martedì 26 maggio 2020

Ricerca, Supermateriali: oltre il grafene, il polimero bidimensionale diventa realtà

Un un team italo-canadese ha realizzato un nuovo supermateriale simile al grafene ma con migliori proprietà applicative soprattutto in campo elettronico. Lo studio pubblicato su Nature Materials.

Immagine del materiale sintetizzato e della relativa struttura a bande





In un articolo pubblicato su Nature Materials, un team italo-canadese che coinvolge il laboratorio Samos (Self-assembled materials on surfaces) guidato da Giorgio Contini ricercatore dell'Istituto di struttura della materia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ism), descrive la sintesi di polimeri coniugati bidimensionali su larga scala, simili al grafene ma con migliori proprietà applicative soprattutto in campo elettronico.

"Abbiamo realizzato un nuovo materiale polimerico in 2D con un grado di ordine mai raggiunto prima, trasformando in realtà quello che finora era stato solo teorizzato", afferma Contini. "Questi polimeri presentano una struttura 'kagome', la stessa delle sedie in paglia di Vienna che si possono trovare in molte case italiane, e presentano caratteristiche di conducibilità elettrica simili a quelle del grafene. Li possiamo considerare dei materiali post-grafenici: la tecnica utilizzata per la loro sintesi permette di cambiarne i 'mattoncini' costituenti (monomeri) e di concerto le loro caratteristiche, al fine di un ottenere un più vasto utilizzo". Le possibili applicazioni sono infatti tantissime, dalla realizzazione di polimeri 2D per dispositivi elettronici organici utilizzati in display, smartphone, sensori e celle solari a quella di nanopolimeri porosi per l'assorbimento di gas nocivi e di superfici biocompatibili per applicazioni nella nanomedicina, tra le altre. Questi materiali, come previsto teoricamente, hanno proprietà che si adattano all'elettronica moderna, permettendo la riduzione della produzione di calore nella progettazione dei chip. La loro integrazione in un dispositivo (ad esempio transistor) può portare a prestazioni eccezionali.

Nel 2004, l'isolamento del grafene colse di sorpresa il mondo e lo si immaginava destinato a rivoluzionare l'elettronica moderna. Si è presto capito però che le sue proprietà intrinseche ne limitano l'utilizzo nei dispositivi elettronici di uso comune.

Per guardare "oltre il grafene", gli scienziati hanno studiato una grande varietà di sistemi bidimensionali inorganici con struttura simile e - dall'incontro tra la chimica dei polimeri e la fisica delle superfici - hanno ottenuto nuovi polimeri in 2D. Tuttavia, problemi come la bassa cristallinità e la presenza di difetti nelle strutture ottenute ne impedivano la caratterizzazione sperimentale, e lo studio di tali polimeri è rimasto per lungo tempo solo teorico.

La struttura a bande del polimero ottenuto dal team italo-canadese rivela sia bande piatte che un cono Dirac, confermando le previsioni teoriche. La coesistenza osservata di entrambe le strutture è di particolare interesse: mentre i coni di Dirac, sono indice di portatori di carica senza massa, necessari per applicazioni tecnologiche, le bande piatte estinguono l'energia cinetica dei portatori di carica e potrebbero dare origine a fenomeni estremamente interessanti come la superconduttività superficiale, il trasporto superfluo o l'effetto Hall anomalo.

I risultati ottenuti promuoveranno ulteriori studi su una vasta gamma di polimeri bidimensionali con diverse simmetrie reticolari, ottenendo così ulteriori informazioni sulla connessione tra struttura e proprietà. Questi materiali potrebbero quindi essere utilizzati sia per le loro proprietà intrinseche sia per essere uniti ad altri materiali per formare eterostrutture.

La ricerca è stata parzialmente supportata, per la parte italiana, da un progetto Grande Rilevanza Italia-Quebec del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), Direzione generale per la promozione del sistema Paese.

lunedì 25 maggio 2020

Coronavirus e ricerca, la mutazione sul DNA che ha facilitato la diffusione di Covid-19

Uno studio dell'Università di Ferrara ha messo in luce che una variante di Covid-19 si è diffusa rapidamente in quasi tutti i paesi del mondo perché una mutazione nel suo DNA gli ha conferito un vantaggio selettivo, rendendo il virus più contagioso.






Lo studio, diffuso in forma di preprint, al quale ha contribuito il professor Giorgio Bertorelle, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie dell’Università di Ferrara, e coordinato dai professori Emiliano Trucchi e Daniele Di Marino, dell'Università Politecnica delle Marche, ha utilizzato dati e approcci differenti, dall’analisi statistica della diffusione delle diverse varianti, allo studio evolutivo delle relazioni tra i genomi virali.

“Dall’inizio dell’epidemia, il virus SARS-CoV-2 ha accumulato diverse mutazioni. Una di queste è avvenuta sulla proteina spike, che rappresenta il primo punto di contatto tra il virus e le cellule umane. Tale mutazione (Spike D614G) è stata osservata sempre più frequentemente nei campioni di soggetti positivi in quasi tutti i Paesi del mondo. Una eccezione evidente è la Cina, dove l’epidemia era già molto controllata quando è apparsa questa nuova variante” spiega Bertorelle.

“Ma è soprattutto attraverso il confronto della struttura delle due principali forme della proteina spike mediante simulazioni di dinamica molecolare che si è notato come la nuova mutazione della variante “invasiva” del virus modifichi due regioni importanti della proteina stessa: una di queste è la regione fondamentale per l’attivazione della proteina; l’altra è la regione chiave per il contatto con il recettore delle cellule umane. Lo studio collega quindi l’aumentata contagiosità del virus con due specifiche modificazioni strutturali indotte dalla nuova mutazione sulla proteina spike” sottolinea Emiliano Trucchi.

“Questo tipo di studi è anche di grande utilità per progettare terapie focalizzate su regioni ben identificate di proteine specifiche - conclude Bertorelle -. Con questo lavoro abbiamo potuto ricostruire la dinamica di diffusione della mutazione di SARS-CoV-2 più invasiva e capire le probabili cause funzionali di questo processo”.

Lo studio è inoltre un esempio di efficace collaborazione tra i biologi evoluzionisti, interessati ai modelli di dispersione e di adattamento di varianti genetiche, e i biologi molecolari, che studiano la struttura delle proteine.

L’articolo originale Unveiling the diffusion pattern and the structural impact of the most invasive SARS-CoV-2 spike mutation  è visionabile sul sito Biorxiv. Gli autori dello studio sono: Emiliano Trucchi, Paolo Gratton, Fabrizio Mafessoni, Stefano Motta, Francesco Cicconardi, Giorgio Bertorelle, Ilda D’Annessa, Daniele Di Marino.

L’impegno di Unife nella ricerca su Covid-19

L’Università di Ferrara partecipa allo sforzo per la ricerca di terapie, sistemi di diagnostica e di rilevazione del nuovo coronavirus insieme alla comunità scientifica internazionale. Sul sito dell’Ateneo è possibile visionare i progetti di ricerca già in corso e le proposte scientifiche elaborate nel nostro Ateneo suddivise per ambito di studio.

giovedì 21 maggio 2020

Alimentazione e ricerca, una migliore tecnologia per estrarre i flavonoidi degli agrumi

Lo studio, condotto da un team di ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibe, Ismn), è pubblicato su Processes. Se saranno confermate le indagini preliminari sul ruolo di tali molecole contro il Covid-19, la metodologia per cavitazione idrodinamica sviluppata dal Cnr potrebbe renderle disponibili su vasta scala.






Uno studio coordinato da ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche del HCT-Agrifood Laboratory dell’Istituto per la bioeconomia (Cnr-Ibe) e dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Cnr-Ismn) - dal titolo “Review of Evidence Available on Hesperidin-Rich Products as Potential Tools against Covid-19 and Hydrodynamic Cavitation-Based Extraction as a Method of Increasing Their Production”- pubblicato dalla rivista Processes, oltre a passare in rassegna gli studi sul ruolo dei flavonoidi presenti nelle bucce degli agrumi rispetto all’insorgenza dell’infezione causata dal virus Sars-Cov-2 e delle sovra-reazioni del sistema immunitario, propone un metodo per la produzione su vasta scala di estratti liquidi e compresse ricche in esperidina, naringina e altri flavonoidi e oli essenziali degli agrumi.

“Le virtù delle bucce degli agrumi erano già emerse con le esperienze di estrazione a cavitazione idrodinamica da cui abbiamo ottenuto estratti ricchi di flavonoidi, oli essenziali e pectina”, afferma Francesco Meneguzzo del Cnr-Ibe, primo autore dello studio. “Liofilizzando la pectina, si è poi scoperto che vi si concentra la maggior parte dei composti bioattivi, ottenendo una polvere con notevoli effetti antiossidanti, antibatterici e priva di tossicità”. La cavitazione è una tecnica di formazione, accrescimento e implosione di bolle di vapore in un liquido a temperature inferiori rispetto al punto di ebollizione, che genera microambienti caratterizzati da temperature locali elevatissime e intense onde di pressione e getti idraulici, “capaci di intensificare una serie di processi fisici, chimici e biochimici in modo efficiente e ‘verde’. Nessun’altra tecnologia consente di estrarre, in appena 10 minuti e 120 litri di sola acqua, fino al 60% dei flavonoidi presenti in 42 kg di bucce di arancia e di concentrarli stabilmente sulla pectina”, prosegue Meneguzzo.

