martedì 29 gennaio 2019

Palinsesto Mediaset. HITLER contro PICASSO e gli altri L’ossessione nazista per l’arte

In programma stasera su canale 5 "HITLER contro PICASSO e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte". Un documentario che ci guida per la prima volta alla scoperta del Dossier Gurlitt, di rari materiali d’archivio, dei tesori segreti del Führer e di Goering. Con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo.

James Ensor, La morte e le maschere, 1897

In due modi il nazismo mise le mani sull’arte: tentando di distruggere ogni traccia delle opere classificate come ‘degenerate’ e attuando in tutta Europa un sistematico saccheggio di arte antica e moderna.


Uscito in anteprima mondiale nei cinema italiani lo scorso 13 e 14 marzo e a seguire sugli schermi di altri 50 paesi del mondo il documentario ci guida per la prima volta alla scoperta del Dossier Gurlitt, di rari materiali d’archivio, dei tesori segreti del Führer e di Goering.

HITLER contro PICASSO e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte, documentario prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, con la partecipazione di Sky Arte HD, viene riproposto all'interno del palinsesto Mediaset e trasmesso stasera su canale 5 alle ore 23:26 circa. “Com’è possibile essere indifferenti agli altri uomini?  La pittura non è fatta per decorare appartamenti. È uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico”. Così Pablo Picasso nei suoi Scritti dove mette a nudo se stesso e racconta la sua arte.

Chagall, Monet, Picasso, Matisse, Klee, Kokoschka, Otto Dix, El Lissitzky, tutti artisti messi al bando, disprezzati, condannati eppure anche trafugati, sottratti, scomparsi. Sono trascorsi 80 anni da quando il regime nazista bandì la cosiddetta “arte degenerata”, organizzando, nel 1937 a Monaco, un’esposizione pubblica per condannarla e deriderla e, contemporaneamente, una mostra per esaltare la “pura arte ariana”, con “La Grande Esposizione di Arte Germanica”. Proprio in quegli stessi giorni cominciò la razzia, nei musei dei territori occupati e nelle case di collezionisti e ebrei, di capolavori destinati a occupare gli spazi di quello che Hitler immaginava come il Louvre di Linz (rimasto poi solo sulla carta) e di Carinhall, la residenza privata di Goering, l’altro grande protagonista del saccheggio dell’Europa. Si calcola che le opere sequestrate nei Musei tedeschi siano state oltre 16.000 e oltre 5 milioni in tutta Europa. Tra gli artisti all’indice Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Otto Dix, Marc Chagall, El Lissitzky. Sui muri le frasi di commento: “Incompetenti e ciarlatani”, “Un insulto agli eroi tedeschi della Grande Guerra”, “Decadenza sfruttata per scopi letterari e commerciali”. La mostra sull’”arte degenerata” fu portata in tour come esempio in 12 città tra Austria e Germania e la visitarono circa 2 milioni di persone.

Proprio per raccontare alcune delle infinite storie che presero il via in quei giorni, a distanza di 80 anni arriva oggi sul grande schermo un documentario-evento con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo e la colonna sonora originale firmata da Remo Anzovino.

Il documentario ci guida tra Parigi, New York, l’Olanda e la Germania raccogliendo testimonianze dirette sulle storie che prendono il via da quattro grandi esposizioni che in questi ultimi mesi hanno fatto il punto sull’arte trafugata, tra protagonisti di quegli anni, ultime restituzioni e preziosi materiali d’archivio.

Si parte da  “21 rue La Boétie”, la mostra parigina nata dalla volontà di esporre parte di un prezioso patrimonio recuperato, la collezione di Paul Rosenberg, uno dei più grandi collezionisti e mercanti d’arte di inizio ‘900, con quadri da Picasso a Matisse; e si passa  a “Looted Art”, alla mostra di Deventer, in Olanda, che espone i quadri provenienti dai depositi statali olandesi e dalle collezioni razziate dai nazisti; si esplora poi “Dossier Gurlitt”, la doppia esposizione di Berna e Bonn che per la prima volta espone la collezione segreta di Cornelius Gurlitt, figlio di uno dei collezionisti e mercanti d’arte che collaborarono coi nazisti, fermato per caso dalla polizia doganale su un treno per Monaco nel 2010. Tra le tele della collezione trafugata capolavori di Chagall, Monet, Picasso e Matisse.

