martedì 20 ottobre 2020

I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori. In esposizione i leggendari e magnifici marmi della collezione Torlonia

Oltre 90 opere selezionate e appartenenti alla collezione Torlonia, la più prestigiosa collezione privata di sculture antiche: significativa per la storia dell’arte, degli scavi, del restauro, del gusto, della museografia, degli studi archeologici. Musei Capitolini fino al 29 giugno 2021.




Oltre 90 opere tra i 620 marmi catalogati e appartenenti alla collezione Torlonia in esposizione nei rinnovati ambienti del nuovo spazio dei Musei Capitolini a Villa Caffarelli, tornati alla vita grazie all’impegno e al progetto della Sovrintendenza di Roma Capitale. La prestigiosa collezione privata di sculture antiche è significativa per la storia dell’arte, degli scavi, del restauro, del gusto, della museografia, degli studi archeologici.

L’esposizione si articola come un racconto, in cinque sezioni, in cui si narra la storia del collezionismo dei marmi antichi, romani e greci, in un percorso a ritroso che comincia con l’evocazione del Museo Torlonia, fondato nel 1875 dal principe Alessandro Torlonia, e rimasto aperto fino agli anni Quaranta del Novecento. 

La sezione successiva riunisce i rinvenimenti ottocenteschi di antichità nelle proprietà Torlonia. 

La terza sezione rappresenta le forme del collezionismo del Settecento, con le sculture provenienti dalle acquisizioni di Villa Albani e della collezione dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi. 

A seguire, una selezione dei marmi di Vincenzo Giustiniani, uno dei più sofisticati collezionisti romani del Seicento, e per finire pezzi da collezioni di famiglie aristocratiche del Quattro e Cinquecento. 

www.museicapitolini.org

Flautissimo 2020 - La città e il desiderio XXII edizione

Al via Flautissimo, il Festival romano che celebra quest’anno la ventiduesima edizione. Una manifestazione che affonda le sue radici nella musica classica, e che negli anni ha aperto lo sguardo anche a nuovi linguaggi musicali e dello spettacolo. Così oggi la manifestazione è anche jazz, teatro, spettacoli per bambini, performance crossdisciplinari e altro ancora. Al Teatro Palladium dal 24 ottobre al 29 novembre.




Flautissimo, un tuffo inebriante nel mondo che abitiamo alla ricerca di contenuti attuali e condivisioni diffuse. Tutto gira attorno al viaggio e al movimento, verso o da qualcosa, un’esplorazione di luoghi del mondo e dell’anima, o meglio ancora dell’anima dei luoghi. Ci sono avventurieri, esploratori, piccoli e grandi storie, sguardi verso culture differenti. Una programmazione ragionata e rivolta alla contemporaneità con una proposta delicata e profonda, questa l’ambizione di manifestazione che vuole essere un contenitore di idee e suggestioni per ragionare sulla nostra società godendo della bellezza dello spettacolo dal vivo, sia questo musica, teatro, performance o tutto quanto messo insieme.

L’apertura del festival, il 24 ottobre (ore 18 e 21) è affidata alle esibizioni di quattro importanti protagonisti dello strumento, i flautisti Silvia Careddu, Matteo Evangelisti, Adriana Ferreira e Riccardo Ghiani che, accompagnati al pianoforte da Francesca Carta, eseguiranno musiche di Schubert, Mozart, Beethoven, Jolivet, Arrieu, Gaubert, Debussy e Connesson.

Flautissimo continua con un programma che comprende importanti nomi del panorama teatrale e musicale italiano. 

FLAUTISSIMO OUTDOOR: CERASE, uno spettacolo di teatro in bicicletta a ingresso gratuito.

Flautissimo 2020 arricchisce il suo programma con Cerase, un nuovo format outdoor creato dal Collettivo Nonnaloca: un’esperienza totalmente green che unisce la narrazione teatrale alla Natura.

Il 25 ottobre (con repliche il 1°, il 15 e il 28 novembre sempre alle ore 12) nella Riserva Naturale dell'Aniene le interpreti, insieme al pubblico, effettueranno un percorso in bicicletta di circa 40 minuti ascoltando una storia contenuta in un lettore mp3, che accompagnerà gli spettatori per tutta la durata pedalata.

www.accademiaitalianadelflauto.it/

venerdì 9 ottobre 2020

CREA per l'innovazione 2020: il Centro alimenti e nutrizione per un sistema alimentare sempre più sostenibile e sano

Prodotti innovativi e funzionali, processi di produzione green e nuovi approcci per informare ed educare il consumatore ad una dieta sana: ecco gli ingredienti del CREA Alimenti e Nutrizione.  

  


Come sarà l’alimentazione di domani? In che modo una corretta alimentazione, salutare per noi, può esserlo anche per il pianeta? La ricerca è sempre più orientata a rafforzare la consapevolezza nei consumatori del legame esistente fra salubrità umana e salute del pianeta, senza dimenticare l'obiettivo di azzerare la fame e tutte le forme di malnutrizione. Prodotti innovativi e funzionali, processi di produzione basati su tecnologie green e innovazione culturale nell'approccio al consumatore sono, quindi, gli ingredienti messi in campo dal CREA Alimenti e Nutrizione proprio in tale direzione.  

Per quanto riguarda la creazione di prodotti innovativi, basti pensare a "Veggie – Med – Cheeses (Valorisation Of Thistle-Curdled Cheeses In Mediterranean Marginal Areas)", che coniuga attenzione alla fascia di mercato "animal free", con nuove opportunità di sviluppo per il territorio. Il progetto, infatti, è incentrato sull’individuazione di metodi di coltivazione sostenibili  (bassi input chimici e idrici) del cardo da cui ottenere caglio vegetale da utilizzare sia nella produzione sperimentale di formaggi normalmente ottenuti con caglio vegetale (Caciofiore e Torta del Casar), sia di formaggi prodotti con caglio animale (Queso de Murcia e Feta).   

In un’ottica di sostenibilità ambientale e in un contesto di economia circolare è fondamentale il recupero, dagli scarti delle filiere produttive, di nutrienti e molecole bioattive, per lo sviluppo di prodotti funzionali ad elevato valore aggiunto, da impiegare in vari settori produttivi, dall’alimentazione, alla nutraceutica, alla cosmetica fino ad arrivare alla realizzazione di packaging. Per esempio, il progetto PROBIS (Processi biotecnologici innovativi e sostenibili per il recupero di molecole di interesse nutraceutico da scarti della filiera ittica) valorizza gli scarti della filiera ittica, recuperando gli omega-3 (DHA, EPA) e la vitamina E in essi contenuti, per reintrodurli successivamente nel settore alimentare, nutraceutico e cosmeceutico. 

Inoltre, la lavorazione degli scarti alimentari per estrarne molecole bioattive, viene eseguita con una serie di protocolli green, processi biotecnologici innovativi e sostenibili per il benessere dei consumatori e la protezione dell’ambiente in un contesto di economia circolare e mirando ad un obiettivo di zero residui. Come nel caso del progetto EXCornsEED (Separation, fractionation and isolation of biologically active natural substances from corn oil and other side streams), che sviluppa e valida un processo integrato di tecnologie green e sostenibili per il recupero di proteine e molecole bioattive da sottoprodotti di impianti di produzione di bioetanolo e biodiesel da mais e colza, da utilizzare nella formulazione di prodotti funzionali destinati a settori di mercato di elevato valore quali il chimico, l’alimentare (prodotti per anziani e prima infanzia) e il cosmetico.   

Innegabilmente, l’innovazione che richiede una rivoluzione a 360°, con un cambio di prospettiva nelle abitudini alimentari e negli stili di vita è proprio quella culturale. Per un consumatore sempre più frastornato tra pubblicità e informazioni di ogni genere, è essenziale trovare nuovi ed efficaci approcci in grado di sensibilizzarlo sulle scelte sane. Informare ed educare è sicuramente una delle mission del Centro, che vanta non solo l’aggiornamento e revisione delle Linee Guida Nazionali per una sana alimentazione, ma anche la pubblicazione del Portale AlimentiNUTrizione (www.alimentinutrizione.it/), una visione d’insieme delle attuali conoscenze scientifiche sugli alimenti e la nutrizione con l’intento di guidare anche il semplice cittadino con maggiore consapevolezza verso stili di vita più sani, equilibrati e sostenibili. 

Il sito è  costituito da 6 sezioni differenti: Consumi alimentari, Etichettatura nutrizionale, Percepire la Tradizione, Linee Guida per una sana alimentazione, Focus specifico sulla carne bovina e l’ultimo aggiornamento delle Tabelle di Composizione degli Alimenti (www.alimentinutrizione.it/sezioni/tabelle-nutrizionali).   

«Gli anni recenti, in particolare la Decade delle azioni per la nutrizione – ha spiegato Elisabetta Lupotto, Direttore del CREA Alimenti e Nutrizione – hanno evidenziato l’importanza della corretta alimentazione non solo per la nostra salute ma anche per quella del pianeta. E’ essenziale  creare, quindi, un legame fra la ricerca di settore vera e propria e le azioni che si possono intraprendere per accrescere la consapevolezza del consumatore verso un corretto comportamento alimentare più sano, equilibrato e sostenibile».   

martedì 6 ottobre 2020

Sulle tracce del crimine. Viaggio nel giallo e nero Rai. La mostra

Dal 7 ottobre al 6 gennaio 2021 al Museo di Roma in Trastevere  un ricco percorso per immagini racconta come la Rai ha trasformato il genere giallo e investigativo in oltre 60 anni, partendo dagli sceneggiati storici fino alle grandi serie TV. Ingresso gratuito per i possessori della MIC card.




Il Museo di Roma in Trastevere ospita Sulle tracce del crimine. Viaggio nel giallo e nero Rai. La mostra, una grande mostra di Rai Teche che, attraverso immagini dell’archivio Rai, ripercorre la storia di un genere, il giallo e noir investigativo, che parla a tutte le generazioni e comincia con i grandi sceneggiati per arrivare allo streaming video delle più avvincenti serie crime di oggi. 

L’esposizione è aperta al pubblico nel rispetto delle linee guida formulate dal Comitato Tecnico Scientifico per contenere la diffusione del Covid-19 consentendo, al contempo, lo svolgimento di una normale visita museale. Dopo la tappa capitolina la mostra sarà ospitata a gennaio presso gli spazi espositivi di Palazzo Morando. 

La mostra multimediale consta di 200 fotografie, in B&N e a colori, tratte da circa 80 programmi televisivi, di 5 installazioni video e alcune postazioni sonore e sarà organizzata secondo un percorso tematico - cronologico.

Lungo sette decenni il pubblico si è appassionato agli enigmi che venivano via via risolti dagli investigatori degli sceneggiati e delle serie RAI: a volte ispirati a figure letterarie, come Maigret, o l’Ingravallo di Gadda, o il commissario Montalbano, altre volte frutto di un’invenzione originale, a cominciare dal tenente Sheridan. Al giallo classico si sono affiancati nuovi sotto-generi, le storie gotiche come le atmosfere ambigue del noir. Il bianco e nero ha lasciato il posto al colore e sono emersi nel tempo nuovi stili, ma ancora oggi molti dei polizieschi più antichi appaiono di straordinaria qualità.