“La pubblicazione su Processes offre poi una review degli studi indirizzati verso l’individuazione di composti bioattivi naturali con proprietà preventive o terapeutiche, in base al presupposto che la risposta del sistema immunitario individuale sia efficace contro l'insorgenza e il progresso di Covid-19. A partire dai modelli computazionali teorici, che indicano in particolare il flavonoide esperidina come una delle molecole con maggior affinità di legame con i recettori di Sars-Cov-2 presso le cellule epiteliali polmonari, e il flavonoide naringina come una tra le molecole più efficaci nella regolazione delle risposte del sistema immunitario, sono ora in fase di avvio anche studi in vitro e clinici, per verificarne l’effettiva capacità terapeutica e preventiva”, osserva Federica Zabini di Cnr-Ibe. “Se tali studi in vitro e clinici confermassero il valore in tal senso dei flavonoidi concentrati nelle bucce degli agrumi, il Cnr dispone di una tecnologia efficace ed efficiente per la loro estrazione già sperimentata con l’estrazione di composti bioattivi dalle bucce di arancio e limone e saremo pronti a offrire tale competenza per sviluppare sistemi di produzione di estratti liquidi o compresse di pectina su vasta scala. Un altro vantaggio importante è riuscire a coniugare naturalmente i flavonoidi alla pectina, che consente una superiore biodisponibilità dei flavonoidi stessi”.

Coronavirus e ricerca, il lockdown toglie il sonno agli italiani: salute psico-fisica a rischio

Uno studio dell'Università di Padova ha messo in luce che l'impatto delle restrizioni del lockdown ha influito negativamente sulla qualità del sonno mettendo a rischio la salute mentale di milioni di italiani. A soffrirne maggiormente sono state le donne.  






Le misure di restrizione adottate dal governo a partire da marzo, per contenere la diffusione della pandemia da Sars-CoV-2, ha provocato un grande cambiamento nelle abitudini di vita degli italiani e, se da un lato è stato necessario per limitare il numero di contagi, dall’altro ha avuto un grande impatto psicologico, economico e sociale, riducendo la qualità di vita di ognuno e mettendo a rischio la salute psico-fisica di molti.

Dalla ricerca è emerso che la ridotta attività fisica e la scarsa esposizione alla luce solare, l’assenza di attività sociali, le paure per il contagio e per la situazione economica e il cambiamento di vita familiare, hanno determinato un peggioramento della qualità del sonno, un netto cambiamento nei ritmi sonno-veglia, un incremento nell’uso dei media digitali e una distorta percezione del tempo che scorre.

Lo studio a cura di Nicola Cellini e Giovanna Mioni, del dipartimento di Psicologia generale dell’università di Padova e Natale Canale del dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della socializzazione dell’Ateneo patavino e Sebastiano Costa del dipartimento di Psicologia dell’università della Campania è stato pubblicato sul Journal of Sleep Research.

L'indagine ha coinvolto 1.310 persone, di cui 880 donne e 430 uomini, di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Il gruppo è stato ulteriormente diviso in due sotto-campioni: 809 di studenti universitari (565 donne e 244 uomini) e 501 lavoratori (315 donne e 186 uomini). Sono state poste a confronto la settimana dal 17 al 23 marzo (la seconda di lockdown completo) e la prima di febbraio (dall’1 al 7, quando non vi era alcun tipo di restrizione sul territorio italiano). I ricercatori si sono chiesti, innanzitutto, quale fosse lo stato di salute mentale del campione che andavano ad analizzare e lo studio ha messo in luce che il 24,2% (24,95% dei lavoratori, 23,73% degli studenti) mostrava sintomi da moderati a estremamente severi di depressione, il 32,6% di ansia e uno su due (49,47% dei lavoratori, 51,6% degli studenti) sintomi di stress.

Durante il periodo del lockdown si è evidenziato un grande cambiamento nel ritmo sonno-veglia. Le persone hanno iniziato ad andare a letto circa 41 minuti dopo il consueto orario e a svegliarsi 54 minuti più tardi rispetto al periodo precedente alle restrizioni (i lavoratori si sono svegliati 1 ora e 13 minuti dopo, mentre gli studenti solo 45 minuti). Non solo, nonostante si passasse più tempo a letto, la qualità del sonno è peggiorata: in particolare tra le persone con elevati sintomi di depressione, ansia e stress, la percentuale di quelle con problemi del sonno è aumentata dal 40,5% al 52,4% (studenti: da 41,53% a 53,15%, lavoratori: 38,32% a 51,10%)”. È emerso inoltre che le persone hanno avuto difficoltà a tenere traccia del tempo, confondendo spesso il giorno della settimana, del mese o l’ora del giorno.

Nonostante le persone utilizzassero maggiormente i media digitali nelle due ore prima di andare a dormire (14,8% in più), a differenza di quanto ipotizzato, il comportamento non ha influenzato in maniera significativa il peggioramento della qualità del sonno, ma solo il tempo impiegato ad addormentarsi, e l’orario di letto e risveglio. I ricercatori si aspettavano che un impiego massiccio della tecnologia avrebbe influenzato negativamente la qualità del sonno, dato che esistono studi in letteratura secondo cui l’utilizzo di strumenti digitali prima di andare a dormire ha effetti molto negativi. In questo caso, invece, l'impatto è stato minimo sul sonno: ha provocato un ritardo nell'addormentamento (le persone andavano a letto più tardi e si svegliavano più tardi), ma non così drastico come ci si aspettava. È questo di fatto è stato il paradosso: nella situazione di emergenza è stata la tecnologia a fornire quel supporto sociale riducendo così l’impatto psicofisiologico delle restrizioni.

Ruolo determinante anche la minore esposizione alla luce solare, che è fondamentale per il nostro benessere, sia per sincronizzare i nostri ritmi di vita che da un punto di vista fisiologico; aggiungiamo poi la mancanza di contatti sociali e il cambiamento delle nostre abitudini: molti si sono trovati costretti in abitazioni a volte molto piccole, magari con numerose altre persone, altri ancora hanno dovuto lavorare da casa con dei figli a carico (mentre prima potevano fare affidamento su scuole o asili) o delle persone anziane a cui dover badare e tutto questo ha comportato significativi cambiamenti sia nei ritmi di vita che a livello psicologico.

A dimostrare che le donne sono state tra le persone che hanno sofferto maggiormente dal punto di vista psico-fisico durante il lockdown sono stati anche ulteriori studi condotti all’università di Padova. Uno di questi in particolare (attualmente sottoposto a revisione, ma consultabile in preprint) ha indagato l'impatto delle misure restrittive su un campione di 245 madri e le abitudini comportamentali dei loro bambini in età prescolare.

I ricercatori si sono accorti che il peggioramento nei ritmi di vita e nella qualità del sonno, ma anche nel benessere generale delle madri, cambiava molto in base alla situazione lavorativa. Le poche madri che continuavano ad andare a lavorare in sede hanno sofferto molto meno del cambiamento da lockdown, mentre chi era in smartworking, o ha dovuto smettere di lavorare a causa di un licenziamento o perché aveva i figli a casa, dimostrava invece di avere ritmi e una qualità del sonno peggiori. Nei più piccoli, la qualità del sonno non è peggiorata drasticamente, ma i loro ritmi si sono letteralmente sincronizzati con quelli dei genitori. Quel peggioramento minimo che si è visto nei bambini era comunque accompagnato anche da un cambiamento a livello di regolazione emozionale: erano molto più difficili da controllare, facevano più fatica a regolare le proprie emozioni e quest’effetto si vedeva maggiormente nei bambini più grandi. I ragazzi in età scolare hanno vissuto probabilmente in maniera peggiore il lockdown, perché essendo più indipendenti tendevano ad avere già un minimo di vita sociale.

Risultati simili a quelli ottenuti dai ricercatori dell’Ateneo di Padova e della Campania sono stati raggiunti da un gruppo di scienziati dell’università “La Sapienza” di Roma. Allo studio hanno partecipato in questo caso 2.291 persone (580 uomini e 1.708 donne): il 57,1% di queste ha riferito una scarsa qualità del sonno durante il lockdown, il 32,1% livelli di ansia elevata, il 41,8% elevati livelli di stress e il 7,6% disturbi da stress post-traumatico collegati a Covid-19. È stata evidenziata una relazione significativa tra qualità del sonno, ansia generalizzata e disagio psicologico con sintomi da stress post-traumatico correlati a Covid-19. I giovani adulti e le donne hanno manifestato un rischio maggiore di sviluppare disturbi del sonno, nonché livelli più elevati di ansia e stress.

Dai dati che i ricercatori stanno raccogliendo nel corso di queste indagini emerge, in generale, che in situazioni come quella che stiamo vivendo possono essere di grande impatto sul benessere psico-fisico delle persone una corretta igiene del sonno e trattamenti tempestivi come terapie brevi di tipo cognitivo-comportamentali specifiche per l’insonnia, gestibili anche online. Alcune strategie, in particolare, possono tornare particolarmente utili. Si dovrebbe cercare il più possibile di sfruttare la luce solare, le prime ore del mattino, bisognerebbe pianificare la giornata nel miglior modo possibile (pur considerando tutti gli imprevisti che possono capitare) e si dovrebbero trovare dei momenti per pensare a ciò che sta accadendo così da scaricare lo stress e l’ansia e tornare poi alle proprie attività.

martedì 19 maggio 2020

Arte e tecnologia, 'L'Urlo' di Munch: trovata la soluzione per evitarne lo scolorimento

Grazie all’utilizzo di metodologie spettroscopiche non-invasive un team internazionale guidato dal Consiglio nazionale delle ricerche ha scoperto che il fragile stato di conservazione del capolavoro di Munch è dovuto al tipo di pigmenti utilizzati. Le tecniche d’indagine potranno essere utilizzate anche in altre opere d’arte. Lo studio è pubblicato sulla rivista ‘Science Advances’.





