venerdì 28 agosto 2020

Circo Maximo Experience, la visita immersiva del Circo Massimo in realtà aumentata e virtuale

Torna dall'1 al 30 settembre Circo Maximo Experience, la visita immersiva del Circo Massimo in realtà aumentata e virtuale. Dal martedì al sabato, i visitatori potranno rivivere in orario serale la storia del più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità.





Torna dall’1 al 30 settembre, in orario serale, Circo Maximo Experience, la visita immersiva in realtà aumentata e virtuale del più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità e uno dei più grandi di tutti i tempi, il Circo Massimo. Apertura straordinaria da martedì a sabato dalle ore 17 alle 20 (1-12 settembre) e dalle ore 16 alle 19 (15-30 settembre).

Il progetto fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali di Roma Capitale, ed è promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzato da Zètema Progetto Cultura e realizzato da GS NET Italia e Inglobe Technologies. La direzione scientifica è a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

La visita immersiva, della durata di circa 40 minuti, è itinerante e si sviluppa all’interno dell’area archeologica su un percorso di 8 punti di osservazione (tappe) utilizzando specifici visori, i quali dopo ogni uso vengono sanificati e imbustati. Nel rispetto delle misure di prevenzione anti Covid-19, a ciascun visitatore verranno consegnati, imbustati singolarmente, gli auricolari monouso e la visiera parafiato su cui poggiare lo speciale visore. Previsto inoltre l’ingresso contingentato all’area (max 7-8 persone ogni 15 minuti), il distanziamento fisico interpersonale e la misurazione della temperatura con termoscanner.

Grazie alla realtà aumentata e virtuale, il visitatore potrà immergersi totalmente nella storia del sito archeologico con la visione delle ricostruzioni architettoniche e paesaggistiche lungo tutte le sue fasi storiche: dalla prima e semplice costruzione in legno, ai fasti dell’età imperiale, dal medioevo fino ai primi decenni del ’900. Si vedrà l’antica Valle Murcia arricchirsi di costruzioni, si passeggerà nel Circo tra le botteghe del tempo, assistendo a una emozionante corsa di quadrighe tra urla di incitamento e capovolgimenti di carri, fino a restare senza fiato di fronte all’imponente Arco di Tito alto circa venti metri, ricostruito in realtà aumentata e in scala reale davanti ai propri occhi.

La narrazione è disponibile in italiano (con le voci degli attori Claudio Santamaria e Iaia Forte), inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese e giapponese. Per le persone non udenti sono disponibili le versioni a sottotitoli semplificati in lingua italiana o inglese.

I biglietti per la visita immersiva sono preacquistabili online sul sito www.circomaximoexperience.it oppure al call center 060608 (attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 19.00). Possono essere acquistati anche sul posto, previa compilazione della scheda anagrafica con i dati personali del visitatore, e nei Tourist Infopoint. Per i possessori della MIC card e della Roma Pass è previsto il biglietto d’ingresso ridotto.

martedì 25 agosto 2020

COVID-19, al via la sperimentazione del vaccino sull'uomo

Inizia allo Spallanzani la sperimentazione sull'uomo del vaccino italiano contro il COVID-19. Il primo volontario ha ricevuto ieri la prima dose tramite iniezione intramuscolare.





È iniziata il 24 agosto, presso l'Istituto Nazionale malattie Infettive (INMI) 'Lazzaro Spallanzani' di Roma, la sperimentazione sull'uomo di GRAd-COV2, il candidato vaccino italiano contro SARS-CoV-2 il virus che causa COVID-19, realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera.

Il primo volontario, scelto tra le migliaia che si sono offerti con grande generosità allo Spallanzani, ha ricevuto tramite iniezione intramuscolare la dose di vaccino ed iniziato l'iter che lo porterà nei prossimi mesi a sottoporsi a una serie di ravvicinati controlli periodici che serviranno ai ricercatori per verificare la sicurezza e la tollerabilità del vaccino, nonché eventuali effetti collaterali.

