venerdì 31 maggio 2019

Galleria degli Uffizi, maxi inaugurazione per la pittura del '500. 14 nuove sale per i maestri veneti e fiorentini, 105 dipinti per oltre 1100 metri quadrati di arte

Apre un secondo nuovo museo dentro la Galleria degli Uffizi. L’operazione di portata gigantesca è stata resa possibile anche grazie a una generosa donazione dei Friends of the Uffizi Galleries.





La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano in una stanza appositamente dedicata. Il ritorno in Galleria, dopo quasi dieci anni di lontananza dagli occhi del pubblico, della monumentale ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci; una nuova sala interamente dedicata ai capolavori del naturalismo veneziano, altre per quelli del Tintoretto e del Veronese, oltre 30 dipinti che tornano visibili dopo molto tempo.  Sono solo alcuni dei tesori della grande pittura veneta e fiorentina del '500 e del primo '600, accolti al primo piano degli Uffizi in 14 sale completamente riallestite. Vi sono esposte 105 opere, un terzo delle quali da tempo in deposito: i lavori, che hanno riguardato un’area del museo di oltre 1100 metri quadrati, sono andati avanti per circa un anno.

I colori delle pareti sono naturali e stesi secondo gli antichi metodi, che li rendono vibranti e vivi: verde per la pittura veneta – un verde ripreso dai tendaggi e dai rivestimenti dei muri che si notano in tanti dipinti del Rinascimento veneziano – mentre per gli spazi destinati alla scuola toscana è stato scelto un grigio scuro, che richiama la pietra serena dell’architettura degli Uffizi, ma con un timbro più caldo e vellutato. 

La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano è affiancata a destra dalla ‘Flora’, sempre di Tiziano, e dalla ‘Fornarina’ di Sebastiano del Piombo. Protette da vetri antisfondamento che ne garantiscono anche la stabilità climatica, le tre celeberrime dame potranno ora essere ammirate in totale calma e concentrazione. Nelle sale vicine tornano finalmente visibili le opere di Lorenzo Lotto, Tintoretto, Veronese, molte delle quali da tempo non più visibili, che completano la collezione di pittura veneta degli Uffizi. Su questo lato è stata aperta anche una finestra sull’Arno, con una vista mozzafiato sul fiume e sulle colline a sud della città, a ristabilire il contatto della Galleria con il suo contesto urbano.

Le pareti della monumentale sala del Pilastro sono state lasciate chiare, così che l’ambiente richiami una chiesa a pianta centrale: qui sono infatti esposte le grandi pale d’altare del periodo della Controriforma. I visitatori vi possono finalmente ammirare di nuovo, dopo dieci anni di permanenza in deposito, la ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci, capolavoro di grandi dimensioni del maestro urbinate, che il granduca Pietro Leopoldo comprò a caro prezzo per le collezioni fiorentine.  Accanto, sempre del Barocci, lo splendido e atmosferico ‘Noli me tangere’ e appeso nella parete vicina quello dipinto da Lavinia Fontana, grande pittrice bolognese: due versioni dello stesso soggetto, due culture diverse a raffronto. Le stanze accanto alla sala del Pilastro sono state allestite come “studioli”, prevalentemente con opere di piccole dimensioni: una con dipinti sacri, l’altra con soggetti profani (prevalentemente mitologici e allegorici), tutti visibili nel dettaglio grazie alla protezione con vetri speciali, che permettono di avvicinarsi e di apprezzare ogni pennellata. Torna visibile anche la portentosa ‘Caduta degli Angeli ribelli’ di Andrea Commodi: nel grande bozzetto, un drammatico groviglio di anatomie umane con il quale il pittore fiorentino voleva confrontarsi direttamente con il Michelangelo della Cappella Sistina.

Vi è infine la zona dedicata alle Dinastie, dove i ritratti dei Medici di Bronzino (tra i quali anche la famosa ‘Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni’) spiccano come gioielli sul fondo grigio scuro. La nuova sistemazione delle sale è stata concepita per migliorare la visione e la comprensione delle opere da parte del pubblico. Ciò è reso possibile anche grazie alle panchine disseminate lungo il percorso per consentire la sosta e il raccoglimento davanti ai dipinti. Un supporto alla realizzazione di questo straordinario, estesissimo intervento di allestimento è arrivato dai Friends of the Uffizi Galleries, che hanno donato 100mila dollari per la nuova Sala della Venere di Urbino, e altri 15mila dollari – generosamente offerti da uno dei membri dell’associazione, Trish Savides – per il restauro della ‘Sacra Famiglia’ di Lorenzo Lotto.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, commenta: "È come se si fosse aperto un secondo, nuovo museo dentro la Galleria. L’operazione è di portata gigantesca, ed è stata resa possibile anche grazie a una generosa donazione dei Friends of the Uffizi Galleries, presieduti da Maria Vittoria Rimbotti Colonna. Questa formidabile impresa è stata portata a compimento dall’eccezionale squadra delle Gallerie degli Uffizi, che ha lavorato con passione e grande competenza. Finalmente possiamo mostrare nel modo migliore due settori delle nostre collezioni, quello della pittura della Controriforma e quella della pittura veneta, che sono anche tra i più importanti al mondo. Ma non è finita qui: nel giro di pochi mesi tutta l’ala del Cinquecento sarà riallestita".

E il curatore del patrimonio architettonico delle Gallerie degli Uffizi, Antonio Godoli, aggiunge: "Due sono i temi fondamentali che hanno guidato il nuovo allestimento: la ricerca di continuità nello stile delle sale vasariane, mediante lo studio di traguardi e anche di punti focali e prospettici nel posizionamento dei quadri; e la costruzione di superfici espositive a supporto delle opere, superfici che hanno la funzione di definire il nuovo spazio museale separandolo dallo spazio architettonico".

Appuntamento in Giardino, alla scoperta della ricchezza storica, artistica, botanica e paesaggistica dei giardini italiani

Sabato 1 e domenica 2 giugno sarà possibile visitare in tutta Italia oltre 200 giardini, alcuni aperti in via eccezionale, nell’ambito della seconda edizione dell’iniziativa “Appuntamento in Giardino”. 






Promossa da APGI-Associazione Parchi e Giardini d’Italia, con il sostegno di Ales e il patrocinio del MiBAC e di ASVIS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, la manifestazione invita il grande pubblico a scoprire la sorprendente ricchezza storica, artistica, botanica e paesaggistica dei giardini italiani: dai grandi siti storici ai piccoli giardini privati. Una serie di incontri, eventi, letture e attività speciali come offerta culturale rivolta a tutta la famiglia.

“I nostri parchi e giardini rappresentano un tesoro culturale che il Ministero non solo intende proteggere e tutelare -afferma Giovanni Panebianco, Segretario Generale MiBAC - ma, con iniziative come questa, desidera promuovere e valorizzare affinché quanti più italiani e turisti stranieri possano scoprirli e goderne”.

“Iniziative come “Appuntamento in Giardino” - sostiene Mario De Simoni, Presidente di Ales -rientrano tra le attività che Ales sostiene e promuove con convinzione, nell’ottica di valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico secondo le indicazioni del MiBAC”.

