martedì 14 settembre 2021

Libri, Sommelier in 5 minuti. Riconoscere e degustare un buon vino non è mai stato così semplice

Arriva in edicola con Il Sole 24 Ore il libro “Sommelier in 5 minuti. Riconoscere e degustare un buon vino non è mai stato così semplice” di Francesco Orsenigo. Un prezioso vademecum per sapersi orientare tra tappi, bicchieri, etichette e bollicine. In treno, in autobus, in sala d’attesa, in pausa pranzo: 256 pagine per leggere, imparare, e soddisfare le proprie curiosità sfruttando ogni piccola pausa.



Di volta in volta simbolo di elevazione spirituale e unione con il sacro, di fratellanza e di gioia di vivere, il vino ha accompagnato la storia dell’uomo fin dalla Preistoria. Anche oggi il vino occupa un posto rilevante nella società: lo dimostra il continuo e crescente interesse intorno a metodi di produzione, sistemi di invecchiamento e tecniche di degustazione di questa bevanda antichissima. Ma nel vino c’è anche la storia di chi l’ha coltivato, della geografia di un territorio e delle preferenze dei suoi abitanti. 

Per cercare di comprenderlo un po’ di più – capire come si produce, si conserva e si beve, imparare a degustarlo e ad abbinarlo con i cibi – Il Sole 24 Ore propone in edicola per un mese, a partire da giovedì 16 settembre, il libro “Sommelier in 5 minuti. Riconoscere e degustare un buon vino non è mai stato così semplice”. Bianco o rosso? Frizzante o fermo? Da meditazione o da pasto? Un prezioso vademecum per sapersi orientare tra tappi, bicchieri, etichette e bollicine. In treno, in autobus, in sala d’attesa, in pausa pranzo: 256 pagine per leggere, imparare, e soddisfare le proprie curiosità sfruttando ogni piccola pausa. 

Il libro propone approfondimenti su: vitigni, metodi di vinificazione, strumenti per la degustazione, temperature di servizio, abbinamenti. In più schede dedicate a curiosità, cenni storici, personaggi celebri. Informazioni, consigli pratici, suggerimenti: “Sommelier in 5 minuti. Riconoscere e degustare un buon vino non è mai stato così semplice” è un volume pensato per i tanti appassionati del mondo del vino, un piccolo manuale da portare sempre con sé, per muoversi con stile nell’affascinante mondo dell’enologia.

Gli argomenti sono trattati in modo breve ma esaustivo, pensati per essere letti in poco tempo pur lasciando, dopo ogni pagina, almeno un concetto fondamentale, ad esempio etichette e vitigni, principi di degustazione, abbinamento cibo-vino, come scegliere una bottiglia in enoteca. Tutto questo, e molto altro, spiegato in modo semplice e conciso, 5 minuti alla volta. Il risultato è un libro che tocca con professionalità e leggerezza un tema sempre più di moda.

Il volume sarà in vendita in edicola per un mese con Il Sole 24 Ore a partire da giovedì 16 settembre al prezzo di 7,90 € oltre al costo del quotidiano.

Autore

Francesco Orsenigo. Nato a Milano nel 1960, è giornalista professionista dal 1992. Nonostante la formazione classica (laurea in Lettere moderne con indirizzo in Storia dell’arte), si è trovato spesso a occuparsi di divulgazione storico scientifica - ma anche di tecnologia, turismo, alimentazione e “qualità della vita” - per diverse testate a diffusione nazionale, destinate sia agli adulti sia a un pubblico più giovane. Nel settore libri per ragazzi è autore di cinque titoli di carattere divulgativo (non fiction): Perché i pesci non affogano, Perché le nuvole non cadono, Come saremo nel 2050, 200 domande & risposte e La storia del cibo, tutti editi da Mondadori. Sempre per quanto riguarda i libri per ragazzi ha realizzato traduzioni e liberi adattamenti dall’inglese.

Come giornalista ha lavorato nelle redazioni di Chip, Qualità, Pc World Italia, Pc Week Italia e nello studio giornalistico Verba Volant, con sede a Milano. Tra le testate per cui ha collaborato e collabora ci sono Focus, Focus Extra, Focus Junior (in passato anche Focus Wild, Corriere della Sera, Vivimilano, Panorama, Panorama Travel, Capital, Class. La Stampa).

lunedì 6 settembre 2021

Festival della Letteratura di Viaggio

Promosso, dal 2008, dalla Società Geografica Italiana, il Festival è dedicato al racconto del mondo, attraverso diverse discipline e forme di narrazione del viaggio. In diverse sedi, a ingresso gratuito e su prenotazione, nel rispetto della normativa anti-Covid.






Dalla geografia all’antropologia, dalla filosofia alla storia, dalla letteratura al giornalismo, dalla fotografia al cinema, dalla televisione al teatro, dalla musica al fumetto, prende il via a Roma dal 7 settembre il Festival della Letteratura di Viaggio con sede principale Palazzetto Mattei (sede della Società Geografica Italiana). Il Festival è completamente dedicato al racconto del mondo, vicino e lontano, attraverso diverse discipline e forme di narrazione del viaggio, di genti e contesti, paesaggi e umanità. Un ricco programma con un mix di incontri-conversazioni, premi, laboratori, passeggiate, proiezioni, letture è un invito al viaggio, come scoperta e conoscenza di luoghi da attraversare e culture da accostare. Ad andare, accanto o altrove. All’incontro e all’ascolto. All’immersione e all’esperienza, alla meraviglia e al divertimento. Ad avere cura dell’ambiente, dietro l’angolo o agli antipodi.

Questa XII edizione del Festival (a cura dell’associazione Cultura del Viaggio, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura) sarà distribuita in più appuntamenti diffusi nell'area metropolitana e concentrati nel mese di settembre 2021, dipanandosi all'interno di una struttura ad arcipelago che dissemina di racconti di viaggio la città, attraverso format diffusi e articolati, l’intreccio di discipline e forme espressive diverse. Incontri, dibattiti, conversazioni, con un forte interesse anche ai temi legati al Viaggio in Italia e all’orizzonte di prossimità. 

In programma interviste e proiezioni (dal film documentario di Werner Herzog sulla vita e le opere di Bruce Chatwin, al film documentario e di animazione tratto dal reportage in Angola del giornalista e scrittore polacco Ryszard Kapuściński). Inoltre i premi istituiti in occasione del Festival come il Premio Navicella d’Oro, dedicato a chi ha espresso particolare sensibilità verso la categoria del viaggio e il racconto del mondo, che negli anni ha visto premiati. Il Premio Kapuściński per il reportage, tra giornalismo, letteratura, fotografia, televisione, fumetto, assegnato in passato ad autori come Paolo Rumiz, Francesca Mannocchi, Zerocalcare, Letizia Battaglia. E poi ancora mostre, spettacoli, laboratori, passeggiate tematiche, partite letterarie, attività per bambini. 

La modalità di realizzazione degli eventi sarà doppia: fisica (in presenza) e digitale (da remoto). Il Festival si svolgerà il più possibile in presenza; gli eventi potranno in ogni caso essere seguiti in streaming e attraverso canali social.

Info: www.festivaletteraturadiviaggio.it/

venerdì 3 settembre 2021

Cinema, Urbs Picta - Giotto e il sogno del rinascimento

Magnitudo Film annuncia la produzione di Urbs Picta: Giotto e il sogno del Rinascimento. Il documentario  realizzato con tecnologia in 8K, affronta l'inedito racconto della committenza della Cappella degli Scrovegni e degli altri sette siti trecenteschi - che compongono la cosiddetta Padova Urbs Picta.




A pochi giorni dal riconoscimento Unesco - e inserimento nella World Heritage List - accordato alla Cappella degli Scrovegni di Giotto e ai cicli d'affreschi della Padova del Trecento, Magnitudo Film annuncia la produzione di Urbs Picta: Giotto e il sogno del Rinascimento per la regia di Francesco Invernizzi (Canova, Leonardo - Cinquecento, Mathera - L'ascolto dei sassi). 

Il documentario è scritto dal Premio Bancarella Matteo Strukul, autore bestseller della tetralogia di romanzi sui Medici di Firenze e da Silvia Gorgi, autrice di una pentalogìa di saggi divulgativi sulla città di Padova.

La consulenza scientifica è di Andrea Colasio, assessore alla Cultura del Comune di Padova, istituzione che ha concesso il proprio patrocinio all'opera cinematografica. L'ultima produzione di Magnitudo Film ha già avuto il supporto della Veneto Film Commission e affronta l'inedito racconto della committenza della Cappella degli Scrovegni e degli altri sette siti trecenteschi - che compongono la cosiddetta Padova Urbs Picta, la città dipinta, recentemente riconosciuta Patrimonio dell'Umanità. Gli affreschi, custoditi nell’antica città, sono uno straordinario esempio del genio creativo dell’uomo che si esprime nelle opere di Giotto e degli artisti che ne hanno seguito l’insegnamento nel corso del XIV secolo.

La storia si dipana attraverso la narrazione delle lotte fra dinastie che con il proprio mecenatismo anticiparono il Rinascimento: fra queste, oltre agli Scrovegni, committenti di Giotto, soprattutto i Carraresi che di Padova divennero signori per un secolo, difendendo l'indipendenza della città dalle dominanza della Serenissima, tutelando l'arte e la bellezza, proteggendo artisti come Francesco Petrarca, Guariento d'Arpo, Giusto de' Menabuoi e molti altri e facendo della propria corte la più splendida e raffinata dell'Italia trecentesca.

"Ieri - solo due anni fa nel 2019 - Matera e oggi Padova: continua l'impegno di Magnitudo Film per valorizzare i patrimoni dell'umanità in Italia e soprattutto, portare questi valori nel mondo e nelle sale cinematografiche" così Francesco Invernizzi, ad di Magnitudo Film e regista di "Urbs Picta: Giotto e il sogno del Rinascimento" annuncia la nuova produzione realizzata con tecnologia in 8K. 

mercoledì 25 agosto 2021

Ricerca, peperoni e peperoncini: ricostruita la storia evolutiva. Sarà più facile ora ottenere nuove varietà

Pubblicato su PNAS lo studio coordinato dal CREA su oltre 10.000 campioni da tutto il mondo. 




Dolce o piccante, fresco o conservato, è presente da millenni sulle tavole di tutto il mondo: il peperone (genere Capsicum) è una coltura unica tra le Solanaceae e da oggi, i fattori che ne hanno condizionato la propagazione a livello globale, non hanno più segreti. Un team internazionale di ricercatori (tra i partecipanti italiani anche ENEA e Università di Torino), guidato da Pasquale Tripodi (Centro di Ricerca Orticoltura e Florovivaismo del CREA) e da Nils Stein (Istituto tedesco Leibniz per la genetica delle piante e la ricerca sulle colture), ne ha ricostruito la storia genetica per scoprire quanto gusti culinari e tradizioni alimentari abbiano condizionato la biodiversità e la diffusione di questo prodotto, traendone preziose informazioni scientifiche e agronomiche per il futuro. 

