martedì 31 luglio 2018

Editoria. Presentato il nuovo bando per il Lazio

L’obiettivo è sostenere e garantire il pluralismo, l’indipendenza e la completezza delle informazioni in tutto il territorio. Destinatarie dell’avviso pubblico le imprese che svolgono attività di informazione e comunicazione. Il bando partirà dal 10 settembre prossimo.





Dalla Regione Lazio un bando da 1,3 milioni di euro a sostegno dell’editoria. L’obiettivo è sostenere e garantire il pluralismo, l’indipendenza e la completezza delle informazioni in tutto il territorio.

Destinatarie dell’avviso pubblico sono le imprese che svolgono le seguenti attività di informazione e comunicazione:

  • stampa quotidiana e periodica locale;
  • emittenza televisiva con tecnologia digitale terrestre, a diffusione tramite rete internet o con trasmissione di segnale con tecnologia satellitare;
  • emittenza radiofonica con trasmissione di segnale con tecnologia analogica e digitale;
  • agenzie di stampa.

Il bando partirà dal 10 settembre prossimo.  Le richieste di contributo devono essere presentate alla Regione Lazio – Direzione Regionale per lo Sviluppo Economico, le Attività Produttive e “Lazio Creativo”, a partire dalle ore 12:00 del 10 settembre 2018, fino alle ore 12:00 del 10 ottobre 2018, esclusivamente tramite Pec inviata all’indirizzo editoria@regione.lazio.legalmail.it. Info: editoria@regione.lazio.it

“Con questo avviso pubblico sosteniamo le imprese che operano in un settore che vive un momento difficile, stimolando occupazione e formazione e allo stesso tempo iniziative che promuovano la partecipazione democratica dei cittadini –parole del presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: pluralismo e qualità dell’informazione sono, infatti, elementi fondamentali per il rispetto della democrazia e con questo importante strumento vogliamo finanziare, appunto, chi si occupa di informazione e comunicazione nell’intero territorio regionale. Uno stimolo significativo per valorizzare le molteplici competenze nel Lazio e per contribuire a tutelare un ambito cruciale per i cittadini e per tutti i professionisti del settore”- ha detto ancora Zingaretti.

“Destinato all’editoria locale, una galassia costituita da 35 testate giornalistiche a mezzo stampa, 20 emittenti radiofoniche, 50 società che si occupano di emittenza televisiva, oltre alle testate online, e a tutti coloro che svolgono attività di comunicazione sociale di pubblica utilità. Per promuovere innovazione, formazione e occupazione di qualità – così Gian Paolo Manzella, assessore allo sviluppo economico, che ha aggiunto: sono 1,3 milioni di euro che hanno una doppia valenza che non va mai dimenticata. Contribuiranno, da un lato, a rafforzare l’impresa di questo settore e, dall’altro, a costruire una vita democratica sempre più forte nella nostra regione”

domenica 29 luglio 2018

Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla. L’arte in cento capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca

Cento magnifiche opere, tra cui molti capolavori assoluti, appartenenti ad una delle più antiche istituzioni culturali italiane, l’Accademia Nazionale di San Luca di Roma, giungono a Perugia per una mostra di ampio respiro che si sviluppa nelle due prestigiose sedi di Palazzo Baldeschi e Palazzo Lippi Alessandri. Due diversi progetti espositivi legati dal comune obiettivo di accrescere la circolazione e la conoscenza dell’arte.

Amedeo Bocchi, Ritratto di Bianca, 1923


“Da Raffaello a Canova da Valadier a Balla” è la mostra in corso a Perugia e visitabile fino al 30 settembre prossimo. La nuova importante iniziativa culturale che mette in scena 5 secoli d'arte curati da Vittorio Sgarbi, è un imperdibile occasione per ammirare capolavori di artisti del calibro di Raffaello, Bronzino, Pietro da Cortona, Guercino, Rubens, Wicar, Hayez, Giambologna, Canova, Valadier, Balla, che si affiancano a dipinti e sculture di altri fondamentali artisti italiani e stranieri, a documentare la grande arte tra il Quattrocento e il recente Novecento. Opere spesso mai viste prima realizzate da artisti di fama nazionale e internazionale.

La mostra si articola nelle due prestigiose sedi di Palazzo Baldeschi e Palazzo Lippi Alessandri, edifici storici di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia situati nel centro storico cittadino e adibiti a spazi museali. Il progetto espositivo offre una immersione nella storia dell’Accademia Nazionale di San Luca, testimoniata in mostra da dipinti, sculture, disegni architettonici, bozzetti preparatori, tutti patrimonio dell’Istituzione romana.

Stimolante il confronto che la mostra propone con la realtà artistica perugina ed umbra. Alcune opere appartenenti alla collezione dell’istituzione romana, infatti, non solo entrano in dialogo con altre della Collezione Marabottini esposta permanentemente a Palazzo Baldeschi - è il caso dell’artista Jean-Baptiste Wicar - ma anche con capolavori di storiche istituzioni perugine, come l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci.

In questa sorta di viaggio artistico che da Roma conduce a Perugia per svilupparsi nel cuore cittadino, il corpus di opere dell’Accademia di San Luca - allestito nelle due sedi espositive situate entrambe in corso Vannucci, a pochissimi metri di distanza l’una dall’altra - complessivamente si snoda in 12 sale, seguendo un ordine cronologico. Le opere esposte sono state oggetto di una vasta campagna di restauri promossa e supportata dall’Associazione Forte di Bard che le ha recentemente presentate presso la sua sede in Valle d'Aosta. La Fondazione CariPerugia Arte contribuisce alla salvaguardia delle opere stesse attraverso un sostegno per la sistemazione e ristrutturazione dei depositi dell’Accademia.

La mostra nasce dalla collaborazione tra la Fondazione CariPerugia Arte e l’Accademia Nazionale di San Luca. E’ curata da Vittorio Sgarbi e accompagnata da un catalogo edito da Fabrizio Fabbri editore con tutte le opere riprodotte e analizzate da schede scientifiche curate da specialisti e da un testo, oltre a quello del curatore, di Francesco Moschini Segretario Generale dell'Accademia, che vi traccia una rapida storia dell'istituzione.

“Dopo un impegnativo lavoro di scavo, ricognizione e studio – afferma Vittorio Sgarbi – siamo riusciti ad ottenere un risultato egregio. I depositi dell’Accademia hanno rivelato un patrimonio artistico di immenso valore, con molte opere che sono ancora sconosciute e in attesa di essere sistemate in modo congruo. La mostra di Aosta e questa di Perugia rappresentano un antefatto della creazione di una Galleria nuova e strutturata all’interno dell’Accademia che permetta di valorizzare tale patrimonio facendolo uscire dai depositi e rendendolo fruibile al pubblico”.

Il percorso inizia da Palazzo Baldeschi, dove nella prima sala è possibile ammirare il Putto reggifestone di Raffaello Sanzio, affresco staccato appartenuto a Jean-Baptiste Wicar e da lui donato, opera tra le più prestigiose della mostra. Percorrendo gli spazi si incontrano dipinti di Bronzino, Pietro da Cortona, Paris Bordon, Jacopo da Ponte detto il Bassano, che convivono con terrecotte di Vincenzo Danti e del fiammingo Giambologna. Ancora per il Seicento – molto ben rappresentato nell’Accademia Nazionale di San Luca – ecco tra gli altri il Cavalier d’Arpino con la sua teatrale interpretazione della Cattura di Cristo, Peter Paul Rubens con il notevole bozzetto Le ninfe che incoronano la dea dell’abbondanza, Anton Van Dyck con la Madonna con il Bambino fra gli angeli musicanti accompagnata dal relativo disegno, Sassoferrato con l’assoluta espressione di una pittura senza tempo nella purissima Madonna con il Bambino e poi Pier Francesco Mola, Swerts, Borgianni e tanti altri.

La sesta sala è un tripudio di capolavori tra i quali campeggiano la compostezza di Amore e Venere del Guercino, il mondo del visionario pittore fiammingo Jan de Momper, Pietro da Cortona, Maratti, per arrivare ad un Settecento fortemente europeista che si caratterizza per la presenza di maestri come Angelika Kauffmann, Jan Frans Van bloemen, il pittore di marine Claude Joseph Vernet e con i prestigiosi gessi del grande scultore danese Thorvaldsen e di Antonio Canova, l’idolo che, omaggiato dalle corti internazionali, reinventa il monumento funebre e di cui è esposto un gesso di un dettaglio del Monumento a Papa Clemente XIII in San Pietro datato 1784, il tutto insieme alle due splendide vedute antiquarie del Pannini.

Una delle sale è dedicata ai disegni di architettura – di cui la collezione dell’Accademia è ricchissima - tra i quali si sono stati scelti gli spettacolari progetti per un Regio Palazzo in Villa di Filippo Juvarra e il rinnovamento di Roma nei progetti del Panteon e di Piazza del Popolo dell’architetto Giuseppe Valadier.

A Palazzo Lippi Alessandri i visitatori sono accolti da artisti del calibro di Francesco Hayez, artista veneziano poliedrico e innovatore autore de Il bacio, opera simbolo del romanticismo italiano, Jean Baptiste Wicar, con il suo potente Ritratto ufficiale di Giuseppe Valadier, Rinaldo Rinaldi con il bel ritratto in marmo di Domenico Pellegrini, pittore amatissimo da Canova. In tempo di Scapigliatura, ecco le moderne prove di Tranquillo Cremona, un misterioso Ritratto di donna, e di Federico Faruffini, un ombroso Autoritratto. Espressione artistica del Novecento sono l'autoritratto il Contadino di Giacomo Balla, l’autoritratto del dannunziano Lawrence Alma Tadema, il ritratto dello scultore Giovanni Nicolini realizzato da Antonio Mancini. 

Il dipinto forse più poetico dell’intera collezione è il Ritratto di Bianca in piedi, mentre attraversa le stanze della casa, portando una teiera di ceramica: è la giovane figlia del pittore Amedeo Bocchi, morta ventiseienne nel 1934.

E ancora, marmi di Antonio D’Este – che ritrae Antonio Canova - Francesco Nagni, Pietro Tenerani, Albino Candoni e bronzi di Nicola D’Antino, Francesco Coccia, Adolfo Apolloni, Attilio Selva, Aroldo Bellini e Alberto Viani a coronare un percorso che si contraddistingue per essere particolarmente autorevole dal punto di vista autoriale e iconografico e altrettanto vario per quanto riguarda le tecniche e i linguaggi artistici usati.

Info: www.fondazionecariperugiaarte.it

sabato 28 luglio 2018

Estate Romana, Amor Flamenco: alla scoperta della cultura della danza flamenca. Al teatro del Lido una lezione spettacolo a cura di Giorgia Celli

Al Teatro del Lido di Ostia, in scena domani 29 luglio, una delle forme d'arte più antiche e affascinanti, il Flamenco. La danzatrice Giorgia Celli, grande interprete della danza flamenca, ci condurrà, in un excursus storico, alla scoperta di questa espressione artistica popolare di grande tradizione, iscritta nel 2010 nell'elenco del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO. 




«E dunque il duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare. Io ho sentito dire da un vecchio maestro chitarrista: “Il duende non sta nella gola; il duende sale da dentro, dalla pianta dei piedi”. Cioè non è questione di capacità ma di vero stile vivente; cioè, di sangue; cioè, di cultura antichissima, di creazione in atto ». (Federico Garcìa Lorca).

