venerdì 31 luglio 2020

Quintescienza 2020 Identità - Vite per la scienza, al Teatro del Lido di scena una serie di spettacoli sul genio umano e la sua identità

#ExtraProgrammazione, dal 7 agosto al 19 settembre 2020, in programma al Teatro del Lido Quintescienza 2020 Identità - Vite per la scienza, a cura dell'Associazione Affabulazione. Una serie di spettacoli sul genio umano e la sua identità. In programma anche due lezioni che trattano argomenti strettamente legati all’essere umano, alle sue possibilità e alla sua sopravvivenza.






Il genio umano e la sua identità. Vite dedicate alla scienza, cicli di esperimenti narrati nel dettaglio, ragionamenti, metodi e conclusioni passate al setaccio. Opere teatrali che si concentrano sul racconto della vita di scienziati e scienziate, ma sempre a partire dai loro esperimenti, dal loro approccio all’obiettivo, dal procedimento logico induttivo o deduttivo da essi/e utilizzati/e.

Quinte-Scienza, progetto vincitore dell’Avviso Pubblico EUREKA! ROMA2020-2021-2022 e facente parte di ROMARAMA 2020, palinsesto culturale promosso da Roma Capitale, segue tre concetti ben definiti: identità, ambiente e connessione. Un percorso artistico multidisciplinare, per declinare in 3 annualità le infinite possibilità della narrazione a tema scientifico. Dall'individualità (il genio maschile o femminile che ha dedicato la propria vita alla scienza) al mondo esterno, ovvero l’immensità della natura (in particolare il rapporto con l’orizzonte marino e astronomico), alla spinta oltre l’ostacolo, (indagando le possibilità di connessione virtuosa tra esseri umani e macchine), nell’ottica di un progresso ecosostenibile e realmente rispettoso del mondo che viviamo. Il tutto attraverso spettacoli teatrali, lezioni interattive, incontri presso il Teatro del Lido di Ostia. Le attività sono completamente gratuite e dedicate alle giovani generazioni, ma godibili anche da parte di un pubblico adulto. Per le annualità 2021 e 2022 verranno realizzate attività anche all’interno degli Istituti Scolastici, avviando contestualmente virtuosi processi di formazione peer to peer.

Si inizia venerdì 7 agosto con Il principio dell'incertezza a cura della Compagnia Arditodesìo. Ispirato alla figura di Richard Feynman, importantissimo e popolare fisico statunitense premio Nobel per la fisica nel 1965, lo spettacolo è una vera e propria lezione di meccanica quantistica.

Sabato 8 Pandemie e domenica 9 agosto Hypervision, due lecture prodotte dalla Compagnia Arditodesìo in collaborazione con il Laboratorio per la Comunicazione delle Scienze Fisiche del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento. Pandemie: da dove nascono? Come mai a un certo punto rallentano o scompaiono? Cosa si può fare per evitarle, o almeno per fermarle il prima possibile? Hypervision sarà invece un viaggio in realtà aumentata alla scoperta della visione dell’Homo Sapiens Sapiens e di altri animali del pianeta Terra.

Sabato 29 agosto Teatri della Resistenza presenta Majorana. Un genio controcorrente, drammaturgia Simone Faucci e Dario Focardi, regia e interpretazione Simone Faucci. Lo spettacolo propone le ultime ore trascorse da Ettore Majorana, in cui lui stesso affronta e confronta le sue teorie scientifiche con la sua umanità, con le sue contraddizioni e il suo impulsivo/ostinato senso della ricerca.

Venerdì 4 settembre, l'Associazione Affabulazione presenta Meyer. Uno spettacolo interattivo, regia di Cristiano Petretto, con Viviana Mancini, Raffaele Balzano, Giulia Vanni. Il Dottor Sten Meyer, abile ed intelligente ricercatore, all’apice della sua carriera trova la formula per eliminare definitivamente l’utilizzo del petrolio dalla nostra società. E’ a un passo dalla rivoluzione, è vicino a rivelarla al mondo. Il mondo però non sembra essere intenzionato ad accogliere la sua scoperta sconvolgente.

Sabato 5 settembre Teatri della Resistenza presenta Marie Curie: una donna con Laura Nardi
drammaturgia Dario Focardi, coordinamento artistico Paolo Giommarelli, scene e luci Fabio Giommarelli. Ci siamo avventurati nella vita di Marie Sklodowska Curie e ci siamo persi. Sono numerose le testimonianze di coloro che l’hanno incontrata, conosciuta o amata e abbiamo capito di trovarci al cospetto di un mito che travalica il tempo in cui ha vissuto.

Sabato 19 settembre CSS Teatro stabile di innovazione del FVG presenta Ksenija Martinovic in
Mileva di Ksenija Martinovic, drammaturgia Federico Bellini, con Ksenija Martinovic e Mattia Cason, produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, con la consulenza scientifica di Marisa Michelini, professore ordinario di Didattica della Fisica, Università degli Studi di Udine. La biografia di Mileva Mari´c ci rimanda immediatamente a tutte quelle donne messe in secondo piano, per un’evidente discriminazione di genere; tra le più note possiamo citare Rosalind Franklin, Lise Meitner e Jocelyn Bell. Di recente questo fenomeno è stato definito Effetto Matilda, e ben si può rilevare nel campo delle scienze. 



Teatro del Lido
Via delle Sirene, 22
00121 Lido di Ostia
06 564 6962
Info
quintescienza@gmail.com
Facebook: QuinteScienza  • Instagram: @quintescienza

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21. Ingresso gratuito - prenotazione obbligatoria su Eventbrite (link anche su Fb QuinteScienza).

In ottemperanza alle disposizioni dei protocolli di sicurezza anticovid, l’accesso sarà possibile solo a un numero limitato di spettatori (62) che potranno prenotare i propri biglietti online sul circuito Eventbrite. I protocolli di sicurezza anticontagio – covid 19, sono visitabili sul sito www.teatrodellido.it e www.teatrodiroma.net.

martedì 28 luglio 2020

“Assolutamente… Morricone”: due concerti speciali dedicati ad Ennio Morricone dalla IUC








Due concerti in ogni senso speciali dedicati ad Ennio Morricone dalla IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti, entrambi giovedì 30 luglio, il primo alle 20.00 e il secondo alle 21.30 nella magica ambientazione dell’Orto Botanico. Sarà possibile assistere ad un solo concerto o ad entrambi, ognuno della durata di poco più di un’ora e separati da un breve intervallo.

È un omaggio particolarmente sentito a un grande Maestro molto legato alla IUC, che non solo ha programmato spesso le sue musiche, molte volte dirette da lui stesso ma ha anche avuto il privilegio unico di averlo nel suo Consiglio artistico per molti anni, fino alla morte.

Sono in programma naturalmente le sue musiche per il cinema, tra cui le più famose come quelle per i film di Sergio Leone e Giuseppe Tornatore e per Mission ma anche alcune meno note ma non meno belle. E si potranno ascoltare anche alcuni esempi della sua musica per la sala da concerto, che il Maestro definiva “musica pura” e che considerava forse la migliore, dedicandovisi con una passione speciale: tra queste la prima esecuzione assoluta di Proibito.

Ad eseguirle sono quattro dei collaboratori più stretti di Morricone, con cui hanno collaborato innumerevoli volte per circa tre decenni, sia in sala di registrazione che in concerti dal vivo in tre continenti. Sono il flautista Paolo Zampini, il violoncellista Luca Pincini, la pianista Gilda Buttà e Fabio Venturi alla regia del suono.

Gli interpreti di questi due concerti, non soltanto sono i musicisti preferiti da Morricone, ma svolgono un’intesa attività concertistica individuale.

È consigliato l’acquisto dei biglietti in prevendita. Potranno essere acquistati on line su www.vivaticket.com o telefonando alla IUC ai numeri 06-3610051/2 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. È inoltre necessario munirsi del biglietto dell’Orto Botanico, acquistabile al prezzo di € 4 direttamente all’ingresso.

lunedì 20 luglio 2020

Impero Romano: temperature marine da record

Uno studio dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) in collaborazione con l’Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) e l’Università di Barcellona, ha addotto nuovi dati sulla fase di eccezionale riscaldamento della superficie del Mediterraneo durante il primo mezzo millennio dell’era cristiana. Il lavoro pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature.







Uno studio congiunto tra Consiglio nazionale delle ricerche, condotto dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) di Perugia in collaborazione con l’Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) di Napoli, e Università di Barcellona, basandosi sulla ricostruzione della temperatura della superficie del mare degli ultimi 5000 anni, ha permesso di quantificare l’entità del riscaldamento nella regione mediterranea durante il periodo romano (1-500 d.C.). La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports, del gruppo Nature.

Durante la campagna oceanografica NEXTDATA2014, svolta dal Cnr a bordo della R/V Urania, (responsabile scientifico Fabrizio Lirer, ricercatore Cnr-Ismar), sono stati acquisiti nuovi dati in diversi siti del Mare Adriatico e del Canale di Sicilia, relativi al clima del Mediterraneo negli ultimi millenni. In particolare, nel settore occidentale del Canale di Sicilia, ad una profondità di 475 metri, è stata recuperata un’importante successione di strati sotto il fondale marino, mediante un sistema di carotaggio a gravità che ha permesso di preservare l’interfaccia acqua-sedimento e quindi anche i sedimenti gli ultimi due secoli, consentendo di ricostruire le variazioni delle temperature superficiali del mare negli ultimi cinque millenni.

“Questo nuovo dato è stato integrato da quelli provenienti da altre aree del Mediterraneo - mare di Alboran, bacino di Minorca e mar Egeo - per far emergere lo scenario complessivo e confermare che il periodo romano è stato il periodo più caldo dell’intero bacino negli ultimi 2000 anni: le temperature superficiali del mare erano circa 2°C in più rispetto ai valori medi della fine del XX secolo d.C.”, spiega Giulia Margaritelli, ricercatrice Cnr-Irpi. “Cronologicamente, questa distinta fase di riscaldamento corrisponde con lo sviluppo, l'espansione e il conseguente declino dell'Impero Romano, mentre, successivamente a questa fase, lo studio mostra una graduale tendenza verso condizioni climatiche più fredde in tutta l’area, coincidenti con la caduta del Grande Impero”.

La configurazione geografica del Mediterraneo rende questa regione estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici e la probabile relazione tra le favorevoli condizioni climatiche di questa fase e l'espansione dell'Impero nell’area mediterranea è oggetto di una ricca letteratura. “Tra il Nord Africa e i climi europei, la zona di transizione strategica occupata dal Mare Nostrum fornisce informazioni chiave per svelare le tele-connessioni climatiche, ovvero delle variazioni di temperatura che si verificano in fase in punti del globo distanti tra loro”, prosegue la ricercatrice. “Lo studio del clima del passato è un prezioso strumento di analisi delle dinamiche del sistema climatico terrestre in condizioni differenti da quelle attuali ed è dunque insostituibile per testare la validità dei modelli previsionali a medio e lungo termine”. Il Mediterraneo è caratterizzato da un’enorme ricchezza archeologica e storica e da dati paleoclimatici registrati negli archivi fossili. “Il bacino è quindi un ottimo laboratorio naturale per indagare la potenziale influenza del clima sulle civiltà che qui si sono susseguite”, conclude Margaritelli.

sabato 11 luglio 2020

Ulisse e il suo viaggio, il Teatro Patologico sbarca ad Ostia con un nuovo dramma liberamente tratto dall'Odissea

Il viaggio come metafora della vita: questo è il dramma di Omero interpretato ed adattato dalla compagnia del Teatro Patologico. Ulisse e il suo viaggio è un nuovo dramma liberamente tratto dall'Odissea che diventa anche il viaggio di persone straordinarie che con la loro grande forza di volontà urlano il loro esserci attraverso le voci e le parole che solo il teatro può offrire. Lo spettacolo, unico e straordinario, si terrà ad Ostia il 15 luglio alle 20 sulla spiaggia adiacente al Porto Turistico, sul Lungomare Duca degli Abruzzi, all'altezza del civico 72.





Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume nella sua interezza i più diversi significati  legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Il senso del viaggio di Odisseo è antropologico e simbolico, in quanto rappresenta soprattutto il singolo uomo che conquista la propria identità all'interno di un ordine, che è umano e, nello stesso tempo, cosmico e divino. “Ulisse e il suo viaggio” vuole affrontare, come in molti spettacoli precedenti del Teatro Patologico, anche il problema della follia, ma non solo. Sono molti gli argomenti suggeriti dal testo dell’Odissea e tutti molto vivi e sentiti, anche ai giorni nostri, come l’emarginazione, l’esclusione, l’integrazione e soprattutto la voglia di potere e di sopraffazione.

 A seguito dell’acclamato spettacolo teatrale “Medea”, presentato e allestito in molti Paesi del mondo (Italia, Bruxelles, Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti, Sud Africa), Dario D’Ambrosi e gli attori diversamente abili del Teatro Patologico portano in scena, sulla spiaggia di Ostia, un nuovo dramma liberamente tratto dal grande poema classico dell’Odissea, frutto della penna del poeta Omero.

L’Odissea di Omero è il terzo passo della Compagnia Stabile del Teatro Patologico. I ragazzi diversamente abili, che da anni calcano i palcoscenici di tutto il mondo, sono alle prese con un progetto pensato e voluto dal fondatore e anima del Teatro Patologico, Dario D’Ambrosi che ha adattato il testo classico per creare un percorso emozionale che parla della follia che provoca la guerra, affidandolo alla regia di Franscesco Giuffrè.

Siamo tutti Ulisse, tutti noi affrontiamo la nostra Odissea personale e ognuno di noi ha la nostra Itaca. Simboli e metafore della vita entrate ormai nel linguaggio comune. Ulisse è un guerriero, un soldato, ha distrutto un regno, ha ucciso e si porta dietro questo enorme fardello. Come liberarsi di questi mostri? Dei mostri generati dalla guerra? ITACA! Tornare a Itaca significa molte cose, significa tornare nel luogo dell’anima, nel luogo dove si è sé stessi, dove si può finalmente riposare, espiare i peccati e forse trovare la serenità. il viaggio però non è semplice, il viaggio è la metafora della vita e della morte. Ulisse, durante il suo viaggio, che altro non è che il viaggio della vita, affronterà terribile mostri, tentazioni, sarà sul punto di arrendersi per lasciare tutto e di risollevarsi…”per nascere un uomo deve prima morire” dirà Ulisse poco prima di trovare la pace e sfuggire alla mostruosità della guerra, ma si può mai veramente sfuggire a tale mostruosità? In scena 21 ragazzi con patologie psichiche che attraverso il teatro trovano il modo per incanalare le loro emozioni, per vivere e far vivere personaggi e storie che emozionano puntualmente lo spettatore.


Teatro Patologico

L’Associazione Teatro Patologico nasce nel 1992 diretta dal fondatore e ideatore Dario D’Ambrosi. Dal 1992 l’Associazione si occupa di un lavoro unico ed universale, quello di trovare un contatto tra il teatro e un ambiente dove si lavora sulla malattia mentale, dove girano ragazzi con gravi problemi psichici. Per anni l’Associazione svolge le sue attività didattiche, pedagogiche e teatrali nella sala di Via Ramazzini all’interno del Municipio XVI, fino al 2006 quando la Regione Lazio gli concede un nuovo spazio.

Dal 30 Ottobre 2009 l’Associazione del Teatro Patologico ha il suo teatro stabile a Roma in Via Cassia 472. Proprio all’interno di questo spazio nasce la Prima Scuola Europea di Formazione Teatrale per persone con diverse abilità “La magia del Teatro”, che inizia ufficialmente le sue attività didattiche nel gennaio 2010 (il laboratorio di sperimentazione teatrale, Laboratorio delle Emozioni che era attivo già da 10 anni presso altre sedi). Questa scuola rappresenta la realizzazione di un sogno: far incontrare il teatro e la malattia mentale in un percorso che, arricchendo entrambe le realtà, trovi un nuovo modo di fare teatro e aiuti migliaia di famiglie coinvolte con malati di mente.
Dario D’Ambrosi affianca alla scuola di teatro integrato una programmazione teatrale che propone eventi dove l’elemento sociale resta sempre predominante. 

Il Teatro Patologico, in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e il MIUR, apre nel 2016 il Primo Corso Universitario al Mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione”, rivolto a persone con disabilità fisica e psichica. Realtà unica nel suo genere che si rivolge a tutte quelle persone con disabilità che non vedono riconosciuto a pieno il loro diritto allo studio. L’obiettivo è l’integrazione: le lezioni offrono un’ occasione di crescita e scambio artistico, personale e sociale a tutti i partecipanti, in un percorso che vede coinvolte più discipline, dalla musica alla danza, dalla scrittura di un testo alla sua interpretazione, dalla pittura alla creazione di oggetti scenici, scenografie ecc.

Il metodo di lavoro di D’Ambrosi viene studiato presso la New York University, l’Akron University di Cleveland e la Hayward University di San Francisco, e sono molti gli Atenei italiani che dal 2018 daranno avvio al Corso Universitario di “Teatro Integrato dell’Emozione”.

teatropatologico.com/

venerdì 10 luglio 2020

Coronavirus e ricerca, Sars-Cov-2 ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Lo studio è il più ampio sino ad oggi sul sequenziamento del virus

Uno studio del Niguarda di Milano e del POliclinico San Matteo di Pavia ha messo in luce che Sars-Cov-2 ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Sono almeno 2 i ceppi circolanti (lineages) da metà gennaio. Si tratta dello studio più ampio condotto sino ad oggi sul sequenziamento del virus.






Cosa è successo in Lombardia e quali vantaggi porterà alla ricerca in futuro? Il virus ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Sono almeno 2 i ceppi circolanti (lineages) da metà gennaio: a rivelarlo uno studio promosso da Fondazione Cariplo e realizzato dai ricercatori dell’Ospedale Niguarda di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia. L’analisi fornisce importanti indicazioni per chi dovrà lavorare sul vaccino e sulle cure in futuro; anche per questo motivo, i dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica internazionale.

Sono stati presentati nella giornata di ieri i risultati dello studio promosso e sostenuto da Fondazione Cariplo condotto dai ricercatori della ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.

Si tratta dello studio più ampio condotto sino ad oggi sul sequenziamento del virus SARS-CoV-2 in una stessa area geografica, che fotografa quanto è accaduto dall’inizio dell’anno attraverso un approccio scientifico “evidence-based”. Sono state analizzate le sequenze genomiche virali da circa 350 pazienti, provenienti da aree diverse della Lombardia.

"L’analisi è foriera di importanti indicazioni per chi dovrà lavorare sul vaccino e sulle cure in futuro, per questo motivo i dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica internazionale con la modalità open access, secondo la policy in uso ormai da tempo in Fondazione Cariplo. In occasione della conferenza stampa, verrà comunicata la piattaforma open access presso quale tutti i ricercatori interessati potranno scaricare i dati riferiti alla ricerca.” ha detto Giovanni Fosti, Presidente di Fondazione Cariplo.

“I dati raccolti mostrano inequivocabilmente che il virus è entrato in Lombardia prima di quel che si pensasse in origine e, soprattutto, lo ha fatto con assalti multipli e concentrici di ceppi virali diversi, in luoghi diversi ma in tempi molto vicini tra loro” – spiega il responsabile scientifico dello studio Carlo Federico Perno, già Direttore della Medicina di Laboratorio del Niguarda.

“Il virus ha caratteristiche genetiche molto più simili a quelli oggi presenti in Europa che non a quelli circolanti in Cina. L’ingresso quindi non è diretto dalla Cina ma mediato da una fase Europea. Quando è stato riscontrato il primo caso a Codogno, in una forma leggermente diversa, lo stesso era già presente nella zona nord (includente Alzano e Nembro)” – aggiunge Fausto Baldanti, Responsabile del Laboratorio di Virologia molecolare del San Matteo e professore dell’Università di Pavia.

L’analisi comparativa dei genomi virali (condotta con metodi statistici), derivati da tamponi raccolti dal 22 febbraio al 4 aprile 2020, fa risalire l’ingresso di SARS-CoV-2 in Lombardia verso la seconda metà di gennaio. Il dato è corroborato dalla valutazione della sieroprevalenza di anticorpi neutralizzanti contro SARS-CoV-2 nei donatori di sangue della Zona Rossa di Lodi che, oltre che a consentire di stimare precisamente la diffusione dell’infezione, ha identificato 5 soggetti sieropositivi nel periodo tra il 12 e il 17 febbraio 2020 (Percivalle et al., Eurosurveillance, accepted). Tenendo conto che gli anticorpi neutralizzanti si sviluppano circa 3-4 settimane dopo l’infezione, questi dati dimostrano la presenza del virus a partire dalla seconda metà di Gennaio 2020.

Caratterizzando la variabilità virale riscontrata nel territorio e la distanza evolutiva rispetto ai virus circolanti nelle aree severamente colpite dalla pandemia, è stato possibile identificare 2 maggiori catene di trasmissione virale, che qui verranno identificate come A e B, circolanti in modo preponderante in due diversi territori municipali lombardi.
La catena di trasmissione A, caratterizzata da 131 sequenze, si è diffusa principalmente nel nord della Lombardia a partire dal 24 gennaio, con il territorio di Bergamo e dei suoi territori adiacenti (es. Alzano e Nembro) maggiormente rappresentati. La catena B, composta da 211 sequenze, più variabile, ha caratterizzato l’epidemia del sud della Lombardia almeno a partire dal 27 gennaio, con le province di Lodi e Cremona investite maggiormente.

Le differenze tra i ceppi virali sono comunque di numero limitato (appena 7 mutazioni nucleotidiche su un totale di circa 30.000 basi di genoma virale).

“A latere dello studio, la scarsa variabilità virale riscontrata, sia nel tempo che nelle diverse aree geografiche, supporta l’ipotesi di un vaccino efficace e spinge ulteriormente la ricerca mondiale in questa direzione” spiega Perno.

La presenza di tali catene di trasmissione a partire dalla seconda metà di gennaio non esclude tuttavia la circolazione del virus anche in tempi precedenti, sebbene con modalità erratica e non riferibile a eventi massicci di trasmissione.