Lo studio - condotto nell’ambito di G2P-SOL, il più ampio progetto di ricerca europeo Horizon 2020 sulla famiglia delle Solanaceae, coordinato dall’ENEA - è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista dell’Accademia americana delle scienze (PNAS). Gli scienziati hanno analizzato oltre 10.000 campioni di specie del genere Capsicum custodite nelle banche internazionali del germoplasma: si tratta della più ampia collezione nel peperone finora caratterizzata e studiata, che rappresenta la diversità di oltre 130 paesi nel mondo, distribuiti in cinque continenti. Mediante tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, sono state sviluppate 26.000 sequenze barcode del DNA in grado di definire in modo univoco ciascun individuo oggetto di studio. Inoltre, sono stati adottati nuovi modelli di analisi genomica di popolazione, in grado di analizzare in modo accurato le similarità tra regioni geografiche di appartenenza delle accessioni, definendo le rotte evolutive della specie.  

I risultati: La ricerca ha confermato che i peperoni allo stato selvatico sono tipici della regione andina e la loro prima domesticazione è avvenuta in quello che oggi è il Messico ed in altre regioni dell’America meridionale con un processo complesso simile a quanto avvenuto per  altre colture come il mais. Grazie alla genetica, è stato quindi possibile ricostruire le rotte di espansione e differenziazione dei peperoni post-domesticazione. Sono stati identificati nuovi centri di diversità genetica in Europa Orientale, Africa e Sud Est Asiatico e individuate le diverse rotte commerciali che hanno permesso la diffusione e diversificazione del peperone dolce e del peperoncino in tali regioni.  

Le tipologie dolci hanno viaggiato sulle orme dei mercanti portoghesi tra il Centro-Sud America e l’Europa, dove erano predilette dai consumatori sulla base di tradizioni culturali e culinarie per poi diffondersi, attraverso la via della seta, nel vicino Medio Oriente e in Asia Centrale, in regioni con lunghezze del giorno e stagioni comuni che ne hanno facilitato la proliferazione. Anche l’Africa, però, può essere considerata come un’altra porta d’ingresso di entrambe le tipologie (dolci e piccanti) per le regioni Asiatiche. Le varietà africane, infatti, hanno evidenziato proprietà intermedie tra quelle americane ed asiatiche: fondamentale, anche in questo caso, la mediazione dei portoghesi che - in particolare attraverso il commercio triangolare transatlantico degli schiavi tra Africa, Europa e le Americhe durante il XVI e il XIX secolo -  ha collegato la diversità del peperone in questi continenti. La via delle spezie, invece, potrebbe aver determinato la maggiore diffusione di accessioni piccanti a scapito di quelle dolci nell’areale Sud est asiatico.  

Il gruppo ha anche rilevato che le regioni del genoma responsabili della piccantezza non erano distribuite in modo uniforme tra le varietà nelle diverse regioni del mondo, suggerendo come i fattori culturali abbiano esercitato un importante influenza primaria sul modello di diffusione dei peperoni.  

Le ricadute Sono stati ottimizzati i dati custoditi nelle banche del germoplasma, correggendo errori di classificazione delle specie  ed eliminando le duplicazioni presenti. Sono state inoltre identificate nuove regioni genomiche alla base di caratteristiche agronomiche d’interesse per la coltura, ad esempio per la pungenza della bacca o per il numero di pedicelli fiorali in grado di incrementare la produzione attraverso l’aumento del numero di frutti per pianta.  

“Quanto emerso apre interessanti prospettive per il peperone e il peperoncino piccante – spiega Pasquale Tripodi, ricercatore CREA Orticoltura e Florovivaismo, coordinatore dello Studio e primo nome della pubblicazione – Grazie, infatti, alle informazioni genomiche sulle migliaia di accessioni esistenti e conservate nelle banche mondiali dei semi sarà possibile sia lavorare a nuove potenziali varietà migliorate sia scegliere nuove aree verso le quali destinare le produzioni, sempre in un’ottica di resilienza al cambiamento climatico e di sostenibilità ambientale”. 

mercoledì 18 agosto 2021

Philippe de Monte, fallimenti, ostacoli e miserie di uno dei più grandi polifonisti rinascimentali

Prolifico madrigalista, autorevole compositore di messe e brani religiosi, Philippe de Monte è stato senza dubbio, e resta, uno dei grandi del suo tempo. Celebrato in vita alla stregua di Lasso e Palestrina, dopo la sua morte è lentamente caduto nell'oblio tanto che oggi ben pochi ricordano la sua grandezza. La sua gigantesca opera non è stata completamente dimenticata. Sarà di scena infatti a breve un film concerto a cura del coro Graindelavoix diretto da Björn Schmelzer con composizioni in cui fallimenti, ostacoli e miserie sono gli elementi centrali che ci regalano un ritratto unico di De Monte e del suo successo negato.




Il "Don Chisciotte del madrigale italiano". Così Philippe de Monte viene chiamato tra la ristretta élite di appassionati cultori della polifonia rinascimentale. Il riferimento al personaggio creato da Miguel de Cervantes, è facilmente intuibile in quanto il compositore fiammingo si evidenzia come combattente tragico. La sua lotta era incentrata sulla realtà, scortese e ostile, che intendeva cambiare per un ideale che sapeva essere irrealizzabile. Ma la sua lotta contro i mulini a vento non è stata vana, lasciandoci di fatto opere meravigliose sia sacre sia profane. Un dono raro quello di De Monte che è stato quello di far apparire semplici e naturali i più complessi intrecci vocali, di dipanare le più fitte trame polifoniche in microcosmi sonori distinti, chiari e intelligibili. 

Il suo talento ha fatto risultare lineari e facilmente accessibili opere in realtà estremamente complesse, nate in seno dell'illustre scuola contrappuntistica fiamminga che affondava le proprie radici agli albori del XV secolo. Celebrato in vita alla stregua di Lasso e Palestrina, non ebbe però lo stesso successo imperituro nei secoli. E' difficile tra gli amanti della musica, sentire il nome De Monte. Con il motto "Rien sans Peine", ovvero nulla si ottiene senza fatica e sudore, il compositore fu un vero e proprio stacanovista senza sosta, producendo di fatto un'opera gigantesca che in cuor suo già temeva sarebbe stata dimenticata. Ma è forse proprio questa sua consapevolezza che costituisce la modernità di De Monte e della sua opera aldilà di certe regole e preconcetti.

De Monte nacque nel 1521 a Malines, uno dei gangli vitali della ricca Borgogna. I primi anni della sua attività professionale ricalcarono le orme già percorse da intere generazioni di famosi maestri "oltremontani", adulati e contesi dai più influenti sovrani d'Europa; dopo aver a lungo soggiornato in Italia, prima a Napoli e poi a Roma, dal 1568 ricoprì la prestigiosa carica di maestro di cappella presso la corte imperiale di Massimiliano II e Rodolfo II, tra Vienna e Praga (dove morì nel 1603). 

Come evidenziato da Andrea Milanesi in un raro articolo apparso sul quotidiano Avvenire, c'è attualmente un ampia selezione di mottetti di De Monte raccolta in un cd dal titolo Laudate Dominum (pubblicato da Eufoda e distribuito da New Communication) eseguita dell'Ensemble vocale e strumentale Currende diretta da Erik van Nevel dove viene ben messa in evidenza la sua originale impronta stilistica che si traduce in "un linguaggio che prende le distanze dagli aspetti più cerebrali e utopici della cultura tardo-rinascimentale, per dare voce a un austero e profondo sentimento religioso. Dispensando momenti di grande intensità, soprattutto nei passaggi in cui meglio si evidenzia la scrittura adamantina ed eterea dell'autore fiammingo; come nel fugace respiro del mottetto Gaudent in caelis o nel solenne afflato del monumentale O bone Jesu, che in quasi dieci minuti di musica sublime passa in rassegna i fondamenti della più raffinata tradizione polifonica".

Ora è proprio grazie al coro Graindelavoix diretto da Björn Schmelzer che avremo invece modo di conoscere e approfondire, con un film concerto, l'opera di De Monte dalla quale emerge il lato più oscuro della sua personalità in una serie di composizioni dove sono proprio gli ostacoli, la miseria e il fallimento, il tema centrale della drammaturgia musicale del grande compositore rinascimentale. Un ritratto unico di colui che ingiustamente potrebbe oggi essere considerato un moderno artista fallito.

graindelavoix.be/

Info al seguente link: oudemuziek.nl/agenda/alle-concerten-20212022/fom21053-graindelavoix/1-sep-utrecht-1700/

giovedì 12 agosto 2021

Musica, Arezzo capitale della polifonia internazionale. Al via il Festival Corale Guido D’Arezzo

Convegni, masterclass, concerti, dal 20 al 28 agosto Arezzo è di nuovo capitale della polifonia con il Festival Corale Internazionale Guido D’Arezzo. Un cambio di veste per il 2021, il Festival di fatto sostituisce il Concorso Polifonico nell’ottica di non rinunciare a un evento così sentito e importante per la comunità artistica aretina, nazionale e internazionale.




Il Polifonico ha deciso di salire in scena come Festival e permettere così lo svolgimento dei lavori nonostante le difficoltà che ancora persistono rispetto al Covid-19. L'evento di grande spessore sarà dedicato a due illustri musicisti: Josquin Des Prez e Philippe De Monte con una serie di incontri e approfondimenti che si svilupperanno in convegni, masterclass e concerti.

Ricco il programma previsto per la settimana del Festival Corale Internazionale Guido D’Arezzo con appuntamenti fissi come quello tradizionale con la scuola per direttori di coro che vedrà anche ospiti internazionali; poi ogni mattina il “buongiorno polifonico” con brevi seminari dedicati agli ospiti presenti.

Alle 14,30 spazio per “Un caffè con…”, un momento per interviste e confronti con alcuni dei grandi nomi che saranno presenti ad Arezzo; e ancora per tutta la durata del Festival concerti serali a partire dalle 21, con quattro finali affidati a cori professionali.

Inoltre il 27 agosto, ricorrenza della morte di Josquin Des Prez, ci sarà il Josquin Day con una serie di eventi pensati ad hoc per onorare il grande artista. Non mancherà poi lo spazio dedicato alla didattica come quello del Convegno Internazionale di Musicologia.

L’armonia e la raffinatezza della coralità tornano nella nostra Città, dopo il faticoso periodo di silenzio cui è stata costretta dalla pandemia, ha dichiarato Alessandro Ghinelli, Sindaco di Arezzo e Presidente della Fondazione Guido d’Arezzo. Un’incognita pesante, quest’ultima, che ancora condiziona le nostre vite e le nostre attività, ma che non deve più ostacolare il risveglio dell’arte, la cui bellezza è elemento sostanziale per una più generale ripartenza. La musica, e nello specifico la coralità, saranno compagne di questa ripresa, a partire dal ritorno di una manifestazione che per noi è storia e identità. Manifestazione che per questa edizione si presenta in veste di festival, e non di concorso, per non far mancare ad Arezzo l’eccellenza del canto.

Parafrasando il motto che è stato il leit Motiv dell’attività culturale aretina di questi due anni “Arezzo non molla e riparte!”, diremo che neanche il Polifonico intende mollare e, con l’intento di far partire da Arezzo nei confronti del mondo corale un forte segnale di ripresa, per con le difficoltà enormi che il Covid ha causato, il “Polifonico” si riproporrà anche quest’anno, nel periodo consueto, anche se con caratteristiche del tutto nuove.  Così Alfredo Grandini, vice-presidente Fondazione Guido D’Arezzo che ha continuato precisando che anche se non ci sarà concorso per il 2021, il festival corale che lo sostituisce riporterà comunque nella nostra città cori, musicisti e personaggi come nella sua migliore tradizione, forte ormai dei suoi quasi settanta anni di attività. Non più concorrenti né antagonisti, ma cori e voci legate tutte, quest’anno, da un unico intento: quello di ripartire con una attività fra le più penalizzate dalla pandemia, con lo spirito di sempre e nel nome di Guido d’Arezzo.

