mercoledì 17 luglio 2019

Pop Icons. Crosby Stills Nash & le leggende di Laurel Canyon

Stasera su Rai Cultura per il ciclo “Pop Icons” di scena la super-band rock più amata della West Coast.

Foto tratta dall'album Déjà Vu



Impossibile raccontare la storia di Crosby, Stills & Nash – e talvolta Neil Young – senza raccontare quel luogo magico che è Laurel Canyon, quartiere losangelino di colline ed eucalipti profumati che negli anni Sessanta diventa epicentro di un vero e proprio terremoto musicale.

Il documentario “Crosby Stills Nash & le leggende di Laurel Canyon” che Rai Cultura propone oggi alle 21.15 su Rai5, racconta la creatività musicale e poetica che ha contraddistinto il manipolo di musicisti vissuti in questo quartiere di Los Angeles.

Nelle colline di Laurel Canyon si respirava un fermento cosmico – tutti sono “vicini di casa” e “fratelli”: non solo Crosby, Stills e Nash, ma anche Joni Mitchell, Frank Zappa, Jim Morrison, i Mamas & Papas, i futuri Eagles, Peter Fonda, Stephen Spielberg e tanti altri ancora.

CS&N, lasciandosi alle spalle i Buffalo Springfield, i Byrds e gli Hollies, qui si trovano insieme come per incanto. Nasce così, nell’atmosfera amorevole e cool di Laurel Canyon, la super-band  più amata della West Coast: ad un party a casa di Joni Mitchell (Stills sostiene che si svolse a casa di Cass Elliot) appare evidente che la loro chimica vocale è un treno che viaggia sul binario del destino, di quelli che arriveranno a destinazione, senza fermate intermedie. Il resto, se avete amato quel periodo e quel genere musicale che successivamente fu battezzato “West Coast Rock”, è storia.

mercoledì 10 luglio 2019

Mostre. Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini

In mostra alla Centrale Montemartini preziosi tesori di terracotta. In esposizione una straordinaria selezione di testimonianze di arte etrusca, in parte inedite, dal territorio dell’antica Cerveteri recuperate grazie all’Arma dei Carabinieri e all’impegno del Mibac.





Una straordinaria selezione di lastre parietali figurate e decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, provenienti dal territorio di Cerveteri (l’antica città di Caere) e in parte inedite, sarà proposta dall’11 luglio 2019 al 2 febbraio 2020 nella mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”. Si tratta di testimonianze di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, recentemente rientrate in Italia grazie all’azione di contrasto del traffico illegale di reperti archeologici dell’Arma dei Carabinieri e alla diplomazia culturale del Mibac.

All’inizio del 2016 i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato a Ginevra una ingente quantità di reperti sottratti illegalmente all’Italia: insieme a vasi figurati della Magna Grecia e a statue romane è stata rinvenuta una straordinaria serie di lastre parietali e di frammenti architettonici etruschi dalla vivace policromia, accumulati in frantumi in decine di casse, senza più alcun ordine coerente.

Un’attenta attività di studio e restauro condotta dalla SABAP su tali reperti, frutto di scavi clandestini e quindi privi di dati di contesto, ha consentito di riconoscere in un cospicuo numero di frammenti, grazie alle loro caratteristiche tecniche e alla raffinatezza di esecuzione, lastre dipinte etrusche provenienti dall’antica Cerveteri, note finora solo da esemplari presenti in alcune delle più importanti collezioni museali italiane e straniere.

A questo fortunato recupero di opere è seguita la ratifica di un importante accordo di cooperazione culturale internazionale siglato tra il Mibac e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, che ha comportato il rientro dalla Danimarca in Italia di una consistente ulteriore serie di frammenti di lastre dipinte etrusche, analoghe a quelle trovate a Ginevra.

Una prima fase di studio e ricerca condotta su questi preziosi materiali, datati tra il 530 e il 480 a.C., è culminata in una mostra e in un convegno internazionale di studi organizzati dalla SABAP presso il Castello di Santa Severa (Santa Marinella, Roma) nel giugno 2018, a cui ora fa seguito l’edizione romana della mostra, nella prestigiosa sede della Centrale Montemartini, in un allestimento rinnovato e aggiornato grazie alla presentazione degli ultimi risultati delle ricerche.

