mercoledì 25 agosto 2021

Ricerca, peperoni e peperoncini: ricostruita la storia evolutiva. Sarà più facile ora ottenere nuove varietà

Pubblicato su PNAS lo studio coordinato dal CREA su oltre 10.000 campioni da tutto il mondo. 




Dolce o piccante, fresco o conservato, è presente da millenni sulle tavole di tutto il mondo: il peperone (genere Capsicum) è una coltura unica tra le Solanaceae e da oggi, i fattori che ne hanno condizionato la propagazione a livello globale, non hanno più segreti. Un team internazionale di ricercatori (tra i partecipanti italiani anche ENEA e Università di Torino), guidato da Pasquale Tripodi (Centro di Ricerca Orticoltura e Florovivaismo del CREA) e da Nils Stein (Istituto tedesco Leibniz per la genetica delle piante e la ricerca sulle colture), ne ha ricostruito la storia genetica per scoprire quanto gusti culinari e tradizioni alimentari abbiano condizionato la biodiversità e la diffusione di questo prodotto, traendone preziose informazioni scientifiche e agronomiche per il futuro. 

Lo studio - condotto nell’ambito di G2P-SOL, il più ampio progetto di ricerca europeo Horizon 2020 sulla famiglia delle Solanaceae, coordinato dall’ENEA - è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista dell’Accademia americana delle scienze (PNAS). Gli scienziati hanno analizzato oltre 10.000 campioni di specie del genere Capsicum custodite nelle banche internazionali del germoplasma: si tratta della più ampia collezione nel peperone finora caratterizzata e studiata, che rappresenta la diversità di oltre 130 paesi nel mondo, distribuiti in cinque continenti. Mediante tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, sono state sviluppate 26.000 sequenze barcode del DNA in grado di definire in modo univoco ciascun individuo oggetto di studio. Inoltre, sono stati adottati nuovi modelli di analisi genomica di popolazione, in grado di analizzare in modo accurato le similarità tra regioni geografiche di appartenenza delle accessioni, definendo le rotte evolutive della specie.  

I risultati: La ricerca ha confermato che i peperoni allo stato selvatico sono tipici della regione andina e la loro prima domesticazione è avvenuta in quello che oggi è il Messico ed in altre regioni dell’America meridionale con un processo complesso simile a quanto avvenuto per  altre colture come il mais. Grazie alla genetica, è stato quindi possibile ricostruire le rotte di espansione e differenziazione dei peperoni post-domesticazione. Sono stati identificati nuovi centri di diversità genetica in Europa Orientale, Africa e Sud Est Asiatico e individuate le diverse rotte commerciali che hanno permesso la diffusione e diversificazione del peperone dolce e del peperoncino in tali regioni.  

Le tipologie dolci hanno viaggiato sulle orme dei mercanti portoghesi tra il Centro-Sud America e l’Europa, dove erano predilette dai consumatori sulla base di tradizioni culturali e culinarie per poi diffondersi, attraverso la via della seta, nel vicino Medio Oriente e in Asia Centrale, in regioni con lunghezze del giorno e stagioni comuni che ne hanno facilitato la proliferazione. Anche l’Africa, però, può essere considerata come un’altra porta d’ingresso di entrambe le tipologie (dolci e piccanti) per le regioni Asiatiche. Le varietà africane, infatti, hanno evidenziato proprietà intermedie tra quelle americane ed asiatiche: fondamentale, anche in questo caso, la mediazione dei portoghesi che - in particolare attraverso il commercio triangolare transatlantico degli schiavi tra Africa, Europa e le Americhe durante il XVI e il XIX secolo -  ha collegato la diversità del peperone in questi continenti. La via delle spezie, invece, potrebbe aver determinato la maggiore diffusione di accessioni piccanti a scapito di quelle dolci nell’areale Sud est asiatico.  

Il gruppo ha anche rilevato che le regioni del genoma responsabili della piccantezza non erano distribuite in modo uniforme tra le varietà nelle diverse regioni del mondo, suggerendo come i fattori culturali abbiano esercitato un importante influenza primaria sul modello di diffusione dei peperoni.  

Le ricadute Sono stati ottimizzati i dati custoditi nelle banche del germoplasma, correggendo errori di classificazione delle specie  ed eliminando le duplicazioni presenti. Sono state inoltre identificate nuove regioni genomiche alla base di caratteristiche agronomiche d’interesse per la coltura, ad esempio per la pungenza della bacca o per il numero di pedicelli fiorali in grado di incrementare la produzione attraverso l’aumento del numero di frutti per pianta.  