Per giungere ai grandi commissari come Montalbano e Schiavone, due irregolari delle questure televisive, la Rai è partita da lontano. Con gli indimenticabili sceneggiati degli anni ’50 che hanno fondato e fatto crescere il genere giallo e introdotto il noir, attraverso commissari, poliziotti, marescialli e questurini diventati famosi. Già nel 1954 la Rai infatti manda in onda Il processo di Mary Dugan adattamento televisivo da un giallo dell’americano Bayard Veiller. Ancora, la domenica sera l’Italia si fermava estasiata ad ascoltare le melanconiche note di Luigi Tenco che introducevano quel gigante di Gino Cervi, il Maigret preferito dallo stesso Simenon E poi il ghigno ferale di Ubaldo Lay-il tenente Sheridan che inaugura l’hard-boiled all’italiana; e Lauretta Masiero-Laura Storm, il gigionesco Tino Buazzelli-Nero Wolfe fino a Gigi Proietti, il maresciallo Rocca, Luca Zingaretti-il commissario Montalbano, ormai eroe di fama internazionale e il più recente Marco Giallini il vicequestore Rocco Schiavone.

Una carrellata di immagini e personaggi che ripercorre la vicenda dello stesso genere giallo in Tv il cui riscontro ha reso a suo tempo necessaria l’invenzione di nuove formule, soprattutto nel settore degli originali, cioè delle opere scritte apposta per il video.

Così emergono autori quali Biagio Proietti, autore di Ho incontrato un’ombra e di Dov’è Anna? ed ancora il duo D’Agata-Bollini, autori de Il segno del comando che ha turbato le notti di molti italiani. Tra adattamenti, “teleromanzi” e poi con la fiction la Rai, sin dagli esordi, ha inteso coniugare cultura popolare e narrazione televisiva di altissima qualità: i risultati in termini di successo e di ascolti stanno a testimoniarlo ancora oggi.

L’allestimento grafico sarà caratterizzato da pannelli artistico-informativi che racconteranno lo “spirito del tempo” attraverso l’esposizione di schede storico-critiche e curiosità sui singoli programmi, riproduzioni tratte dal Radiocorriere, articoli di quotidiani e riviste dell’epoca.

In mostra, a corredo di immagini, filmati e contributi cinematografici, sono esposti anche curiosità e memorabilia, reperti storici ed elementi scenografici realizzati ad hoc, per far rivivere i grandi fasti dei generi giallo e noir, mentre una stanza sarà interamente dedicata alla visione delle sigle televisive dei programmi più popolari.

sabato 26 settembre 2020

“Sostenibilità. È ora di agire” L’ASviS presenta il 4° Festival dello sviluppo sostenibile. Oltre 300 eventi in tutta Italia, nel mondo e online

In corso il 4° Festival dello sviluppo sostenibile la manifestazione che nasce per sensibilizzare tutte e tutti sul tema della sostenibilità ambientale, economica e sociale. In programma centinaia di eventi sul territorio nazionale, nel mondo e online per affrontare temi cruciali per il futuro dell’Italia e fare il punto sul cammino del nostro Paese e dell’Unione europea verso i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. 





Alla sua quarta edizione, il Festival è la più grande iniziativa italiana per sensibilizzare e mobilitare cittadini, giovani generazioni, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, diffondere la cultura della sostenibilità e realizzare un cambiamento culturale e politico che consenta all’Italia di attuare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e centrare i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Il Festival è stato riconosciuto da UN SDG action campaign come un'iniziativa innovativa e un'esperienza unica a livello internazionale.

Convegni, seminari, workshop, mostre, spettacoli, eventi sportivi, presentazioni di libri, documentari e molto altro ancora: centinaia di iniziative (sono state 1060 nel 2019) proposte a un pubblico variegato per coinvolgere, includere e dare voce alla società italiana. Il calendario comprende anche iniziative organizzate direttamente dal Segretariato dell'ASviS, eventi di rilevanza nazionale e numerose iniziative realizzate con il contributo delle amministrazioni cittadine e delle università.

Nel rispetto delle misure adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria, quest'anno il Festival si presenta fortemente rinnovato nel formato e nei contenuti. La manifestazione si svolge nell’arco di 17 giorni, tanti quanti sono gli SDGs, e coinvolge imprese, società civile, istituzioni, media, associazioni giovanili, cittadine e cittadini in eventi tradizionali in presenza e online, in tutta Italia e nel mondo per favorire il confronto tra persone, organizzazioni e istituzioni, condividere le migliori pratiche e capire come rispondere alla sfida che la pandemia rappresenta per tutto il mondo. La crisi indotta dal SARS-COV-2, infatti, ci ha messo di fronte alle nostre responsabilità e fragilità, ai rischi di futuri shock e alla necessità di costruire sistemi più resilienti, investendo per difendere e accrescere tutte le diverse forme di capitale umano, naturale, economico e sociale. Ma sta anche stimolando straordinarie reazioni individuali, collettive e politiche, le quali possono contribuire ad accelerare il percorso verso l’attuazione dell’Agenda 2030 in Italia e nell’Unione europea.

“È il momento di raccogliere le migliori energie del Paese per ripartire nel segno della sostenibilità”, sottolinea il Presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini. “L’emergenza sanitaria ha creato una crisi economica senza precedenti, che obbliga l’Italia e il mondo a riflettere su quale futuro vogliamo. Il Festival 2020 rappresenta un momento cruciale di confronto su come disegnare le politiche per la ripresa del Paese in un’ottica di sviluppo sostenibile, politiche che dovranno essere coerenti e rispettose delle indicazioni dell’Unione europea che mai come in questo difficile momento rappresenta una opportunità senza pari per orientarci verso il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030”.

L’invito che promuove il Festival quest’anno è “Sostenibilità. È ora di agire”: slogan che, oltre alla necessità di superare gli annunci e passare all’azione con politiche concrete e immediate, sottolinea la responsabilità di tutti, a tutte le età a ogni livello, per realizzare un’Italia sostenibile. Ad esso si affianca la call to action sui social media #ORADIAGIRE, finalizzata a valorizzare le iniziative nazionali e nei territori a favore di un mondo più giusto, equo e inclusivo.

Quest’anno, grazie alla collaborazione con Roma Capitale, il Festival avrà una “casa” presso il museo
Macro, da dove verranno trasmessi la maggior parte degli eventi del Segretariato e degli altri eventi nazionali. Le dirette streaming verranno ospitate sui canali digital e social del Festival e dell’ASviS
(festivalsvilupposostenibile.it, asvis.it, canale Youtube e pagina Facebook dell’ASviS), mentre gli eventi del Segretariato saranno trasmessi anche sui siti dell’ANSA (ansa.it) e di Radio Radicale (radioradicale.it).

Gli eventi principali del Festival affronteranno temi di grande rilevanza, anche in vista della predisposizione del “Piano per la ripresa e resilienza” previsto dall’iniziativa dell’Unione europea Next Generation EU: dall’innovazione nel mondo delle imprese alla realizzazione delle infrastrutture per il Green New Deal; dallepriori tà delle politiche pubbliche per stimolare la ripresa economica e occupazionale al contrasto alla violenza – anche economica - sulle donne; dal ruolo dei territori per migliorare il benessere delle persone alla lotta contro le disuguaglianze; dalla nuova visione della sanità di prossimità alle opportunità legate al passaggio all’economia circolare; dalla giusta transizione del sistema energetico all’investimento sul capitale umano e la formazione di qualità, a tutte le età.

“La crisi ci offre l’irripetibile l’opportunità di scegliere un nuovo modello di sviluppo sostenibile per abbandonare quello che sta portando ad un punto di rottura gli attuali sistemi socioeconomici di fronte alla crisi climatica e la distruzione degli ecosistemi”, sottolinea il Portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini. “Il Festival, che ha assunto forte centralità nel dibattito pubblico, raccoglierà idee e proposte per progettare la transizione verso un nuovo paradigma, che sia giusto e inclusivo e che si basi sul principio di giustizia intergenerazionale. Spingere i decisori a creare un piano strategico per la ripresa e il futuro del Paese e dare voce ai giovani coinvolgendoli nelle scelte che li riguardano, sono i due pilastri fondamentali di questa edizione del Festival”.

L’Agenda 2030 è un impegno globale. Per tener conto anche delle esperienze che stanno maturando in altri Paesi, il Festival 2020, grazie alla collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) e la rete delle sedi diplomatiche, si estende anche al resto del mondo: infatti, grazie al coinvolgimento delle ambasciate e degli enti pubblici e privati italiani che operano all’estero, verranno organizzati eventi nei quali raccogliere buone pratiche e valorizzare il lavoro dell'Italia per il raggiungimento degli SDGs, alla vigilia dell’assunzione della presidenza del G20. Numerosi sono i “gemellaggi” con altri Festival e iniziative organizzate in tutta Italia, dedicate a
tematiche strettamente connesse all’Agenda 2030. 


giovedì 24 settembre 2020

La salute dei boschi oggi si “misura” in internet. In Trentino arriva l'albero parlante

La salute dei boschi oggi si “misura” in internet. Satelliti, sensori e torri di rilevamento per monitorare la salute dei boschi e gli impatti climatici. In Trentino i ricercatori istallano i Tree Talker.




Il bosco nel suo insieme costituisce un ecosistema complesso e affascinante che agisce come importantissimo elemento di regolazione delle condizioni di vita sulla Terra. La sua salute diventa in tal senso fattore primario di studio per indagare le dinamiche della biologia delle piante che lo compongono e i modelli della loro interazione con l'ambiente.

Il Trentino, con la sua ricca superficie forestata, rappresenta un laboratorio a cielo aperto per lo studio della salute degli alberi e per analizzare l’impatto del clima. Il Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach sta sperimentando tecnologie innovative, rappresentate da sensori, torri di rilevamento e satelliti, che rientrano in una rete di monitoraggio italiana che conta 25 siti in tutto il paese.

L’attività di ricerca rientra nel progetto Italian Tree Talker Network nell’ambito del bando PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale), finanziato dal MIUR. In particolare, nei boschi della Val di Cembra, i ricercatori hanno installato una trentina di Tree Talker (letteralmente “albero parlante”), dispositivi che consentono di misurare una serie di importanti parametri vitali degli alberi e dell’ambiente in cui vegetano, quali accrescimento del fusto e flusso di linfa al suo interno, umidità del legno, temperatura ed umidità relativa dell'aria, inclinazione ed oscillazioni del fusto, spettro della radiazione solare trasmessa attraverso le chiome: tutte informazioni che forniscono un quadro sullo stato di salute delle piante. Ci sono, inoltre, altri sei siti trentini coinvolti, a cominciare da Lavarone, Val Canali, Bleggio, Val Lomasona, ed ancora a Molveno, per un totale di 170 Tree Talker che aiutano, appunto, a monitorare in continuo lo status biologico e fisiologico degli alberi al fine di poter comprendere come rispondano ai fattori climatici e a disturbi biologici, come ad esempio gli attacchi parassitari o di natura antropica (es. tagli del bosco).

