mercoledì 31 luglio 2019

Cinema e città, passeggiata a Testaccio ripercorrendo le scene del film Domenica d'agosto

"Domenica d'agosto" di Luciano Emmer (1950) è stato inserito tra i 100 film italiani da salvare. E' considerato il capofila del genere "neorealismo rosa". Moltissime scene sono girate nei lotti popolari di Testaccio, fino alla stazione di Piramide per il trenino verso Ostia.





Organizzata da Ottavo Colle, associazione romana con l'intento di osservare le trasformazioni e le dinamiche della città di Roma e delle sue identità urbane in movimento, è una rete di ricercatori sociali, artisti, musicisti, poeti che insieme sta raccontando una capitale che cambia con tutti i suoi linguaggi.

Tra le proposte dell'associazione ci sono il Monte dei Cocci, considerato l’Ottavo Colle di Roma, Corviale, la Beat Generation al cimitero acattolico, Archeologia industriale tra Testaccio, Ostiense e Marconi, il Parco degli Acquedotti ricordando l’esperienza con i baraccati della “Scuola 725” di Don Sardelli; sulle tracce di Pasolini leggendo Accattone al Quadraro, Passeggiata a bordo del Tram 19, le 12 borgate ufficiali di Roma (Trullo, San Basilio, Pietralata, Acilia, Tormarancia, Tiburtino III, Tufello, Gordiani, Prenestino, Quarticciolo, Primavalle), Garbatella il borgo marinaro, passeggiata a Ostia leggendo “Amore Tossico” di Caligari, ecc.

Il prossimo appuntamento sarà un incontro tra i luoghi dove si dipana Domenica d’agosto, meraviglioso film di Luciano Emmer in cui si intrecciano cinque storie di personaggi che in una torrida domenica estiva lasciano Roma per cercare refrigerio a Ostia: una ragazza e la sua famiglia, un vigile e la sua fidanzata, un ragazzo con gli amici, un giovane e la sua ex, un vedovo e la giovane figlia. La passeggiata ripercorrerà le scene del film intrecciandole all'analisi dello sviluppo socio urbanistico di quello che fu indicato come il primo quartiere operaio di Roma Capitale, Testaccio.

Appuntamento domenica 4 agosto ore 11,00 a Piazza Testaccio
www.ottavocolle.com

martedì 30 luglio 2019

DreamLab: l’app per aiutare la ricerca sul cancro

Arriva anche in Italia l’iniziativa che permette di mettere a disposizione di un progetto di ricerca la potenza di calcolo del proprio smartphone. E' un’app di Fondazione Vodafone e Airc che consente a chiunque di mettere al servizio la capacità di elaborazione del telefono per la ricerca oncologica dell’Ifom.





Aiutare la ricerca sul cancro? Si può fare a occhi chiusi. Non è un modo di dire, ma la nuova brillante idea di Fondazione Vodafone e Airc. Tutto ciò che serve è uno smartphone, un caricabatterie, l’app DreamLab e qualche buona ora di sonno.

Dopo aver scaricato la app e collegato il telefono al caricabatterie, basterà attivare DreamLab per far sì che la potenza di elaborazione dello smartphone sia messa a disposizione della ricerca, in modo da velocizzare i complicatissimi calcoli che sono sempre necessari al giorno d’oggi per gli studi oncologici. Fondazione Vodafone ha già lanciato l’app nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, e in Italia ha messo l’app al servizio del progetto Genoma in 3D di IFOM, l’Istituto FIRC per l’oncologia molecolare.

Come spiega Francesco Ferrari, a capo del progetto di ricerca e responsabile del laboratorio di genomica computazionale di IFOM, Genoma in 3D punta a caratterizzare in modo accurato la struttura tridimensionale del DNA. “Finora la maggior parte della ricerca molecolare sul cancro si è concentrata sulle mutazioni che riguardano la porzione di DNA codificante per le proteine. Questa porzione, però, rappresenta solo una piccolissima parte del nostro DNA, circa il 2 per cento. Il restante 98 per cento contiene, tra le altre cose, istruzioni che servono a regolare se e quando i geni codificanti devono essere attivati, per fabbricare le rispettive proteine, e in che misura lo devono fare.”

Capire che cosa fanno queste regioni e come loro eventuali mutazioni influiscono sull'insorgenza e la progressione del cancro è uno degli obiettivi principali del gruppo di ricerca guidato da Ferrari. L'équipe si interessa in particolare degli effetti della struttura tridimensionale del DNA sulla funzionalità delle regioni non codificanti. “Il fatto è” precisa Ferrari “che all'interno del nucleo di una cellula i filamenti di DNA sono avvolti attorno a una serie di proteine e insieme a esse sono ripiegati in una specifica architettura in tre dimensioni che non è casuale, e anzi contribuisce a modulare la funzione delle regioni sia regolatorie sia codificanti.”

Per svolgere questo tipo di analisi servono strumenti bioinformatici e statistici molto potenti. È qui che entra in campo DreamLab. Più alto sarà infatti il numero di utilizzatori di smartphone che aderiranno al progetto, maggiore sarà la velocità di calcolo a disposizione dell'analisi dell’enorme quantità di dati sull'architettura 3D del DNA. “I risultati ci aiuteranno a interpretare il significato delle mutazioni nelle regioni non codificanti del genoma in pazienti con tumore” conclude Ferrari, sottolineando che all'inizio il progetto si concentrerà sul tumore del seno, uno dei più diffusi, per poi passare ad altri tipi di neoplasie come quelle del polmone e del pancreas.

Vuoi scaricare DreamLab?

Puoi trovare a questa pagina la versione Android e a questa la versione per iPhone. Comincia subito ad aiutare la ricerca sul cancro!

lunedì 29 luglio 2019

Pop Icons. Discovering Buñuel, un ritratto del padre del cinema surrealista

Un ritratto del padre del cinema surrealista, Luis Buñuel. È il documentario “Discovering Buñuel”, in onda stasera alle 21.15 su Rai5, che ripercorre la carriera di questo regista dissacrante e controverso. 




Luis Buñuel, il cineasta spagnolo che con il suo linguaggio filmico irriverente e trasgressivo, perennemente volto a dissacrare lo stile di vita borghese, fu sempre inviso ai benpensanti e che ha sempre rivendicato la soggettività e la parzialità del suo sguardo sul mondo, escludendo dalle sue opere cinematografiche ogni pretesa all’universalità.

Spagnolo di nascita, francese di adozione e rivoluzionario per vocazione. Gli studi universitari a Madrid, l’esilio volontario a Parigi, durante il quale la sua passione per il cinema prenderà corpo nei primi esperimenti concreti, l’incontro decisivo con Salvator Dalì e l’adesione al movimento surrealista costituiscono alcune delle tappe fondamentali del suo percorso esistenziale e artistico. 

Il documentario parte dagli esordi nel 1929 con "Un chien andalou", realizzato lavorando a stretto contatto con Salvador Dalí, passa per "L'Age d'Or" concepito come attacco alle istituzioni borghesi, e arriva al suo riconoscimento universale come regista. Buñuel vinse numerosi premi, anche come miglior regista a Cannes, e lavorò con alcune tra le star più importanti del periodo, come Jeanne Moreau e Catherine Deneuve.

Alimentazione e ricerca. Dagli agrumi un innovativo estratto benefico

Agrumi italiani: dalla ricerca del CREA un innovativo estratto benefico ricco di antocianine e polifenoli. Dimostrata l'efficacia sulla nefropatia diabetica. Lo studio pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Cellular Physiology.






La comunità scientifica è ormai concorde nel riconoscere le funzioni antiossidante e antinfiammatoria svolte dalle antocianine e dai polifenoli in generale, molecole bioattive naturali ampiamente presenti nel mondo vegetale, apprezzati per le loro proprietà salutistiche e per il contributo alla prevenzione di numerose patologie.

Il CREA, con il suo centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, ha valutato l’effetto preventivo dell’assunzione di un nuovo estratto proveniente dagli scarti di lavorazione dell'arancia rossa e della scorza di limone, ricco di antocianine e polifenoli, sullo sviluppo e avanzamento delle disfunzioni renali, in particolare la nefropatia diabetica.