“Sono molto orgoglioso che APGI stia svolgendo un ruolo chiave di sensibilizzazione delle istituzioni e dei cittadini - dichiara Ludovico Ortona, Presidente APGI - affinché questo incredibile patrimonio verde costituito dai parchi e giardini sia tutelato, valorizzato e vissuto”. Quest’anno la manifestazione si terrà in coincidenza con la Settimana Europea dello Sviluppo Sostenibile (ESDW – European Sustainable Development Week), in programma dal 30 maggio al 5 giugno 2019.

Le due giornate di Appuntamento in Giardino sono inserite anche nel programma del Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASVIS. L’apertura dei giardini – per loro stessa natura piccoli ecosistemi, nonché precisi ‘sensori’ dei cambiamenti ambientali - sarà quindi anche una preziosa occasione per sensibilizzare i visitatori sui temi dell’ambiente e della sostenibilità.

Rispetto alla prima edizione dell’iniziativa, le adesioni dei giardini sono aumentate di circa il 60%, e la partecipazione ha interessato pressoché tutte le regioni. Nel 45% dei casi si tratta di aperture straordinarie: giardini normalmente non aperti al pubblico o aperti solo in occasioni particolari.

In alcuni casi si potranno visitare parti del giardino normalmente chiuse: a Caprarola il giardino d'estate; a Genova sarà eccezionalmente aperto il Giardino segreto di Palazzo Reale con le sale adiacenti. Parteciperanno all’iniziativa anche alcuni importanti siti Unesco, come Villa D’Este, la Reggia di Caserta e i giardini delle Ville Medicee di Castello, Petraia, Pratolino e Cerreto Guidi.

Ampia la partecipazione di Dimore storiche private, che apriranno i propri prestigiosi giardini, come ad esempio Villa Tiepolo Passi in Veneto, Villa Imperiale nelle Marche o la Villa Reale di Marlia in Lucchesia. In molti casi saranno gli stessi proprietari o direttori ad accogliere i visitatori, per raccontare la storia del giardino e l’impegno quotidiano necessario a garantirne la sopravvivenza: sarà così, ad esempio, nel giardino della Minerva a Salerno, alla Kolymbethra (FAI) in Sicilia, o al giardino Portoghesi- Massobrio a Calcata, dove sarà lo stesso architetto Paolo Portoghesi a raccontare i principi ispiratori del suo giardino.

Numerosi anche gli Orti Botanici: Palermo, Catania, Roma, Genova, Torino e alcuni giardini botanici alpini. Moltissime le attività speciali proposte per questo evento: alle tradizionali visite guidate si aggiungono laboratori, degustazioni, yoga e momenti musicali, come ad esempio presso il Castello Galli Della Loggia in Piemonte, dove è previsto un concerto d’archi. Numerosi anche i percorsi sensoriali, come quello programmato a Villa Carlotta sul Lago di Como, che offrirà l'opportunità di scoprire gli alberi monumentali presenti nel giardino. Interessanti infine alcune visite serali straordinarie: l'orto Botanico Pellegrini Ansaldo delle Alpi Apuane propone una visita notturna alla scoperta delle orchidee spontanee; villa Annoni a Cuggiono (MI) e la Casa nel Bosco hanno programmato visite serali con "lucciolata".

Ampia anche la varietà dei giardini: parteciperanno ad esempio il giardino bioenergetico di Villa Boffo a Biella, pensato per accogliere e stimolare coloro che hanno problemi cognitivi, e la "Fabbrica giardino" di Prada in Toscana, nella quale il verde mitiga il volume dell’edificio, ne accresce l’integrazione con il paesaggio e rende l’ambiente lavorativo piacevole e sereno. Grande protagonista il tema della sostenibilità, oggetto di lezioni e conversazioni in molti giardini, come nel Parco di Villa Trecci: un giardino contemporaneo costruito in rapporto armonico con il paesaggio e pensato per essere sostenibile: uno spazio in cui il fabbisogno idrico è ridotto al minimo.

Aderisce all'iniziativa anche Anime Verdi, la manifestazione che a Padova renderà accessibili, in alcuni casi per la prima volta, 31 giardini del centro storico, per sollecitare cittadini e turisti a scoprire il patrimonio verde della città. Una novità dell’edizione 2019 è il contest fotografico lanciato su Instagram, dal titolo: Il Giardino si racconta: immagini di un universo verde.

Il contest, a cui si partecipa con l’hashtag #appuntamentoingiardino, ha l’obiettivo di costruire un racconto per immagini delle due giornate. Saranno protagonisti la bellezza della natura e dei giardini e le numerose attività proposte.


Scopri i giardini aderenti su www.apgi.it/

giovedì 30 maggio 2019

Musica, Concerto straordinario per Paolo VI dal Teatro Grande di Brescia

Su Rai5 stasera il concerto straordinario per Paolo VI dal Teatro Grande di Brescia. Sul podio dell'Orchestra e del Coro del Teatro alla Scala Riccardo Chailly. In programma la “Missa Papae Pauli” per coro a sei voci e la Sinfonia n. 1 in do minore op. 68 di Johannes Brahms.





Celebra la Canonizzazione di Paolo VI il concerto straordinario con Riccardo Chailly, l’Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala che Rai Cultura propone in diretta/differita dal Teatro Grande di Brescia giovedì 30 maggio alle 21.15 su Rai5.

L’amore per l’arte e la musica, soggetti di molti scritti di Papa Montini – fra cui la celebre “Lettera agli artisti” – tornano al Teatro Grande in nome di Paolo VI dopo il concerto del 2015 con Riccardo Muti in occasione della beatificazione del papa bresciano. Anche il nome del Direttore musicale della Scala è legato alla memoria di Paolo VI: Chailly infatti dirigerà la “Missa Papae Pauli”, scritta nel 1964 dal padre Luciano in onore dell’allora Papa Montini. Il concerto, inserito nell’edizione 2019 del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, assume poi un significato ulteriore, in quanto Paolo VI è stato arcivescovo di Milano dal 1954 fino all’elezione a Pontefice nel 1963. Inoltre, la data del 30 maggio è strettamente legata al giorno stabilito da Papa Francesco per la memoria liturgica di San Paolo VI, che si terrà il 29 maggio, a ricordo dell’ordinazione sacerdotale di Montini avvenuta nel 1920.

Apre il programma la “Missa Papae Pauli” per coro a sei voci e orchestra di Luciano Chailly, eseguita per la prima volta dall’Orchestra Sinfonica di Roma della Rai diretta da Ferruccio Scaglia al Foro Italico nel 1964. Pagina amatissima dall’autore in bilico fra atonalità e politonalità, si distingue per la sua profonda concentrazione spirituale che sprigiona un’espressività sentita e mai compiaciuta.

Chiude la Sinfonia n. 1 in do minore op. 68 di Johannes Brahms, capolavoro monumentale che si riallaccia direttamente a Beethoven, tanto da essere definita la «Decima» ideale continuazione del catalogo beethoveniano. Regia televisiva di Stefania Grimaldi con Rossella De Bonis. 

Mostre in corso, Il corpo della voce, un progetto espositivo dedicato alla voce intesa come pura potenzialità sonora

La mostra Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos è dedicata alla voce intesa come pura potenzialità sonora. Il progetto espositivo intende ripercorrere quegli avvenimenti che, sulla scia delle avanguardie artistiche del novecento, hanno infranto il legame indissolubile tra il significato della parola e la sua dimensione sonora. Al Palazzo delle Esposizioni fino al 30 GIUGNO 2019.





