poeti della fine del Cinquecento. Fonte di ispirazione di queste composizioni sono autori rinascimentali della portata di Josquin, Palestrina, Monteverdi e Gesualdo. Nello specifico "Amor, Io Sento L'alma" era in origine una ballata scritta da Machiavelli per la sua amante Barbera Salutati. Fu in seguito modificata dal compositore fiammingo Jhan Gero, che la ridusse ad un madrigale. E' necessario sottolineare che la parte finale del pezzo che ascolterete è un magistrale esempio di augenmusik o eye music, il cui significato tradotto è quello di evidenziare al cantore alcune parole dette foco (quelle che noi definiremo parole chiave) ritenute importanti dal compositore. Anche l'andamento della scrittura della linea melodica evoca, ancor prima della percezione sonora, l'immagine suggerita dalla parola da musicare. Amor, io sento l'alma” non è facile da eseguire, con tonalità ambigue, cambi di metrica, tempo veloce e melodie cromatiche e spigolose. Tuttavia, questi ostacoli legati al pezzo, sono  probabilmente le sfaccettature che danno alla musica un vero significato. E' lo stesso Morten Lauridsen a parlarne: "I Madrigali del compositore rinascimentale Monteverdi hanno fornito l'ispirazione per i miei Madrigali. Immagini simboliche di fiamme, incendio e fuoco ricorrono spesso nelle poesie d'amore italiane di quest'epoca e il mio ciclo su testi che impiegano questo motivo di fuoco fonde le caratteristiche musicali stilistiche del periodo (parola pittorica, modalità, audaci cambiamenti armonici, intricato contrappunto) all'interno di un linguaggio compositivo contemporaneo. La musica emana da un'unica sonorità primordiale (il "Fire-Chord") che apre il pezzo e si trova ampiamente in tutti e sei i movimenti in una miriade di forme e manipolazioni, fornendo un'unità motivica per completare la poetica. Questo ciclo di madrigali è stato designato un capolavoro corale americano dal National Endowment for the Arts."

Oceani Nuovi

Composto da Giulio De Carlo sui versi di Elisa Gastaldon, Oceani Nuovi porta con se il profumo del mare. La musica, come racconta lo stesso compositore, è nata dalla spuma dell'incontro di ispirazioni  immaginative, musicali e poetiche: "Il brano nasce dalla collaborazione con Elisa Gastaldon, autrice dello splendido testo grazie al quale ho potuto comporre la mia musica e con il Maestro Mauro Marchetti, Direttore del Coro Città di Roma, che ha splendidamente interpretato il pezzo. Le parole di Elisa Gastaldon ci accompagnano in un viaggio che dalle stelle cadute del cielo ci porta fino alle conchiglie delle assolate spiagge. Stelle e conchiglie sono entrambe gemme preziose che brillano in un cammino che incontra la rigenerazione che le acque infinite del mare offrono ai viandanti della vita".

The Rose

The Rose è un affascinante brano composto dall'autore contemporaneo norvegese Ola Gjeilo. Il compositore ha studiato al Royal college of music di Londra e ha conseguito il master in composizione classica alla Juilliard School di New York, città in cui attualmente vive e lavora. La sua produzione è prevalentemente rivolta al repertorio corale, sia sacro che profano. Conosciuto universalmente sull'onda del successo ottenuto con il disco intitolato Northern lights – nominato nel 2012 miglior iTunes Classical Vocal Album. Come in tutto il suo lavoro, The Rose riesce  a raggiungere e toccare il profondo della nostra anima. Ne sono esempi proprio il minimalismo delle improvvisazioni pianistiche sulle armonie “a cappella” dell'iniziale Ubi caritas, le nuove rielaborazioni dei movimenti sparsi della Sunrise mass, il best seller Northern lights (su testi tratti dal Cantico di Salomone) o ancora la forza d'impatto del brano Serenity (O magnum misterium): sono tutti frutti di una vocazione alla semplicità che si traduce in uno stile caratterizzato da fresca invenzione melodica, ricerca timbrica e immediatezza espressiva. The Rose è stato musicato sulle struggenti parole di una poesia della poetessa Christina Rossetti. Sembra una coincidenza ma questo brano ben si inserisce nella location di San Paolo entro le mura; come dicevo infatti in questa chiesa sono custoditi i bellissimi mosaici preraffaelliti eseguiti dal preraffaelita Edward Burne-Jones e Christina Rossetti era considerata proprio la poetessa dei Preraffaelliti. Era infatti sorella di Dante Gabriel Rossetti, capostipite del Movimento artistico Preraffaellita, sorto in Inghilterra nella metà del 1800. Italo-britannica, il padre era Gabriele Rossetti, un poeta italiano, fu spesso musa e modella per dipinti celeberrimi, oltre che una femminista ante litteram, provvedendo a se stessa con la sua produzione letteraria. I suoi sonetti, come appunto The Rose, riflettono la sua indole fragile e sensibile, caratterizzati da una lirica spontanea e priva di schemi letterari che si può collocare nel solco della grande tradizione della lirica religiosa inglese. La sua poesia, il cui tema dominante è la meditazione sulla morte, raggiunse intensità e squisitezza formale nell'equilibrio tra arte e istinto.

