martedì 21 maggio 2019

Ambiente, Unione Europea: dal 20121 addio alla plastica monouso

Approvata in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea la nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di una serie di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati entro il 2021. L'analisi Coldiretti su dati Eurobarometro.





In Italia un cittadino su quattro (27%) ha già evitato di acquistare oggetti di plastica monouso come piatti, bicchieri o posate mentre ben il 68% ritiene che sarebbe opportuno pagare un sopraprezzo per questi prodotti.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro, diffusa in occasione dell’approvazione in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea di una nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di una serie di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati entro il 2021. Si tratta di un comportamento virtuoso spinto da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale dei propri comportamenti. Un tema che riguarda non solo il rispetto dell’ambiente, ma anche la stessa salute degli animali, da quelli marini fino a quelli da fattoria.

I rifiuti di plastica – spiega nella nota la Coldiretti – sono, infatti, i più diffusi anche nelle campagne, spesso a causa dell’inciviltà di chi abbandona le stoviglie utilizzate per i picnic. Mucche, pecore o cavalli degli allevamenti rischiano così di restare soffocati dai residui come sacchetti o piatti, ma si registrano episodi in cui animali sono morti addirittura a causa di prodotti “di moda” come i resti delle lanterne cinesi che sempre più frequentemente vengono fatte volare in cielo.

Accanto ai comportamenti scorretti dei cittadini, non mancano poi i casi in cui le campagne vengono utilizzate addirittura per lo smaltimento illecito di rifiuti abbandonati nottetempo senza curarsi dei gravissimi danni che ciò comporta all’intero settore agricolo. 

mercoledì 15 maggio 2019

Arte e collezionismo, asta record per i Covoni di Monet

Venduto all'asta a New York per 110 milioni di dollari  “I covoni, ultimi raggi di sole” di Monet. Un record per le tele dell'artista.




Meules di Claude Monet, una delle celebri composizioni dell'artista francese raffigurante i covoni, è stata venduta all'asta da Sotheby's lo scorso 14 maggio a New York, il dipinto inserito dalla nota casa d'aste nel catalogo serale d'arte impressionista e moderna, ha superato tutte le attese raggiungendo la cifra di ben 110,7 milioni di dollari.

Un offerta vincente che supera il precedente record per la somma più alta mai pagata per un'opera di Monet, a testimonianza del valore duraturo e della popolarità del maestro impressionista francese; l'offerta è anche il record per qualsiasi opera d'arte impressionista.

Il dipinto, 73 centimetri per 92 centimetri, è stato realizzato dall'artista nell’inverno tra il 1890 e il 1891 nella casa di Giverny, in Normandia. La tela raffigura un campo soleggiato occupato da due caratteristici covoni di grano dai toni viola e blu. La composizione è parte di una serie di quadri impressionisti dipinti da Monet dal titolo I mucchi di fieno o I covoni (Les Meules). In tutto venticinque dipinti pensati e progettati dall'artista francese in cui la particolarità è quella di ripetere lo stesso modello per mostrare i diversi effetti della luce e dell'atmosfera col passare dei giorni, delle stagioni, e delle condizioni meteorologiche, ma anche al variare dell'ambiente circostante e delle prospettive.

La tela venduta all'asta è quella denominata Covoni, ultimi raggi del sole e si contraddistingue per la dinamicità compositiva messa a nudo da una una vibrante tavolozza di colori in una prospettiva unica. Le linee diagonali forti (una dal punto di vista rivolto a destra, l'altra dai fasci di luce del sole inclinati) si incontrano al centro del lavoro, fondendo gli strati di elaborate pennellate e guidando lo sguardo dello spettatore attraverso la tela. Il risultato è un paesaggio accattivante che emana un senso di profonda armonia e benessere.

Meules fu acquistata per la prima volta da Bertha Honoré Palmer nel 1892. Come moglie del ricco uomo d'affari di Chicago Potter Palmer, la signora Palmer aveva i mezzi per investire liberamente in grandi opere d'arte.

Dopo aver visto I covoni alla monumentale mostra di Monet del 1891 a Parigi, la signora Palmer ne rimase affascinata. Un anno dopo, acquistò il lavoro dal rivenditore di Monet, Paul Durand-Ruel. Sebbene abbia presto rivenduto il dipinto al museo di Parigi, nel novembre del 1892 cambiò idea per l'ultima volta. I covoni, insieme ad altri otto lavori della serie di Les Meules di Monet, sono tornati con lei negli Stati Uniti. Nel corso della sua vita, la signora Palmer rimase un entusiasta ammiratrice dei dipinti della serie di Monet; oltre a I Covoni, possedeva quattro opere della serie Pioppi, tre della cattedrale di Rouen e tre del mattino della serie sulla Senna.

Negli anni successivi, la notevole collezione di opere d'arte impressionista del XIX secolo della signora Palmer è passata attraverso la famiglia Palmer, diventando infine parte della collezione di suo figlio e sua nuora, Honoré & Grace Palmer, dopo la sua morte.

Opera a teatro, serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera

Al Teatro del Lido serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera che presentano un repertorio con brani di Bach, Vivaldi e Schubert. Ingresso libero.