Attraverso la scelta di alcune opere di tre straordinari protagonisti: la cantante mezzosoprano americana di origine armena Cathy Berberian, l’attore e regista Carmelo Bene e il musicista cantante di origine greche Demetrio Stratos, si dipanerà questo innovativo lavoro di ricerca e sperimentazione intrapreso dai tre grandi artisti che accompagnerà i visitatori in un viaggio originale e del tutto inedito alla scoperta di questa fondamentale potenzialità umana.

In mostra più di 120 opere tra foto, video, materiali di repertorio, partiture originali, corrispondenze, documenti esposti per la prima volta al pubblico oltre a exhibit interattivi, aree di ascolto e apparecchiature elettroniche utilizzate dagli artisti al fine di esplorare i limiti delle proprie possibilità vocali. La raccolta della corposa documentazione è stata possibile grazie alla consultazione di diversi archivi e all’accurato lavoro di ricerca di Anna Cestelli Guidi e Francesca Rachele Oppedisano, curatrici della mostra, che hanno reperito materiale sorprendente e mai divulgato prima.

La mostra è arricchita da due sezioni scientifiche: la prima, introduttiva, curata da Franco Fussi, medico-chirurgo, specialista in Foniatria e Otorinolaringoiatria, offrirà ai visitatori un’accurata analisi dell’interno della cavità di risonanza dove si configura la voce nella sua carnalità. La seconda, curata da Graziano Tisato, ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) – CNR di Padova, si trova all’interno della sezione Stratos e consta di tre postazioni interattive realizzate ad hoc per la mostra, attraverso le quali sarà possibile approfondire la comprensione degli effetti vocali prodotti dall’artista.

La mostra è parte del programma di #EurekaRoma 2019 promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale.

Opera, La Cenerentola di Rossini, nella visione pop surrealist di Emma Dante

Torna in scena al Teatro dell'Opera Costanzi La Cenerentola di Rossini, nella versione di grande successo della stagione 2016 con la regia di Emma Dante. Dall’8 al 13 giugno 2019.




Ispirata alle arti e all’immaginario che gravitano attorno al Pop Surrealism, dai cartoon ai tatuaggi, la Cenerentola di Emma Dante è una figura fragile le cui vicende familiari, un po’ grottesche e rocambolesche, raccontate dalla musica di Rossini dal ritmo serrato, diventano lo spunto per una riflessione sulla figura femminile. Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, scene di Carmine Maringola, costumi di Vanessa Sannino, luci di Cristian Zucaro e i movimenti coreografici di Manuela Lo Sicco. Nel ruolo della protagonista Teresa Iervolino; con lei René Barbera (don Ramiro), Vito Priante (Dandini), Carlo Lepore (don Magnifico).

“La famiglia della Cenerentola è sicuramente grottesca, sui generis - spiega la regista. Non ci sono dei veri legami famigliari. Lei, Cenerentola-Angelina, è un’estranea sia per il patrigno, Don Magnifico, che per le sorellastre, Clorinda e Tisbe; e loro tengono a ribadire, tutte le volte, che lei non deve chiamarle sorelle. Quindi è una sorta di famiglia imposta, né Cenerentola sente famigliare queste tre figure. Sono degli estranei che vivono nella stessa casa. Inoltre le sorellastre litigano sempre tra loro, e sono sempre in atteggiamento di grande rivalità. Il padre vuole assolutamente accasarle per averne un vantaggio personale ed economico. Insomma è una famiglia abbastanza problematica. In più questi legami non sono di sangue perché, appunto, Cenerentola è figlia di un’altra madre. Ma soprattutto è una famiglia che all’interno nasconde una grande violenza, una grande prevaricazione sulla persona più debole che è lei, derubata di tutti i suoi averi e messa in un angolo a far da serva. C’è una prevaricazione molto forte, una grande cattiveria e perfidia. […] C’è una condizione di degrado della donna. Non so se Rossini e il librettista volessero esprimere anche questo. Sicuramente noi che riprendiamo oggi l’opera dobbiamo assolutamente fare i conti con la condizione di questa donna che viene comunque maltrattata, vessata, privata di tutti i suoi diritti, e soprattutto costretta a vivere in una condizione di grande disagio e alienazione. Per cui certamente può essere molto attuale, nel senso della povertà della donna e dell’impossibilità di poter esprimere la propria libertà. Cenerentola non è libera, è vittima di violenze domestiche e non riesce a liberarsene, tant'è che è necessario l’intervento di una specie di magia. Quindi c’è un riscatto. Ed è un riscatto sociale che ci riguarda.”

Al pari del più popolare Barbiere di Siviglia, La Cenerentola, su libretto di Jacopo Ferretti il cui titolo originale completo è “La Cenerentola, ossia la bontà in trionfo”, rappresenta la massima espressione del genio rossiniano nonché del teatro musicale di tutti i tempi. L'opera fu realizzata in soli 24 giorni secondo la proverbiale velocità del maestro appena venticinquenne da un soggetto tratto in parte dalla celebre fiaba di Charles Perrault. Il debutto avvenne al teatro Valle di Roma il 25 gennaio 1817 dove conseguì un riscontro che, seppur non disastroso come per il "Barbiere" dell’anno prima, non fu certo esaltante. Ciò non dispiacque al suo autore che secondo le cronache dell’epoca ne preconizzò l’imperituro trionfo. Dopo poche recite, infatti l'opera divenne popolarissima e fu ripresa in Italia e all'estero.

Eventi. Leonardo da Vinci 3D: Immersive, Interactive, Experience

Al via da oggi una mostra rivoluzionaria e futuristica che racconta il genio assoluto di Leonardo da Vinci attraverso un linguaggio multisensoriale fra realtà aumentata, ologrammi, percorsi immersivi. Milano, Fabbrica del Vapore - Cattedrale. Da oggi fino al 22 settembre 2019.






Una mostra rivoluzionaria e futuristica che racconta il genio assoluto di Leonardo da Vinci attraverso un linguaggio multisensoriale fra realtà aumentata, ologrammi, percorsi immersivi per scardinare i tradizionali confini, sfidando leggi della fisica, del tempo e dello spazio. Un'esperienza che catapulta il visitatore nella mente straordinaria di Leonardo e nelle sue ardite evoluzioni. Un viaggio lungo oltre 500 anni, un salto sorprendente dal passato al futuro attraverso la memoria e la tecnologia per un’esperienza unica da vivere.

La mostra 'Leonardo da Vinci 3D' è organizzata da Medartec Distribution, co-prodotta con il Comune di Milano, realizzata in collaborazione con il Cnr–Icar - ed al pluripremiato Art Media Studio, che ne ha curato la direzione artistica e la produzione dei contenuti immersivi.

L’esposizione rientra nel circuito 'Leonardo 500', ciclo di mostre che Milano offrirà ai visitatori per rendere omaggio al genio fiorentino durante l'anno dedicato al cinquecentenario dalla sua morte. A restituire lo spirito avveniristico di Leonardo è un sistema di multi-proiezione altamente tecnologico in grado di offrire un’esperienza educativa e divertente allo stesso tempo, dove immagini e musica corrono lungo soffitti, pareti e colonne per sconfinare negli spazi immateriali dell’olografia e della realtà aumentata. All'interno del percorso anche una sala dedicata alle esperienze per i più piccoli che potranno rivivere momenti artistici ed 'ingegneristici' del genio fiorentino.