Lorenzo Donati, direttore artistico attività corali ha dichiarato infine che dal 20 al 28 agosto ci saranno un’esplosione di eventi straordinari all'interno del Festival Polifonico Internazionale Guido D’Arezzo con i più grandi nomi al mondo in ambito di musica corale. Concerti, seminari, masterclasses, interviste, musica popolare, musica rinascimentale, di tutto e di più nei 9 giorni che faranno tornare Arezzo la capitale della coralità mondiale.

Info: www.fondazioneguidodarezzo.com/

mercoledì 28 luglio 2021

Ostia Antica Festival 2021. La caduta di Troia con Massimo Popolizio

Massimo Popolizio interpreta La caduta di Troia nell'ambito dell'Ostia Antica Festival - Il Mito e il Sogno. La rassegna alla sua sesta edizione si svolge al Teatro Romano presentando ogni anno un ricco cartellone composto da prestigiosi nomi della scena nazionale, con grandi spettacoli di musica e teatro. In programma il 1° agosto alle ore 21.




Dal secondo libro dell’Eneide nasce “LA CADUTA DI TROIA”, ne è interprete Massimo Popolizio, voce magnetica e inconfondibile, tra gli attori più importanti del panorama nazionale. Il tema è quello dell’inganno. L’immenso cavallo, dono dei Greci, viene trasportato nelle mura di Troia, ma si trasformerà per i troiani in una macchina di morte e distruzione.

Alla corte di Didone, Enea narra, descrivendo con “indicibile dolore “, quella notte di violenza e di orrore. Le parole di Virgilio sembrano uno storyboard, una sorta di sceneggiatura ante litteram e “attraverso quelle parole - dice Popolizio - cercherò di creare vere e proprie immagini, di far vedere ciò che è scritto”.

Le musiche di Stefano Saletti sono arricchite dalla presenza del musicista iraniano Pejman Tadayon che suona il kemence, il daf e il ney, antichi ed evocativi strumenti della tradizione persiana. Le lingue cantate sono il ladino, l’aramaico, l’ebraico e il sabir, antica lingua del Mediterraneo.

Saletti suona in scena strumenti come l’oud, il bouzouki e il bodhran per risaltare le atmosfere animate da Massimo Popolizio e la voce limpida di Barbara Eramo, che si muove tra melismi e scale di derivazione mediorientale.

Una vera e propria “partitura” che fa di questa pièce un’operina a sé, dove la voce di Popolizio si fa corpo e materia.


www.ostianticateatro.com info@ostianticateatro.com

La bohème di Puccini, ultimo titolo in cartellone al Circo Massimo dal 30 luglio

La Bohème, uno dei titoli più amati di Giacomo Puccini, andrà in scena al Circo Massimo di Roma per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma. Quattro date in programma il 30 luglio e il 1, 3 e 5 agosto 2021.




Ultimo titolo in cartellone della stagione estiva 2021 del Teatro dell’Opera al Circo Massimo è ancora un capolavoro di Giacomo Puccini, uno dei più amati dal pubblico: La bohème. L’allestimento andato in scena alle Terme di Caracalla nel 2014 con la regia di Davide Livermore, sarà ripensato per il nuovo palcoscenico del Circo Massimo. Il regista torinese firma anche scene, costumi e luci: in questa produzione, grazie a giochi di tecnologia, video mapping e proiezioni, famose opere d’arte dell’impressionismo francese, da Renoir a Monet, circondano i protagonisti immergendoli in un continuum pittorico che rappresenta l’ambiente complessivo dell’opera e dello stesso Puccini, la Parigi di fine Ottocento.

Lo spettacolo al Circo Massimo sarà arricchito da giochi di tecnologia, video mapping e proiezioni di celebri opere d’arte dell’impressionismo francese, da Renoir a Monet, che circonderanno i protagonisti in scena. Dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma il maestro Jordi Bernàcer. Nei ruoli principali Vittoria Yeo (Mimì), Piero Pretti (Rodolfo), Luca Micheletti (Marcello), Simone Del Savio (Schaunard), Andrea Mastroni (Colline), Sara Blanch (Musetta) e Domenico Colaianni (Benoît e Alcindoro). Dirige il Coro il maestro Roberto Gabbiani. Con la partecipazione degli allievi della Scuola di Canto Corale dell’Opera. Dopo la prima di venerdì 30 luglio, le repliche ad agosto saranno domenica 1, martedì 3 e giovedì 5.

“Questo allestimento ci porterà – spiega Livermore – nel 1896, nella contemporaneità della scrittura pucciniana, nell’atelier di Marcello che diventa sintesi di tutta l’esperienza pittorica della Parigi fin de siècle, dove le pitture amplificheranno il racconto degli affetti in musica”.

martedì 27 luglio 2021

I Borghese e la musica. Secondo concerto barocco

La Galleria Borghese prosegue il progetto di ricerca “I Borghese e la Musica”, avviato lo scorso dicembre, con il secondo concerto barocco dal titolo Musica in Galleria. La musica strumentale romana del XVII secolo, che viene trasmesso giovedì 29 luglio alle ore 19.00 sul sito del museo, i canali social ufficiali e su www.ansa.it nell’ambito del progetto Ansa per la Cultura.




Con il progetto “I Borghese e la Musica”, la cui direzione artistica è affidata a Riccardo Martinini, la Galleria arricchisce così la sua collezione d’arte anche attraverso la valorizzazione e la divulgazione di opere dell’enorme patrimonio musicale italiano.

Il Concerto barocco, eseguito da Enrico Gatti e dall’Ensemble Aurora, si concentra su tre compositori che furono molto conosciuti in ambito romano nel corso del XVII secolo: Arcangelo Corelli (1653-1713), destinato a diventare nel giro di pochi anni l’assoluto protagonista della musica strumentale nella Roma barocca, raggiunse fama mondiale per essere riuscito a proporre modelli ineguagliati di perfezione armonica e sintesi compositiva; Lelio Colista (1629-1680) e Carlo Mannelli (1640 – 1697), compositori appartenenti alle generazioni precedenti, che svilupparono il loro linguaggio strumentale equilibrandolo con quello di natura vocale, dei quali alcune opere sono eseguite per la prima volta in tempi moderni.

Nella Roma della seconda metà del Seicento risuonano numerose esecuzioni di musiche strumentali e vocali nei saloni dei sontuosi palazzi cardinalizi della città, nelle chiese e negli oratori, nelle scenografiche piazze che, come spazi teatrali ‘naturali’, accolgono i molti pellegrini arrivati in città per l’occasione.

Tra i lavori in prima esecuzione ci sono le Sonate a tre di Carlo Mannelli, i cui manoscritti sono conservati presso il Museo Internazionale della Musica di Bologna, che sono caratterizzate da una scrittura violinistica decisamente virtuosistica. Nato a Roma nel 1640, da una famiglia di origine pistoiese, Mannelli, spesso ricordato nelle fonti con il nomignolo “Carluccio” o “Carlo del violino”, esordì giovanissimo come cantante a San Luigi dei Francesi nel 1650, per poi formarsi come violinista (ignoti purtroppo sono i suoi maestri) e diventare uno dei più apprezzati virtuosi della città, assieme a Lonati, Stradella e, al più anziano, Lelio Colista. Con quest’ultimo ebbe modo di suonare in molte occasioni e per i più illustri mecenati romani. Già dal 1671 a servizio della famiglia Borghese, nel 1674 il nome di Mannelli figura, proprio accanto a quello di Colista, nelle liste degli strumentisti chiamati ad eseguire un oratorio per la Settimana Santa nella cappella del palazzo del principe Giovan Battista Borghese, così come ritroviamo ancora i nomi dei due strumentisti in occasione di una commedia con prologhi e intermedi in musica rappresentato sempre a palazzo Borghese per il carnevale del 1678.

Il liutista e compositore Lelio Colista (1629-1680), le cui opere incisero profondamente sulla maturazione dello stile corelliano, fu un compositore particolarmente dedito al genere della sonata a tre, «celebre suonatore di liuto e chitarra» e «compositore di bellissime sinfonie», come ebbe a notare il compositore e teorico Giuseppe Ottavio Pitoni, e poté rappresentare agli occhi del giovane Corelli, appena approdato a Roma, un modello verso cui guardare. Fin da giovanissimo incoronato da Athanasius Kircher come «vere Romanae Urbis Orpheus» (Musurgia Universalis, I, Roma 1650, p. 480), Colista fu a servizio delle più importanti famiglie romane (Barberini, Chigi, Borghese, Odescalchi) e raggiunse nel corso della sua carriera una fama ragguardevole come strumentista, compositore e didatta.

L’Ensemble Aurora è stato fondato nel 1986 da Enrico Gatti con lo scopo di creare un gruppo strumentale che ricercasse un nuovo concetto di emissione sonora basato sull’imitazione della voce umana, impiegando strumenti d’epoca e avendo alle spalle un lungo lavoro di preparazione storica e musicale. Oltre alle partecipazioni a numerosi festival e stagioni concertistiche internazionali l’ensemble ha al suo attivo varie decine di registrazioni discografiche che sono state più volte premiate dalla critica specializzata con il Diapason d’or, il Premio Vivaldi, Choc de la Musique, Scelta di Amadeus, Preis der Deutschen Schallplattenkritik ed altri.

Sabato 9 ottobre alle ore 17,30 il concerto verrà inoltre ospitato nel programma “Dal Vivo” di Rai Radio 3 Classica.

lunedì 26 luglio 2021

Roma. Nascita di una capitale 1870-1915

Nell’ambito delle iniziative che celebrano i centocinquanta anni dalla proclamazione di Roma Capitale organizzate dalla Sovrintendenza Capitolina, prende il via presso il Museo di Roma, la mostra Roma. Nascita di una capitale 1870-1915. 





Prende il via nelle sale espositive del I piano del Museo di Roma la mostra Roma. Nascita di una capitale 1870-1915. L’esposizione intende presentare, insieme ai grandi eventi che hanno segnato la storia della nuova capitale dal 1870 fino agli anni del primo conflitto mondiale, anche le profonde trasformazioni fisiche del corpo della città, nelle sue strade, piazze, ville e delle sue componenti sociali.

Nel percorso espositivo svolto in un arco temporale che va dalla Breccia di Porta Pia alla Prima Guerra Mondiale, si sviluppano tre principali nuclei tematici raccontati attraverso episodi emblematici che illustrano, insieme agli eventi storici, le trasformazioni urbanistiche e le nuove architetture della nuova Capitale, in dialogo con i mutamenti socio culturali.

