martedì 18 giugno 2019

Rai Cultura, Opera Lirica: Una lunga serata con Franco Zeffirelli. Aida, Butterfly e Bohème per onorare il grande regista

Nel giorno dei funerali di Franco Zeffirelli e per rendere omaggio al grande regista, scomparso la scorsa settimana, Rai Cultura cambia la propria programmazione dell’intera serata di martedì 18 giugno dalle 21.15 su Rai5, proponendo tre opere liriche firmate dal Maestro: Aida, Madama Butterfly e La Bohème.






Si comincia con Aida di Giuseppe Verdi nell’allestimento del Teatro alla Scala di Milano del 2006 con Riccardo Chailly sul podio e Orchestra, Coro e Corpo Di Ballo del Teatro alla Scala. Maestro del Coro Bruno Casoni. Tra gli interpreti, Violeta Urmana, Roberto Alagna, Ildiko Komlosi, Giorgio Giuseppini, Marco Spotti, Carlo Guelfi. Dell’opera sono protagonisti anche Luciana Savignano, Roberto Bolle e Myrna Kamara nella coreografia di Vladimir Vassiliev. Regia Tv di Patrizia Carmine.

Si prosegue con la Madama Butterfly di Puccini dall'Arena di Verona, diretta da Daniel Oren nel 2004. Maestro del Coro Marco Faelli. Le voci sono quelle di Fiorenza Cedolins, Francesca Franci, Mina Blum, Marcello Giordani, Juan Pons Carlo Bosi, Alessandro Battiato, Carlo Striuli, Angelo Nardinocchi, Giovanni Scordino, Veronica Simeoni, Maria Letizia Grosselli. La regia tv è firmata da George Blume.

Il trittico di opere con la regia di Zeffirelli si chiude con La Bohème di Puccini dal Teatro degli Arcimboldi nell’allestimento del 2003 con Orchestra e Coro del Teatro alla Scala. Maestro concertatore e direttore Bruno Bartoletti, maestro del Coro Bruno Casoni. Gli interpreti sono Marcelo Alvarez, Natale De Carolis, Matteo Peirone, Cristina Gallardo Domas, Roberto Servile, G. Battista Parodi, Angelo Romero, Hei-Kyung Hong e il Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala e del Conservatorio “G. Verdi” di Milano diretto da Alfonso Caiani. La regia televisiva è di Carlo Battistoni.

Dopo le tre opere, Rai5 ripropone anche l’appuntamento con la rassegna “Senato & Cultura” dello scorso aprile, quando il regista venne premiato dalla Presidente del Senato Elisabetta Casellati.

venerdì 14 giugno 2019

Agroalimentare: il ruolo delle università, tra didattica e ricerca per lo sviluppo sostenibile

Quando l’università pensa sostenibile. Didattica, ricerca e innovazione nel settore agroalimentare per l’Agenda 2030. Il convegno presso l'Orto Botanico di Roma.





Si terrà lunedì 17 giugno alle 14.30, presso il Museo Orto Botanico, la prima giornata del convegno “Lo Sviluppo Sostenibile: Didattica, Ricerca & Innovazione nel campo agroalimentare per l’Agenda 2030”. L’evento, organizzato da Sapienza Università di Roma, FAO e Segretariato Italiano di PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area), vuol essere momento di riflessione sul ruolo delle università, tra didattica e ricerca, nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Il Convegno, di fatto in linea con il “Manifesto delle Università per la Sostenibilità”, documento condiviso da 75 università il 30 maggio scorso a Udine, sarà l’occasione per un confronto sulla diffusione dei saperi attraverso risorse open-access, i sistemi di accreditamento e certificazione dei percorsi formativi e delle conoscenze, i corsi on line Mooc.

Il dibattito si inserisce nel quadro di una più vasta riflessione sullo sviluppo di una didattica innovativa che in Sapienza sta interessando i corsi di studio in Biotecnologie agro-industriali, Scienze e tecnologie alimentari, Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale, Tecnologie e gestione dell’innovazione e Scienze del turismo, Scienze, culture e politiche gastronomiche per il benessere.

In questa prospettiva, verranno illustrati le potenzialità e i risultati della collaborazione tra istituzioni pubbliche e private come il Gruppo di lavoro sui sistemi agroalimentari sostenibilità della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), Fondazione Barilla, Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), Sdg Academy e l'Università di Siena e del partenariato che Sapienza e la Fondazione PRIMA hanno con la FAO.