La sperimentazione, messa a punto da un team di ricercatori e clinici dello Spallanzani in collaborazione con ReiThera, sarà effettuata su novanta volontari suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni, altrettanti di età superiore ai 65 anni. Ciascun gruppo sarà suddiviso in tre sottogruppi da 15 persone, a ciascuna delle quali verrà somministrato un diverso dosaggio del preparato vaccinale. Una parte della sperimentazione sarà effettuata presso il Centro Ricerche Cliniche - Policlinico G.B. Rossi di Verona, e successivamente anche negli ospedali di Piacenza e Cremona. Se i primi risultati della fase 1 saranno positivi, entro la fine dell’anno potranno prendere il via le fasi 2 e 3, che saranno condotte su un numero maggiore di volontari anche in paesi dove la circolazione del virus è più attiva.

Quella di ieri è una tappa importante di un percorso iniziato nello scorso marzo, grazie all'impegno del Ministero della ricerca scientifica e della Regione Lazio che, d'intesa con il Ministero della Salute, hanno deciso di finanziare il progetto, individuando nell’INMI ‘Lazzaro Spallanzani’ di Roma e nel Consiglio nazionale delle ricerche i partner operativi per la realizzazione della sperimentazione.

Il vaccino di ReiThera ha superato i test preclinici effettuati sia in vitro che in vivo su modelli animali, che hanno evidenziato la forte risposta immunitaria indotta dal vaccino e il buon profilo di sicurezza, ottenendo successivamente l’approvazione della fase 1 della sperimentazione sull’uomo da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Agenzia Italiana del Farmaco e del Comitato Etico Nazionale per l’Emergenza COVID-19.

Il vaccino GRAd-COV2 utilizza la tecnologia del ‘vettore adenovirale non-replicativo’, ovvero incapace di produrre infezione nell’uomo. Il vettore virale agisce come un minuscolo ‘cavallo di Troia’, che induce transitoriamente l’espressione della proteina spike (S) nelle cellule umane. Questa proteina è la ‘chiave’ attraverso la quale il coronavirus, legandosi ai recettori ACE2 presenti all’esterno delle cellule polmonari, riesce a penetrare ed a replicarsi all’interno dell’organismo umano. La presenza della proteina estranea innesca la risposta del sistema immunitario contro il virus.

ReiThera Srl, società con sede a Castel Romano, ideatrice del vaccino, è stata costituita nel 2014 da un gruppo di ricercatori italiani che avevano ideato l’utilizzo dell’adenovirus dello scimpanzé come ‘navicella’ su cui innestare il materiale genetico necessario per realizzare vaccini contro malattie infettive come Epatite C, malaria, virus respiratorio sinciziale, ed Ebola. Sulla base di questa esperienza, ReiThera ha recentemente sviluppato il nuovo vettore virale, GRAd32, isolando un adenovirus di gorilla che negli studi preclinici ha indotto una forte risposta immunitaria, sia umorale che cellulare, contro le proteine veicolate, dimostrando inoltre un buon profilo di sicurezza.

Attraverso tecniche sofisticate questo virus, assolutamente innocuo per l’uomo, è stato modificato per azzerarne la capacità di replicazione; successivamente è stato inserito al suo interno il gene della proteina S del SARS-CoV-2, il principale bersaglio degli anticorpi prodotti dall’uomo quando il coronavirus penetra nell’organismo. Una volta iniettato nelle persone, questo virus modificato, o meglio la proteina S che trasporta, provocherà la risposta del sistema immunitario dell’organismo, ovvero la produzione di anticorpi in grado di proteggere dal virus SARS-CoV-2. Altri vaccini basati su vettori adenovirali ricavati dai primati sono già stati valutati in trial clinici di fase 1 e 2 per candidati vaccini di altre malattie infettive, dimostrando di essere sicuri e di generare risposte immunitarie consistenti anche con una singola dose di vaccino.

Di seguito, le dichiarazioni dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte e della società ReiThera.

Massimo Inguscio, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche: "Il Cnr ha sempre chiara l'importanza di fare ricerca in squadra, unendo le competenze, in particolare quando grandi sfide come il Covid-19 evidenziano il fondamentale ruolo della scienza. Esprimo quindi la soddisfazione, l'orgoglio e l'emozione, miei e dell'Ente tutto, per l'inizio della sperimentazione sull'uomo di GRAd-COV2, il vaccino tutto italiano cui collaboriamo con l'Istituto Spallanzani e il supporto di Mur e Regione Lazio".

Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca: "Durante questa pandemia l’apporto della ricerca italiana alla comunità scientifica internazionale, che si è mobilitata nella lotta contro il SARS-CoV-2, è stato notevolissimo sia per quantità che per qualità, e dobbiamo tutti riconoscenza e gratitudine ai nostri ricercatori e scienziati per l’attività che hanno svolto e continuano a svolgere. Quello che inizia oggi è un altro capitolo di questa storia, che ci deve ricordare che investire nella ricerca, anche e soprattutto ‘in tempo di pace’, quando non ci sono emergenze in corso, è un nostro dovere primario, perché genera opportunità di crescita per tutto il sistema Paese ed in particolare per le giovani generazioni".

Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio: "Sono molto contento della scelta che come Regione Lazio abbiamo fatto, di finanziare un progetto di portata nazionale che punta a realizzare un vaccino contro il COVID-19, affidato ad una delle eccellenze del sistema sanitario regionale come l’Istituto Spallanzani che, accanto agli altri ospedali della Regione ed alla rete di sorveglianza epidemiologica regionale, ci hanno consentito durante l’emergenza di gestire al meglio i malati e di proteggere la comunità; e non posso che rallegrarmi del fatto che la tecnologia utilizzata per la messa a punto di questo vaccino è interamente ‘made in Lazio’, nel distretto biotecnologico di  Roma-Castelromano che costituisce uno dei punti di forza del sistema industriale regionale".

Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, e Pier Francesco Nocini, Rettore dell’Università di Verona: "Desideriamo esprimere grande soddisfazione per il coinvolgimento del Centro Ricerche Cliniche dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Integrata di Verona in questa importante sperimentazione di fase 1 sull’uomo di un possibile vaccino contro il Covid-19, sviluppato e prodotto da un’azienda italiana".

Stefano Colloca, Chief Technology Officer, ReiThera: "Questo studio è il primo, importante passo verso lo sviluppo clinico del nostro nuovo vaccino GRAd-COV2 contro COVID-19. Siamo orgogliosi di avviare questa sperimentazione in Italia, dove l'impatto del COVID-19 è stato particolarmente sentito. La tecnologia all'avanguardia alla base del nostro approccio è supportata da molti anni di ricerca pionieristica sulle tecnologie dei vettori adenovirali, con dati preclinici e clinici generati con un vaccino monodose in altre gravi malattie infettive, che hanno evidenziato potenti risposte immunitarie umorali e cellulari. Questa caratteristica rende la nostra piattaforma tecnologica adatta a una situazione epidemica come COVID-19 e presenta chiari vantaggi in termini di produzione".

Antonella Folgori, Chief Executive Officer, ReiThera: "Il lancio di questa sperimentazione di fase 1 è testimonianza della capacità di ReiThera e dimostra cosa si può fare quando tutte le parti interessate si uniscono per raggiungere un obiettivo comune. Ringraziamo l’INMI ‘Lazzaro Spallanzani’ per la collaborazione in corso e il Ministero della Ricerca Scientifica e la Regione Lazio per aver finanziato la sperimentazione e la produzione iniziale del candidato vaccino GRAd-COV2. Non vediamo l'ora di fornire importanti aggiornamenti sulla sicurezza e l'immunogenicità del nostro candidato vaccino nei prossimi mesi, e ci auguriamo di poter avanzare nella sperimentazione internazionale di fase 2/3 entro la fine dell'anno".

sabato 8 agosto 2020

Evoluzione tecnologia laser, scoperto un nuovo sistema per generare flash luminosi ultrarapidi

Un gruppo di ricerca internazionale composto da Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr (Cnr-Ifn), Politecnico di Milano, Sincrotrone di Amburgo e Massachusetts Institute of Technology, è riuscito a sintetizzare delle “forme d'onda ottiche” attraverso la sovrapposizione sincronizzata di diversi impulsi di luce. Tali impulsi di luce “scolpiti” a piacimento dall’utente serviranno per studiare i meccanismi atomici e molecolari. I risultati sono pubblicati su Nature Photonics.