Il flamenco è un'espressione artistica popolare di grande tradizione, una manifestazione culturale con secoli di storia (alcuni esperti la fanno risalire al XVIII secolo, quando la sua popolarità cominciò ad estendersi), la più rappresentativa del folklore dell'Andalusia e una delle espressioni artistiche più conosciute della Spagna.

Quest'arte unisce il canto, la danza e l'accompagnamento musicale (denominati "cante, baile y toque"). Sia il canto che il ballo possono esprimere grande varietà di sentimenti. Il canto può essere accompagnato dalla chitarra flamenca, ma anche da nacchere, "cajón", mani e tacchi e possiede diversi "palos" o stili (toná, soleá, seguiriya, fandango, sevillanas, ecc.) in funzione del carattere, delle origini.

Il Flamenco non è solo un modo di danzare, ma anche una forma di vita e per molti costituisce un autentico segno di identità di numerose comunità, come l'etnia gitana, e si trasmette di generazione in generazione attraverso dinastie di artisti, famiglie, circoli di flamenco, festival di grande importanza, scuole e "tablaos" di flamenco sempre più numerosi. Il 16 Novembre 2010 l'Unesco hai nserito il Flamenco nel Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità.

Amor Flamenco in programma domani 29 luglio al Teatro del Lido, è una lezione spettacolo a cura di Giorgia Celli con la partecipazione delle allieve della Scuola di Danza Tersicore di Ostia. Un pomeriggio dedicato sia ai grandi che i piccini alla scoperta della danza flamenca, partendo dalle danze di corte dell’800, attraverso la tradizione del canto e del ritmo flamenco, fino alla contemporaneità più teatrale.

Lo spettacolo Amor Flamenco si inserisce nell'ambito di "Teatri d'Arrembaggio – Piraterie, inCanti e Castelli di sabbia", un festival multidisciplinare e multimediale a pochi passi dal mare, nel cortile del Teatro del Lido di Ostia. Espressamente orientato alle giovani generazioni, è realizzato attraverso spettacoli e performance a cura di artisti emergenti, dalle forme artistiche dirette e accattivanti: dal teatro urbano alla stand up comedy, dal teatro di figura alla prosa, dall'arte di strada alla musica dal vivo, dalla formazione alle arti figurative al flash mob. La manifestazione comprende oltre 18 eventi completamente gratuiti in programma fino al 26 agosto 2018.

Il Teatro del Lido è un teatro di Roma; si trova sul litorale, nel quartiere di Ostia ed è stato il primo "teatro di cintura" della città di Roma. Giorgia Celli, danzatrice, coreografa, pedagoga, ha danzato in tutto il mondo, collaborando con numerose compagnie di prestigio, e ideando numerosi progetti multidisciplinari, formativi e performativi.

Teatro del Lido
Via delle Sirene, 22 | 00121 Ostia (Roma)
InCanti
AMOR FLAMENCO
domenica 29 luglio dalle 19

Per info:
info@valdradateatro.it
Pagina fb: @teatridarrembaggio

giovedì 26 luglio 2018

La notte della Luna rossa e del pianeta rosso, uno spettacolo unico ed irripetibile al Parco archeologico del Colosseo

Lo spettacolo raro e magnifico dell’eclissi totale di Luna più lunga del secolo e della contemporanea grande e luminosa opposizione di Marte, nello straordinario contesto del Parco archeologico del Colosseo: un evento di eccezionale bellezza, unico al mondo. 




Questa sera, dopo quasi tre anni di assenza, torna nei cieli italiani lo spettacolo magnifico dell’eclissi totale di Luna. E lo farà in grande stile: in questa occasione, infatti, la Luna sarà alla massima distanza dalla Terra e raggiungerà il centro dell’ombra terrestre, generando un’eclissi con una fase totale di circa 103 minuti, la più lunga del XXI Secolo. Inoltre, proprio la notte dell’eclissi, il pianeta Marte raggiungerà l’opposizione al Sole mentre sarà prossimo alla sua minima distanza dalla nostra stella, condizione ideale di visibilità per il Pianeta Rosso, la migliore dopo quella dell’agosto 2003.

“Un fenomeno astronomico così unico ed irripetibile merita un evento culturale eccezionale, per condividere con il pubblico il valore e il significato della Bellezza, legame tra le meraviglie del cielo e della terra” – afferma Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo. Per questo, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Parco archeologico del Colosseo e il Virtual Telescope Project hanno predisposto per oggi, dalle ore 21.00 alle ore 24.00 una straordinaria serata di osservazione pubblica da un luogo di incommensurabile valore archeologico, culturale e storico: il Tempio di Venere e Roma, a pochi metri dall’Anfiteatro Flavio e dall’Arco di Costantino.

Ed è proprio da questa suggestiva postazione che, al culmine dell’eclissi, sarà possibile ammirare la Luna e Marte vestiti di eleganti sfumature rosse, uno spettacolo senza eguali al mondo. I visitatori, guidati nella scoperta del fenomeno astronomico e in quella dei monumenti antichi da personale specializzato, potranno osservare i due astri sia ad occhio nudo che al telescopio.

L’evento, aperto gratuitamente, avrà inizio alle ore 21.00 e si concluderà alle ore 24.00. La fase totale dell’eclissi è prevista tra le ore 21.30 e le ore 23.13. I turni di visita di 15 minuti ciascuno prevedranno la presenza contemporanea di 40 persone alla volta, che potranno assistere da 6 postazioni al fenomeno astronomico. L’ingresso avverrà da piazza del Colosseo, angolo Via Sacra.

“Il museo delle stranezze di Giorgio De Chirico”: un epico viaggio tra enigma e sogno, in Trentino in mostra la grafica del maestro della metafisica

Dal 4 agosto al 14 ottobre il Castello di Stenico ospiterà una mostra di rare opere grafiche del padre della metafisica Giorgio de Chirico.

Si inaugurerà venerdì 3 agosto alle ore 18.00 al Castello di Stenico, affascinante maniero fra il lago di Garda e le Dolomiti, una suggestiva mostra dedicata alla grafica di Giorgio De Chirico Dalle contaminazioni culturali dei primi del Novecento una collezione privata racconta attraverso ventidue opere le invenzioni e le stranezze dell’artista italiano più noto ed influente dello scorso secolo.
Questa interessante mostra dal titolo “Il museo delle stranezze di Giorgio De Chirico”  conduce lo spettatore in un epico viaggio tra enigma e sogno. Le desolate piazze d’Italia vengono illuminate da un timido sole autunnale, abitate da personaggi misteriosi ispirati dalle storie della mitologia greca e dalla profonda consapevolezza dei moti dell’animo umano. Gli oggetti vengono ingigantiti e spostati in posti innaturali e le prospettive vengono completamente rotte. Ogni nesso logico viene ribaltato.

Tutte le opere recano il titolo a pugno dell’autore e il timbro a secco di Casa de Chirico, sono litografie, acqueforti, e incisioni colorate a mano o in bianco e nero, collezionate in più di 45 anni di ricerca in Italia e all’estero,  molte di esse sono rarissime, ormai introvabili e molto preziose.  Tra le opere esposte: “Enigma del Pomeriggio” , “La Sponda Misteriosa”, “ Zeus”, “I Mostri”, “Lo Sgombero”, “La Biga invincibile”, “Interno Metafisico”, “Gli Archeologi”, “La Fontana del Mistero.”

Chiamato anche il pittore del mistero De Chirico  riuscirà con il suo nuovo modo di dipingere a cambiare la storia dell’arte ed ad influenzare tutti i successivi movimenti. Con la sua pittura e la sua visione, anticipa e getta le basi di movimenti come il Dadaismo, il Surrealismo e il cosiddetto Realismo Magico, diventando un punto di riferimento stilistico fondamentale per il "Novecento" pittorico e architettonico ed anche per le correnti artistiche europee ad esso affini.

Le sue invenzioni influenzeranno anche l’arte nel secondo dopoguerra specialmente la Pop Art. Far vedere ciò che non si può vedere è stato fin dall’inizio lo scopo della sua ricerca artistica e chiama Metafisica la sua pittura perché essa ci mostra che il mistero e l’enigma non stanno al di là, ma dentro le cose fisiche, nella molteplicità di sensazioni che sprigionano le immagini e le forme qualora vengano rotti i nessi logici di relazione tra loro. 

Giorgio De Chirico getta quindi le basi di un nuovo modo di esprimersi fondato non sull’apparenza dell’oggetto, ma sulle sue possibilità di significato. Per primo si rende conto che ogni forma che vediamo trae il suo vero valore dalla nostra coscienza per le infinite associazioni e ricordi che può suscitare in noi.

La mostra organizzata da Art Action e curata da Azzurra Casiraghi e Brasilia Pellegrinelli in collaborazione con il Comune di Stenico e il Servizio Attività Culturali, rimarrà visitabile fino a domenica 14 ottobre.

Arroccato su un dosso roccioso da cui si domina la conca delle Giudicarie esteriori, il castello di Stenico è un simbolo del potere dei principi vescovi di Trento in questa regione. Fortificazione di origine altomedioevale, a partire dal XIII secolo divenne loro proprietà, residenza estiva e sede del capitano, il funzionario a cui era affidata l’amministrazione del territorio. Capitani e principi vescovi sono intervenuti nel corso dei secoli ampliando, modificando, abbellendo il castello, che oggi appare un complesso articolato e composito. All’esterno si presenta come una fortezza medievale severa e imponente, mentre all’interno decorazioni scultoree e pregevoli affreschi gli conferiscono l’aspetto di elegante residenza. Gli interventi più significativi risalgono ai principati di Johannes Hinderbach, attento umanista, e di Bernardo Cles, una delle figure più importanti della storia trentina, uomo di potere e raffinato mecenate. Gli ambienti sono oggi elegantemente arredati con raffinati mobili, intagliati e intarsiati, pregevoli dipinti, armi bianche e da fuoco, antichi utensili d'uso quotidiano in rame, in ferro e in legno, provenienti dalle collezioni del Castello del Buonconsiglio.


Castello di Stenico
Stenico (TN - Valli Giudicarie)
Tel ++39 0465 771004

“La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia”. Ai Musei Capitolini la mostra che testimonia le fasi più arcaiche della città

Nelle Sale Espositive di Palazzo Caffarelli e nell’Area del Tempio di Giove in mostra reperti presentati per la prima volta al pubblico.

Dal 27 luglio 2018 ai Musei Capitolini La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia, una nuova importante mostra ad ingresso gratuito per i possessori della MIC, la nuova card che può essere acquistata da chi risiede o studia nella Capitale a soli 5 euro consentendo l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici. 

Gli inizi di Roma sono spesso confinati, nella comune immaginazione, ai miti della fondazione tramandatici dagli storici antichi: dalla Lupa che allatta i Gemelli presso la palude ai piedi del Palatino alla disputa fratricida tra Romolo e Remo. Un immaginario rafforzato dalla circostanza che l’immagine di Roma maggiormente proposta nei secoli è legata ai simboli e agli edifici del suo passato imperiale, e, d’altra parte, dalla difficoltà nel rintracciare opere immediatamente riconducibili alle fasi precedenti della vita della città, a partire dall’età repubblicana e andando ancora più indietro nel tempo.

La mostra La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia è la prima di una serie di esposizioni temporanee che permetterà ai visitatori di recuperare, attraverso le stratificazioni archeologiche, i valori fondativi della città di Roma che, nonostante il passare dei millenni, incidono ancora nella vita degli odierni cittadini: lo sviluppo della società, la gestione del territorio e l’interazione con le altre comunità.