All'evento, che si concluderà martedì 18 giugno, parteciperanno i maggiori esperti del settore. Ad aprire i lavori saranno i saluti del Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, a cui seguiranno i contributi di Fabio Attorre, Direttore dell’Orto botanico; di Maria Maddalena Altamura, Direttrice del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, di Bruno Botta prorettore alle Relazioni internazionali della Sapienza e da Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA e docente dell’Università di Siena.

Saranno, inoltre, presenti i giovani vincitori, con il progetto “LUISA Storytelling”, dell'Hackathon per gli Sdgs, evento tra innovatori organizzato da Fao, PRIMA e Future Food Institute nell’ambito di Exco 2019, la prima fiera della cooperazione internazionale”. Luisa è una piattaforma di sensibilizzazione ai temi della sostenibilità che, a prescindere dall'età e dalla scolarizzazione, attraverso storie concrete ha lo scopo di raggiungere gli obiettivi dell'agenda 2030. La prima di queste storie è ispirata a Luisa Guidotti Mistrali, medico missionario, uccisa nel 1979 mentre svolgeva il suo lavoro in Africa e dà il nome alla piattaforma.

Nel corso della due giorni verrà, infine, illustrato il programma PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area), che, con la sua azione, promuove la collaborazione tra i Paesi della costa nord e sud del Mediterraneo per la gestione efficiente delle risorse idriche, agricoltura sostenibile, catena del valore alimentare, anche nella prospettiva del cambiamento climatico e delle migrazioni. In particolare sarà illustrato lo studio dell’Università di Siena AgriFoodMed Delphi 2019, che tra l’altro, indica le aree di policy sulle quali gli esperti ritengono che sia fattibile e urgente intervenire, fornendo una agenda delle priorità a breve e medio termine.

 “Questo appuntamento riveste una grande importanza soprattutto perché mette in evidenza il ruolo che il mondo delle università può svolgere in un processo di salvaguardia ambientale e di sostenibilità per il pianeta. Mettere a servizio di questo processo le competenze interne delle università e la valorizzazione dell’educazione universitaria per la sostenibilità sono un impegno ma anche un dovere per la Sapienza.  E’ importante sapere che alleati importanti come la FAO e il Segretariato italiano della Fondazione PRIMA ci accompagnano.” Ha detto il Rettore Sapienza Università di Roma Eugenio Gaudio

Cesare Manetti del Dipartimento di Biologia ambientale ha evidenziato che “L'adozione di un approccio sistemico multidisciplinare per la definizione di nuovi percorsi di sviluppo è la vera sfida per l'attuazione dell'Agenda 2030: questo realmente corrisponde oggi allo "Sviluppo Sostenibile".  Per attuare questo cambiamento è indispensabile pensare ad una nuova didattica, dalle scuole primarie all'università, che non solo includa le parole chiave, che abbiamo imparato ad utilizzare in questi anni (risparmio energetico, economia circolare, lotta allo spreco alimentare, alimentazione sana, dieta mediterranea,... ) in corsi specifici, ma si basi su esperienze che creino una nuova rete di connessione tra saperi "iperspecialistici" e territorio per far emergere reali soluzioni transdisciplinari.  Mescolare didattica tradizionale e risorse open access disponibili in rete, mettendo in contatto studenti di corsi diversi, che condividono analoghi strumenti multimediali, può essere la chiave per diffondere questa visione”.

"La FAO è estremamente lieta di promuovere gli obiettivi universali dell’Agenda 2030, per lo sviluppo sostenibile nel campo agroalimentare, e di organizzare questo evento con due partner d'eccellenza: l’Università La Sapienza di Roma e la Fondazione PRIMA. Inoltre, la FAO considera fondamentale il coinvolgimento di tutti gli attori della società per il raggiungimento di questi obiettivi e il ruolo cruciale dell’università come catalizzatore di innovazione”. Ha detto Cristina Petracchi, Partnership Division of the Food and Agriculture Organization of the United Nations FAO

Il Prof. Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA, ha sottolineato che "Il ruolo delle Università è essenziale sia per la creazione di un sistema di valori alla base di un uso efficace dell'innovazione, sia per la produzione stessa di innovazione in settori, come quello agroalimentare, che sono particolarmente esposti alle criticità dovute al cambiamento climatico e alle tensioni sociali. Il Programma PRIMA, attraverso il finanziamento alle attività di ricerca e innovazione nel settore agroalimentare e idrico del Mediterraneo e all’ampio coinvolgimento del mondo accademico all’interno dei vari Progetti, assegna alle Università un ruolo centrale nell’ambito della rete di attori che agiscono per lo sviluppo sostenibile, favorendo lo scambio di conoscenze e la cooperazione multilivello".