Una serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera che presentano un repertorio con brani di Bach, Vivaldi e Schubert. 


Nel dettaglio il programma prevede:

• Dal Magnificat di Johann Sebastian Bach, nn. 1, 4, 7, 10, 11, 12
• Dal Gloria di Antonio Vivaldi, nn. 1, 2, 4, 5, 7, 8, 9, 10
• Franz Schubert, Gesange der Geister e Über der Wasser

Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma prende parte alla vita artistica del Costanzi dal 1935 per volontà di Tullio Serafin, Direttore Artistico dell’allora Teatro Reale dell’Opera. Impegno principale del Coro è il repertorio operistico che spazia dal Settecento alla Musica Contemporanea. Tuttavia il Complesso si è distinto in esecuzioni di pregio in ambito sinfonico e sacro: sono da citare i Concerti alla Sala Nervi offerti dal Presidente Giorgio Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI nel 2011 e 2012.

Tournée di successo da ricordare sono l’Expo Universale nel 2000 ad Hannover, Tosca al Cremlino nel 2003 e Nabucco a San Pietroburgo nel 2011. Nel 2004 il Coro ha portato la Messa di Requiem di Verdi alla Sydney Opera House su invito del Maestro Gianluigi Gelmetti.

La qualità delle esecuzioni è stata assicurata dalle collaborazioni con i più celebri Direttori d’Orchestra quali Tullio Serafin, Victor de Sabata, Gianandrea Gavazzeni, Herbert von Karajan, Karl Böhm, Bruno Bartoletti, Carlo Maria Giulini, Giuseppe Patanè, Zubin Mehta, Georges Prêtre, George Solti, Gianluigi Gelmetti. Di particolare importanza il sodalizio artistico con il Maestro Riccardo Muti che ha guidato il Coro in prestigiose produzioni quali Otello, Moïse et Pharaon, Nabucco, Macbeth e Attila.

I più rinomati Direttori di Coro italiani e stranieri hanno da sempre garantito il mantenimento costante dell’alto livello musicale di questa Compagnia. Fra essi si ricordano Giuseppe Conca, Gianni Lazzari, Tullio Boni, Roberto Benaglio, Augusto Parodi, Ine Meister, Marcello Seminara. Per 10 anni ne ha tenuto la Direzione il Maestro Andrea Giorgi.

A partire da settembre 2010, sotto la guida del Maestro Roberto Gabbiani che ne ha assunto la direzione, il Coro ha anche intrapreso una nuova attività concertistica in ambito cameristico.


Teatro del Lido di Ostia

via delle sirene 22
info: 06.5646962 | promozione@teatrodellido.it
www.teatrodellido.it

www.operaroma.it/
www.facebook.com/operaroma
www.instagram.com/opera_roma/

lunedì 13 maggio 2019

Ricerca. Leonardo da Vinci: lunga vita all'Ultima Cena

In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, (Amboise, 1519), la Direzione  del Polo Museale della Lombardia ha intrapreso un restauro ‘ambientale’ presso l’ex-Refettorio di Santa Maria delle Grazie dove è custodita L’Ultima cena, (1495-1498), capolavoro del pittore e genio del Rinascimento. Illustrati oggi in conferenza stampa presso il CNR i problemi conservativi dell’opera, le metodologie di indagine scientifica e l’iconografia dell’Ultima Cena nella produzione pittorica. 






Del lancio del progetto di restauro ambientale dell'Ultima Cena ve ne avevo già parlato su www.youwinemagazine.it. Obiettivo è quello di regalare cinquecento anni di vita in più ed aumentare il numero dei visitatori che lo possono ammirare. Promosso dal Ministero dei Beni Culturali, a cui contribuisce anche Eataly, nota catena di punti vendita specializzati nella vendita e nella distribuzione di generi alimentari made in Italy di qualità, nonché grande amante delle bellezza italiana che ha deciso di muovere un passo concreto a tutela della sua opera d’arte più rappresentativa.

Il Cenacolo è un’opera fragile, per via della tecnica con la quale è stato realizzato: il dipinto non è infatti un affresco, come popolarmente ritenuto, ma un dipinto parietale su intonaco secco, quindi molto fragile e particolarmente delicato che ogni giorno va incontro a un lento degrado accelerato dalle polveri sottili che gli oltre 400.000 visitatori ogni anno portano con sé. Il rischio alla lunga è quello di privare il nostro Paese di uno dei suoi capolavori più straordinari.

Le ricerche avviate hanno così permesso di potenziare e perfezionare il sistema di trattamento e condizionamento dell’aria presente presso il Museo. Si evita così il rischio dell’immissione dall’esterno di polveri sottili e microrganismi dannosi per l’integrità dell’opera, colpita dal degrado già qualche anno dopo la sua esecuzione. Tale intervento permette a un numero maggiore di visitatori di ammirare il dipinto e, nello stesso tempo, di mantenere le condizioni ambientali ideali per l’integrità dell’opera.