Ospitata nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli e nell’Area del Tempio di Giove dei Musei Capitolini dal 27 luglio 2018 al 27 gennaio 2019, l’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, curata da Isabella Damiani e Claudio Parisi Presicce, e organizzata da Zètema Progetto Cultura.

Prendendo il via dall’attenta lettura dei dati archeologici, La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia accende i riflettori sulla fase più antica della storia di Roma, illustrandone gli aspetti salienti e ricostruendo costumi, ideologie, capacità tecniche, contatti con ambiti culturali diversi, trasformazioni sociali e culturali delle comunità che vivevano quando Roma, secondo le fonti storiche, era governata da re.

Grazie a lunghe attività di ricomposizione e di restauro a cura della Sovrintendenza Capitolina, con la collaborazione del Parco Archeologico del Colosseo che ha messo a disposizione i risultati delle più recenti ricerche nell’area nord-est del Palatino e sulla Velia, sarà possibile mostrare per la prima volta al pubblico dati e reperti mai esposti prima.

La mostra è realizzata con il sostegno di Sapienza Università di Roma (per i materiali degli scavi del Palatino e della Velia) e dell’Università della Calabria e University of Michigan (per i nuovi materiali di Sant’Omobono).

Si avvale inoltre, sempre in collaborazione con il Mibac, di preziosi prestiti da parte del Museo Nazionale Romano e del Museo delle Civiltà, e da parte della Soprintendenza per l’Area Metropolitana di Napoli.

Il percorso espositivo - che inizia a partire dal limite cronologico più recente, il VI secolo a.C., e arriva fino al X secolo a.C. - si snoda in diverse sezioni: Santuari e palazzi nella Roma regia, con reperti provenienti dall’area sacra di Sant’Omobono nel Foro Boario presso l’antico approdo sul Tevere; I riti sepolcrali a Roma tra il 1000 e il 500 a.C., con corredi tombali dalle aree successivamente occupate dai Fori di Cesare e di Augusto e dal Foro romano; L’abitato più antico: la prima Roma, con il plastico di Roma arcaica per un viaggio a ritroso nel tempo dalla Roma di oggi a quella delle origini; Scambi e commerci tra Età del Bronzo ed Età Orientalizzante, con testimonianze provenienti in massima parte dalla necropoli dell’Esquilino, uno dei complessi più importanti della Roma arcaica; e le sezioni Indicatori di ruolo femminile e maschile, Oggetti di lusso e di prestigio, e Corredi funerari “confusi”, che contengono reperti e oggetti provenienti anch’essi per lo più dalla necropoli dell’Esquilino a testimonianza di quella che poteva essere la ricchezza originaria della necropoli.

Per info www.museiincomuneroma.it

lunedì 23 luglio 2018

Pavia, ritrovato il più antico 'spartito musicale'. Risale all'XI secolo

Alla Biblioteca Universitaria di Pavia ritrovato un antifonario del 1100, forse il più antico finora conosciuto.




Insolita scoperta di un antesignano “spartito musicale”: durante il restauro, finanziato con Art Bonus del MiBAC, sul volume di Giovanni De Deis, In Ecclesia Mediolanensi (Milano, Melchiorre Malatesta, 1628), è emerso un foglio in pergamena manoscritta, che, ad un attento esame, si è rivelato essere un documento composito che, oltre alle iscrizioni, contiene minutissime notazioni di musica medievale.

“Il ritrovamento di questo prezioso documento – dichiara il Ministro Alberto Bonisoli – conferma quanto sia importante il lavoro di tutela e di ricerca nei confronti del patrimonio librario del Paese. Fondamentale si rivela anche la collaborazione con il mondo universitario e il suo sistema bibliotecario”.

Il direttore generale Biblioteche e Istituti culturali del MiBAC – Paola Passarelli, ha così commentato: “Questa scoperta è il frutto di diverse sinergie capaci di utilizzare gli strumenti del presente per ritrovare le parole e, in questo caso, le “note” del passato. L’antico antifonario è un ritorno alle origini, un frammento del passato che continua a rimanere nel presente, alimentando l’inesauribile dialogo con la nostra memoria culturale. Perché i libri, e con essi le Biblioteche, sono questo: scrigni del sapere, custodi narrativi della conoscenza per lanciare la sfida al nostro futuro. La pergamena ritrovata è già stata inserita in un passe-partout che ne consente la lettura recto-verso, pronta per essere studiata”.

Il restauro è stato affidato dalla Biblioteca Universitaria di Pavia ad Alessandra Furlotti che, operando su tre libri della prima metà del Seicento, con legature di pregio, conservati nel Salone Teresiano, si è imbattuta nella sorprendente scoperta. Durante il lavoro, si è verificato il distacco della controguardia posteriore del volume che ha restituito un foglio in pergamena manoscritta: era consuetudine che i legatori utilizzassero come materiale per rinforzare le rilegature, frammenti di risulta di altri testi.

La particolarità è che si tratta di un foglio intero, ancora ben leggibile, nonostante sia stato cosparso di colla animale perché aderisse al cartone. Per le prime verifiche, è stato interpellato Dominique Gatté - esperto musicologo francese, specialista di musica medievale - il quale ha confermato che si tratta di una pagina, pressoché completa, di un antifonario, ovvero un breviario che riportava anche le parti cantate della liturgia, sicuramente uno dei più antichi che è possibile studiare oggi, databile intorno al 1100 e collocabile nell’area di Novara. Il documento, inoltre, è decorato da una miniatura di difficile interpretazione, che rappresenta un animale mitologico con zampe colorate e fattezze di serpente.

Il progetto completo “RinnoviAMO la Bellezza” è finanziato attraverso Art Bonus ed è stato avviato dalla Biblioteca lo scorso anno, in occasione del tricentenario della nascita di Maria Teresa d’Austria; esso comprende il restauro delle legature di pregio di trenta opere edite tra il XVI e il XIX secolo di area italiana e austriaca, con copertine rare e preziose.

Contest fotografico. Ti voglio un mare di Lazio, un concorso per valorizzare la regione e le sue meraviglie

Turismo, al via Ti voglio un mare di Lazio, il nuovo contest fotografico patrocinato dalla Regione Lazio. Modulo di iscrizione e foto allegata posso essere inviati entro il 31 ottobre 2018.




Valorizzare il litorale laziale in ogni suo aspetto, dal mare alle spiagge, dai paesaggi urbani a quelli architettonici. Con questo obiettivo nasce Ti voglio un mare di Lazio, il contest fotografico organizzato dall’associazione Faro con il patrocinio della Regione Lazio.

L’iniziativa, alla sua prima edizione, si svolgerà dal 10 luglio al 31 ottobre 2018 ed è rivolta agli appassionati della fotografia, professionisti o amatori, purché maggiorenni, desiderosi di racchiudere in uno scatto le caratteristiche uniche e suggestive degli splendidi luoghi del litorale laziale.

“Il nostro obiettivo – spiega il presidente dell'associazione Faro, Andrea Mazzini – è promuovere le meraviglie che il nostro territorio offre e che da sempre sono fonte di ispirazione per artisti di ogni tipo. Questo è il primo tassello di un progetto più grande, il Mese della Fotografia 2019, che stiamo programmando con tanti partner e la collaborazione delle istituzioni locali per diffondere la cultura fotografica a Roma e nel Lazio”.

Partecipare al contest è semplice e gratuito: basta accedere al sito internet dedicato www.mesefotografiaroma.com/ti-voglio-un-mare-di-lazio.html leggere il regolamento, compilare il modulo di iscrizione e allegare l’immagine scelta. Dopo una prima selezione, la giuria composta da fotografi professionisti, membri dell’associazione ideatrice, sceglierà le dieci migliori fotografie.

I vincitori del concorso potranno vedere le loro immagini esposte all’interno del circuito di MFR19 – Mese della Fotografia 2019, il grande evento dedicato alla fotografia che dall’1 al 31 marzo 2019 animerà l’intero territorio della Capitale con mostre fotografiche di professionisti e amatori, incontri con gli autori, didattica, lectio magistralis, seminari, workshop e eventi.

sabato 21 luglio 2018

Itinerari dell'arte e del gusto. Carmignano: il senso dell'armonia in un vezzoso interludio in terra di Toscana

Carmignano può essere definita "una piccola Toscana", il piccolo paese in provincia di Prato possiede infatti in piccolo tutto quello che ha reso famosa ed amata in tutto il mondo questa regione: la grande arte, il paesaggio, l’archeologia, il vino e la buona cucina.


a cura di @you_wine

Un territorio ricco di storie da raccontare quello di Carmignano. La parola che più si avvicina per definire questo angolo di Toscana è armonia. Ad iniziare dal paesaggio e la vastità dei suoi panorami godibili dai rilievi collinari, un balcone di viti e olivi che, dalle pendici del Montalbano, si protende sulla piana di Firenze-Prato-Pistoia riassumono una produzione enologica ed olearia di gran pregio che arricchiscono un patrimonio enogastronomico di antica tradizione. La varietà delle risorse naturali si uniscono a quelle artistiche, dalle testimonianze etrusche, ad alcuni gioielli architettonici del Medioevo e del Rinascimento, dalla produzione di maioliche di Bacchereto, fino a “La Visitazione” del Pontormo uno dei massimi capolavori del manierismo fiorentino.

Spendere alcune parole su quest'opera è quasi d'obbligo per i tanti che, come me, amano l'arte. Il dipinto si  trova alla Propositura dei Santi Michele e Francesco. Pontorno lo realizzò nel terzo decennio del Cinquecento, probabilmente tra il 1528 e il 1529, per conto della famiglia fiorentina Pinadori. Con la Visitazione Jacopo Pontormo raggiunge le vette più sofisticate del proprio codice artistico che tende alla visione della forma oltre la forma; egli condensa, attraverso l’espressione degli sguardi, le dinamiche psicologiche spirituali che interagiscono tra Maria ed Elisabetta e, attraverso un processo di traslazione, arrivano fino a noi che osserviamo.

Nel dipinto viene raffigurata Maria incinta che si reca a far visita ad Elisabetta, anch'essa in attesa del suo primogenito, Giovanni Battista: nell'iconografia del Nuovo Testamento si tratta del primo riconoscimento pubblico di Gesù. "Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino dentro di lei ebbe un fremito, ed essa fu colmata di Spirito Santo e a gran voce esclamò: Dio ti ha benedetta più delle altre donne, e benedetto è il bambino che avrai!". Luca  (1,41-42). Pontorno non raffigura la santità di Maria ed Elisabetta, ma la loro condizione di madri e solo quello, negli occhi delle due donne vi è il presagio del destino tragico e grandioso che legherà i loro figli. Le ancelle al seguito sono la proiezione spirituale delle due donne gravide, come angeli rappresentano l’aspetto ultraterreno di Maria ed Elisabetta, la somiglianza anche fisionomica fa pensare allo sdoppiamento delle due donne: l’aspetto terreno di profilo e quello trascendentale di fronte.

L'intera opera è pervasa da una sorta di silenzio che domina e misura le cose, non vi è bisogno di indicazioni o segnali aggiuntivi; l’artista chiude e limita la sua visione dell'avvenimento sacro, nell'incontro tra due donne superiori a un qualunque destino umano mirando ad una sintesi assoluta. La pittura è sognante, irreale, allucinata, i colori vivono di luce propria, le vesti gonfie di vita lievitano e portano le figure a sollevarsi sulle punte dei piedi come a sfidare la gravità terrestre. Le donne rigogliose di vita appaiono come fiori che sbocciano e le figure magicamente sembrano danzare e ruotare lentamente. Con le vesti mosse dal vento sembrano volare via. Da questa gentile energia si compongono equilibri cromatici altissimi.