Tra i protagonisti del film anche Simon Goodman (che in scatoloni pieni di vecchie carte e documenti ha scoperto la storia della sua famiglia e della sua magnifica collezione d’arte, che comprendeva opere di Degas, Renoir, Botticelli, nonché il cinquecentesco “Orologio di Orfeo”. Larga parte della collezione era finita nelle mani di Hitler e Goering), Edgar Feuchtwanger (che nel 1929 fu il vicino di casa di Adolph Hitler, qualche anno prima che suo padre fosse deportato a Dachau, mentre dalla loro casa venivano sottratti mobili e libri preziosi) e Tom Selldorff (che è riuscito a recuperare quattordici opere appartenute alla sua famiglia cui furono sottratte negli anni ’30).

All’interno di Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte, troveranno inoltre spazio gli autorevoli interventi di Pierre Assouline, giornalista e scrittore, Jean-Marc Dreyfus, storico e autore del libro Il Catalogo di Goering, , Timothy Garton Ash, storico, Berthold Hinz, storico dell’arte,  Meike Hoffmann, esperta di arte degenerata e della vicenda Gurlitt, autrice principale della biografia di Hildebrand Gurlitt Il mercante d’arte di Hitler, Eva Kleeman e Daaf Ledeboer, storici dell’arte e ideatori della mostra Looted Art di Deventer, Markus Krischer, giornalista di Focus che ha seguito l’inchiesta su Cornelius Gurlitt,  Agnieszka Lulińska, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Bonn, Bernhard Maaz, direttore generale delle Bayerische Gemäldesammlungen, Christopher A. Marinello, mediatore nel recupero di opere d’arte, Art Recovery International, Inge Reist, direttrice del Frick Collection’s Center for the History of Collecting presso la Frick Art Reference Library, New York, Elizabeth Royer, gallerista parigina, esperta di restituzioni, Marei e Charlene von Saher, eredi del gallerista Jacques Goudstikker, Cynthia Saltzmann, storica dell’arte e autrice del libro Ritratto del dottor Gachet. Storia e avventure del capolavoro di Van Gogh, Tom Selldorff, erede, Christina Thomson, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Rudolph Belling, Anne Webber, cofondatrice e condirettrice Commition for Looted Art in Europe, Rein Wolfs, a guida della Bundeskunsthalle di Bonn e co-curatore della mostra su Gurlitt a Bonn, Nina Zimmer, direttrice del Kunstmuseum Bern – Zentrum Paul Klee e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Berna.

Diretto da Claudio Poli su soggetto di Didi Gnocchi e sceneggiatura di Sabina Fedeli e Arianna Marelli, con musiche di Remo Anzovino, Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con la partecipazione di Sky Arte HD ed è distribuito nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema con i media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it e ARTE.IT. L’evento al cinema è patrocinato dalla Comunità Ebraica di Milano.

domenica 27 gennaio 2019

Mostre. Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione. La rappresentazione femminile attraverso la storia

Alla Galleria d’Arte Moderna di Roma cento opere in mostra che tracciano l’evoluzione dell’immagine femminile, protagonista della creatività dalla fine dell’Ottocento alla contemporaneità. 


Giacomo Balla, Il Dubbio (dettaglio), 1907-1908



Da oggetto da ammirare, in veste di angelo o di tentatrice, a soggetto misterioso che s’interroga sulla propria identità fino alla nuova immagine nata dalla contestazione degli anni sessanta: la mostra Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione - alla Galleria d’Arte Moderna di Roma fino al 13 ottobre 2019 - è una riflessione sulla figura femminile attraverso la visione di artisti che hanno rappresentato e celebrato le donne nelle diverse correnti artistiche e temperie culturali tra fine Ottocento, lungo tutto il Novecento e fino ai giorni nostri.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con Cineteca di Bologna, Istituto Luce-Cinecittà, la mostra presenta circa 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica, fotografia e video, di cui alcune mai esposte prima o non esposte da lungo tempo, provenienti dalle collezioni d’arte contemporanea capitoline, a documentazione di come l’universo femminile sia stato sempre oggetto prediletto dell’attenzione artistica. Per i possessori della MIC Card l’ingresso alla mostra è gratuito.