Apparato sperimentale per la generazione di impulsi ultrabrevi di luce laser, presso i laboratori del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano




A partire dalla sua invenzione nel 1960, il laser ha rivoluzionato non solo la scienza e la tecnologia, ma anche la vita di tutti i giorni, con applicazioni che vanno dalla medicina alle lavorazioni meccaniche alle comunicazioni su fibra ottica e alla conservazione dei beni culturali. Tra le sue proprietà eccezionali, il laser consente di generare flash di luce incredibilmente brevi, fino alla durata di pochi femtosecondi, ovvero pochi milionesimi di miliardesimo di secondo. Tali impulsi, grazie alla loro durata brevissima, consentono di studiare fenomeni ultrarapidi, quali i processi alla base della visione e della fotosintesi e, grazie alla loro altissima intensità, modificano gli atomi e le molecole creando nuovi stati della materia. Il controllo delle proprietà e della forma di questi impulsi è perciò di importanza fondamentale sia scientifica sia applicativa ed è oggetto di intensi studi sin dagli anni ‘80.

Un team internazionale di scienziati che ha coinvolto il Politecnico di Milano, l’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr (Cnr-Ifn), il Sincrotrone di Amburgo e il Massachusetts Institute of Technology, è riuscito a sintetizzare delle vere e proprie ‘forme d'onda ottiche’ tramite il controllo del campo elettrico della luce con una precisione elevatissima, di molto inferiore al femtosecondo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Photonics. La sintesi di queste forme d'onda si basa su un processo ottico innovativo, del quale i ricercatori del Cnr e del Politecnico sono stati i pionieri: la sintesi coerente, cioè la sovrapposizione sincronizzata di diversi impulsi di luce.

“È come dirigere una orchestra. Ogni impulso è uno strumento musicale, chiamato a produrre il proprio suono; la sintesi coerente è l'esecuzione perfetta di uno spartito. Potenzialmente, questa orchestra potrà dare origine a una moltitudine infinita di forme d'onda, cioè di melodie. La sintesi coerente realizzata in questi esperimenti è dunque un approccio molto promettente per la generazione di impulsi di luce laser con qualsiasi forma e durata”, spiega Cristian Manzoni, ricercatore del Cnr-Ifn e del Politecnico.

L'esperimento ha richiesto molti anni di lavoro. “Abbiamo costruito il primo prototipo, da cui tutto è partito, proprio presso i laboratori del Politecnico di Milano”, aggiunge Giulio Cerullo, del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano. “Era come un piccolo complesso, ma da questo primo esperimento, pubblicato nel 2012, è nata poi l'idea di realizzare la grande orchestra. L'apparato sperimentale è stato così ricostruito e ampliato presso i laboratori di Amburgo”.

Le forme d'onda che ora si possono sintetizzare amplieranno le opportunità di controllare l'interazione della luce con la materia, soprattutto ad alte intensità. In questo caso il campo elettromagnetico della luce è talmente forte da contrastare le forze che legano gli elettroni ai nuclei; la luce può temporaneamente strappare gli elettroni dall'atomo, e farli orbitare lungo traiettorie inedite. Si dimostra ad esempio che quando l'elettrone si muove spinto da forme d'onda così brevi e intense, genera impulsi di luce ancora più brevi, di durata di pochi attosecondi, ovvero un miliardesimo di miliardesimo di secondo. Si tratta degli eventi artificiali più brevi che l'uomo sia mai stato in grado di creare. Questo studio getta le basi per studiare nuovi meccanismi atomici e molecolari, dal momento che consentirà di interrogare la natura tramite impulsi di luce “scolpiti” a piacimento dall’utente.

Ricerca, Spermidina: la molecola che ripulisce gli ingranaggi della memoria

Ricercatori dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc) di Monterotondo, hanno dimostrato che la Spermidina, una sostanza presente naturalmente in molti cibi, è in grado di correggere i difetti di memoria. Lo studio è pubblicato sulla rivista Aging Cell.






Un team di ricerca dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc) e del Telethon institute of genetics and medicine (Tigem) coordinato da Elvira De Leonibus, in uno studio pubblicato sulla rivista Aging Cell, descrive uno dei possibili meccanismi attraverso cui la Spermidina, in soggetti di mezza età predisposti al declino cognitivo, ripristina la memoria nell’invecchiamento grazie alla sua azione di “pulizia” degli aggregati proteici tossici accumulati nel cervello. La Spermidina è una poliammina in grado di favorire la longevità attraverso un’azione protettiva sul sistema cardiaco ed è stata anche testata sulla neurodegenerazione nella drosofila, il moscerino della frutta.