Bisogna sottolineare che l'artista avviò una sistematica opera di rinnovamento degli schemi compositivi della tradizione, talvolta spregiudicato, cercando di reagire al classicismo pittorico attraverso un'inesauribile vena sperimentale e anticlassicista. La sua complessa personalità, introversa e tormentata, ne fa il prototipo dell'artista malinconico e solitario.

Dicevo che a Carmignano la produzione artistica si accosta a quella enogastronomica in perfetta armonia. Su tutto, visto che mi occupo anche di vitivinicoltura, mi piace citare la produzione vinicola che in questo territorio è presente fin  da epoca etrusca e romana, come testimoniano il ritrovamento di vasi di vino all’interno di alcune tombe etrusche e l’assegnazione da parte di Cesare ai suoi veterani, tra il 50 e il 60 a.C., di alcune terre tra l’Arno e l’Ombrone, coltivate fin da allora a vite.

Nell’archivio di stato di Firenze è stata inoltre rinvenuta una pergamena datata 804 d.C.: si tratta di un contratto di affitto che documenta come già 1200 anni fa a Carmignano venissero coltivati olivi e viti. Alla fine del 1300 il Datini comprava a caro prezzo il Carmignano per la sua cantina in Prato e nel 1600 lo decanta il Redi come vino degno di Giove: "Ma se giara io prendo in mano di brillante Carmignano, così grato in sen mi piove, ch'ambrosia e nettar non invidio a Giove. Or questo che stillò dall'uve brune Di vigne sassosissime toscane …" Francesco Redi, Bacco in Toscana, 1673.

Il Carmignano così come oggi lo conosciamo è uno dei vini più antichi d'Italia; la prima documentazione scritta in cui appare il nome di un vino Carmignano risale alla fine del XIV secolo; si tratta di un documento in cui un notaio di Carmignano (Italia), Ser Lapo Mazzei, comunica ad un mercante di Prato, Marco Datini, di aver ordinato per la sua cantina quindici some di vino Charmignano pagandolo un prezzo quattro volte superiore a quello dei vini della zona (il che ne dimostrava le superiori qualità).

Furono i Medici a valorizzare questa terre e i loro prodotti, data la vicinanza alla città di Firenze. Importarono vitigni dalla Francia tra cui i Cabernet, ancora oggi chiamati localmente dai vecchi viticoltori "Uva Francesca". Carmignano fu infatti scelta da Cosimo III de’Medici come una delle 4 zone a vocazione viticola del Granducato di Toscana. Si deve proprio al Granduca la prima delimitazione del comprensorio di produzione del vino Carmignano con il  “Decreto Motu proprio” ed il “Bando”Bando del 1716 in cui si fissavano i confini delle quattro zone vinicole più rinomate che gravitano intorno a Firenze: Chianti, Pomino, Valdarno Superiore e appunto Carmignano, si regolamentavano con norme precise la produzione, i limiti geografici, il commercio dei vini prodotti in tali aree, costituendo la prima “doc” esistente al mondo. Della signoria fiorentina rimangono ancor oggi due ville: Poggio a Caiano e Artimino e lunghi tratti della muraglia che delimitava la grande riserva di caccia sul Montalbano denominata Barco Reale. Alla fine del 1800 e nei primi anni del 1900 la cantina dell’azienda del Marchese Niccolini produceva ed esportava il Carmignano.

Il Carmignano DOCG è un grande vino da invecchiamento e piacevole anche da giovane: il Barco Reale, che prende il nome dall'antica proprietà granducale ed il Vin Ruspo (Rosato di Carmignano DOC), entrambi con la stessa base varietale: Sangiovese, Cabernet (fino al 20%), oltre a Canaiolo ed altri vitigni complementari. La qualità di questo vino si deve anche al felice connubio di particolari condizioni naturali: terreni calcarei ben drenati, l'apertura delle colline sulla grande pianura che consente la ventilazione e una buona insolazione; i venti provenienti dal vicino Alto Appennino che assicurano notti fresche (queste e la piovosità estiva un po' maggiore interagiscono bene col calore diurno, dovuto alla quota non elevata, assicurando una buona maturazione e tempi di vendemmia ottimali. Da uve bianche si produce invece il Vin Santo di Carmignano DOC, uno dei più apprezzati in assoluto, e da uve rosse il Vin Santo di Carmignano Occhio di Pernice DOC.

Il Carmignano è più conosciuto all'estero che in Italia, questo vino di grande personalità ed eleganza, è in grado di esprimere il meglio di sé dopo un adeguato invecchiamento in botte (1 anno per il Carmignano ed almeno 2 per la riserva) ed affinamento in bottiglia, e si è tradizionalmente distinto dal Chianti per la presenza nell'uvaggio di vitigni bordolesi. Si può dire a ragione che il Carmignano è il primo supertuscan ante litteram.

venerdì 20 luglio 2018

VertegliaMate, sensibilizzare, aggregando. Tra musica, agroalimentare, territorio, ecologia e risorse al via l'evento che racconta l'Irpinia

Organizzato, promosso e patrocinato dal Gal Irpinia-Sannio, VertegliaMater sarà in programma dal 24 al 28 luglio 2018 nello scenario suggestivo dell’Altopiano di Verteglia a Montella (AV) ai piedi del Monte Terminio.  





Un vero e proprio viaggio esperenziale quello di VertegliaMater, che attraverso il potere aggregante e attrattivo della musica di qualità esporrà al grande pubblico quelli che sono i punti di forza della nostra terra: l’agroalimentare, il territorio, l’ecologia e le risorse.

Mater è l'acronimo di: musica, agroalimentare, territorio, ecologia e risorse, i cinque temi che verranno affrontati nel corso della manifestazione. Cinque giorni all'insegna della cultura tra: Convegni, Work&Forum, Fattorie Didattiche, Food Village, Baby Village e Music Village, un'area dedicata interamente alla buona musica che ospiterà autori come Francesco De Gregori, Antonio Onorato e Lo Stato Sociale.

Sensibilizzare, aggregando. Proprio questo è il lietmotiv di VertegliaMater, evento pilota fortemente voluto dal Presidente del Gal Irpinia Sannio, Rino Buonopane che si pone come obiettivo la valorizzazione del territorio ponendo l’accento sulle produzioni locali e le bellezze paesaggistiche della nostra terra incontaminata. VertegliaMater è un progetto innovativo che si colloca in una strategia di sviluppo più ampia già presentata in Regione Campania; un incubatore di sviluppo destinato a diventare, ci auguriamo, un appuntamento fisso della nostra provincia.

Un’agenda ricca di appuntamenti che si snoda tra enogastronomia, cultura e valorizzazione del territorio ma anche tanta musica; VertegliaMater 2018 propone un format innovativo grazie all’allestimento di un vero e proprio villaggio agroalimentare, un’area interamente dedicata al buon cibo e al buon vino, il “Food Village” impreziosito da Casette del Gusto, dove degustare le specialità enogastronomiche del luogo e avere un contatto diretto con i produttori e le aziende.

Novità assoluta, l’allestimento di un’area camping dove sarà possibile pernottare con la tenda per godere appieno della natura incontaminata (è possibile prenotare lo spazio in tenda sul sito (www.associazioneama.it/). VertegliaMater non poteva non pensare ai più piccini ai quali ha dedicato un’intera area: il Baby Village.

Un evento organizzato con un forte taglio ecologista, rispettoso del territorio in cui si svolge: una promozione delle bellezze paesaggistiche ed ambientali nel momento in cui le si vivono. Cinque giornate ricche di contenuti e attività all’aria aperta, tra cibo di qualità, passeggiate, escursioni anche a cavallo, arrampicate.

Il collante sarà la musica, quella vera. La programmazione prevede gruppi emergenti del territorio e “voci note” della scena musicale italiana come Lo Stato Sociale, gruppo amatissimo dai giovani che si esibirà il 27 luglio alle ore 22:00. Non mancheranno personaggi intramontabili come Francesco De Gregori, che andrà in scena il 28 luglio alle ore 22:00 e Antonio Onorato New Quartet in concenrto il 26 luglio alle ore 22:00. La programmazione completa su www.vertegliamater.it/.

Tanti convegni e i Work&Forum, organizzati, promossi e patrocinati dal GAL Irpinia Sannio (dal 26 al 28 luglio) che tratteranno tematiche in linea con il concept dell’evento. I dibattiti saranno focalizzati su argomenti di grande attualità, come l’importanza del territorio quale volano di crescita sociale e imprenditoriale, il turismo sostenibile e le reti d’impresa turistiche, la filiera circolare agroalimentare, l’ambiente con un focus sulla gestione delle risorse idriche della nostra provincia.

Info e programma www.vertegliamater.it/

giovedì 19 luglio 2018

"Risonanza Cinese", a Roma la vita e lo spirito della tradizione pittorica cinese contemporanea

Al via la mostra "Risonanza Cinese", i grandi capolavori della pittura a olio cinese: oltre 150 opere e 62 artisti raccontano la vita e lo spirito della tradizione pittorica cinese contemporanea. Dal 19 luglio al 9 settembre 2018, Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, Roma.


Dal 19 luglio al Complesso del Vittoriano - Ala Brasini va in scena Risonanza Cinese, la più importante e ricca mostra di pittura a olio cinese mai allestita a Roma. Il Vittoriano torna a ospitare un evento che porta per la prima volta nella Capitale i più rappresentativi maestri cinesi del ‘900, sulla base del rapporto consolidato tra Arthemisia e l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e dopo il grande successo ottenuto nel 2017 dalle rassegne dedicate all’arte contemporanea cinese come la collettiva “Arte e Pace. L'arte contemporanea cinese” e le monografiche “Epos. La lirica della luce” di Chao Ge, “The timeless dance. Beyond the mountains” di Mao Jianhua e “The eternal melody of chubby lady” di Xu Hong Fei.

Dopo il grande successo di pubblico di Parigi al Palais Brongniart e in Cina presso il Museo dell’Accademia di Belle Arti di Cina (Hangzhou), con oltre 150 opere e 62 diversi artisti, la mostra Risonanza Cinese - curata dallo storico dell'arte e saggista Claudio Strinati, dal critico d'arte editore e direttore di Segni d’Arte Nicolina Bianchi e da Zhang Zuying, Direttore dell'Istituto di Pittura a olio dell'Accademia Nazionale cinese di Pittura - offre una panoramica completa sulla pittura a olio contemporanea cinese e sulla sua progressiva evoluzione, favorita anche grazie alla decisa azione riformatrice e strutturale che ha visto la Cina protagonista negli ultimi 30 anni.

“Risonanza cinese - come suggerisce la curatrice Nicolina Bianchi - allude a una sorta di riverbero globale dell'universo Cina e si configura come un originale cross road a rappresentare l’inedita saldatura con la tradizione del Rinascimento italiano e del Romanticismo pittorico dell'800 europeo”.
Obiettivo dell'evento romano è di esaltare lo stretto legame tra Oriente e Occidente e di evidenziare la particolare influenza che le correnti pittoriche europee hanno proiettato sul mondo dell'arte cinese. Legami e sinergie stimolate dai numerosi viaggi in Occidente e delle ricorrenti frequentazioni delle Accademie d’Arte che gli artisti cinesi intraprendono già agli inizi del XX secolo. Esperienze culturali e sociali che inducono questi interpreti alla ricerca di forme espressive nuove senza rinunciare a un linguaggio creativo e stilistico contemporaneo della pittura a olio che consente di rappresentare la loro personale visione della Vita, della Cultura e dello Spirito tradizionale reinterpretandolo e rendendolo sempre più moderno e attuale.