È l'umidità, non la luce, il principale fattore di degrado dei pigmenti gialli di cadmio impiegati dal pittore nel suo celebre quadro. La scoperta è frutto di un’indagine condotta da un team internazionale coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche. Grazie all’utilizzo di metodologie spettroscopiche non-invasive del Cnr Molab, e micro-analisi presso l’ESFR di Grenoble, si è giunti ad un risultato che suggerisce le condizioni ambientali ottimali per esporre l’opera, finora raramente fruibile a causa delle sue delicate condizioni.

‘L’Urlo’, capolavoro, di Edward Munch realizzato nel 1910, principale attrazione dell’omonimo museo di Oslo, potrà presto tornare ad essere godibile dal pubblico, grazie ad uno studio scientifico che ne ha rivelato la  causa principale di deperimento: l’umidità.

La ricerca fornisce ai conservatori le indicazioni per esibire permanentemente il dipinto in condizioni di sicurezza: l'esposizione a livelli di umidità relativa percentuale non superiori a circa il 45% e mantenimento dell'illuminazione ai valori standard previsti per i materiali pittorici stabili alla luce, come il giallo di cadmio utilizzato nella tavolozza.

Dal 2006 il capolavoro è stato raramente esibito a causa del fragile stato di conservazione, dovuto non solo a cause ambientali, ma anche alla natura stessa dei pigmenti utilizzati e in conseguenza dei danni subiti dopo il furto avvenuto nel 2004 che lo ha sottratto al Museo per due anni.

Per ottenere il risultato ‘diagnostico’, sono state utilizzate presso il Munch Museum di Oslo, le strumentazioni portatili, basate su metodi non-invasivi di spettroscopia, della piattaforma europea Molab (finanziata dalla Commissione Europea nel contesto del progetto Iperion-Ch), un laboratorio mobile coordinato da Costanza Miliani, direttrice dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Ispc) del Cnr; successivamente, presso l’infrastruttura europea Esrf (European synchrotron radiation facility, Grenoble, Francia) sono stati effettuati esperimenti con sorgenti ai raggi X su micro-frammenti prelevati dall’opera. Lo studio è stato pubblicato in ‘Science Advances’.

Munch ha realizzato varie versioni di questa opera, tra cui i dipinti datati 1893 e 1910, sperimentando nuove combinazioni di colori. “L’artista”, spiega Letizia Monico ricercatrice presso Istituto di scienze e tecnologie chimiche "Giulio Natta" del Cnr di Perugia, “ha miscelato diversi leganti, quali tempera, olio e pastello con pigmenti sintetici dalle tonalità vibranti e brillanti per creare colori di forte impatto. Sfortunatamente, l'ampio utilizzo di questi nuovi materiali rappresenta una sfida per la conservazione a lungo termine delle opere d'arte del pittore norvegese”.

Ma come si presenta la superficie del dipinto sotto la lente scientifica? “La versione del 1910 mostra evidenti segni di degrado in diverse aree dipinte con gialli di cadmio, una famiglia di pigmenti costituiti da solfuro di cadmio” spiega la ricercatrice. “L’originale colore giallo brillante di alcune nuvole del cielo e del collo del soggetto centrale, appare oggi sbiadito. Nella zona del lago, le dense ed opache pennellate di giallo di cadmio mostrano invece tendenza a sfaldarsi”.

Le micro-analisi effettuate al sincrotrone hanno permesso di individuare che l’umidità è una delle cause principali di degrado dei pigmenti gialli di cadmio del dipinto. Infatti diversamente da quanto si pensava, la luce ha un impatto irrilevante sul deperimento di tali pigmenti rivelatisi più stabili  alla fonte luminosa di quanto non siano i gialli di van Gogh nella serie dei Girasoli, ampiamente analizzati dallo stesso team Molab-Cnr. “Lo studio del dipinto è stato integrato con indagini sui provini pittorici di laboratorio invecchiati artificialmente, preparati utilizzando una polvere storica ed un tubetto ad olio di giallo di cadmio appartenuto a Munch, aventi composizione chimica simile al pigmento giallo del lago del dipinto. Lo studio mostra che il solfuro di cadmio originale si trasforma in solfato di cadmio in presenza di composti contenenti cloro ed in condizioni di elevata umidità relativa percentuale; ciò accade anche in assenza di luce”, aggiunge Letizia Monico.

La novità dello studio consiste anche nella integrazione di differenti tecniche d’indagine con un approccio che potrà essere utilizzato con successo per esaminare altre opere d’arte che soffrono di simili problemi. Infatti, “esistono differenti formulazioni dei pigmenti gialli a base di solfuro di cadmio. Esse non sono presenti solo nelle opere d'arte di Munch ma anche in quelle di altri famosi artisti a lui contemporanei, come Henri Matisse, Vincent van Gogh e James Ensor”, continua Costanza Miliani direttrice del Cnr - Ispc.

Numerose le istituzioni coinvolte nella ricerca: l'Università degli Studi di Perugia (Italia), l'Università di Anversa (Belgio), il Bard Graduate Center di New York (USA), il sincrotrone tedesco DESY (Amburgo) ed il Munch Museum (Oslo).

Coronavirus e ricerca, cellule umane 'hackerano' il Sars-CoV-2 grazie all'editing dell'RNA

Uno studio dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr e dell’Ispro, in collaborazione con l’Università di Firenze, pubblicato su Science Advances, ha messo in evidenza l’attivazione di uno dei meccanismi dell’immunità innata contro il virus.





Pubblicato su Science Advances uno studio condotto dal gruppo coordinato da Silvo Conticello, dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc) e dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro), in collaborazione con Giorgio Mattiuz dell'Università di Firenze, mostra come i nostri processi cellulari siano in grado di “hackerare” il codice genetico del Sars-CoV-2 mediante un processo noto come “editing” dell’RNA.

“Di quest'ultimo sono responsabili gli ADAR e gli APOBEC, un gruppo di enzimi con ruoli fisiologici che spaziano dai processi dell'immunità all’aumento dell'eterogeneità all'interno delle cellule”, spiega Silvo Conticello. “Gli ADAR e gli APOBEC convertono due dei quattro componenti dell’RNA - le adenine e le citosine - in inosine e uracili, causando alterazioni genetiche. Purtroppo, le mutazioni indotte non sempre riescono a danneggiare il genoma virale e possono anzi contribuire all'evoluzione del virus. I fattori fisiologici che influenzano l’efficacia dell’editing possono rappresentare una delle variabili che determinano la risposta individuale al virus e il loro studio potrebbe fornire indicazioni su fattori di rischio e prognostici”.

Nello studio, il sequenziamento dell’RNA del virus, ossia la tecnica usata per calcolare la sequenza dei genomi virali, è stato sfruttato per la prima volta per identificare mutazioni a bassa frequenza, operate dagli enzimi per tentare di attuare il meccanismo di difesa.

“Anche se il solo editing dell’RNA non è in grado di contrastare l’infezione, averlo individuato mette in evidenza il tallone d’Achille del virus. E lo sviluppo di strumenti in grado di migliorare l’efficienza di quel processo potrebbe gettare le basi per terapie precoci, con un approccio valido non solo contro il Sars-CoV-2, ma anche contro altri tipi di virus”, conclude Conticello.

Nel breve termine inoltre, l’analisi delle mutazioni inserite dagli ADAR e dagli APOBEC può aiutarci a individuare regioni del genoma virale importanti per il suo ciclo vitale: quest’informazione può aiutarci a sviluppare terapie mirate per bloccare la replicazione del virus all’interno della cellula.

Alimentazione e ricerca, biodiversità del grano: più sostenibilità ambientale e sicurezza

Biodiversità del grano: più sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare con il progetto AGENT. Il CREA, unico ente italiano, partecipa con una collezione di 1000 varietà di frumento tenero.

Costituire una rete europea di banche dei semi per una più efficiente gestione delle risorse genetiche, in grado di far fronte alle grandi sfide della nostra agricoltura, dai cambiamenti climatici, alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza alimentare. 



E' lo scopo del progetto europeo AGENT (Activated GEnebank NeTwork) che intende sbloccare il potenziale del materiale biologico conservato nelle banche dei semi convertendole da semplici depositi di semi a centri attivi di risorse digitali. Infatti, ad oggi, un totale di circa 7.4 milioni di accessioni (le entità presenti in una banca del seme)  sono contenute in più di 1.750 banche genetiche in tutto il mondo. Le banche del germoplasma, quindi, sono un patrimonio immenso di biodiversità, spesso però ancora inesplorata.

Il progetto AGENT, coordinato dalla tedesca IPK, la più importante banca europea di germoplasma, è un Horizon 2020, di durata quinquennale, a cui aderiscono 19 paesi, compresi Marocco e Israele. Il network di ricerca  è focalizzato sulla cooperazione e sulla valorizzazione delle banche del germoplasma di orzo e frumento, attraverso  una sorta di carta d’identità molecolare che faciliti l’individuazione e l’utilizzo dei geni, per integrare le risorse genetiche delle piante esistenti in moderni programmi di breeding.