“Non è possibile escludere, dunque, che tale circolazione silente, multipla e simultanea di ceppi diversi, possa aver esacerbato la già elevatissima trasmissibilità del virus e aver creato così una vera tempesta virale in una regione così densamente popolata, come la Lombardia, rendendo difficili gli interventi di contenimento della diffusione stessa” - concludono i ricercatori.

"Negli ultimi mesi siamo stati tutti impegnati a combattere questo virus del tutto sconosciuto fino a poco tempo fa era. I nostri ospedali si sono dovuti velocemente organizzare per dare una risposta alle decine e decine di pazienti che quotidianamente arrivavano in Pronto Soccorso con gravissimi problemi polmonari. - commenta Marco Bosio, Direttore Generale dell'Ospedale Niguarda- Oltre a questo, però, i professionisti si sono messi al lavoro con analisi, studi e ricerche per cercare di capire meglio come contrastare efficacemente la pandemia. Niguarda è un luogo di cura e di cultura e svolge una intensa attività di ricerca, paragonabile a quella svolta nei più grandi IRCCS. La dimostrazione è lo studio presentato oggi, ideato dal Prof Perno, con la preziosa collaborazione della Fondazione San Matteo di Pavia e con il supporto indispensabile di Fondazione Cariplo."

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un nuovo programma di Fondazione Cariplo: si tratta del bando “DATA SCIENCE FOR SCIENCE AND SOCIETY” su cui la Fondazione mette a disposizione 2 milioni di euro. L’obiettivo del programma è sostenere progetti di ricerca multidisciplinari nel campo della Data Science per potenziare la comprensione di temi complessi e socialmente rilevanti al fine di produrre conoscenza utile a orientare le politiche e i processi decisionali di persone e organizzazioni.

Ricerca, Intelligenza Artificiale: la rete di nanofili che imita il cervello umano

Uno studio del Politecnico di Torino mette in evidenza come una rete di nanofili autoassemblati imita i processi di plasticità delle sinapsi, interazioni tra neuroni, che garantiscono la funzionalità del cervello umano. Il lavoro pubblicato su Advanced Intelligent Systems.






Le funzioni del nostro cervello come la memoria e l’apprendimento sono sostenute da una fitta rete di connessioni, chiamate sinapsi, che si trovano nel cervello e nell'intero sistema nervoso. Questo sistema si caratterizza per grande robustezza e profonda adattabilità. La simulazione delle funzioni cerebrali e dei sistemi nervosi biologici rappresenta una delle maggiori sfide della ricerca nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e ci può aiutare a comprendere come funziona il cervello stesso.

Un articolo pubblicato su Advanced Intelligent Systems prestigiosa rivista specialistica di settore – propone il contributo del Politecnico di Torino in questo importante campo di ricerca. Lo studio è a cura di Gianluca Milano e Carlo Ricciardi, rispettivamente collaboratore e docente del Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico, che per ricerche nello stesso ambito hanno ottenuto qualche mese fa anche la prestigiosa pubblicazione sulla rivista Nature Communication. I risultati pubblicati sono frutto della collaborazione tra Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, INRIM e Università RWTH di Acquisgrana (Germania).

Milano e Ricciardi hanno mostrato come una nanoarchitettura neurale basata su reti artificiali possa imparare e adattarsi quando viene sottoposta a stimoli esterni, imitando i processi di plasticità delle sinapsi, che dipendono dall’esperienza che facciamo e che costituiscono le abilità connettive e funzionali del sistema nervoso.

Attraverso l’impiego di apparecchiature nanoioniche a doppio terminale denominate nanowire memristor si può realizzare una rete neurale artificiale con prestazioni senza precedenti in termini di plasticità, efficienza energetica e programmabilità.

Nonostante il futuro estremamente promettente di questo campo di ricerca e applicazione, non è facile infatti imitare le caratteristiche tipiche delle reti neurali biologiche, come per esempio la connettività, l’adattabilità attraverso la riconnessione e la sostituzione delle giunzioni e la correlazione spaziotemporale ad ampio raggio.

Le reti costituite da nanowire memristor, al centro dello studio, mostrano proprio un’alta connettività e hanno l’enorme vantaggio di poter essere costruite senza costose strutture asettiche, che servono a difenderle dalla contaminazione della polvere e di altre particelle.

Più o meno come fa il cervello, la connettività di rete può essere così controllata attraverso diverse forme di plasticità, in cui le connessioni sinaptiche si rafforzano o si indeboliscono. Si tratta di un meccanismo di rottura e rigenerazione di nuove sinapsi assente nelle strutture artificiali convenzionali, mentre è noto che la riconnessione-rigenerazione dei neuroni biologici è essenziale nelle funzioni cerebrali superiori come l’apprendimento e la memoria.

La connettività funzionale del sistema di Milano e Ricciardi è fornita del cosiddetto “effetto di plasticità eterosinaptica”, vale a dire l’abilità delle sinapsi di modulare la loro forza attraverso l’utilizzo di sentieri connettivi diversi. Nei sistemi biologici, questa forma di plasticità gioca un ruolo importante nel contribuire alla stabilità e all’omeostasi delle reti neurali.

Questa grande flessibilità, combinata con i costi bassi e con l’adattabilità, fa delle reti di nanowire un grande passo in avanti, che rende possibile alle macchine di imitare le reti neurali biologiche e il cervello stesso, che è capace di elaborare una grande quantità di dati a partire da input multipli e differenti tra loro.

giovedì 9 luglio 2020

La “Gioconda nuda”, il capolavoro attribuito a Leonardo esposto a Villa Farnesina

A Villa Farnesina una Gioconda per il banchiere. Grazie all’accordo con la Fondazione Primoli che ne è proprietaria La “Gioconda nuda” ora esposta nella Sala che ospitava lo studio di Agostino Chigi. Fino al 3 ottobre 2020.






La Gioconda Nuda, su cartone di Leonardo, dipinto a olio su tela, grazie alla generosità della Fondazione Primoli, è stata data in comodato all’Accademia Nazionale dei Lincei per essere esposta a Villa Farnesina, ed esattamente nella Sala Chigi ovvero nella sala che ospitava lo studio del banchiere Agostino Chigi.

L’opera derivata dal cartone Femme nue dite La Joconde nue del Musée Condé (Chantilly), attribuito a Leonardo da Vinci o al suo atelier, è già stata esposta a Villa Farnesina nella mostra Leonardo a Roma. Influenze ed eredità aperta a ottobre 2019 (fino a gennaio 2020) in occasione della quale era stata restaurata.

Gli unici dati certi nella sequela delle provenienze (che tuttavia possono immaginarsi più complesse e concitate) sono la sua appartenenza alla ricchissima galleria del Fesch, cardinale e zio di Napoleone (stabilitosi a Roma dal 1814 sino alla morte nel ’39), e il successivo ingresso a Palazzo Primoli, tra gli oggetti d’arte del conte Giuseppe.

Il catalogo della vendita Fesch, che fu tra i principali eventi nel mercato artistico e mondano di metà Ottocento – “avec 20.000 francs on aurait pu gagner 40.000 à la vente du cardinal Fesch”, scriverà Balzac nel ’46, di ritorno da Roma –, così presentava l’opera: “dans une galerie d’où la vues’étend entre deux colonnes sur un campagne semée de rochers arides, la jeune beauté est représentée nue et assise”, vestita solo “d’une draperie violette, dont l’un des pans recouvre ses genoux et entoure son bras droit”.

Il dipinto, nel catalogo Fesch, anticipava un lotto riferito a Bernardino Luini, fra i primissimi leonardeschi lombardi. Gli studi più recenti (Blumenfeld 2019) hanno offerto buoni argomenti per credere che il cardinale, oltre all’attuale Gioconda Primoli, fosse pure il proprietario del disegno-modello oggi conservato a Chantilly, cosicché i due, cartone e dipinto, avrebbero convissuto per un certo periodo nella medesima raccolta.

Nel primo inventario della Fondazione Primoli (senza data) la tela è nuovamente descritta, al suo posto, tra le scaffalature della biblioteca: “un dipinto ad olio raffigurante la Gioconda di Luini”. È dunque probabile che presso il conte o nella sua famiglia il quadro venisse ritenuto opera di Bernardino Luini. L’opera esprime una chiara identità di soggetto e di figura col disegno di Chantilly, fino in certi dettagli, quali l’occhio sinistro lievemente abbassato rispetto al destro o la leggera torsione delle labbra.

Nel confronto col cartone, che non dava indicazioni né sullo sfondo né sull’eventuale prosecuzione della figura femminile, la Gioconda Primoli – come del resto altri dipinti afferenti al “tipo” –introduce la gamba, che appare tra le balaustre della seduta e il drappo, le colonne del porticato e la veduta di fondo, che è l’aspetto esecutivo più felice e interessante dell’opera, per l’esser e realizzata senza disegno, in evanescenza, e per l’evidente recupero del paesaggio roccioso, a balze, caratteristico di Leonardo. Le recenti analisi tecniche hanno mostrano inoltre, ai raggi, pur in una sostanziale coerenza compositiva, una figura sottostante dai tratti più sottili in alcuni punti (nel collo, ad esempio), mentre lo studio dei pigmenti ha rilevato l’uso di smaltino, già altrove riscontrato nell’opera di Leonardo e dei suoi seguaci.

I richiami, di postura e di contesto, con la figura della Gioconda parigina sono resi in modi espliciti; e d’altra parte s’è invocata più volte una pagina del diario del cardinale d’Aragona (redatto da Antonio de Beatis): nell’ottobre del 1517, visitando lo studio francese di Leonardo, si poteva osservare fra le sue opere un ritratto di “certa donna florentina facta di naturale ad istantia del quondam magnifico Juliano de Medici”. Quest’antica informazione ha suggerito ad alcuni critici (cf. Schneider 1923, Brown – Oberhuber 1978, Delieuvin 2019) l’ipotesi che nella “certa donna” potesse intuirsi il soggetto della Gioconda nuda.

IL RESTAURO

L’opera si presentava in un discreto stato di conservazione. Le maggiori problematiche erano soprattutto a danno degli strati pittorici e preparatori, per la presenza di un consistente ingiallimento dovuto all’ossidazione delle vernici impiegate nei precedenti interventi di restauro, ai depositi grassi (nicotina, nero fumo, polvere grassa), all’alterazione cromatica delle riprese pittoriche eseguite in passato e presenti soprattutto sul cielo, sul panneggio e in molte parti dell’incarnato ed inoltre ad un evidente cretto a “pelle di coccodrillo” diffuso su tutta la pellicola pittorica, tutti fattori che ne mortificavano l’apprezzamento estetico. Ad un’osservazione a luce radente si riscontravano sollevamenti del cretto nella porzione centrale. Le estese riprese pittoriche erano state eseguite in modo più o meno arbitrario anche nella logica del gusto del tempo, volte a “compensare” la perdita cromatica soprattutto del cielo e del panneggio. Il cielo,

realizzato a smaltino, nel tempo aveva perso la sua intensità a seguito dell’ingrigimento naturale del pigmento e la sua denaturazione aveva modificato anche i rapporti cromatici del panneggio, così da apparire di un color rosato molto spento. È plausibile pensare che molte delle rifiniture a lacca presenti sul panneggio siano state rimosse a seguito di incaute puliture.Analoga sorte è probabilmente toccata anche ai balaustri della seduta. Restavano a vista le sole campiture di costruzione e le vistose pennellate scure, tanto da indurre a pensare a un “non finito”, se non, addirittura, a pesanti ritocchi di interventi successivi. In passato, per intensificare la cromia del panneggio e dei balaustri della seduta, venne impiegata anche della resina, forse mista a pigmenti, che nel tempo, ossidandosi, si era indurita e scurita. Il restauro effettuato su vari elementi della tela ha consentito soprattutto di ristabilire un corretto indice di rifrazione per un adeguato godimento dell’opera.