La nefropatia diabetica è una malattia cronica che deteriora la funzionalità renale irreversibilmente, fino ad arrivare allo stadio terminale ed è particolarmente frequente in molti casi di diabete mellito (o diabete di tipo II), le cui cause vanno ricercate nell’iperglicemia, nello stress ossidativo e nell’infiammazione renale. Inibire, pertanto, lo stress ossidativo e l'infiammazione potrebbe essere fondamentale per contribuire a ostacolare il progressivo avanzamento della malattia.

Nel dettaglio, lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Cellular Physiology, è consistito nell’inserire nell’alimentazione di animali da esperimento (topi Zucher grassi diabetici) l’estratto di arancia rossa e di limone, per misurarne le ricadute sullo stress ossidativo, sulla funzione renale e su alcuni disturbi metabolici riscontrati nel diabete di tipo II. Le varietà impiegate sono state per l’arancia rossa ‘Tarocco’, ‘Moro’ e ‘Sanguinello’, per il limone il ‘Femminello’, in particolare della sua fioritura estiva, il ‘Verdello’.

Le analisi, effettuate dopo 6, 15 e 30 settimane, hanno evidenziato che tale estratto consente di ripristinare i normali livelli di glucosio nel sangue ed il peso corporeo. Sono stati, inoltre, neutralizzati i radicali liberi a beneficio di una maggiore efficacia del sistema antiossidante. In questo modo è stata attenuata, quindi, la gravità della nefropatia diabetica, bloccandone lo sviluppo, e sono stati limitati i danni renali indotti dal diabete mellito di tipo II. L’estratto è un brevetto CREA N° 102017000057761 “Metodo per la produzione di un estratto da sottoprodotti della lavorazione degli agrumi ed estratto così ottenuto”.

 «Possiamo ipotizzare – afferma Paolo Rapisarda, Direttore del CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura - che l’assunzione di tale estratto, contenente i principi attivi delle arance rosse e del limone, potrebbe contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da diabete di tipo II, dimostrando così, ancora una volta, gli importanti effetti benefici dei nostri agrumi»

mercoledì 24 luglio 2019

Mostre. Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte

Ai Musei Capitolini, Sale Espositive di Palazzo Caffarelli la mostra Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte. Fino al 03/11/2019.


I Musei Capitolini rendono omaggio a Luca Signorelli uno dei più grandi protagonisti del Rinascimento italiano, attraverso una selezione di opere di grande prestigio provenienti da collezioni italiane e straniere. 



Nell'avvicinarsi dell’anniversario dei Cinquecento anni dalla morte di Raffaello, i Musei Capitolini rendono omaggio a Luca Signorelli (Cortona, 1450 ca. -1523), attraverso un’attenta selezione di circa 60 opere di grande prestigio provenienti da collezioni italiane e straniere, molte delle quali per la prima volta esposte a Roma, l’esposizione intende mettere in risalto il contesto storico artistico in cui avvenne il primo soggiorno romano dell’artista e offrire nuove letture sul legame diretto e indiretto che si instaurò fra l’artista e Roma.

Viene così celebrato, per la prima volta a Roma, uno dei più grandi protagonisti del Rinascimento italiano, la cui altissima parabola pittorica è stata oscurata solo dall'imponderabile arrivo di due giganti della generazione successiva: Michelangelo (1475-1564) e Raffaello (1483-1520), che al maestro di Cortona si erano però ispirati per raggiungere quell'insuperabile vertice della pittura che gli stessi contemporanei gli attribuirono.

Come scrisse infatti Giorgio Vasari, Luca Signorelli «fu ne’ suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai». Il percorso, organizzato in sette sezioni, parte da un’introduzione sull’errore vasariano del vero volto dell’artista, rappresentato nelle due diverse sembianze dai Busti realizzati da Pietro Tenerani (Museo di Roma) e da Pietro Pierantoni (Musei Capitolini, Protomoteca).

I visitatori vengono poi accompagnati nella Roma del pontefice Sisto IV (1471-1484), fra le Antichità Capitoline, e davanti ad alcune opere del Maestro in cui monumenti, antichità cristiane, e statuaria classica osservati a Roma rivivono o vengono rievocati, come il Martirio di san Sebastiano (Pinacoteca Comunale di Città di Castello), il Cristo in croce e Maria Maddalena (Galleria degli Uffizi), il tondo di Monaco e la pala di Arcevia.

Il percorso prosegue all’interno della Cappella Nova di Orvieto, ricostruita attraverso un gioco di riproduzioni retroilluminate, per giungere davanti ad alcuni suoi capolavori sul tema della grazia e dell’amore materno, fra cui la Vergine col Bambino del Metropolitan Museum of Art di New York e la preziosa tavola di proprietà della principessa Pallavicini. Seguono poi le sezioni dedicate al soggiorno di Signorelli a Roma sotto il pontefice Leone X (1513-1521) e ai suoi rapporti con Bramante e Michelangelo.

A conclusione della visita, un capitolo è dedicato alla riscoperta del Maestro tra Otto e Novecento nell’arte, nella letteratura e nel mercato antiquario, con la Flagellazione (Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro, Venezia) e la Madonna col Bambino fra quattro santi e angeli (Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo)

Signorelli a Roma

Il nome del Maestro cortonese è legato alla città pontificia da una sola commissione documentata, l’affresco con il Testamento e morte di Mosè eseguito per la Cappella Sistina nel 1482. A Roma, infatti, Signorelli non ottenne quel riconoscimento che gli fu tributato in Umbria, nelle Marche e in patria, neppure quando nel 1513 fu eletto al soglio pontificio Leone X Medici, presso la cui famiglia era stato ‘a servizio’ a Firenze.

Se Roma non fu generosa con lui, fu proprio in seguito alle sue esperienze romane che Signorelli elaborò il linguaggio pittorico originale che contraddistinse sia la sua produzione giovanile sia quella matura, con la «perfetta fusione tra civiltà classica e cristiana». A Roma Signorelli ebbe occasione di conoscere direttamente le origini della cristianità e le sculture antiche: in particolare quelle già presenti sul Campidoglio, come lo Spinario - il celebre bronzo giunto sul colle capitolino nel 1471 con la donazione al popolo romano da parte di Sisto IV.

Dallo studio dell’Antico Signorelli ricavò un particolare repertorio tipologico di nudi maschili e una varietà di pose che rivivono nelle figure che abitano, come ‘comparse’, le sue scene dipinte. Nella sua continua evoluzione, ingredienti come dinamismo, tensione, animazione, classicità e grazia troveranno una perfetta fusione nel suo capolavoro assoluto: gli affreschi sulle pareti della Cappella Nova a Orvieto (1499-1504), una scuola per i grandi Maestri del Rinascimento.

Tra oblio e riscoperte

Seppure considerato ai suoi tempi “in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio”, Luca Signorelli cadrà nell’oblio e solo nel tardo Settecento e soprattutto nel XIX secolo, con l’affacciarsi delle correnti puriste e preraffaellite, gli artisti e la critica lo riscopriranno come uno dei precursori della più alta stagione del Rinascimento. Immagini tratte dagli affreschi della Cappella Nova nel Duomo di Orvieto, detta anche di San Brizio, saranno inserite nella prima monumentale storia dell’arte illustrata da Seroux d’Agincourt e copie dei capolavori di Signorelli saranno più volte incise e riprodotte. Nel 1816 Roma riconoscerà a Signorelli un posto d’onore, collocando il suo busto ritratto nel Pantheon; alla metà dell’Ottocento Signorelli sarà eletto fra coloro che resero grande la patria, con il ritratto eseguito da Pietro Tenerani, finalmente con la sua vera effigie.

Suggestioni signorelliane si riscontreranno anche in molti pittori del Novecento, tra cui Franco Gentilini e Corrado Cagli, mentre nel 1903 sarà edita in Italia la prima importante monografia scientifica (Girolamo Mancini, Vita di Luca Signorelli) e nel 1953 sarà aperta la prima retrospettiva curata da Mario Salmi, accompagnata da infuocate polemiche. Al 2012 risale l’ultima rassegna monografica sull’artista, a Perugia.

