lunedì 17 febbraio 2020

Formazione. Alta specializzazione per il nostro patrimonio culturale: al via oggi il bando di concorso

Alta specializzazione per il nostro patrimonio culturale: al via oggi il bando di concorso per venti borse di studio. Il corso si dipana in un percorso di due anni per formare i nuovi professionisti nella gestione di musei, siti archeologici e imprese culturali. 





Giunto alla sua seconda edizione, il corso segue le più importanti ricerche europee nell’individuazione dei fabbisogni formativi e punta a valorizzare i profili professionali di provenienza dei partecipanti in relazione ai nuovi contesti del patrimonio, ascoltando le reali necessità degli istituti, delle organizzazioni e delle imprese culturali. Una Scuola che si rivolge in particolare ad archeologi, architetti, paesaggisti e conservatori, storici dell’arte, antropologi, archivisti, bibliotecari e altri specialisti nel campo delle attività culturali.

Il nuovo bando esce con alcune novità rispetto al primo ciclo. Sono ora 20 i posti disponibili anziché i 18 del corso precedente, tutti sostenuti con una borsa di studio di 14.700 euro lordi annui (il corso è gratuito). Cambia anche l’età massima dei partecipanti, che scende dai 39 ai 36 anni non compiuti. Tra i requisiti obbligatori, il possesso di dottorato o scuola di specializzazione in materie attinenti il patrimonio e le attività culturali, la padronanza delle lingue italiana e la conoscenza dell’inglese con livello minimo B2. La selezione dei prossimi partecipanti alla Scuola del Patrimonio attraverso il programma proposto dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali consentirà di accedere al Diploma di Alta Specializzazione e Ricerca per il patrimonio Culturale, con 150 crediti ECTS.

Il programma di studio, della durata di due anni con obbligo di frequenza, si articola in un ciclo di lezioni introduttive che hanno lo scopo di suggerire spunti di ricerca attraversando discipline giuridiche, amministrative, manageriali, nonché di approfondire le potenzialità delle nuove tecnologie applicate al patrimonio culturale.

I tre moduli di specializzazione del primo anno sono rivolti ai rapporti del patrimonio con lo sviluppo territoriale, alla digitalizzazione e alla mediazione.

Il secondo anno è invece dedicato all’internship per la fase di applicazione sul campo. La Fondazione propone infatti agli allievi giunti al termine del percorso in aula, lo sviluppo di progetti di lavoro presso enti e istituzioni operanti nella cultura a livello nazionale e internazionale, al fine di mettere in pratica e affinare le conoscenze e competenze acquisite.

I partecipanti sono selezionati attraverso una procedura pubblica di valutazione basata sul profilo scientifico dei candidati, sul colloquio e sulle prove psico attitudinali e motivazionali.

Con questo corso la Fondazione - voluta dal ministro Dario Franceschini nel corso del suo precedente mandato, come struttura operativa a sostegno delle politiche di innovazione e qualificazione delle competenze del Mibact - si propone di fornire alle professioni del settore culturale gli strumenti metodologici necessari ad approcciare la cura del patrimonio secondo una prospettiva sempre più ampia, trasversale e integrata con il mondo del lavoro.

“La Scuola del Patrimonio è una sorta di laboratorio, inteso come un ambito metodologico nel quale ogni conquista di conoscenze e competenze è frutto di un lavoro sia individuale che condiviso di progettazione e conduzione delle ricerche, nonché di verifica, fruizione ed esposizione dei risultati” dice Carla Di Francesco, Commissario straordinario della Fondazione.


Il modulo per la candidatura si può scaricare sul sito fondazionescuolapatrimonio.it

domenica 16 febbraio 2020

Roma Fotografia 2020: EROS. A Palazzo Merulana di scena il Desiderio, forza straordinaria che muove il mondo

Prende il via a Palazzo Merulana Roma Fotografia 2020: EROS, il grande evento che delinea i contorni e le sfumature della forza straordinaria che muove il mondo: il Desiderio.





Roma Fotografia 2020 EROS è una proposta culturale che indaga il rapporto tra la fotografia e l’arte in generale con il tema del desiderio, della passione e della bellezza e stimola la ricerca sulle motivazioni e le spinte più profonde che animano i sogni e le azioni quotidiane che puntano alla realizzazione di essi. Per riscoprire il talento, le capacità, le potenzialità, le aspirazioni che trovano nell’arte lo strumento ideale di espressione.