Friendship 

Un inno all'amore e al valore dell'amicizia universale dove gli elementi si uniscono per diventare parte indivisibile con l'essere umano. Friendship di Piero Caraba, autore italiano di musica strumentale e da scena, con un curriculum di tutto rispetto, è un brano basato su una meravigliosa poesia di Barbara Xella. "Un velo di me si stende sugli oceani ci sei dentro. Un velo di te avvolge le terre ci sono dentro. Lo spazio e il tempo collassano ed espandono nel Regno della Presenza. Non ci sono distanze nel Regno dell'Amicizia. Qui, ora. I nostri bicchieri di cristallo si toccano quando li eleviamo all'Amore". Friendship è uno dei quei brani che riescono a scaldare il cuore e a guardare con occhi nuovi il nostro presente.

Earth Song

L'elemento Terra è protagonista del bellissimo Earth Song. Composto da Frank Ticheli, è un brano molto popolare e tra i più eseguiti a ragione della sua adattabilità a qualsiasi tipologia di coro. Inizialmente la composizione fu eseguita per una ensemble di fiati all'interno di un progetto denominato Sanctuary, successivamente il compositore ha deciso che doveva essere cantata da un coro. La musica di fatto racchiude la vocalità in sé stessa. L'idea di Earth Song nasce sotto il periodo della guerra in Iraq e di fatto fu scritto come un messaggio di pace universale, contro tutti i conflitti e violenze. Insomma un grido e una preghiera per la pace. I versi di apertura di Earth Song ben sintetizzano questo messaggio: “Sing. Be. Live. See". La seconda metà del brano parla della musica come rifugio dalla violenza e forza confortante. La musica diventa così il luogo in cui le persone possono trovare accettazione, amore e grazia salvifica. La musica e il messaggio di Earth Song sono senza tempo e dove è possibile continuare a trovare sempre pace anche quando la vita ci travolge e ci divide.

Vidi aquam

Il nono brano non avrebbe bisogno di presentazioni in quanto scritto da Tomás Luis de Victoria, considerato il più eminente compositore della scuola spagnola della polifonia sacra classica cinquecentesca. Come in Palestrina, cui può essere accostato, la ragione profonda del suo stile è contenuta nella linea melodica che, nonostante la stretta osservanza delle regole della polifonia, produce un effetto di grande impatto emotivo, dando vita a una delle più alte espressioni del drammatismo mistico castigliano. L'opera di De Victoria, che consta di 20 Messe, 44 Mottetti, 34 Inni, diversi Magnificat, responsori, due Officium Hebdomadae Sanctae e un Officium Defunctorum, Vidi aquam appunto, composto in occasione della morte dell'imperatrice. Di Vidi aquam il compositore spagnolo in una lettera diretta ai rettori del collegio germanico a Roma scrisse: "Ho fatto questo Officium per onorare la morte dell'Imperatrice Nostra Signora, che sarà in cielo; il quale essendo, alla gloria di Dio, così eccellente ho inviato a tutti i principi e prelati della cristianità. Tutta la sua opera costituisce il più grande monumento della musica spagnola, ed è paragonabile soltanto alla grande produzione polifonica di Palestrina e Orlando di Lasso. Vidi aquam nella chiesa cattolica è un'antifona, cantata nel tempo di Pasqua per accompagnare il rito dell'aspersione con l'acqua benedetta. Il testo si riferisce alle parole del profeta Ezechiele (Ez 47 1), che vide le acque sgorgare dal Tempio e santificare la terra e il mare.  

