domenica 22 marzo 2020

Coronavirus: indice di fiducia molto alto per gestione e applicazione misure di contrasto al virus. La ricerca esplorativa

Uno studio dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) mostra i risultati di un indagine svolta su 4260 italiani tra il 9 e il 14 marzo che  riguarda gli aspetti socio-comportamentali relativi alla diffusione del virus e alla fiducia della popolazione nelle Autorità pubbliche, rispetto alla gestione delle misure di contrasto.






Indice di fiducia molto alto verso le Autorità Pubbliche da parte degli italiani. Emerge dallo studio "Coronavirus e fiducia, una ricerca esplorativa" condotto in collaborazione tra i gruppi di ricerca “Trust, Theory and Technology group” ed “Evaluation Research group” dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) con l'obiettivo di studiare gli aspetti socio-comportamentali relativi alla diffusione del virus e alla gestione e messa in atto delle misure di contrasto.

L’analisi si concentra sugli aspetti di fiducia che i cittadini ripongono nelle Autorità Pubbliche rispetto a questa gestione: in merito ai provvedimenti e alle linee guida adottate, agli scopi perseguiti, alle motivazioni che li determinano, alla loro capacità di coinvolgimento e alla loro efficacia per il contenimento del virus stesso. Indagare la fiducia dei cittadini anche attraverso le componenti basilari per un comportamento affidabile, come la competenza, l’intenzionalità trasparente e coerente del soggetto in analisi, le motivazioni che promuovono le intenzioni, la coerenza degli obiettivi, l’efficacia degli interventi, la capacità di coinvolgimento e gli strumenti per alimentarlo. Aspetto importante è stato quello di rilevare le fonti di informazione a cui i cittadini fanno principalmente riferimento nonché l’affidabilità percepita delle stesse e rilevare la percezione dei cittadini su come evolverà la loro fiducia nei riguardi di vari soggetti, a seguito di questo evento tanto sconvolgente le loro vite attuali.

Materiali e metodi

Lo studio si è rivolto ai cittadini italiani che avessero compiuto la maggiore età. In particolare sono state intervistate 4260 persone, nel periodo compreso tra il 9 marzo (inizio rilevazione ore 19) e il 14 marzo 2020 (fine rilevazione ore 10.30).

Partecipanti

Il campione è costituito per il 57% da femmine e per il 43% da maschi. L’età dei partecipanti è compresa tra i 18 e gli 85 anni, la maggior parte si colloca nella fascia tra i 50 e i 59 anni (26%), l’età media è di 46 anni. Il titolo di studio prevalente è molto alto: quasi tre quarti delle persone possiedono laurea (38%) o specializzazione post laurea (34%). La maggior parte del campione proviene dal Centro Italia (39%), il 33% vive al Nord, il 28 nel Sud o nelle Isole; il 30% vive in una delle Regioni maggiormente colpite dal Coronavirus, ossia tra Lombardia, Emilia–Romagna, Veneto, Marche e Piemonte.

Raccolta e analisi dei dati

I dati sono stati raccolti attraverso un questionario ad hoc, definito a partire dal modello socio-cognitivo della fiducia (Falcone&Castelfranchi, 2001; Castelfranchi&Falcone, 2010), composto da sei sezioni. La prima parte era finalizzata ad acquisire informazioni relative alle competenze riconosciute alle Autorità Pubbliche, sia per quanto riguarda l’assunzione di provvedimenti adeguati alla situazione del momento che per quanto riguarda l’emanazione delle linee guida. La seconda parte era dedicata allo studio delle intenzioni delle Autorità Pubbliche relativamente al contenimento del Coronavirus, sia attraverso provvedimenti che attraverso linee guida. La terza parte era finalizzata ad indagare scopi e utilità dei provvedimenti, con riferimenti anche all’impatto degli stessi sulla propria vita e alla percezione relativa all’adesione alle norme indicate dalle Autorità Pubbliche. La quarta parte era finalizzata ad acquisire informazioni sul grado di fiducia complessivo nei confronti delle Autorità Pubbliche e sui fattori che la influenzano, nonchè sulle fonti di informazione maggiormente utilizzate e l’affidabilità percepita delle stesse. La quinta parte era volta ad analizzare scenari futuri in cui gli intervistati esprimono previsioni su come indirizzeranno la loro fiducia sui vari soggetti. Infine l’ultima parte era finalizzata ad acquisire informazioni socio-anagrafiche quali ad esempio il genere, l’età e la regione di provenienza. Nel complesso il questionario era composto da 57 item, e l’opinione dei partecipanti è stata rilevata attraverso scale Likert a 5 modalità.

Il questionario è stato somministrato online, attraverso la piattaforma Google Moduli, previa autorizzazione e adesione delle persone; la compilazione ha richiesto un tempo medio di 10 minuti. E’ stata adottata una tipologia di campionamento non probabilistico a cascata. In particolare i partecipanti sono stati raggiunti tramite: email, utilizzando mailing list a disposizione dei ricercatori; social network, in particolare il questionario è stato diffuso attraverso le pagine personali di Facebook, alcuni gruppi Facebook di ricercatori e di mamme di varie parti d’Italia, nonché attraverso gruppi personali WhatsApp; messaggi privati alla propria rete di contatti. Sono state così attivate tutte le reti relazionali a disposizione dei ricercatori, che a loro volta hanno condiviso alle loro reti.