Il racconto di Leonardo da Vinci 3D nasce da un’inedita commistione di linguaggi, dove riescono a dialogare tradizione e innovazione: dai modelli delle macchine per il volo ai dipinti riprodotti in alta risoluzione, attraverso la sala degli specchi fino al Cenacolo vinciano, dove Cristo e gli apostoli prendono vita sulle pareti della Cattedrale.

Contatti e info
info@leonardodavinci3d.it
tel. +39 349 4383587

Ricerca, l'attività fisica accresce le capacità olfattive

Lo rivela uno studio condotto dal Cnr-Ibcn in collaborazione con il laboratorio di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia e con la Fondazione Ebri, secondo il quale il movimento attiva cellule staminali neurali, aumentando il numero di neuroni maturi che partecipano ai processi olfattivi. La ricerca è pubblicata su Molecular Neurobiology.





Nel cervello adulto dei mammiferi esistono aree in cui si originano nuovi neuroni a partire da cellule staminali neurali. Una di queste è denominata zona sottoventricolare (Svz) e rappresenta la principale fonte di nuovi neuroni del cervello dei topi adulti. Uno studio condotto dall’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibcn) ha individuato il processo che porta alla formazione di neuroni olfattivi. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Molecular Neurobiology.

“All’interno della Svz, le cellule staminali dormienti vengono attivate da stimoli interni o esterni e cominciano un percorso di espansione e maturazione fino a diventare neuroni maturi che migrano in direzione del bulbo olfattivo, dove partecipano attivamente ai processi olfattivi”, spiega Stefano Farioli Vecchioli del Cnr-Icbn. “Nel nostro laboratorio abbiamo scoperto che lo spegnimento, tramite ingegneria genetica, del gene anti-proliferativo p21 innesca uno straordinario aumento della risposta delle cellule staminali neurali quiescenti all’azione svolta dall’attività fisica, che favorisce la generazione di nuovi neuroni (proneurogenica). Ciò si traduce in un aumento dell’attivazione e della velocità di proliferazione delle cellule staminali e in un incremento del numero di nuovi neuroni attivi all’interno del bulbo olfattivo. Infine, le nostre osservazioni sul modello murino hanno stabilito che i soggetti provvisti di un numero superiore di nuovi neuroni all’interno del bulbo olfattivo sono dotati di una sensibilità e di una memoria olfattiva molto superiore rispetto a quelle registrate negli  esemplari di controllo”.

Lo studio è importante perché dimostra come l’attività fisica sia in grado di innescare l’espansione delle cellule staminali nervose adulte capaci, a loro volta, di aumentare la sensibilità olfattiva degli animali. “Un risultato analogo è stato raggiunto recentemente anche da una ricerca realizzata dall’Università di Dresda (Bragado-Alonso S. et al EMBO J, 2019), partita da un approccio sperimentale differente e ciò avvalora la nostra ipotesi di una stretta connessione fra l’espansione delle cellule staminali adulte e il miglioramento delle capacità olfattive dei modelli murini”, conclude il ricercatore. “Nonostante la neurogenesi sottoventricolare sia un processo che nell’uomo termina nel corso dei primi anni di vita, riteniamo che il nostro studio possa fornire un contributo importante nell’ampio campo di ricerca inerente alle strategie terapeutiche basate sulle cellule staminali neurali, aprendo nuove prospettive nell’utilizzo delle cellule staminali attivate dalla corsa per prevenire l’invecchiamento cerebrale e per contrastare l’insorgenza di patologie neurodegenerative che colpiscono l’integrità strutturale e funzionale dell’area dell’ippocampo”.

La ricerca è stata svolta in collaborazione con il laboratorio di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia e con Raffaella Scardigli della Fondazione Ebri.

lunedì 27 maggio 2019

L'arte al cinema, Dentro Caravaggio, un viaggio inedito e originale su vita e opere del genio della luce

Al cinema da oggi Dentro Caravaggio, un docu-film di Francesco Fei con la partecipazione straordinaria di Sandro Lombardi. Solo il 27-28-29 maggio.


Spingersi oltre le apparenze, scavare dentro le opere, l’uomo e l’artista per indagare il segreto di un’arte rivoluzionaria. Un viaggio inedito e originale tra Milano, Roma, Napoli, Malta, Siracusa e Messina. Con gli interventi di Rossella Vodret, Marco Carminati, Alessandro Morandotti, Milo Manara, Gennaro Carillo, Giovanna Cassese, Caterina Di Giacomo, Achille Mauri e i Masbedo. 



Ciò che inizia con l’opera di Caravaggio è molto semplicemente la pittura moderna.
André Berne-Joffroy 

A cinque secoli dalla morte, con l’infinito numero di libri e mostre a lui dedicati, i film, i fumetti, gli articoli di giornale, gli approfondimenti, cosa continua a raccontarci la figura di Caravaggio? Come mai questo personaggio riesce sempre, in maniera così densa e composita, a scuotere chi osserva le sue opere e chi legge della sua vita?

È per provare a rispondere a queste domande che, una sera d’inverno, Sandro Lombardi, uno degli artisti più carismatici e poliedrici del panorama teatrale italiano, sale le scale di Palazzo Reale a Milano per visitare la mostra Dentro Caravaggio, un’esposizione che ha presentato al pubblico opere provenienti dai maggiori musei italiani e da altrettanto importanti musei stranieri, affiancando per la prima volta le tele di Caravaggio alle rispettive immagini radiografiche. Da questo viaggio dentro le opere e dentro l’uomo Caravaggio, prende il via il percorso del docu-film: proprio nello stesso luogo in cui, nel 1951, Roberto Longhi propose la Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi, punto fermo assoluto nella storia della riscoperta critica dell’artista.

Dentro Caravaggio, il film evento diretto da Francesco Fei, sceneggiato da Jacopo Ghilardotti e prodotto da Piero Maranghi e Massimo Vitta Zelman con Marco Colombo e Francesco Melzi d’Eril, è una produzione di Italia Classica, Skira Editore, Adler Entertainment, con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Arriverà nelle sale solo il 27, 28 e 29 maggio distribuito da Nexo Digital per guidare gli spettatori attraverso una lettura originale e accurata delle opere e della vita di Caravaggio (1571-1610).

Il viaggio condotto da Sandro Lombardi attraverserà i diversi luoghi caravaggeschi: Roma, Napoli, Malta, la Sicilia, tutte quelle terre in cui Caravaggio e le sue inquietudini hanno lasciato traccia concreta. Il docu-film farà poi tappa al Sacro Monte di Varallo, complesso devozionale affrescato da Gaudenzio Ferrari e celebre in tutto il mondo per la sensibile, emozionante rappresentazione teatrale e scenografica della Via Crucis e dei luoghi santi della storia di Cristo. Perché forse è proprio tra queste statue e tra questi affreschi che si nascondono, almeno in parte, le radici dell’arte di Caravaggio.

Ad accompagnare la visione di capolavori come Davide e Golia, Deposizione, Marta e Maria Maddalena, Sacra famiglia con Giovannino, Ragazzo morso da un ramarro sino al Seppellimento di Santa Lucia, Resurrezione di Lazzaro, Adorazione dei pastori, ci saranno gli interventi di esperti autorevoli e di artisti: Rossella Vodret, massima conoscitrice di Caravaggio e curatrice della mostra Dentro Caravaggio a Palazzo Reale a Milano, Marco Carminati, critico e giornalista, Alessandro Morandotti, storico dell’arte e curatore della mostra L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri delle  Gallerie d’Italia di Milano, Milo Manara, celebre fumettista e autore di una biografia per immagini di Caravaggio, Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico e di Storia delle dottrine politiche alle Università di Napoli, Giovanna Cassese, storica dell’arte già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e attuale direttore dell’ISIA Faenza, Caterina Di Giacomo, Storica dell’arte, attuale direttore del MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, e del Museo Bernabò Brea di Lipari, Achille Mauri, Presidente di Messaggerie Italiane e della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri e il duo di video artisti Masbedo.