Water Night

Water Night è una composizione del grande Eric Whitacre, tra i più prestigiosi compositori contemporanei e direttore d'orchestra, vincitore di un Grammy. Whitacre è uno dei musicisti più popolari della sua generazione. La sua musica da concerto è stata eseguita in tutto il mondo da milioni di musicisti dilettanti e professionisti, mentre i suoi innovativi Cori Virtuali hanno unito cantanti provenienti da oltre 145 paesi diversi. Water Night è un emozionante brano per cori divisi, basato su una traduzione di una affascinante poesia di Octavio Paz. La struttura musicale, di grande efficacia, utilizza una tavolozza avanzata di colori armonici che dona all'ascoltatore un effetto scintillante e misterioso. 

Again (after Ecclesiastes)

Again (after ecclesiastes) è un brano di David Lang, compositore americano contemporaneo e Co-fondatore del collettivo musicale Bang on a Can. E' stato insignito del Premio Pulitzer 2008 per la musica per The Little Match Girl Passion. Ha vinto inoltre un Grammy Award 2010 per la migliore interpretazione di un piccolo ensemble di Paul Hillier e Theatre of Voices ed è stato nominato per un Academy Award per "Simple Song #3" dal film Youth. Again (dopo ecclesiastes) è un'ambientazione di pochi versi dell'inizio del Libro dell'Ecclesiaste, liberamente adattato. Ecclesiaste è un profeta ebreo (in ebraico il suo nome è Kohelet) e il suo libro viene tradizionalmente letto durante la festa del raccolto il Sukkot. Il significato che si vuole dare attraverso la cadenza di poche semplici parole: di nuovo, di nuovo e di nuovo è quello della ciclicità delle stagioni che si susseguono senza sosta scandendo la vita degli uomini. Again trasmette la stanchezza di tutti questi cicli infiniti, concentrandosi sul peso delle cose che si ripetono. Il brano è stato commissionato e premiato dal Cerddorion Vocal Ensemble uno dei gruppi corali più apprezzati di New York. Il Cerddorion nel 2011 ha lanciato un concorso annuale per compositori emergenti, progettato per favorire la creazione e l'esecuzione di nuove opere per coro misto. Oltre a Lang il premio è stato aggiudicato ad artisti del calibro di David Schober, Paul Moravec, Bruce Saylor e Veronika Krausas.

The wind 

The Wind è un brano del compositore e direttore d'orchestra inglese Joseph Barnby. Anche in questo brano si contempla l'incontro tra gli elementi della natura e l'uomo, ma in maniera più ancestrale. L'essere umano che si trova di fronte alla forza degli elementi, ne ascolta il richiamo e con forte emozione comprende che questa potenza è vita in quanto essenza dell'immanenza. Come il testo recita: Il vento soffiava per terra e per mare, forte e libero, forte e libero. Onde spumeggianti si alzarono per incontrarlo. I maestosi pini si inchinarono per salutarlo. Mentre il mare lamentoso, lamentoso. E il mormorio sospiro della foresta. Mi sono unito al pianto, mi sono unito al pianto del vento che spazzava la terra e il mare. Soffia, soffia, tu vento, sul mare. Feroce e libero, sul mare. Il brano racchiude infine un messaggio di speranza: la forza del vento può spazzare via la vita, ma se osserviamo un campo soleggiato sono i fiori e le erbe più fragili a piegarsi per sopravvivere. La vita continua nella tenerezza o nell'ira, in terra o in mare.