Si inizia con frumento ed orzo, ma i processi si potranno facilmente adattare in futuro ad altre specie vegetali. L’obiettivo è quello di stabilire un nuovo standard internazionale per la gestione e la verifica delle banche vegetali e una valutazione approfondita e sistematica delle risorse genetiche delle piante, avvalendosi delle tecnologie bioinformatiche più innovative. Inoltre, sarà realizzata un’infrastruttura di base-dati per collegare e raccogliere le informazioni e renderle disponibili agli stakeholders, ai ricercatori e agli agricoltori.

Il CREA, unico partner italiano, partecipa al progetto con il team di ricercatori del centro di Cerealicoltura e Colture Industriali, guidato da Patrizia Vaccino, e, attraverso prove di campo e di laboratorio, contribuirà a tutte le fasi della ricerca mettendo a disposizione una collezione di 1000 varietà di frumento tenero, conservata nella banca del germoplasma della sede di Vercelli.

lunedì 18 maggio 2020

Ricerca, lotta ai tumori: scoperto meccanismo molecolare con cui i tumori ingannano le cellule "natural killer"

Ricercatori del Bambino Gesù, insieme all'Università di Genova e con il sostegno di AIRC, hanno svelato come si attiva il check-point inibitore PD-1 sulle cellule NK. Lo studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology.








Un grande passo in avanti nella lotta ai tumori. Scoperto il meccanismo molecolare con cui i tumori ingannano le cellule "natural killer". Si tratta di un falso comando: un ordine ingannevole impartito dalle cellule tumorali frena la difesa immunitaria e disarma, di fatto, le cellule "natural killer" (NK), preposte al riconoscimento e alla distruzione delle cellule tumorali stesse.

Il meccanismo molecolare è stato scoperto dai ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina sperimentale dell'Università di Genova e con il sostegno di Fondazione AIRC. I dati hanno svelato la combinazione finora sconosciuta di citochine e cortisolo che induce inopportunamente l'espressione sulle cellule NK della proteina PD-1, un potente freno inibitore della risposta immunitaria. I risultati sono appena stati pubblicati su una delle più importanti riviste internazionali di immunologia, il Journal of Allergy and Clinical Immunology.

UN FALSO SEGNALE PER IL SISTEMA IMMUNITARIO

Il PD-1 è un check-point inibitore, un freno molecolare, che, in condizioni normali, controlla il sistema immunitario. La sua funzione è impedire reazioni di difesa eccessive che possono danneggiare l'organismo e i tessuti, causando a volte malattie autoimmuni e violente reazioni infiammatorie. I tumori sfruttano questo freno impartendo alle cellule soldato dell'organismo, i linfociti T e le cellule "natural killer", l'ordine ingannevole di esprimere sulla propria superficie il PD-1. «Il risultato è che le NK, fondamentali per le difese contro i tumori, vengono frenate e non riescono ad attaccare e a distruggere il tumore stesso, come da noi dimostrato in uno studio precedente» spiega il prof. Lorenzo Moretta, direttore dell'Area Immunologica dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. «Scoprire il meccanismo con cui le cellule tumorali impartiscono quest'ordine, eludendo il controllo delle difese immunitarie – aggiunge la prof.ssa Maria Cristina Mingari, del Dipartimento di Medicina sperimentale dell'Università di Genova e direttore dei Laboratori di immunologia dell'IRCCS Policlinico S. Martino -  può fornire un'arma in più per combattere e curare il cancro».

SVELATO IL "TRUCCO" DELLE CELLULE CANCEROSE

Dopo oltre due anni di studio i ricercatori sono riusciti a svelare in che modo le cellule cancerose riescano ad impartire alle cellule NK l'ordine di esprimere PD-1. Il contesto è quello del cosiddetto "micro-ambiente tumorale". «Questo ambiente – spiega la dott.ssa Linda Quatrini, ricercatrice dell'Area Immunologica del Bambino Gesù e vincitrice di una borsa di studio iCare-2 per il rientro dall'estero, sostenuta da AIRC ed Unione Europea - è creato dal tumore stesso che "corrompe" cellule normali alterandone la funzione a proprio vantaggio. Esse iniziano a produrre una serie di sostanze chimiche in grado di inibire o disarmare le cellule difensive e le citochine, molecole proteiche che funzionano come veri e propri messaggeri del sistema immunitario». Quando tre particolari citochine - denominate IL-15, IL-18 e IL-12 -, si combinano con il cortisolo, un ormone che viene prodotto in abbondanza dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress, ma anche nel corso di malattie infiammatorie e di tumori, si forma una "miscela esplosiva". Questa miscela, spiega la dottoressa, «è in grado di innescare il meccanismo ingannevole per cui le cellule natural killer, che avrebbero il compito di attaccare il tumore, iniziano invece ad esprimere PD-1. Abbiamo anche identificato il meccanismo molecolare di questo fenomeno: il cortisolo interviene, infatti, a diversi livelli della catena di montaggio della proteina PD-1, agendo sulla trascrizione del gene e sulla traduzione della proteina».

LE IMPLICAZIONI TERAPEUTICHE

La scoperta dei ricercatori del Bambino Gesù offre importanti spunti per l'utilizzo dei farmaci in funzione antagonistica all'azione del tumore. «Identificare il meccanismo patogenetico di una malattia e le varie molecole coinvolte a più livelli – spiega Moretta - può fornire nuovi bersagli, finora ignoti, per farmaci già disponibili. Del resto, che PD-1 sia un bersaglio importante nella terapia di tumori molto aggressivi è testimoniato dai successi ottenuti con anticorpi che bloccano PD-1 nel melanoma e nei carcinomi polmonari. Non va poi dimenticato che farmaci analoghi al cortisolo, i glucocorticoidi, vengono utilizzati spesso nel corso delle terapie oncologiche. I nostri dati rafforzano il concetto che, quando possibile, il loro uso andrebbe limitato dato l'effetto negativo sulla risposta anti-tumorale».

domenica 17 maggio 2020

Coronavirus e cultura, Fase 2: riaprono Musei Capitolini, Museo di Roma e Palazzo delle Esposizioni. Ecco il vademecum per visitarli in sicurezza

Con la Fase 2 legata all'emergenza Coronavirus, arrivano le riaperture dei luoghi di cultura della Capitale. Da martedì prossimo prenotazioni obbligatorie e regole di visita secondo le misure indicate dal governo e dalle regioni. Dal 26 maggio riaprono anche 12 biblioteche: attivo il prestito, prenotazione anche per restituzione. Riapre anche la mostra Canova. Eterna bellezza.






L’emergenza sanitaria per il Covid-19 ha cambiato i programmi culturali del mondo intero. I luoghi di cultura ed in molti casi, le mostre in corso prima del lockdown sono rimaste “congelate” impedendo non solo la fruizione delle opere ma anche la loro restituzione ai prestatori nazionali e internazionali. Con la fase 2 si riparte e guardando anche l'aspetto positivo sarà un’occasione unica per visite senza folla e nel pieno rispetto delle norme di sicurezza.

Dal 19 maggio riaprono al pubblico i Musei Capitolini, il Museo di Roma a Palazzo Braschi e il Palazzo delle Esposizioni. I Musei Capitolini saranno aperti dal 19 al 21 maggio solo per i possessori MIC previa prenotazione, dal 22 previa prenotazione per tutti (MIC inclusa). Si potrà tornare a vivere, così anche di persona, esperienze fondamentali della vita sociale e culturale per ogni cittadino. La riapertura avverrà nel rispetto delle linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Seguirà a questa prima fase la ripresa delle attività dal 2 giugno nei musei dell’Ara Pacis, Mercati di Traiano, Fori Imperiali, Centrale Montemartini, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia, Museo Bilotti, Museo Barracco, Museo Napoleonico, Museo Canonica, Museo della Repubblica romana, Casal de’ Pazzi, Museo delle Mura e nelle aree archeologiche aperte al pubblico. Il 3 giugno aprirà anche l’Archivio Storico Capitolino.

Inoltre dal 26 maggio tornano accessibili anche 12 biblioteche civiche che saranno seguite - gradualmente - dalla riapertura dell'intera rete.

LA MIC COME UN PASSPARTOUT. Grazie alla MIC, lo strumento ideato e creato a luglio 2018 da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, chi vive, lavora e studia a Roma e nella Città Metropolitana avrà nella card lo strumento di eccellenza per entrare al costo di 5 euro per 12 mesi nei Musei Civici. Innanzi tutto, chi ha già la MIC ha diritto ad una proroga di tre mesi della validità della carta. Poi, per i possessori, la prenotazione obbligatoria allo 060608 sarà gratuita per entrare nei Musei Civici. La chiamata al numero gratuito attiverà un biglietto, anch’esso gratuito, da mostrare all’ingresso insieme alla MIC. Inoltre, per i possessori della card, rimane l’obbligo del preacquisto del biglietto anche per la mostra Canova. Eterna bellezza, accessibile con riduzione sul costo del ticket. Anche tutte le categorie beneficiarie di gratuità secondo le norme vigenti dovranno prenotare gratuitamente il turno d’ingresso allo 060608. Si consiglia l’acquisto della MIC Card online (acquisto con 1€ di prevendita) con ritiro in biglietteria dei musei. 