Oltre a queste informazioni l’aspetto dell’impatto climatico viene rilevato attraverso un sistema di monitoraggio meteorologico montato su una torre che serve da infrastruttura anche per altri tipi di misura quali gli scambi di gas ad effetto serra con l’atmosfera, le deposizioni atmosferiche di azoto, l’osservazione della stagionalità con immagini catturate da una fotocamera in modo automatizzato. Quella installata a Cembra (foto) è la terza in Trentino, dopo Lavarone e Viote. Ma nel panorama delle tecnologie utilizzate ci sono anche i satelliti; di qui la collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana che coinvolge FEM in importanti progetti scientifici.

“La possibilità di acquisire dati di questo tipo con cadenza tipicamente oraria e con continuità nel tempo – spiega Damiano Gianelle, responsabile del Dipartimento Agroecosistemi sostenibili e biorisorse del Centro Ricerca e Innovazione- rappresenta un grande valore aggiunto per lo studio dell'impatto dei cambiamenti climatici sugli alberi forestali, perché questi sono sempre più esposti a stress idrico, termico, all'azione distruttiva di eventi climatici estremi (es. tempesta Vaia, 2018), che possono innescare dinamiche di deperimento del bosco”. Le tecnologie impiegate, molto economiche, di tipo IoT (Internet of Things), consentono la ricezione di dati, anche da un numero grande di dispositivi, in modo continuo tramite internet. Ciò permette di ricostruire con precisione, partendo da un campione di alberi nelle foreste monitorate, le dinamiche della biologia delle piante e i modelli della loro interazione con l'ambiente.

mercoledì 23 settembre 2020

Il libro, Delitto Neruda di Roberto Ippolito

Arriva in libreria per i tipi di Chiarelettere Delitto Neruda. Il libro scritto da Roberto Ippolito è un’inchiesta stringente e appassionante sulla misteriosa morte di Pablo Neruda. La presentazione oggi alle 18.30 presso la Biblioteca Casa delle Letterature.




Sarà presentato oggi mercoledì 23 settembre da Roberto Ippolito proprio nel giorno dell'anniversario della morte del poeta avvenuta nel 1973, dodici giorni dopo il golpe di Pinochet, il libro Delitto Neruda, pubblicato da Chiarelettere. L’incontro, organizzato da Biblioteche di Roma si terrà nel giardino della Casa delle Letterature, in Piazza dell’Orologio 3 a Roma. Con lo scrittore, alle 18.30, conversa Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci promotrice del Premio Strega, con poesie lette da Raffaello Fusaro, regista e sceneggiatore. Ode al giorno felice sarà la prima delle poesie lette; una scelta che potrebbe apparire paradossale in occasione dell’anniversario, ma che vuole evidenziare invece la voglia di allegria, aspetto importante della forte personalità di Neruda.

Cosa accadde davvero 47 anni fa? In seguito a una vasta inchiesta internazionale, il libro di Roberto Ippolito smentisce la versione ufficiale della fine del poeta, attribuita al cancro alla prostata. “Questa opera è un anticipo della verità giuridica che in Cile si è voluto nascondere per diversi motivi e interessi” afferma Rodolfo Reyes, nipote del poeta e rappresentante legale dei familiari, in un videomessaggio inviato da Santiago alla presentazione tenutasi, lo scorso agosto 2020, a Capri, proprio dove Neruda visse un periodo in esilio.

L'autore ha raccolto le prove sostenibili, gli indizi e il movente della fine non naturale di Neruda, sulla scorta dell’inchiesta giudiziaria volta ad accertare l’ipotesi di omicidio, e per questo contrastata in ogni modo da nostalgici enegazionisti. Per la sua drammatica ricostruzione, l’autore si è avvalso di una vasta documentazione proveniente dalle fonti più disparate: archivi, perizie scientifiche, testimonianze, giornali cartacei e on-line, radio, televisioni, blog, libri, in Cile, Spagna, Brasile, Messico, Perù, Stati Uniti, Germania,Regno Unito e Italia. Delitto Neruda è scritto con il rigore dell’inchiesta e lo stile di un thriller mozzafiato. Protagonista, una figura simbolo della lotta per la libertà, non solo in Cile, vittima al pari di Federico García Lorca, illustre poeta e suo grande amico, ucciso dal regime franchista.

La conversazione tra Roberto Ippolito e Stefano Petrocchi fa entrare in una pagina di storia letteraria e non. L’instaurazione della dittatura militare di Pinochet,l’11 settembre 1973 in Cile, è la fine di un sogno. Le case di Pablo Neruda devastate, i suoi libri incendiati nei falò per le strade. Ovunque terrore e morte. Anche la poesia è considerata sovversiva. A così poca di distanza ditempo dal golpe che depone l’amico Allende, il premio Nobel per la letteratura 1971, il poeta dell’amore e dell’impegno civile, amato nel mondo intero, muore nella Clinica Santa María di Santiago. La stessa in cui, anni dopo, morirà avvelenato anche l’ex presidente Frei Montalva, oppositore del regime. Il decesso di Neruda avviene alla vigilia della sua partenza per il Messico, ufficialmente per il cancro. Ma la cartella clinica è scomparsa, manca l’autopsia e il certificato di morte è sicuramente falso.

“Chi uccide un poeta uccide la libertà. Roberto Ippolito firma un’inchiesta stringente e appassionante sulla misteriosa morte di Pablo Neruda.”, così Giancarlo De Cataldo parla di Delitto Neruda, scritto con il rigore dell’inchiesta e lo stile di un thriller mozzafiato. Dice Diego De Silva "Ippolito raccoglie i fatti e li processa, li ricompone, li inchioda. Sembra di essere davanti a una fedele applicazione del principio pasoliniano del sapere fondato sulla ricerca intellettuale. Solo che qui ci sono anche le prove”. 

lunedì 21 settembre 2020

Amedeo Nazzari: ritratto d’attore, un omaggio ad uno degli interpreti più importanti del cinema italiano

Inaugura lunedì 21 settembre alle ore 18.30 alla Casa del Cinema di Roma la mostra Amedeo Nazzari: ritratto d’attore, un omaggio ad uno degli interpreti più importanti del cinema italiano. 




Curata e realizzata dall’Associazione Teatroantico, l’esposizione documentaria – in programma fino al 18 ottobre – la mostra ripercorre le tappe principali dell’interprete attraverso un percorso fatto di materiali d’epoca: foto, fotobuste, riviste e brochures, tutte rigorosamente originali. Il visitatore potrà immergersi pienamente nella storia gloriosa del nostro Cinema di cui Amedeo Nazzari è stato certamente il  rappresentante più importante e amato dal pubblico, di ieri e di oggi. Al termine dell’inaugurazione, grazie alla collaborazione della Titanus, verrà proiettato il film I figli di nessuno di Raffaello Matarazzo.

Curata da Giulio D'Ascenzo e Elisabetta Centore la mostra ripercorre la carriera del primo e unico divo che il nostro Cinema abbia mai avuto. Dopo una partenza come attore di prosa il giovane Amedeo approda al cinema nel 1935 affiancando Elsa Merlini in Ginevra degli Almieri, l'anno dopo la neo sposa di Goffredo Alessandrini, Anna Magnani, convince il marito ad affidare a Nazzari il ruolo principale nel film Cavalleria; è l'inizio di una strepitosa carriera che conterà ben 112 film. 

Sono gli anni del cinema di regime e Amedeo Nazzari porterà sullo schermo gli ideali di coraggio, onestà e generosità. Sarà il partner ideale per tante attrici dell'epoca: Elsa Merlini, Elisa Cegani, Clara Calamai, Luisa Ferida, Assia Noris, Alida Valli e soprattutto Lilia Silvi, con cui girerà alcune commedie campioni d'incasso. Sempre con Alessandrini gira Luciano Serra pilota, su soggetto di Vittorio Mussolini; con Alessandro Blasetti gira invece il film capolavoro La cena delle beffe. 

Nel dopoguerra forma una delle coppie più longeve del nostro Cinema con Yvonne Sanson con cui girerà una serie di film melodrammatici che riscuoteranno un grandissimo successo di pubblico, ricordiamo: Catene, Tormento, Lebbra bianca, I figli di nessuno. Acquistata maggiore sicurezza, Nazzari, affronta anche imprese più complesse come Processo alla città di Luigi Zampa, Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi, Proibito di Mario Monicelli dove tiene a battesimo una giovanissima Lea Massari e Le notti di Cabiria di Federico Fellini dove l'attore ironizza su se stesso.

giovedì 17 settembre 2020

L’arte del Taiko, all'Accademia Filarmonica Romana il suono assoluto universale del tamburo tradizionale giapponese

All'Accademia Filarmonica Romana un omaggio al Giappone con il concerto dei Munedaiko: in scena l'arte del Taiko, l'emozione della pratica millenaria dei tamburi giapponesi. Lunedì 21 settembre ore 20.00.




Si terrà lunedì 21 settembre presso i Giardini dell'Accademia Filarmonica Romana l'imperdibile concerto dei Munedaiko, gruppo di studio dedito alla pratica ed alla valorizzazione del tamburo tradizionale giapponese, che propone uno spettacolo intenso ed emozionante attraverso l'arte del Taiko.

L’arte del Taiko è la millenaria pratica dei tamburi giapponesi. La parola taiko, composta da due ideogrammi – 太 ”tai” e  鼓 ”ko” – significa letteralmente grande tamburo. Il suono e la vibrazione del taiko sono in grado di scuotere le fondamenta del cuore umano a tal punto che veniva spesso usato in battaglia durante eventi di ordine militare per intimorire e spaventare i nemici. Veniva anche utilizzato per impartire ordini e coordinare gli spostamenti delle truppe, essendo l’unico strumento in grado di essere udito in tutto il campo di battaglia. Il taiko trovava spesso parte in cerimonie religiose sia buddiste che shintoiste, una tradizione che è perdurata fino ai nostri tempi, infatti è uno dei pochi strumenti che si può tutt’ora trovare nei templi e nei santuari. I monaci lo utilizzavano sia nella pratica quotidiana che in occasione di cerimonie, ed essendo considerato uno strumento sacro solo ad alcuni ne era consentito l’utilizzo. Alcuni buddisti ritenevano che il suo suono rappresentasse la ”voce del buddha” e veniva utilizzato sia per sostenere la recita del mantra che durante riti e danze. Mentre nei riti shintoisti veniva utilizzato per  offrire e rivolgere le proprie preghiere alle divinità. La sua realizzazione prevede una base in legno che viene incavata da un unico tronco d’albero e pelli di vacca o bisonte che vengono applicate su entrambi i lati del tamburo. 