Se per havervi, oime

Con Se per havervi, oime torna ad essere di scena l'elemento Fuoco. Firmato sempre da Morten Lauridsen, il brano è inserito, come Amor io sento l'alma, all'interno dei Six Fire Songs, la raccolta di madrigali sui poemi rinascimentali italiani. Anche in questo caso il brano coinvolge l'immagine del fuoco come elemento dell'amore romantico ma qui ancor più struggente. In questo madrigale il poeta si dispera al pensiero di vivere senza l'affetto della persona amata, e si lamenta di essere così miserabile. Un brano estremamente ben concepito dove emerge il genio di Lauridsen nel creare le diverse sfaccettature musicali attraverso l'impiego di manipolazioni localizzate del testo che diventano così i pilastri strutturali di tutta la composizione. Un brano con i tipici ornamenti Monteverdiani, pervaso da toni accesi ed estrema precisione ritmica.

La pioggia nel pineto

La pioggia nel pineto è un brano composto da Alessandro Kirschner, giovane compositore e direttore di coro italiano molto apprezzato sia in Italia che all'estero, si basa sul riadattamento della nota lirica del poeta Gabriele D'annunzio, la cui tematica dominante è quella del Panismo, ovvero della completa fusione dell'uomo con la natura. Il tema centrale di questa poesia è quello dell’amore del poeta per Eleonora Duse. D’Annunzio ebbe una relazione con questa bellissima attrice ed è lei ad ispirare questo componimento. Qui la donna amata accompagna il poeta durante una passeggiata estiva in campagna finché un temporale non li sorprende, lasciandoli soli e intimi nel pineto, sotto l’acqua che cade e che crea un’atmosfera surreale. La donna viene chiamata “Ermione”, un nome che ricorda un personaggio della mitologia greca, sposata e abbandonata da Oreste: D’Annunzio è come Oreste che torna a lei e alla Natura dopo aver dimenticato di contemplare questo mondo incontaminato, perso nella vita caotica e mondana della città. E' un brano che per la ritmicità dei suoi versi fa rivivere all'ascoltatore il suono della pioggia estiva che batte sul fogliame degli alberi e la metamorfosi fiabesca di cui i due amanti sono i protagonisti.

Cloudburst 

A chiudere il concerto sarà Cloudburst; ancora una composizione di Eric Whitacre per coro a otto voci, con accompagnamento di pianoforte e percussioni. Un pezzo incredibile e di forte impatto scenico che Whitacre ha iniziato a scrivere nel 1991 (quando il compositore aveva 21 anni), su richiesta del direttore d'orchestra Dr. Jocelyn K. Jensen per il suo coro del liceo - la versione finale del pezzo è stata pubblicata nel 1995. Il testo è stato adattato dal poema El cántaro roto di Octavio Paz (The Broken Water-Jar), ​​e ispirato dall'esperienza del compositore che assisteva a un nubifragio nel deserto. La prima sezione è a cappella con gruppi di toni dissonanti. Whitacre annota note lunghe e sostenute con un testo che deve essere pronunciato a caso da ogni singolo cantante. Dopo la sezione di apertura c'è un assolo di baritono, seguito dallo sviluppo di un nuovo tema a cappella. Questa sezione continua con un assolo incantatorio parlato e aritmico con sottofondo. Nella sezione intitolata "The Cloudburst", i campanelli (che sono diretti ad essere nascosti al pubblico) suonano due battute scritte, e poi suonano a caso mentre il coro cresce in una sezione aleatoria, che è segnalata da un forte applauso di " tuono". Durante questo periodo, il coro inizia a battere le mani, schioccare dita e battere le mani sulle cosce per imitare il suono della pioggia. Un foglio metallico scosso produrrà il suono del tuono insieme a grancassa, campanelli, piatti sospesi; il tutto ad imitare l'effetto di un temporale. La tempesta gradualmente arriva al suo apice e poi lentamente svanisce. La fine del pezzo rispecchia la sezione iniziale, con il coro che arpeggia ed il pianoforte che suona con la tecnica dei block chords.



Società, Foodporn-mania: per gli italiani il cibo batte il sesso

Secondo un indagine nella top ten dei “piaceri della vita” per gli italiani il sesso si colloca solo al terzo posto. La maggior parte degli ...