Oblio e fortuna caratterizzeranno la figura di Signorelli anche in rapporto al fenomeno del collezionismo dilagante tra Otto e Novecento. Le sue opere, molto ricercate dal mercato antiquario, cominceranno a fluttuare nelle mani dei grandi mercanti d’arte, che non avranno scrupoli a smembrarle e decontestualizzarle, rifornendo di “Signorelli” i nascenti musei degli Stati Nazionali o arredando con opere di Signorelli le case museo dei grandi magnati americani.

A partire dal 1903 la Direzione Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione tentò di arginare questo fenomeno di dispersione, includendo nel “Catalogo delle opere di sommo pregio appartenenti ai privati”, pubblicato in allegato alla prima legge nazionale di tutela (1902), la Madonna con Bambino fra angeli e santi della collezione Tommasi di Cortona e impedendone di fatto la progettata alienazione.

Archeologia, Castelli Romani: scoperto il più antico calendario lunare in un ciottolo di 10.000 anni fa

Un nuovo studio, coordinato dalla Sapienza, scopre il più antico calendario lunare in un ciottolo del Paleolitico superiore proveniente dai Colli Albani. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Archaeological Science: Reports.





Il calendario lunare più antico è un ciottolo del Paleolitico superiore rinvenuto nella zona di Velletri, sui Colli Albani. A svelarlo è Flavio Altamura del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, che ha presentato i risultati di analisi condotte su un’enigmatica pietra decorata più di 10.000 anni fa. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Archaeological Science: Reports.

Il reperto è stato rinvenuto nel 2007 sulla cima di Monte Alto, sui Colli Albani, a sud di Roma. Il manufatto è stato definito come strumento “notazionale” e rappresenta uno dei rarissimi reperti paleolitici per i quali gli studiosi hanno ipotizzato questo utilizzo. Ad attirare l’attenzione degli archeologi sono tre serie di brevi incisioni lineari, chiamate “tacche”, lungo tre lati adiacenti del ciottolo. I misteriosi segni comprendono rispettivamente sette, nove/dieci e undici tacche, disposte in maniera regolare e simmetrica, fino a esaurire lo spazio disponibile lungo ciascun lato.

Il complesso sistema di incisioni, il loro numero (27 o 28) e la loro distribuzione spaziale potrebbero indicare un sistema di conteggio basato sul ciclo della luna.

“Le indagini hanno rivelato – spiega Flavio Altamura – che le tacche sono state tracciate nel corso del tempo utilizzando più strumenti litici affilati, come se fossero servite per contare, calcolare o per immagazzinare la memoria di un qualche tipo di informazione”.

Il fatto che le incisioni presentino lo stesso numero dei giorni del mese lunare sinodico o sidereo rappresenta un caso unico tra i presunti oggetti interpretati come calendari lunari, rendendo l’esemplare di Monte Alto il più antico e verosimile esempio di questa categoria di manufatti nel record preistorico mondiale.

La scoperta è stata tanto straordinaria quanto inaspettata. Infatti la pietra è caratterizzata da una storia funzionale complessa: fu utilizzata prima come strumento per scheggiare e modificare manufatti di selce, cioè come percussore, per poi essere impiegata come pestello per polverizzare sostanze coloranti, per esempio l’ocra rossa. Dalle analisi petrografiche, i ricercatori inoltre hanno rilevato la composizione del ciottolo, constatando che questo tipo di materiale (calcare marnoso) proviene da siti geologici che distano decine di chilometri dal luogo di rinvenimento. Il ciottolo fu quindi trasportato a lungo prima di essere perso, abbandonato o deposto sulla cima di Monte Alto, un rilievo montuoso ripido e isolato.

Il reperto è quindi uno dei primi tentativi nella storia dell’uomo di comprendere e misurare lo scorrere del tempo e fornisce nuove acquisizioni sulle capacità cognitive e matematiche dell’uomo preistorico. Il manufatto dei Colli Albani, per quanto primordiale, può essere considerato l’antenato del moderno calendario “da tavolo” e segna in un certo senso l’inizio dell’interesse "scientifico" della nostra specie per la luna.

Nel Paleolitico, l’uomo fece quindi il primo piccolo passo del cammino che lo ha portato, 10.000 anni dopo, alla conquista del nostro satellite.



Riferimenti:
A new notational artifact from the Upper Paleolithic? Technological and traceological analysis of a pebble decorated with notches found on Monte Alto (Velletri, Italy) - Altamura, F. - Journal of Archaeological Science: Reports 2019, 26, 101925.   DOI: https://doi.org/10.1016/j.jasrep.2019.101925

Musica. Paolo Fresu & Daniele Di Bonaventura with Jaques Morelenbaum

L’Estate a Casa del Jazz: appuntamento con Paolo Fresu & Daniele Di Bonaventura with Jaques Morelenbaum. Il 25 luglio 2019 ore 21.00.





Un appuntamento da non perdere per gli amanti del jazz di qualità con Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura, un duo che vive ormai da anni una dimensione davvero particolare: l'incontro di due strumenti così apparentemente dissimili quali la tromba e la “fisarmonica argentina”.

A loro si unisce il violoncellista carioca Jaques Morelenbaum, maestro del suono, della musica evocativa, un “must” della musica brasiliana contemporanea. Un incontro, quello fra il trombettista sardo e il bandoneonista marchigiano, ormai ben rodato attraverso tanti concerti e che viene veicolato con intelligenza attraverso un concerto di grande effetto ricco di poesia, intimismo e di quelle piccole cose capaci di raccontare i colori dell'universo musicale contemporaneo.

Da un’altra parte del cielo vive invece l’incontro con Jaques Morelenbaum, ben noto in Italia specialmente per le tante importanti frequentazioni con l’importante nome di Caetano Veloso. Le sonorità fondamentali sono ovviamente quelle che si appoggiano sull'immenso patrimonio sonoro brasiliano, "filtrato" dalle lenti mediterranee e dalla ricerca del peculiare suono di Fresu.

martedì 23 luglio 2019

Teatro, musica, danze popolari, Fantastiche Visioni: il Festival ad Ariccia

Al via ad Ariccia il Festival Fantastiche Visioni 2019. Labirinti di suoni e di sogni. Musica e danze popolari con Tarant…Ariccia! Suoni del Mediterraneo. Teatro ed esperienza immersiva nel seicentesco giardino/scrigno di Palazzo Chigi di Ariccia con Labirinto d’Amore – Orlando Furioso. Dal 26 luglio al 4 agosto 2019 Parco di Palazzo Chigi – Via dell’Uccelliera, 1. Ariccia (RM).





Per festeggiare i 10 anni di una delle manifestazioni che più ha allietato negli anni il pubblico romano e non solo, dialogando con il territorio attraverso proposte alte e al tempo stesso popolari, ad Ariccia (RM) dal 26 luglio al 4 agosto 2019 torna Fantastiche Visioni, che per l’occasione si rinnova nel segno della valorizzazione del patrimonio culturale.

Risvegliare e tutelare l’identità e il senso di appartenenza comune alle terre del centro e del sud Italia è, infatti, l’obiettivo della decima edizione che, dopo aver proposto negli anni grandi nomi del teatro, oggi concentra l’attenzione su un connubio tra Teatro, Musica e Danza, dove l’espressione “popolare” si riappropria dei suoi contenuti più nobili e delle sue caratteristiche di efficace connettore culturale, con l’intento di riavvicinare il numeroso pubblico ai suoni più antichi della patrimonio musicale nostrano, oltre che al patrimonio poetico e teatrale.