Il restauro è stato curato da Cristiana De Lisio e Alessia Felici (Consorzio Recro). Come si è detto l’opera ora si trova nella Sala Chigi di Villa Farnesina ora aperta secondo i criteri del protocollo sanitario: i visitatori devono essere dotati di mascherina e rispettare il distanziamento sanitario di 2 metri. Per ogni sala è consentito l’ingresso a non più di 5 visitatori (1 persona in Galleria delle Grottesche, così come nella Saletta Pompeiana e 2 nel bookshop). Sono vietate le visite guidate singole e di gruppo, così come provocare assembramenti in giardino e all’interno della Villa. La distribuzione dell’audioguide è sospesa, ma si può scaricare gratuitamente un’app sul cellular.

Inoltre per la Loggia di Amore e Psiche si ricorda che è attivo il link vcg.isti.cnr.it/farnesina/loggia/ con un sistema interattivo che permette di osservare a una distanza ravvicinata sia le storie di Amore e Psiche, opera di Raffaello, Giulio Romano e Giovan Francesco Penni, sia il particolarissimo pergolato e le specie animali realizzati da Giovanni da Udine su disegno di Raffaello.

martedì 7 luglio 2020

Giornata mondiale del cioccolato, al via oggi le celebrazioni dedicate al Cibo degli Dei

Il 7 luglio si celebra la Giornata mondiale del cioccolato, alimento 'comfort' per eccellenza. Con i consumi in continua crescita, il Cibo degli Dei è amato soprattutto nella versione fondente e magari sorprendentemente abbinato ad un vino dolce naturale. 






Dal muffin al gelato, dalla tavoletta semplice a quella con il sale dell'Himalaya. E' passione quella che gli italiani hanno per il cioccolato, per il quale il 7 luglio si celebra la Giornata mondiale, consumandone poco più di 4 kg a testa l'anno.

Un alimento 'comfort' per eccellenza, visto che in lockdown gli acquisti sono aumentati di quasi il 22% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una conferma di quello che già si sa da sempre, in un paese che vanta una lunga tradizione nella trasformazione artigianale e industriale di questo prodotto, dove non mancano marchi storici riconosciuti in tutto il mondo.

Il tutto per un mercato che vale 2,5 miliardi di euro. Sul fronte dei gusti, la scelta degli italiani per il fondente è sempre in cima agli acquisti con oltre il 40% delle preferenze, seguito a distanza da quello al latte; perdono posizioni, invece, il cioccolato bianco come anche la semplice barretta. Un mercato di sapori tradizionali dove però trova sempre più spazio l'innovazione, dal prodotto aromatizzato al peperoncino, all'arancia, al rum, alla menta o, nelle versioni al sale dell'Himalaya, passando dal vegan e dal biologico e naturalmente a quello senza glutine.

E se in Italia piace il fondente, cresce anche la produzione del nettare che più gli si abbina: uno strepitoso vino dolce naturale che arriva dalla Puglia. Un rosso che piace, tanto che con una produzione di circa 95 mila litri di Docg equivalenti a circa 127 mila bottiglie, ha avuto un incremento del 33.45% rispetto all’anno precedente.

Stiamo parlando del Primitivo Dolce Naturale che lo scorso anno si è assestato in cima alle preferenze degli italiani, come vino perfetto con il cioccolato fondente. Un trionfo per questa chicca pugliese che piace soprattutto alle donne per il suo sorso caldo e avvolgente e perché amano la piacevolezza di regalarsi delle emozioni uniche ed indimenticabili. Gli aromi dell’uva, legati agli zuccheri, lo rendono particolarmente gradevole e tipicamente femminile.

Perfetto in questa occasione, e non solo, questa versione di Primitivo è la prima Docg riconosciuta in Puglia (2011), e l’unica delle quattro Docg dedicata esclusivamente a un vino rosso dolce. Un successo condiviso con i suoi ‘fratelli secchi’, ovvero Primitivo di Manduria Doc e Primitivo di Manduria Doc riserva.

Questo vino speciale raggiunge il clou proprio con il cioccolato fondente, in particolare con quello ad alte percentuali di cacao perché l’equilibrio tra amaro e il sapore dolce e distintivo del Primitivo, formano una coppia inseparabile, senza che né uno né l’altro cedano. 

La composizione dei vini Primitivo di Manduria dolce naturale Docg è Primitivo 100% ed è un vino vinificato dopo appassimento su pianta o su graticci. Con la sua struttura colossale ha fascino e stoffa e una dolcezza intrigante. La sua produzione è consentita nelle province di Taranto e Brindisi.

Il Primitivo di Manduria Docg è un vino tutelato come anche il Primitivo di Manduria Doc e Riserva. Il Consorzio di Tutela ha, infatti, ottenuto dal Ministro delle Politiche Agricole e Forestali l’incarico di coordinare le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, vigilanza, informazione del consumatore e cura generale degli interessi: ecco il riconoscimento “Erga Omnes”. Attraverso questo strumento tre agenti vigilatori in qualità di pubblici ufficiali ed in collaborazione con l’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), effettuano costantemente controlli sui vini posti in commercializzazione per tutelare il consumatore ed i produttori e per garantire che vengano commercializzati solo vini che rispettino i dettami del disciplinare di produzione. Insomma qualità e sicurezza per chi sceglie un Primitivo di Manduria.

Coronavirus, stagione influenzale: fondamentale la distinzione tra i diversi virus, al via nuovo test per identificare ceppi influenzali diversi dal Covid-19

Con la prossima stagione influenzale, di fondamentale importanza sarà la distinzione tra i diversi virus che inevitabilmente circoleranno. DiaSorin lancia un nuovo test per identificare due ceppi influenzali diversi dal Covid-19.   



   


DiaSorin ha lanciato un nuovo test, in grado di identificare i ceppi influenzali di tipo A e B che nella prossima stagione influenzale potrebbero essere confusi con il Covid, in quanto presentano sintomi simili.

Si tratta del test Simplexa Flu A/B & RSV Direct Gen II con marcatura CE, che identifica i due ceppi influenzali e il virus respiratorio in modo diretto, ossia senza la necessità di eseguire l’estrazione degli acidi nucleici, un processo che richiede diversi step e fasi critiche, attraverso l'estrazione del DNA.

E' un fatto che la prossima stagione influenzale sarà resa potenzialmente più complessa dalla circolazione del Covid-19, in quanto le infezioni causate dal virus A e B dell’influenza hanno manifestazioni cliniche simili, ma trattamenti differenti. Sarà quindi fondamentale la distinzione tra i diversi virus. È stato accertato che la compresenza di infezione da Covid-19 e influenza di tipo A o B comporti sintomi respiratori di maggiore gravità, rendendo spesso necessario un trattamento terapeutico combinato.

La diagnosi accurata del virus che ha provocato l’infezione avrà, pertanto, importanti implicazioni nella gestione delle terapie, nel controllo delle infezioni e nelle azioni mirate a mitigarne la diffusione.

DiaSorin ha sottoposto il nuovo test alla Food and Drug Administration americana (Fda) per ottenere la validazione.

Ennio Morricone, il Forum Music Village ricorda il maestro tra i fondatori degli Studi 50 anni fa

Quello che mi fa un po' sorridere, oggi, è che la musica contemporanea è diventata la musica del cinema. Quindi la musica vera è oggi proprio quella del cinema, la sola che racchiuda tutte le musiche attuali. Ennio Morricone in conversazione con Giuseppe Tornatore ("Ennio un maestro", Harper Collins).

Ennio Morricone registra in sala A il film "La sconosciuta" (2006) ©Archivio Forum Music Village




Nel 1970 il Maestro Ennio Morricone fondava insieme ad altri tre illustri compositori, Luis Bacalov, Piero Piccioni ed Armando Trovajoli, gli studi Orthoponic, sotto la Basilica di Piazza Euclide, a Roma. Con loro anche gli storici fonici della RCA, Sergio Marcotulli e Pino Mastroianni. 

La lungimirante intuizione fu del manager Enrico De Melis, primo editore italiano per la musica da film, che insieme ad essi costituì la società di quello che di lì a poco diventerà il primo tempio della colonna sonora italiana, poi rilevato da Emma e Franco Patrignani e oggi chiamato "Forum Music Village". E a costruirlo, internazionalizzarlo e farlo vivere e respirare tutt'ora, a mezzo secolo di distanza, è stato soprattutto il meticoloso lavoro di un artista, campione di scacchi musicali quel è stato Ennio Morricone.

Ennio Morricone che nella sua "casa Madre", insieme ai suoi affezionati orchestrali e solisti, ha registrato le più intramontabili melodie della storia del cinema. Nel ricordo della sua festa per il novantesimo compleanno, celebrata proprio alla Forum, e nel triste giorno della sua scomparsa, gli studi vogliono rendergli un doveroso tributo ricordandolo proprio con la dedica che il Maestro lasciò, scritta a mano, nei corridoi:

"Dovrei dire lo studio di registrazione Forum Music Village è la “Madre” di tutti noi compositori del Cinema, dei Dischi e della Musica Registrata. Dico “Madre” perché è lo studio che si è sempre preoccupato di aggiornare le proprie attrezzature per aiutare noi compositori del Cinema e del Disco a fare meglio. Si lavora con dei tecnici di grande livello, con la gentilezza di tutto il personale che collabora totalmente. Potrei dire di più entrando nei particolari anche minimi, ma forse non è utile. Utile è sapere che al Forum Music Village si vive tutti per la Musica e per la passione del suono.”


FORUM MUSIC VILLAGE
Presidente: Marco Patrignani
www.forummusicvillage.com/

Il mondo dopo la fine del mondo, il futuro visto da 50 studiosi

Editori Laterza lancia un libro 'cantiere aperto' per comprendere i cambiamenti ed analizzare le trasformazioni in corso nel mondo a seguito della pandemia e del lockdown. 50 studiosi descriveranno i possibili scenari e offrire indicazioni per la migliore gestione della crisi. 







La pandemia ha tracciato un grande solco tra un prima e un dopo, ha segnato uno spartiacque tra un mondo che credevamo di controllare e uno nuovo dal profilo molto incerto. Per questo Editori Laterza ha chiesto a cinquanta studiosi di analizzare le trasformazioni in corso a seguito dell’emergenza Covid e del lockdown, di descrivere possibili scenari e offrire indicazioni per la migliore gestione della crisi. Ne nascerà un libro, in uscita dopo l’estate dal titolo Il mondo dopo la fine del mondo, ma la novità sta nella fatto che il libro è un punto di arrivo di un cantiere che rimarrà aperto in questi mesi.

La casa editrice si propone come un intellettuale collettivo che aiuti i lettori a trovare nuove chiavi di interpretazione di un presente così carico di cambiamenti. Ogni settimana verranno pubblicati sul sito e sui canali social i diversi contributi e la clip di un dialogo tra 3 autori coordinato da Giuseppe Laterza che collegherà le riflessioni degli studiosi alla realtà politica, economica, sociale e culturale nel tempo stesso in cui la viviamo.