Attraverso l’articolato percorso espositivo, la mostra vuole offrire al pubblico una chiave di lettura il più possibile esaustiva delle terrecotte dipinte etrusche recuperate, suddivise per temi e tipologie (imprese di Ercole e altri miti; la danza; gli atleti e i guerrieri; i contesti; le terrecotte architettoniche) e illustrate da preziosi materiali di confronto, in molti casi inediti, cercando di restituire al meglio a questi frammenti, decontestualizzati dallo scavo e dal commercio clandestino, una serie di preziose informazioni che permettano loro di fornire nuovamente il proprio inestimabile contributo alla conoscenza della storia e della produzione artistica dell’antica Caere all’apice del suo splendore culturale.

I pregevoli materiali archeologici di confronto esposti in mostra per corredare e approfondire le tematiche affrontate nelle varie sezioni espositive sono anch’essi in parte frutto di recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, in parte di restituzioni effettuate in base ad accordi internazionali tra il Mibac e prestigiosi Musei stranieri. A questi materiali si aggiunge il contributo fornito da un prezioso nucleo di vasi attici a figure nere e rosse appartenenti alla Collezione Castellani dei Musei Capitolini, normalmente non esposti al pubblico, e scelti per analogia tematica.

La mostra vuole anche rappresentare, con una sezione appositamente dedicata, il dovuto riconoscimento, nel cinquantenario della sua istituzione, all'infaticabile attività svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, impegnato quotidianamente nella sua azione di contrasto al traffico illegale di opere d’arte del nostro Paese.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo a cura di Nadia Agnoli, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini. L’esposizione, a ingresso gratuito per i possessori della MIC card, che ricordiamo può essere acquistata da chi risiede o studia a Roma al costo di soli solo 5 euro (www.museiincomuneroma.it), è ospitata ai Musei Capitolini, Centrale Montemartini, ed è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla SABAP (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), con il patrocinio della Regione Lazio. Progetto scientifico e cura di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.

venerdì 5 luglio 2019

Opera, Aida in scena alle Terme di Caracalla

Dopo otto anni ritorna Aida alle Terme di Caracalla e inaugura la nuova stagione estiva di opera e balletto del Teatro dell’Opera di Roma. Il capolavoro “egiziano” di Verdi affidato a regia, scene, costumi e luci di Denis Krief e alla bacchetta di Jordi Bernàcer. 





L'Aida è uno spettacolo simbolo degli allestimenti nell'antico scenario delle Terme di Caracalla, e anche per questo è molto atteso dal pubblico romano e dai turisti. La nuova stagione del Teatro dell’Opera di Roma  iniziata ieri con l’Aida, un tempo opera emblematica di questa rassegna estiva, ma ora non più indispensabile, tanto che mancava da otto anni. Fin dalla prima rappresentazione all'aperto nel 1938 e poi, dopo l'interruzione dovuta alla seconda guerra mondiale, dal 1945, la presenza dell'opera di Verdi è stata infatti pressoché ininterrotta nelle stagioni estive fino al 2011.

La vicenda si svolge nell’Antico Egitto. Gli etiopi stanno per attaccare la valle del Nilo e Tebe; Ramfis, gran sacerdote, annuncia al giovane Radames che gli dei hanno già indicato il guerriero che guiderà gli eserciti egiziani contro gli invasori. Radames spera di essere il prescelto e di coprirsi di gloria per amore di Aida, schiava etiope. Sopraggiunge la figlia del faraone Amneris, innamorata di Radames, che sospetta sia innamorato della sua schiava Aida; riesce però a nascondere la sua gelosia. Il re, seguito dalla corte, viene ad annunciare che Radames è stato designato quale comandante dell’esercito: Aida è combattuta tra l’amore per Radames e la devozione al padre Amonasro e al suo popolo.

Nel tempio di Vulcano Radames riceve da Ramfis la spada consacrata. Amneris, per carpire i sentimenti di Aida, le dà il falso annuncio della morte di Radames; l’etiope non sa trattenere un grido di dolore e Amneris, ormai certa di averla rivale, le svela l’inganno giurando vendetta. Intanto Radames, incoronato da Amneris, intercede a favore dei prigionieri, tra cui si trova Amonasro. Il re accoglie la richiesta, ma poi per le proteste dei sacerdoti, decide che Aida e suo padre vengano tenuti in ostaggio.