A questo scopo, insieme allo spettacolo immersivo sulle parole di Ludovico Ariosto nel seicentesco giardino/scrigno di Palazzo Chigi di Ariccia, “Labirinto d’Amore – Orlando Furioso nel Parco Chigi di Ariccia”, che a grande richiesta torna in scena dopo i sold out della scorsa estate, Fantastiche Visioni per il 2019 propone per la prima volta un programma di musica e danze popolari con la partecipazione di artisti nazionali ed internazionali, dal titolo: “Tarant…Ariccia! Suoni del Mediterraneo”. Un contenitore di spettacoli musicali dal vivo e di esperienze didattiche relative alle danze popolari, ideato per fare di Ariccia il nuovo approdo di un viaggio in cui artisti della scena italiana – e non solo – faranno conoscere la forza di una tradizione musicale che si rinnova continuamente pur mantenendo intatto il suo fascino.

Un insieme di musiche e di storie e di esperienze artistiche che rappresentano un patrimonio da tramandare e riscoprire per non perdere la memoria musicale – vero elemento identificativo di una comunità e di una nazione – ma pronto a reinventarsi, ad aprirsi al mondo, alle musiche che arrivano dai tanti migranti e artisti che vivono ormai stabilmente in Italia, di dialogare con le altre sponde del Mediterraneo e oltre.

Si parte il 26 luglio con Salentrio, progetto nato dall’incontro musicale tra tre talentuosi protagonisti della scena popolare e world music italiana: Massimilano De Marco e Luca Buccarella e Roberto Chiga, per proseguire il 27 luglio con Alla Piazza, di Terreinazione Ensemble, che per l’occasione vede coinvolti, in un progetto site specific all’interno dei giardini incantevoli di Palazzo Chigi, un insieme di musici e danzatori provenienti da Italia e dal mondo.

Il 28 luglio e poi dall’1 al 4 agosto il parco interno di Palazzo Chigi in Ariccia diventa ancora una volta scenografia perfetta di “Labirinto d’Amore – Orlando Furioso” con la regia di Giacomo Zito: 14 attori per uno spettacolo immersivo negli spazi seicenteschi dei giardini che, con gli scorci suggestivi e le straordinarie strutture architettoniche che lo caratterizzano, si trasforma in scenografia ideale per la rappresentazione di questa divertente versione dell’epopea ariostesca. Una messa in scena totalizzante e itinerante, in cui lo spettatore è invitato a seguire 4 storie d’amore tratte dalla grande penna di Ludovico Ariosto, in uno dei patrimoni storici e artistici del Lazio.
Fantastiche Visioni è un progetto realizzato da Arteidea Eventi e Servizi con il contributo economico del Comune di Ariccia, e con la collaborazione dell’Associazione Culturale Amici di Palazzo Chigi.

PROGRAMMA E CALENDARIO
26 luglio – 4 agosto 2019
Parco di Palazzo Chigi – Via dell’Uccelliera, 1 – Ariccia

Fantastiche Visioni 2019 – X edizione
Tarant…Ariccia! Suoni del Mediterraneo

VENERDÌ 26 luglio 2019
Tarant…Ariccia! Suoni del Mediterraneo
Parco di Palazzo Chigi
ore 17:00 – 19:00

TARANTELLAB: Laboratorio Danze Popolari
laboratorio di approccio alle danze popolari, propedeutico alla serata musical: un’occasione di sperimentazione corporeo alle sonorità e alle danze popolari del Centro Sud Italia.
Sarà un incontro esperienziale di avvicinamento alle danze popolari, attraverso le quali si attraverseranno le varie regioni e le loro sonorità, accordando il corpo ai diversi ritmi in modo fluido e istintivo. L’obiettivo sarà quello di sperimentare la danza con semplicità, vivendola da dentro.
Il laboratorio è tenuto da Samanta Chiavarelli e offerto da A.P.S. Cotula

Info e prenotazioni preno@arteideaeventieservizi.it
tel: 345 8302798 – 345 9615409
partecipazione gratuita.

Parco di Palazzo Chigi
ore 21:30

SALENTRIO – CONCERTO DI MUSICA POPOLARE SALENTINA
Massimiliano De Marco, Luca Buccarella, Roberto Chiga
Pizzica e canti del Salento
A.P.S. Cotula – Terre in Azione
Il progetto nasce dall’ incontro musicale tra tre talentuosi protagonisti della scena popolare e world music italiana: Massimilano De Marco e Luca Buccarella e Roberto Chiga. Da giovanissimi formano il loro gusto musicale grazie all’incontro con alcuni tra i portavoce piu significativi della cultura tradizionale salentina, tra cui: Uccio Aloisi, Luigi Cafaro, Pino Zimba, Cantori di Carpino, Antonio Calzolaro. Successivamente intraprendono una personale ricerca che va dallo studio tecnico dei diversi strumenti, alla musico-terapia e infine alla composizione musicale, che li porta ad integrare canti e suonate appresi tradizionalmente con competenze musicali specifiche. Salentrio è un esplosivo trio di musica popolare salentina che, con la spontaneità e la goliardia tipiche delle feste da ballo , propone un ampio repertorio composto da: pizzica pizzica, stornelli, canti polivocali alla stisa , valzer, mazurke, suonate di barberia, e altre tarantelle tipiche delle varie zone del sud Italia.

Info e prenotazioni preno@arteideaeventieservizi.it
tel: 345 8302798 – 345 9615409
biglietti: € 10 intero, € 8 ridotto (under 18 e residenti).

SABATO 27 luglio 2019
Tarant…Ariccia! Suoni del Mediterraneo
Parco di Palazzo Chigi
ore 17:00 – 19:00

TARANTELLAB : Laboratorio Danze Popolari
laboratorio di approccio alle danze popolari, propedeutico alla serata musicale tenuto da Samanta Chiavarelli e offerto da A.P.S. Cotula

Info e prenotazioni preno@arteideaeventieservizi.it
tel: 345 8302798 – 345 9615409
partecipazione gratuita.

Parco di Palazzo Chigi
ore 21:30

ALLA PIAZZA – CONCERTO DI MUSICA POPOLARE – TerreInAzione ensemble
Giuliano Gabriele voce, organetto
Anna Maria Giorgi voce
Luca Attura Voce, chitarra Battente, tamburello
Lucia Cremonesi viola, lira calabrese
Eduardo Vessella tamburi a cornice, percussioni
Gianfranco De Lisi basso acustico
Carmine Scialla chitarra battente e bouzouki
Francesco di Cristoforo fiati e cornamuse
direzione Giuliano Gabriele
tecnico del Suono Giammo
coreografie di Samanta Chiavarelli
A.P.S. Cotula – Terre in Azione

Un tempo “alla piazza” ci si trovava per ogni cosa; alla piazza c’erano le Osterie, le panchine, i giardini, comunque luoghi di transito, ma anche di incontro.
La piazza è il vero testimone della storia dei nostri luoghi.
L’evento musicale valorizzerà proprio la bellezza dell’incontro tra culture e tradizioni diverse, incontro che vedrà la presenza di un gruppo musicale appositamente costituito per l’occasione, con la partecipazione di artisti di rilievo nazionale ed internazionale e provenienti dalle diverse regioni del centro sud, per presentare brani e danze della propria tradizione popolare.

Info e prenotazioni preno@arteideaeventieservizi.it
tel: 345 8302798 – 345 9615409
biglietti: € 10 intero, € 8 ridotto (under 18 e residenti).

MARFISA E RUGGERO – Alessandra Patella, Dario Di Luccio – foto di Marco Bonomo

LABIRINTO D’AMORE Orlando Furioso nel Parco Chigi in Ariccia
Duelli, magie, incantesimi e gesta eroiche
TERZO ANNO DI REPLICHE!
Uno spettacolo immersivo nel seicentesco giardino/scrigno di Palazzo Chigi di Ariccia, sulle parole di Ludovico Ariosto

DOMENICA 28 luglio 2019
GIOVEDÌ 1 agosto 2019
VENERDÌ 2 agosto 2019
SABATO 3 agosto 2019
DOMENICA 4 agosto 2019

Parco di Palazzo Chigi ore 19.30
LABIRINTO D’AMORE – Orlando Furioso nel Parco Chigi di Ariccia – Edizione 2019
regia Giacomo Zito
Arteidea Eventi e Servizi produzioni

Info e prenotazioni preno@arteideaeventieservizi.it
tel: 345 8302798 – 345 9615409
biglietti: € 10 intero, € 8 ridotto (under 18 e residenti).