Il gruppo dei Munedaiko composto da Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro, Tokinari Yahiro, sarà accompagnato dalla melodia del flauto giapponese, shakuhachi e shinobue, che risuoneranno potenti nella suggestiva cornice dei Giardini della Filarmonica. L’omaggio al Giappone, per il secondo anno consecutivo, dopo il sold out del 2019, porta la firma dei fratelli Yahiro, componenti del gruppo Munedaiko, straordinaria combinazione di corpi in movimento e di armonia del pensiero.

La vibrazione del tamburo facilita il risveglio dell’energia vitale presente in ognuno di noi e il contesto open air offerto dallo scenario dei Giardini della Filarmonica permetterà al pubblico di unirsi al respiro del creato evocato dal ritmo percussivo dei musicisti e di beneficiare dell’emozione assoluta e universale di una musica dal sapore ancestrale.

Mugen Yahiro pratica il taiko da oltre quattordici anni, ha iniziato il suo percorso di studio multidisciplinare con il maestro e artista Niwa Motoyuki, che lo ha introdotto anche al teatro noh. In Giappone si unisce per oltre un anno al gruppo di percussionisti Ondekoza, attivo dal 1969 sull’isola di Sado, celebre per aver nobilitato la musica dei tamburi giapponesi ad arte performativa. Naomitsu Yahiro è istruttore nelle arti marziali tradizionali apprese in Cina. Introdotto all’arte del taiko dal fratello Mugen, entra a far parte di Munedaiko fin dalla fondazione, dedicandosi anche allo yoga. Tokinari Yahiro oltre a praticare il taiko, si dedica agli strumenti a fiato giapponesi, shakuhachi e shinobue; ha fatto parte degli Ondekoza dal 2016 al 2019.


Maggiori informazioni sul SITO.

venerdì 11 settembre 2020

Banksy a visual protest, al Chiostro del Bramante l’artista “sconosciuto” più celebre al mondo

All’interno dell’architettura cinquecentesca del Chiostro del Bramante, a Roma, trova spazio l’artista “sconosciuto” che ha conquistato il mondo grazie a opere intrise di ironia, denuncia, politica, intelligenza, protesta. Una grande mostra dedicata all’artista e writer inglese. Oltre 100 opere, in un percorso espositivo rigoroso, raccontano il mondo di Banksy. 




Da Love is in the Air a Girl with Balloon; da Queen Vic a Napalm, da Toxic Mary a HMV, dalle stampe  realizzate per Barely Legal, una delle più note mostre realizzate, ai progetti discografici per le copertine di vinili e CD.

Facevo proprio schifo con la bomboletta, così ho cominciato a ritagliare stencil, dalle parole di Banksy l’indicazione sulla tecnica da lui più utilizzata. In mostra, grazie allo stencil: stampe su carta o tela, insieme a una selezione di opere uniche realizzate con tecniche diverse dall’olio o dall’acrilico su tela allo spray su tela, dallo stencil su metallo o su cemento ad alcune sculture di resina polimerica dipinta o di bronzo verniciato.

Immagina una città in cui i graffiti non fossero illegali, una città in cui tutti potessero disegnare dove vogliono. Dove ogni strada fosse inondata di miriadi di colori e brevi espressioni. Dove aspettare in piedi l’autobus alla fermata non fosse mai noioso. Una città che desse l’impressione di una festa aperta a tutti, non solo agli agenti immobiliari e ai magnati del business. Immagina una città così e scostati dal muro – la vernice è fresca.

Ci vuole del fegato, e anche tanto, per levarsi in piedi da perfetti sconosciuti in una democrazia occidentale e invocare cose in cui nessuno altro crede – come la pace, la giustizia e la libertà.

Il percorso espositivo prevede, anche comprendendo più di 20 progetti per copertine di dischi e libri, un arco temporale dal 2001 al 2017. Tutte le opere provengono da collezioni private.

Con questo nuovo progetto espositivo DART – Chiostro del Bramante prosegue il suo impegno nel raccontare al pubblico l’arte attraverso i protagonisti; dopo il successo di “Bacon, Freud, la Scuola di Londra“, realizzata grazie alla collaborazione di Tate, ora è il turno di Banksy.

I “muri” progettati da Donato Bramante intorno al 1500 ospitano le idee, i segni, i messaggi lanciati dall’artista ignoto più famoso del mondo, su tanti muri, in tante città. Solo in apparenza una contraddizione perché il Chiostro ha dimostrato, in questi anni, una grande apertura verso i linguaggi più diversi della contemporaneità.

Chi è Banksy?

Presumibilmente nato a Bristol all’inizio degli anni Settanta, Banksy è considerato uno dei maggiori esponenti della street art ed è stato inserito nel 2019 da ArtReview al quattordicesimo posto nella classifica delle cento personalità più influenti nel mondo dell’arte. Ma nessuno, a parte i suoi amici e i suoi collaboratori più stretti, conosce la sua identità.

Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della vita privata: l’invisibilità è un superpotere.

Quello che sappiamo è che si è formato nella scena underground della capitale del Sud Ovest dell’Inghilterra, dove ha collaborato con diversi artisti e musicisti e che la sua produzione artistica è iniziata a fine anni Novanta. Da questo momento in poi, ha iniziato a invadere numerose città, da Bristol a Londra, a New York, a Gerusalemme fino a Venezia con graffiti e varie performance e incursioni.

L’anonimato

La scelta di rimanere nell’anonimato nasce da un insieme di esigenze: la necessità di sfuggire alla polizia, data la realizzazione di incursioni e di graffiti illegali; tutelarsi considerando lo sfondo satirico delle sue opere che trattano argomenti sensibili come la politica e l’etica; il desiderio di non inquinare la percezione della sua identità e delle sue opere, come afferma l’artista stesso.

Non ho il minimo interesse a rivelare la mia identità. Ci sono già abbastanza stronzi pieni di sé che cercano di schiaffarvi il loro brutto muso davanti.

Il pubblico

L’arte è diversa dalle altre forme di cultura, dal momento che non è il pubblico a decretarne il successo. Gli spettatori riempiono le sale dei concerti e dei cinema ogni giorno, leggiamo romanzi a milioni e compriamo dischi a miliardi. Siamo noi, la gente, a influire sulla produzione e la qualità di gran parte della cultura, ma non su quelle dell’arte. 

Quella di Banksy è una comunicazione diretta, nel rifiuto del sistema e delle regole, l’artista si rivolge al suo pubblico senza filtri, le sue opere sono testi visivi capaci di informare e di far riflettere.

L’Arte che ammiriamo è il prodotto di una casta. Un manipolo di pochi che creano, promuovono, acquistano, espongono e decretano il successo dell’Arte. Quelli che hanno voce in capitolo saranno non più di qualche centinaio. Quando si visita una galleria d’arte si è solo dei turisti che osservano la vetrinetta dei trofei di qualche milionario.

I temi

Esistono senza il consenso di nessuno. Sono odiati, braccati e perseguitati. Vivono in silenziosa disperazione tra il sudiciume. E tuttavia sono in grado di mettere in ginocchio intere civiltà. Se sei sporco, insignificante e senza amore, allora i ratti saranno il tuo modello.

La guerra, la ricchezza e la povertà, gli animali, la globalizzazione, il consumismo, la politica, il potere, l’ecologia, i temi che Banksy affronta sono i temi del mondo.

Autenticità

Un piccolo topo con grembiule e ramazza introduce le 5 sezioni del sito pestcontroloffice.com – What Is Pest Control?, Authentication for Prints, Authentication for Art, Change of Ownership Requests, Join Mailing List.

Pest Control, dal 2009, è l’ente ufficiale in grado di autentificare le opere di Banksy. Pest Control certifica solo i pezzi prodotti per la vendita, quindi non le opere street art, non essendo state concepite per il mercato (salvo alcune eccezioni). Sul documento di autenticazione è spillata la metà di una banconota da 10 sterline che riporta l’effige di Lady Diana. La banconota ha un numero di identificazione scritto a mano che corrisponde al numero presente sull’altra metà, che rimane alla Pest Control; un falso che serve a dimostrare che si possiede l’originale. Pest Control ha ottenuto risultati radicali nella “pulizia” del mercato ma, allo stesso tempo, ha fatto infuriare quanti possiedono opere di Banksy indubbiamente autentiche ma che, per varie ragioni, l’artista si rifiuta di autenticare. Pest Control è di proprietà della Pictures on Walls (POW), prima società di Banksy fondata nel 2003. Le azioni di street art vengono autentificate tramite il sito banksy.co.uk e l’account instagram @banksy.

Info: www.chiostrodelbramante.it/

Archeologia, al via i lavori di recupero delle Terme di Matidia

Al via il progetto di recupero del complesso archeologico delle Terme di Matidia, nell'area dell'Isola Sacra di Fiumicino di proprietà della Regione Lazio.




Sono iniziati i lavori nell'area dell'Isola Sacra di Fiumicino. Si tratta di un progetto di recupero del complesso archeologico delle Terme di Matidia, di proprietà della Regione Lazio, che verranno date in concessione al Comune di Fiumicino e al Parco Archeologico di Ostia Antica.

I lavori si concluderanno nei primi mesi del 2021 e, nello specifico, interessano il ripristino del decoro generale, a partire dall’area verde circostante, con sfalci e potature, la messa in sicurezza, il ripristino della recinzione esterna, l'abbattimento di manufatti abusivi all’interno dell’area. L’obiettivo è di rendere nuovamente fruibile il sito archeologico per attività istituzionali, aperto ai visitatori e ai turisti.

Donna di cultura e protagonista del suo tempo, Salonina Matidia, fu una delle figure più importanti dell'Impero romano. Nipote di Traiano, suocera di Adriano e nonna di Marco Aurelio, riuscì a esercitare la sua influenza in questioni di primo piano finanziando numerose opere pubbliche in tutto l'impero. Dopo la morte, avvenuta nel 119 d.C., Matidia fu divinizzata da Adriano, il quale le dedicò anche un tempio in Campo Marzio.

“Le Terme di Matidia – ha commentato l’Assessore al Bilancio e Patrimonio, Alessandra Sartore - sono un nuovo esempio di patrimonio storico e archeologico regionale che rivive dopo anni di abbandono. Ancora una volta, il progetto di recupero e restituzione alla collettività del bene si potrà realizzare grazie alla collaborazione con le altre istituzioni, il Comune di Fiumicino, il Parco Archeologico di Ostia Antica e il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. I lavori verranno svolti nel pieno rispetto dei vincoli storico-archeologici e delle linee guida del Piano Territoriale Paesaggistico regionale. In primavera, - ha concluso - avremo quindi un nuovo bene del nostro patrimonio che rivivrà e che si potrà visitare in tutta la sua bellezza”.