Gli autori: Stefano Allievi, Gaetano Azzariti, Fabrizio Barca, Tito Boeri, Andrea Boitani, Lucio Caracciolo, Gianrico Carofiglio, Dante Carraro, Alessandra Casarico, Sabino Cassese, Innocenzo Cipolletta, Colin Crouch, Marta Dassù, Ilvo Diamanti, Giovanni Dosi, Paola Dubini, Marta Fana, Massimo Florio, Maurizio Franzini, Carlo Galli, Andrea Gavosto, Enrico Giovannini, Elena Granaglia, Enrico Letta, Massimo Luciani, Stefano Mancuso, Guido Mazzoni, Vittorio Parsi, Carlo Petrini, Mario Pianta, Simone Pieranni, Giuseppe Pignatone, Romano Prodi, Federico Rampini, Francesco Remotti, Walter Ricciardi, Dani Rodrik, Sergio Romano, Gino Roncaglia, Salvatore Rossi, Linda Laura Sabbadini, Michael Sandel, Chiara Saraceno, Guido Scorza, Valeria Termini, Gianfranco Viesti, Giorgio Zanchini.

Introduzione

Nel giro di poche settimane, all’inizio dell’anno, le nostre certezze sono andate in frantumi: di fronte a un virus potente e sconosciuto, tutti i più avanzati strumenti di controllo, dalla genetica all’informatica, si sono dimostrati inadeguati e siamo stati costretti, volenti o nolenti, a tornare ad adottare come essenziale una misura inventata molti secoli fa, la quarantena. Mentre epidemiologi, virologi e genetisti si sono trovati a dichiarare la propria parziale impotenza e a chiedere tempo, sono tornati improvvisamente attuali racconti e riflessioni che guardavamo con il sussiego che si riserva ai ruderi del passato. Chi mai avrebbe immaginato che saremmo tornati a sfogliare Il Decameron di Boccaccio, i Promessi sposi di Manzoni o La Peste di Camus non tanto per il piacere della lettura o per ragioni letterarie, ma per cercare in questi testi tracce di esperienze, per conoscere le conseguenze emotive di un fenomeno dimenticato?

Nel momento in cui scriviamo queste righe la pandemia ha già tracciato un grande solco tra un prima e un dopo, ha segnato uno spartiacque tra un mondo che credevamo di controllare e uno nuovo dal profilo molto incerto, ma che sta facendo saltare attraverso l’inappellabile verifica della realtà i nostri paradigmi più ferrei. Siamo tutti chiamati a riflettere su ciò che è stato, sulle cause profonde di quanto stiamo vivendo e sulle conseguenze immediate, economiche, politiche e sociali, così come a porci quesiti nuovi sul futuro che ci aspetta e che dovremo ricostruire.

Un prima e un dopo, dicevamo. Nel “prima”, le nostre società facevano mostra di una organizzazione globale molto efficiente rispetto al passato più recente via la disponibilità di strumenti tecnologici in grado di mettere in connessione su ogni piano il mondo intero. Oggi questa efficienza, questo intreccio pervasivo hanno mostrato l’altra faccia, quella fragile, insostenibile, vulnerabile: un minuscolo organismo infettivo le ha neutralizzate e fatichiamo ad essere resilienti, a resistere, a reagire. Allora le prime domande che vengono alla mente riguardano proprio questo aspetto: cosa ci dice questa vulnerabilità di noi come sistema organizzato? Come abbiamo potuta ignorarla così a lungo? Mentre sceglievamo di privilegiare la produzione di merci e servizi, il nostro essere consumatori, abbiamo dimenticato la nostra debolezza per eccesso di hybris?

Nel “prima”, la democrazia appariva il destino dell’umanità, il sistema politico che aveva sconfitto prima il totalitarismo nazista e poi soverchiato in ogni aspetto il socialismo reale. Nel nostro “dopo” tutto questo non appare più così scontato. Da un lato un governo autoritario come quello cinese ha dato prova di una capacità di reazione inimmaginabile, contenendo il contagio e riprendendo l’attività economica e la vita sociale, tanto da poter uscire da questa crisi come un vero e proprio modello vincente e che rischia di esercitare un notevole influsso anche sul mondo “libero”. Dall’altro gli strumenti messi in atto per contenere l’epidemia, dalla restrizione delle libertà individuali fino alle pervasive forme di controllo tecnologico, rischiano di minare dall’interno i nostri diritti di cittadinanza. E anche qui molte sono le domande da porci: storicamente le democrazie si sono sempre dimostrate più resilienti rispetto ai governi autoritari o alle dittature, capaci di affrontare i costi umani della crisi ed elastiche nell’elaborazione delle risposte. Oggi queste caratteristiche sembrano appannate, le reazioni incerte e confuse, la gestione delle diverse esigenze e dei diversi interessi poco trasparente. Come mai? Esiste una crisi della rappresentanza che mina la selezione delle classi dirigenti politiche attraverso le elezioni? Saltata la mediazione dei partiti, la comunicazione diretta tra leader e popolo impedisce un confronto reale? La logica dell’emergenza diventa l’unica via attraverso cui la politica riesce ad imporre decisioni e scelte? E anche se fosse così, come è stato possibile che non ce ne siamo accorti e non sia mai stato possibile introdurre dei correttivi?

Nel “prima” la globalizzazione, la divisione internazionale del lavoro, le delocalizzazioni apparivano una straordinaria opportunità per lo sviluppo del pianeta, per consentire ad enormi masse di persone di sperimentare il privilegio degli standard di vita occidentali, per ridurre le disuguaglianze tra nord e sud del pianeta. Nel “dopo”, : risorgono, ovunque e senza provocare scandalo, confini e frontiere, si esigono controlli e limitazioni alla libertà di circolazione di merci e persone, mentre monta una crescente irritazione per la dipendenza di ogni nazione da linee di approvvigionamento che non possono essere controllate. Ma non era possibile prevederlo? Perché per anni abbiamo sentito cantare le lodi delle “magnifiche sorti e progressive” di questi fenomeni senza che se ne mettesse in luce anche i rischi?

Nel “prima” il capitalismo aveva unificato tutto il pianeta sotto il proprio dominio. La logica di mercato si era imposta, alla prova dei fatti, come legge universale cui tutti i popoli e tutte le culture si erano adeguate. Nel “dopo”, riemergono con forza tratti ed identità antichissime che producono distinzioni e fratture: dalla Cina “confuciana” in cui l’individuo esiste solo in funzione della comunità, all’Europa latina dove la difesa organicistica della società nel suo complesso prevale immediatamente sugli immediati interessi economici, fino al mondo Anglosassone dove la prima reazione è quella del “business as usual”. E allora ipotizzabile che, finita l’emergenza epidemica, tutto riprenda come se niente fosse successo? Le leggi bronzee della domanda e dell’offerta globale torneranno a farsi valere senza alcuna variazione o si produrrà un ripensamento analogo a quello imposto dalla grande crisi del ‘29? Se si indebolirà la capacità del capitalismo di assicurare benessere e consumi, riprenderanno forza i conflitti sociali e redistributivi?

Nel “prima” lo Stato era considerato una istituzione quasi residuale, che doveva essere limitato e contenuto in ogni suo tentativo di ingerenza nella vita economica. Nel “dopo”, dovremmo considerare la sua forza necessaria, non cedibile, non solo per la tutela della salute pubblica e dei soggetti più deboli, ma soprattutto per la ripresa: la ricostruzione difficilmente può farne a meno. Ma la domanda è: come arriverà a questo appuntamento? La macchina dello Stato ha l’esperienza e le conoscenze per assolvere a questo nuovo ruolo? D’ora in avanti si va verso forme di intervento statale che ritenevamo cancellate dalla storia? I sistemi sanitari, ad esempio, dovranno essere ripensati completamente e se si, come potranno coesistere servizi privati e quelli pubblici?

Nel “prima”, l’Unione Europea, pur con tutti i difetti e lo scontento che l’accompagnavano, appariva una formidabile fortezza rispetto alle incertezze globali e l’Euro la sua arma di difesa definitiva. Nel “dopo”, riemergono stereotipi atavici e antipatie congenite: i popoli del sud superficiali, sfaticati e spendaccioni, i popoli del nord avari, freddi e calcolatori. Le stesse istituzioni europee faticano a trovare una propria legittimità rispetto agli interessi nazionali e non riescono ad assumere un ruolo di guida politica per l’intero Continente. E si fanno avanti le domande urgenti: come si riuscirà a ricostruire il senso di un’Europa unita dopo questo disastro? Riprenderà forza l’idea di un destino comune di tutti gli europei o le logiche nazionali torneranno a prendere il sopravvento? Perché si è dovuti arrivare fin sull’orlo del precipizio senza percorrere strade alternative?

Nel “prima”, sembrava che all’Italia fosse assegnato il destino di vivere sfruttando il suo immenso patrimonio culturale e le sue bellezze attraverso il turismo o il gusto per la buona tavola, la moda e il design. Nel “dopo”, tutto questo appare un sogno da cui siamo costretti a destarci in preda allo shock: le nostre città deserte, i luoghi dello shopping abbandonati, il lavoro che scompare tanto che persino mangiare potrebbe, dopo generazioni, tornare a essere un problema, come stiamo già sperimentando... Dopo decenni siamo obbligati di nuovo ad immaginare un futuro che non sia soltanto basato su un decimale in meno di tassazione o sull’eliminazione di questo laccio e di quel lacciuolo, ma che tenga nella giusta considerazione delle scelte fondamentali: In che direzione possiamo sperare di ripartire? Dove vogliamo andare come società? Abbiamo navi da bruciare alle nostre spalle?

E poi dovremmo fare i conti con l’inedita esperienza di isolamento, di separazione dagli altri che abbiamo vissuto in questi mesi: restare chiusi in casa, ma chiusi anche fuori nell’attenzione maniacale a schivarsi per strada o nei supermercati. Probabilmente dovremmo tenere le distanze a lungo. E questo quanto influirà sulla natura e la qualità delle nostre relazioni? L’abitudine alla solitudine e all’isolamento ci porterà a accontentarci di una vita relazionale a bassa intensità?

Il libro che vi apprestate a leggere è soprattutto un libro di domande, le domande che molti si pongono oggi quando porgiamo lo sguardo all’orizzonte del nostro futuro più prossimo o su quanto resta dietro di noi. Ed è un libro immaginato e realizzato nel pieno dell’emergenza e del “distanziamento sociale”, risente quindi di tutti i vincoli e delle difficoltà che stiamo sperimentando ed è anche, per sua natura, provvisorio, nel senso che i temi ci appaiono dettati dall’urgenza del momento e, forse, saranno contraddetti da nuovi accadimenti o da nuove evidenze. Come accade quando si racconta una storia di cui si conosce l’esito, sarà facile tra qualche anno tornare a leggerlo e vedere tutte le ingenuità, i dubbi e le incertezze con le quali proviamo a dare un senso al nostro tempo. Oggi, in mezzo al buio nel quale procediamo, non è così. Proprio per questo ci è sembrato comunque utile porsi alcune domande e tentare di offrire prime risposte, indicando anche possibili soluzioni ai grandi problemi che si sono aperti. E per questo ringraziamo tutti gli autori che hanno accettato di partecipare a questa nostra piccola impresa editoriale, che hanno accolto la nostra sfida e si sono prestati a correre questo rischio.

domenica 5 luglio 2020

Ricerca, l'impronta dell'Antropocene: il palpabile profumo dell'impatto umano sulla Terra

Uno studio del Cnr e dell’Università Ca’ Foscari Venezia ha valutato l'impatto umano attraverso la campionatura di una serie di fragranze e idrocarburi policiclici aromatici derivati da prodotti per la cura personale risalenti agli anni '30 ritrovate sul monte Elbrus in Caucaso. I risultati pubblicati su Scientific Reports.