Il progetto di restauro, coordinato dal Museo del Cenacolo, ha coinvolto l’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche chiamato a eseguire indagini su campioni di intonaci prelevati in diversi ambienti e in prossimità del capolavoro, l’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro, il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Milano -Bicocca - Dipartimento di scienze dell’ambiente e della terra (Disat) che ha eseguito il monitoraggio dei microinquinanti atmosferici. Hanno inoltre partecipato: il progetto bandiera InterOmics (Cnr- Miur), Eataly, come dicevo, ed il Ministero per i beni e le attività culturali che hanno sostenuto economicamente l’impresa.

La conferenza stampa caratterizzata da un approccio interdisciplinare al tema dell’arte, si terrà oggi a Roma, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Aula Marconi, durante la quale, verranno illustrati: i problemi conservativi dell’opera, le metodologie di indagine scientifica e l’iconografia dell’Ultima Cena nella produzione pittorica.

Intervengono: Massimo Inguscio, Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche; Emanuela Daffra, Direttore Polo Museale Lombardia, Mibac; Chiara Rostagno Polo Museale Regionale della Lombardia Mibac, (Direttore del Museo del Cenacolo 2015-2018); Ezio Bolzacchini, Disat, Università degli Studi di Milano-Bicocca; Luciano Milanesi, Istituto di tecnologie biomediche del Cnr; Lauretta Colonnelli, Corriere della Sera. Modera: Sandra Fiore, Ufficio stampa Cnr. Patrocinio dell'Università degli studi Milano- Bicocca.

venerdì 10 maggio 2019

Mostre, il carro d'oro ospite d'onore al Museo di Roma

In esposizione il carro d’oro di Johann Paul Schor proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Dal 14 maggio al 14 luglio 2019 il Museo di Roma ospita la prestigiosa opera per un atto di reciproca generosità e in seguito al prestito del Carosello nel cortile di palazzo Barberini di Filippo Gagliardi e Filippo Lauri.





Un’occasione speciale per i visitatori del Museo di Roma a Palazzo Braschi: dal 14 maggio al 14 luglio 2019 cittadini romani e turisti potranno ammirare un prestigioso dipinto proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, eccezionalmente esposto nella prima sala del percorso museale. Si tratta de Il carro d’oro di Johann Paul Schor (1615-1674), la celebre raffigurazione dei festeggiamenti che si tenevano per il Carnevale romano in epoca barocca.

L’artista tedesco, originario del Tirolo, giunse a Roma alla fine degli anni Trenta del Seicento, ottenendo da subito commissioni prestigiose da parte di grandi famiglie come i Chigi, i Colonna e i Borghese, conquistandosi anche la fiducia di Gian Lorenzo Bernini, con il quale collaborò alla realizzazione di scenografici “apparati effimeri” in occasioni di molte feste e celebrazioni.

L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi di Firenze.

L’opera degli Uffizi, acquistata nel 2018, è dunque ora esposta al Museo di Roma come atto di reciproca generosità che fa seguito al prestito, accordato in via straordinaria, dell’emblematico e celeberrimo quadro Carosello nel cortile di palazzo Barberini di Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, incluso stabilmente nel percorso espositivo del museo romano e concesso alla mostra fiorentina Il carro d’oro di Johann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi, appena conclusasi.

Si presentano così al pubblico, separate da una sola sala espositiva e quindi idealmente affiancate, due opere conservate nelle rispettive raccolte: quella del Museo di Roma, che raffigura la celebre Giostra dei Caroselli svoltasi durante il Carnevale del 1656, la notte del 28 febbraio, nel cortile di palazzo Barberini, in onore della regina Cristina di Svezia da poco convertitasi al cattolicesimo, e quella delle Gallerie degli Uffizi, che documenta invece il Carnevale del 1664, quando un sontuoso corteo ispirato al mito delle Esperidi sfilò nel centro di Roma per concludersi davanti al palazzo del principe Giovan Battista Borghese, promotore della straordinaria mascherata.

Come già annunciato inoltre, il Museo di Roma ospita, in questo stesso periodo, due importanti mostre di fotografia nelle sale al I° piano. Con 320 immagini conservate nelle ricche raccolte del proprio Archivio Fotografico l’esposizione Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’ottocento a oggi celebra i 180 anni della nascita ufficiale della fotografia con uno straordinario excursus negli ambiti più significativi della storia fotografica della Capitale prima dell'avvento del digitale. Un racconto per immagini che illustra il volto di Roma nel corso delle diverse epoche, dal rapporto con l’antico alla quotidianità della vita romana, dall’architettura alle grandi trasformazioni urbanistiche, e che consente di ricostruire anche l’evoluzione delle tecniche fotografiche.

E poi, Fotografi a Roma. Commissione Roma 2003-2017 e le acquisizioni al patrimonio fotografico di Roma Capitale presenta 100 ritratti straordinari della Capitale realizzati da alcuni dei più grandi fotografi del panorama internazionale che l’hanno raccontata in totale libertà interpretativa per il progetto Rome Commission e da oggi acquisite all’interno della collezione permanente del museo.

Ambiente, Unione Europea: dal 20121 addio alla plastica monouso

Approvata in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea la nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di u...