Risultati

In termini di competenza il campione riconosce le competenze delle Autorità, tanto ad assumere provvedimenti quanto ad indicare linee guida (più le seconde che le prime); in particolare non dubita sul fatto che sia loro prerogativa farlo (91,8%); ritiene, in grande maggioranza (71,7%), che abbiano utilizzato correttamente gli esperti; critica, con leggera maggioranza (54,3%), alcune contraddittorietà evidenziate nella gestione; considera (a maggioranza relativa, 44,8%) di aver saputo organizzare misure sufficienti di contrasto. In ogni caso NON mette in dubbio (il 63,3%) la competenza delle Autorità.

Riguardo alle intenzioni il campione riconosce alle Autorità la piena intenzione nel contenere il coronavirus sia attraverso provvedimenti (per il 90,2%) sia attraverso linee guida comportamentali (per l’89,1%); andando ad analizzare le azioni che dovrebbero conseguire, trova comunque a maggioranza non amplissima (55,9%) sufficienti gli investimenti prospettati e ritiene (a maggioranza relativa, 43,1%) che NON ci siano altri interessi in gioco. Infine non dubita (72,1%) sulle intenzioni delle autorità. Per quanto davvero minima, può far riflettere la tendenza differente tra riconoscere all’autorità maggiore competenza nell’indicare linee guida (rispetto a provvedimenti ordinamentali), rispetto ad avere maggiore intenzionalità nell’emanare provvedimenti ordinamentali (rispetto ad indicazioni attraverso linee guida).

Provando a dare una giustificazione, sembra lecito sostenere che l’intenzionalità si riconosce tanto più quanto è determinata (cosa più determinato di provvedimenti prescrittivi?). Viceversa, la competenza si accompagna meglio all’autorevolezza e quindi ad indicazioni non necessariamente imposte, ma credibili anche in base alla riconosciuta competenza di chi le fornisce e che può esprimersi persino con il riconoscimento dell’autonomia dell’interlocutore e della sua capacità di comprensione e adesione.

Su quale autorità sia la più adeguata ad assumere le decisioni in questo ambito, il campione si è espresso abbastanza nettamente (72,8%) sul Governo Nazionale. E’ interessante però notare come al secondo posto ci sia la Protezione Civile e che al terzo ci sia la Presidenza della Repubblica (di fatto un’autorità morale più che esecutiva/operativa). Solo al quarto posto il Governo Regionale.

Sulla utilità dei provvedimenti e delle linee guida promosse il campione si è espresso con l’85% a favore, il 2,6% contro e il 12,3% né a favore né contro.è qui interessante notare che l’utilità delle azioni delle sono apprezzate da una maggioranza molto alta (85%). Qui la richiesta era decontestualizzata dalle azioni specifiche messe in atto e focalizzata sul concetto di utilità.

Per quanto riguarda l'impatto sulla propria vita la risposta, attenendoci al senso letterale della domanda, mostra un relativo “disturbo, interferenza” di questi provvedimenti. Questo disagio, che in realtà dovrebbe essere maggiore dato l’impatto sul normale procedere della vita organizzativa di ciascuno, potrebbe essere spiegato meglio dalle risposte successive in cui il campione mostra di credere molto nell’utilità/necessità degli interventi. Si noti anche come il campione sia fortemente sensibile alla necessità del proprio contributo per il bene collettivo e non solo personale.

Alla domanda "ma gli altri come si comporteranno", la risposta del campione tradisce un senso di incertezza. Il dato più evidente è quello che esprime contrarietà (59,6%) alla versione più pessimistica secondo cui “sarà un numero insufficiente a comportarsi nel modo corretto”. Le altre risposte, seppur lievemente ottimiste, mostrano una qualche incertezza. In pratica, gli intervistati escludono l’ipotesi pessimistica (non saranno in numero sufficiente quelli che si adegueranno alle norme) ma mostrano cautela su quelle più ottimistiche.

Alla domanda "cosa è più efficace per convincere a seguire nuove norme" il campione considera, in percentuali molto alte, ritiene utile avere uno spirito di condivisione; sapere che le autorità stanno facendo il massimo; essere preoccupati dei rischi potenziali; sapere che tutti le stanno seguendo. E' interessante notare considerazioni relative allo spirito di gruppo e ai soggetti collettivi.

Importante sottolineare che nell'analisi, la connotazione politica ha avuto poco rilievo, in quanto la scelta operata fin dall’impostazione del questionario è stata quella di considerare le Autorità Pubbliche nella loro globalità ed in qualche misura, svestendole dei connotati più direttamente di parte (ideologico, partitica) che potevano essere loro attribuiti sulla base delle preferenze politiche degli intervistati.

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