Zhan Jian Jun (classe 1931), Jin Shang Yi (classe 1934), Zhang Zu Ying ( classe 1940), Luo Zhong Li (classe 1948) e Yang Feiyun (classe 1954), Quan Shanshi (classe 1930), Xu Jiang (classe 1955) e Chao Ge (classe 1957) sono solo alcuni degli artisti presenti che con le loro opere danno un’inedita chiave di lettura per le tre grandi sezioni tematiche di mostra quali il significato della vita, il pensiero umanistico e la terra dell’anima, raccontate attraverso scene di vita quotidiana, ritratti, paesaggi e vedute dal linguaggio pittorico imbevuto di armonia e temperamento estetico.

Il percorso espositivo, contraddistinto da una sequenza interrotta da capolavori assoluti, oltre che specchio di una civiltà in continuo fermento, simboleggia il tracciato vivido di profondi cambiamenti sociali e culturali che hanno segnato la storia di una Nazione.

Opere frutto di un’inquietudine creativa sovranazionale, incentrate sull'incontro tra la cultura orientale e quella occidentale perché “la pittura a olio un secolo fa - spiega bene lo storico dell’arte e curatore della mostra Claudio Strinati - voleva dire Occidente, e proprio per questo dobbiamo considerare l’assimilazione della tecnica a olio da parte degli artisti cinesi come un evento storico epocale”.

www.ilvittoriano.com/

mercoledì 18 luglio 2018

Musica Cubana. Torna a Roma l'affascinante ritmica degli Havana D’Primera

Si replicherà a Fiesta, prestigioso festival internazionale di musica e cultura Latinoamericana, il concerto degli Havana d’Primera. 




Dopo il successo del 15 giugno, tornano sul palco di Fiesta gli Havana d’Primera. Il 20 luglio, si respirerà di nuovo l’aria più vera di Cuba e si ballerà ancora a ritmo delle migliori canzoni del gruppo cubano più amato in assoluto.

Havana D’Primera è un gruppo musicale cubano di Timba fondato da Alexander Abreu nel 2008, di cui è direttore, arrangiatore e compositore. La sua voce, melodica altamente sofisticata lo ha reso un cantante eccezionale con l’aggiunta della raffinatezza melodica di un abile strumentista in cui certo è la tromba a primeggiare.

Considerato uno dei musicisti cubani più versatili, che ha fatto della sua musica un’affascinante fusione ritmica e musicale di salsa, jazz, funk e afro-cubano, Alexander Abreu è diventato sicuramente famoso con l’uscita della sua prima produzione solista ‘Haciendo Historia’ della primavera 2009, ma questo pregevole trombettista vanta una serie di importanti collaborazioni, a partire da una lunga militanza nell’orchestra di Paulo FG y su Elite a cui hanno fatto seguito quelle con artisti del calibro di Issac Delgado, Haila, Mamborama, Yumury y sus Hermanos, Manolin ‘el medico de la Salsa’, Carlos Manuel y su Clan, Klimax, Irakere, Andy Montañez e Adalberto Alvarez, solo per citarne alcuni. Ha inoltre partecipato alle pregevoli produzioni musicali di Juan Manuel Ceruto: ‘A Puerto Padre’ e “Gracias Formell”, nonché al ‘Pavarotti and Friends’ un evento organizzato per i bambini dell' África, con Sting, James Brown, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli.

Alexander Abreu Manresa nasce a Cienfuegos (Cuba) il 6 Settembre del 1976 dove ha iniziato i suoi studi. Dopo aver terminato la frequentazione presso il conservatorio "Ignacio Cervantes", si trasferisce a La Habana, dove frequenta la Scuola Nazionale d'Arte, iniziando quasi contemporaneamente a suonare con l' orchestra di Paulo FG, con cui rimarrà per circa sette anni. Il giovane Alexander si avvicina alla tromba grazie al maestro Fernando Hurtado, il suo stile risente precocemente delle influenze di trombettisti del calibro di Arturo Sandoval, Elpidio Chapotín (trombettista di NG la Banda) e di Carmelo Andrés (“El abuelo” Carmelo) trombettista della Charanga Habanera, e maestro dello stesso Abreu.

Grazie al suo innato talento musicale, la crescita artistica di Alexander è molto rapida, tanto da gudagnarsi, nel 2001, il “Latin Grammy Awards” per la partecipazione nel disco ‘La Rumba Soy Yo’.
Nel 2002 Alexander suona anche con l'orchestra di Augusto Enrique Y Su Mambo, visitando l’Italia e partecipando al citato concerto benefico “Pavarotti & Friends”. Contemporaneamente si dedica a registrare con i più importanti musicisti e gruppi cubani, come artista invitato. Tra le sue collaborazioni artistiche c’è anche quella con il gruppo danese ‘Danson’ in qualità di compositore, arrangiatore e cantante, con il quale ha registrato il disco “Mi Musica”.

La  prima esibizione in pubblico con il gruppo ‘Havana D’Primera’, avviene nel dicembre 2007 a L'Avana, con la partecipazione, tra gli altri illustri invitati, di Pablo Milanés, Tanya Pantoja, Mayito Rivera e Roberton Hernandez. Nel 2009 esce la produzione ‘Haciendo Historia’, il primo album di Alexander Abreu & Havana D’ Primera, prodotto da Juan Manuel Ceruto. Seguirà nel 2013 il celebre Pasaporte,  nel 2015 sarà la volta de La Vuelta Al Mundo ed infine nel 2018, il Cantor del Pueblo firmato dall’etichetta indipendente Pafata Productions. Con El Cantor Del Pueblo il grande musicista cubano intende celebrare il decimo anniversario della sua quotatissima Havana D’Primera. Presentando questa nuova produzione discografica, in una recente intervista a Cibercuba, Alexander Abreu dice che si tratta del suo lavoro migliore, il più elaborato, il più curato fino nei minimi dettagli.

Ed è proprio questa l’impressione che se ne ha scorrendo le dieci tracce del disco. Le sonorità che escono dal nuovo album sono sempre più raffinate e innovative, e in ogni canzone affiora il forte legame con le radici della musica afrocubana. Insomma tutta musica da godere e ballare al prossimo concerto sul palco di Fiesta.

Info: www.fiesta.it/show/havana-dprimera-20-luglio-2018/

Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte. A Torino al via la mostra sull'oggetto mito che ha segnato la storia del Novecento

Esattamente vent’anni dopo The Art of Motorcycle, la grande mostra del Guggenheim Museum di New York che segnò un record assoluto di visitatori, Arthemisia e Consorzio delle Residenze Reali Sabaude dedicano al mondo delle due ruote la mostra Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte è ospitata alla Reggia di Venaria negli spazi della Citroniera delle Scuderie Juvarriane dal 18 luglio 2018 al 24 febbraio 2019.




Le moto fanno sognare. Le loro forme ardite, la melodia del motore, i colori sgargianti dei serbatoi rappresentano la libertà, la fuga dal mondo, una corsa oltre l’infinito. Autentiche creazioni d’arte, rivelano l’ispirazione di chi le ha disegnate e trasformano la concezione di agilità e movimento.

Partita agli albori del Novecento e sviluppatasi in particolare dopo la Seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni, l’estetica della motocicletta, tra stile, velocità, prestazioni, ha incontrato e incontra il mondo della cultura alta: letteratura, cinema, arti visive, fotografia. Per cui, accanto ad alcuni dei più celebri e celebrati modelli di motociclette che hanno attraversato la storia del Novecento, sono esposte opere d’arte, fotografie d’autore, spezzoni di film, che ricostruiscono l’immaginario della motocicletta. In neanche 150 anni di storia alcune marche e modelli sono entrati nell’immaginario collettivo, dalle case italiane come Ducati e Moto Guzzi, passando per il genio britannico e l’efficacia giapponese, per giungere, infine, oltre oceano con il mito americano delle Harley-Davidson. Un vero e proprio viaggio intorno al mondo per scoprire le storie che hanno reso grande ciò che Pirsig definiva “un sistema di concetti realizzato in acciaio”.

Nella definizione di Venaria Reale come Reggia dei Contemporanei si inserisce la mostra Easy Rider, che in un’inedita combinazione tra arte e società illustra un oggetto “mitico”, la motocicletta, ma soprattutto uno stato dell’animo umano: la motocicletta come metafora del viaggio, della libertà, della trasgressione e della ricerca di sé. Tanti i modelli di motociclette esposti, diversi evocano film leggendari, come il chopper di Easy Rider, la Triumph Bonneville che Steve McQueen guidava ne La Grande Fuga. Oppure i bolidi da gran premio, la MV Agusta di Giacomo Agostini, la Yamaha di Valentino Rossi e la Ducati di Casey Stoner. Altri veicoli fanno un tutt’uno con il viaggio e l’avventura: la mitica Vespa di Bettinelli che ha percorso 24.000 km da Roma a Saigon, le special che hanno attraversato il deserto di sabbia della Parigi-Dakar, e ancora enduro, trial, nastri d’asfalto.

E con una sostanziale novità: oltre cinquanta modelli di moto dialogano con opere d’arte contemporanea, tra riferimenti espliciti e suggestioni indirette. Tra i nomi degli artisti, Antonio Ligabue con l’Autoritratto con moto (1953), Mario Merz con Accelerazione = sogno (storica installazione esposta i diversi musei a partire dal 1972), Pino Pascali con 9 mq di pozzanghere realizzati nel 1967 un anno prima della morte.

E ancora: Alighiero Boetti, Rosso Guzzi e Rosso Gilera (1971), la grande scultura Vejo di Giuliano Vangi (2010), le fotografie inedite di Gianni Piacentino High Speed Memories (1971-1976) che testimoniano la sua attività nelle corse in sidecar e la scultura Self Portrait Race (1991-1993). Autentica chicca sono i dipinti di Paul Simonon, ex bassista dei Clash, appassionato collezionista di moto. Fotografie, still e locandine di cinema raccontano un mondo che esprime una visione a 360 gradi sulla moto. Certo, il desiderio di libertà, la rabbia, la voglia di fuga ma soprattutto quella scoperta di sé che sfiora la filosofia e si materializza attraverso il viaggio.

La mostra Easy Rider racconta gli episodi di una storia straordinaria diventata leggenda: tra stile, velocità, prestazioni, la motocicletta ha alimentato il mito del viaggio, della conquista della libertà, della solitudine nel paesaggio dal quale niente separa mentre lo si attraversa sfrecciando su due ruote.

Nove le sezioni in cui si sviluppa il racconto: Stile, forma e design italiano; Il Giappone e la tecnologia; Mal d’Africa; La velocità; Sì, viaggiare; London Calling; Il Mito americano; Terra, Fango e Libertà; La moto e il cinema.

www.lavenaria.it

martedì 17 luglio 2018

Alimentazione&Scienza. FEM a Superquark con le frontiere innovative della pescicoltura. Focus sul progetto SUSHIn

Mercoledì 18 luglio su Rai Uno nel celebre magazine di Piero Angela spazio alle attività Fem legate al benessere, alla produttività dei pesci di allevamento e ai mangimi innovativi sostenibili.  




Ci sono i pesci di allevamento, le loro caratteristiche nutrizionali, ma anche il Trentino ittico e le innovative attività di sperimentazione condotte dalla Fondazione Edmund Mach nel servizio di Superquark che andrà in onda mercoledì 18 luglio, su Rai Uno, a partire dalle 21.25.