Dopo il successo delle due precedenti edizioni torna Labirinto d’Amore: 15 attori per uno spettacolo immersivo negli spazi seicenteschi dei giardini di Palazzo Chigi di Ariccia (RM) che, con gli scorci suggestivi e le straordinarie strutture architettoniche che lo caratterizzano, si trasforma in scenografia ideale per la rappresentazione di questa divertente versione dell’epopea ariostesca. Una messa in scena totalizzante e itinerante, in cui lo spettatore è invitato a seguire 4 storie d’amore tratte dalla grande penna di Ludovico Ariosto, in uno dei patrimoni storici e artistici del Lazio.
Magie, incantesimi e poteri sovrumani: nell’Orlando Furioso tutto è possibile, proprio come in un sogno, e, come in un sogno, tutto ciò che accade rimanda a simboli nascosti nel profondo del nostro inconscio.
Il risultato, grazie alla regia di Giacomo Zito, è un mondo magico, dentro il quale lo spettatore/viaggiatore si addentra e, coinvolto in prima persona, si perde per seguire le avventure dei personaggi.
Il pubblico si muove in questo labirinto godendosi la caleidoscopica coralità di immagini, voci e suoni generati dalla rievocazione da parte dei personaggi delle loro avventure e dei loro travagli amorosi, alcuni dei quali impressi energicamente nell’immaginario collettivo, come la follia di Orlando a causa del’amore di Angelica per il giovane Medoro.
Un’atmosfera di sogno, un remoto e imprevedibile universo dove tutto ciò che accade alimenta l’illusione che il tempo possa essersi fermato.
Una ricostruzione che al tempo stesso è viaggio nell’immaginario e momento unico per godere di uno dei più grandi capitoli della nostra letteratura, in uno spazio unico visitabile così anche in orario serale.

Labirinto d’Amore – Orlando Furioso nel Parco Chigi in Ariccia
con Luigi Pisani, Chiara Di Stefano, Laura Rovetti, Nicola Sorrenti, Mirella Dino, Giordano Bonini, Francesca La Scala, Daniele Ponzo e con Dario Di Luccio, Federico Lunetta, Alessandra Patella, Lorenzo Stamerra, Jacopo Strologo, Elisa Cocco, Riccardo Zito.

sabato 20 luglio 2019

Ricerca. All’Aquila i giovani scienziati che progetteranno le città del futuro

Confluiranno all’Aquila da ogni parte del mondo i progettisti delle città del futuro. A loro è rivolta “Smart City looks like…”, una scuola internazionale estiva sul tema delle città intelligenti, che si terrà al Gran Sasso Science Institute (GSSI) dal 22 al 28 luglio. 




Nella settimana di lezioni, 30 giovani ricercatori provenienti da 19 paesi di 4 continenti studieranno come trasformare in realtà l’idea di smart city – una città efficiente, verde, aperta all’innovazione e alla partecipazione, che attrae talenti, crea lavoro e produce benessere.

Oltre che sull’internazionalità, la summer school organizzata da Leonardo Mariani dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e da Ludovico Iovino del GSSI punta anche sull’interdisciplinarità. Ciascun partecipante porterà nella scuola competenze diverse, che vanno dall’informatica all’economia, passando per l’urbanistica e l’architettura. Ad ampliare la varietà di prospettive in campo contribuirà inoltre la presenza di docenti di altissimo rilievo a livello europeo in ambito sia universitario che industriale. Solo per citarne alcuni, Antonio Puliafito, professore di ingegneria informatica all’Università di Messina e direttore del laboratorio nazionale Smart City del CINI; Julian Tait, cofondatore e CEO di Open Data Manchester; Saverio Romeo, esperto della Commissione Europea per il progetto Digital Cities Challenge.

A un anno dal convegno “I-Cities”, organizzato dall’Università dell’Aquila e dal Laboratorio Nazionale CINI “Smart Cities & Communities”, il GSSI torna a ospitare un altro evento di riferimento a livello nazionale sulle smart cities. È la conferma di come L’Aquila e le sue istituzioni scientifiche abbiano assunto un ruolo centrale nell’odierno dibattito internazionale sulle città intelligenti. Fin dalla sua fondazione, il GSSI studia la città da una prospettiva transdisciplinare – all’intersezione tra le proprie aree di ricerca in Informatica e in Scienze Sociali – e offre un corso di dottorato in Studi Urbani e Scienze Regionali.

I due organizzatori di “Smart City looks like…” esprimono una visione comune sugli obiettivi della scuola. “Nel corso della conferenza ‘I-Cities’ 2018 era emersa la necessità di formare studenti e giovani ricercatori di ambiti differenti e indirizzarli verso queste tematiche – spiega Ludovico Iovino. – Per rispondere a tale esigenza, io e Leonardo Mariani abbiamo progettato questa iniziativa, che coniuga la formazione teorica con le esperienze sul campo e i rapporti con il mondo industriale”.  “I partecipanti beneficeranno di una formazione profondamente interdisciplinare, che include temi come smart tourism, cybersecurity, IoT, mobilità intelligente, economia circolare, smart governance e open data – aggiunge Leonardo Mariani. – Inoltre l’elevata eterogeneità dei partecipanti, combinata alle numerose attività di gruppo previste, creerà un contesto stimolante che faciliterà la contaminazione dei saperi e delle idee”.

La città dell’Aquila non farà solo da cornice all’evento, ma diventerà un vero e proprio caso di studio, oggetto delle due esperienze sul campo previste dalla scuola. Il 24 luglio è prevista una visita alla sede della Thales Alenia Space, mentre il giorno seguente, docenti e studenti saranno introdotti da Fabio Graziosi, professore di ingegneria delle telecomunicazioni presso l’Università degli Studi dell’Aquila, al progetto “Incipit” per la realizzazione di un anello in fibra ottica al servizio di uffici, scuole e università. Seguirà un sopralluogo all’interno dello smart tunnel, l’innovativa struttura sotterranea in costruzione nel post-sisma aquilano, nata per proteggere e gestire al meglio servizi urbani e reti di comunicazione.

LA SCHEDA

Chi: Gran Sasso Science Institute, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Che cosa: “Smart City looks like…”, scuola estiva sul tema delle città intelligenti.
Dove: Gran Sasso Science Institute, Via Michele Iacobucci 2, L’Aquila.
Quando: Da lunedì 22 a domenica 28 luglio.
Programma e sito ufficiale della Summer School: https://cs.gssi.it/summerschool/

venerdì 19 luglio 2019

Società. I centri e i servizi antiviolenza in italia: quanti sono e come funzionano secondo l'indagine Istat- Cnr







Sono complessivamente 338 i centri e i servizi specializzati nel sostegno alle donne vittime di violenza, ai quali si sono rivolte almeno una volta in un anno 54.706 donne; di queste il 59,6% ha poi iniziato un percorso di uscita dalla violenza. È la fotografia scattata da Istat e Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, sulla base di accordi con il Dipartimento per le Pari Opportunità, per monitorare nel tempo le prestazioni e i servizi offerti alle vittime, con l’obiettivo di migliorare la copertura territoriale e la competenza del personale.

I risultati dell’indagine, che rientra tra le azioni previste dal Piano Strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne, si riferiscono al 2017. Sul totale di 338 centri e servizi antiviolenza monitorati, 253 sono quelli che sono riconosciuti dalle regioni e segnalati al Dipartimento per le pari opportunità come finanziabili in quanto aderiscono all’intesa Stato-Regioni sottoscritta nel 2014, mentre i restanti 85 non vi aderiscono.

La distribuzione regionale

In Italia, dunque, esistono 1,2 centri/servizi per ogni 100mila donne con 14 anni e più. Il dato medio è uniforme tra Nord e Centro, ed è più elevato nel Mezzogiorno dove i centri/servizi antiviolenza risultano 1,5 per 100.000 donne residenti.