“È un bellissimo progetto – ha aggiunto il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino – e una grandissima occasione, di cui ringraziamo la Regione Lazio, in particolare l’assessore al Patrimonio Alessandra Sartore. Finalmente le Terme di Matidia, che era la nipote di Traiano, l'imperatore romano che fece costruire il grande e meraviglioso porto esagonale che ancora oggi si può ammirare nel nostro territorio, si potranno tornare ad ammirare nel loro splendore, dopo anni di abbandono, e potranno essere visitate, a partire dalle tante scolaresche presenti nel nostro Comune. Un patrimonio immenso, ma anche un’area immersa nel verde, di grande pregio ambientale e archeologico”.

“Era un intervento atteso da anni all'isola Sacra – ha concluso l’assessore all’Ambiente del Comune di Fiumicino, Roberto Cini – per riqualificare, mettere in sicurezza e valorizzare un luogo straordinario, circondato dal verde, a due passi dalla Basilica di Sant’Ippolito e dalla Necropoli di Porto. Grazie alla sinergia tra Comune, Parco archeologico di Ostia antica e Regione adesso rivedrà una nuova luce e sarà fruibile da tutti”.

giovedì 3 settembre 2020

Comunicare l'arte: addio a Philippe Daverio, ci lascia una delle figure di spicco della divulgazione culturale in Italia

E' morto Philippe Daverio, uno dei volti più amati della cultura italiana. Autore eclettico e dallo stile inconfondibile, lo storico dell'arte è scomparso la scorsa notte all'età di 71 anni a causa di una grave malattia.





La già scarna divulgazione culturale in Italia, perde uno dei suoi ambasciatori più illustri, uno dei pionieri nel comunicare ogni forma d'arte in maniera colta ma al contempo comprensibile a tutti. Volto inconfondibile della televisione, occhiali tondi e papillon, modi garbati d'altri tempi, Philippe Daverio, con la trasmissione 'Passepartout', di cui è stato autore e conduttore su Rai 3 e ultimamente su Rai 5, è entrato nelle case degli italiani, affrontando con sapiente leggerezza temi di nicchia della cultura: arte, architettura, design, moda.

Nato a Mulhouse, in Alsazia, Daverio è stato di fatto ma sopratutto di merito - senza laurearsi (non scrive la tesi finale pur superando tutti gli esami) -, storico dell'arte, giornalista, professore universitario e direttore della rivista 'Art e dossier'. "Io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968-1969, in quegli anni si andava all'università per studiare e non per laurearsi", dichiarava spesso ai suoi intervistatori.

"La curiosità sarà anche un difetto, e l'ozio un vizio, ma i due elementi, combinati insieme, sono un utile strumento di sopravvivenza. Per guardare le opere d'arte". Sono le parole di Daverio e che forse a ragione mi fanno pensare a lui come uno degli ultimi Flâneur che viene ad incarnare l’archetipo dell’artista moderno, in grado di rappresentare e, proprio come lui stesso faceva, di trasmettere con efficacia l'anima e l'essenza dei luoghi d'arte da lui visitati.

Nel 2002, per Rai 3, scrisse e condusse "Passepartout - Notturni dalla Maremma", dove presentava i suoi viaggi nella storia e nell'arte seduto a tavola insieme a tre ospiti, che commentavano i servizi filmati seguendoli su un computer portatile. In una atmosfera estiva, nella sua casa della campagna maremmana, Daverio e i suoi commensali, tra un bicchiere di buon vino maremmano e un sorso di caffè, osservavano insieme ai telespettatori i servizi realizzati nel corso dell'edizione passata di Passepartout, per l'occasione arricchiti di nuovi materiali inediti.

Per Rai 5 ha ideato e condotto anche “Emporio Daverio”, un viaggio nell'arte, nella cultura, nella storia e nelle tradizioni di dodici città italiane in onda nel 2010 e 2011. Una sorta di visita guidata con tanto di indicazioni, suggerimenti, cenni storici ed estetici, osservazioni, idee e curiosità.

Recentemente ha pubblicato 'Il museo immaginato' (Rizzoli)  'L'arte di guardare l'arte' (Giunti) e 'Il secolo lungo della modernità' (Rizzoli), ultimo lavoro, nel quale ci accompagna dalla Rivoluzione francese alla Prima guerra mondiale, attraverso oltre 600 opere d'arte.

L'ufficio stampa del Cnr lo ha incontrato in occasione del ricevimento del “Premio Herity alla Cultura”. Ne riporto l'intervista della giornalista Sandra Fiore.

In Italia quanto c'è ancora da fare per comunicare il nostro patrimonio?

Praticamente tutto, la comunicazione in questo campo è veramente ridotta al minimo: in molte istituzioni che si occupano del patrimonio mancano le competenze specifiche, spesso ci si affida ad agenzie che trattano i beni culturali alla stregua di un prodotto commerciale e anche quelle più specializzate rispondono a una logica di profitto. Sarebbe invece auspicabile che nelle strutture deputate si formassero professionalità adeguate.

A tale riguardo, cosa pensa delle tecnologie dell'informazione, come la realtà virtuale, applicate nei musei e siti archeologici?

Che è rarissimo trovare sistemi ben fatti, come quelli allestiti per il Museo della città di Bologna recentemente aperto.

Gli italiani conoscono poco il proprio Paese. Secondo lei da cosa dipende?

Gli italiani amano principalmente il calcio, i 'tronisti' e le veline. D'altronde sarebbe illusorio pensare a un interesse generale per l'arte che non c'è mai stato. In Italia la cultura è stata sempre prerogativa di una fascia elitaria del 5-10%, che peraltro in termini quantitativi non è affatto disprezzabile: parliamo di alcuni milioni di persone. Il guaio è che siamo solo al sesto posto tra i paesi più visitati e fra poco finiremo all'ottavo, mentre agli inizi del XX secolo eravamo al primo.

Abbiamo però mostre di notevole richiamo. L'arte ha successo solo in modo estemporaneo?

Oggi nella comunicazione predominano gli 'eventi'. Di per sé il fenomeno è comprensibile, salvo poi prendere la strada della banalità come quando si propinano gli Impressionisti 'in tutte le salse', mentre si oscurano correnti e periodi che andrebbero fatti conoscere almeno a quella minoranza potenzialmente coinvolgibile. Qui dovrebbe intervenire il senso di responsabilità di chi decide, ossia della politica, attualmente condizionata da una percezione abbastanza rozza, basata su alcuni luoghi comuni della cultura che non vengono mai messi in discussione. Tutti vanno alla mostra di Renoir e all'inaugurazione nella sede di moda ma non sanno niente dell'artista. Da qui deriva una sorta di lungo percorso di banalizzazioni dei comportamenti, sicché tutto il bellissimo museo diffuso che è l'Italia praticamente non viene mai conosciuto. Questo fenomeno è legato d'altronde alla cultura della nostra epoca, quella che ha portato dal pop al trash, cioè alla riduzione dei temi complessi alla loro massima semplificazione, aumentandone la potenza di comunicazione ma danneggiando sia l'oggetto di cui si parla sia i destinatari.

La tv può alfabetizzare un pubblico più vasto all'arte, alla stessa stregua di quanto è avvenuto con i grandi romanzi portati sul piccolo schermo?

Ci vorrebbe un impegno maggiore e, soprattutto, che l'azienda ci credesse. E il paragone con il romanzo mi pare illusorio: anche allora lo spettatore non entrava nel profondo della letteratura e non è che quegli anni abbiano preparato l'Italia a leggere di più. Il nostro Paese, anzi, nella Comunità europea rimane tra quelli dove si legge meno.

Cosa ne pensa del mecenatismo contemporaneo?

Bisogna distinguere tra la sponsorizzazione pubblicitaria, che è comunque molto utile, e il mecenatismo gratuito che presuppone un progetto morale. Per esempio, Diego della Valle ha condotto un'operazione di comunicazione aziendale molto intelligente: meglio aver investito sul Colosseo che nella pubblicità cartacea o televisiva. Ma questo non è mecenatismo, è sponsorizzazione aziendale. Il mecenatismo autentico in Italia non c'è, né quello dei donatori anonimi, né quello ispirato a un progetto sociale sul modello anglosassone.

Se potesse, cosa proporrebbe per il nostro patrimonio culturale?

Un grande concorso di ammissione al ministero dei Beni e delle attività culturali, molto selettivo ma che preveda per gli ammessi una successiva formazione, con la prospettiva di una carriera attraente anche dal punto di vista stipendiale. Ci sono tantissimi laureati in beni culturali e storia dell'arte a spasso, vuole che non troviamo persone preparate? L'Italia, se non vuole morire, nel giro di dieci anni si deve reinventare un'élite, questo è il miracolo da compiere.

La ricerca scientifica può aiutare il settore?

La concezione scientifica e la vita della cultura vanno abbastanza di pari passo in un paese lungimirante, ma non da noi, dove sono due aree moribonde. La ricerca serve alla scienza, ma serve soprattutto alla filosofia e all'arte, soprattutto a quella contemporanea.

Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, nell’apprendere della scomparsa di Philippe Daverio, in una nota ha così scritto: “Intellettuale di straordinaria umanità, un capace divulgatore della cultura, uno storico dell’arte sensibile e raffinato. Con sagacia e passione, ha accompagnato le italiane e gli italiani nell’affascinante scoperta delle architetture, dei paesaggi, dell’espressione creativa, degli artisti, delle fonti del nostro patrimonio culturale. Tutto questo era Philippe Daverio, un uomo di cui ho sempre apprezzato la grande intelligenza e lo spirito critico e che già manca a tutti noi”.

Coronavirus, scoperta molecola naturale che inibisce SARS-CoV-2

Una ricerca internazionale ha scoperto un inibitore specifico per il virus responsabile del Covid-19. Si tratta della quercetina, una molecola di origine naturale, che ha effetti destabilizzanti nel processo di replicazione del virus. Lo studio pubblicato sull'International journal of biological macromolecules.

Complesso molecolare formato dalla quercetina (in arancione) legata nella cavità che costituisce il sito attivo della proteasi 3CLpro (in blu)




Uno studio internazionale cui partecipa l’Istituto di nanotecnologia del Cnr ha scoperto che la quercetina, un noto flavonoide le cui proprietà antivirali sono state studiate in numerosi studi, funge da inibitore specifico per il virus responsabile del Covid-19, mostrando un effetto destabilizzante sulla 3CLpro, una delle proteine fondamentali per la replicazione del virus.

L’attenzione di tutto il mondo è in questo momento proiettata verso la ricerca di un rimedio farmacologico per combattere il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile del Covid-19. Lo sviluppo di un vaccino è certamente la soluzione più radicale per risolvere questo problema e i primi risultati in questo senso sono incoraggianti, ma ci sono anche altre armi a disposizione per combattere una pandemia virale. Il caso più famoso è dato dal virus HIV responsabile dell’AIDS, malattia per la quale la mortalità è attualmente azzerata per chi ha accesso alle cure mediche: un successo raggiunto nonostante non si sia mai ottenuto un vaccino, grazie allo sviluppo di potenti farmaci antivirali che bloccano la proteasi specifica dell'HIV, una proteina fondamentale per la replicazione virale. Alcuni di questi farmaci sono stati testati su SARS-CoV-2, ma non hanno sortito l’effetto sperato. Lo sviluppo di farmaci antivirali specifici per il coronavirus è dunque un altro grosso filone di ricerca per risolvere la pandemia di Covid-19.