Nel racconto, le circa 600 opere tra dipinti, sculture, disegni, grafica, fotografie e materiale documentario provenienti da raccolte pubbliche e private sono poste in continuo dialogo con le suggestive immagini tratte da filmati originali che descrivono Roma nel passaggio tra Otto e Novecento e, a chiusura del percorso, nel momento dei festeggiamenti per la fine del primo conflitto mondiale. Una presenza costante e significativa lungo il percorso è rappresentata dalle immagini fotografiche di straordinaria qualità realizzate dal conte Giuseppe Primoli tra 1888 e 1903, che al valore documentario uniscono quasi un carattere di reportage ante-litteram. Apparati didattici, installazioni immersive, supporti multimediali e video, a volte accompagnati da citazioni di scrittori italiani e stranieri, illustrano i tanti aspetti legati a politica, arte, commercio, industrie nascenti, turismo, sport, vita sociale e mondana che costituirono l’impalcatura su cui costruire l’immagine di una città rivolta alla modernità. 

Al grande dipinto di Michele Cammarano con la Breccia di Porta Pia, che per la sua valenza simbolica apre il percorso espositivo, fanno da contrappunto alcuni fotogrammi del film “La presa di Roma” (1905) di Filoteo Alberini, documento storico presentato per la prima volta in quell’anno sulle mura di Porta Pia e in seguito riproposto in tutte le ricorrenze dell’evento. L’importanza dell’avvenimento e la fortuna della sua iconografia saranno rappresentati da dipinti (Bartolena, Ademollo, Tranzi) e da fotografie originali che ricostruiscono l’evento. Ai ritratti in pittura e scultura dei protagonisti (Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele) si alternano numerosi dipinti e documenti celebrativi del Plebiscito, di carattere ufficiale e popolare (Luigi Riva, Plebiscito a Roma, Vincenzo Giovannini, Il tricolore agli Orti Farnesiani), che evidenziano la risonanza dell’evento a Roma e nel Regno. 

Attraverso le rappresentazioni planimetriche del territorio urbano e della salubrità dell’aria, viene raccontato anche il drammatico rapporto della neo-capitale con il flagello della povertà e della malaria. Il grande dipinto di Federico Zandomeneghi, I poveri sui gradini della chiesa di San Gregorio al Celio, testimonia lo stato di indigenza e sofferenza di gran parte della popolazione. 

Uno spazio di rilievo è dedicato ad illustrare la stretta relazione esistente fra Roma e il Tevere. Il fiume, via di comunicazione e luogo di scambi commerciali e di svago, è vissuto dagli abitanti anche come costante pericolo legato alle frequentissime e distruttive piene. Le opere esposte (plastico del Porto di Ripetta, dipinti, fotografie e   planimetrie) testimoniano l’ambivalenza e la convivenza tra i due aspetti.

Il visitatore poi ripercorre le trasformazioni urbanistiche della Capitale attraverso l’esposizione di modelli, progetti architettonici e bozzetti decorativi degli edifici più significativi costruiti in quegli anni con una ricca documentazione d’archivio sulla storia delle demolizioni (apertura delle grandi arterie di Via Nazionale e Corso Vittorio Emanuele) e della realizzazione dei monumenti più rappresentativi ed emblematici dell’epopea risorgimentale (Palazzo del Parlamento, Palazzo di Giustizia, Vittoriano).

Accompagnati da frasi di scrittori e intellettuali che hanno riflettuto sugli eventi relativi alla distruzione/costruzione della città (Gabriele D’Annunzio, Ermanno Grimm, Émile Zola), questi grandi cambiamenti mostrano anche la febbrile attività dei cantieri edili, che apriranno lo sguardo anche su nuove tematiche sociali e politiche, dalla presenza operaia e proletaria alla nascita del socialismo.

Oggetto di focus specifici sono la nascita di nuovi quartieri e la trasformazione del Ghetto, con la realizzazione della nuova Sinagoga rappresentata dal modello ligneo del Tempio Maggiore e i bozzetti preparatori per la sua decorazione, provenienti dal Museo Ebraico di Roma che, nel prossimo autunno, inaugurerà a sua volta una mostra dedicata alle celebrazioni di Roma capitale dal titolo 1848-1871. Gli ebrei di Roma tra segregazione ed emancipazione.

Il grande salone del Museo è inoltre dedicato a un’ideale passeggiata attraverso Roma, nella quale vengono proposti numerosi manifesti provenienti dall’importante Collezione Salce di Treviso e una mostra nella mostra, costituita da circa 70 immagini pressoché inedite, dedicata all’attività fotografica del conte Giuseppe Primoli e realizzata in collaborazione con la Fondazione Primoli.

Con l’elezione di Ernesto Nathan a Sindaco di Roma si assiste a una modernizzazione senza precedenti della Capitale (diffusione dell’istruzione, sanità pubblica, pianificazione urbana, infrastrutture, trasporti, illuminazione). In questi anni si sviluppano, inoltre, importanti progetti legati alla scuola (scuole in città, scuole dell’Agro Romano e apertura delle “Case del Bambino” di Maria Montessori) e alla promozione dell’immagine internazionale di Roma con la grande esposizione del cinquantenario dell’Unità d’Italia del 1911.

La mostra si conclude con la sala dedicata allo scoppio della guerra che, con i suoi enormi stravolgimenti politici e sociali, segnerà uno spartiacque cruciale nella storia del Novecento. Alla proiezione di alcuni frammenti tratti dal film “Gloria” con immagini del conflitto e di alcune fotografie di manifestazioni interventiste – accompagnate da una lettura attoriale delle parole di Gabriele D’Annunzio a favore dell’entrata in guerra –, è riservata una sala con un effetto “immersivo”. Concludono l’esposizione alcuni dipinti interventisti di Giacomo Balla, mentre L’ultima veglia di Edoardo Gioja rappresenta simbolicamente con efficace sintesi la fine del conflitto.

La mostra è corredata da un apparato didattico molto accurato e da un catalogo realizzato da De Luca Editori d’Arte che presenta numerosi contributi di storici, archeologi, architetti, storici dell’arte e dello spettacolo. Il catalogo è curato da Federica Pirani, Gloria Raimondi e Flavia Pesci.

In occasione del 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale la Sovrintendenza Capitolina organizza un ciclo di conferenze online in collaborazione con le Biblioteche di Roma e la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea.

martedì 20 luglio 2021

Messa da Requiem, di scena al Teatro dell'Opera di Roma al Circo Massimo, il capolavoro sinfonico-corale di Giuseppe Verdi

La Messa di Requiem di Giuseppe Verdi in programma al Teatro dell'Opera di Roma al Circo Massimo. Per la prima volta a dirigere sul podio dell’Orchestra del Lirico romano sarà il maestro Myung-Whun Chung. Nel cast quattro solisti di rilievo come il soprano Krassimira Stoyanova, il mezzosoprano Daniela Barcellona, il tenore Saimir Pirgu e il basso Michele Pertusi. Alla direzione del Coro il maestro Roberto Gabbiani. Data unica sabato 24 luglio ore 21.




La Messa da Requiem è considerata il capolavoro sinfonico-corale di Giuseppe Verdi. L'opera fu composta sull’onda dell’emozione per la morte di Alessandro Manzoni, poeta amatissimo dal compositore, ed eseguita dallo stesso Verdi per la prima volta nel 1874 per commemorare lo scrittore a un anno dalla scomparsa. Al debutto a Brera ebbe un così grande successo che dopo la prima esecuzione se ne tennero altre tre al Teatro alla Scala.

Nonostante non abbia mai fatto mistero della sua visione atea e orgogliosamente anticlericale, Verdi con il Requiem ha composto un grandioso capolavoro di musica sacra, ricco di sentimenti religiosi e carico di grande spiritualità, che confrontandosi col mistero della morte evoca riflessioni filosofiche sul senso della vita.

Il testo è articolato in sette grandi sezioni: Requiem e Kyrie, il terrificante e reiterato Dies irae, Domine Jesu, Sanctus, Agnus Dei, Lux aeterna, e Libera me che conclude il Requiem con la struggente preghiera “Libera me Domine de morte aeterna”. Come diverse volte citato, la Messa da Requiem consiste principalmente nel Dies irae, col suo incubo michelangiolesco del giudizio finale. E' infatti nel Dies irae che tutto il genere umano stramazza fulminato passando di punto in bianco dal calore d’una vita intensissima al gelo della morte.

giovedì 24 giugno 2021

Festival di Musica Sacra, …e quindi uscimmo a riveder le stelle: al via a Cortona la manifestazione che fonde arte, musica, cultura e fede religiosa

Torna con la 17^ edizione il Festival di Musica Sacra. La manifestazione sarà di scena a Cortona  al Teatro Signorelli. In evidenza “La grande polifonia e la grande poesia nei centenari della morte di Josquin Desprez e di Dante Alighieri" con il Coro Musicanova di Fabrizio Barchi.




…e quindi uscimmo a riveder le stelle. Di scena a Cortona dal 26 giugno al 4 luglio 2021 la 17^ edizione del Festival di Musica Sacra con sei incontri al Teatro Signorelli. La manifestazione che si tiene ogni anno dal 2004 nel mese di luglio è organizzata dall’Associazione Cortona Cristiana seguendo un ideale di fusione tra arte, musica, cultura e fede religiosa. 

Il Festival rappresenta un momento di alta spiritualità e interiorità per elevare la dignità della persona ascoltando ottima musica sacra, liturgica e religiosa. Concerti di cori e orchestre da camera, concerti di organo e canti gregoriani si alternano a rappresentazioni teatrali a sfondo religioso, a conferenze e mostre fotografiche. Vengono organizzati anche eventi speciali durante il Festival, come corsi di approccio al canto liturgico e allo studio specifico delle tecniche e delle melodie del canto gregoriano e momenti di preghiera all’interno dei monasteri cittadini.

A fare da sfondo ai vari eventi alcune tra le chiese cittadine più prestigiose e suggestive, come la Chiesa di San Domenico, la Basilica di Santa Margherita, la Chiesa di San Francesco, il Duomo e l’Eremo delle Celle.

Come anticipato metto in evidenza, per quanti come noi, amanti del canto corale, l'appuntamento con “La grande polifonia e la grande poesia nei centenari della morte di Josquin Desprez e di Dante Alighieri“ il 29 giugno, con il Coro Musicanova diretto da Fabrizio Barchi; il maestro, sempre impegnato sul fronte della diffusione della coralità tra i giovani, non ha bisogno di presentazioni. 

La grande polifonia di Josquin Desprez, uno tra i più grandi musicisti del Rinascimento e l’innovatore principale del linguaggio musicale dell’epoca, si fonderà con la poetica del Sommo Poeta proprio in occasione del centenario della loro morte. Desprez fu per la sua epoca un grande innovatore. Nella sua opera infatti la relazione stretta tra musica e significati testuali dà origine a un sentire del tutto nuovo, vicino alle più profonde necessità dell’Uomo quanto all’incommensurabilità del mistero spirituale.