Dalla Pinacoteca di Brera di Milano con la sua Cena in Emmaus alla Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, a Roma, con la Crocefissione di San Pietro e la Conversione di Saulo, sino ad arrivare al Pio Monte della Misericordia di Napoli (con un’incursione al Cimitero delle Fontanelle, luogo ideale per riflettere sulla vicenda umana di Caravaggio). E ancora la Cattedrale di San Giovanni Battista a La Valletta, a Malta, dove, braccato e condannato a morte, Caravaggio si rifugia con l’idea di diventare cavaliere e guadagnarsi la salvezza. Il percorso del docu-film ci porterà poi alla Chiesa di Santa Lucia alla Badia, a Siracusa, in Sicilia. È qui che, in fuga da Malta, dove è stato incarcerato per l’ennesima rissa, Caravaggio ripara lasciando alcune delle opere più intense e cupe del suo percorso: il Seppellimento di Santa Lucia, a Siracusa; la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Magi, a Messina.

Sulle tracce di Caravaggio e dei suoi viaggi, incontreremo così testimoni e protagonisti del mondo dell’arte e della cultura, appassionati e cultori, per indagare la fede e la luce, il realismo, la fuga e, ancor più, l’immensa contemporaneità di questo artista.  A coronamento del percorso, anche un’incursione nella mostra milanese L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri, allestita alle Gallerie d’Italia, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, per raccontare l’influenza di Caravaggio sull’arte del Seicento.

Dentro Caravaggio è diretto da Francesco Fei, già regista di Segantini. Ritorno alla natura, che firma il soggetto assieme a Piero Maranghi, già produttore di Leonardo da Vinci. Il genio a Milano, e Jacopo Ghilardotti.

La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital. Nel 2019 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.

giovedì 23 maggio 2019

Circo Maximo Experience: la storia del Circo Massimo in realtà virtuale e aumentata

Al via Circo Maximo Experience, un progetto unico per rivivere la storia del Circo Massimo attraverso realtà aumentata e virtuale. Da oggi 23 maggio 2019 i visitatori potranno viaggiare nel tempo con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia sperimentate per la prima volta in un’area all’aperto di così ampie dimensioni.






Apre al pubblico il progetto innovativo di valorizzazione in realtà aumentata e in realtà virtuale di uno dei luoghi più significativi della storia della città, il Circo Massimo, il più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità e uno dei più grandi di tutti i tempi (600 m di lunghezza per 140 m di larghezza).

Si tratta di un progetto all’avanguardia che implementa tecnologie interattive di visualizzazione mai realizzate prima in un’area all’aperto di così ampie dimensioni. Attraverso un percorso di visita immersiva, indossando gli appositi visori, si vedrà per la prima volta il Circo Massimo in tutte le sue fasi storiche: dalla semplice e prima costruzione in legno, ai fasti dell’età imperiale, dal medioevo fino ai primi decenni del ’900.

Il progetto Circo Maximo Experience, che sarà aperto al pubblico dal 23 maggio, è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzato da Zètema Progetto Cultura e realizzato da GS NET Italia e Inglobe Technologies, aggiudicatarie del relativo bando di gara. La direzione scientifica è a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. La narrazione in lingua italiana è affidata alle voci degli attori Claudio Santamaria e Iaia Forte. Il percorso itinerante, della durata di circa 40 minuti, è disponibile anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo.

L’utilizzo di visori di tipo Zeiss VR One Plus accoppiati con smartphone di tipo iPhone e sistemi auricolari stereofonici, consentirà ai visitatori di vivere un’esperienza unica di fruizione di un sito archeologico. La tecnologia utilizzata permetterà al visitatore di immergersi totalmente nella sua storia con la visione delle ricostruzioni architettoniche e paesaggistiche durante i diversi periodi.

Sarà possibile vedere l’antica Valle Murcia arricchirsi di costruzioni, passeggiare nel Circo tra le botteghe del tempo, assistere a una emozionante corsa di quadrighe tra urla di incitamento e capovolgimenti di carri, fino a restare senza fiato di fronte all’imponente Arco di Tito alto circa venti metri, ricostruito in realtà aumentata e in scala reale davanti ai propri occhi.

L'esperienza è eccezionalmente fruibile nelle diverse ore del giorno: l’applicazione è stata infatti concepita per poter funzionare indipendentemente dalle variazioni di illuminazione giornaliere. Le ricostruzioni del sito, realizzate con accuratezza scientifica, sono state opportunamente calibrate per funzionare in tempo reale su un dispositivo mobile con capacità di calcolo limitate, consentendo un immediato e accurato allineamento dei modelli 3D al contesto di riferimento, con una fruizione dell’esperienza sia in realtà virtuale che aumentata in modalità stereoscopica.

Con Circo Maximo Experience diventano tre i progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso esperienze immersive e multimediali, promossi da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzati con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura. Si aggiunge infatti al progetto “Viaggi nell’antica Roma”, partito nel 2014 con il Foro di Augusto e ampliato nel 2015 con il Foro di Cesare, e al racconto in realtà aumentata e virtuale “L’Ara com’era” partito nel 2016 al Museo dell’Ara Pacis.

Le 8 tappe in cui è articolato prevedono: la Valle e le origini del Circo, il Circo da Giulio Cesare a Traiano, il Circo in età imperiale, la Cavea, l’Arco di Tito, le Botteghe (tabernae), il Circo in età medievale e moderna e, infine, “Un giorno al Circo”.


ALCUNI NUMERI DEL PROGETTO

·         7 epoche storiche analizzate: lo studio e le ricostruzioni sono state estese alle diverse fasi storiche del Circo, richiedendo la modellazione di elementi e configurazioni che attraversano oltre 2000 anni di storia.

·         Più di 250.000 linee di codice: per la realizzazione dell’applicazione sono state scritte più di 250.000 linee di codice che gestiscono i diversi aspetti, dalla localizzazione al tracking, alla visualizzazione dei contenuti. Tra le altre tecnologie, il software integra al suo interno anche le librerie di Realtà Aumentata ARkit di Apple.

·         3 versioni del Circo modellate: il Circo è stato ricostruito attraverso le sue principali fasi storiche – Età Arcaica e repubblicana, il Circo dal I sec. a.C. al I sec. d.C., il Circo di Età Imperiale – per proseguire con le ricostruzioni degli usi successivi che, a partire dall’età medioevale, attraversano l’età industriale e arrivano fino alla seconda guerra mondiale.

·         Oltre 40 minuti la durata totale dell’esperienza: i contenuti sono strutturati in una narrazione che accompagna i visitatori lungo il percorso di visita che può essere fruito in un arco di tempo che va dai 40 agli 80 minuti.


·         Più di 1800 elementi 3D realizzati: il progetto è fortemente caratterizzato dall’utilizzo di tecnologie 3D e, per supportare la narrazione, sono stati modellati numerosissimi elementi e dettagli, alcuni dei quali non sfuggiranno agli osservatori più attenti.