Radames non può rifiutare le nozze con la figlia del faraone e Amneris, alla vigilia della cerimonia si reca a pregare al tempio di Iside. Nel frattempo Amonasro avendo scoperto l’amore reciproco tra la figlia e Radames, le impone di farsi rivelare dal giovane la strada che percorreranno gli egiziani in modo da consentire agli etiopi di piombare sul nemico; poi, non visto, spia un colloquio dei due innamorati, nel corso del quale Radames svela ad Aida che l’esercito egiziano attaccherà gli etiopi al passo di Napata ancora incustodito. Radames sbigottito, si rende conto di aver tradito, senza volerlo, il proprio paese. Non gli resta che consegnarsi al gran sacerdote per espiare il suo tradimento.

Musica di Giuseppe Verdi
Opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni

Prima rappresentazione assoluta
Teatro khediviale dell’Opera, Il Cairo, 8 febbraio 1872

DIRETTORE Jordi Bernàcer
REGIA, SCENE, COSTUMI E LUCI Denis Krief
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Coreografia Giorgio Mancini

ORCHESTRA CORO E CORPO DI BALLO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
Nuovo allestimento
Con sottotitoli in italiano e inglese.

giovedì 4 luglio 2019

Mostre. Sensuability: ti ha detto niente la mamma?


Torna la prima mostra collettiva di fumetti e illustrazioni per abbattere con ironia gli stereotipi sulla sessualità e disabilità. Dal 5 luglio al 31 agosto 2019 nella sala Tormenti della Casa del Cinema.


Corpi non perfetti, ma comunque sensuali. Ad abbattere, con ironia, gli stereotipi su sesso e disabilità è "Sensuability: ti ha detto niente la mamma?", la Mostra collettiva di fumetti e illustrazioni  che torna dal dal 5 luglio al 31 agosto 2019 nella Sala Tormenti della Casa del Cinema di Roma. Saranno esposti fumetti e illustrazioni, realizzati dai partecipanti al concorso 'Sensuability & Comics', e tavole donate da grandi artisti quali Milo Manara, Fabio Magnasciutti, Mauro Biani, Frida Castelli, Pietro Vanessi, Luca Enoc, Frad, Luca Modesti, Marco Gava Gavagnin e tanti altri.

La mostra è, insieme al Concorso, la seconda tappa del progetto Sensuability, ideato e voluto da Armanda Salvucci Presidente dell’Associazione di promozione sociale Nessunotocchimario, il cui obiettivo è di abbattere gli stereotipi relativi alla sessualità e disabilità, con leggerezza e ironia proponendo una nuova cultura della disabilità attraverso tutte le forme d’arte.  Un progetto che mai come oggi è necessario e utile soprattutto alle famiglie che non sanno come affrontare la questione della sessualità, un argomento delicato per tutti e ancora più se legato alla disabilità.

La sessualità è una parte integrante della personalità di ciascuno e non può essere separata dagli altri aspetti della vita. Il sesso però è spesso associato all’attrattività, all’essere giovani e attraenti fisicamente, viene ricondotto allo stereotipo per cui solo se sei “bello e perfetto” puoi farlo.

Cosa succede quando un uomo o una donna non corrispondono a questo schema? Cosa accade quando il corpo non raggiunge l’immagine idealizzata che la società impone?

“La nostra sfida è proprio quella di contribuire a diffondere una cultura che rappresenti fisicità differenti dai soliti modelli di bellezza e dai canoni estetici imposti dai media - ha sostenuto  Armanda Salvucci - La scelta di cambiare questa narrazione è caduta sul fumetto poiché questo è diventato un linguaggio più “adulto” e maturo anche nel raccontare la disabilità. Di solito però la rappresentazione delle persone con disabilità, nei comics come nella pubblicità, oscilla tra due estremi: la vittima e, per reazione, l’eroe. Con il fumetto e l’illustrazione vogliamo rappresentare tutte le forme di disabilità, anche quelle meno visibili, e sensibilizzare su un tema complesso, qual è la sessualità, contribuendo a creare un nuovo immaginario erotico che descriva corpi non perfetti, ma estremamente sensuali, il tutto con leggerezza e ironia.”

“Quando ho pensato al titolo per la Mostra mi sono immaginata l’espressione sorpresa e stupefatta dei visitatori davanti alle vignette senza che la “mamma” abbia spiegato loro come stanno le cose, che anche le persone disabili sono persone sensuali e sessuate. Lo faremo noi con leggerezza e ironia. Ma non gli racconteremo delle api e dei fiori.”