“Le donne devono essere nude per entrare nei musei?” – si domandava in maniera provocatoria lo slogan di uno dei più famosi collettivi di artiste femministe americane. L’interrogativo rifletteva su una verità incontrovertibile. Per secoli l’immagine femminile è stata, infatti, protagonista della creatività: il nudo femminile come forma da studiare, modello di bellezza, di erotismo o di ludibrio, mentre la modella diventava, alternativamente, la musa ispiratrice, la fonte di ogni peccato, l’esempio di doti domestiche e di virginale maternità.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del XX secolo la rappresentazione della donna è incardinata in un ossimoro che ne mostra l’ambivalenza: da una parte immagine angelica, figura impalpabile ed eterea, puro spirito immateriale, dall’altra minaccia tentatrice, fonte di peccato e perdizione.

Da Le Vergini savie e le vergini stolte di Giulio Aristide Sartorio, alle modelle discinte in pose provocanti dei pittori divisionisti (Camillo Innocenti, La Sultana) passando a L’angelo dei crisantemi di Angelo Carosi, la donna vive sospesa tra il suo essere allo stesso tempo ninfa gentile e crudele seduttrice, Musa e Sfinge, analogamente a quanto avveniva nella contemporanea letteratura simbolista e decadente di D’Annunzio e dei poeti d’oltralpe e nelle stupefacenti pellicole cinematografiche che facevano vivere sullo schermo le prime dive dell’epoca moderna.

I profondi cambiamenti sociali, politici che seguirono la fine della Grande Guerra con la messa in crisi dei valori tradizionali, determinarono anche la prima grande rottura di quell’immaginario consolidato.

Di pari passo all’emancipazione sociale delle donne – dai primi movimenti delle suffragette in Europa alla prepotente entrata nel mondo del lavoro a causa delle contingenze storiche - anche la raffigurazione dell’immagine femminile nelle arti visive risentì delle contraddizioni di una società che stava cambiando. Alla trasformazione delle dinamiche sociali si aggiunse l’impatto che su tutta la cultura occidentale del Novecento ebbero le teorie freudiane (L’interpretazione dei sogni è del 1900) che scardinarono per sempre l’immagine armonica della famiglia tradizionale, ora descritta come coacervo di pulsioni e conflitti.

Nella serie dei ritratti esposti al secondo piano della mostra spicca, tra gli altri, il volto di Elisa, la moglie di Giacomo Balla, ritratta mentre si volta per guardare qualcosa o qualcuno dietro di sé. Il valore iconico dell’immagine è racchiuso nello sguardo che muta lo stupore in seduzione e curiosità trasformando il ritratto della giovane donna da oggetto da ammirare a soggetto misterioso. Figure allo specchio si interrogano sulla propria identità, volti enigmatici restano ermetici allo sguardo, realistici nudi espressionisti si alternano a visioni di un’umanità felice in uno spazio senza tempo.

Il forte richiamo alla famiglia italica tradizionale propagandata dal Fascismo, insieme al decremento dell’occupazione femminile, al fine di sottolineare e riaffermare l’esclusivo ruolo della donna come madre, trovò riscontro in molte delle espressioni artistiche coeve. Eppure quel modello, fatto proprio da molta arte degli anni Trenta e Quaranta, viene spesso disatteso pur nella ripresa di un analogo soggetto in cui l’intimità delle mura domestiche diventa un luogo e un universo segnati da indecifrabili solitudini esistenziali (Antonietta Raphaël, Riflesso allo specchio; Luigi Trifoglio, Maternità; Mario Mafai, Donne che si spogliano; Baccio Maria Bacci , Vecchie carte).