Una serie di fragranze e idrocarburi policiclici aromatici derivati da prodotti per la cura personale di largo consumo presenti in una carota di ghiaccio campionata sull’altura caucasica, è stata quantificata dai ricercatori dell’Istituto di scienze polari del Cnr e dell’Università Ca’ Foscari Venezia: i profili di concentrazione misurati dagli anni ’30 del 1900 fino al 2005 seguono lo stesso trend degli idrocarburi policilici aromatici (PAHs) prodotti della combustione e delle attività industriali, con un aumento ben visibile a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, coincidente con l’inizio della “Grande accelerazione”.

I cambiamenti climatici e del territorio provocati dall’impatto umano sulla Terra segnano l’inizio di una nuova era geologica, l’Antropocene. Le tracce delle attività antropiche, come i residui di materiali plastici e di inquinanti organici e inorganici, sono presenti in quasi ogni angolo del Pianeta, anche nelle aree più remote. La criosfera, in particolare, è un “archivio” importante per i composti di origine antropogenica, perché gli aereosol e le molecole trasportati dall’atmosfera vengono preservati dalle deposizioni nevose, accumulatesi nel corso degli anni.

In un lavoro pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) assieme ai colleghi dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dello U.S. Geological Survey di Denver, dell’Università di Grenoble e dell’Istituto di geografia dell’Accademia russa di scienze hanno analizzato il contenuto di una carota prelevata sul ghiacciaio del monte Elbrus in Caucaso in idrocarburi policiclici aromatici (PAHs) - traccianti classici della contaminazione umana derivanti principalmente dalla combustione - e in fragranze utilizzate quotidianamente per la cura della persona - i cosiddetti inquinanti emergenti - ricavando i corrispondenti profili di concentrazione dagli anni ’30 del 1900 fino al 2005.

“Abbiamo dimostrato come la criosfera possa registrare i segnali antropici derivanti non solo da processi industriali e da combustioni, ma anche da attività molto più quotidiane, come l’utilizzo di saponi, detersivi o creme. Alcuni componenti sufficientemente volatili e poco degradabili di questi prodotti possono essere trasportati dall’atmosfera anche a grandi distanze”, spiega Marco Vecchiato, ricercatore Cnr-Isp, tra gli autori dello studio.

Le masse d’aria che interessano il sito del monte Elbrus (5.642 m slm), infatti, arrivano dall’area mediterranea, dal Medio Oriente, ma soprattutto dell’Europa dell’Est. La distribuzione delle molecole derivate dai prodotti per l’igiene personale nella criosfera è poco nota e non sono stati riportati finora studi su carote di ghiaccio in letteratura. L’analisi contestuale dei PAHs, inoltre, ha permesso un paragone diretto fra le concentrazioni delle fragranze rivelate con il trend dei composti policiclici aromatici, noti traccianti ambientali.

Sono state individuate 17 molecole componenti le diverse fragranze sulla base della loro stabilità chimica, volatilità e persistenza. Le analisi sono state effettuate su campioni ricavati dalla carota di ghiaccio prelevata nel 2009 all’interno di una speciale “clean-room” presente nel Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica dell’Università Ca’ Foscari Venezia interamente rivestita in acciaio e appositamente progettata per l’analisi di contaminanti organici in tracce.

“Le concentrazioni delle fragranze individuate sono aumentate considerevolmente dagli anni '30 fino al 2005, in particolare per quanto riguarda il benzil-, l’amil- e l’esil- salicilato. La deposizione di questi composti è aumentata in media di 20 volte nel periodo preso in esame. Abbiamo stimato un flusso totale di fragranze di circa 20 μg per anno negli strati inferiori della carota, attribuendolo a valori di fondo, ma tale valore è aumentato fino ad un picco di 565 μg per anno negli strati corrispondenti alle deposizioni più recenti”, spiega Vecchiato. La variazione diventa visibile a partire dagli anni ‘50 del 1900 e coincide con l’inizio della cosiddetta “Grande Accelerazione”: “Ciò è in linea non solo con altri traccianti antropici, come i solfati o il black carbon precedentemente analizzati nella stessa carota, ma più in generale con il trend globale dell’Antropocene”.

La dinamica delle concentrazioni di questi composti è stata influenzata anche dall’andamento della situazione socio-economica verificatasi nell’est Europa, con una riduzione delle emissioni nei periodi di gravi crisi. “Se il trend generale è in crescita, vi sono tuttavia 2 periodi in cui i flussi dei contaminanti diminuiscono: il primo, negli anni ’70, coincide con “l’era della stagnazione” avvenuta durante il governo Brezhnev, mentre il secondo si è verificato negli anni ’90 in seguito alla disastrosa crisi economica e sanitaria dopo la caduta dell’URSS. Negli anni seguenti però, le deposizioni sia di fragranze, che di PAH sono rapidamente tornate a crescere”, conclude il ricercatore Cnr-Isp. Lo studio è stato finanziato dal progetto MIUR-FISR "ICE MEMORY-An International Salvage Program”.

venerdì 3 luglio 2020

Ricerca, misurato per la prima volta l'effetto Hall anomalo della luce

I ricercatori del Cnr-Nanotec di Lecce hanno dimostrato in un lavoro pubblicato su Nature che un fotone devia lateralmente dalla sua traiettoria dovuta alla curvatura topologica della sua dispersione energetica, come se rotolando lungo un pendio sentisse il vento soffiare in direzioni opposte a seconda della sua polarizzazione.





È noto che gli elettroni sono trascinati lungo la direzione di un campo elettrico che agisce sulla loro carica, mentre un campo magnetico li devia lateralmente rispetto alla loro traiettoria (effetto Hall). Nel caso per esempio dei cristalli, però, le proprietà geometriche e più precisamente topologiche delle bande energetiche (bande elettroniche, la gamma di energie e di velocità che un elettrone può assumere all’interno di un materiale) influiscono sul moto stesso degli elettroni, permettendo l’osservazione di effetti altrimenti inspiegabili come l’effetto Hall anomalo, in cui la traiettoria di un elettrone viene deviata lateralmente, come se ci fosse un “campo magnetico artificiale”.

Tuttavia, la topologia è fondamentale non solo per la dinamica elettronica, ma anche per la propagazione della luce: in strutture fotoniche, molti effetti sono dovuti proprio alla topologia delle bande energetiche dei fotoni. Ad esempio, sono basati sulla topologia gli isolatori micro-ottici, dispositivi chiave per la realizzazione di circuiti fotonici integrati, e i laser topologici, la cui stabilità è garantita dalla “protezione topologica” dei cosiddetti “edge states”.

Ricercatori dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Lecce, insieme a colleghi dell’Istituto Pascal del CNRS e della UCA a Clermond Ferrand in Francia e della Princeton University negli Usa, in un lavoro pubblicato su “Nature”, hanno dimostrato la prima mappatura diretta della curvatura locale in una banda energetica di particelle ibride di luce e materia, chiamate “polaritoni”. Grazie a questa “curvatura” i ricercatori del Cnr-Nanotec sono riusciti ad osservare un drift anomalo (deviazione laterale) paragonabile all’effetto Hall, generato da una proprietà geometrica della banda energetica anziché da un campo magnetico esterno. Questo dimostra l’effetto Hall anomalo nella propagazione di luce invece che di elettroni, generato da un campo magnetico “sintetico” che agisce appunto sui fotoni, particelle globalmente neutre.

“La topologia ha a che fare con la conservazione di grandezze un poco meno familiari dell'energia o della massa”, dice Lorenzo Dominici, coautore del lavoro e ricercatore Cnr-Nanotec: “Un esempio è la caratteristica di Eulero, che ci dice cosa hanno in comune un dado ed una piramide. La caratteristica condivisa è il numero totale dei vertici e delle facce meno quello degli spigoli. Numero che è pari a due come per ogni altro poliedro chiuso". Questo numero intero si conserva anche se si deforma il poliedro aggiungendo facce fino a renderlo un solido liscio, senza spigoli ne vertici, ma in tal caso per calcolarlo si deve considerare la curvatura precisa in ogni punto della superficie”.

L’esistenza di proprietà geometriche invarianti per piccole deformazioni arricchisce l’idea di un Universo geometrico, concepita da Einstein quasi un secolo fa e la topologia rappresenta un campo di ricerca della matematica moderna sviluppatosi a partire dalla connessione tra le proprietà topologiche delle bande energetiche e le proprietà macroscopiche di conduzione elettrica dei solidi. “Queste proprietà topologiche possono sembrare astrazioni, tuttavia sono un campo di grande interesse per i fisici”, aggiunge Dario Ballarini, altro coautore e ricercatore Cnr-Nanotec. “Per esempio i fisici agli albori della quantistica avevano capito che i livelli energetici degli atomi sono discretizzati perché il numero di giravolte su sé stesso che l’elettrone deve fare mentre gira intorno al nucleo deve essere intero”.

“Abbiamo studiato un fluido ibrido composto da elettroni e fotoni intrappolato tra due specchi altamente riflettenti”, proseguono Guillame Malpuech e Dmitry Solnyshkov, i coautori dell’Istituto Pascal. “Come avevamo previsto teoricamente alcuni anni fa, combinando le asimmetrie interne della struttura con quelle indotte da un campo magnetico esterno che agisce sulle bande elettroniche del materiale, i colleghi di Lecce hanno potuto osservare l’emergere della curvatura detta “di Berry“ in uno spazio delle velocità, ovvero in una zona circolare sulla banda energetica di questo fluido. Grazie alla generazione e rilevazione ottica di queste particelle di luce si è ottenuta la prima mappatura diretta di tale curvatura ed è stata sperimentalmente osservata la deviazione anomala delle particelle accelerate nel dispositivo”.

“Questi risultati sono stati raggiunti grazie a una piattaforma di ‘luce liquida’ che combina le alte interazioni degli elettroni con l’alta coerenza e facile controllo della luce”, conclude Daniele Sanvitto, coordinatore del gruppo sperimentale. “Tali fluidi di luce ci hanno già permesso di studiare interessanti fenomenologie dei fluidi quantici come i condensati di Bose Einstein, che hanno mostrato la formazione di un superfluido a temperatura ambiente, capace di oltrepassare ostacoli senza attrito, la comparsa di vortici quantici e di X-waves. Oltre che per la computazione ottica o per le reti neurali del futuro, tali osservazioni aprono ampie prospettive per la fisica topologica e l’opportunità di unire la topologia con la nonlinearità al fine di simulare fenomeni impossibili da osservare direttamente in altri campi, come la cosmologia o la fisica delle alte energie”.