·         Più di 2 miliardi di poligoni gestiti: l’applicazione gestisce in modo estremamente efficiente i miliardi di poligoni dei modelli delle ricostruzioni in una singola esecuzione, riuscendo dunque a elaborare una enorme mole di dati senza grande fatica.

·         5-10 cm l’accuratezza delle mappe 3D: la tecnologia usata per ricostruire i riferimenti esistenti nell’area è estremamente accurata e consente di raggiungere livelli di precisione tali da portare alla luce dati interessanti sulle strutture originali del Circo.

·         8 colonne sonore originali: a supporto dei contenuti visivi delle esperienze e dell’unicità della tecnologia utilizzata, sono state prodotte 8 colonne sonore originali pensate con lo scopo di rendere l’esperienza ancora più unica e avvincente.


IL PERCORSO DI VISITA

Il percorso di visita è itinerante e articolato in 8 tappe. L’esperienza immersiva inizia con la presentazione della Valle Murcia, l’area situata tra il colle Palatino e il colle Aventino. La valle è sempre stata luogo d’incontro e scambio tra le popolazioni, nonché sede di moltissimi culti, tra i quali quelli dedicati alla dea Murcia, alla dea Cerere e al dio Consus, celebrati con feste e gare equestri. Qui si svolgevano riti propiziatori per la fertilità dei campi. La Valle Murcia è un luogo fortemente legato alle origini della città eterna: è qui che ha avuto luogo il famoso Ratto delle Sabine. In età règia, la valle subì alcune trasformazioni, soprattutto a opera degli ultimi re di Roma, i Tarquini, che allestirono l’intera area con le prime file di sedili in legno. Con lo sviluppo della città e la maggiore importanza acquisita dalle manifestazioni pubbliche, lo spazio delle corse si arricchì di elementi funzionali come i Càrceres, cioè gli stalli di partenza dei carri, e gli spalti che andarono gradualmente a espandersi, dando vita a quello che diventerà, in seguito, il più imponente edificio di spettacoli mai costruito, il Circo Massimo.

Il viaggio prosegue poi rivivendo le trasformazioni del Circo dal I secolo a.C. al I secolo d.C. Sia Giulio Cesare che Augusto, per la prima volta concepirono il Circo come struttura monumentale e separata dagli altri edifici della Valle, dando il via alla costruzione di un complesso unico nel suo genere. Nel corso del I secolo d.C., il Circo fu oggetto di vari interventi voluti da tutti gli Imperatori che si succedettero. Internamente era suddiviso in tre settori: quello inferiore in muratura e gli altri due in legno. La presenza di sedili in legno in gran parte delle gradinate favorì spesso il divampare di incendi devastanti, come quello del 64 d.C. all’epoca di Nerone, che ebbe origine proprio da uno dei negozi che si trovavano nel Circo. All’inizio del I secolo, Traiano ricostruì l’edificio interamente in muratura. A questa fase appartengono le strutture ancora visibili.

Si passa poi a vedere il Circo Massimo di età imperiale, quando raggiunse l’apice del suo splendore. L’edificio, infatti, nel corso di un lungo periodo, si arricchì di vari elementi carichi di simbologie e significati religiosi legati alle festività agrarie delle origini e al ciclo delle stagioni. Oltre alle corse dei carri, che erano gli eventi più importanti e più frequenti che si svolgevano nel Circo, era possibile anche assistere ad altri tipi di spettacolo, come ad esempio le battute di caccia con animali esotici. Il Circo presentava su un lato i Càrceres (gli stalli di partenza dei carri), mentre gli altri tre lati costituivano la Càvea, le gradinate. Gli spettatori prendevano posto in differenti settori in base alla classe sociale di appartenenza. Con la sua struttura articolata, il Circo era certamente un monumento unico nel suo genere, un’immensa macchina scenica creata per stupire.

Si potrà poi ammirare in tutto il suo antico splendore l’imponente Arco di Tito, dedicato nell’81 d.C. dal Senato e dal Popolo romano all’imperatore Flavio per celebrare la conquista di Gerusalemme del 70 d.C. L’attraversamento dell’arco era parte fondamentale dei cortei trionfali in onore dei generali e degli imperatori vittoriosi. La processione aveva inizio dal Campo Marzio, entrava in parata nel Circo Massimo e, passando poi sotto l’Arco, si dirigeva al tempio di Giove Capitolino, sul Campidoglio. Alto circa 20 metri e a tre fornici, l’Arco era sormontato da una grande quadriga bronzea guidata dall’imperatore, simbolo di trionfo e vittoria.

Nella fascia esterna del Circo si trovavano diverse botteghe dette tabernae, luoghi molto frequentati non solo in occasione degli spettacoli. In esse si svolgevano varie attività commerciali per soddisfare ogni necessità dei visitatori e dove era possibile trovare le merci più disparate.

La penultima tappa del viaggio consentirà allo spettatore di immergersi nelle trasformazioni che interessarono l’area del Circo Massimo dal medioevo alla prima metà del Novecento. Le ultime gare nel Circo si svolsero infatti nella prima metà del VI secolo d.C., poi l’area si riempì di sedimenti e a partire dall’VIII secolo fu attraversata da diversi corsi d’acqua. Al XII secolo risale invece la costruzione della Torre della Moletta, edificio difensivo medievale. Nel ’600, le pendici del colle Aventino furono poi occupate dal Cimitero degli Ebrei, i cui cipressi, ancor oggi, ne indicano l’antica localizzazione. In seguito, nel 1854, la Compagnia Anglo-Romana dell’Illuminazione a Gas realizzò il primo impianto di produzione del gas per l’illuminazione pubblica. La fabbrica occupava circa due terzi dell’area. Nei primi decenni del ’900, i Gazometri furono trasferiti e l’intera zona fu bonificata: tra il 1928 e il 1936 furono scavati, e in parte restaurati, alcuni settori dell’antico Circo, ma la presenza dell’acqua di falda non permise il completamento dell’opera. A partire dal 1936, l’area del Circo Massimo fu concessa al Partito Nazionale Fascista, che iniziò a utilizzarla come spazio espositivo, costruendovi imponenti padiglioni e realizzando anche un vero e proprio stabilimento balneare costituito da tre piscine. Nel 1940, con l’inizio della guerra, queste costruzioni furono smantellate.

Infine, nell’ultima tappa di visita, Un giorno al Circo, si potrà assistere a una emozionante corsa di quadrighe tra urla di incitamento del pubblico e capovolgimenti di carri.

Negli ultimi decenni e fino ai giorni nostri si è cercato di restituire al Circo la sua antica dignità; l’area è stata risistemata e nuove indagini archeologiche hanno permesso di ottenere una conoscenza sempre più approfondita della storia di questo incredibile monumento, che, per secoli, è stato l’emblema della grandezza di Roma.


Circo Maximo Experience 
Ingresso da viale Aventino, Roma
Info: Call center 060608 (tutti i giorni ore 9.00-19.00)
www.circomaximoexperience.it

martedì 21 maggio 2019

Ambiente, Unione Europea: dal 20121 addio alla plastica monouso

Approvata in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea la nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di una serie di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati entro il 2021. L'analisi Coldiretti su dati Eurobarometro.