“Non tutti gli individui mostrano una riduzione delle capacità mnemoniche con l’avanzare dell’età, ma quelli che la mostrano lo fanno molto precocemente e, in genere, i sintomi di declino mentale si associano all’accumulo, nei neuroni, di aggregati proteici di alfa-sinucleina e di beta amiloide che possono arrivare a formare delle fibrille - o dei filamenti - potenzialmente tossici per le cellule”, spiega De Leonibus. “In una cellula giovane questi aggregati, considerati scarti cellulari, sono racchiusi all’interno di una vescicola (autofagosoma) che si occupa di traghettarli nel lisosoma,un organello che li scompone e ne ricicla i costituenti lì dove possibile. Con l’invecchiamento gli aggregati aumentano e la capacità degradativa dei lisosomi si riduce”.

Studi recenti hanno messo in evidenza che la Spermidina, naturalmente presente in molti cibi, stimola l’autofagia, il processo di pulizia interna delle cellule, e quindi ne migliora le capacità degradative. “Il nostro laboratorio si occupa di identificare i meccanismi precoci che precedono lo sviluppo della demenza nei modelli animali”, spiega De Leonibus che ha condotto la ricerca insieme a Giulia Torromino (post-doc Cnr-Ibbc) e Maria De Risi (post-doc Cnr-Ibbc e Tigem). “Per identificare i soggetti di mezza età con una memoria vulnerabile, abbiamo utilizzato un test di memoria in cui si potesse manipolare la quantità di informazioni da ricordare (il numero di oggetti), in modo da rendere il compito più difficile e sfidante. Questo ha permesso di separare soggetti della stessa età in grado di ricordare fino a 6 oggetti diversi da quelli in grado di ricordarne al massimo 2. Nei soggetti di mezza età che falliscono il compito di ricordare 6 oggetti diversi, i lisosomi dei neuroni sono ingrossati e ‘ingolfati’ di aggregati di alfa-sinucleina nell’ippocampo, una particolare regione del cervello che è cruciale per la memoria”.

“Questo ingolfamento dei lisosomi - continua De Leonibus - è accompagnato da un difetto nell’attivare quei processi di comunicazione tra neuroni che sono necessari nei giovani per formare nuove memorie e che sono mediati dalle sinapsi attraverso il recettore del glutammato, AMPA. Questi processi risultano invece inalterati nei soggetti giovani, o in quelli invecchiati ma con memoria intatta. Lo studio ha dimostrato che un trattamento di un mese con la Spermidina stimola l’espressione del fattore di trascrizione TFEB (scoperto nel laboratorio di Andrea Ballabio al Tigem) che controlla i geni responsabili della degradazione per autofagia e favorisce in tal modo la pulizia della cellula dagli aggregati di alfa-sinucleina e di beta amiloide. Una volta liberata la cellula da questi aggregati, si osserva che la comunicazione sinaptica, attraverso il recettore AMPA, viene ripristinata in modo che la memoria possa funzionare anche in condizioni di elevato carico di informazioni nei soggetti che presentavano il difetto. Continueremo a studiare gli effetti della Spermidina nelle malattie neurodegenerative, da sola e in combinazione con altri trattamenti, e cercheremo di verificare se un arricchimento della dieta possa essere sufficiente per prevenire l’insorgenza della demenza".

Lo studio è il risultato di un lavoro costruito con un network di collaboratori italiani (Università la Sapienza di Roma, Università di Milano, Fondazione Santa Lucia, oltre al Cnr e al Tigem) e internazionali (Université Paris Descartes-Sorbonne) ed è stato supportato da un finanziamento assegnato a Elvira De Leonibus dall’Associazione Americana per l’Alzheimer e dal progetto “Invecchiamento” (gestito dal Cnr per conto del Miur).

venerdì 7 agosto 2020

Arte e Scienza, ricostruito il vero volto di Raffaello

Una ricerca dell'Università di Tor Vergata svela il vero volto di  Raffaello Sanzio. La ricostruzione facciale in 3D. Sciolto il dubbio: i resti custoditi al Pantheon appartengono all’artista.



La ricerca, condotta dal Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia dell'Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l'Accademia Raffaello di Urbino, apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, volti a convalidare l’identità dell’artista e a determinare alcuni caratteri del personaggio correlati con il DNA. Il lavoro scientifico completo della ricostruzione facciale 3D sarà prossimamente sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Nature”.