mercoledì 12 giugno 2019

Culti e culture del corpo

L’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Associazione Cultural Pro, il Teatro del Lido di Ostia e l’Accademia Nazionale di Danza presentano presso il Teatro del Lido di Ostia, dal 14 al 23 giugno, Culti e Culture del Corpo un laboratorio interdisciplinare che ha visto la collaborazione tra studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, Accademia Nazionale di Danza e Conservatorio Santa Cecilia di Roma. 





In mostra i progetti artistici nati dall’incontro tra i vari partecipanti dell’Accademia di Belle Arti di Roma e del Master “Cantiere Infinito” (Accademia Nazionale di Danza, Conservatorio Santa Cecilia di Roma e Fondazione MAXXI), curati dagli studenti del Corso di Fenomenologia del corpo.

I lavori esplorano i vari aspetti del corpo e le sue relazioni con la fotografia e l’audiovisivo. Tra fotografia e danza, video e performance, si definiscono incontri ed associazioni che creano immagini ed immaginari estetici, sociali e culturali e che presentano varie sfaccettature di una sperimentazione sulle dinamiche relazionali che emergono dall’interazione tra diversi corpi performanti.

La riflessione portata avanti dal laboratorio Culti e Culture del Corpo si colloca tra questi sguardi, tecniche e approcci alla corporeità. La poetica del corpo-macchina messa in scena dagli artisti gravita intorno alle peculiari sinergie che s’instaurano tra i performer, i fotografi e i video-maker in diversi contesti di rappresentazione.

La relazione con lo spazio è stata infatti una componente centrale del laboratorio che ha portato gli studenti ad approcciare diverse realtà storiche, naturali, urbanistiche e sociali di Ostia e di Roma. Mentre alcuni lavori ruotano intorno al ‘luogo’ come manifestazione tangibile, altri si girano verso gli spazi astratti del movimento psichico. Le opere presentano varie sfaccettature di una sperimentazione sulle dinamiche relazionali che emergono dall’interazione tra diversi corpi performanti.

Nelle serate del 14 e 15 giugno 2019 sono previste performance degli studenti dell’Accademia Nazionale di Danza.

Artisti:
Accademia Belle Arti di Roma: Giulia Blasi, Valerio Cisaria, Alessandra Farci, Rosaria Giannitto, Paolo Giordano, Eleonora Mattozzi, Karen Ortega, Maria Giovanna Sodero, Xi Han Zhang
Accademia Nazionale di Danza: Serena Arco, Silvia Autorino, Mara Capirci, Mariagiovanna Esposito, Andrea Gallina, Vittoria Guarracino, Iole La Sala, Maria Sole Montacci, Michela Tartaglia, Noemi Valente

Conservatorio Santa Cecilia di Roma:
Michele Fortunato, Daniele Gherrino, Sonia Ziccardi

Curatrici:
Eleonora Cicino, Sofia Dati, Anna Nacarlo, Noemi Saia

Performance:
14 giugno ore 17:00 / 19 :00
15 giugno ore 19:30 / 20:30

Culti e Culture del Corpo
Inaugurazione: 14 giugno 2019, ore 17:00 / 19 :00
Apertura al pubblico: 14 giugno – 23 giugno
Ore 17:00 / 20:00
TEATRO DEL LIDO DI OSTIA
Via delle Sirene, 22
Lido di Ostia (RM)

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio, l'opera mozartiana reinterpretata dai musicisti-attori della multietnica Orchestra di Piazza Vittorio

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio un Film-spettacolo ed esibizione live per l’esordio dell’Orchestra di Piazza Vittorio sul palco di Massenzio. In programma il 14 giugno 2019 alle ore 20.30.





Appuntamento eccezionale nell'ambito di Letterature Festival Internazionale Roma con la proiezione de Il flauto magico di Piazza Vittorio, con l’Orchestra di Piazza Vittorio. Regia di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu. A seguire, esibizione dell’ottetto dell’orchestra di Piazza Vittorio.