In Italia un cittadino su quattro (27%) ha già evitato di acquistare oggetti di plastica monouso come piatti, bicchieri o posate mentre ben il 68% ritiene che sarebbe opportuno pagare un sopraprezzo per questi prodotti.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro, diffusa in occasione dell’approvazione in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea di una nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di una serie di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati entro il 2021. Si tratta di un comportamento virtuoso spinto da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale dei propri comportamenti. Un tema che riguarda non solo il rispetto dell’ambiente, ma anche la stessa salute degli animali, da quelli marini fino a quelli da fattoria.

I rifiuti di plastica – spiega nella nota la Coldiretti – sono, infatti, i più diffusi anche nelle campagne, spesso a causa dell’inciviltà di chi abbandona le stoviglie utilizzate per i picnic. Mucche, pecore o cavalli degli allevamenti rischiano così di restare soffocati dai residui come sacchetti o piatti, ma si registrano episodi in cui animali sono morti addirittura a causa di prodotti “di moda” come i resti delle lanterne cinesi che sempre più frequentemente vengono fatte volare in cielo.

Accanto ai comportamenti scorretti dei cittadini, non mancano poi i casi in cui le campagne vengono utilizzate addirittura per lo smaltimento illecito di rifiuti abbandonati nottetempo senza curarsi dei gravissimi danni che ciò comporta all’intero settore agricolo. 

mercoledì 15 maggio 2019

Arte e collezionismo, asta record per i Covoni di Monet

Venduto all'asta a New York per 110 milioni di dollari  “I covoni, ultimi raggi di sole” di Monet. Un record per le tele dell'artista.




Meules di Claude Monet, una delle celebri composizioni dell'artista francese raffigurante i covoni, è stata venduta all'asta da Sotheby's lo scorso 14 maggio a New York, il dipinto inserito dalla nota casa d'aste nel catalogo serale d'arte impressionista e moderna, ha superato tutte le attese raggiungendo la cifra di ben 110,7 milioni di dollari.

Un offerta vincente che supera il precedente record per la somma più alta mai pagata per un'opera di Monet, a testimonianza del valore duraturo e della popolarità del maestro impressionista francese; l'offerta è anche il record per qualsiasi opera d'arte impressionista.

Il dipinto, 73 centimetri per 92 centimetri, è stato realizzato dall'artista nell’inverno tra il 1890 e il 1891 nella casa di Giverny, in Normandia. La tela raffigura un campo soleggiato occupato da due caratteristici covoni di grano dai toni viola e blu. La composizione è parte di una serie di quadri impressionisti dipinti da Monet dal titolo I mucchi di fieno o I covoni (Les Meules). In tutto venticinque dipinti pensati e progettati dall'artista francese in cui la particolarità è quella di ripetere lo stesso modello per mostrare i diversi effetti della luce e dell'atmosfera col passare dei giorni, delle stagioni, e delle condizioni meteorologiche, ma anche al variare dell'ambiente circostante e delle prospettive.

La tela venduta all'asta è quella denominata Covoni, ultimi raggi del sole e si contraddistingue per la dinamicità compositiva messa a nudo da una una vibrante tavolozza di colori in una prospettiva unica. Le linee diagonali forti (una dal punto di vista rivolto a destra, l'altra dai fasci di luce del sole inclinati) si incontrano al centro del lavoro, fondendo gli strati di elaborate pennellate e guidando lo sguardo dello spettatore attraverso la tela. Il risultato è un paesaggio accattivante che emana un senso di profonda armonia e benessere.

Meules fu acquistata per la prima volta da Bertha Honoré Palmer nel 1892. Come moglie del ricco uomo d'affari di Chicago Potter Palmer, la signora Palmer aveva i mezzi per investire liberamente in grandi opere d'arte.

Dopo aver visto I covoni alla monumentale mostra di Monet del 1891 a Parigi, la signora Palmer ne rimase affascinata. Un anno dopo, acquistò il lavoro dal rivenditore di Monet, Paul Durand-Ruel. Sebbene abbia presto rivenduto il dipinto al museo di Parigi, nel novembre del 1892 cambiò idea per l'ultima volta. I covoni, insieme ad altri otto lavori della serie di Les Meules di Monet, sono tornati con lei negli Stati Uniti. Nel corso della sua vita, la signora Palmer rimase un entusiasta ammiratrice dei dipinti della serie di Monet; oltre a I Covoni, possedeva quattro opere della serie Pioppi, tre della cattedrale di Rouen e tre del mattino della serie sulla Senna.

Negli anni successivi, la notevole collezione di opere d'arte impressionista del XIX secolo della signora Palmer è passata attraverso la famiglia Palmer, diventando infine parte della collezione di suo figlio e sua nuora, Honoré & Grace Palmer, dopo la sua morte.

Opera a teatro, serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera

Al Teatro del Lido serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera che presentano un repertorio con brani di Bach, Vivaldi e Schubert. Ingresso libero.


Una serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera che presentano un repertorio con brani di Bach, Vivaldi e Schubert. 


Nel dettaglio il programma prevede:

• Dal Magnificat di Johann Sebastian Bach, nn. 1, 4, 7, 10, 11, 12
• Dal Gloria di Antonio Vivaldi, nn. 1, 2, 4, 5, 7, 8, 9, 10
• Franz Schubert, Gesange der Geister e Über der Wasser

Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma prende parte alla vita artistica del Costanzi dal 1935 per volontà di Tullio Serafin, Direttore Artistico dell’allora Teatro Reale dell’Opera. Impegno principale del Coro è il repertorio operistico che spazia dal Settecento alla Musica Contemporanea. Tuttavia il Complesso si è distinto in esecuzioni di pregio in ambito sinfonico e sacro: sono da citare i Concerti alla Sala Nervi offerti dal Presidente Giorgio Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI nel 2011 e 2012.

Tournée di successo da ricordare sono l’Expo Universale nel 2000 ad Hannover, Tosca al Cremlino nel 2003 e Nabucco a San Pietroburgo nel 2011. Nel 2004 il Coro ha portato la Messa di Requiem di Verdi alla Sydney Opera House su invito del Maestro Gianluigi Gelmetti.

La qualità delle esecuzioni è stata assicurata dalle collaborazioni con i più celebri Direttori d’Orchestra quali Tullio Serafin, Victor de Sabata, Gianandrea Gavazzeni, Herbert von Karajan, Karl Böhm, Bruno Bartoletti, Carlo Maria Giulini, Giuseppe Patanè, Zubin Mehta, Georges Prêtre, George Solti, Gianluigi Gelmetti. Di particolare importanza il sodalizio artistico con il Maestro Riccardo Muti che ha guidato il Coro in prestigiose produzioni quali Otello, Moïse et Pharaon, Nabucco, Macbeth e Attila.

I più rinomati Direttori di Coro italiani e stranieri hanno da sempre garantito il mantenimento costante dell’alto livello musicale di questa Compagnia. Fra essi si ricordano Giuseppe Conca, Gianni Lazzari, Tullio Boni, Roberto Benaglio, Augusto Parodi, Ine Meister, Marcello Seminara. Per 10 anni ne ha tenuto la Direzione il Maestro Andrea Giorgi.

A partire da settembre 2010, sotto la guida del Maestro Roberto Gabbiani che ne ha assunto la direzione, il Coro ha anche intrapreso una nuova attività concertistica in ambito cameristico.