Il voto delle donne nel 1946, conquista ottenuta anche grazie alla partecipazione femminile alla guerra di liberazione, rappresentò una svolta radicale nella storia italiana. Fu solo a partire dalla fine degli anni Sessanta, però, che le lotte per il raggiungimento della parità di diritti produssero, nelle donne, un profondo cambiamento nella percezione di sé, delle proprie possibilità e potenzialità nei più vari ambiti compreso quello dell’arte.

Contemporaneamente alla contestazione sociale dei modelli patriarcali, la consapevolezza di una nuova identità femminile fu al centro della ricerca di molte artiste (Tomaso Binga, Bacio indelebile; Giosetta Fioroni, L’altra ego) ed anche il ruolo predestinato di “madre”, passando dalla condizione di scelta obbligata, divenne il fulcro del dibattito sulle libertà della donna e sulla riappropriazione del proprio corpo (Sissi, Nidi).

Il percorso espositivo sarà accompagnato da videoinstallazioni, documenti fotografici e filmici tratti da opere cinematografiche e cinegiornali provenienti dalla Cineteca di Bologna e dall’Archivio dell’Istituto Luce-Cinecittà che ne hanno curato la realizzazione. In una sala della mostra sarà proiettato il film, prodotto dall’Istituto Luce, Bellissima (2004) di Giovanna Gagliardi che attraverso documenti storici dell'Archivio Luce, spezzoni di film, canzoni popolari e intervisteracconta per immagini il cammino delle donne nel ventesimo secolo.

L’ultima sezione della mostra, dedicata alle dinamiche e le relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe, presenta materiale documentario proveniente da ARCHIVIA – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne - e testimonianze di performance e film d’artista di alcune protagoniste di quella stagione fondamentale provenienti da collezioni private, importanti Musei e istituzioni pubbliche (Museo di Roma in Trastevere; Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale; Galleria Civica d'Arte Moderna Torino; MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna; MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto - Archivio Tullia Denza).

Per tutta la durata della mostra il percorso sarà arricchito da nuove opere presentate al pubblico con incontri inseriti nel ciclo L’opera del mese secondo un calendario in corso di programmazione che partirà da marzo prossimo.

Saranno anche organizzate, fra aprile e ottobre 2019, una serie di iniziative culturali nel segno dell’interdisciplinarietà – incontri, letture, performances, presentazioni, proiezioni, serate musicali e a tema – sulle tematiche affrontate dalla mostra. La GAM Galleria d'Arte Moderna dalla primavera 2019 lancerà, attraverso il suo sito e i social network, anche il contest #donneGAM tramite il quale inviterà il pubblico a postare fotografie di donne protagoniste della propria storia familiare. Immagini di nonne, madri, sorelle, compagne, ritratte al lavoro, a scuola, in casa o in altri luoghi di vita, di attività e di impegno per documentare le tante storie di donne di ieri e di oggi.

Tutte le fotografie saranno trasmesse in mostra, tramite un monitor, in un'area appositamente allestita.

Fino alla fine di febbraio nelle sale della Galleria sarà presente anche un focus sull’opera di Fausto Pirandello grazie al prestito speciale del Museo del Novecento di Milano del dipinto Il remo e la pala (1933), esposto insieme ad altre opere della GAM Galleria d’Arte moderna dello stesso autore.


Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione
Galleria d’Arte Moderna di Roma
Via Francesco Crispi, 24
Dal 24 gennaio al 13 ottobre 2019
Da martedì a domenica ore 10.00 - 18.30

venerdì 11 gennaio 2019

Storia dell'Arte Veneta. Mistero Giorgione, la Tempesta: un enigmatico omaggio alla natura di un pittore mito del nostro Rinascimento

La Tempesta è uno dei dipinti più misteriosi dell’arte, tanto che gli storici, nel corso del tempo, hanno sviluppato almeno 30 interpretazioni differenti, ma ancora oggi è oggetto di analisi.

Giorgione, La tempesta, 1505 ca



"Giorgione" un soprannome legato molto probabilmente alla sua alta statura fisica. Dal carattere sfuggente, inafferrabile e misterioso, il maestro di Castelfranco così viene descritto nel Fuoco di Gabriele D'Annunzio: “Egli appare piuttosto come un mito che come un uomo. Nessun destino di poeta è comparabile al suo, in terra. Tutto, o quasi di lui s’ignora, e taluno giunge a negare la sua esistenza. Il suo nome non è scritto in alcuna opera; e taluno non gli riconosce alcuna opera certa . . .”