Il nutrito programma dell’evento prevede, dalle 18.00, la presentazione del progetto insieme all'ideatrice Armanda Salvucci e la proiezione del cortometraggio “Sensuability”.

Ricerca, decodificato il genoma dell'abete bianco

Dopo la decodifica del genoma di vite, melo, fragola, lampone, olivo, pesco e di insetti come la  Drosophila suzukii e loro patogeni (Plasmopara viticola) la Fondazione Edmund Mach è coinvolta in un’altra importante attività di sequenziamento: il codice genetico dell’abete bianco.





Un team internazionale che per l’Italia ha coinvolto Fem in collaborazione con il Centro agricoltura alimenti ambiente congiunto con UniTrento, e il Cnr, è riuscito a decodificare il patrimonio genetico di un abete bianco partendo da un albero di un bosco a Birmensdorf, in Svizzera.

Per completare il sequenziamento è stato necessario decodificare 18 miliardi di coppie di basi azotate, ossia dei singoli tasselli che compongono il DNA dell’albero. Una cifra sei volte superiore alle coppie di basi presenti nel genoma umano. Nonostante l’alto numero di sequenze genomiche ripetute abbia reso il compito dei ricercatori particolarmente complesso, i componenti del patrimonio ereditario che contengono geni, ovvero le informazioni genetiche per la produzione di proteine con determinate funzioni, sono ben descritti. Per comporre un quadro complessivo a partire da questi tasselli i ricercatori hanno ancora molto lavoro da compiere.

L’abete giusto per ogni luogo

lo sforzo viene premiato, in quanto un genoma decodificato contribuisce a comprendere la diversità genetica all'interno della specie, utile ad esempio per scoprire quali alberi crescono meglio in un determinato sito. Conoscere la variabilità genetica permetterà di riconoscere le caratteristiche desiderate già nelle giovani piante, senza dovere aspettare che crescano per alcuni anni.

Il contesto nazionale

l’abete bianco è una specie chiave degli ecosistemi alpini e appenninici, fortemente minacciata dai cambiamenti climatici, in particolare dai significativi aumenti delle temperature e dello stress idrico. L’abete bianco in Italia è caratterizzato da una complessa e peculiare struttura genetica, frutto della sua articolata storia demografica durante i cicli glaciali-interglaciali, con presenza di numerosi rifugi anche lungo la catena appenninica e una probabile connessione trans-adriatica tra popolazioni del sud d’Italia e quelle della Penisola Balcanica. Tutto ciò fa assumere all’abete bianco in Italia una straordinaria valenza da un punto di vista conservazionistico, quale bacino di variazione genetica di enorme importanza per l’adattamento di questa specie agli stress generati dai cambiamenti climatici.

Il Trentino e il prezioso contributo che questa specie arborea potrebbe fornire a seguito della devastazione della tempesta Vaia

A seguito dei cambiamenti climatici, questa specie assume oggi una crescente importanza in selvicoltura, in particolare in boschi misti  con abete rosso e faggio formando associazioni forestali stabili, più resilienti e in grado di sopportare meglio eventi estremi come per esempio la recente tempesta che ha duramente colpito le foreste trentine. L’abete bianco, con le sue radici profonde, è fortemente ancorato al terreno e resiste meglio di altre specie ai forti venti. Questa specie è molto diffusa in Trentino occupando più del 10 % del territorio forestato e raggiunge dimensioni notevoli con esemplari anche di quasi 50 metri. Le Abetine in Trentino costituiscono la formazione forestale con il maggior contenuto di carbonio, fornendo un importante contributo alla mitigazione dell’effetto serra. 


Pubblicazione originale
G3: Genes, Genomes, Genetics
'A reference genome sequence for the European silver fir (Abies alba Mill.): a community resource in support of climate change research'
Mosca E., Cruz F, Gómez Garrido J, Bianco L., Rellstab C, Brodbeck S, Csilléry K, Fady B, Fladung M, Fussi B, Gömöry D, González-Martínez SC, Grivet D, Gut M, Hansen OK, Heer K, Kaya Z, Krutovsky KV, Kersten B, Liepelt S, Opgenoorth L, Sperisen C, Ullrich KK, Vendramin GG, Westergren M, Ziegenhagen B, Alioto T, Gugerli F, Heinze B, Höhn M, Troggio M., Neale DB (2019).
doi 10.1534/g3.119.400083

Pop Icons. Crosby Stills Nash & le leggende di Laurel Canyon

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