Teatro del Lido di Ostia

via delle sirene 22
info: 06.5646962 | promozione@teatrodellido.it
www.teatrodellido.it

www.operaroma.it/
www.facebook.com/operaroma
www.instagram.com/opera_roma/

lunedì 13 maggio 2019

Ricerca. Leonardo da Vinci: lunga vita all'Ultima Cena

In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, (Amboise, 1519), la Direzione  del Polo Museale della Lombardia ha intrapreso un restauro ‘ambientale’ presso l’ex-Refettorio di Santa Maria delle Grazie dove è custodita L’Ultima cena, (1495-1498), capolavoro del pittore e genio del Rinascimento. Illustrati oggi in conferenza stampa presso il CNR i problemi conservativi dell’opera, le metodologie di indagine scientifica e l’iconografia dell’Ultima Cena nella produzione pittorica. 






Del lancio del progetto di restauro ambientale dell'Ultima Cena ve ne avevo già parlato su www.youwinemagazine.it. Obiettivo è quello di regalare cinquecento anni di vita in più ed aumentare il numero dei visitatori che lo possono ammirare. Promosso dal Ministero dei Beni Culturali, a cui contribuisce anche Eataly, nota catena di punti vendita specializzati nella vendita e nella distribuzione di generi alimentari made in Italy di qualità, nonché grande amante delle bellezza italiana che ha deciso di muovere un passo concreto a tutela della sua opera d’arte più rappresentativa.

Il Cenacolo è un’opera fragile, per via della tecnica con la quale è stato realizzato: il dipinto non è infatti un affresco, come popolarmente ritenuto, ma un dipinto parietale su intonaco secco, quindi molto fragile e particolarmente delicato che ogni giorno va incontro a un lento degrado accelerato dalle polveri sottili che gli oltre 400.000 visitatori ogni anno portano con sé. Il rischio alla lunga è quello di privare il nostro Paese di uno dei suoi capolavori più straordinari.

Le ricerche avviate hanno così permesso di potenziare e perfezionare il sistema di trattamento e condizionamento dell’aria presente presso il Museo. Si evita così il rischio dell’immissione dall’esterno di polveri sottili e microrganismi dannosi per l’integrità dell’opera, colpita dal degrado già qualche anno dopo la sua esecuzione. Tale intervento permette a un numero maggiore di visitatori di ammirare il dipinto e, nello stesso tempo, di mantenere le condizioni ambientali ideali per l’integrità dell’opera.

Il progetto di restauro, coordinato dal Museo del Cenacolo, ha coinvolto l’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche chiamato a eseguire indagini su campioni di intonaci prelevati in diversi ambienti e in prossimità del capolavoro, l’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro, il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Milano -Bicocca - Dipartimento di scienze dell’ambiente e della terra (Disat) che ha eseguito il monitoraggio dei microinquinanti atmosferici. Hanno inoltre partecipato: il progetto bandiera InterOmics (Cnr- Miur), Eataly, come dicevo, ed il Ministero per i beni e le attività culturali che hanno sostenuto economicamente l’impresa.

La conferenza stampa caratterizzata da un approccio interdisciplinare al tema dell’arte, si terrà oggi a Roma, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Aula Marconi, durante la quale, verranno illustrati: i problemi conservativi dell’opera, le metodologie di indagine scientifica e l’iconografia dell’Ultima Cena nella produzione pittorica.

Intervengono: Massimo Inguscio, Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche; Emanuela Daffra, Direttore Polo Museale Lombardia, Mibac; Chiara Rostagno Polo Museale Regionale della Lombardia Mibac, (Direttore del Museo del Cenacolo 2015-2018); Ezio Bolzacchini, Disat, Università degli Studi di Milano-Bicocca; Luciano Milanesi, Istituto di tecnologie biomediche del Cnr; Lauretta Colonnelli, Corriere della Sera. Modera: Sandra Fiore, Ufficio stampa Cnr. Patrocinio dell'Università degli studi Milano- Bicocca.

venerdì 10 maggio 2019

Mostre, il carro d'oro ospite d'onore al Museo di Roma

In esposizione il carro d’oro di Johann Paul Schor proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Dal 14 maggio al 14 luglio 2019 il Museo di Roma ospita la prestigiosa opera per un atto di reciproca generosità e in seguito al prestito del Carosello nel cortile di palazzo Barberini di Filippo Gagliardi e Filippo Lauri.





Un’occasione speciale per i visitatori del Museo di Roma a Palazzo Braschi: dal 14 maggio al 14 luglio 2019 cittadini romani e turisti potranno ammirare un prestigioso dipinto proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, eccezionalmente esposto nella prima sala del percorso museale. Si tratta de Il carro d’oro di Johann Paul Schor (1615-1674), la celebre raffigurazione dei festeggiamenti che si tenevano per il Carnevale romano in epoca barocca.

L’artista tedesco, originario del Tirolo, giunse a Roma alla fine degli anni Trenta del Seicento, ottenendo da subito commissioni prestigiose da parte di grandi famiglie come i Chigi, i Colonna e i Borghese, conquistandosi anche la fiducia di Gian Lorenzo Bernini, con il quale collaborò alla realizzazione di scenografici “apparati effimeri” in occasioni di molte feste e celebrazioni.

L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi di Firenze.

L’opera degli Uffizi, acquistata nel 2018, è dunque ora esposta al Museo di Roma come atto di reciproca generosità che fa seguito al prestito, accordato in via straordinaria, dell’emblematico e celeberrimo quadro Carosello nel cortile di palazzo Barberini di Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, incluso stabilmente nel percorso espositivo del museo romano e concesso alla mostra fiorentina Il carro d’oro di Johann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi, appena conclusasi.

Si presentano così al pubblico, separate da una sola sala espositiva e quindi idealmente affiancate, due opere conservate nelle rispettive raccolte: quella del Museo di Roma, che raffigura la celebre Giostra dei Caroselli svoltasi durante il Carnevale del 1656, la notte del 28 febbraio, nel cortile di palazzo Barberini, in onore della regina Cristina di Svezia da poco convertitasi al cattolicesimo, e quella delle Gallerie degli Uffizi, che documenta invece il Carnevale del 1664, quando un sontuoso corteo ispirato al mito delle Esperidi sfilò nel centro di Roma per concludersi davanti al palazzo del principe Giovan Battista Borghese, promotore della straordinaria mascherata.

Come già annunciato inoltre, il Museo di Roma ospita, in questo stesso periodo, due importanti mostre di fotografia nelle sale al I° piano. Con 320 immagini conservate nelle ricche raccolte del proprio Archivio Fotografico l’esposizione Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’ottocento a oggi celebra i 180 anni della nascita ufficiale della fotografia con uno straordinario excursus negli ambiti più significativi della storia fotografica della Capitale prima dell'avvento del digitale. Un racconto per immagini che illustra il volto di Roma nel corso delle diverse epoche, dal rapporto con l’antico alla quotidianità della vita romana, dall’architettura alle grandi trasformazioni urbanistiche, e che consente di ricostruire anche l’evoluzione delle tecniche fotografiche.

E poi, Fotografi a Roma. Commissione Roma 2003-2017 e le acquisizioni al patrimonio fotografico di Roma Capitale presenta 100 ritratti straordinari della Capitale realizzati da alcuni dei più grandi fotografi del panorama internazionale che l’hanno raccontata in totale libertà interpretativa per il progetto Rome Commission e da oggi acquisite all’interno della collezione permanente del museo.

Opere d'arte italiane, Pinturicchio: torna a Perugia dopo 30 anni la Madonna col Bambino

L’opera “Madonna col Bambino” esposta fino a gennaio 2020 alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Torna a Perugia il dipinto su tavola...