Poco si sa della vita di Giorgione, primo grande pittore veneto del Cinquecento. Ma aldilà del velo di mistero che contraddistingue le sue opere e la sua figura, Giorgione non è né un mito, né una figura da leggenda.

Egli fu comunque un personaggio autentico, vissuto tra la fine del secolo XV e il primo decennio di quello successivo. Partecipe di quel particolare momento storico, anzi uno dei protagonisti del rinnovamento della civiltà veneta in senso umanistico e rinascimentale, sta alla pittura veneta come Raffaello o Michelangelo a quella dell'Italia centrale: affrontò cioè il problema dell'arte attraverso la ricerca di una verità interiore del tutto soggettiva, pur nella consapevolezza che l'individuo è elemento di un tutto, al quale rimane legato indissolubilmente. Uomo, natura, universo: ecco la tematica giorgionesca.

II dipinto noto col titolo La tempesta, realizzato entro il 1505 da Giorgione, è conservato a Venezia, alla Galleria dell'Accademia è uno dei rari dipinti che la critica ha sempre e unanimemente accolto come autografo. Assai discordi invece le opinioni sull'iconografia e sulla datazione. E' stato dipinto direttamente con il colore, senza disegno preparatorio, ed è uno dei quadri più celebri del nostro Rinascimento.

Una prova del procedimento pittorico adottato dal Giorgione, si è rivelata soprattutto ad un'esame ai raggi x, che ha evidenziato alcuni "ripensamenti" in corso d'opera, e in particolare, la sostituzione di una precedente figura femminile nuda in basso a destra, con quella definitiva del giovane in abiti rinascimentali.

La prima notizia che abbiamo del dipinto risale al 1530: esso è attestato da Marcantonio Michiel nella casa del nobile Gabriele Vendramin (che possedeva di Giorgione anche il Ritratto di vecchia e forse Le tre età dell'uomo) ed è definito "paesetto in tela cum la tempesta, cum la cingana ("zingara") et soldato".

Il soggetto, quasi incomprensibile, ha stimolato le più diverse interpretazioni. Protagonista è il paesaggio aperto su una natura magica e misteriosa in cui si manifestano poeticamente la sua forza e i suoi fenomeni. Nella scena le figure umane si inseriscono come elementi secondari e accidentali.

Tutta l'immagine si concentra nell'attimo dello scoppio del fulmine, che trascolora e trasforma ogni elemento visibile. Ogni cosa assume un colore e un aspetto strano, irreale: l'acqua si oscura al passaggio dei nuvoloni densi di pioggia, gli edifici della città sullo sfondo s'illuminano nel bagliore improvviso e i muri emanano particolari riflessi.

Le chiome degli alberi più lontani brillano come se la pioggia fosse già arrivata, bagnando le foglie.
In primo piano, alberi, foglie, persino i sassi, perdono la loro consistenza, avvolti dalle ombre che s'insinuano per via del cielo improvvisamente oscurato. In quell'attimo tutto si trasforma in un'immagine di grande suggestione.

Bene ebbe a dire fin dal 1913 L. Venturi: "Il soggetto è la natura: uomo, donna e bambino sono soltanto elementi - non i principali - della natura". La quale è qui esaltata nelle sue forze primordiali, nei fenomeni più profondi e misteriosi. Il cielo tempestoso, solcato dall'improvviso balenio della folgore; la purissima figura della donna che stringe a sé la propria creatura; il giovane in piedi, a sinistra; e il ruscello, le rovine, che alludono al tempo che trascorre e alle glorie che crollano; il fondo con le mura e gli alberi: tutto fa parte di un'unità che allude alla vita nel suo perpetuo divenire.

Tale esaltazione delle forze naturali è resa con una pittura veramente sinfonica, dove la luce avvolge ogni elemento in un'atmosfera dorata e tremolante per la continua partecipazione a ogni vicenda figurale, dalle carni al cielo, dalle architetture alle fronde dolcemente mosse sotto l'incombere della burrasca estiva; dove ogni cosa sembra perdere la propria plastica consistenza e divenire pura espressione d'arte.