Il Coro Musicanova, esordisce nel 1990, caratterizzandosi per una scelta molto varia del repertorio che, pur privilegiando musica rinascimentale e contemporanea, propone in concerto generi che spaziano dal medioevo alla musica pop. L’attività concertistica ha portato il coro ad esibirsi, oltre che in Italia, in Danimarca, Finlandia, Grecia, Polonia, Spagna, Svezia e Ungheria, ottenendo riconoscimenti e premi in alcuni fra i più importanti Concorsi Internazionali corali, Tours (FR), Maribor (SL), Marktoberdorf (D), Cork (IR), Gorizia ed Arezzo. Il gruppo ha dedicato alla musica popolare uno studio mirato dal quale è nato lo spettacolo “Roma che in… canta” originale rappresentazione frutto della commistione fra musica corale e teatro. In qualità di rappresentante della coralità regionale, ha presentato questo spettacolo all’EXPO di Milano 2015. Il Coro Musicanova ha realizzato diversi progetti di notevole valore artistico quali il concerto di apertura al XXIV Concorso Internazionale di Verona, l’esecuzione del Requiem di Mozart e del Requiem di John Rutter e l’invito alla XXX edizione del festival internazionale Voci d’Europa di Porto Torres in Sardegna. Da menzionare l’esibizione per l’Unicef del 2015 presso le Terme di Caracalla insieme ad artisti internazionali quali Josè Carreras e Carly Paoli e sempre con Carly Paoli e Andrea Bocelli al Foro Romano per il concerto “Music for Mercy” (diretta RAI 1, luglio 2016). Nel 2017 si esibisce come ospite nell’ambito della 65° edizione del Concorso Polifonico internazionale Guido d’Arezzo, una delle manifestazioni corali più prestigiose d’Europa.


Il programma del festival

26 giugno

Ore 21.15 – Teatro Signorelli

Simone Cristicchi – “Abbi cura di me”

con Simone Cristicchi

28 giugno

Ore 21.15 – Teatro Signorelli

“L’urlo dell’africanità“

concerto jazz

Lisa Manara voce

Aldo Betto chitarra,

Federico Squassabbia tastiere,

Youssef Ait Bouazza batteria

La musica di Miriam Makeba l’intramontabile “Mama Africa”

29 giugno

Ore 21.15 – Teatro Signorelli

“La grande polifonia e la grande poesia nei centenari della morte di Josquin Desprez e di Dante Alighieri“

Coro Musicanova

Direttore Fabrizio Barchi

1 luglio

Ore 21.15 – Teatro Signorelli

Il Quartetto Hubay

Stefano Rondoni, Damiano Babbini, Sayako Obori, Ermanno Vallini

F. J. Haydn

Quartetto Op. 76 n.2

Le ultime sette parole di Cristo

Quartetto Op. 51

2 luglio

Ore 21.15 – Teatro Signorelli

“Tolle Lege“

Oratorio ispirato a Sant’Agostino

Musica e testi di Marcello Bronzetti

con Fabio Fois, Laura Ferrari, Lamberto Allegritti, Fatima Lucarini, Chiara Tettoni

Coro Fideles et Amati

Direttore Tina Vasaturo

3 luglio

Ore 10,30 – Piazza Garibaldi (Carbonaia)

Cerimonia di intitolazione delle scale mobili a Spartaco Lucarini

Ore 11,00 – Teatro Signorelli

Ricordo di Spartaco Lucarini

Ore 22.15 – Teatro Signorelli

“L’amor che move il sole e l’altre stelle…“

brani tratti da “La Divina Commedia Opera Musical”

Musica di Marco Frisina

Testo di Gianmario Pagano dall’opera di Dante

con Antonello Angiolillo, Myriam Somma, Andrea Ortis, Noemi Smorra, Francesco Iaia

Orchestra Fideles et Amati

Direttore Marco Frisina

4 luglio

Ore 10.30 – Eremo delle Celle

Santa Messa di chiusura del Festival

Gli spettacoli avverranno nel rispetto delle norme di sicurezza

È necessaria la prenotazione al n° 0575 637274 (Infopoint Cortona)

Per maggiori informazioni sul calendario degli eventi organizzati e su come contattare l’Associazione Cortona Cristiana, consultate il sito www.cortonacristiana.it

mercoledì 16 giugno 2021

Premio Urania 2021: pubblica il tuo romanzo di fantascienza nella storica collana Mondadori

Urania Mondadori bandisce la nuova edizione del premio Urania per il miglior romanzo di fantascienza italiano inedito. La partecipazione al concorso è totalmente gratuita. L'opera giudicata maggiormente meritevole dalla giuria verrà pubblicata nel 2022 nella collana Urania. Data di scadenza fissata per l'invio dei romanzi al 30 novembre 2021.




Abito azzurro, corona di stelle e un globo tra le mani, messo lì per rimirarlo e misurarlo. Urania, la musa del cielo e dell'astronomia, figlia di Zeus e Mnemosine, viene spesso raffigurata con lo sguardo rivolto verso un cielo senza limiti. A questi stessi spazi immensi guardavano anche coloro che inventarono Urania, la collana di fantascienza Mondadori nata nel 1952. Concepita inizialmente come rivista e collana di narrativa fantascientifica Urania nel tempo si è affermata come la più nota e longeva collana di fantascienza della storia editoriale italiana sfidando un contesto che relegava questo genere tra gli scaffali della "letteratura per ragazzi". Oggi la fantascienza (dall'inglese science-fiction, abbreviata in sci-fi) è invece a merito un genere letterario considerato universale e di tutto rispetto che si è riconquistato uno spazio di prestigio nel panorama nazionale della letteratura.

Urania ha dato vita a una delle collane editoriali più amate dai lettori italiani, imponendosi come collana cult dalla inconfondibile veste grafica (celebrata tra gli altri anche da Michele Mari nel suo racconto intitolato Le copertine di Urania) che ha ospitato in catalogo autori di spessore internazionale quali Isaac Asimov, Arthur Clarke, J.G. Ballard, Philip K. Dick, George R.R. Martin e che ha lanciato sul panorama letterario autori italiani come Valerio Evangelisti e Francesco Verso.

Insomma, per qualunque amante italiano della fantascienza, Urania non si discute, anzi si ammira senza condizioni, anche perché, ogni anno, dà la possibilità ad autori e autrici esordienti di pubblicare il proprio romanzo di fantascienza nel suo catalogo. Come? Con il Premio Urania, iniziativa bandita anche quest'anno per la gioia di tutti gli appassionati nazionali di sci-fi.

Partecipare è facile: basta inviare alla redazione un romanzo a contenuto fantascientifico in lingua italiana, inedito, di lunghezza compresa tra 200 e 300 cartelle.

Per tutte le ulteriori informazioni necessarie alla partecipazione visitate la pagina web dedicata.

mercoledì 9 giugno 2021

Festa della Musica di Roma 2021, al via le iscrizioni per partecipare

Torna la Festa della Musica di Roma. Il 21 giugno la nuova edizione: per partecipare info e adesioni su culture.roma.it/festadellamusicaroma.




Al via le iscrizioni per partecipare alla Festa della Musica di Roma 2021. Da oggi ed entro le ore 24 del 17 giugno, tutti coloro che avranno voglia di condividere la musica insieme potranno iscriversi gratuitamente online sul sito www.culture.roma.it/festadellamusicaroma per esibirsi alla trentaseiesima edizione della Festa della Musica europea. 

La Festa si terrà come ogni anno il 21 giugno, finalmente di nuovo in presenza, per l'intera giornata. Ci si potrà esibire fino alle 24 negli esercizi pubblici o nei propri spazi privati, a seguito di accordo con gli altri condomini e richiedendo eventuali autorizzazioni agli amministratori degli stabili. 

Dal 2017 Roma Capitale si è fatta promotrice di una nuova visione della Festa per dare spazio a creatività, intraprendenza e vena artistica dei cittadini, invitati a mettersi in gioco, senza alcun limite per la proposta musicale, ma, nell'assoluto rispetto delle regole di buon vicinato e, quest'anno, nella piena osservanza delle misure anti-Covid. Un modo, anche, per dare “voce” ai sentimenti della città.   

La condivisione correrà anche sui social, con l'hashtag #FDMROMA2021, per ampliare ulteriormente la platea.  

La Festa della Musica di Roma 2021 è promossa da Roma Culture, Dipartimento Attività Culturali, realizzata in collaborazione con SIAE, con il supporto di Zètema Progetto Cultura e aderisce alla Festa della Musica del Ministero della Cultura, Associazione italiana per la Promozione della Festa della Musica (coordinamento nazionale).

martedì 8 giugno 2021

Musica sacra, riprende la Rassegna organistica della Basilica di San Paolo fuori le mura

Riprendono i concerti d’organo nella Basilica di San Paolo fuori le mura. La rassegna di musica sacra giunta alla quarta edizione, si divide in due parti, a giugno “Organisti delle basiliche papali romane” e luglio  “Paesaggi Europei”. Prossimo concerto il 12 giugno alle 15,00 con Paolo Tagliaferri organista titolare a Santa Maria Maggiore, Ingresso gratuito e nel rispetto delle normative sanitarie in vigore.




Ideata e progettata dall’Ufficio Musicale della Basilica di San Paolo fuori le mura, la rassegna organistica ha ripreso con il primo concerto di Josep Solé -Coll, primo organista della Basilica Papale di San Pietro, lo scorso 5 giugno. Novità di questa nuova edizione è il suo prolungamento con cinque concerti a giugno e altrettanti a luglio. Per la prima volta saranno protagonisti gli organisti delle basiliche papali, titolari o emeriti, di San Pietro, San Giovanni, Santa Maria Maggiore e ovviamente San Paolo, più alcuni ospiti italiani e stranieri.

Il programma ha già preso il via lo scorso 5 giugno con Josep Solé -Coll, primo organista della Basilica Papale di San Pietro. Seguirà il 12 giugno alle 15,00 Paolo Tagliaferri organista titolare a Santa Maria Maggiore, poi il 19 giugno l’organista emerito della Cappella Sistina Juan Paradel – Solé, infine il 26 giugno il “padrone di casa” Christian Almada. 

Luglio è dedicato agli ospiti italiani e stranieri che saranno presenti sempre il sabato: il 3 luglio Matteo Imbruno che viene dall’Olanda, Massimo Gabba il 10, Giandomenico Piermarini, organista titolare della Arcibasilica Papale di San Giovanni in Laterano il 17, Riccardo Tiberia il 24, ed infine Jesus Sampedro spagnolo il 31 luglio. 

L’idea di una stagione di concerti d’organo nel transetto della Basilica di S.Paolo prende corpo in occasione del Giubileo della Misericordia (2015 – 2016) e si concretizza nel 2018 con una rassegna internazionale di organo e canto gregoriano, organo e canto solista, organo e oboe, organo e violoncello, con ospiti internazionali e giovani talenti italiani. Prosegue poi nel 2019 con la seconda edizione che vede per la prima volta insieme alcuni organisti delle Basiliche Papali. 




Alfredino - L’Italia in fondo a un pozzo. La storia che sconvolse l'Italia degli anni '80 in scena al Teatro del Lido

Alfredino, L’Italia in fondo a un pozzo: narrazione e rappresentazione, cronaca giornalistica e poesia sono la sintesi dello spettacolo in scena al Teatro del Lido che con estrema sensibilità rievoca la tragica vicenda di Vermicino specchio dell’Italia degli anni ’80.




Alfredino - L'Italia in fondo a un pozzo, racconta la tragica vicenda del piccolo Alfredo Rampi, precipitato il 10 giugno 1981 in un pozzo artesiano di 80 metri nelle campagne di Vermicino, e dei disperati tentativi di salvarlo nei tre giorni successivi. Una storia che ha sconvolto l’intero Paese con la prima diretta televisiva non stop a reti unificate a coprire un caso di cronaca, un evento mediatico che avrebbe dovuto documentare una storia a lieto fine e che alla fine si è trasformato in uno shock collettivo nazionale.