In questo contesto si inserisce la nuova scoperta che dimostra che la quercetina, una molecola di origine naturale, funziona da inibitore specifico per SARS-CoV-2. Questa molecola ha un effetto destabilizzante su 3CLpro, una delle principali proteine del virus, fondamentale per il suo sviluppo e il cui blocco dell’attività enzimatica risulta letale per SARS-CoV-2. Il risultato è frutto del lavoro di ricerca condotto da Bruno Rizzuti dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Cosenza con un gruppo di ricercatori di Zaragoza e Madrid ed è stato pubblicato sulla rivista International journal of biological macromolecules. 

“Le simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione”, afferma Rizzuti, autore della parte computazionale dello studio. “Già al momento questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, nessuno dei quali è tuttavia approvato come farmaco. La quercetina ha una serie di proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico: è presente in abbondanza in vegetali comuni come capperi, cipolla rossa e radicchio ed è nota per le sue proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie, anti-allergiche, anti-proliferative. Sono note anche le sue proprietà farmacocinetiche ed è ottimamente tollerata dall’uomo”.

Inoltre la quercetina può essere facilmente modificata per sviluppare una molecola di sintesi ancora più potente, grazie alle piccole dimensioni e ai particolari gruppi funzionali presenti nella sua struttura chimica. Poiché non può essere brevettata, chiunque può usarla come punto di partenza per nuove ricerche.

“Lo studio parte da una caratterizzazione sperimentale di 3CLpro, la proteasi principale di SARS-CoV-2”, precisa Olga Abian, dell’Università di Zaragoza e prima autrice della pubblicazione: “Questa proteina ha una struttura dimerica, formata da due sub-unità identiche, dotate ciascuna di un sito attivo fondamentale per la sua attività biologica. In una prima fase del lavoro è stata studiata, con varie tecniche sperimentali, la sensibilità a varie condizioni di temperatura e pH: un risultato importante perché molti gruppi stanno lavorando su 3CLpro come possibile bersaglio farmacologico, in virtù del fatto che è fortemente conservata in tutti i tipi di coronavirus. Per questa proteina sono già segnalate in letteratura molecole che fungono da inibitori, ma non utilizzabili come farmaci a causa dei loro effetti collaterali”.

“La parte più interessante di questo lavoro è lo screening sperimentale eseguito su 150 composti, grazie a cui la quercetinaè stata individuata come molecola attiva su 3CLpro”, conclude Adrian Velazquez-Campoy dell’Università di Zaragoza, che ha diretto il gruppo di ricerca e ha già lavorato alla ricerca di farmaci inibitori della proteina per il virus SARS originario che causò l’epidemia del 2003. “La quercetina riduce l’attività enzimatica di 3CLpro grazie al suo effetto destabilizzante sulla proteina. Ovviamente contiamo si trovi un vaccino, ma i farmaci saranno comunque necessari per le persone già infette e per chi non può essere sottoposto a vaccinazione. La ricerca di nuove molecole mira quindi a somministrare una combinazione di differenti composti, per minimizzare la resistenza ai farmaci e lo sviluppo di nuovi ceppi virali”. Lo studio è stato supportato dalla Fundación hna.

venerdì 28 agosto 2020

Circo Maximo Experience, la visita immersiva del Circo Massimo in realtà aumentata e virtuale

Torna dall'1 al 30 settembre Circo Maximo Experience, la visita immersiva del Circo Massimo in realtà aumentata e virtuale. Dal martedì al sabato, i visitatori potranno rivivere in orario serale la storia del più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità.





Torna dall’1 al 30 settembre, in orario serale, Circo Maximo Experience, la visita immersiva in realtà aumentata e virtuale del più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità e uno dei più grandi di tutti i tempi, il Circo Massimo. Apertura straordinaria da martedì a sabato dalle ore 17 alle 20 (1-12 settembre) e dalle ore 16 alle 19 (15-30 settembre).

Il progetto fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali di Roma Capitale, ed è promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzato da Zètema Progetto Cultura e realizzato da GS NET Italia e Inglobe Technologies. La direzione scientifica è a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

La visita immersiva, della durata di circa 40 minuti, è itinerante e si sviluppa all’interno dell’area archeologica su un percorso di 8 punti di osservazione (tappe) utilizzando specifici visori, i quali dopo ogni uso vengono sanificati e imbustati. Nel rispetto delle misure di prevenzione anti Covid-19, a ciascun visitatore verranno consegnati, imbustati singolarmente, gli auricolari monouso e la visiera parafiato su cui poggiare lo speciale visore. Previsto inoltre l’ingresso contingentato all’area (max 7-8 persone ogni 15 minuti), il distanziamento fisico interpersonale e la misurazione della temperatura con termoscanner.

Grazie alla realtà aumentata e virtuale, il visitatore potrà immergersi totalmente nella storia del sito archeologico con la visione delle ricostruzioni architettoniche e paesaggistiche lungo tutte le sue fasi storiche: dalla prima e semplice costruzione in legno, ai fasti dell’età imperiale, dal medioevo fino ai primi decenni del ’900. Si vedrà l’antica Valle Murcia arricchirsi di costruzioni, si passeggerà nel Circo tra le botteghe del tempo, assistendo a una emozionante corsa di quadrighe tra urla di incitamento e capovolgimenti di carri, fino a restare senza fiato di fronte all’imponente Arco di Tito alto circa venti metri, ricostruito in realtà aumentata e in scala reale davanti ai propri occhi.

La narrazione è disponibile in italiano (con le voci degli attori Claudio Santamaria e Iaia Forte), inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese e giapponese. Per le persone non udenti sono disponibili le versioni a sottotitoli semplificati in lingua italiana o inglese.

I biglietti per la visita immersiva sono preacquistabili online sul sito www.circomaximoexperience.it oppure al call center 060608 (attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 19.00). Possono essere acquistati anche sul posto, previa compilazione della scheda anagrafica con i dati personali del visitatore, e nei Tourist Infopoint. Per i possessori della MIC card e della Roma Pass è previsto il biglietto d’ingresso ridotto.

martedì 25 agosto 2020

COVID-19, al via la sperimentazione del vaccino sull'uomo

Inizia allo Spallanzani la sperimentazione sull'uomo del vaccino italiano contro il COVID-19. Il primo volontario ha ricevuto ieri la prima dose tramite iniezione intramuscolare.





È iniziata il 24 agosto, presso l'Istituto Nazionale malattie Infettive (INMI) 'Lazzaro Spallanzani' di Roma, la sperimentazione sull'uomo di GRAd-COV2, il candidato vaccino italiano contro SARS-CoV-2 il virus che causa COVID-19, realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera.

Il primo volontario, scelto tra le migliaia che si sono offerti con grande generosità allo Spallanzani, ha ricevuto tramite iniezione intramuscolare la dose di vaccino ed iniziato l'iter che lo porterà nei prossimi mesi a sottoporsi a una serie di ravvicinati controlli periodici che serviranno ai ricercatori per verificare la sicurezza e la tollerabilità del vaccino, nonché eventuali effetti collaterali.

La sperimentazione, messa a punto da un team di ricercatori e clinici dello Spallanzani in collaborazione con ReiThera, sarà effettuata su novanta volontari suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni, altrettanti di età superiore ai 65 anni. Ciascun gruppo sarà suddiviso in tre sottogruppi da 15 persone, a ciascuna delle quali verrà somministrato un diverso dosaggio del preparato vaccinale. Una parte della sperimentazione sarà effettuata presso il Centro Ricerche Cliniche - Policlinico G.B. Rossi di Verona, e successivamente anche negli ospedali di Piacenza e Cremona. Se i primi risultati della fase 1 saranno positivi, entro la fine dell’anno potranno prendere il via le fasi 2 e 3, che saranno condotte su un numero maggiore di volontari anche in paesi dove la circolazione del virus è più attiva.

Quella di ieri è una tappa importante di un percorso iniziato nello scorso marzo, grazie all'impegno del Ministero della ricerca scientifica e della Regione Lazio che, d'intesa con il Ministero della Salute, hanno deciso di finanziare il progetto, individuando nell’INMI ‘Lazzaro Spallanzani’ di Roma e nel Consiglio nazionale delle ricerche i partner operativi per la realizzazione della sperimentazione.

Il vaccino di ReiThera ha superato i test preclinici effettuati sia in vitro che in vivo su modelli animali, che hanno evidenziato la forte risposta immunitaria indotta dal vaccino e il buon profilo di sicurezza, ottenendo successivamente l’approvazione della fase 1 della sperimentazione sull’uomo da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Agenzia Italiana del Farmaco e del Comitato Etico Nazionale per l’Emergenza COVID-19.

Il vaccino GRAd-COV2 utilizza la tecnologia del ‘vettore adenovirale non-replicativo’, ovvero incapace di produrre infezione nell’uomo. Il vettore virale agisce come un minuscolo ‘cavallo di Troia’, che induce transitoriamente l’espressione della proteina spike (S) nelle cellule umane. Questa proteina è la ‘chiave’ attraverso la quale il coronavirus, legandosi ai recettori ACE2 presenti all’esterno delle cellule polmonari, riesce a penetrare ed a replicarsi all’interno dell’organismo umano. La presenza della proteina estranea innesca la risposta del sistema immunitario contro il virus.

ReiThera Srl, società con sede a Castel Romano, ideatrice del vaccino, è stata costituita nel 2014 da un gruppo di ricercatori italiani che avevano ideato l’utilizzo dell’adenovirus dello scimpanzé come ‘navicella’ su cui innestare il materiale genetico necessario per realizzare vaccini contro malattie infettive come Epatite C, malaria, virus respiratorio sinciziale, ed Ebola. Sulla base di questa esperienza, ReiThera ha recentemente sviluppato il nuovo vettore virale, GRAd32, isolando un adenovirus di gorilla che negli studi preclinici ha indotto una forte risposta immunitaria, sia umorale che cellulare, contro le proteine veicolate, dimostrando inoltre un buon profilo di sicurezza.

Attraverso tecniche sofisticate questo virus, assolutamente innocuo per l’uomo, è stato modificato per azzerarne la capacità di replicazione; successivamente è stato inserito al suo interno il gene della proteina S del SARS-CoV-2, il principale bersaglio degli anticorpi prodotti dall’uomo quando il coronavirus penetra nell’organismo. Una volta iniettato nelle persone, questo virus modificato, o meglio la proteina S che trasporta, provocherà la risposta del sistema immunitario dell’organismo, ovvero la produzione di anticorpi in grado di proteggere dal virus SARS-CoV-2. Altri vaccini basati su vettori adenovirali ricavati dai primati sono già stati valutati in trial clinici di fase 1 e 2 per candidati vaccini di altre malattie infettive, dimostrando di essere sicuri e di generare risposte immunitarie consistenti anche con una singola dose di vaccino.