Salute, nasce la carta che promuove il diritto dei pazienti e delle associazioni a far sentire la loro voce nello sviluppo dei farmaci

Persone non solo Pazienti, la piattaforma di dialogo promossa da Fondazione Roche insieme a 16 Associazioni, ha presentato la prima Carta eticodeontologica in Europa per la partecipazione delle Associazioni di Pazienti ai trial clinici, messa a punto insieme a un gruppo di ricercatori di bioetica e biodiritto del Cnr. 





"Fin d’ora riteniamo che la Carta abbia la forza per determinare un cambiamento, che speriamo possa attuarsi con progetti pilota e in questa ottica siamo a disposizione per avviare percorsi virtuosi con singole realtà – afferma Cinzia Caporale, Comitato Nazionale di Bioetica – solo la misura della concreta applicazione potrà dirci come integrare ed eventualmente modificare la Carta, con l’obiettivo di farla diventare un riferimento nazionale".

Il punto di partenza è mettere al centro le persone, e dunque non solo numeri e non solo pazienti. Obiettivo: portare il punto di vista di chi affronta la malattia nel cuore della sperimentazione per rendere le terapie sempre più a misura di pazienti e favorire la comprensione e il dialogo tra gli stessi pazienti e i medici. Accelerare il percorso della ricerca clinica e far arrivare prima i farmaci al paziente. 

Un contributo importante in questa direzione adesso è arrivato. Persone non solo Pazienti, la piattaforma di dialogo promossa da Fondazione Roche insieme a 16 Associazioni, ha presentato  la prima Carta etico-deontologica in Europa per la partecipazione delle Associazioni di Pazienti ai trial clinici, messa a punto insieme a un gruppo di ricercatori di bioetica e biodiritto del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La Carta, la prima del genere a livello europeo, è il frutto della collaborazione tra un gruppo di ricercatori di bioetica e biodiritto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, coordinati da Cinzia Caporale, Comitato Nazionale di Bioetica, e Persone non solo Pazienti, la piattaforma di dialogo promossa da Fondazione Roche insieme a 16 Associazioni.

L’importanza di ottimizzare e rendere più fluidi i trial clinici è un tema già da tempo al centro dell’attenzione di Istituzioni e sperimentatori: il coinvolgimento delle Associazioni di Pazienti in tutte le fasi delle sperimentazioni permette di assicurare maggiore appropriatezza e aderenza alle terapie, superare possibili iniquità nell’accesso alla ricerca, garantire maggiore attenzione ai bisogni sanitari e alle esigenze dei pazienti, ridurre i costi organizzativi con vantaggi per la ricerca, la salute dei pazienti e la sostenibilità del Servizio Sanitario.

«Fondazione Roche sostiene la ricerca clinica indipendente che ha l’obiettivo di trovare risposte urgenti e importanti per le malattie più difficili: in quest’ottica, il motore dell’iniziativa di Persone non solo Pazienti è stata l’esigenza crescente che gli studi riflettano il più possibile la real-life, insieme alla necessità di accelerare le procedure e favorire lo svolgimento di trial di qualità in tempi minori – afferma Mariapia Garavaglia, Presidente Fondazione Roche – la presenza delle Associazioni di Pazienti è una garanzia di partecipazione e controllo, perché nessuno più dei pazienti può sentire l’urgenza e la fretta di bruciare le tappe nelle varie fasi della sperimentazione e d’altra parte attraverso la loro esperienza diretta della malattia i pazienti possono fornire indicazioni concrete a chi studia e ricerca. Questo strumento può aiutare i pazienti a essere protagonisti nel dialogo sia con i ricercatori che con i decisori politici».

La Carta dei principi e dei valori vuole agevolare il riconoscimento formale del ruolo delle Associazioni di Pazienti proponendosi come una bussola di orientamento etico per gli sperimentatori, il personale sanitario, i pazienti e le loro Associazioni ma anche le Istituzioni e gli ordini professionali in vista dell’elaborazione di norme deontologiche.

«Questa Carta è per noi una prima proposta, un punto di partenza migliorabile con la partecipazione di Istituzioni, comunità scientifica e di altre Associazioni di Pazienti. Fin d’ora però riteniamo che la Carta abbia la forza per determinare un cambiamento, che speriamo possa attuarsi con progetti pilota e in questa ottica siamo a disposizione per avviare percorsi virtuosi con singole realtà – afferma Cinzia Caporale, Comitato Nazionale di Bioetica – solo la misura della concreta applicazione potrà dirci come integrare ed eventualmente modificare la Carta, con l’obiettivo di farla diventare un riferimento nazionale. Questa Carta, nata da un lavoro collettivo, si potrà consolidare solo attraverso un lavoro congiunto con gli operatori della salute»

La Carta delinea in primo luogo una serie di impegni reciproci tra sperimentatori e Associazioni di Pazienti: i primi dovrebbero riconoscere il ruolo e il contributo significativo dei pazienti e delle Associazioni al progresso della medicina, promuovere l’autonomia dei pazienti e fornire alle Associazioni informazioni e risultati preliminari in modo continuativo.

Le Associazioni grazie alle loro competenze e all’esperienza maturate dai propri rappresentanti dovrebbero essere accreditate da parte degli Enti autorizzativi competenti, collaborare con gli sperimentatori in tutte le fasi previste dal protocollo sperimentale, rendere fruibili agli sperimentatori le informazioni ricevute e le esigenze espresse dai pazienti e dagli iscritti.

L’azione propedeutica per il coinvolgimento nei trial delle Associazioni di Pazienti è riconoscerne formalmente il ruolo attraverso la definizione di requisiti di accreditamento validi per l’intero territorio nazionale e mutuamente riconosciuti nei Paesi UE. 

La Carta suggerisce di coinvolgere le Associazioni di Pazienti sin dalla fase di progettazione di nuovi studi e di elaborazione del disegno dei trial clinici. Il vantaggio fondamentale sarebbe quello di poter definire gli obiettivi delle sperimentazioni in modo più rispondente alle reali esigenze dei pazienti in termini di efficacia, sicurezza, funzionalità e sopravvivenza, favorendo un approccio personalizzato alle terapie farmacologiche.

Nella fase di arruolamento il coinvolgimento delle Associazioni, oltre a permettere un arruolamento dei pazienti più rapido e affidabile, aiuta a superare possibili iniquità nell’accesso alla ricerca scientifica e ai trial clinici, che costituiscono per molte patologie l’unica prospettiva di miglioramento. Il coinvolgimento delle Associazioni nel disegno dei trial può ridurre il rischio che l’arruolamento dei pazienti avvenga in modo arbitrario, tramite il controllo dei criteri di inclusione/esclusione.

Nello svolgimento del trial, le Associazioni di Pazienti possono segnalare aspetti determinanti per misurare l’impatto dei farmaci sui pazienti, quali i sintomi con un maggior impatto sulla qualità della vita, le modalità di somministrazione dei farmaci più adatte alla gestione ordinaria delle cure, la tollerabilità degli effetti collaterali, eventuali aspetti del percorso di cura non adeguatamente considerati.

Infine, prima, durante e dopo il trial le Associazioni di Pazienti sono una risorsa insostituibile per trasferire ai pazienti le informazioni sui trial e chiarire i loro dubbi, favorire l’incontro tra il linguaggio del paziente e quello dei ricercatori, facilitare la comprensione del consenso informato e contribuire alla diffusione dei risultati della sperimentazione.

«Ci aspettiamo che la Carta non serva solo per accreditare le Associazioni di Pazienti verso i ricercatori ma rivesta un significato più generale nella conoscenza e nell’apprezzamento della ricerca indipendente – osserva Mariapia Garavaglia – da oggi intorno alla Carta si può sviluppare un confronto su temi eticamente rilevanti: le modalità di arruolamento nei trial, l’informazione da dare ai pazienti, la scelta delle priorità e degli obiettivi degli studi clinici, la comunicazione dei risultati».

LA VOCE DELLE ASSOCIAZIONI

«Uno degli ostacoli più sentiti in fase di accesso è la discriminazione nei criteri di arruolamento, di inclusione ed esclusione- commenta Nicoletta Cerana, ACTO – Alleanza Contro il Tumore Ovarico.-  L’Associazione di Pazienti deve intervenire per garantire una reale equità di accesso e questa garanzia è particolarmente importante quando si parla di sperimentazioni clinica e donne. Sappiamo infatti che ancora oggi la percentuale di donne arruolate supera difficilmente il 20% negli studi clinici di fase 3 e che si avvicina allo zero negli studi clinici di fase 1 e 2.  Questa “cecità di genere”, cioè la sotto rappresentazione delle donne nelle sperimentazioni farmacologiche, è molto pericolosa per la salute delle donne stesse soprattutto a fronte delle recenti acquisizioni nell’ambito della farmacogenomica e delle terapie personalizzate. Noi Associazioni di Pazienti possiamo contribuire a superare questo ostacolo non solo vigilando sui criteri di accesso, ma anche promuovendo nell’ambito della sperimentazione farmacologica una cultura e una formazione sanitaria più attenta alla dimensione femminile». 

Aggiunge Martina Bassi, AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla: «Le Associazioni di Pazienti hanno un ruolo fondamentale nel processo di ricerca: basti pensare al ruolo insostituibile che svolgono nel favorire la diffusione delle informazioni relative ai risultati della ricerca attraverso i propri canali di informazione, in primis i siti web, e alla loro importanza nel favorire la comprensione di materie che possono risultare complesse con la necessaria accuratezza e approfondimento e senza mai scadere in banalizzazioni. Le Associazioni di Pazienti hanno quindi un ruolo fondamentale nel mettere in collegamento due mondi che potrebbero risultare distanti: quello della ricerca e quello delle persone con patologia, con l’obiettivo di far sì che la ricerca abbia come fine ultimo risultati concreti e tangibili nella vita delle persone».

«Tutti i pazienti hanno diritto di conoscere e accedere alle diverse opzioni terapeutiche disponibili per gestire al meglio la loro malattia – puntualizza Antonio Minoia, AMICI – Associazione Nazionale delle persone affette da Colite Ulcerosa o Malattia di Crohn – I trial clinici sono per alcune patologie, per le quali non esistono ancora farmaci efficaci, l’unica strada percorribile. Per altre malattie rappresentare invece un’ulteriore opzione terapeutica e la possibilità di un miglioramento delle condizioni di salute e della qualità di vita.  Le Associazioni di Pazienti possono avere, in questo ambito, un ruolo fondamentale nel rendere noti i trial attivi e nel fornire tutte le informazioni necessarie affinché l’ammalato possa conoscere e fare una scelta consapevole. Per rendere attuabile tutto questo è necessario che le Associazioni di Pazienti siano coinvolte attraverso la condivisione di informazioni e la disponibilità dei dati in tutte le fasi della sperimentazione, dalla progettazione alla selezione dei candidati, dallo svolgimento fino alla pubblicazione dei risultati. Le Associazioni potrebbero inoltre rappresentare un valido supporto al paziente, per aiutarlo nella relazione con il centro e l’interpretazione dell’andamento del trial, anche attraverso l’aiuto di un Patient Support Program se disponibile».