Il primo giornalista accorso sul posto, il venditore di panini che ha lucrato sulla folla accorsa a Vermicino, il presidente Pertini, i robot Mazinga e Goldrake, di cui Alfredino era appassionato, il vigile che per ore ha parlato con lui per cercare di rassicurarlo e infondergli speranza, descrivendogli le trivelle che scavavano un pozzo parallelo a quello in cui era caduto, e che lo terrorizzavano con le loro vibrazioni ed il loro rumore, come se fossero i suoi robot preferiti. E poi Angelo Licheri, scelto per il suo corpo minuto per calarsi in quel pozzo infernale, e che rimase quaranta minuti appeso a testa in giù, a tentare inutilmente di imbracare il bambino e salvarlo. Ma il personaggio centrale è Alfredino, quel bambino perduto, come fosse l’anima dell’Italia, inghiottita dal buio, perduta per sempre, per sempre incastonata in un diamante, come il blocco di ghiaccio azotato in cui fu conservato il suo corpo, prima di recuperarlo dalla tenebra in cui è venuto a mancare a noi tutti.

Fabio Banfo, drammaturgo, regista, attore e pedagogo, mette in scena con la massima sensibilità, uno spettacolo che è al contempo narrazione e rappresentazione, cronaca giornalistica e poesia di una tragica vicenda che è lo specchio dell’Italia degli anni ’80 ma soprattutto è il ricordo commosso di un bambino che tutti sono stati convinti fino all’ultimo si sarebbe salvato.

Vittorio De Sica, Ieri, oggi e domani. Una mostra celebra i 120 anni dalla nascita del grande attore e regista

Presso la Casa del Cinema dal 7 giugno al 4 luglio, aperto gratuitamente al pubblico il percorso espositivo che celebra i 120 anni dalla nascita del grande attore e regista. Al via lunedì 7 alle ore 18 con la proiezione del film La ciociara.




La Casa del Cinema di Roma presenta dal 7 giugno al 4 luglio 2021 la mostra Vittorio De Sica – Ieri, oggi e domani, realizzata dall’Associazione Teatroantico per celebrare i 120 anni dalla nascita del grande attore e regista. Curata da Giulio D’Ascenzo e Elisabetta Centore, l’esposizione gratuita ripercorre la carriera artistica, sia teatrale che cinematografica, di Vittorio De Sica attraverso locandine teatrali, manifesti, foto buste cinematografiche, immagini, riviste e brochure originali, coprendo un arco temporale che va dal 1923 al 1974, anno della sua scomparsa.

Alla presentazione della mostra, fissata per  lunedì 7 giugno alle ore 18, seguirà una proiezione speciale in Sala Deluxe del film di Vittorio De Sica La ciociara del 1960, con Sophia Loren e Jean Paul Belmondo, disponibile grazie alla gentile concessione della Titanus.

Vittorio De Sica esordisce in teatro nel 1923 nella Compagnia di Tatiana Pavlova, per poi passare nel 1927 nella compagnia di Luigi Almirante, Sergio Tofano e Giuditta Rissone che sposerà nel 1937 e da cui avrà la figlia Emi, recentemente scomparsa. Nel 1930 Guido Salvini lo chiama, insieme a numerosi altri attori, a far parte della Compagnia ZA BUM, mentre nel 1933 fonda una propria compagnia insieme a Giuditta Rissone e Sergio Tofano. Sarà attivo in teatro fino al 1949.

Nel 1932 con Gli uomini, che mascalzoni di Mario Camerini inizia la sua straordinaria attività di attore cinematografico che lo porterà insieme ad Amedeo Nazzari e Gino Cervi ad essere uno dei divi più amati dal grande pubblico. Con Camerini gira anche Darò un milione del 1935 e Il signor Max del 1937. Nel 1940 il produttore Giuseppe Amato lo fa debuttare alla regia con Rose scarlatte, seguono Maddalena zero in condotta dello stesso anno, Teresa Venerdì del 1941 dove si rivela il talento di Anna Magnani, Un garibaldino al convento del 1942. Con I bambini ci guardano del 1943 inizia il sodalizio artistico con Cesare Zavattini che porterà alla nascita di numerosi capolavori come Sciuscià del 1946 e Ladri di biciclette del 1948, entrambi Premi Oscar come Miglior Film Straniero. Ricordiamo inoltre Miracolo a Milano del 1951, Umberto D del 1952, L’oro di Napoli del 1954, La ciociara del 1960 dove conquista l’Oscar per la Migliore Attrice Sophia Loren, Il boom del 1963, Matrimonio all’italiana del 1964 (tratto da Filumena Marturano di Eduardo De Filippo), I girasoli del 1970, Una breve vacanza del 1973. De Sica vincerà altri due Oscar, uno per Ieri, oggi e domani del 1963 e l’altro per Il giardino dei Finzi Contini del 1972. Del 1974 è il suo ultimo film Il viaggio, dalla novella di Luigi Pirandello.  Insieme a Luchino Visconti e Roberto Rossellini è considerato uno dei padri fondatori del Neorealismo. Dall’unione con l’attrice Maria Mercader, sua partner anche nel cinema, nascono i figli Manuel, musicista scomparso nel 2014 e Christian, che seguirà le orme del padre divenendo attore e regista di successo.

Nel rispetto delle norme anticovid, l’ingresso agli spazi espositivi Sergio Amidei e Cesare Zavattini è libero e contingentato. Per la proiezione, l’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili, al momento ridotti per garantire il distanziamento di sicurezza tra gli spettatori.

La programmazione di Casa del Cinema è promossa da Roma Culture, Dipartimento Attività Culturali.

mercoledì 2 giugno 2021

Cercare un libro online: come funziona e cos'è il sistema OPAC (SBN)

Esiste uno strumento che ci permette di cercare un libro online. Si chiama sistema OPAC, un catalogo informatizzato di una o più biblioteche facilmente raggiungibile attraverso il nostro computer, tablet o smartphone senza recarsi fisicamente in biblioteca.





I sistemi bibliotecari hanno predisposto uno strumento molto utile per la consultazione di libri e volumi online ed oggi è molto più semplice conoscere la collocazione di un qualsiasi documento nelle biblioteche, trovandosi comodamente davanti al proprio computer, senza recarsi fisicamente in biblioteca. Lo strumento in questione si chiama OPAC, acronimo di On-line Public Access Catalogue, un catalogo informatizzato e consultabile online. Dai primi anni Ottanta, infatti, è avvenuta, all’interno dei sistemi bibliotecari, la graduale sostituzione dei cataloghi di tipo cartaceo con altri digitalizzati che riportano informazioni su ogni tipo di documento presente al loro interno.

Ogni singola biblioteca presenta un proprio sistema OPAC, anche se molto spesso si viene reindirizzati a un OPAC centrale che, in Italia, è l’OPAC SBN, ovvero l’OPAC del Servizio Bibliotecario Nazionale. Quest’ultimo è un catalogo collettivo, aperto al pubblico a partire dal 1997, che riunisce, per l’appunto, il patrimonio di una serie di biblioteche universitarie, statali, di enti locali e di istituzioni pubbliche o private che operano in diversi ambiti disciplinari.

Attraverso l’OPAC, e nel nostro specifico, quello del Sistema Bibliotecario Nazionale, è possibile eseguire diverse operazioni, tra cui:

ricercare documenti di interesse (tra libri, riviste, volumi, fotografie, CD, DVD, ecc.);

individuare quali biblioteche sono in possesso dei documenti ricercati, accedendo di conseguenza anche alla scheda anagrafica della singola biblioteca;

avere accesso ai cataloghi locali per avere informazioni sulla disponibilità dei documenti;

avere accesso al servizio di prestito interbibliotecario, da remoto o di fornitura di documenti in riproduzione (ILL SBN), se la biblioteca presenta tale servizio;

avere accesso alle cosiddette voci d'autorità, che garantiscono l'univocità del termine ricercato (ciò è disponibile attualmente solo per le schede di alcuni autori).

Il sistema OPAC (SBN) è un catalogo consultabile da qualsiasi utente che può, inoltre, iscriversi al sito dell'OPAC, in modo di avere un’area dedicata alle proprie ricerche e al proprio profilo. Le ricerche all’interno del catalogo di OPAC SBN possono avvenire in 3 diverse modalità:

ricerca base;

ricerca libera o Cerca nel catalogo (dove l’utente, ad esempio, può compilare un campo a scelta tra autore o titolo);

ricerca avanzata.

Proprio all’interno di quest’ultima esistono delle sezioni specifiche che l’utente può utilizzare per effettuare la ricerca di un particolare tipo di documento. Queste sezioni si suddividono in:

libro antico (comprende pubblicazioni monografiche a partire dal XV secolo fino al 1830);

libro moderno (comprende pubblicazioni monografiche che vanno dal 1831 e pubblicazioni periodiche senza un limite di data);

grafica;

cartografia;

audiovisivi;

musica (comprendente musica manoscritta o a stampa, libretti dal XV al XXI secolo e registrazioni sonore).

Il risultato della ricerca compare come un elenco sintetico con informazioni che possono essere a loro volta approfondite. Infatti, in caso di un risultato troppo vasto o generico, le ricerche possono essere affinate tramite la selezione di ulteriori filtri. Di solito, comunque, vengono visualizzate per prime le informazioni bibliografiche del titolo o documento ricercato, seguite dalla lista di biblioteche che lo possiedono e nelle quali è possibile prenotarlo per il prestito o per la consultazione.

Oltre che dal sito ufficiale il catalogo OPAC SBN è raggiungibile anche attraverso l’App OpacSBN, disponibile per android e iOS.

venerdì 21 maggio 2021

Lavoro, nel Lazio la parità salariale tra donne e uomini è legge

Lazio virtuoso, da oggi nella regione c'è una legge che sostiene la parità di salario tra uomini e donne. La legge prevede anche un fondo regionale per le vittime di violenza e uno sportello donna nei centri per l'impiego, il sostegno all'imprenditoria femminile e interventi in tema di condivisione delle responsabilità di cura e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. 




La Regione Lazio sostiene la parità di salario tra uomini e donne, con risorse concrete grazie ad investimenti mirati per cambiare completamente la rotta, con un sistema che favorisce la parità, che premia le aziende virtuose, che sostiene anche economicamente chi investe in formazione delle donne che hanno perso il lavoro. Non solo parole quindi ma fatti che mettono in atto un'altra buona pratica di una Regione che cambia. In sintesi questo è quanto affermato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a commento dell'approvazione in Consiglio regionale della PL N. 182.

La legge riguarda tutta una serie di disposizioni come la promozione della parità retributiva tra i sessi, il sostegno dell'occupazione e dell'imprenditoria femminile di qualità nonché la valorizzazione delle competenze per le donne. Un tema questo, sottolinea Zingaretti, che è una piaga sociale e culturale che riguarda l'intero Paese, e che con la pandemia si è ulteriormente aggravato: un divario, di cui conosciamo bene i dati statistici, che penalizza le donne e insieme a loro l'intera economia. Per questa ragione nel Lazio abbiamo voluto investire per cambiare completamente la rotta, con un sistema che favorisce la parità, che premia le aziende virtuose, che sostiene anche economicamente chi investe in formazione delle donne che hanno perso il lavoro.

