lunedì 15 aprile 2019

Ars est celare artem. Musica e canto corale, sprezzatura: una continua e incessante ricerca di grazia

Rimasto nel tempo un neologismo conosciuto solo dell'élite letteraria, la sprezzatura ha invece avuto rapidamente diffusione nel lessico musicale e che insieme a fioriture, passaggi, diminuzioni e abbellimenti, è ancora oggi presente nei programmi di studio di musica corale e direzione di coro.


“…e per dir forse una nuova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l’arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da questo credo io che derivi assai la grazia.”



Così Baldassare Castiglione, umanista e letterato, la cui prosa è considerata una delle più alte espressioni del Rinascimento italiano, nel suo trattato, “Il Cortigiano”. Pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1528 ed ambientata nel 1507 nel palazzo ducale di Urbino, l'opera è un trattato dialogico in quattro libri concepita come un manuale destinato ai gentiluomini, una sorta di summa degli ideali mondani che si andavano diffondendo in tempi di grande fervore artistico, nelle corti rinascimentali italiane.

In questa conversazione tra intellettuali ed esponenti di spicco dell'epoca si viene a deliberare di “formar con parole un perfetto cortegiano”, ovvero di definire il profilo del giusto uomo di corte, dai caratteristici tratti di signorilità, raffinata eleganza, competenza poetica e musicale. Tra questi è il conte Ludovico di Canossa a soffermarsi in particolare sulla "sprezzatura", ovvero la capacità di svolgere qualsiasi attività senza affettazione e ostentando al contrario la massima naturalezza e grazia, una virtù che, quando non sia un dono naturale, può essere appresa con l'esercizio ed all'insegnamento di ottimi maestri, meglio se numerosi e in grado di trasmettere precetti diversi.

La musica richiamata dal Castiglione nel cortegiano assume un ruolo centrale perché presenta tutte le caratteristiche proprie di un’arte "viva" e che restituisce gli aspetti della realtà musicale del tempo. Nasceva in quel periodo la figura del mecenate, nelle corti i "signori" si circondano di artisti, poeti e musicisti al fine di rendere più sfarzose le feste e le cerimonie che avevano luogo in occasione di ricorrenze, matrimoni, visite illustri: “sempre più poeti, musici e d’ogni sorte uomini piacevoli e i più eccellenti in ogni facoltà che in Italia si trovassimo, vi concorrevano”. Tra i rappresentanti più significativi spiccano Lorenzo il Magnifico a Firenze, Guglielmo Gonzaga e Isabella d’Este a Mantova, Lucrezia Borgia a Ferrara e papa Leone X a Roma.

Come ebbe a scrivere la musicologa Bianca Becherini, nel suo Cortegiano e la musica, in un epoca come quella rinascimentale in cui gli studi classici tornati tanto in onore cercavano far risorgere l'antica cultura dando nuova vita alle ritrovate opere d'arte, non si poteva dimenticare la musica. Ad essa si ritornava con rinnovato ardore e con entusiasmi estetici che ricalcavano le orme degli antichi ricordandone le teorie e le immagini mitologiche con l'intendimento di liberare l'arte dalle consuetudini medioevali e di spingerla a nuove sostanziali conquiste. E al personaggio idealizzato dalla fantasia del grande scrittore, non devono mancare le doti che possono elevare il suo animo, dare grazia alla sua persona renderla interessante nei ritrovi e nelle conversazioni. Insomma il perfetto cavaliere del Rinascimento doveva unire al valore delle armi e al vigore delle membra, la dignità e la virtù dell'animo; alla cultura la piacevole conversazione; alla gagliardia la grazia e la spigliatezza; il modo di emergere nelle gare e nei tornei, il valore della musica.

Cronologicamente, quando il cortegiano fu scritto erano in auge i canti carnevaleschi, la frottola, la villanella, la canzonetta ed il balletto e solo dopo un laborioso travaglio creativo e di evoluzione si arrivò al madrigale. Siamo di fronte ad una musica di corte soprattutto profana che diventa “espressiva”, funzionale cioè al testo poetico del quale esalta i significati concettuali ed emozionali. La sprezzatura, e qui il suo concetto di grande modernità, avrebbe donato quella grazia di interpretazione sia a generi musicali di umile origine, come ad esempio la semplice frottola, sia in seguito a forme più complesse come il colto madrigale, forma artistica più compiuta che unisce appieno la dimensione poetico-espressiva a quella musicale. La sua diffusione nel lessico musicale la ritroviamo ancor oggi ed insieme a fioriture, passaggi, diminuzioni e abbellimenti, è presente nei programmi di studio di musica corale e direzione di coro.

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