MUSEI E MOSTRE AI MUSEI CIVICI. Al Museo di Roma a Palazzo Braschi il pubblico avrà l’opportunità di visitare anche la mostra Canova. Eterna Bellezza, che vanta un record di oltre 145 mila visitatori prima del lockdown e che è stata eccezionalmente prorogata fino al 21 giugno 2020, grazie alla grande disponibilità con cui tutti i musei, nazionali e internazionali, hanno eccezionalmente accettato di rinnovare i prestiti delle loro opere. Ancora un mese, dunque, per ammirare le 170 opere di Canova e degli artisti a lui contemporanei, giunte a Roma da alcune tra le più grandi collezioni del mondo. Incorniciate all’interno di un allestimento di grande impatto visivo e raccolte in 13 sezioni, le opere in mostra raccontano l’arte canoviana e il contesto che lo scultore trovò giungendo nell’Urbe nel 1779. La mostra – promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, prodotta dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia e organizzata con Zètema Progetto Cultura – è curata da Giuseppe Pavanello e realizzata in collaborazione con l’Accademia Nazionale di San Luca e con Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno. ORARI: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 (chiusura biglietteria ore 18) - Sabato e domenica dalle 10 alle 22 (chiusura biglietteria ore 21).

Dal 19 maggio, inoltre, riaprono al pubblico i Musei Capitolini. Per i primi tre giorni, dal 19 al 21 maggio, il complesso museale pubblico più antico del mondo tornerà a disposizione esclusivamente per i possessori della MIC e, dal 22 maggio riaprirà le sue sale per tutti i visitatori, i quali potranno di nuovo apprezzare le bellezze delle collezioni permanenti di Palazzo dei Conservatori, Palazzo Nuovo e della Pinacoteca Capitolina. ORARI: dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria ore 18.30).

COME ACQUISTARE IL BIGLIETTO PER I MUSEI CIVICI. E’ obbligatorio il preacquisto da casa dei biglietti di ingresso ai musei e/o alle mostre ospitate tramite il sito www.museiincomuneroma.it (acquisto con 1€ di prevendita). Una procedura che annullerà le code in biglietteria e ridurrà gli affollamenti nelle sale, grazie all’assegnazione di fasce orarie in cui presentarsi per entrare al museo e iniziare la visita. Una volta completato l’acquisto sarà sufficiente stampare la ricevuta e mostrarla cartacea o digitale all’ingresso del museo scelto e/o della mostra. 

COME SI SVOLGE LA VISITA NEI MUSEI CIVICI. All’arrivo al museo, il visitatore dovrà attendere il proprio turno di ingresso e mantenere la distanza di sicurezza. Verrà sottoposto a misurazione della temperatura tramite termoscanner e in caso di un risultato uguale o superiore ai 37.5 gradi non gli verrà consentito l’accesso. Al termine di questa operazione, con il biglietto pre-acquistato potrà accedere nelle sedi museali senza passare dalla biglietteria, solo mostrando il biglietto sullo smartphone o stampato. Ai varchi di accesso e nelle sale interne saranno disponibili gel disinfettanti per igienizzare le mani. All’interno delle sale espositive sarà obbligatorio l’utilizzo delle mascherine e il mantenimento della distanza di sicurezza dalle altre persone. Per evitare assembramenti o affollamenti, è stata predisposta una nuova segnaletica nel percorso di visita. 

Sarà possibile l’utilizzo dell'App - disponibile sugli store IOS e Android -  attraverso la quale si potrà acquistare e scaricare la videoguida dei Musei Capitolini.

Tutte le informazioni di sicurezza si trovano su www.museiincomuneroma.it o chiamando lo 060608. 

PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI. A Palazzo delle Esposizioni le rassegne sono state prorogate, così in questi giorni di riapertura delle sale si potrà pianificare la visita alla grande antologica sull’artista americano Jim Dine, che presenta oltre 60 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, europee e americane, che rimarrà aperta fino a data da destinarsi. 

Altra mostra che riprende è quella di Metropoli di Gabriele Basilico, dedicata a uno dei maggiori protagonisti della fotografia italiana e internazionale, e incentrata sul tema della città con oltre 250 opere in mostra, che originariamente doveva concludersi il 13 aprile, terminerà invece il 2 giugno. 

Lo Spazio Fontana ospita Condizione Assange, quaranta ritratti di Miltos Manetas, una mostra che apre per restare chiusa. L’esposizione, inaugurata l’11 maggio con il Palazzo chiuso, è costituita da una serie di circa quaranta ritratti ad olio di Julian Assange eseguiti da Miltos Manetas tra febbraio e aprile di quest’anno e vuole rappresentare, fra le molte cose dette e fatte in questi ultimi due mesi in tutto il mondo, un particolare, forse paradossale, contributo di riflessione sulla condizione della reclusione, dell’isolamento, dell’impossibilità dell’incontro. La mostra non si potrà visitare, e manterrà questa condizione anche dopo il 19 maggio. L’unica modalità per esplorarla rimarrà la sua comunicazione e  la documentazione delle sue evoluzioni: dalla preparazione dello spazio fisico predisposto ad ospitarla, all’arrivo delle opere, alle interazioni che la accompagnano a partire dal dialogo tra l’artista e Cesare Pietroiusti, con una narrazione che si riflette su più livelli attraverso i canali social e digitali di Palazzo delle Esposizioni e il profilo creato dall’artista.

ORARI: dal martedì al giovedì dalle 10 alle 20; venerdì e sabato dalle 10 alle 22.30; domenica dalle 10 alle 20; lunedì chiuso. 

COME FUNZIONA LA VISITA A PALEXPO. Un apposito decalogo igienico-sanitario è stato predisposto per garantire la massima protezione di visitatori e personale addetto. Prima della visita è necessaria la prenotazione gratuita. L’ingresso avverrà con biglietto elettronico o Print@Home da esibire al controllo accessi. Per entrare negli spazi saranno obbligatori la misurazione della temperatura e l’uso della mascherina. Gli ingressi saranno contingentati e scaglionati ogni mezz’ora con obbligo di seguire la segnaletica e mantenere la distanza di sicurezza. Saranno vietati gli assembramenti. Informazioni www.palazzoesposizioni.it. 

BIBLIOTECHE DI ROMA. 12 biblioteche riapriranno al pubblico dal 26 maggio: Arcipelago, Basaglia, Collina della Pace, Cornelia, Flaiano, Flaminia, Marconi, Morante, Nicolini, Pasolini, Raffaello, Vaccheria Nardi. Queste biblioteche, in una prospettiva di gradualità, riapriranno inizialmente tre giorni a settimana secondo il seguente schema orario: il martedì e il giovedì dalle 10.00 alle 18.00; il sabato dalle 10.00 alle 14.00. Gradualmente, poi, progressivamente l’intera rete del sistema capitolino sarà riaperta, nel rispetto delle misure di prevenzione e protezione, attualmente previste o di futura adozione, a livello nazionale e regionale per il contenimento del Covid 19. Tutte le misure di prevenzione e protezione, individuali e collettive, saranno assicurate al momento della riapertura: installazione di distanziatori di file all’ingresso; barriere protettive ai front-office; nuovo servizio di guardiania per la regolazione degli accessi; fornitura di dispositivi di protezione (guanti, mascherine, gel igienizzanti) al personale - al quale sarà garantito anche il mantenimento di forme di lavoro agile - e al pubblico qualora ne risulti sprovvisto; termometri a infrarossi per il controllo della temperatura; messa in quarantena dei libri restituiti dagli utenti; esposizione di cartelli informativi; sanificazione degli ambienti e pulizia degli impianti di condizionamento. In questa prima fase, sarà riattivato solo il servizio di prestito su prenotazione tramite la piattaforma Bibliotu. Anche la restituzione dei documenti avverrà su prenotazione, telefonando o inviando una email alla biblioteca interessata. Le nuove iscrizioni e i rinnovi potranno essere effettuati anche online. Rimarranno chiusi per il momento le sale studio, in attesa di una prossima riorganizzazione con contingentamento dei posti per garantire il distanziamento sociale, e gli spazi per bambini e ragazzi. Sospesi anche i servizi di mediateca, emeroteca e consultazione in sede. Resterà disponibile invece l’intera offerta digitale, che permette a tutti gli utenti, indipendentemente dal tipo di iscrizione, l’accesso a uno straordinario patrimonio tra ebook, audiolibri e quotidiani, recentemente reso ancora più ricco e fruibile grazie all'attivazione della piattaforma MLOL e all’app PressReader. Continueranno poi ad essere a disposizione degli utenti tutti i nuovi strumenti online come l’innovativo sportello digitale “BiblioSkype: chiama la biblioteca”, che, accanto al tradizionale servizio “Chiedilo tu al bibliotecario”, offre supporto e informazioni al pubblico da remoto.  