La legge prevede anche un fondo regionale per le vittime di violenza e uno sportello donna nei centri per l'impiego, il sostegno all'imprenditoria femminile e interventi in tema di condivisione delle responsabilità di cura e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Insomma una legge giusta che prevede azioni concrete e entra nel vivo di una trasformazione necessaria. Le donne non sono spettatrici del mondo lavorativo, al contrario hanno un ruolo cruciale, nell'economia e nella società. E' tempo di cambiare. L'Assessora agricoltura, foreste, promozione della filiera e della cultura del cibo, pari opportunità, Enrica Onorati ha così dichiarato. "Lasciare un futuro migliore del presente che viviamo.  Ecco lo spirito di una legge doverosa e dovuta nei confronti delle donne e del loro ruolo nella società, dal punto di vista professionale e personale. Le donne - che più di chiunque altro hanno subito gli effetti della pandemia - hanno a disposizione da oggi, nella nostra regione, un nuovo strumento concreto per l’affermazione della parità salariale, per contrastare l’abbandono lavorativo, per ottenere misure che favoriscano l’occupazione femminile stabile e di qualità. Inoltre, la legge prevede strumenti e interventi anche per alleggerire il carico del lavoro di cura che grava sulle spalle delle donne. Perché nel nostro Paese è necessario un cambiamento radicale che realizzi una società più equilibrata e quindi più giusta per tutte e tutti. E noi dal Lazio lanciamo la nostra sfida. Grazie alla Presidente di Commissione, Eleonora Mattia, al consiglio tutto, ai colleghi di Giunta Di Berardino e Orneli per il preziosissimo lavoro". 

“L’approvazione, oggi, da parte del Consiglio Regionale della legge sulla parità retributiva e il sostegno all'occupazione femminile proposta dalla consigliera Eleonora Mattia è una bellissima notizia, un segno di civiltà e un segnale importante dell’attenzione concreta delle istituzioni regionali al tema dei diritti delle donne”, ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Start-Up e Innovazione, Paolo Orneli. “Sono numerosi gli elementi positivi contenuti in questo testo – ha aggiunto – come ad esempio la previsione di sostegni per il reinserimento sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza o con disabilità o l’istituzione di un ‘Registro regionale delle imprese virtuose in materia di parità retributiva’, alle quali saranno attribuiti benefici economici e premialità. Sono particolarmente soddisfatto poi di due disposizioni che ci hanno visto coinvolti direttamente come Assessorato e che sono a mio avviso molto importanti: anzitutto la previsione di riservare una quota del fondo per il microcredito alle donne in situazioni di disagio sociale, con lo stanziamento di 600.000 euro nel triennio 2021-2023, e poi quella che sostiene, nell’ambito del Fondo nazionale di garanzia per le Pmi, l’accesso al credito delle piccole e medie imprese del territorio regionale a prevalente partecipazione femminile e delle lavoratrici autonome; una misura, quest’ultima, che prevede una dotazione di 2,5 milioni di euro per il triennio 2021-2023.” “Il nostro lavoro per far sì che questa Regione sia davvero la casa di tutte e di tutti continua”, ha concluso Orneli.

“La Regione Lazio, anche con questa legge, continua a fare da apripista sul piano dei diritti e delle pari opportunità. Tutto questo è molto importante a maggior ragione per il fatto che cade in una fase storica nella quale bisogna rimettere al centro il tema dello sviluppo e del lavoro dignitoso, dando seguito alle azioni delle politiche attive definite in raccordo con le parti sociali”. Così l’assessore regionale al Lavoro e Nuovi diritti, Claudio Di Berardino.

giovedì 20 maggio 2021

Musica, nasce la prima federazione internazionale dei direttori di coro

Nasce a Roma la prima federazione internazionale dei direttori di coro. L'Istituzione unirà le più alte figure internazionali nel campo della direzione corale con l'intento di creare una vera e propria “categoria professionale”.




In un periodo storico in cui anche la cultura ha subito i duri colpi di una forzata chiusura e un rallentamento delle attività, si affaccia una nuova entità che non ha eguali nel panorama musicale internazionale, la FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEI DIRETTORI DI CORO (ICCF - International Choral Conductors Federation), un’istituzione che sancisce la forte volontà di unire in una visione comune le più alte figure internazionali nel campo della direzione corale e con il condiviso intento di creare una vera e propria “categoria professionale” (che attualmente non esiste) e lavorare per la crescita educativa, formativa e professionale dei giovani direttori.

Un obbiettivo culturalmente alto che non poteva che nascere in Italia, paese che assurge così a un ruolo primario internazionale all’interno del quale Roma diventa la capitale mondiale dei direttori di coro.  Il fulcro della ICCF (International Choral Conductors Federation) vede come soci fondatori alcuni dei Maestri più riconosciuti per i loro meriti artistici, e di altissimo spessore a livello internazionale provenienti da Italia, Germania, Austria, Belgio, Slovenia, Inghilterra, Norvegia, Argentina, Russia, Singapore, Malesia, Canada, Sri Lanka a cui si aggiungono circa 1000 direttori che hanno già dato la loro adesione come membri ordinari.

I nomi dei fondatori sono i seguenti:

𝗞𝗹𝗮𝘂𝘀 𝗟𝗲𝘃𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗻 (Germania), 𝗪𝗼𝗹𝗳𝗮𝗻𝗴 𝗭𝗶𝗲𝗴𝗹𝗲𝗿 (Austria), 𝗧𝗵𝗼𝗺𝗮𝘀 𝗖𝗮𝗽𝗹𝗶𝗻 (Norvegia), 𝗦𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗔𝗴𝗿𝗲𝗻 (Svezia), 𝗞𝘂𝗿𝘁 𝗕𝗶𝗸𝗸𝗲𝗺𝗯𝗲𝗿𝗴𝘀 (Belgio), 𝗥𝗶𝗰𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗕𝗮𝗿𝗿𝗲𝗿𝗮 (Argentina), 𝗝𝗼𝘀𝗲̀ 𝗦𝗰𝗶𝘂𝘁𝘁𝗼 (Argentina), 𝗔𝗺𝗯𝗿𝗼𝘇 𝗖𝗼𝗽𝗶 (Slovenia), 𝗧𝗼𝗵 𝗕𝗮𝗻 𝗦𝗵𝗲𝗻𝗴 (Singapore), 𝗦𝘂𝘀𝗮𝗻𝗻𝗮 𝗦𝗮𝘄 (Malesia), 𝗧𝗮𝘁𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗭𝗵𝗱𝗮𝗻𝗼𝘃𝗮 (Russia), 𝗡𝗮𝗼𝗺𝗶 𝗙𝗮𝗿𝗮𝗻 (Israele), 𝗧𝗿𝗮𝗰𝘆 𝗪𝗼𝗻𝗴 (Malaysia and Canada), A𝗺𝘆 𝗕𝗲𝗯𝗯𝗶𝗻𝗴𝘁𝗼𝗻 (England), 𝗥𝗼𝗵𝗮𝗻 𝗗𝗲 𝗟𝗮𝗻𝗲𝗿𝗼𝗹𝗹𝗲 (Sri Lanka), 𝗙𝗮𝗯𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗕𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶 (Italia), 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗙𝗶𝗼𝗿𝗲 (Italia), 𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱𝗲 𝗚𝘂𝗮𝗹𝘁𝗶𝗲𝗿𝗶 (Italia), 𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱 𝗖𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗶 (Italia), 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗝𝗼𝘀𝗶𝗮 (Italia).

A livello federativo non esiste un organismo simile al mondo, e così la ICCF rappresenta un punto di riferimento per tutti coloro che si affacciano nel campo della direzione di coro, dando supporto qualitativo e colmando quel gap tra formazione e inserimento nel percorso carrieristico, necessario per intraprendere il cammino professionale prescelto. 

L’unione di figure internazionali di alto spessore professionale, all’interno di una federazione unica al mondo, rappresenta un primato assoluto mai raggiunto prima, e costituisce il primo reale tentativo di formare una categoria professionale a livello mondiale che lavori per dare pari dignità e riconoscibilità a tutti i direttori di coro, e che si possa interfacciare con autorevolezza con le istituzioni nazionali e internazionali.

http://choralconductors.eu/

venerdì 14 maggio 2021

Musica e scienza, prevedere il suono dei violini: quando la liuteria sposa l'Intelligenza artificiale

La liuteria sposa l'intelligenza artificiale. Possibile prevedere il suono dei violini del futuro. Lo studio del Politecnico di Milano pubblicato su Nature Scientific Reports.




Grazie all’intelligenza artificiale è possibile prevedere che suono produrrà un pezzo di legno una volta trasformato in una tavola di violino e quale forma è necessario dargli perché suoni al meglio: è questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori del Musical Acoustics Lab del Politecnico di Milano, ospitato all'interno del Museo del Violino di Cremona. 

Nello studio "A Data-Driven Approach to Violinmaking", pubblicato sulla rivista Nature Scientific Reports, il fisico e liutaio cileno Sebastian Gonzalez (postdoc) e il mandolinista professionista Davide Salvi (dottorando) mostrano come una rete neurale molto semplice sia in grado di predire il comportamento vibratorio di tavole di violino a partire da un numero limitato di parametri geometrici e meccanici della tavola stessa.

Il primo passo è stato sviluppare un modello che disegna la forma esterna del violino come la congiunzione di archi di nove circonferenze. Grazie a questo e ad un modello efficiente della curvatura basato sul violino Messia di Stradivari, i ricercatori sono stati in grado di disegnare una tavola di violino con soli 35 parametri. 

Variando in modo casuale questi parametri, quali per esempio raggio, posizione del centro delle circonferenze, bombatura, spessore e caratteristiche meccaniche del legno, si è costruito al calcolatore un dataset di violini che comprende forme di violini storici così come forme mai usate nella liuteria. Queste forme di tavole costituiscono l’input della rete neurale.

Sono quindi stati usati strumenti avanzati di modellazione vibratoria per determinare il comportamento acustico di ogni violino nel dataset.

Infine, è stato possibile verificare che la rete neurale è in grado di prevedere il comportamento acustico a partire dai parametri della tavola: la risposta è stata positiva, con un'accuratezza vicina al 98%.

Il lavoro offre, quindi, uno strumento promettente nelle mani dei liutai: utilizzare la rete neurale permette di prevedere come un dato pezzo di legno "suonerebbe" se trasformato in una tavola con una certa forma e potrebbe essere usata anche per progettare due violini di legno diverso in maniera tale che suonino allo stesso modo. Ciò consentirà nel futuro di selezionare il miglior legno per un particolare modello di violino, operazione che oggi è eseguita sulla base di considerazioni puramente estetiche.

mercoledì 12 maggio 2021

Società, la pandemia da virus svela la fragilità umana. L’importanza di scienza, conoscenza e buona sanità

Scienza, conoscenza e buona sanità come antidoto per superare la fragilità delle società complesse. Fondazione Pirelli apre uno sguardo sul fenomeno Covid generatore di crisi ma anche di opportunità e come riflessione sui valori e sui significati d’una vera e propria svolta nella nostra storia sociale.




Il coronavirus passerà, come tutte le infezioni, le crisi, i drammi della vita e della storia. Passerà, prima o poi, con il suo carico di vittime e di dolore nel corpo e nell’anima. E’ indispensabile, però, che non passi la lezione che dovremmo aver cominciato a imparare. La prima dimensione con cui fare i conti è la fragilità. Le società sempre più articolate e complesse in cui viviamo sono molto fragili. Esprimono, è vero, straordinarie possibilità di crescita, dati i progressi di scienza e tecnologia su tutti i fronti dell’innovazione. Ma sono estremamente sensibili a fratture, cambiamenti, effetti inattesi. Vivono di sofisticati legami digitali, sofisticati sistemi di relazione, veloci interconnessioni materiali e virtuali. Subiscono le radicali e controverse conseguenze dell’ampliamento dell’incidenza dell’Intelligenza Artificiale su tanti aspetti dell’economia, del lavoro e della stessa vita quotidiana. Manifestano una forte potenza di crescita. Ma si rivelano carenti sui meccanismi di gestione e di controllo.

