martedì 27 ottobre 2020

Alimentazione, il contributo della ricerca per il limone dell'Etna Igp

Con il CREA, il contributo della ricerca porta all'indicazione geografica protetta il limone dell’Etna, un frutto prezioso fortemente legato al territorio, dove il vulcano, il mare e tecniche colturali tipiche lo rendono ricco in antiossidanti. I risultati della ricerca pubblicati su Food Research International.




Il Limone dell’Etna è diventato IGP. Un traguardo ambizioso e meritato per questo agrume dalle caratteristiche uniche, coltivato da più di un secolo e con un legame fortissimo con il suo territorio di produzione.

Il CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura ha messo a punto il dossier scientifico a supporto della candidatura, conducendo una sperimentazione sulle due principali varietà di limone coltivate nell’area etnea (Femminello zagara bianca e Monachello) per dimostrarne le proprietà qualitative e nutraceutiche (concentrazioni elevate di acido citrico e di polifenoli) nonché l’elevata attività antiossidante (Vitamina C,) che contribuisce a contrastare lo stress ossidativo e a proteggere la nostra salute.

I risultati, pubblicati nella rinomata rivista internazionale Food Research International (Food Research International, 74, 250–259, 2015) , evidenziano come la spiccata qualità dei frutti di «Limone dell’Etna» sia da attribuire allo sviluppo e alla maturazione in un ambiente pedoclimatico molto specifico, con suoli di matrice vulcanica, tipici delle aree prossime al vulcano Etna e con un clima mitigato dal mare. 

Ma, oltre al vulcano ed al mare, a rendere così speciale questo agrume è la particolare tecnica colturale, presente in questo areale e adottata dai produttori locali dall’inizio del secolo scorso: si tratta della ‘forzatura’ o ‘secca’, che permette una produzione estiva dei frutti, forzando la pianta a fiorire in estate per poi dare i frutti nel periodo da maggio a settembre dell’anno successivo. Non irrigando durante il mese di giugno–luglio si induce nella pianta uno stress idrico. Dopo tale periodo, attraverso crescenti irrigazioni e concimazioni eccitanti a base di azoto, si risveglia la pianta dal letargo indotto e si provoca una seconda fioritura che andrà a frutto l’anno successivo. I frutti ottenuti con questa tecnica vengono chiamati 'verdelli' e, non a caso, sono i più ricchi in antiossidanti.

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