“Quanto emerso apre interessanti prospettive per il peperone e il peperoncino piccante – spiega Pasquale Tripodi, ricercatore CREA Orticoltura e Florovivaismo, coordinatore dello Studio e primo nome della pubblicazione – Grazie, infatti, alle informazioni genomiche sulle migliaia di accessioni esistenti e conservate nelle banche mondiali dei semi sarà possibile sia lavorare a nuove potenziali varietà migliorate sia scegliere nuove aree verso le quali destinare le produzioni, sempre in un’ottica di resilienza al cambiamento climatico e di sostenibilità ambientale”. 

mercoledì 18 agosto 2021

Philippe de Monte, fallimenti, ostacoli e miserie di uno dei più grandi polifonisti rinascimentali

Prolifico madrigalista, autorevole compositore di messe e brani religiosi, Philippe de Monte è stato senza dubbio, e resta, uno dei grandi del suo tempo. Celebrato in vita alla stregua di Lasso e Palestrina, dopo la sua morte è lentamente caduto nell'oblio tanto che oggi ben pochi ricordano la sua grandezza. La sua gigantesca opera non è stata completamente dimenticata. Sarà di scena infatti a breve un film concerto a cura del coro Graindelavoix diretto da Björn Schmelzer con composizioni in cui fallimenti, ostacoli e miserie sono gli elementi centrali che ci regalano un ritratto unico di De Monte e del suo successo negato.




Il "Don Chisciotte del madrigale italiano". Così Philippe de Monte viene chiamato tra la ristretta élite di appassionati cultori della polifonia rinascimentale. Il riferimento al personaggio creato da Miguel de Cervantes, è facilmente intuibile in quanto il compositore fiammingo si evidenzia come combattente tragico. La sua lotta era incentrata sulla realtà, scortese e ostile, che intendeva cambiare per un ideale che sapeva essere irrealizzabile. Ma la sua lotta contro i mulini a vento non è stata vana, lasciandoci di fatto opere meravigliose sia sacre sia profane. Un dono raro quello di De Monte che è stato quello di far apparire semplici e naturali i più complessi intrecci vocali, di dipanare le più fitte trame polifoniche in microcosmi sonori distinti, chiari e intelligibili. 

Il suo talento ha fatto risultare lineari e facilmente accessibili opere in realtà estremamente complesse, nate in seno dell'illustre scuola contrappuntistica fiamminga che affondava le proprie radici agli albori del XV secolo. Celebrato in vita alla stregua di Lasso e Palestrina, non ebbe però lo stesso successo imperituro nei secoli. E' difficile tra gli amanti della musica, sentire il nome De Monte. Con il motto "Rien sans Peine", ovvero nulla si ottiene senza fatica e sudore, il compositore fu un vero e proprio stacanovista senza sosta, producendo di fatto un'opera gigantesca che in cuor suo già temeva sarebbe stata dimenticata. Ma è forse proprio questa sua consapevolezza che costituisce la modernità di De Monte e della sua opera aldilà di certe regole e preconcetti.

De Monte nacque nel 1521 a Malines, uno dei gangli vitali della ricca Borgogna. I primi anni della sua attività professionale ricalcarono le orme già percorse da intere generazioni di famosi maestri "oltremontani", adulati e contesi dai più influenti sovrani d'Europa; dopo aver a lungo soggiornato in Italia, prima a Napoli e poi a Roma, dal 1568 ricoprì la prestigiosa carica di maestro di cappella presso la corte imperiale di Massimiliano II e Rodolfo II, tra Vienna e Praga (dove morì nel 1603). 

Come evidenziato da Andrea Milanesi in un raro articolo apparso sul quotidiano Avvenire, c'è attualmente un ampia selezione di mottetti di De Monte raccolta in un cd dal titolo Laudate Dominum (pubblicato da Eufoda e distribuito da New Communication) eseguita dell'Ensemble vocale e strumentale Currende diretta da Erik van Nevel dove viene ben messa in evidenza la sua originale impronta stilistica che si traduce in "un linguaggio che prende le distanze dagli aspetti più cerebrali e utopici della cultura tardo-rinascimentale, per dare voce a un austero e profondo sentimento religioso. Dispensando momenti di grande intensità, soprattutto nei passaggi in cui meglio si evidenzia la scrittura adamantina ed eterea dell'autore fiammingo; come nel fugace respiro del mottetto Gaudent in caelis o nel solenne afflato del monumentale O bone Jesu, che in quasi dieci minuti di musica sublime passa in rassegna i fondamenti della più raffinata tradizione polifonica".