L’esperienza dal vivo si affiancherà alla grandissima offerta digital de #laculturaincasa, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale con la collaborazione di tutte le istituzioni culturali cittadine, che in queste settimane di lockdown - con rubriche dedicate alle collezioni museali e archeologiche, con cinema e musica, teatro, con spazi di didattica, eventi, celebrazioni di ricorrenze e tanti giochi per piccoli e grandi - ha raccolto più di 31 milioni di visualizzazioni su tutti i canali web e social collegati al progetto. Una risorsa per la comunità che continuerà ad affiancare la graduale riapertura di tutto il Sistema dei Musei di Roma Capitale.

venerdì 15 maggio 2020

Teatro di Roma, racconti, poesie, rap o trap: parte la call per tutti i giovani sotto i 25 anni

Il Teatro di Roma apre un cantiere sul personaggio di Amleto e sulla gioventù usurpata e lancia la call per tutti i giovani sotto i 25 anni per racconti, poesie, rap o trap ispirati alla vita vissuta dei partecipanti. Il progetto in collaborazione con Teatro del Lido di Ostia,Teatro Biblioteca Quarticciolo, e Teatro Tor Bella Monaca.Tutti i materiali possono essere inviati entro il 15 Giugno 2020.





È aperta a tutti i giovani tra i 14 e i 25 anni la Call del Teatro di Roma per racconti, poesie, rap o trap ispirati alla vita vissuta dei partecipanti. nell'ambito del progetto sul personaggio di Amleto e sulla gioventù usurpata di futuro, di sogni e di utopie.

Mai come ora è potente per i giovani la domanda che Amleto ci suggerisce sui Padri: è necessario sostituirsi a loro? Per diventare adulti si deve perseguire la vendetta imposta dal fantasma del padre? Si deve commettere un crimine per diventare come lui? L’Amleto dello spettacolo si aggira per la città. Elsinore è Roma, una città sconfinata, stretta alla vita dal raccordo anulare, da cui ne straborda il ventre molle e informe. È una Roma costellata di crimini impuniti e storie segrete, una Roma in cui il tessuto mitico si confonde con il reale degradato.

Cantiere Amleto è un viaggio, attraverso le periferie romane, fatto di incontri, laboratori e performance che convergeranno in uno spettacolo finale al Teatro Argentina. Amleto nella sua non determinazione, eterna esitazione, nella sua intelligenza acuta e impotente, nella sua sincerità assoluta e finta demenza, attraversa le storie e i fatti, ma ha un solo stratagemma possibile per scoprire la verità nascosta: il teatro.

Si chiede a coloro che hanno desiderio di partecipare con un racconto o una poesia anche ritmata che diventi rap o trap. Ogni lavoro prenderà spunto dalla vita vissuta di ognuno, dai desideri, dalle aspirazioni, dalle utopie, ma anche dalla rabbia, dal senso di rivolta, di cambiamento, dal sogno di una città diversa.

Le domande sono: Da dove vieni? Cosa ti ha portato ad essere quello che sei? Qual è la cosa più terribile che ti è capitata? Qual è la cosa più bella che ti è capitata? Cosa vorresti che ti succedesse?

In attesa di creare incontri e laboratori dal vivo nei quartieri e nei teatri di Tor Bella Monaca, Teatro Biblioteca Quarticciolo e Teatro del Lido di Ostia, il Cantiere Amleto partirà online con
l’invio delle vostre storie per iscritto, la loro lettura o pubblicazione sul canale TdR-online e dei Teatri in Comune.

Chi sceglie di scrivere canzoni può inviare un video con la registrazione del pezzo.

Tutti i materiali possono essere inviati all’indirizzo cantiereamleto@teatrodiroma.net entro il 15 Giugno 2020

Coronavirus, un Osservatorio Filosofico sul Covid-19 per orientarsi nella crisi attraverso i saperi umanistici

Il Cnr lancia Pan/demìa-Osservatorio filosofico, un progetto per esplorare il contributo delle scienze umane nell’affrontare e comprendere in profondità la crisi virale.




Una eloquente espressione inglese, ‘la fine del mondo che abbiamo conosciuto fino ad ora’, ben descrive lo spaesamento e la perdita di punti di riferimento della società contemporanea di fronte a una delle più grandi crisi sanitarie.

Le certezze della scienza vacillano, mutano le sue interazioni con la politica, così come muta il rapporto tra cittadini e istituzioni, la tecnologia assume al contempo forme salvifiche e minacciose, emergono sentimenti collettivi finora sconosciuti, come l’angoscia e la paura dell’altro, fino allo stravolgimento di tutte le modalità organizzative del vivere intimo e sociale.

Nasce dalla volontà di esplorare il contributo  delle scienze umane  nell’affrontare e comprendere in profondità  la crisi virale il progetto ‘Pan/demìa- Osservatorio filosofico’, iniziativa  dell’Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del Consiglio nazionale delle ricerche.

"L’irruzione del Coronavirus ha messo in luce il bisogno vitale di conoscenza e approfondimenti critici sulla realtà che stiamo vivendo, da parte di tutte le discipline del sapere umano”, spiega Manuela Sanna, Direttore del Cnr-Ispf. “Nel momento in cui si sgretolano tutte le categorie su cui abbiamo edificato la nostra concezione del mondo, la filosofia può rappresentare una risorsa preziosa per dotare di senso tale esperienza, per decifrarla e ridisegnarla attraverso il pensiero critico”.

‘Pan/demìa- Osservatorio filosofico’ inaugura quindi, come suggerito dal titolo del progetto, un osservatorio filosofico permanente sull’emergenza pandemica, come spazio virtuale in cui ricercatori del Cnr-Ispf e studiosi di ambito internazionale nel settore delle scienze umane si misureranno con gli interrogativi più impellenti che l’emergenza Covid-19 ha posto di fronte alla società contemporanea.

“L’Osservatorio filosofico”, prosegue Manuela Sanna, “è espressione di quello che è il compito fondante delle scienze filosofiche e umane, offrire delle coordinate di pensiero per affrontare i quesiti più pressanti per la società odierna e individuare strade percorribili, in particolar modo in tempo di crisi”.

Le sezioni in cui il progetto si articola ripercorrono idealmente le dimensioni temporali interessate dalla pandemia, dal confronto con la storia del passato all’analisi del ‘volto emotivo’ della crisi e delle istanze politiche e sociali del presente, per esplorare infine i possibili scenari e sviluppi post-pandemici del futuro che ci attende.

In apertura, la sezione ‘Le epidemie nella storia della scienza e le trasformazioni dell’idea di contagio’ offre una ricostruzione storiografica delle epidemie nella storia della scienza e affronta le diverse declinazioni dell’idea di contagio, come i concetti di paura, pestilenza, untore, anche attraverso l’analisi delle narrazioni storiche delle epidemie. In ‘Storia e forme dell’immaginario e delle emozioni di fronte alla pandemia’ si compie una contestualizzazione filosofica di alcune tra le più evidenti reazioni emotive alla crisi, quali la paura dell’altro, le teorie del complotto, la costruzione del nemico e l’angoscia.

I temi cruciali per lo sviluppo di una cittadinanza consapevole – il ruolo sociale della scienza e le sue connaturate incertezze, i concetti di confine e separazione, le nuove forme di socialità consapevole, l’anonimizzazione della morte, il rapporto tra opinione pubblica e processi decisionali – sono al centro del dibattito ne  ‘La comunità e gli effetti della pandemia: dibattiti filosofici, politici e culturali’.

L’ultima sezione, ‘Dopo la pandemia: il futuro, il digitale, nuovi scenari’, offre una panoramica degli indizi che iniziano a raccontarci la società che ci si profila davanti, con i rischi di una svolta autoritaria e i possibili risvolti del ruolo cruciale che il digitale sta assumendo, sia nella dimensione intima e individuale, sia in quella sociale, organizzativa e politica.

“Questo progetto di ricerca e divulgazione”, conclude Manuela Sanna, “deriva da una tradizione di studi sul ruolo e lo statuto delle scienze umane nella società contemporanea, avviata dal Cnr-Ispf con la fondazione di un ‘Osservatorio sui saperi umanistici’ dedicato al monitoraggio e all’esame  della funzione valoriale e sociale di cui essi sono portatori. È proprio di fronte ai grandi banchi di prova dell’esistenza che tali valori possono dimostrare il loro grande potenziale formativo e trasformativo, sia a livello individuale che di comunità. Questo è lo spirito da cui prende avvio il progetto ‘Pan/demìa- Osservatorio filosofico’, con l’intento di fornire strumenti critici, idee e stimoli al  pubblico dei lettori per superare la crisi pandemica da cittadini e individui consapevoli”.

L'Osservatorio Filosofico è liberamente consultabile all’indirizzo http://www.ispf.cnr.it/pandemia

giovedì 14 maggio 2020

Giornata Mondiale delle Api: un monito per proteggere l'insetto che rappresenta il futuro della vita

Prenderà il via il prossimo 20 maggio la Giornata Mondiale delle Api per ricordare l’importanza di questi insetti per l’ambiente, l’economia e la biodiversità. Supportata da oltre 100 Paesi attivi nel condividere la lotta per la sopravvivenza della specie. L'Italia e le iniziative di Slow Food, WWF e Lifegate.





“Se un giorno le api dovessero scomparire, all'uomo resterebbero solo quattro anni di vita”. Lo profetizzò Einstein. Un monito, quanto mai vero ed attuale che riecheggia nella giornata mondiale dedicata alle api, istituita nel 2017 dalle Nazioni Unite proprio per ricordare l’importanza di questi insetti e di altre specie impollinatrici per l’ambiente, l’economia e la biodiversità. La data scelta, il 20 maggio, coincide con la data di nascita di Anton Janša che nel XVIII secolo fu un pioniere delle tecniche di apicoltura moderne nel suo paese natale, la Slovenia.