La tempesta appartiene al genere dei cosiddetti "paesetti con figure", opere di destinazione privata molto apprezzate dalla colta committenza veneziana. Si tratta di dipinti di piccolo formato, nei quali i temi, profani o sacri, sono solo un pretesto per ampie raffigurazioni paesaggistiche, interpretate in modo lirico e malinconico, grazie alle pennellate vibranti della pittura tonale.

In queste tele si fondono gli interessi eruditi, filosofici, letterari e archeologici dei collezionisti, che determinavano la scelta dei soggetti. Ma dietro alla rappresentazione si nascondevano spesso significati allegorici o allusioni a vicende private o specifiche legate agli stessi committenti.

venerdì 4 gennaio 2019

MiBAC, oltre 1800 attività per conoscere il patrimonio culturale italiano

Il MiBAC pubblica online l’offerta formativa 2018 - 2019.




Con oltre 1800 attività il Ministero per i beni e le attività culturali presenta l’offerta 2019 di educazione al patrimonio culturale per i cittadini di ogni età. Si tratta di attività – laboratori, visite guidate, concerti e spettacoli, giochi, ‘esperimenti’ con la realtà aumentata, stage e tirocini per imparare a catalogare opere o a restaurare documenti – diffuse su tutto il territorio nazionale nelle sedi degli istituti del dicastero, ossia musei, parchi e aree archeologiche, archivi di Stato, Biblioteche Nazionali. L’Offerta Formativa 2018-2019, realizzata dalla Direzione Generale Educazione e Ricerca - Centro per i servizi educativi del museo e del territorio del Mibac con la collaborazione della Rete nazionale dei Servizi educativi, è consultabile sul sito internet www.sed.beniculturali.it.

“Il diritto alla cultura – dichiara il Ministro Alberto Bonisoli - si afferma anche attraverso l’offerta formativa, costituita da sempre più numerose iniziative completamente gratuite che il Ministero e i propri istituti periferici, con la collaborazione anche degli enti locali, organizzano in tutta Italia. Un lavoro che merita di essere valorizzato nell’obiettivo di crescere un pubblico consapevole e rispettoso del patrimonio culturale del Paese”.

Le attività - Le attività dell’Offerta Formativa del MiBAC sono rivolte a tutti, ma in particolare a studenti, famiglie e personale docente; consentono di ‘fare esperienza’ diretta del patrimonio culturale, magari cimentandosi nell’inventariazione e catalogazione delle opere come accade per la collezione permanente di Castel Sant'Elmo e del Museo Novecento a Napoli (tirocinio) oppure nelle ricerche archivistiche e nella schedatura di documenti, simulando di prove tecniche di restauro e digitalizzazione (alternanza scuola lavoro, Archivio di Stato di Campobasso). Si può partecipare alle visite guidate come quelle al sito di Capo di Bove, al IV e V miglio dell'Appia Antica e all'Antiquarium di Lucrezia Romana accompagnati dal personale del Parco Archeologico dell’Appia Antica così come a incontri tematici. I docenti potranno usufruire di corsi di aggiornamento professionale su vari ambiti, come il metodo dell’indagine archeologica (Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo). E per i più piccini l’offerta didattica diventa un gioco divertente: al Museo delle Civiltà, a Roma, ad esempio, i bambini saranno assistenti speciali di un importante studioso, in partenza per una missione archeologica in Asia. Dovranno aiutare il professore a portare il materiale per scavare e per documentare tutte le cose che vede dei popoli che visiterà. I ragazzi saranno così coinvolti in una visita attraverso l'Iran, l'India, per arrivare fino al lontano Giappone per approfondire altre culture.

Sul portale www.sed.beniculturali.it sono scaricabili anche i pieghevoli delle iniziative offerte in ogni singola regione.

Opere d'arte italiane, Pinturicchio: torna a Perugia dopo 30 anni la Madonna col Bambino

L’opera “Madonna col Bambino” esposta fino a gennaio 2020 alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Torna a Perugia il dipinto su tavola...