Nel magazine televisivo di scienza, natura e tecnologia, ideato e condotto da Piero Angela, che lo scorso anno si era occupato delle attività di ricerca della Fondazione Edmund Mach in relazione alle proprietà salutistiche di frutta e verdura, questa volta getta luce sulle caratteristiche dei pesci di allevamento, sulle loro proprietà nutrizionali, sui mangimi attuali e sugli alimenti innovativi sostenibili, come quelli che si propone di ottenere il progetto SUSHIn (SUstainable fiSH feed INnovative ingredients).

Nel campus di San Michele, presso l'impianto ittico e nei laboratori del Dipartimento alimentazione e nutrizione la giornalista e nutrizionista Elisabetta Bernardi ha intervistato il responsabile delle attività di sperimentazione e consulenza in pescicoltura, Fernando Lunelli. Nella sua trasferta trentina la troupe ha anche visitato e ripreso una pescicoltura a San Lorenzo in Banale coinvolgendo il responsabile Marcello Leonardi.

Il servizio si inserisce all'interno della rubrica “La scienza in cucina”. A San Michele sono stati evidenziati anche gli obiettivi del progetto SuShin, finanziato dal bando Ager 2015-1017 (Fondazioni in rete per la ricerca agroalimentare, settore acquacoltura), coordinato dall'Università di Udine (prof. Emilio Tibaldi) con la collaborazione di università e Centri di ricerca Italiani di alto profilo scientifico, tra cui oltre alla Fondazione Edmund Mach anche l'Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), la Fondazione Edmund Mach, l'Università degli Studi di Firenze, il Centro di Ricerca per la Produzione delle Carni e il Miglioramento Genetico del CREA e l’Università Politecnica delle Marche.

SUSHIn (SUstainable fiSH feed INnovative ingredients) è un progetto triennale che punta alla ricerca di nuovi ingredienti da utilizzare nei mangimi per le principali specie ittiche allevate in Italia. 
L'obiettivo del progetto è mettere a punto una nuova generazione di mangimi per i pesci da allevamento in Italia, migliorando di fatto l’alimentazione con l’introduzione di diete innovative per branzino, orata e trota, sostituendo le convenzionali farine e olii ittici da nuovi alimenti zootecnici sottoutilizzati quali le farine ottenute da insetti, dai residui di macello avicolo, da crostacei e da microalghe. I ricercatori valuteranno il valore nutritivo dei nuovi mangimi monitorando la crescita dei pesci allevati, il loro stato di salute e benessere, la loro qualità e sicurezza alimentare.

La messa a punto delle nuove formulazioni sarà accompagnata da un’analisi continua di alcuni fattori determinanti per l’acquacoltura, quali:

la sostenibilità ambientale;
la produttività e redditività dell’allevamento;
la percezione e il consenso del mercato e del consumatore nei confronti di pesci alimentati con i nuovi mangimi.

Regione Lazio. Approvata la legge per il diritto allo studio. Le novità introdotte

Approvata la legge per il diritto allo studio, tante novità per garantire più opportunità, servizi e tutele agli studenti: alloggi, agevolazioni sui trasporti, mense, sussidi, mobilità internazionale, supporto alle attività culturali e sportive e tanto altro. 




Diritto allo studio, approvata la nuova legge: si tratta di una vera e propria rivoluzione nella stessa concezione di welfare studentesco. La nuova norma razionalizza la spesa pubblica allargando gli spazi di partecipazione, potenziando i servizi offerti e innovando ed ampliando sia i destinatari sia le prestazioni erogate, rendendo “sistema” quell’insieme di misure messe in campo in questi anni.

La nuova norma razionalizza la spesa pubblica allargando gli spazi di partecipazione, potenziando i servizi offerti e innovando ed ampliando sia i destinatari sia le prestazioni erogate, rendendo “sistema” quell’insieme di misure messe in campo in questi anni. Tante novità per garantire più opportunità, più servizi, più progetti, più protezione e tutele agli studenti.

Una nuova governance per l’Ente regionale per i diritti alla conoscenza ed allo studio. Si chiamerà Disco e sarà così composto:
  • Un Presidente del Consiglio di amministrazione;
  • Il Consiglio di amministrazione formato da 5 membri, con la presenza della rappresentanza studentesca; 
  • La Consulta regionale per il diritto allo studio ed alla conoscenza (con un risparmio di circa 500 mila euro ed ad una maggiore efficienza rispetto a Laziodisu.
La legge prevede degli interventi indirizzati ad arginare la dispersione universitaria (con contributi per fasce di reddito mediobasse); interventi per le particolari esigenze dei cosiddetti “ibridi studentesco-lavorativi”, attraverso l’istituzione di un fondo di sostegno post-laurea. Si interviene inoltre a sostegno agli studenti detenuti attraverso la collaborazione con tutti gli istituti competenti.
  • Di rilievo, tra le molte novità contenute nel provvedimento: 
  • Introduzione del concetto di promozione della conoscenza  - da intendere come strumento di inclusione sociale, diritto di cittadinanza, partecipazione democratica, empowerment della persona;
  • Potenziamento del raccordo tra università, formazione e inserimento lavorativo; l'ampliamento dei servizi e delle agevolazioni offerte agli studenti, che verranno estese anche alla popolazione "post-lauream", conl'intento di arginare la dispersione universitaria;
  • Tutela delle esigenze dei cosiddetti "ibridi studentesco-lavorativi"(dottorandi senza borsa, tirocinio formativo attivo, specializzandi);
  • Agevolazione degli spostamenti dei pendolari tra i Comuni sede degli atenei e quelli limitrofi;
  • Supporto all'inserimento lavorativo, con l`informazione e l`orientamento sui percorsi di formazione;
  • Aiuto alle attività di socialità e mutuo sostegno promosse e autogestite dagli studenti; la garanzia di servizi sanitari per gli studenti fuori sede, per poter usufruire di servizi di medicina preventiva, assistenza psicologica e consultori;
  • Istituzione della Consulta regionale per il diritto allo studio e alla conoscenza.

“Grande unità e solidarietà del Consiglio regionale quando si tratta di cambiare le cose e investire sulle nuove generazioni. In un momento di continui conflitti politici l’approvazione della legge sul diritto allo studio e alla conoscenza è un risultato eccezionale per il Lazio". Queste le parole del presidente, Nicola Zingaretti, alla presentazione della legge, aggiungendo che l’articolato, infatti, non ha ricevuto alcun voto contrario e per questo rappresenta la vittoria di tutti: dei consiglieri del centrosinistra, del M5S, del Gruppo Misto e del consigliere Sergio Pirozzi che hanno votato a favore e dei consiglieri del centrodestra che si sono astenuti.

Quanto avvenuto oggi, ha detto ancora Zingaretti, è l’esempio concreto di come si possa governare senza ostilità e che quando progetti e idee sono di assoluto valore riescono ad avere il riconoscimento e l’approvazione da parte di tutte le parti politiche.

"È un testo che era in gestazione da tempo, anche nella passata legislatura, l'abbiamo ripreso e abbiamo corso: il Lazio sta correndo, questa è la verità. Una maggioranza amplissima e nessun contrario: questo significa che abbiamo prodotto un testo largamente condiviso - è il commento del vicepresidente con delega alla Formazione, diritto allo studio, università e ricerca, Massimiliano Smeriglio, che ha aggiunto: una rivoluzione del diritto allo studio, con più opportunità, più servizi, più progetti, più protezione e tutela del corpo studentesco, più responsabilità degli studenti, più cooperazione e competitività del Lazio rispetto ad altre aree geografiche europee”.

lunedì 16 luglio 2018

Jazz & Wine in Montalcino. Il sound fresco ed accattivante del "contemporary jazz” incontra le eccellenze enoiche di Montalcino

Si alza il sipario su Jazz & Wine in Montalcino con l’energia contagiosa dei Dirty Six. Martedì 17 luglio a Castello Banfi, il sound accattivante del "contemporary jazz” apre la ventunesima edizione del festival che propone una settimana con i grandi protagonisti della musica jazz internazionale.




Partenza strepitosa per la ventunesima edizione di Jazz & Wine in Montalcino, il festival che nasce dalla collaborazione tra l’azienda vinicola Banfi, la famiglia Rubei dell’Alexanderplatz di Roma e il Comune di Montalcino. Martedì 17 luglio,nel suggestivo Castello Banfi, a dare il via a quella che ormai è una delle rassegne più longeve e conosciute nel panorama musicale italiano saranno i Dirty Six con una performance imperdibile che apre una settimana all’insegna dei grandi protagonisti del jazz mondiale.

Il sound fresco ed accattivante del "contemporary jazz”, sarà il filo conduttore della performance che riunisce sul palco il meglio del jazz italiano di questi ultimi anni: Daniele Scannapieco (sax), Claudio Filippini (piano), Lorenzo Tucci (drums), Tommaso Scannapieco (bass), Gianfranco Campagnoli (trumpet) e Roberto Schiano (trombone).  Nata da un’idea del pianista Claudio Filippini e ispirata agli Snarky Puppy,la parola d’ordine di questa band è energia, per un viaggio fatto di atmosfere rhythm and blues, jazz, funky in linea con le nuove tendenze groovyche si stanno facendo strada nel circuito newyorkese.
La collaborazione con L’Eroica®  arricchirà la giornata di apertura di questa 21^ edizione di Jazz&Wine in Montalcino. In programma, infatti, un percorso su strade bianche che attraversano i magnifici paesaggi della Val d’Orcia e delle Crete Senesi, per un totale di 40 km.  La partenza è dalla Fortezza di Montalcino alle 17:00, con rientro su Montalcino alle 19:30. Oltre alle bici da Eroica, sarà possibile noleggiare anche delle Gravel, tutto gratuitamente, inclusa l’apericena presso OCRA. Alle 21:00 è previsto il trasferimento a Castello Banfi per il concerto dei Dirty Six.

Immancabilemercoledì 18 luglio l’appuntamento con la Jazz & Wine Orchestra diretta da Mario Corvini, che come ogni anno dà il via ai concerti nella Fortezza di Montalcino con un grande ospite internazionale. L’energica big band di quasi 20 elementi nata per celebrare il matrimonio tra vino e jazz, che ha reso questo festival famoso nel mondo, ospiterà il sassofonista e compositore argentino Javier Girottoall’insegna di un tango jazz in versione orchestrale come non l’abbiamo mai sentito.
Una scommessa vinta quella della Jazz & Wine Orchestra: tra i primissimi credere in un progetto come questo, oggi l’orchestra, che si è aggiudicata il premio SIAE, è presente nei migliori festival nazionali ed è resident orchestra al festival di Montalcino dal 2015.

Giovedì 19 luglio ecco il primo di due grandi appuntamenti di blasone mondiale a cui Jazz & Wine ci ha abituato: sul palco l’eleganza, il carisma e l’energia di Billy Hart Quartet ft Joshua Redman.
Joshua Redman, uno degli artisti più acclamati del panorama jazz internazionale fortemente voluto dal festival, considerato fra i più importanti sassofonisti del mondo, sale sul palco al fianco del trio del batterista Billy Hart, leggenda del jazz statunitense, dando vita a una vera e propria all stars band, con Ethan Iverson al pianoforte, e Ben Street al contrabbasso. Un appuntamento assolutamente da non perdere.

Nella volontà di celebrare il miglior jazz italiano, il festival propone “Around Gershwin” lo spettacolo che venerdì 20 luglio vede sul palco Giovanni Tommaso (c.bass), Rita Marcotulli (piano) due interpreti che da anni vantano collaborazioni con star internazionali accompagnati dal talentuosoAlessandro Paternesi (drums). Il trio darà vita a un appuntamento trascinante con un repertorio dedicato a celebri standard di George Gershwin e ad alcune composizioni originali di Giovanni Tommaso.