Superano la media italiana le Regioni Abruzzo con 2,3 centri/servizi per 100 mila donne, la Provincia autonoma di Bolzano con 2,3, il Molise con 2,1 e la Campania con 2,0. In Sicilia, Basilicata e Lazio il numero dei centri/servizi è invece di poco inferiore a 1 per 100 mila donne. In media sono presenti circa 16 centri/servizi in ogni Regione/Provincia autonoma.

In numeri assoluti, Campania (51) e Lombardia (47) accolgono quasi il 30% dei centri/servizi antiviolenza presenti in Italia.

Le prestazioni e i servizi offerti

I centri antiviolenza si fanno carico delle vittime insieme ai servizi del territorio e alla rete territoriale. I risultati delle rilevazioni sulle prestazioni fornite dalle 338 strutture oggetto dell’indagine hanno fatto emergere:

- un’ottima offerta di alcune prestazioni fondamentali, quali ‘colloquio di accoglienza, orientamento e accompagnamento ad altri servizi presenti sul territorio’, ‘consulenza psicologica’, ‘consulenza legale’, che sono presenti e offerte in più del 90% dei centri/servizi antiviolenza;

- una buona offerta della prestazione ‘accompagnamento all’inserimento lavorativo/autonomia lavorativa’ (83,4%), soprattutto tra i servizi rilevati non aderenti all’intesa Stato-Regioni (96,5%), e della ‘disponibilità di alloggi sicuri come Case rifugio a indirizzo segreto e di primo livello’, quindi della salvaguardia della sicurezza della donna che si rivolge ai centri/servizi specializzati (82%), soprattutto tra i centri antiviolenza aderenti all’intesa Stato-Regioni (85,7%);

- una discreta diffusione di centri/servizi specializzati che effettuano la valutazione del rischio (77,5%), dato che risulta inferiore per i Centri non aderenti all’intesa tra Stato e Regioni (63,5%);

- una discreta presenza (73,4%) di servizi specializzati che effettuano l’accompagnamento all'autonomia abitativa, prestazione meno diffusa tra i centri antiviolenza aderenti all’intesa Stato-Regioni (65,6%);

- un’area problematica nell’accoglienza in emergenza (o al pronto intervento) offerta dal 63,6% dei centri/servizi specializzati presenti sul territorio italiano, caratterizzata da una rilevante eterogeneità territoriale, dovuta alla minore presenza di centri/servizi antiviolenza che offrono questo supporto nel Centro Italia rispetto al Nord e al Sud;

-un’area problematica nell’offerta di prestazioni rivolte a minori e a donne migranti in cui i centri/servizi specializzati che forniscono prestazioni rivolte a questo target di destinatari/e si attestano tra il 60% e il 65%. Le attività di supporto ai/alle figli/e minorenni vittime di violenza assistita risultano meno diffuse tra i centri antiviolenza aderenti all’intesa Stato-Regioni (50%), cosi come quelle di sostegno alla genitorialità (62,5%) e di mediazione linguistica-culturale (49%).

Le vittime e il percorso di uscita dalla violenza


Le donne che nel corso del 2017 hanno contattato almeno una volta un centro/servizio antiviolenza sono state in Italia complessivamente 54.706, in media 172 per ciascun centro/servizio. Nelle Regioni del Centro Italia si osserva un più elevato numero medio di donne che hanno contattato le strutture.

32.632 (59,6%) sono le donne che, sempre nel 2017, hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza, in media 103 per ogni centro/servizio sui 316 che hanno risposto al questionario. Le strutture del Nord hanno accolto, in media, 143 donne, quasi il doppio di quelli al Sud (58).

Le donne che hanno iniziato per la prima volta, nel 2017, il percorso di uscita dalla violenza sono state 23.999, in media 76 a centro/servizio, con un’affluenza più elevata nei centri/servizi localizzati al Nord (107); molto più basso il numero medio (42) delle donne che hanno avuto accesso per la prima volta ai centri/servizi del Sud.

Le donne straniere che hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza sono risultate in totale 8.711, 28 in media nazionale per ogni servizio o centro antiviolenza. I centri aderenti ai requisiti dell’intesa Stato-Regioni hanno registrato una media di 31 straniere per centro/servizio antiviolenza, mentre i centri non aderenti all’intesa ne hanno conteggiate 15.

L’accessibilità e il lavoro in rete

Le caratteristiche strutturali e organizzative dei centri/servizi antiviolenza devono esser tali da garantire un efficace supporto e un’adeguata protezione alle donne che subiscono violenza e ai loro figlie/i, secondo quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul.

Dall’analisi dei dati per l’anno 2017 risulta:

- una buona diponibilità all’offerta: la maggioranza assoluta dei centri/servizi rimane aperto più di 5 giorni a settimana. Si tratta di 280 centri/servizi, pari all’82,8% del totale, con una maggiore presenza di centri/servizi con aperture oltre i 5 giorni nel Nord e tra i centri aderenti all’intesa Stato-Regioni;

- una non completa copertura della rintracciabilità telefonica: la reperibilità 24 ore su 24 è garantita da 231 centri, pari al 68,3%. I centri/servizi che la offrono sono prevalentemente al Sud (122, in valore assoluto), mentre al Centro e al Nord si ritrovano in misura minore. Esistono tuttavia altri strumenti di reperibilità: molte strutture antiviolenza si sono dotate di un numero verde e della segreteria telefonica;

- la positiva sinergia del sistema di aiuto: la grande maggioranza (88,5%) dei centri/servizi antiviolenza aderisce al numero di pubblica utilità 1522, soprattutto nel Nord e in misura significativamente maggiore tra i centri accreditati dalle Regioni;

- il consolidamento dell’approccio di rete come metodologia di lavoro: il 77,2%, dei centri/servizi fa parte di una Rete Territoriale Sono soprattutto i centri del Nord quelli che perseguono questo approccio, meno diffuso al Sud. Le strutture non riconosciute dalle Regioni risultano significativamente meno integrate nelle reti territoriali antiviolenza;

-l’anonimato e la privacy delle donne che si rivolgono ai Centri sono assicurati dalla presenza di più dell’80% di centri/servizi con operatrici che condividono un codice deontologico su riservatezza, segreto professionale e anonimato, in modo omogeneo tra le ripartizioni.

I finanziamenti


Nel 2017 oltre i tre quarti dei centri/servizi antiviolenza hanno ricevuto un finanziamento pubblico: sono 255 nel complesso, pari al 75,4%. Solo 58 Centri/servizi antiviolenza (17,2%) in tutto hanno ricevuto finanziamenti privati. Una rappresentanza del tutto marginale i 6 centri/servizi antiviolenza (1,8%) che hanno ricevuto nel 2017 finanziamenti per progetti specifici da parte della UE.

mercoledì 17 luglio 2019

Pop Icons. Crosby Stills Nash & le leggende di Laurel Canyon

Stasera su Rai Cultura per il ciclo “Pop Icons” di scena la super-band rock più amata della West Coast.

Foto tratta dall'album Déjà Vu



Impossibile raccontare la storia di Crosby, Stills & Nash – e talvolta Neil Young – senza raccontare quel luogo magico che è Laurel Canyon, quartiere losangelino di colline ed eucalipti profumati che negli anni Sessanta diventa epicentro di un vero e proprio terremoto musicale.

Il documentario “Crosby Stills Nash & le leggende di Laurel Canyon” che Rai Cultura propone oggi alle 21.15 su Rai5, racconta la creatività musicale e poetica che ha contraddistinto il manipolo di musicisti vissuti in questo quartiere di Los Angeles.

Nelle colline di Laurel Canyon si respirava un fermento cosmico – tutti sono “vicini di casa” e “fratelli”: non solo Crosby, Stills e Nash, ma anche Joni Mitchell, Frank Zappa, Jim Morrison, i Mamas & Papas, i futuri Eagles, Peter Fonda, Stephen Spielberg e tanti altri ancora.