La permanenza delle api nel nostro pianeta è un problema ormai serio e che richiede di essere affrontato in tempi brevi. Pesticidi, acaricidi e nuovi parassiti costituiscono una minaccia severa nei confronti di questi straordinari insetti, ma anche un pericolo per la campagna e per l’agricoltura tutta.

Quando pensiamo alle api, le mettiamo sempre in relazione alla loro produzione di miele ma, in realtà, queste “piccole operaie” sono fondamentali per l’impollinazione di moltissime specie. Secondo dati FAO (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite) la popolazione delle api e degli impollinatori si è ridotta di oltre il 30% e questo preoccupante andamento sta ad indicare che moltissime delle nostre varietà alimentari sono a rischio. Insomma sono molti i cibi che potremmo non trovare più sulle nostre tavole.

L’allarme per questa moria senza fine è ormai giunto a livelli mondiali e sono molti oggi gli attori che si stanno muovendo nella salvaguardia delle api e che prendono parte con entusiasmo a questa giornata dedicata; una sorta di movimento capace di creare una coscienza collettiva al riguardo, di sensibilizzare aziende e produttori.

Tra questi Slow Food, che si unisce a una campagna europea per il divieto dei pesticidi, la trasformazione dell’agricoltura, la tutela delle api e la conservazione della natura. L’obiettivo è riuscire a raccogliere un milione di firme entro settembre 2020, di modo che la Commissione e il Parlamento europei siano obbligati a legiferare sul tema della campagna tenendone in considerazione i princìpi. Fino ad ora hanno aderito all’iniziativa 90 organizzazioni presenti in 17 paesi dell’Ue.

Altre azioni importanti attuate dalla chiocciolina sono quelle di ripristinare la biodiversità: ricreare gli ecosistemi naturali nelle aree agricole in modo che l’agricoltura diventi un vettore di recupero della biodiversità. Sostenere gli agricoltori nella transizione: riformare l’agricoltura dando priorità all’agricoltura su piccola scala, diversificata e sostenibile, favorendo il rapido aumento delle pratiche agroecologiche e biologiche; promuovendo una formazione e una ricerca indipendenti in materia di pesticidi e di agricoltura senza OGM, che mettano al centro le esigenze dei contadini.

Slow Food poi, ad inizio anno insieme alle organizzazioni partner, ha presentato l’iniziativa dei cittadini europei (ICE) Salviamo api e agricoltori!, per raccogliere firme in occasione della manifestazione Wir Haben Es Satt! a Berlino. Qui per firmare: www.slowfood.it

Il WWF si evidenzia con la campagna Bee Safe, per far vivere le api che ha l’obiettivo di informare i cittadini affinché si uniscano nel chiedere all’Unione Europea il divieto totale dei pesticidi più pericolosi per le api e gli insetti impollinatori.

Lifegate invece ha lanciato il progetto Bee my Future che tra le sue novità spicca l'attività di  biomonitoraggio grazie a Melixa, un sistema rivoluzionario e non invasivo che si basa sull’utilizzo di dispositivi come i sensori di temperatura interna ed esterna, il peso e il conta voli quotidiano fornisce preziose informazioni sulla salute delle api e tramite essa sulla salute dell’ambiente circostante. 

Le api bottinatrici di fatto raccolgono informazioni importanti sulla salute del suolo, dell’aria e dell’acqua attraverso il loro operoso lavoro di raccolta del nettare, dei pollini e dell’acqua dal territorio circostante con un raggio di azione di 3 Km. La frequenza dei loro viaggi è impressionante: una colonia di api effettua quotidianamente 10 milioni di micro prelievi raccogliendo, nei mesi più caldi, diversi litri di acqua per regolare la temperatura dell’alveare e dissetarsi. Inoltre, catturando sul loro corpo anche le particelle di inquinanti presenti nell’aria, con il biomonitoraggio non solo si può capire quanto è contaminato l’ambiente ma anche la presenza di eventuali fenomeni di bioaccumulo, che ha conseguenze anche per la salute dell’uomo.

martedì 12 maggio 2020

Coronavirus, biodiversità: uno sguardo alla salute del mare durante e dopo la pandemia

Un progetto di ricerca sta studiando l'impatto della fase di lockdown a causa del Covi-19 sull’ambiente marino-costiero. Lo studio prevede il campionamento di acqua di mare per i prossimi 12 mesi in dieci aree costiere del Paese (Laguna di Venezia, foci dei fiumi Po, Sarno, Tevere, Arno, e i mari antistanti alle città di Ancona, Taranto, Palermo, Napoli e Genova).





Il progetto di ricerca, inserito nell’ambito delle attività del progetto europeo Bluemed, intende contribuire al dibattito pubblico relativo agli effetti sull’ambiente costiero della fase di lockdown, che ha determinato l’improvvisa interruzione di molte attività economiche del Paese e mantenuto la popolazione in casa al fine di contenere il propagarsi del contagio da Covid-19.

Le attività di campionamento di acque di mare si sono svolte dal 5 all’11 maggio, nell’ambito del progetto di ricerca ‘SNAPSHOT - Synoptic Assessment of Human Pressures on key Mediterranean Hot Spots’ coordinato dal Dipartimento di scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Dta) in stretta collaborazione con Arpa Marche, Arpa Sicilia, Arpa Liguria e Stazione Zoologica ‘Anton Dohrn’.

In tutti i siti si tratta di una prima uscita, che sarà replicata misurando gli stessi parametri più volte nel corso dei prossimi 12 mesi. Le attività si svolgono, contemporaneamente, in dieci aree costiere del Paese (Laguna di Venezia, foci dei fiumi Po, Sarno, Tevere, Arno, e i mari antistanti alle città di Ancona, Taranto, Palermo, Napoli e Genova).

“Le campagne di osservazione coinvolgeranno ricercatori e, in futuro, anche i cittadini nel comune intento di produrre una serie di istantanee (snapshot) dal mare alla fine del periodo di  lockdown e in più fasi successive”, spiega il direttore del Cnr-Dta Fabio Trincardi. “Le campagne riguarderanno alcuni degli ambienti marini e costieri (hotspot) maggiormente interessati dalle pressioni antropiche, spesso connesse proprio a quei settori economici e produttivi che sono stati interrotti, e continueranno nel tempo per rilevare i cambiamenti anche dopo la ripresa delle attività. Il progetto punta a verificare l’evoluzione dell’impatto antropico sul sistema marino-costiero del Paese in aree ad elevata densità urbana e/o industriale per effetto del lockdown e a quantificare in modo sinottico e con metodologie coerenti lo stato ambientale del mare al termine della fase di lockdown, con un approccio di open data immediato (che rende i dati verificabili e accessibili a tutte le amministrazioni che ne fanno richiesta) ed elaborazioni successive”.

Ricerca, taglia e cuci dell'RNA: conoscere il meccanismo di splicing per curare malattie complesse

Uno studio del Cnr pubblicato su Acs Catalysis, spiega per la prima volta come avviene la seconda fase del meccanismo chimico di splicing, per eventuali terapie di gravi patologie connesse.





Passi avanti nella comprensione del meccanismo di splicing, il “taglia e cuci” attraverso cui le cellule convertono l’informazione genetica in una forma pronta per innescare la sintesi proteica. Uno studio pubblicato su Acs Catalysis, spiega per la prima volta come avviene la seconda fase del meccanismo chimico di splicing, per eventuali terapie di patologie connesse, come le leucemie e altri tipi di tumore.

Dal sequenziamento del genoma umano è risultato chiaro che circa un terzo dei geni possono codificare numerose e diverse proteine mediante lo splicing alternativo dell'RNA: un meccanismo di base implicato nel controllo della espressione genica e nella diversità genomica. La regolazione di questo processo è intrinsecamente complessa e suscettibile di variazioni patologiche. Circa il 40 % di mutazioni a carico del DNA associate a malattie ereditarie causano un difetto nello splicing dell’RNA.

Uno studio dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) in collaborazione con l’Istituto nazionale di chimica di Ljubljiana pubblicato su Acs Catalysis, spiega come avviene il meccanismo chimico dello splicing dell’RNA messaggero. Lo studio si focalizza su uno step critico per la formazione di un RNA messaggero maturo. L’RNA è l’acido nucleico che, insieme al più famoso DNA, costituisce un pilastro del codice genetico. Nelle cellule eucariotiche un macchinario molecolare chiamato spliceosoma svolge un processo di taglia e cuci che converte l’RNA messaggero in una forma matura, pronta cioè a essere letta per dare luogo alla sintesi proteica.

Affinché avvenga la sintesi di una proteina le cellule usano le informazioni contenute nell’RNA messaggero, che a sua volta viene generato a partire da sequenze di DNA, i geni. Tuttavia, nei geni, i tratti di DNA che codificano per proteine, chiamati esoni, sono intervallati da lunghe sequenze di DNA che non servono a tale scopo, gli introni. Per questo è necessario lo splicing, il processo con il quale le cellule tagliano in modo molto preciso gli introni (le sequenze non codificanti per proteine) da un RNA messaggero prematuro e ricuciono tra di loro gli esoni. Un minuscolo errore in questo processo porta alla formazione di una sequenza di RNA messaggero sbagliato che sua volta codifica per proteine sbagliate.