Nell’anno del 500° anniversario della morte di Raffaello Sanzio da Urbino (1483-1520), il Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico del Dipartimento di Biologia dell'Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l'Accademia Raffaello di Urbino, realizza una ricostruzione tridimensionale computerizzata del volto in età matura di Raffaello Sanzio, uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, per accertare l’identità dei resti custoditi nella tomba del Pantheon. «A questo scopo è stato utilizzato un calco in gesso del cranio di Raffaello prodotto dal formatore Camillo Torrenti nel 1833 in occasione della riesumazione dell’artista e ora in mostra presso il Museo Casa Natale di Raffaello di proprietà dell’Accademia Raffaello», spiega il professor Luigi Bravi, Presidente dell'Accademia Raffaello in Urbino.

Dubbi sull’identità del “divin pittore”

Un dubbio ricorrente sull'identità dei resti ritrovati ha tormentato per secoli i numerosi ammiratori del “divin pittore” definito da Giorgio Vasari “un dio mortale”.

«Finora, nonostante l'accuratezza delle indagini svolte in quell’anno (1833) dall’anatomista Antonio Trasmondo, principale artefice dell’ultima riesumazione di Raffaello, eseguita con i metodi non risolutivi del tempo ma all’avanguardia per l’epoca, non vi era certezza che i resti ritrovati e conservati nel Pantheon fossero realmente quelli del Sanzio», dichiara il professor Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare all’Università Roma “Tor Vergata”. Nell'immediatezza dell'altare della Madonna del Sasso, durante lo scavo sono state infatti rinvenute numerose sepolture tra cui quella di alcuni dei suoi allievi e molti resti scheletrici incompleti.

La ricostruzione facciale 3D

L'obiettivo di questo lavoro scientifico, che sarà prossimamente sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Nature”, è stato quello di realizzare una ricostruzione facciale 3D, realistica e riproducibile, del volto di Raffaello Sanzio, morto prematuramente all’età di 37 anni, molto probabilmente di polmonite. «La ricostruzione facciale rappresenta una tecnica interdisciplinare in grado di ricreare con buona approssimazione, basandosi esclusivamente sulla morfologia del cranio, il volto di una persona al momento della sua morte. Questa procedura è stata ampiamente utilizzata per svelare i volti di resti craniali di rilevanza archeologica e storica, nonché per l’identificazione quando utilizzata in ambito forense», spiegano Cristina Martinez-Labarga, associato di Antropologia forense a “Tor Vergata”, e il professor Raoul Carbone, Grafica 3D Applicata alle Scienze Forensi, Presidente della Fondazione Vigamus. La ricostruzione è stata eseguita manualmente al calcolatore. Questa tipo di procedura estremamente flessibile consente un'elaborazione fluida, come scolpita manualmente, e la creazione di un prodotto realistico con infinite possibilità di rendering.

Analisi morfologica e metrica del calco

Inizialmente, è stato determinato il profilo biologico dell'individuo in esame. «L'analisi morfologica e metrica del calco conservato presso la casa natale dell’artista ci ha permesso di stabilire che il cranio, mostrando caratteristiche fisiche compatibili con l’aspetto del personaggio, poteva appartenere a Raffaello Sanzio, giustificando in questo modo una eventuale fase di ricostruzione 3D del volto. I risultati finali ottenuti sono coerenti e completamente sovrapponibili con il profilo del grande Urbinate che ci è stato trasmesso da prove storiche e dalle sue opere artistiche», ha osservato il professor Falconi.

«Questa ricerca fornisce per la prima volta una prova concreta che lo scheletro riesumato nel Pantheon nel 1833 appartiene a Raffaello Sanzio e apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, volti a convalidare questa identità e a determinare alcuni caratteri del personaggio correlati con il DNA come ad esempio i caratteri fenotipici (colore degli occhi, dei capelli e della carnagione), la provenienza geografica e la presenza di eventuali marcatori genetici che predispongono per malattie», spiega la professoressa Olga Rickards, ordinario di Antropologia molecolare all’Università “Tor Vergata”.

Infine, la ricostruzione è stata confrontata con gli autoritratti di Raffaello e con dipinti di altri autori al fine di valutare la possibilità che Raffaello Sanzio fosse il soggetto rappresentato. «Numerosi indizi storico-artistici – commenta il Prof. Falconi - sono stati trovati per un particolare dipinto che rappresenta un soggetto a ora ritenuto ignoto».