«Forti della convinzione dell’importanza delle Associazioni nei trial clinici, abbiamo lavorato alla costruzione della Carta mettendo a disposizione le nostre competenze e conoscenze a beneficio dell’innovazione terapeutica e dell’integrazione del percorso di cura del paziente con la sua qualità di vita- spiega Sava Severoni, ANMAR – Associazione Nazionale Malati Reumatici-. Abbiamo manifestato l’importanza del ruolo del paziente esperto utile nel semplificare l’arruolamento del paziente, a garanzia dello svolgimento dello studio mantenendo l’aderenza, favorendo l’innovazione terapeutica profilata e personalizzata, ottimizzando e razionando i costi a favore dell’appropriatezza. Accompagnare il paziente nei trial rappresenta per noi una mano tesa all’opportunità di cura e alla speranza».

Antonella Celano, APMARR – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, sostiene che «Per un paziente, la comunicazione con il medico è sempre complessa, e lo è ancor di più all’interno di un processo di ricerca. Proprio per questo, le Associazioni di Pazienti devono essere coinvolte fin dall’inizio del trial clinico, perché grazie alla presenza dell’Associazione il paziente potrà comprendere meglio il Consenso informato e firmarlo con maggiore consapevolezza. Più in generale, l’Associazione può facilitare la comprensione di tutte le terminologie e le pratiche complesse legate al trial.  Inoltre, se il paziente cerca informazioni sul web, l’Associazione potrà indirizzarlo verso informazioni validate e certificate. In definitiva, il ruolo delle Associazioni è fondamentale per sostenere con le loro informazioni la permanenza del paziente all’interno di tutto il percorso del trial clinico».

«La disomogeneità e le diseguaglianze che caratterizzano molte prestazioni sanitarie nel nostro Paese hanno conseguenze particolarmente gravi quando riguardano le sperimentazioni cliniche, dove le barriere geografiche e le difficoltà nel reperire e nel decodificare le informazioni impediscono a pazienti in condizioni critiche di ricevere possibili terapie salvavita – sostiene Rosanna D’Antona, Europa Donna Italia  Le Associazioni di Pazienti rappresentano una risorsa concreta, a servizio dei pazienti e dei ricercatori, per garantire una partecipazione equa ed adeguata ai trial clinici: il loro ruolo nella messa a punto e nell’esecuzione dei trial non può più ridursi a una raccomandazione generica ma deve essere parte integrante ed effettiva della normativa di riferimento».

E continua Andrea Buzzi, Fondazione Paracelso: «A rendere opportuna e necessaria la partecipazione attiva dei pazienti alla progettazione e alla conduzione degli studi clinici, ci sono innanzi tutto ragioni etiche, efficacemente sintetizzate nel principio “nothing about me without me” (niente su di me senza di me), enunciato al termine del Seminario globale di Salisburgo nel 1998. L’inclusione dei pazienti o di loro rappresentanti in tutto il percorso assistenziale, compreso lo sviluppo dei farmaci, è inoltre potenzialmente migliorativo dell’intero sistema anche in termini di efficienza e appropriatezza, parole e concetti chiave in un contesto di ricorrenti richiami alle ingenti risorse economiche necessarie per sostenere i servizi sanitari e alla loro limitatezza».

«Al di là delle possibili differenze legate alla patologia o all’età del paziente che affronta il trial clinico o alla fase del trial, che implica reazioni molto diverse, una cosa accomuna tutti i pazienti coinvolti in un trial: il fatto che non debbano mai sentirsi soli – puntualizza Emanuela Crapanzano, Famiglie SMA-. Perché l’aderenza sia mantenuta, è fondamentale che un piccolo fastidio, una fase di stanchezza, qualsiasi tipo di problema, dal fisico al logistico, agli effetti collaterali, possa essere colto appena emerge, prima di dare luogo a un disagio insopportabile. Per questo scopo si rende opportuna la figura di un counselor o psicologo che possa svolgere il ruolo di importante mediatore tra il paziente e i medici o tra il paziente e l’azienda farmaceutica. In questo scenario, l’Associazione ha il compito di concorrere a identificare questa figura professionale nonché quello di incaricarsi della sua formazione nell’ambito specifico della patologia di riferimento».

Rosa Ioren Napoli, FIMARP – Federazione Italiana IPF e malattie rare polmonari  aggiunge che «I pazienti con malattie rare hanno grandi aspettative nei confronti dei trial clinici, perché dai trial sperano di poter ottenere la cura che possa guarire la propria patologia o almeno riuscire a contenerla. Tutte le fasi del trial sono egualmente importanti, ma quelle per le quali si deve avere maggiore cura sono la modalità di accesso e la modalità d’informazione sui risultati. Le modalità di accesso devono essere chiare e trasparenti, come chiari e trasparenti devono essere i criteri in base ai quali i pazienti vengono assegnati a un gruppo piuttosto che a un altro, anche per garantire la propria salute. I risultati devono essere trasmessi alle Associazioni che hanno il compito di diffonderli in modo che tutte le persone interessate possono accedere alle informazioni e venga reso noto lo stato di avanzamento in cui si trova la sperimentazione di un nuovo farmaco».

«Le Associazioni di Pazienti devono essere accreditate per la partecipazione attiva ai trial clinici, per accogliere il patrimonio che deriva dall’esperienza diretta con la malattia. Una ricchezza di informazioni ad alto valore aggiunto. Informazioni che non si possono studiare sui libri perché sono conoscenze esperienziali. È una scienza laica di cui il nostro sistema si deve dotare – è il suggerimento di Davide Petruzzelli, FAVO, Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia – La Lampada di Aladino-. Le Associazioni di Pazienti sono pronte ad affrontare questa nuova sfida, ma perché ciò avvenga servono almeno due passaggi fondamentali uno culturale e uno pratico. Culturale perché dobbiamo pensare che questo coinvolgimento dovrà essere non solo di facciata ma vero e attivo. Dobbiamo essere consapevoli e convinti che questo tipo di partecipazione è davvero un valore aggiunto e irrinunciabile. Pratico, perché servono dei criteri per accreditare queste organizzazioni, quindi un riconoscimento formale basato requisiti ben definiti, validi sull’intero territorio nazionale e mutuamente riconosciuto nei Paesi dell’UE».

Daniele Preti, FedEmo – Federazione delle Associazioni Emofilici precisa che «Il sostegno all’attività di informazione sugli studi clinici svolto da parte delle Associazioni di Pazienti può recitare un ruolo importante nel trasferire ai pazienti in modo completo e con un linguaggio semplificato e alleggerito da tecnicismi tutte le informazioni necessarie per una migliore comprensione dei presupposti, delle finalità e delle modalità di esecuzione di un trial. La specifica informazione che le Associazioni potrebbero offrire ai pazienti rispetto a quello che è probabilmente il documento più importante per chi partecipa a uno studio, ovvero il consenso informato costituirebbe un elemento di valore, in grado di assicurare la piena consapevolezza dei partecipanti rispetto all’iter del trial e al proprio ruolo all’interno di esso, favorendo la motivazione e la compliance dei pazienti. Una diffusione e una esaustiva illustrazione ai pazienti dei risultati di un trial, infine, costituiscono ulteriori importanti aspetti relativi all’attività di informazione che le Associazioni potrebbero supportare. Offrire all’intera comunità dei pazienti e con un linguaggio semplificato l’accesso ai dati e alle risultanze conclusive di uno studio, affiancando in tal modo l’informazione normalmente ristretta alle riviste scientifiche, all’ambito clinico risulterebbe certamente utile per aumentare la consapevolezza dei pazienti e rendere pienamente il senso della loro partecipazione ai trial».

«Gli studi clinici rappresentano per i pazienti un’opportunità insostituibile per aver accesso a trattamenti innovativi e in questo gioca un ruolo fondamentale l’informazione corretta – concorda Stefania Vallone, WALCE – Women Against Lung Cancer in Europe-.  Il coinvolgimento delle Associazioni di Pazienti nell’ambito della sperimentazione clinica è determinante in quanto le Associazioni rappresentano una risorsa insostituibile sia per trasferire ai pazienti tutte le informazioni che riguardano gli studi clinici che per chiarire dubbi e incertezze. Se adeguatamente formate e coinvolte fin dall’inizio di questo percorso, le associazioni possono diventare un punto di incontro tra i pazienti e i ricercatori, traducendo nel linguaggio dei pazienti termini tecnici molto complessi e aiutando i pazienti nel reperimento di informazioni sul web».

E conclude Rita Vetere, Salute Donna: «Il trial clinico è un’opportunità insostituibile per il paziente soprattutto dove non ci sono alternative terapeutiche per il trattamento della sua patologia. In questo contesto l’Associazione di volontariato, purché sia adeguatamente formata, può aiutare molto il paziente a capire come si svolgerà il percorso e a chiarire gli eventuali dubbi. Occorre anche verificare la correttezza dei parametri nella scelta dei pazienti per non sfavorire pazienti che hanno già delle terapie farmacologiche possibili rispetto ad altri che non ne hanno.»

mercoledì 1 luglio 2020

L'Osteria di Marechiaro, su Rai Cultura l'opera di Paisiello dal San Carlo di Napoli

La tradizione napoletana sei-settecentesca in una commedia brillante e dall'impianto musicale colto. Su Rai 5 in onda stasera L'Osteria di Marechiaro, di Paisiello dal San Carlo di Napoli.






E' firmato da Roberto De Simone l'allestimento de L'osteria di Marechiaro di Giovanni Paisiello, divertente e brillante commedia della Scuola napoletana del Settecento che Rai Cultura propone stasera alle 21.15 su Rai5.

Andata in scena al San Carlo di Napoli nel 2001 in collaborazione con il Conservatorio San Pietro a Majella della città, l'opera è interpretata da Monica Bacelli (Lesbina), Marina Comparato (Chiarella), Mina Yamazaki (Dorina), Antonio Siragusa (L'abate Scarpinello) e Filippo Morace (Il Conte di Zampano). La direzione è affidata alla bacchetta di Donato Renzetti. Le scene sono di Nicola Rubertelli mentre i costumi portano la firma di Odette Nicoletti.

Tappa fondamentale nel recupero di De Simone della tradizione napoletana sei-settecentesca, L'osteria di Marechiaro è una commedia brillante e dall'impianto musicale colto: "In tale contesto - dice De Simone - Francesco Cerlone, considerato il Goldoni napoletano, incontra Paisiello per raccontare una vicenda che riguarda una pagina di vita dello stesso compositore, accusato da un'allieva cantante di non aver mantenuto la promessa di nozze, e poi per questo condannato, incarcerato, e costretto a sposare la donna per ordine del re. Dopo tale provvedimento andò in scena L'osteria, la quale tratta di un nobile che ha dato parola di matrimonio ad una cantante, ma poi si innamora di un'altra donna. L'opera ebbe un grande successo, con più cento repliche consecutive e rappresentazioni in tutta Europa".

"La musica di Paisiello è splendida - prosegue De Simone - e trova in quest'opera assonanze con alcuni passaggi del Don Giovanni, del Flauto Magico o del Così fan tutte. Mozart era un grande estimatore del compositore napoletano". Secondo De Simone, L'osteria di Marechiaro, composta oltre due secoli fa ed evocativa del passato napoletano tra immaginario e realtà, è un titolo ancora molto attuale.

Alimentazione e ricerca, latte A2: un toccasana per la dieta degli anziani

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