“Questo macchinario molecolare, è uno dei più complessi delle cellule eucariotiche ed è composto da centinaia di proteine e cinque filamenti di RNA che si intersecano in una fitta rete d’interazioni”, spiega Alessandra Magistrato del Cnr-Iom. “Lo spliceosoma agisce nello stesso modo in tutte le cellule eucariotiche operando con un meccanismo estremamente complesso e articolato che non sempre avviene correttamente: in presenza di mutazioni, piccole variazioni di amminoacidi nella parte proteica di questo macchinario, può verificarsi quello che si chiama splicing aberrante, responsabile di alcune patologie come la leucemia, la retinite pigmentosa, e alcuni tipi di tumori tra cui il melanoma e il tumore al seno”, aggiunge Borisek dell’Istituto nazionale di chimica di Ljubljiana.

La complessità di questo sistema è tale che la ricerca sta ora muovendo solo i primi passi verso una sua completa comprensione a livello atomistico. Questa però è fondamentale per l’identificazione di inibitori necessari alla cura, e talvolta alla prevenzione, delle numerose patologie annesse.

“Il nostro studio è svolto con delle sofisticate simulazioni, possibili grazie all’utilizzo di moderni supercomputer, che ci permettono di vedere con la risoluzione atomistica come avviene questo processo di taglia e cuci”, conclude Magistrato.

lunedì 11 maggio 2020

Neuroscienza, bambini sensibili ai messaggi emotivi subliminali sin dai primi mesi di vita

Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca ha dimostrato come il fenomeno del priming subliminale sia in grado di influenzare emozioni e percezioni dei bambini sin dai primi mesi di vita. La ricerca pubblicata su “Social Neuroscience”.






I bambini di soli tre mesi possono immagazzinare informazioni subliminali che influenzano le loro emozioni e la loro percezione degli oggetti: a dimostrarlo è lo studio del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, dal titolo “Subliminal affective priming changes the ‘feeling’ towards neutral objects in infancy”, pubblicato su “Social Neuroscience” (DOI: 10.1080/17470919.2020.1756403).

I ricercatori si sono focalizzati sul cosiddetto “priming subliminale emozionale”, processo che spiega come mai le nostre preferenze e le nostre idiosincrasie siano governate da influenze delle quali non siamo pienamente consapevoli. In particolare questo meccanismo si basa sulla capacità del nostro sistema nervoso non solo di tenere traccia dell'informazione subliminale, ma anche di trasferire l'emozione suscitata su un oggetto target.

Per analizzare il priming subliminale, diversi studi erano stati già condotti su soggetti adulti: mostrando loro un volto felice o arrabbiato sotto-soglia percettiva (quindi a livello subliminale), subito seguito da uno stimolo chiaramente visibile, i soggetti riportavano di gradire di più lo stimolo preceduto da un volto felice. Questo trasferimento affettivo è dovuto al fatto che, essendo i due eventi molto ravvicinati nel tempo, il cervello tende a creare un'associazione automatica.

Per verificare la presenza di questo processo già nei primissimi mesi di vita, i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, hanno mostrato a trenta bambini di tre mesi, una serie di volti subliminali, felici o arrabbiati, associati ad alcuni oggetti neutri. Per osservare gli effetti, a livello implicito e/o esplicito,  del priming subliminale sul bambino, sono stati individuati due parametri: i tempi di fissazione - misura scelta dai ricercatori come indice di preferenza - e la risposta fisiologica tramite conduttanza cutanea, ossia la variazione di sudorazione registrata a seguito di uno stimolo emotivo.

I bambini hanno mostrato innanzitutto una maggiore sudorazione nel vedere l’oggetto associato al volto arrabbiato, minore quando il volto era felice. Nessuna variazione si è verificata di fronte a volti privi di espressione. Anche al termine del priming, i bambini hanno mostrato una risposta in conduttanza cutanea più alta quando i medesimi oggetti gli sono stati nuovamente mostrati, senza volti.

Dall’osservazione si deduce che i bambini, ad appena tre mesi, riescono ad associare emozioni inconsce a oggetti neutri, alterandone la successiva sensazione/percezione. Inoltre, questa associazione inconscia si è manifestata solo quando i volti erano felici e arrabbiati, ma non neutri, suggerendo che è proprio l'emozione che modula la percezione, non la semplice esposizione ad un volto.

«Lo studio ha una serie di implicazioni - spiega Elena Nava, ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca  -: da un punto di vista teorico, il fatto che bambini riescano a compiere associazioni tra emozioni inconsce e oggetti, suggerisce che fin dai primissimi mesi di vita le emozioni giocano un ruolo importantissimo nell'apprendimento del bambino, il cui cervello tende a 'tingere' di sensazioni gli oggetti con cui viene a contatto. Poiché queste associazioni avvengono a livello inconscio, fin da piccoli le sensazioni potrebbero guidare preferenze e scelte non governabili razionalmente.

In futuro, sarebbe interessante riproporre questo tipo di test a bambini più grandi e capire quanto sono stabili nel tempo queste associazioni inconsce, se è possibile modificare alcune attitudini o bias, come ad esempio il pregiudizio razziale».

domenica 3 maggio 2020

Coronavirus e ricerca, autorizzate due nuove sperimentazioni cliniche e un programma uso compassionevole farmaci

Aifa autorizza due nuove sperimentazioni cliniche e un programma uso compassionevole farmaci per il trattamento di Covid-19.






L’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha autorizzato due nuove sperimentazioni cliniche per il trattamento di Covid-19 e un programma di uso compassionevole. Gli studi riguardano uno l’impiego del medicinale Sarilumab, un inibitore dell’interleuchina IL6, e l’altro l’utilizzo di Idrossiclorochina negli operatori sanitari ad alto rischio. Il programma di uso compassionevole è invece relativo al farmaco Solnatide. Con i due nuovi studi autorizzati salgono complessivamente a 15 le sperimentazioni cliniche che hanno ricevuto il via libera di Aifa.

Faccio presente che il termine “uso compassionevole” si riferisce ad un farmaco in fase di sperimentazione non ancora approvato dalle autorità sanitarie, quando viene impiegato al di fuori degli studi clinici per pazienti che, si ritiene, potrebbero trarne beneficio, ma che non hanno i requisiti necessari per accedere ad uno studio sperimentale. In larga misura è rivolto a pazienti affetti da malattie gravi o rare o che si trovino in pericolo di vita, quando, a giudizio del medico, non vi siano ulteriori valide alternative terapeutiche.

Di seguito una sintesi degli studi e un riepilogo delle sperimentazioni finora autorizzate.  
 
COVID-SARI, utilizzo di Sarilumab

Si tratta di uno studio monocentrico di “dose escalation” a singolo braccio in aperto che prevede l’utilizzo di Sarilumab, un inibitore dell’interleuchina IL6, per il trattamento di Covid-19.Lo studio è volto a valutare la sicurezza e l'efficacia clinica di Sarilumab nei pazienti adulti ricoverati in ospedale a causa di una polmonite Covid-19 grave sulla base della percentuale di pazienti che mostrano un miglioramento della funzione respiratoria. Lo studio arruolerà 40 pazienti adulti in totale, per un periodo di circa 6 settimane.

COP-COV, utilizzo di Idrossiclorochina

Si tratta di uno studio multicentrico, multinazionale, che valuterà l’efficacia e la sicurezza della profilassi con Idrossiclorochina negli operatori sanitari ad alto rischio. 

L’ Agenzia richiama l’attenzione sul fatto che l’uso profilattico di Idrossiclorochina deve essere considerato esclusivamente nell’ambito di studi clinici.

Programma uso compassionevole con Solnatide

Il programma di uso compassionevole con Solnatide riguarda il trattamento dell’edema da permeabilità polmonare in pazienti affetti da COVID-19 con insufficienza polmonare acuta. Solnatide è un farmaco attualmente non autorizzato, ma in sviluppo clinico per il trattamento della Sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) e dell’edema polmonare.

Di seguito le sperimentazioni già autorizzate (data autorizzazione, nome dello studio e del farmaco in sperimentazione):

24/04/2020 - COVID-SARI - Studio sull’utilizzo di Sarilumab
30/03/2020 - COP-COV - Studio sull’utilizzo di Idrossiclorochina in profilassi
22/04/2020 - BARCIVID - Studio sull’utilizzo di Baricitinib
22/04/2020 - INHIXACOVID - Studio sull’utilizzo di Enoxaparina
20/04/2020 - ColCOVID - Studio sull’utilizzo di Colchicina
11/04/2020 - COLVID-19 - Studio randomizzato sull’utilizzo di Colchicina
09/04/2020 - SOLIDARITY - Studio randomizzato OMS
08/04/2020 - Hydro-Stop - somministrazione precoce di Idrossiclorochina
30/03/2020 - Tocilizumab 2020-001154-22 (Tocilizumab)
 27/03/2020 - RCT-TCZ-COVID-19 (Tocilizumab)
 26/03/2020 - Sarilumab COVID-19 (Sarilumab)
 25/03/2020 - Sobi.IMMUNO-101 (Emapalumab/Anakinra)
22/03/2020 - TOCIVID-19 (Tocilizumab)
11/03/2020 - GS-US-540-5773 (Remdesivir)
11/03/2020 - GS-US-540-5774 (Remdesivir) 

Ricerca, Supermateriali: oltre il grafene, il polimero bidimensionale diventa realtà

Un un team italo-canadese ha realizzato un nuovo supermateriale simile al grafene ma con migliori proprietà applicative soprattutto in campo...