Delle sinergie tra globalizzazione e strumenti delle tecnologie digitali sono state esaltate la forza, il successo, l’eccezionalità dei processi di cambiamento e il dirompente dinamismo economico. Ma se ne sono trascurale proprio le complessità, le contraddizioni, gli squilibri, le diseguaglianze che determinano. Le fragilità, appunto. Oggi la crisi globale da coronavirus presenta il conto.

Le nostre esistenze, gli equilibri economici, le abitudini sociali possono essere sconvolte da un “cigno nero”, un evento inatteso e dirompente, per usare il titolo d’un libro del 2007 di Nissim N. Taleb, studioso di epistemologia e finanza (il sottotitolo è “Come l’improbabile governa la nostra vita”). Sono fragili le nostre vite, di fronte alle nuove pandemie che dilagano, favorite proprio dalle interconnessioni geografiche e sociali. Sono fragili le relazioni sociali che riguardano anche i nuclei familiari. Sono fragili gli stessi sistemi di governo di tutti i processi di produzione e servizi, sotto attacco da attori oscuri del cyber crime. Sono fragili i meccanismi della comunicazione e dell’informazione, per effetto del dilagare delle fake news sui social media e dell’improvvisazione di pareri e giudizi inconsapevoli e incompetenti. E sono fragili i sistemi economici, per l’integrazione internazionale delle nuove catene del valore: le imprese italiane ne sono state protagoniste di successo, con conseguenze sinora positive, ma adesso con ricadute di pesante difficoltà, che mettono in ginocchio uno dei beni più preziosi, le nostre industrie, da salvaguardare e rimettere, con essenziali scelte politiche, in condizione di ricominciare a crescere.

Adesso, dopo anni segnati da una sorta di delirio d’onnipotenza per “le magnifiche sorti e progressive” dell’umanità (vale la pena rileggere Leopardi, per rafforzare la nostra coscienza critica), scopriamo, appunto, la nostra fragilità. Con sgomento, con dolore. Con paura. Ma è tutto sommato una scoperta positiva. La presa d’atto della fragilità è già un punto di forza e una leva per la possibile rinascita.

“Power is nothing without control” era uno slogan di successo della pubblicità Pirelli nei primi anni Novanta. Al di là del senso diretto di comunicazione, coglieva in anticipo lo spirito dei tempi lunghi che si andavano preparando, il passaggio dall’hard power al soft power (ben teorizzato, all’inizio del Duemila, da un politologo acuto come Joseph Nye). E insisteva non solo sulla potenza (velocità, tecnologie, successo, performance da primato) ma soprattutto sul controllo, l’equilibrio, la responsabilità. Oggi quello slogan riconferma la sua attualità, come sintesi generale di un mondo che, scoperta la propria fragilità, va in cerca di condizioni di sviluppo migliori, più equilibrate e sostenibili.

C’è un altro punto positivo, nella ruvida condizione di questi giorni, su cui rafforzare le nostre consapevolezze: l’emergere diffuso d’una fiducia nella scienza, nella conoscenza dei meccanismi sanitari e sociali, nella competenza dei medici e degli infermieri. Dopo anni incoscienti di “no vax”, di pregiudizi anti-scientifici, di elogio dell’“uno vale uno” e di arrogante esibizione dell’ignoranza e dell’incompetenza (sino a farne bandiera politica da movimento anti élite e strumento di carriere personali), adesso, di fronte alle questioni che investono in pieno la vita e la morte, si torna finalmente a dare ascolto alla parola di chi sa, ha studiato, ha competenza su cosa e come fare. I nemici della conoscenza finiscono nell’angolo.

Nel riaffidarsi alla scienza emergono alcune altre considerazioni. La scienza non è il luogo delle verità indiscusse e indiscutibili. Il processo scientifico va avanti per trials and errors, ricerca, sperimentazione, errore, ripresa. Le conoscenze che progrediscono mettono da canto conoscenze precedenti. La relatività è un principio fondante dei processi di scoperta, verso orizzonti incerti, da confermare, verificare e poi ancora una volta superare. Lo scienziato non è né un mago (di pensiero magico ne abbiamo avute fin troppe manifestazioni, anche in questi anni confusi) né un miracoloso taumaturgo. Dunque, riscoprire la scienza, ridarle valore e rimetterla al centro degli interessi privati e pubblici, con tutto il carico dei suoi dubbi e della sua strutturale condizione di mondo della ricerca, significa anche sapere fare scelte pubbliche responsabili.

Considerare la scienza un “bene comune”, infatti, richiede investimenti pubblici di grande respiro e di lungo periodo su formazione, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, orientando in questa direzione parte consistente della spesa pubblica, nazionale ed europea e sollecitando, anche fiscalmente, gli investimenti privati. Proprio il contrario di quel che si è fatto finora.

Bene comune la ricerca. Come la scuola. E come la sanità. Beni essenziali d’una comunità coesa e responsabile.

Il sistema sanitario nazionale, di fronte a prove durissime, sta dando buona prova di sè, grazie anche al senso di responsabilità, alla cultura e all’abnegazione di medici e infermieri. E’ un patrimonio sociale che va salvaguardato e, in prospettiva, rafforzato. In Lombardia, in Veneto, in Emilia, è fondato anche su una stretta collaborazione tra il pubblico e il privato che svolge un ruolo pubblico, in una sintesi originale tra competizione e collaborazione, assistenza diffusa e sussidiarietà. E’ una strada da continuare a percorrere.

Se il coronavirus può essere il nostro “cigno nero” (ne abbiamo scritto nel blog della scorsa settimana), dobbiamo prendere atto che, dalle nostre incertezze e dalle nostre fragilità, possiamo uscire. Anche ritrovando un forte spirito di comunità, di coesione, di solidarietà nazionale.

Gira molto, proprio in questi giorni, sul web, una frase esemplare: “Il primo nostro dovere è di batterci con tutte le nostre forze per la solidarietà e la ricostruzione nazionale”. E’ di Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio nell’Italia del dopoguerra, pronta a uscire dalle macerie materiali e morali della guerra e del fascismo e ricominciare a vivere. Vale la pena farne tesoro.

www.fondazionepirelli.org/it/

lunedì 3 maggio 2021

Identità, Ambiente, Connessione: al via la seconda edizione di QuinteScienza

Prende il via al Teatro del Lido QuinteScienza 2021. L'Associazione Affabulazione presenta un percorso artistico multidisciplinare per declinare le infinite possibilità della narrazione a tema scientifico. Una serie di spettacoli, lezioni interattive, incontri, affrontano le grandi tematiche ambientali contemporanee e i grandi interrogativi, attraverso un linguaggio artistico, universale, accessibile e aperto a ogni forma di conoscenza. L'evento dall'8 al 30 maggio 2021 in presenza o in streaming. Ingresso gratuito.




Dopo aver indagato il genio maschile e femminile della scienza, con le biografie dei grandi personaggi e con le loro grandi scoperte, la seconda edizione di QuinteScienza, grazie al linguaggio artistico, universale e accessibile, propone un percorso a tappe attraverso un tema portante: l’immensità della natura, esplorata in lungo e in largo. Dai cambiamenti climatici all’ecosistema marino, dal rapporto con l’habitat a quello con la produttività e l’impatto che ha sull’ambiente, dalla vastità dell’Universo alle meraviglie dei meccanismi naturali complessi.

QuinteScienza, lo ricordo, è il progetto vincitore dell’Avviso Pubblico EUREKA! ROMA2020-2021-2022 che fa parte di ROMARAMA, palinsesto culturale promosso da Roma Capitale. L'evento si dipana seguendo tre concetti ben definiti: identità, ambiente e connessione. Un percorso artistico multidisciplinare, per declinare in 3 annualità le infinite possibilità della narrazione a tema scientifico.

Dall'individualità (il genio maschile o femminile che ha dedicato la propria vita alla scienza) al mondo esterno, ovvero l’immensità della natura (in particolare il rapporto con l’orizzonte marino e astronomico), alla spinta oltre l’ostacolo, (indagando le possibilità di connessione virtuosa tra esseri umani e macchine), nell’ottica di un progresso ecosostenibile e realmente rispettoso del mondo che viviamo.

Le attività sono completamente gratuite e dedicate alle giovani generazioni, ma godibili anche da parte di un pubblico adulto. Per le annualità 2021 e 2022 verranno realizzate attività anche all’interno degli Istituti Scolastici, avviando contestualmente virtuosi processi di formazione peer to peer.

Si inizia con Va tutto bene – Everything is fine, spettacolo satirico sui cambiamenti climatici di Associazione Culturale Causa, scritto dallo scienziato David Marçal, in scena l’8 maggio. Sabato 15 in programma la conferenza La protezione delle coste e metodologie per la ricerca dei placer sabbiosi per il ripascimento morbido, relatrice Daniela Maria Rosa Taliana (geologa). Sabato 16 maggio si proseguirà con Habitat Naturale, di Elisabetta Granara con La Piccionaia Centro di produzione teatrale e B. Motion Operaestate, in collaborazione con Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse. Il 22 maggio sarà la volta di Monologo per una matita, un pianoforte ed un astronomo conferenza spettacolo per una stella che nasce di e con Donatella Giovannangeli, Paolo Sentinelli e Fabrizio Vitali. Innumerevoli soli, infinite terre è il nome della confernza a carattere divulgativo sull’astronomia in programma il 23 maggio con Fabrizio Vitali e Luigi Pulone. Il 29 maggio di scena ancora il teatro con Sloi Machine – Il rischio era quello di perdere l’intelletto, la salute, la vita di e con Andrea Brunello con la regia di Michela Marelli. Infine domenica 30 maggio l'Augumented Lecture Arditodesìo La bellezza computazionale di e con Alberto Montresor (Università di Trento – Dip. di Ingegneria e Scienza dell’Informazione) con il supporto di Tommaso Rosi – video artist (Università di Trento – Dip. di Fisica). Musiche composte ed eseguite dal vivo da Carlo La Manna.

Tutte le attività si svolgeranno presso la sala interna del Teatro del Lido di Ostia in presenza o in modalità online secondo le disposizioni di sicurezza vigenti al momento dello svolgimento del progetto.

Info

quintescienza@gmail.comFacebook: QuinteScienza • Instagram: @quintescienza
www.affabulazione.net

In ottemperanza alle disposizioni dei protocolli di sicurezza anticovid, l’accesso sarà possibile solo a un numero limitato di spettatori che potranno prenotare i propri biglietti online sul circuito Eventbrite. I protocolli di sicurezza anticontagio – covid 19, sono visitabili sul sito www.teatrodellido.it e www.teatrodiroma.net.

Libri, Sommelier in 5 minuti. Riconoscere e degustare un buon vino non è mai stato così semplice

Arriva in edicola con Il Sole 24 Ore il libro “Sommelier in 5 minuti. Riconoscere e degustare un buon vino non è mai stato così semplice” di...