Il festival proseguesabato 21 luglio con “In Motion Beat”, la band che raggruppa musicisti di cinque diversi paesi e che porta in Europa il meglio del melting pot newyorkese, città dove vivono e lavorano da anni. Il sound del gruppo, rappresenta l’eterogeneo background culturale dei musicisti che lo compongono e che sono Eleni Arapoglou (vocals), Erin Bentlage (vocals), Daniel Rotem (saxophone), Mike Bono (guitar), Christian Li (piano), Luca Alemanno (bass), Roberto Giaquinto (drums).

Gran finale domenica 22 luglio con l’altra grande star internazionale di questa edizione. Alla Fortezza di Montalcino arriva Christian McBride's New Jawn.
McBride è uno dei musicisti più autorevoli e rispettati del mondo musicale contemporaneo. Vincitore di ben cinque Grammy Awards ha partecipato alla registrazione di più di 300 dischi di ogni genere.
Il suo contrabbasso è il pilastro su cui hanno poggiato gli equilibri di innumerevoli band. Con lui Josh Evans (trumpet), Marcus Strickland (saxophone) e Nasheet Waits (drums).

Tutti gli spettacoli di Jazz & Wine in Montalcino avranno inizio alle ore 21.45.

Informazioni, prenotazioni e biglietti
Proloco Montalcino, 0577 849331 / 348 8855416 - info@prolocomontalcino.com
Banfi 0577 840111 - marketing@banfi.it (anche prenotazioni per i concerti di Castello Banfi)
Informazioni e prenotazioni
montalcinojazzandwine.com
eventbrite.it

Vino è Musica: nel cuore dell’alto Salento va in scena la bellezza

Dal 24 al 28 luglio, tra Oria e Grottaglie serate a tema, laboratori e percorsi on the road dedicati ai più grandi vitigni autoctoni del Sud Italia.




Il vino e la bellezza dell’arte, della cultura, della musica, della gastronomia e dell’artigianato nelle declinazioni che appartengono al Sud Italia. Combinazioni che celebreranno la loro unione anche quest’anno nell’ambito della nona edizione di Vino è Musica: l’evento che incorona l’estate pugliese nel cuore dell’alto Salento.

La bellezza si celebrerà infatti anche nei luoghi che ospiteranno l’iniziativa dedicata ai vitigni autoctoni del Sud: la seicentesca Masseria Palombara tra Manduria e Oria e la suggestiva gravina di San Giorgio sede dell’antico quartiere delle ceramiche di Grottaglie.

Dal 24 al 28 luglio, cinque giorni in cui ritemprare lo spirito e gli occhi, al cospetto di circa 50 produttori di vino provenienti da tutta la Puglia e dalle vicine Basilicata e Campania, e che presenteranno nell’ambito di laboratori specifici, serate a tema e nel più famoso percorso di degustazioni on the road tra le botteghe ceramiche di Grottaglie, le loro migliori produzioni.

Il 24 e il 25 luglio la parola è affidata agli esperti. Nella Masseria Palombara, le stanze della tenuta agricola biologica, tra l’insediamento archeologico dell’antica cava messapica e la Torre colombaia del 1500, ospiteranno giornalisti, tecnici e buyer, provenienti da tutto il mondo che valuteranno nella fase del Blind Tasting, le etichette di vino (oltre 150 quest’anno) che incarnano meglio le tipicità del vitigno che rappresentano (tra cui: Primitivo, Negroamaro, Aglianico e vari gruppi misti rossi, bianchi e rosati del sud Italia).

Le selezioni dureranno due giorni e termineranno con la proclamazione dei vincitori della VI Edizione del premio enologico Vino è Musica che sarà consegnato la sera del 26 luglio nell’ambito della festa dei produttori, aperta a giornalisti, esperti del settore e ad un ristretto numero di winelover che vorranno prenotarsi. La premiazione sarà preceduta da un momento di scambio e confronto, infatti, l’Associazione Intersezioni, organizzatrice dell’evento, offrirà ai produttori un work shop dedicato al “potere nascosto dei lieviti in vitivinicoltura”.

Anche la cena di Masseria Palombara sarà un elogio alla bellezza della biodiversità del Sud. In campo ci saranno 5 chef che in un contest tutto dal sapor mediterraneo si contenderanno la corona della prima edizione del premio dedicato alle preparazioni culinarie abbinate ai vini. A giudicarli saranno proprio produttori ed esperti presenti alla cena di gala.

Il 27 luglio Vino è Musica torna nel luogo in cui è iniziato tutto: il quartiere che a Grottaglie dal XVII secolo ospita circa 50 botteghe artigiane ricavate all’interno della gravina e scavate nella roccia di ambienti ipogei un tempo utilizzati anche come frantoi.

Il 27 luglio si comincia alle 19.00 con il premio che sarà consegnato allo chef che avrà convinto maggiormente con la sua proposta dedicata al valore della biodiversità mediterranea. Dalle 20 in poi invece, prenderà il via la tradizionale formula delle degustazioni on the road: banchi d’assaggio in cui sono i produttori a raccontare i loro vini e in cui i cinque chef del concorso si cimenteranno invece nella rivisitazione di piatti tradizionali in chiave street food.

Vino, cibo, e musica ovviamente, con proposte ricercate di gruppi emergenti appartenenti alla nouvelle vague della musica italiana.

Il 28 il programma si replica, insieme ai Laboratori sulle terrazze, i giardini e le case nobiliari del quartiere condotti da AIS, Slow Wine e Slow Food, e il laboratorio sulle “Bollicine del Sud Italia” con la docente Maria Teresa Bilancia e il Laboratorio sui “Vini Bianchi macerati” a cura dell’assaggiatore internazionale e presidente della giuria del Premio Enologico Vino è Musica, Enzo Scivetti.

Vino è Musica quest’anno avrà anche alcune iniziative collaterali. Il Gal Magna Grecia e Sistema Museo consentiranno infatti l’apertura straordinaria di alcuni monumenti simbolo di Grottaglie, fra cui il Castello (sede del Museo della Ceramica), Chiese e antichi palazzi nobiliari. Inoltre a la corte interna del Castello Episcopio ospiterà alcune attività interamente dedicate ai più piccoli.

L’evento è a ingresso libero. Le degustazioni on the road sono soggette a ticket. Prenotazioni sono previste per la cena dei produttori a Masseria Palombara e per i laboratori specifici del 27 e del 28 luglio.

La rassegna Vino è Musica è ecofriendly grazie alla richiesta della certificazione volontaria “Ecofesta Puglia”, unica in Italia a intervenire negli eventi per ridurne l'impatto ambientale.

L’iniziativa ha il sostegno dell’amministrazione comunale di Grottaglie ed è organizzata in partnership con Confagricoltura Taranto, Gal Magna Grecia, Slow Food Grottaglie - Vigne e Ceramiche, Sistema Museo e Qiblì.

Facebook: www.facebook.com/vinoemusica Twitter: twitter.com/#!/VinoeMusica

ORTIGIA FILM FESTIVAL: TUTTI I PREMI DELLA X EDIZIONE. "TITO E GLI ALIENI" VINCE COME MIGLIOR FILM

ANNUNCIATI I VINCITORI DELLA X EDIZIONE DI ORTIGIA FILM FESTIVAL. MIGLIOR FILM È “TITO E GLI ALIENI” DI PAOLA RANDI CHE VINCE ANCHE IL PREMIO SIAE ALLA MIGLIOR SCENEGGIATURA E IL PREMIO LASER FILM. VINCE IL PREMIO MIGLIOR CORTOMETRAGGIO “SWEETHEART” DI MARCO SPAGNOLI. Il PREMIO DEL PUBBLICO VA A “ VENGO ANCH’IO” DI NUZZO E DI BIASE. IL PREMIO AL MIGLIOR INTERPRETE VA A ANDREA LATTANZI PER MANUEL DI DARIO ALBERTINI. IL PREMIO RAI CINEMA CHANNEL VA A“ MEZZANOTTE” DI ALESSIO LAURIA.






Sono stati annunciati i vincitori della X edizione di Ortigia Film Festival. La giuria del concorso lungometraggi opere prime e seconde italiane, composta da Rachid Benhadj, Sabrina Impacciatore e Paola Mammini, ha attribuito il premio di Miglior Film a “Tito e gli Alieni” di Paola Randi “Per il coraggio di sfidare i generi costruendo un film di preziosa originalità che esplora un tema universale come quello dell’accettazione della perdita attraverso toni di commedia, senza mai perdere la credibilità delle situazioni e la potenza dei sentimenti. Un film che travolge e commuove dimostrando che la disponibilità dei mezzi può essere superata, quando l’ispirazione è pura. Un piccolo miracolo di creatività e magia”.

Il premio al Miglior Interprete è invece stato assegnato ad Andrea Lattanzi, protagonista di “Manuel”di Dario Albertini, “per l’onestà con cui ha affrontato l’adesione al personaggio, la dedizione totale e la restituzione di una purezza mai compiaciuta. Per la capacità istintiva di mettersi al servizio della storia con un’attitudine sempre umana e generosa. Per l’intelligente sensibilità con cui ha affrontato ogni scena con semplicità, naturalezza e grande capacità di ascolto”.

La Giuria ha inoltre attribuito una menzione speciale a “Hotel Gagarin” di Simone Spada. “Per la stessa essenza di cui è fatto il film: un romantico omaggio a tutti i sognatori. Un inno al gioco di squadra che fa esprimere la parte migliore di sé. Una favola moderna con una bellissima colonna sonora che si fa amare per la sua grazia e levità, caratteristiche oggi quanto mai necessarie”.

La giuria della sezione internazionale dei cortometraggi, invece, composta da Danila Confalonieri, Maurizio Marchitelli e presieduta da Donatella Finocchiaro, ha decretato Miglior Corto: “Sweetheart” di Marco Spagnoli, “per il suo linguaggio filmico silenzioso! Ma non muto! La tenera interpretazione dei due protagonisti e la commozione dei loro sguardi che fanno vivere le maschere in un finale poetico e sorprendente”.

Una menzione speciale al corto “Piove” di Ciro D'Emilio. “Per la capacità del regista di raccontare in pochi fotogrammi l'esplosione di gioia delle protagoniste in una danza catartica sotto la pioggia toccando inaspettatamente una piaga sociale dei nostri tempi”.

Si aggiudica il premio Rai Cinema Channel con un premio del valore di 3.000 € il corto “A Mezzanotte” di Alessio Lauria. “Perchè ci ha raccontato, con uno sguardo contemporaneo, quanto sia facile trascinare nella propria disperazione, tutto il mondo innocente che ci circonda. tra quelli selezionati”. Il riconoscimento vuole premiare l’efficacia di un racconto che ben si presti ad essere diffuso sui canali web. Il premio consiste in un contratto di acquisto dei diritti del corto, da parte di Rai Cinema che godrà della visibilità su www.raicinemachannel.it e sui suoi siti partner.

Uno spazio tra i premi tecnici anche al Premio Laser Film Color Correction va a Paola Randi per “Tito e gli Alieni”. Laser Film, per il secondo anno consecutivo, riconferma la sua presenza al festival. Il vincitore si aggiudicherà un pacchetto di post produzione video del valore complessivo di 10.000 € per le lavorazioni del film successivo. Si tratterà di un totale di 40 ore di color correction, da effettuarsi presso i laboratori romani, con un colorist di Laser Film.