CS&N, lasciandosi alle spalle i Buffalo Springfield, i Byrds e gli Hollies, qui si trovano insieme come per incanto. Nasce così, nell’atmosfera amorevole e cool di Laurel Canyon, la super-band  più amata della West Coast: ad un party a casa di Joni Mitchell (Stills sostiene che si svolse a casa di Cass Elliot) appare evidente che la loro chimica vocale è un treno che viaggia sul binario del destino, di quelli che arriveranno a destinazione, senza fermate intermedie. Il resto, se avete amato quel periodo e quel genere musicale che successivamente fu battezzato “West Coast Rock”, è storia.

mercoledì 10 luglio 2019

Mostre. Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini

In mostra alla Centrale Montemartini preziosi tesori di terracotta. In esposizione una straordinaria selezione di testimonianze di arte etrusca, in parte inedite, dal territorio dell’antica Cerveteri recuperate grazie all’Arma dei Carabinieri e all’impegno del Mibac.





Una straordinaria selezione di lastre parietali figurate e decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, provenienti dal territorio di Cerveteri (l’antica città di Caere) e in parte inedite, sarà proposta dall’11 luglio 2019 al 2 febbraio 2020 nella mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”. Si tratta di testimonianze di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, recentemente rientrate in Italia grazie all’azione di contrasto del traffico illegale di reperti archeologici dell’Arma dei Carabinieri e alla diplomazia culturale del Mibac.

All’inizio del 2016 i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato a Ginevra una ingente quantità di reperti sottratti illegalmente all’Italia: insieme a vasi figurati della Magna Grecia e a statue romane è stata rinvenuta una straordinaria serie di lastre parietali e di frammenti architettonici etruschi dalla vivace policromia, accumulati in frantumi in decine di casse, senza più alcun ordine coerente.

Un’attenta attività di studio e restauro condotta dalla SABAP su tali reperti, frutto di scavi clandestini e quindi privi di dati di contesto, ha consentito di riconoscere in un cospicuo numero di frammenti, grazie alle loro caratteristiche tecniche e alla raffinatezza di esecuzione, lastre dipinte etrusche provenienti dall’antica Cerveteri, note finora solo da esemplari presenti in alcune delle più importanti collezioni museali italiane e straniere.

A questo fortunato recupero di opere è seguita la ratifica di un importante accordo di cooperazione culturale internazionale siglato tra il Mibac e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, che ha comportato il rientro dalla Danimarca in Italia di una consistente ulteriore serie di frammenti di lastre dipinte etrusche, analoghe a quelle trovate a Ginevra.

Una prima fase di studio e ricerca condotta su questi preziosi materiali, datati tra il 530 e il 480 a.C., è culminata in una mostra e in un convegno internazionale di studi organizzati dalla SABAP presso il Castello di Santa Severa (Santa Marinella, Roma) nel giugno 2018, a cui ora fa seguito l’edizione romana della mostra, nella prestigiosa sede della Centrale Montemartini, in un allestimento rinnovato e aggiornato grazie alla presentazione degli ultimi risultati delle ricerche.

Attraverso l’articolato percorso espositivo, la mostra vuole offrire al pubblico una chiave di lettura il più possibile esaustiva delle terrecotte dipinte etrusche recuperate, suddivise per temi e tipologie (imprese di Ercole e altri miti; la danza; gli atleti e i guerrieri; i contesti; le terrecotte architettoniche) e illustrate da preziosi materiali di confronto, in molti casi inediti, cercando di restituire al meglio a questi frammenti, decontestualizzati dallo scavo e dal commercio clandestino, una serie di preziose informazioni che permettano loro di fornire nuovamente il proprio inestimabile contributo alla conoscenza della storia e della produzione artistica dell’antica Caere all’apice del suo splendore culturale.

I pregevoli materiali archeologici di confronto esposti in mostra per corredare e approfondire le tematiche affrontate nelle varie sezioni espositive sono anch’essi in parte frutto di recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, in parte di restituzioni effettuate in base ad accordi internazionali tra il Mibac e prestigiosi Musei stranieri. A questi materiali si aggiunge il contributo fornito da un prezioso nucleo di vasi attici a figure nere e rosse appartenenti alla Collezione Castellani dei Musei Capitolini, normalmente non esposti al pubblico, e scelti per analogia tematica.

La mostra vuole anche rappresentare, con una sezione appositamente dedicata, il dovuto riconoscimento, nel cinquantenario della sua istituzione, all'infaticabile attività svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, impegnato quotidianamente nella sua azione di contrasto al traffico illegale di opere d’arte del nostro Paese.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo a cura di Nadia Agnoli, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini. L’esposizione, a ingresso gratuito per i possessori della MIC card, che ricordiamo può essere acquistata da chi risiede o studia a Roma al costo di soli solo 5 euro (www.museiincomuneroma.it), è ospitata ai Musei Capitolini, Centrale Montemartini, ed è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla SABAP (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), con il patrocinio della Regione Lazio. Progetto scientifico e cura di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.

venerdì 5 luglio 2019

Opera, Aida in scena alle Terme di Caracalla

Dopo otto anni ritorna Aida alle Terme di Caracalla e inaugura la nuova stagione estiva di opera e balletto del Teatro dell’Opera di Roma. Il capolavoro “egiziano” di Verdi affidato a regia, scene, costumi e luci di Denis Krief e alla bacchetta di Jordi Bernàcer. 





L'Aida è uno spettacolo simbolo degli allestimenti nell'antico scenario delle Terme di Caracalla, e anche per questo è molto atteso dal pubblico romano e dai turisti. La nuova stagione del Teatro dell’Opera di Roma  iniziata ieri con l’Aida, un tempo opera emblematica di questa rassegna estiva, ma ora non più indispensabile, tanto che mancava da otto anni. Fin dalla prima rappresentazione all'aperto nel 1938 e poi, dopo l'interruzione dovuta alla seconda guerra mondiale, dal 1945, la presenza dell'opera di Verdi è stata infatti pressoché ininterrotta nelle stagioni estive fino al 2011.

La vicenda si svolge nell’Antico Egitto. Gli etiopi stanno per attaccare la valle del Nilo e Tebe; Ramfis, gran sacerdote, annuncia al giovane Radames che gli dei hanno già indicato il guerriero che guiderà gli eserciti egiziani contro gli invasori. Radames spera di essere il prescelto e di coprirsi di gloria per amore di Aida, schiava etiope. Sopraggiunge la figlia del faraone Amneris, innamorata di Radames, che sospetta sia innamorato della sua schiava Aida; riesce però a nascondere la sua gelosia. Il re, seguito dalla corte, viene ad annunciare che Radames è stato designato quale comandante dell’esercito: Aida è combattuta tra l’amore per Radames e la devozione al padre Amonasro e al suo popolo.

Nel tempio di Vulcano Radames riceve da Ramfis la spada consacrata. Amneris, per carpire i sentimenti di Aida, le dà il falso annuncio della morte di Radames; l’etiope non sa trattenere un grido di dolore e Amneris, ormai certa di averla rivale, le svela l’inganno giurando vendetta. Intanto Radames, incoronato da Amneris, intercede a favore dei prigionieri, tra cui si trova Amonasro. Il re accoglie la richiesta, ma poi per le proteste dei sacerdoti, decide che Aida e suo padre vengano tenuti in ostaggio.

Radames non può rifiutare le nozze con la figlia del faraone e Amneris, alla vigilia della cerimonia si reca a pregare al tempio di Iside. Nel frattempo Amonasro avendo scoperto l’amore reciproco tra la figlia e Radames, le impone di farsi rivelare dal giovane la strada che percorreranno gli egiziani in modo da consentire agli etiopi di piombare sul nemico; poi, non visto, spia un colloquio dei due innamorati, nel corso del quale Radames svela ad Aida che l’esercito egiziano attaccherà gli etiopi al passo di Napata ancora incustodito. Radames sbigottito, si rende conto di aver tradito, senza volerlo, il proprio paese. Non gli resta che consegnarsi al gran sacerdote per espiare il suo tradimento.