Di seguito, le dichiarazioni dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte e della società ReiThera.

Massimo Inguscio, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche: "Il Cnr ha sempre chiara l'importanza di fare ricerca in squadra, unendo le competenze, in particolare quando grandi sfide come il Covid-19 evidenziano il fondamentale ruolo della scienza. Esprimo quindi la soddisfazione, l'orgoglio e l'emozione, miei e dell'Ente tutto, per l'inizio della sperimentazione sull'uomo di GRAd-COV2, il vaccino tutto italiano cui collaboriamo con l'Istituto Spallanzani e il supporto di Mur e Regione Lazio".

Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca: "Durante questa pandemia l’apporto della ricerca italiana alla comunità scientifica internazionale, che si è mobilitata nella lotta contro il SARS-CoV-2, è stato notevolissimo sia per quantità che per qualità, e dobbiamo tutti riconoscenza e gratitudine ai nostri ricercatori e scienziati per l’attività che hanno svolto e continuano a svolgere. Quello che inizia oggi è un altro capitolo di questa storia, che ci deve ricordare che investire nella ricerca, anche e soprattutto ‘in tempo di pace’, quando non ci sono emergenze in corso, è un nostro dovere primario, perché genera opportunità di crescita per tutto il sistema Paese ed in particolare per le giovani generazioni".

Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio: "Sono molto contento della scelta che come Regione Lazio abbiamo fatto, di finanziare un progetto di portata nazionale che punta a realizzare un vaccino contro il COVID-19, affidato ad una delle eccellenze del sistema sanitario regionale come l’Istituto Spallanzani che, accanto agli altri ospedali della Regione ed alla rete di sorveglianza epidemiologica regionale, ci hanno consentito durante l’emergenza di gestire al meglio i malati e di proteggere la comunità; e non posso che rallegrarmi del fatto che la tecnologia utilizzata per la messa a punto di questo vaccino è interamente ‘made in Lazio’, nel distretto biotecnologico di  Roma-Castelromano che costituisce uno dei punti di forza del sistema industriale regionale".

Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, e Pier Francesco Nocini, Rettore dell’Università di Verona: "Desideriamo esprimere grande soddisfazione per il coinvolgimento del Centro Ricerche Cliniche dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Integrata di Verona in questa importante sperimentazione di fase 1 sull’uomo di un possibile vaccino contro il Covid-19, sviluppato e prodotto da un’azienda italiana".

Stefano Colloca, Chief Technology Officer, ReiThera: "Questo studio è il primo, importante passo verso lo sviluppo clinico del nostro nuovo vaccino GRAd-COV2 contro COVID-19. Siamo orgogliosi di avviare questa sperimentazione in Italia, dove l'impatto del COVID-19 è stato particolarmente sentito. La tecnologia all'avanguardia alla base del nostro approccio è supportata da molti anni di ricerca pionieristica sulle tecnologie dei vettori adenovirali, con dati preclinici e clinici generati con un vaccino monodose in altre gravi malattie infettive, che hanno evidenziato potenti risposte immunitarie umorali e cellulari. Questa caratteristica rende la nostra piattaforma tecnologica adatta a una situazione epidemica come COVID-19 e presenta chiari vantaggi in termini di produzione".

Antonella Folgori, Chief Executive Officer, ReiThera: "Il lancio di questa sperimentazione di fase 1 è testimonianza della capacità di ReiThera e dimostra cosa si può fare quando tutte le parti interessate si uniscono per raggiungere un obiettivo comune. Ringraziamo l’INMI ‘Lazzaro Spallanzani’ per la collaborazione in corso e il Ministero della Ricerca Scientifica e la Regione Lazio per aver finanziato la sperimentazione e la produzione iniziale del candidato vaccino GRAd-COV2. Non vediamo l'ora di fornire importanti aggiornamenti sulla sicurezza e l'immunogenicità del nostro candidato vaccino nei prossimi mesi, e ci auguriamo di poter avanzare nella sperimentazione internazionale di fase 2/3 entro la fine dell'anno".

sabato 8 agosto 2020

Evoluzione tecnologia laser, scoperto un nuovo sistema per generare flash luminosi ultrarapidi

Un gruppo di ricerca internazionale composto da Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr (Cnr-Ifn), Politecnico di Milano, Sincrotrone di Amburgo e Massachusetts Institute of Technology, è riuscito a sintetizzare delle “forme d'onda ottiche” attraverso la sovrapposizione sincronizzata di diversi impulsi di luce. Tali impulsi di luce “scolpiti” a piacimento dall’utente serviranno per studiare i meccanismi atomici e molecolari. I risultati sono pubblicati su Nature Photonics.

Apparato sperimentale per la generazione di impulsi ultrabrevi di luce laser, presso i laboratori del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano




A partire dalla sua invenzione nel 1960, il laser ha rivoluzionato non solo la scienza e la tecnologia, ma anche la vita di tutti i giorni, con applicazioni che vanno dalla medicina alle lavorazioni meccaniche alle comunicazioni su fibra ottica e alla conservazione dei beni culturali. Tra le sue proprietà eccezionali, il laser consente di generare flash di luce incredibilmente brevi, fino alla durata di pochi femtosecondi, ovvero pochi milionesimi di miliardesimo di secondo. Tali impulsi, grazie alla loro durata brevissima, consentono di studiare fenomeni ultrarapidi, quali i processi alla base della visione e della fotosintesi e, grazie alla loro altissima intensità, modificano gli atomi e le molecole creando nuovi stati della materia. Il controllo delle proprietà e della forma di questi impulsi è perciò di importanza fondamentale sia scientifica sia applicativa ed è oggetto di intensi studi sin dagli anni ‘80.

Un team internazionale di scienziati che ha coinvolto il Politecnico di Milano, l’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr (Cnr-Ifn), il Sincrotrone di Amburgo e il Massachusetts Institute of Technology, è riuscito a sintetizzare delle vere e proprie ‘forme d'onda ottiche’ tramite il controllo del campo elettrico della luce con una precisione elevatissima, di molto inferiore al femtosecondo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Photonics. La sintesi di queste forme d'onda si basa su un processo ottico innovativo, del quale i ricercatori del Cnr e del Politecnico sono stati i pionieri: la sintesi coerente, cioè la sovrapposizione sincronizzata di diversi impulsi di luce.

“È come dirigere una orchestra. Ogni impulso è uno strumento musicale, chiamato a produrre il proprio suono; la sintesi coerente è l'esecuzione perfetta di uno spartito. Potenzialmente, questa orchestra potrà dare origine a una moltitudine infinita di forme d'onda, cioè di melodie. La sintesi coerente realizzata in questi esperimenti è dunque un approccio molto promettente per la generazione di impulsi di luce laser con qualsiasi forma e durata”, spiega Cristian Manzoni, ricercatore del Cnr-Ifn e del Politecnico.

L'esperimento ha richiesto molti anni di lavoro. “Abbiamo costruito il primo prototipo, da cui tutto è partito, proprio presso i laboratori del Politecnico di Milano”, aggiunge Giulio Cerullo, del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano. “Era come un piccolo complesso, ma da questo primo esperimento, pubblicato nel 2012, è nata poi l'idea di realizzare la grande orchestra. L'apparato sperimentale è stato così ricostruito e ampliato presso i laboratori di Amburgo”.

Le forme d'onda che ora si possono sintetizzare amplieranno le opportunità di controllare l'interazione della luce con la materia, soprattutto ad alte intensità. In questo caso il campo elettromagnetico della luce è talmente forte da contrastare le forze che legano gli elettroni ai nuclei; la luce può temporaneamente strappare gli elettroni dall'atomo, e farli orbitare lungo traiettorie inedite. Si dimostra ad esempio che quando l'elettrone si muove spinto da forme d'onda così brevi e intense, genera impulsi di luce ancora più brevi, di durata di pochi attosecondi, ovvero un miliardesimo di miliardesimo di secondo. Si tratta degli eventi artificiali più brevi che l'uomo sia mai stato in grado di creare. Questo studio getta le basi per studiare nuovi meccanismi atomici e molecolari, dal momento che consentirà di interrogare la natura tramite impulsi di luce “scolpiti” a piacimento dall’utente.

Ricerca, Spermidina: la molecola che ripulisce gli ingranaggi della memoria

Ricercatori dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc) di Monterotondo, hanno dimostrato che la Spermidina, una sostanza presente naturalmente in molti cibi, è in grado di correggere i difetti di memoria. Lo studio è pubblicato sulla rivista Aging Cell.






Un team di ricerca dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc) e del Telethon institute of genetics and medicine (Tigem) coordinato da Elvira De Leonibus, in uno studio pubblicato sulla rivista Aging Cell, descrive uno dei possibili meccanismi attraverso cui la Spermidina, in soggetti di mezza età predisposti al declino cognitivo, ripristina la memoria nell’invecchiamento grazie alla sua azione di “pulizia” degli aggregati proteici tossici accumulati nel cervello. La Spermidina è una poliammina in grado di favorire la longevità attraverso un’azione protettiva sul sistema cardiaco ed è stata anche testata sulla neurodegenerazione nella drosofila, il moscerino della frutta.

“Non tutti gli individui mostrano una riduzione delle capacità mnemoniche con l’avanzare dell’età, ma quelli che la mostrano lo fanno molto precocemente e, in genere, i sintomi di declino mentale si associano all’accumulo, nei neuroni, di aggregati proteici di alfa-sinucleina e di beta amiloide che possono arrivare a formare delle fibrille - o dei filamenti - potenzialmente tossici per le cellule”, spiega De Leonibus. “In una cellula giovane questi aggregati, considerati scarti cellulari, sono racchiusi all’interno di una vescicola (autofagosoma) che si occupa di traghettarli nel lisosoma,un organello che li scompone e ne ricicla i costituenti lì dove possibile. Con l’invecchiamento gli aggregati aumentano e la capacità degradativa dei lisosomi si riduce”.

Studi recenti hanno messo in evidenza che la Spermidina, naturalmente presente in molti cibi, stimola l’autofagia, il processo di pulizia interna delle cellule, e quindi ne migliora le capacità degradative. “Il nostro laboratorio si occupa di identificare i meccanismi precoci che precedono lo sviluppo della demenza nei modelli animali”, spiega De Leonibus che ha condotto la ricerca insieme a Giulia Torromino (post-doc Cnr-Ibbc) e Maria De Risi (post-doc Cnr-Ibbc e Tigem). “Per identificare i soggetti di mezza età con una memoria vulnerabile, abbiamo utilizzato un test di memoria in cui si potesse manipolare la quantità di informazioni da ricordare (il numero di oggetti), in modo da rendere il compito più difficile e sfidante. Questo ha permesso di separare soggetti della stessa età in grado di ricordare fino a 6 oggetti diversi da quelli in grado di ricordarne al massimo 2. Nei soggetti di mezza età che falliscono il compito di ricordare 6 oggetti diversi, i lisosomi dei neuroni sono ingrossati e ‘ingolfati’ di aggregati di alfa-sinucleina nell’ippocampo, una particolare regione del cervello che è cruciale per la memoria”.