Inoltre per il primo anno grazie a SIAE main sponsor il Premio SIAE alla Miglior Sceneggiatura del Concorso di Lungometraggi Italiani di Fiction va a “Tito e gli Alieni” sceneggiato da Paola Randi e Massimo Gaudioso. “Per l’audacia di seguire un’intuizione e di saperla sviluppare con fantasia illimitata eppure rigorosa, riuscendo a veicolare uno spunto autobiografico con una scrittura brillante lieve e mai retorica, capace di arrivare al cuore di tutti”.

I vincitori del Premio del Pubblico sono stati: “Vengo anch’io” di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase per i lungometraggi e “Magic Alps” di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi per i corti.

“Una decima edizione ricca e intensa dal punto di vista artistico, culturale e umano – dice Lisa Romano, Direttore artistico di OFF – Il festival in 10 anni è cresciuto con lo sforzo di un gruppo che è rimasto numericamente sempre lo stesso e che ringrazio per avere portato a termine un'edizione che ha avuto due sezioni in più e molte più presenze ed eventi. Grande staff quello di Ortigia Film Festival perchè riesce ancora a poggiare il cuore al di là dell'orizzonte ed essere un gruppo. Un pensiero speciale va all’imprescindibile Paola Poli, consigliera tenace che mi ha sempre affiancata nelle scelte; alle istituzioni: Comune di Siracusa, Regione Sicilia, MiBACT e SIAE; alle giurie e gli ospiti che hanno allietato queste fantastiche serate di cinema estivo”. “Un ringraziamento anche a tutto il pubblico che ha affollato le arene e partecipato agli eventi collaterali, gratificando i nostri sforzi e sottolineando come il cinema sia motore di emozioni e stimolo di riflessioni sulla nostra società”.

Per il X anno consecutivo Scena Apparente, società leader nelle scenografie per cinema, premierà il film vincitore del concorso con il il premio Ficupala al miglior film ed al miglior attore donando un oggetto di design rivisitato appositamente per il festival.

Ortigia Film Festival, diretto da Lisa Romano con la consulenza artistica di Paola Poli, ha il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – MiBACT ed è realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Cinema, “Regione Siciliana – Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo – Ufficio Speciale per il Cinema e l'Audiovisivo”, “Sicilia Film Commission” con il patrocinio del Comune di Siracusa.

domenica 15 luglio 2018

Estate Romana. Spettacoli, attraversamenti urbani, attività all'aria aperta: prosegue sotto il segno della cultura una calda stagione di eventi diffusi

La 41ma edizione dell'Estate Romana partita il 1° giugno proseguirà fino al 30 settembre con una ricca programmazione di cinema, musica e spettacoli all’aperto, percorsi urbani alla scoperta dei luoghi meno conosciuti della città, ma anche arte, laboratori, visite guidate e sperimentazioni. 




L’Estate Romana 2018 si evidenzia con un duplice obiettivo che, da una parte vede un forte rilancio dei grandi eventi, concerti e spettacoli internazionali di cui Roma Capitale e le sue istituzioni culturali sono attenti registi e promotori e dall’altra l’emergere di una rete di piccoli e medi operatori culturali radicati nei territori in grado di proporre grazie ai nuovi indirizzi dati da questo evento, esperienze culturali forti, originali, creative, ricche di nuovi linguaggi e pratiche che pongono al centro lo spazio pubblico e lo stare insieme delle comunità che lo abitano.

L’insieme costituisce un sistema integrato che moltiplica l’offerta e le opportunità di esperienze molte delle quali oltre al valore dell’intrattenimento culturale apportano valore sociale, di riconnessione tra le persone e le loro comunità.

Dopo il successo del 2017 che ha visto il primo bando triennale per la 40° edizione dell’ER e che ha coperto tutti i Municipi con 78 manifestazioni, la stagione continua a crescere anche nella sua durata complessiva passando da tre a quattro mesi grazie all’anticipo del suo inizio al 1 giugno. Per il 2018, infatti, sono ad oggi oltre 120 le manifestazioni dell’Estate Romana.

Come nel 2017, anche quest’anno le proposte degli operatori culturali che hanno partecipato al bando di Estate Romana si realizzano in tutto il territorio, dal I al XV Municipio. La scelta di privilegiare la distribuzione territoriale degli eventi, al di là della divisione amministrativa dei Municipi, porta in evidenza un tessuto culturale diffuso e che caratterizza luoghi e quartieri ognuno con fortissime identità da scoprire: da Monti a Tor di Quinto, da Piramide a Prima Porta, dal Flaminio all’Isola Tiberina, passando per Labaro e Grottarossa, da Ponte Milvio a Cesano, da Trionfale a Primavalle, Monteverde, Villa Pamphilj, Balduina, Aurelio, Testaccio, Trastevere, Marconi, Corviale, Magliana, Monti, Ostiense, Gianicolo, Quadraro, Appio Latino, Alessandrino, Pigneto, Torpignattara, Montesacro, Talenti, Prenestina, Trieste, Tor Sapienza, Centocelle solo per citarne alcuni.

L’Estate Romana è così l’occasione per costruire una nuova geografia della città, una città che cambia e si evolve inevitabilmente con fenomeni sociali e culturali che solo l’arte con i suoi dispositivi sa in qualche modo intercettare e raccontare. Da questa geografia fatta di emozioni, sogni, divertimento e partecipazione ognuno può costruire i propri percorsi e trovare nuove storie.

Dal 1° giugno è online il sito di Estate Romana www.estateromana.comune.roma.it, tutto rinnovato, che da quest’anno offre una navigazione più immediata grazie ad alcune novità: ogni appuntamento è georeferenziato e visibile sulla mappa della città; è possibile ricercare le manifestazioni e i singoli appuntamenti attraverso una serie di filtri (gratis, municipi, luogo, data etc) e attraverso le parole chiave. Inoltre è presente in home page una tag cloud che rappresenta un ulteriore strumento di facilitazione della ricerca. Altra novità la sezione “La mia estate romana” dove gli utenti iscritti possono inserire le proprie manifestazioni preferite e creare un calendario personalizzato.

Il sito è navigabile con diverse risoluzioni dello schermo per adattarsi in maniera ottimale a tutti i device (es. dispositivi mobili/palmari, tablet e smartphone, stampa della pagina) e ogni singolo contenuto può essere condiviso sui social degli utenti.

Sarà possibile seguire l’Estate Romana anche su Facebook, Twitter e Instagram attraverso Cultura Roma, il nuovo account dedicato alla cultura, uno spazio unico in cui scoprire, raccontare e condividere le tante e imperdibili iniziative culturali nella città promosse da Roma Capitale e dagli enti e le istituzioni culturali cittadine. Inoltre è anche possibile contattare il numero 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19 per informazioni.

L’Estate Romana 2018 è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale ed è realizzata in collaborazione con SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori) che riconosce particolari agevolazioni sul diritto d’autore. Le attività di comunicazione sono realizzate grazie al supporto di Zètema Progetto Cultura.

Di seguito alcune delle manifestazioni del mese di giugno risultate idonee all’avviso pubblico. 

Nei primi giorni del mese partono due appuntamenti itineranti che portano i partecipanti alla scoperta di PERCORSI inusuali. Dal 1° giugno al 29 settembre il venerdì e il sabato le Visite guidate teatralizzate conducono alla scoperta delle meraviglie di Roma e dei personaggi che ne hanno fatto la storia, con partenza in diverse piazze del centro cittadino. Grazie a guide abilitate e a un cast composto di professionisti in costume d’epoca, il pubblico viaggia indietro nel tempo per incontrare, tra le vie della città, Caravaggio, Trilussa, Mastro Titta e tanti altri. Invece, con i Librotrekking urbani nei parchi di Roma in programma dal 5 giugno al 29 settembre, il piacere di una passeggiata a contatto con la natura si accompagna a quello di ascoltare brani di romanzi o poesie ad alta voce. Le escursioni guidate si svolgono all’interno dei parchi urbani Insugherata, Pineto, Villa Pamphilj, Caffarella, Appia Antica, degli Acquedotti e Tor Fiscale.

Dal jazz all’opera, dal rock all’etnico, la MUSICA è protagonista dell’estate in città. Parte il 1° giugno e prosegue fino all’8 settembre Village Celimontana, un vero e proprio jazz club inserito nella splendida cornice del colle Celio, dove grandi musicisti italiani ed internazionali si esibiscono ogni giorno dal vivo ricreando quell’alchimia con la Villa che ha reso celebre il jazz dell’Estate Romana in tutto il mondo. Ingresso libero ai concerti dal martedì alla domenica. Anche Villa Ada ospita una delle manifestazioni storiche dell’Estate Romana con la XXV edizione di Villa Ada - Roma incontra il mondo dal 14 giugno al 10 agosto. “T’ho amato sempre, non t’ho amato mai” è il tema di questa edizione che propone oltre 50 live e ripete l'esperienza vincente del D’ADA Park, l’area ad accesso gratuito con concerti di band della scena locale, serate clubbing, incontri, presentazioni di libri e talk, esposizioni artistiche, stand gastronomici e i laboratori per bambini del centro estivo “Lulù Village”.

Per gli amanti del CINEMA, diverse arene all’aperto. L’isola del Cinema presenta l’Isola di Roma. L’Isola Tiberina è pronta ad ospitare fino al 2 settembre la XXIV edizione di una manifestazione ricca di rassegne cinematografiche, eventi culturali, mostre e musica. Teatro all’aperto Ettore Scola, l’arena estiva gratuita della Casa del Cinema che accompagnerà l’estate dei romani fino al 9 settembre con rassegne, festival, e gli eventi speciali della manifestazione Caleidoscopio.

Nel corso dell’estate saranno in programma anche ESPERIMENTI che mettono in comunicazione forme di espressione artistica differenti. Manifestazioni culturali ricche di iniziative multidisciplinari sono alla base degli INCROCI ARTISTICI di Estate romana 2018. Molti gli eventi, i luoghi e le manifestazioni che, durante l’estate, costituiranno l’opportunità di incontro e svago per i romani.

Fino all’8 settembre di scena anche la terza edizione di Ostia Antica Festival. Il Mito e il Sogno nel Parco Archeologico di Ostia Antica, la rassegna che presenta grandi spettacoli di musica, teatro e danza fra tradizione e innovazione.

Nei Giardini di Castel S. Angelo, invece, fino al 2 settembre torna Letture d’estate con oltre 850 eventi tra incontri, letture, musica, giochi, perfomance e proiezioni. Tra vari punti ristoro e spazi espositivi sono previste: isole dei libri; spazi incontri; spazio cinema; isola dei bambini; isola della musica; isola delle arti della salute e spazio giochi.

Il 26 giugno ha preso il via la manifestazione Artescienza. Segni d’arte e identità con un’anteprima in programma all’Accademia Reale di Spagna. La musica e il teatro sono i protagonisti assoluti di un evento che, nell’edizione di quest’anno, si propone di indagare il sentimento di identità e di appartenenza a una nazione. In diversi luoghi della città prende vita un festival diffuso che propone spettacoli di musica-danza, improvvisazione e di teatro musicale tratti da Shakespeare.


Il programma è in costante aggiornamento e dal 1° giugno è disponibile su www.estateromana.comune.roma.it.

Pop Icons. Crosby Stills Nash & le leggende di Laurel Canyon

Stasera su Rai Cultura per il ciclo “Pop Icons” di scena la super-band rock più amata della West Coast. Foto tratta dall'album Déjà...