Musica di Giuseppe Verdi
Opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni

Prima rappresentazione assoluta
Teatro khediviale dell’Opera, Il Cairo, 8 febbraio 1872

DIRETTORE Jordi Bernàcer
REGIA, SCENE, COSTUMI E LUCI Denis Krief
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Coreografia Giorgio Mancini

ORCHESTRA CORO E CORPO DI BALLO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
Nuovo allestimento
Con sottotitoli in italiano e inglese.

giovedì 4 luglio 2019

Mostre. Sensuability: ti ha detto niente la mamma?


Torna la prima mostra collettiva di fumetti e illustrazioni per abbattere con ironia gli stereotipi sulla sessualità e disabilità. Dal 5 luglio al 31 agosto 2019 nella sala Tormenti della Casa del Cinema.


Corpi non perfetti, ma comunque sensuali. Ad abbattere, con ironia, gli stereotipi su sesso e disabilità è "Sensuability: ti ha detto niente la mamma?", la Mostra collettiva di fumetti e illustrazioni  che torna dal dal 5 luglio al 31 agosto 2019 nella Sala Tormenti della Casa del Cinema di Roma. Saranno esposti fumetti e illustrazioni, realizzati dai partecipanti al concorso 'Sensuability & Comics', e tavole donate da grandi artisti quali Milo Manara, Fabio Magnasciutti, Mauro Biani, Frida Castelli, Pietro Vanessi, Luca Enoc, Frad, Luca Modesti, Marco Gava Gavagnin e tanti altri.

La mostra è, insieme al Concorso, la seconda tappa del progetto Sensuability, ideato e voluto da Armanda Salvucci Presidente dell’Associazione di promozione sociale Nessunotocchimario, il cui obiettivo è di abbattere gli stereotipi relativi alla sessualità e disabilità, con leggerezza e ironia proponendo una nuova cultura della disabilità attraverso tutte le forme d’arte.  Un progetto che mai come oggi è necessario e utile soprattutto alle famiglie che non sanno come affrontare la questione della sessualità, un argomento delicato per tutti e ancora più se legato alla disabilità.

La sessualità è una parte integrante della personalità di ciascuno e non può essere separata dagli altri aspetti della vita. Il sesso però è spesso associato all’attrattività, all’essere giovani e attraenti fisicamente, viene ricondotto allo stereotipo per cui solo se sei “bello e perfetto” puoi farlo.

Cosa succede quando un uomo o una donna non corrispondono a questo schema? Cosa accade quando il corpo non raggiunge l’immagine idealizzata che la società impone?

“La nostra sfida è proprio quella di contribuire a diffondere una cultura che rappresenti fisicità differenti dai soliti modelli di bellezza e dai canoni estetici imposti dai media - ha sostenuto  Armanda Salvucci - La scelta di cambiare questa narrazione è caduta sul fumetto poiché questo è diventato un linguaggio più “adulto” e maturo anche nel raccontare la disabilità. Di solito però la rappresentazione delle persone con disabilità, nei comics come nella pubblicità, oscilla tra due estremi: la vittima e, per reazione, l’eroe. Con il fumetto e l’illustrazione vogliamo rappresentare tutte le forme di disabilità, anche quelle meno visibili, e sensibilizzare su un tema complesso, qual è la sessualità, contribuendo a creare un nuovo immaginario erotico che descriva corpi non perfetti, ma estremamente sensuali, il tutto con leggerezza e ironia.”

“Quando ho pensato al titolo per la Mostra mi sono immaginata l’espressione sorpresa e stupefatta dei visitatori davanti alle vignette senza che la “mamma” abbia spiegato loro come stanno le cose, che anche le persone disabili sono persone sensuali e sessuate. Lo faremo noi con leggerezza e ironia. Ma non gli racconteremo delle api e dei fiori.”

Il nutrito programma dell’evento prevede, dalle 18.00, la presentazione del progetto insieme all'ideatrice Armanda Salvucci e la proiezione del cortometraggio “Sensuability”.

Ricerca, decodificato il genoma dell'abete bianco

Dopo la decodifica del genoma di vite, melo, fragola, lampone, olivo, pesco e di insetti come la  Drosophila suzukii e loro patogeni (Plasmopara viticola) la Fondazione Edmund Mach è coinvolta in un’altra importante attività di sequenziamento: il codice genetico dell’abete bianco.





Un team internazionale che per l’Italia ha coinvolto Fem in collaborazione con il Centro agricoltura alimenti ambiente congiunto con UniTrento, e il Cnr, è riuscito a decodificare il patrimonio genetico di un abete bianco partendo da un albero di un bosco a Birmensdorf, in Svizzera.

Per completare il sequenziamento è stato necessario decodificare 18 miliardi di coppie di basi azotate, ossia dei singoli tasselli che compongono il DNA dell’albero. Una cifra sei volte superiore alle coppie di basi presenti nel genoma umano. Nonostante l’alto numero di sequenze genomiche ripetute abbia reso il compito dei ricercatori particolarmente complesso, i componenti del patrimonio ereditario che contengono geni, ovvero le informazioni genetiche per la produzione di proteine con determinate funzioni, sono ben descritti. Per comporre un quadro complessivo a partire da questi tasselli i ricercatori hanno ancora molto lavoro da compiere.

L’abete giusto per ogni luogo

lo sforzo viene premiato, in quanto un genoma decodificato contribuisce a comprendere la diversità genetica all'interno della specie, utile ad esempio per scoprire quali alberi crescono meglio in un determinato sito. Conoscere la variabilità genetica permetterà di riconoscere le caratteristiche desiderate già nelle giovani piante, senza dovere aspettare che crescano per alcuni anni.

Il contesto nazionale

l’abete bianco è una specie chiave degli ecosistemi alpini e appenninici, fortemente minacciata dai cambiamenti climatici, in particolare dai significativi aumenti delle temperature e dello stress idrico. L’abete bianco in Italia è caratterizzato da una complessa e peculiare struttura genetica, frutto della sua articolata storia demografica durante i cicli glaciali-interglaciali, con presenza di numerosi rifugi anche lungo la catena appenninica e una probabile connessione trans-adriatica tra popolazioni del sud d’Italia e quelle della Penisola Balcanica. Tutto ciò fa assumere all’abete bianco in Italia una straordinaria valenza da un punto di vista conservazionistico, quale bacino di variazione genetica di enorme importanza per l’adattamento di questa specie agli stress generati dai cambiamenti climatici.

Il Trentino e il prezioso contributo che questa specie arborea potrebbe fornire a seguito della devastazione della tempesta Vaia

A seguito dei cambiamenti climatici, questa specie assume oggi una crescente importanza in selvicoltura, in particolare in boschi misti  con abete rosso e faggio formando associazioni forestali stabili, più resilienti e in grado di sopportare meglio eventi estremi come per esempio la recente tempesta che ha duramente colpito le foreste trentine. L’abete bianco, con le sue radici profonde, è fortemente ancorato al terreno e resiste meglio di altre specie ai forti venti. Questa specie è molto diffusa in Trentino occupando più del 10 % del territorio forestato e raggiunge dimensioni notevoli con esemplari anche di quasi 50 metri. Le Abetine in Trentino costituiscono la formazione forestale con il maggior contenuto di carbonio, fornendo un importante contributo alla mitigazione dell’effetto serra. 


Pubblicazione originale
G3: Genes, Genomes, Genetics
'A reference genome sequence for the European silver fir (Abies alba Mill.): a community resource in support of climate change research'
Mosca E., Cruz F, Gómez Garrido J, Bianco L., Rellstab C, Brodbeck S, Csilléry K, Fady B, Fladung M, Fussi B, Gömöry D, González-Martínez SC, Grivet D, Gut M, Hansen OK, Heer K, Kaya Z, Krutovsky KV, Kersten B, Liepelt S, Opgenoorth L, Sperisen C, Ullrich KK, Vendramin GG, Westergren M, Ziegenhagen B, Alioto T, Gugerli F, Heinze B, Höhn M, Troggio M., Neale DB (2019).
doi 10.1534/g3.119.400083

La meccanica dei mostri. Da Carlo Rambaldi a Makinarium

La mostra La meccanica dei mostri. Da Carlo Rambaldi a Makinarium, in corso al Palazzo delle Esposizioni, si dipana in un percorso in grado ...