La stampa tridimensionale dell'elaborato, resa in un busto a grandezza naturale e realizzata da Fondazione Vigamus, sarà donata all'Accademia Raffaello e sarà esposta permanentemente nel museo "Casa Natale di Raffaello" in Urbino.

Il gruppo di Ricerca - Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia di Roma “Tor Vergata”:

- Prof. Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare, PhD Biochimica, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”.

- Prof. Cristina Martinez-Labarga, associato di Antropologia forense, Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Laboratorio di Biologia dello Scheletro e Antropologia forense, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”.

- Prof. Raoul Carbone, Grafica 3D Applicata alle Scienze Forensi, Presidente della Fondazione Vigamus.

- Dott.ssa Valeria Ridolfi, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”.

- Prof. Olga Rickards, ordinario di Antropologia molecolare, Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”.

- Prof. Luigi Bravi, Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali, Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Presidente dell'Accademia Raffaello in Urbino, www.accademiaraffaello.it

mercoledì 5 agosto 2020

Alimentazione e ricerca, latte A2: un toccasana per la dieta degli anziani

Una ricerca in collaborazione con il CREA ha svelato che un tipo di latte vaccino, caratterizzato da un diverso profilo di caseine chiamate A2, è un vero toccasana per la dieta degli anziani. Lo studio pubblicato sulla rivista internazionale ‘Nutrients’.





Nei primi mesi di vita il latte è la nostra unica fonte di alimentazione e in età adulta gioca un ruolo molto importante nella dieta giornaliera. Ma anche per la popolazione più anziana, il latte può essere un alimento benefico, specialmente per migliorare la propria salute intestinale.

Lo dimostra uno studio, realizzato nell’ambito del progetto ‘PROLAT’ e pubblicato sulla rivista internazionale ‘Nutrients’, condotto in collaborazione dal CREA, con i centri di Alimenti e Nutrizione di Roma e di Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari di Torino coordinati dalla dott.ssa Marianna Roselli, e dai ricercatori dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA) di Torino, coordinati dalla dott.ssa Laura Cavallarin.

Nello studio, che ha avuto il sostegno della Regione Piemonte e della Centrale del Latte di Italia, i ricercatori hanno valutato gli effetti sull’intestino di un tipo di latte vaccino caratterizzato da un diverso profilo di caseine, le principali proteine contenute nel latte. In particolare, tale latte contiene la proteina beta-caseina esclusivamente di tipo A2, a differenza del latte convenzionale, che contiene una miscela delle proteine beta-caseina A1 e A2.

Dalla ricerca, condotta in laboratorio su modelli murini anziani, è emerso un generale impatto positivo del consumo di latte vaccino sullo stato di benessere intestinale. In particolare, il latte contenente proteina beta-caseina esclusivamente di tipo A2, ha mostrato effetti benefici sul sistema immunitario e sulla morfologia della mucosa intestinale. Inoltre, si è osservato che il consumo di latte vaccino fresco, specialmente quello A2, favorisce la produzione, da parte della popolazione microbica intestinale, di acidi grassi a catena corta, benefici per la salute. 

Complessivamente, i risultati indicano che il consumo di latte vaccino di tipo A2 sembra rallentare parzialmente l’invecchiamento della salute dell’intestino, organo particolarmente sensibile per le persone anziane che soffrono molto spesso di alterazioni a carico del sistema immunitario e del microbiota intestinale. Con questo studio viene confermato l’importanza del consumo di latte vaccino e, nello specifico, di quello contenente unicamente beta caseina di tipo A2, quale strategia adeguata per migliorare la salute dell'intestino nella popolazione, in particolare quella anziana.

Il progetto PROLAT, della durata di 24 mesi, ha visto la partecipazione, oltre a CREA e CNR-ISPA, delle Università di Torino e di Pisa, del Polo Agrifood Piemonte e di Laemmegroup srl ed è stato finanziato nell’ambito del programma POR FESR 2014-2020 della Regione Piemonte. 

I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori. In esposizione i leggendari e magnifici marmi della collezione Torlonia

Oltre 90 opere selezionate e appartenenti alla collezione Torlonia, la più prestigiosa collezione privata di sculture antiche: significativa...