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio è un film musicale che rivisita e re-interpreta, arricchendola e adattandola ai nostri giorni, l’opera di Mozart, interpretato in 8 lingue dai musicisti-attori della multietnica Orchestra di Piazza Vittorio, ognuno secondo le proprie tradizioni e culture musicali.

Tutto avviene nei giardini di Piazza Vittorio, che si animano per magia durante la notte, e contrariamente a quanto accade nell’Opera di Mozart, i personaggi femminili possono cambiare il corso degli eventi e assumere un ruolo decisivo.

Un principe pauroso, un gigante dal cuore d'oro, una principessa audace e determinata, capace di cambiare con le proprie azioni il corso della storia: il Flauto Magico di Mozart rivive grazie all'orchestra di Piazza Vittorio in una versione alternativa dei fatti e reinterpretata attraverso le tradizioni e le culture musicali di tutto il mondo.

Così i giardini di Piazza Vittorio si trasformano in un bosco incantato, le aiuole in esotici giardini di sabbia, i palazzi in castelli fiabeschi. La notte, a Piazza Vittorio, è un sogno fatato, cullato dai suoni della vita urbana: il traffico, il vociare indistinto, lo sferragliare di un tram.

L’Orchestra di Piazza Vittorio è nata nel 2002 sulla spinta di artisti, intellettuali e operatori culturali con la volontà di valorizzare l’omonima Piazza dell’Esquilino di Roma, per antonomasia il rione multietnico della città. Da 17 anni l’Orchestra rappresenta una realtà unica che trova la sua ragion d’essere nella commistione dei linguaggi testuali e musicali, nella ferma consapevolezza che mischiare culture produca bellezza.

sabato 8 giugno 2019

Ricerca, origine ed evoluzione dell'uomo: svelata la causa dell'estinzione dei Neanderthal e di altri mammiferi

La causa dell'estinzione dei Neanderthal e di altri mammiferi fu dovuto all’Evento di Laschamp che poi favorì lo sviluppo dell'Homo Sapiens. Lo studio condotto dal Cnr-Ismar e dall’Università della Florida è pubblicato su Reviews of Geophysics. 





Successe quarantamila anni fa, durante quello che viene definito l’Evento di Laschamp, ovvero quando il campo magnetico terrestre subì un improvviso crollo (a circa il 25% del valore attuale) con il conseguente aumento di radiazioni ultra-violette (UVR), i cui effetti selezionarono i nostri antenati Cro-Magnon a scapito dei neanderthaliani.

Una variante genetica di una proteina sensibile ai raggi UV, il recettore arilico (AhR), fu determinante nella selezione. Il breve intervallo di tempo (circa 2000 anni) bastò a porre fine ai Neanderthal e sviluppare i nostri antenati Sapiens. Lo studio condotto dal Cnr-Ismar e dall’Università della Florida è pubblicato su Reviews of Geophysics.

Perché i Neanderthal si estinsero 40 mila anni fa? Uno dei grandi misteri della paleoantropologia è oggetto di una ricerca pubblicata dalla rivista Reviews of Geophysics e frutto della collaborazione tra geologi dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Cnr-Ismar) e dell’Università della Florida a Gainesville.

Combinando le datazioni sulla scomparsa dei Neanderthal (41.030-39.260 anni fa) dai principali siti paleolitici con dati genetici, i paleomagnetisti Luigi Vigliotti e Jim Channell hanno identificato l’Evento di Laschamp, una delle principali escursioni del campo magnetico terrestre, avvenuta 41 mila anni fa (41.300+/-600 anni) come il fattore che probabilmente causò l’estinzione.

Il campo magnetico, infatti, funziona come schermo di protezione contro i raggi UV provenienti dal cosmo e la ricerca dimostra che sono stati gli effetti delle radiazioni UV a selezionare in modo irreversibile i nostri antenati Cro-Magnon a scapito dei Neanderthal, a causa di una variante genetica di una proteina nota come recettore arilico (AhR), sensibile agli UV, che fu loro fatale durante quel breve intervallo di tempo (circa 2000 anni) di minima intensità del campo magnetico.