Ora è proprio grazie al coro Graindelavoix diretto da Björn Schmelzer che avremo invece modo di conoscere e approfondire, con un film concerto, l'opera di De Monte dalla quale emerge il lato più oscuro della sua personalità in una serie di composizioni dove sono proprio gli ostacoli, la miseria e il fallimento, il tema centrale della drammaturgia musicale del grande compositore rinascimentale. Un ritratto unico di colui che ingiustamente potrebbe oggi essere considerato un moderno artista fallito.

graindelavoix.be/

Info al seguente link: oudemuziek.nl/agenda/alle-concerten-20212022/fom21053-graindelavoix/1-sep-utrecht-1700/

giovedì 12 agosto 2021

Musica, Arezzo capitale della polifonia internazionale. Al via il Festival Corale Guido D’Arezzo

Convegni, masterclass, concerti, dal 20 al 28 agosto Arezzo è di nuovo capitale della polifonia con il Festival Corale Internazionale Guido D’Arezzo. Un cambio di veste per il 2021, il Festival di fatto sostituisce il Concorso Polifonico nell’ottica di non rinunciare a un evento così sentito e importante per la comunità artistica aretina, nazionale e internazionale.




Il Polifonico ha deciso di salire in scena come Festival e permettere così lo svolgimento dei lavori nonostante le difficoltà che ancora persistono rispetto al Covid-19. L'evento di grande spessore sarà dedicato a due illustri musicisti: Josquin Des Prez e Philippe De Monte con una serie di incontri e approfondimenti che si svilupperanno in convegni, masterclass e concerti.

Ricco il programma previsto per la settimana del Festival Corale Internazionale Guido D’Arezzo con appuntamenti fissi come quello tradizionale con la scuola per direttori di coro che vedrà anche ospiti internazionali; poi ogni mattina il “buongiorno polifonico” con brevi seminari dedicati agli ospiti presenti.

Alle 14,30 spazio per “Un caffè con…”, un momento per interviste e confronti con alcuni dei grandi nomi che saranno presenti ad Arezzo; e ancora per tutta la durata del Festival concerti serali a partire dalle 21, con quattro finali affidati a cori professionali.

Inoltre il 27 agosto, ricorrenza della morte di Josquin Des Prez, ci sarà il Josquin Day con una serie di eventi pensati ad hoc per onorare il grande artista. Non mancherà poi lo spazio dedicato alla didattica come quello del Convegno Internazionale di Musicologia.

L’armonia e la raffinatezza della coralità tornano nella nostra Città, dopo il faticoso periodo di silenzio cui è stata costretta dalla pandemia, ha dichiarato Alessandro Ghinelli, Sindaco di Arezzo e Presidente della Fondazione Guido d’Arezzo. Un’incognita pesante, quest’ultima, che ancora condiziona le nostre vite e le nostre attività, ma che non deve più ostacolare il risveglio dell’arte, la cui bellezza è elemento sostanziale per una più generale ripartenza. La musica, e nello specifico la coralità, saranno compagne di questa ripresa, a partire dal ritorno di una manifestazione che per noi è storia e identità. Manifestazione che per questa edizione si presenta in veste di festival, e non di concorso, per non far mancare ad Arezzo l’eccellenza del canto.

Parafrasando il motto che è stato il leit Motiv dell’attività culturale aretina di questi due anni “Arezzo non molla e riparte!”, diremo che neanche il Polifonico intende mollare e, con l’intento di far partire da Arezzo nei confronti del mondo corale un forte segnale di ripresa, per con le difficoltà enormi che il Covid ha causato, il “Polifonico” si riproporrà anche quest’anno, nel periodo consueto, anche se con caratteristiche del tutto nuove.  Così Alfredo Grandini, vice-presidente Fondazione Guido D’Arezzo che ha continuato precisando che anche se non ci sarà concorso per il 2021, il festival corale che lo sostituisce riporterà comunque nella nostra città cori, musicisti e personaggi come nella sua migliore tradizione, forte ormai dei suoi quasi settanta anni di attività. Non più concorrenti né antagonisti, ma cori e voci legate tutte, quest’anno, da un unico intento: quello di ripartire con una attività fra le più penalizzate dalla pandemia, con lo spirito di sempre e nel nome di Guido d’Arezzo.

Lorenzo Donati, direttore artistico attività corali ha dichiarato infine che dal 20 al 28 agosto ci saranno un’esplosione di eventi straordinari all'interno del Festival Polifonico Internazionale Guido D’Arezzo con i più grandi nomi al mondo in ambito di musica corale. Concerti, seminari, masterclasses, interviste, musica popolare, musica rinascimentale, di tutto e di più nei 9 giorni che faranno tornare Arezzo la capitale della coralità mondiale.

Info: www.fondazioneguidodarezzo.com/

Libri, Sommelier in 5 minuti. Riconoscere e degustare un buon vino non è mai stato così semplice

Arriva in edicola con Il Sole 24 Ore il libro “Sommelier in 5 minuti. Riconoscere e degustare un buon vino non è mai stato così semplice” di...