“Questo ingolfamento dei lisosomi - continua De Leonibus - è accompagnato da un difetto nell’attivare quei processi di comunicazione tra neuroni che sono necessari nei giovani per formare nuove memorie e che sono mediati dalle sinapsi attraverso il recettore del glutammato, AMPA. Questi processi risultano invece inalterati nei soggetti giovani, o in quelli invecchiati ma con memoria intatta. Lo studio ha dimostrato che un trattamento di un mese con la Spermidina stimola l’espressione del fattore di trascrizione TFEB (scoperto nel laboratorio di Andrea Ballabio al Tigem) che controlla i geni responsabili della degradazione per autofagia e favorisce in tal modo la pulizia della cellula dagli aggregati di alfa-sinucleina e di beta amiloide. Una volta liberata la cellula da questi aggregati, si osserva che la comunicazione sinaptica, attraverso il recettore AMPA, viene ripristinata in modo che la memoria possa funzionare anche in condizioni di elevato carico di informazioni nei soggetti che presentavano il difetto. Continueremo a studiare gli effetti della Spermidina nelle malattie neurodegenerative, da sola e in combinazione con altri trattamenti, e cercheremo di verificare se un arricchimento della dieta possa essere sufficiente per prevenire l’insorgenza della demenza".

Lo studio è il risultato di un lavoro costruito con un network di collaboratori italiani (Università la Sapienza di Roma, Università di Milano, Fondazione Santa Lucia, oltre al Cnr e al Tigem) e internazionali (Université Paris Descartes-Sorbonne) ed è stato supportato da un finanziamento assegnato a Elvira De Leonibus dall’Associazione Americana per l’Alzheimer e dal progetto “Invecchiamento” (gestito dal Cnr per conto del Miur).

venerdì 7 agosto 2020

Arte e Scienza, ricostruito il vero volto di Raffaello

Una ricerca dell'Università di Tor Vergata svela il vero volto di  Raffaello Sanzio. La ricostruzione facciale in 3D. Sciolto il dubbio: i resti custoditi al Pantheon appartengono all’artista.



La ricerca, condotta dal Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia dell'Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l'Accademia Raffaello di Urbino, apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, volti a convalidare l’identità dell’artista e a determinare alcuni caratteri del personaggio correlati con il DNA. Il lavoro scientifico completo della ricostruzione facciale 3D sarà prossimamente sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Nature”.

Nell’anno del 500° anniversario della morte di Raffaello Sanzio da Urbino (1483-1520), il Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico del Dipartimento di Biologia dell'Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l'Accademia Raffaello di Urbino, realizza una ricostruzione tridimensionale computerizzata del volto in età matura di Raffaello Sanzio, uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, per accertare l’identità dei resti custoditi nella tomba del Pantheon. «A questo scopo è stato utilizzato un calco in gesso del cranio di Raffaello prodotto dal formatore Camillo Torrenti nel 1833 in occasione della riesumazione dell’artista e ora in mostra presso il Museo Casa Natale di Raffaello di proprietà dell’Accademia Raffaello», spiega il professor Luigi Bravi, Presidente dell'Accademia Raffaello in Urbino.

Dubbi sull’identità del “divin pittore”

Un dubbio ricorrente sull'identità dei resti ritrovati ha tormentato per secoli i numerosi ammiratori del “divin pittore” definito da Giorgio Vasari “un dio mortale”.

«Finora, nonostante l'accuratezza delle indagini svolte in quell’anno (1833) dall’anatomista Antonio Trasmondo, principale artefice dell’ultima riesumazione di Raffaello, eseguita con i metodi non risolutivi del tempo ma all’avanguardia per l’epoca, non vi era certezza che i resti ritrovati e conservati nel Pantheon fossero realmente quelli del Sanzio», dichiara il professor Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare all’Università Roma “Tor Vergata”. Nell'immediatezza dell'altare della Madonna del Sasso, durante lo scavo sono state infatti rinvenute numerose sepolture tra cui quella di alcuni dei suoi allievi e molti resti scheletrici incompleti.

La ricostruzione facciale 3D

L'obiettivo di questo lavoro scientifico, che sarà prossimamente sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Nature”, è stato quello di realizzare una ricostruzione facciale 3D, realistica e riproducibile, del volto di Raffaello Sanzio, morto prematuramente all’età di 37 anni, molto probabilmente di polmonite. «La ricostruzione facciale rappresenta una tecnica interdisciplinare in grado di ricreare con buona approssimazione, basandosi esclusivamente sulla morfologia del cranio, il volto di una persona al momento della sua morte. Questa procedura è stata ampiamente utilizzata per svelare i volti di resti craniali di rilevanza archeologica e storica, nonché per l’identificazione quando utilizzata in ambito forense», spiegano Cristina Martinez-Labarga, associato di Antropologia forense a “Tor Vergata”, e il professor Raoul Carbone, Grafica 3D Applicata alle Scienze Forensi, Presidente della Fondazione Vigamus. La ricostruzione è stata eseguita manualmente al calcolatore. Questa tipo di procedura estremamente flessibile consente un'elaborazione fluida, come scolpita manualmente, e la creazione di un prodotto realistico con infinite possibilità di rendering.

Analisi morfologica e metrica del calco

Inizialmente, è stato determinato il profilo biologico dell'individuo in esame. «L'analisi morfologica e metrica del calco conservato presso la casa natale dell’artista ci ha permesso di stabilire che il cranio, mostrando caratteristiche fisiche compatibili con l’aspetto del personaggio, poteva appartenere a Raffaello Sanzio, giustificando in questo modo una eventuale fase di ricostruzione 3D del volto. I risultati finali ottenuti sono coerenti e completamente sovrapponibili con il profilo del grande Urbinate che ci è stato trasmesso da prove storiche e dalle sue opere artistiche», ha osservato il professor Falconi.

«Questa ricerca fornisce per la prima volta una prova concreta che lo scheletro riesumato nel Pantheon nel 1833 appartiene a Raffaello Sanzio e apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, volti a convalidare questa identità e a determinare alcuni caratteri del personaggio correlati con il DNA come ad esempio i caratteri fenotipici (colore degli occhi, dei capelli e della carnagione), la provenienza geografica e la presenza di eventuali marcatori genetici che predispongono per malattie», spiega la professoressa Olga Rickards, ordinario di Antropologia molecolare all’Università “Tor Vergata”.

Infine, la ricostruzione è stata confrontata con gli autoritratti di Raffaello e con dipinti di altri autori al fine di valutare la possibilità che Raffaello Sanzio fosse il soggetto rappresentato. «Numerosi indizi storico-artistici – commenta il Prof. Falconi - sono stati trovati per un particolare dipinto che rappresenta un soggetto a ora ritenuto ignoto».

La stampa tridimensionale dell'elaborato, resa in un busto a grandezza naturale e realizzata da Fondazione Vigamus, sarà donata all'Accademia Raffaello e sarà esposta permanentemente nel museo "Casa Natale di Raffaello" in Urbino.

Il gruppo di Ricerca - Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia di Roma “Tor Vergata”:

- Prof. Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare, PhD Biochimica, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”.

- Prof. Cristina Martinez-Labarga, associato di Antropologia forense, Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Laboratorio di Biologia dello Scheletro e Antropologia forense, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”.

- Prof. Raoul Carbone, Grafica 3D Applicata alle Scienze Forensi, Presidente della Fondazione Vigamus.

- Dott.ssa Valeria Ridolfi, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”.

- Prof. Olga Rickards, ordinario di Antropologia molecolare, Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”.

- Prof. Luigi Bravi, Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali, Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Presidente dell'Accademia Raffaello in Urbino, www.accademiaraffaello.it

mercoledì 5 agosto 2020

Alimentazione e ricerca, latte A2: un toccasana per la dieta degli anziani

Una ricerca in collaborazione con il CREA ha svelato che un tipo di latte vaccino, caratterizzato da un diverso profilo di caseine chiamate A2, è un vero toccasana per la dieta degli anziani. Lo studio pubblicato sulla rivista internazionale ‘Nutrients’.





Nei primi mesi di vita il latte è la nostra unica fonte di alimentazione e in età adulta gioca un ruolo molto importante nella dieta giornaliera. Ma anche per la popolazione più anziana, il latte può essere un alimento benefico, specialmente per migliorare la propria salute intestinale.

Lo dimostra uno studio, realizzato nell’ambito del progetto ‘PROLAT’ e pubblicato sulla rivista internazionale ‘Nutrients’, condotto in collaborazione dal CREA, con i centri di Alimenti e Nutrizione di Roma e di Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari di Torino coordinati dalla dott.ssa Marianna Roselli, e dai ricercatori dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA) di Torino, coordinati dalla dott.ssa Laura Cavallarin.

Nello studio, che ha avuto il sostegno della Regione Piemonte e della Centrale del Latte di Italia, i ricercatori hanno valutato gli effetti sull’intestino di un tipo di latte vaccino caratterizzato da un diverso profilo di caseine, le principali proteine contenute nel latte. In particolare, tale latte contiene la proteina beta-caseina esclusivamente di tipo A2, a differenza del latte convenzionale, che contiene una miscela delle proteine beta-caseina A1 e A2.

Dalla ricerca, condotta in laboratorio su modelli murini anziani, è emerso un generale impatto positivo del consumo di latte vaccino sullo stato di benessere intestinale. In particolare, il latte contenente proteina beta-caseina esclusivamente di tipo A2, ha mostrato effetti benefici sul sistema immunitario e sulla morfologia della mucosa intestinale. Inoltre, si è osservato che il consumo di latte vaccino fresco, specialmente quello A2, favorisce la produzione, da parte della popolazione microbica intestinale, di acidi grassi a catena corta, benefici per la salute. 

Complessivamente, i risultati indicano che il consumo di latte vaccino di tipo A2 sembra rallentare parzialmente l’invecchiamento della salute dell’intestino, organo particolarmente sensibile per le persone anziane che soffrono molto spesso di alterazioni a carico del sistema immunitario e del microbiota intestinale. Con questo studio viene confermato l’importanza del consumo di latte vaccino e, nello specifico, di quello contenente unicamente beta caseina di tipo A2, quale strategia adeguata per migliorare la salute dell'intestino nella popolazione, in particolare quella anziana.

Il progetto PROLAT, della durata di 24 mesi, ha visto la partecipazione, oltre a CREA e CNR-ISPA, delle Università di Torino e di Pisa, del Polo Agrifood Piemonte e di Laemmegroup srl ed è stato finanziato nell’ambito del programma POR FESR 2014-2020 della Regione Piemonte. 

I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori. In esposizione i leggendari e magnifici marmi della collezione Torlonia

Oltre 90 opere selezionate e appartenenti alla collezione Torlonia, la più prestigiosa collezione privata di sculture antiche: significativa...