“Neanderthal e Sapiens hanno convissuto, incrociandosi, per alcune migliaia di anni, come dimostrano le ‘impronte’ lasciate nel nostro DNA e i tratti somatici di alcuni individui contemporanei”, spiega Luigi Vigliotti del Cnr-Ismar. “La loro estinzione è stata oggetto di numerose ipotesi, incluso l’istinto ‘fratricida’ dei nostri antenati. Nel 2016 un gruppo di biologi molecolari ha scoperto l’esistenza di una piccola variante genetica Ala-381 nel recettore arilico dei Neanderthal rispetto al Val-381 dei Sapiens (e dei fossili Cro-Magnon), che fu interpretata come un vantaggio nell’assorbimento delle tossine prodotte dal fumo legato allo stile di vita trogloditico. Il recettore arilico è infatti fondamentale nel regolare l’effetto tossico della diossina. La coincidenza con i tempi dell’estinzione dei Neanderthal suggerisce che invece fu lo stress ossidativo prodotto dalla mancanza dello schermo fornito dal campo magnetico terrestre rispetto ai raggi UV ad essere responsabile della loro scomparsa”.

Molti organismi acquatici e terrestri hanno sviluppato strategie per limitare i danni che i raggi UV - in aggiunta ai loro effetti positivi nella sintesi della vitamina D e nel contrastare virus, batteri e parassiti - possono procurare alla struttura del DNA. “Non è un caso, secondo il nostro studio, che la fine del Laschamp segni l’uscita di scena dei Neanderthal e l’espansione dei Cro-Magnon, cioè dell’uomo moderno”, prosegue Vigliotti. “Il Laschamp non fu per altro fatale solo ai neanderthaliani. Nello stesso intervallo di tempo in Australia si estinsero 14 generi di mammiferi, soprattutto di grossa taglia, come dimostra la drastica diminuzione nei sedimenti delle tracce di ‘sporormiella’, un fungo coprofilo che vive sullo sterco di grandi animali erbivori, proprio in corrispondenza del minimo di intensità del campo magnetico terrestre. Un altro minimo osservato circa 13 mila anni fa portò alla scomparsa di 35 generi di grandi mammiferi in Europa e soprattutto in Nord America intorno a questo intervallo di tempo, quasi in un ‘istante’ geologico. Questi due focolai di estinzione dipendono dalla diminuzione dell'ozono stratosferico durante gli episodi di bassa intensità di campo magnetico e dal ruolo della radiazione ultravioletta ben più che dall’overkill da parte dell'uomo o dal cambiamento delle condizioni climatiche”.

La ricerca appena pubblicata analizza anche le relazioni tra intensità del campo magnetico ed evoluzione umana negli ultimi 200 mila anni, l’intervallo di tempo che ha visto lo sviluppo dell’Homo sapiens. “Abbiamo integrato tutti i dati fossili esistenti con le datazioni delle ramificazioni principali dell’evoluzione umana in base all’analisi del DNA mitocondriale e del Cromosoma-Y. Nonostante la scarsità dei materiali fossili e i margini di errore delle metodologie utilizzate per ricostruire l’età delle ramificazioni dei vari aplogruppi (gruppi con lo stesso profilo genetico) umani, abbiamo trovato interessanti relazioni”, conclude il ricercatore Cnr-Ismar. “La datazione a circa 190 mila anni fa dei resti fossili del più antico Sapiens conosciuto (Omo Kibish, trovato in Etiopia) e del Mithocondrial Eve, il nostro più recente antenato comune su base matriarcale, coincide con un altro momento di assenza del campo magnetico terrestre noto come Iceland Basin Excursion. L’evoluzione umana ha poi avuto vari sviluppi concentrati tra 100 e 125 mila anni fa, nell’ultimo interglaciale, che hanno fatto considerare il clima uno dei fattori che hanno guidato l’evoluzione. Anche in questo caso però registriamo un altro minimo del campo magnetico terrestre: l’evento di Blake (125-100 mila anni fa). Con il procedere delle conoscenze sulla ricostruzione del campo magnetico, del suo ruolo nel modulare i raggi UV e di quello dell’AhR rispetto agli effetti di queste radiazioni, e quando saranno disponibili più accurate datazioni di nuovi reperti fossili e miglioramenti nella filogenesi umana, si chiarirà meglio il ruolo che l’intensità del campo magnetico gioca nell’evoluzione di tutti i mammiferi e forse non solo”.

Rai Cultura, Opera Lirica: Una lunga serata con Franco Zeffirelli. Aida, Butterfly e Bohème per onorare il grande regista

Nel giorno dei funerali di Franco Zeffirelli e per rendere omaggio al grande regista, scomparso la scorsa settimana, Rai Cultura cambia la p...