Cosa accende i nostri sogni, pensieri e azioni? Come fa a coglierlo il nostro sguardo? E quello sguardo come matura in noi? Se tutta l’arte è erotica, come diceva Gustav Klimt, in fondo, è perché l’erotismo caratterizza la natura stessa: dalla forma di un’orchidea in fiore ad un frutto aperto a metà, l’eros è lo sguardo di chi riesce a cogliere l’essenza e ogni forma di bellezza e di pathos nell'esistenza. Il continuo esercizio delle emozioni con cui stimoliamo i nostri sensi che diventa una chiave di lettura con cui interpretare ciò che viviamo.

L’evento si svolgerà a Roma dal 22 febbraio al 6 aprile in collaborazione con diverse istituzioni culturali tra le quali CoopCulture, Fondazione Cerasi, Istituto Luce – Cinecittà, Stadio di Domiziano, con il patrocinio di Regione Lazio e Roma Capitale. Inaugurazione a Palazzo Merulana sabato 22 febbraio alle 18.30.

In concomitanza con l’inaugurazione di Roma Fotografia 2020 EROS, la programmazione espositiva parte a Palazzo Merulana con un ciclo di tre personali tutte al femminile. Un racconto sull’Eros che percorre il secolo scorso sino all’oggi. Dalle Dive Divine del cinema muto agli anni Venti fiammeggianti di innovazione e spirito rivoluzionario nelle fotografie di Tina Modotti, sino alla contemporaneità intrisa di classicismo delle opere di Chiara Caselli.

Donne che rappresentano forza, indipendenza, coraggio e emancipazione e diventano portatrici di un messaggio importante che Roma Fotografia vuole amplificare: la presenza incisiva, attenta, competente e innovativa delle donne in un settore spesso declinato al maschile come la fotografia.

Il 22 febbraio inaugura la prima delle tre mostre, Tina Modotti “L’Eros della rivoluzione”. Un viaggio in quattro tappe che parte con le immagini iconiche che hanno portato Tina Modotti ad essere la fotografa più influente dell’inizio del secolo. Il suo splendido sguardo mostra una straordinaria capacità di raccontare la complessità di una rivoluzione senza mai perdere la delicatezza di porgere attenzione ad un particolare, ad un fiore. Una donna, una artista oltre le definizioni, oltre il suo tempo, che proietta verso una modernità che trova nella “Desiderio” la scintilla per muoversi verso un ideale imprescindibile, una passione irrinunciabile, una volontà tenace, nell’esplorazione di sé e della stessa vita per lei già immortale. nelle altre aree che scopriamo un’interpretazione insolita del suo lavoro, che per essere inserita nel progetto Roma Fotografia 2020 “EROS” aveva bisogno di isolare i suoi sguardi non dal punto di vista specifico o ideologico, ma simbolico. Ed ecco che le fotografie di mani diventano fiori e fiori che diventano mani, da sempre simboli di amore e sensualità. Un progetto inedito frutto di un lavoro approfondito di ricerca a cura dei fotografi di Roma Fotografia: Maria Cristina Valeri e Alex Mezzenga.

La mostra, organizzata in collaborazione con Associazione Culturale onlus 8 Marzo, prevede 38 opere che provengono dall’Instituto de Investigaciones Estéticas (IIE), dal Fondo “Manuel Toussaint” dell’Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM) di Città del Messico e dalla Collezione della Fototeca Nazionale dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) della Città di Pachuca Hidalgo, Messico.

Info: www.palazzomerulana.it

sabato 15 febbraio 2020

Gesualdo Project, alla IUC secondo appuntamento con Les Arts Florissants dedicato ai Libri di Madrigali di Gesualdo

Secondo appuntamento nell’ambito del progetto europeo di Les Arts Florissants e Paul Agnew dedicato all’integrale dei madrigali di Gesualdo. Il concerto sarà preceduto da un incontro a cura di Giovanni D’Alò, dal titolo Come ascoltare un Madrigale.







Dopo il grande successo del concerto inaugurale (non a caso è stato inserito dalla critica tra i 10 migliori concerti del 2019), prosegue alla IUC il Gesualdo Project, nell’ambito di un ampio progetto, che prevede l’esecuzione completa dei suoi sei Libri di Madrigali in varie città europee, tra cui Parigi, Madrid, Siviglia, Essen, ma anche a New York, che la IUC propone in esclusiva per l’Italia.

In programma l’integrale del Quarto Libro dei Madrigali di Carlo Gesualdo principe di Venosa, che sarà eseguita da Les Arts Florissants con la direzione di Paul Agnew. Nella prima parte del concerto si ascolteranno anche madrigali di altri grandi compositori italiani e fiamminghi, che aprirono la strada ai capolavori di Gesualdo: sono Orlando Di Lasso, Nicola Vicentino, Luca Marenzio, Luzzasco Luzzaschi e Claudio Monteverdi. Il concerto sarà preceduto, alle ore 16:30 presso la Sala Multimediale-Rettorato, da un incontro a cura di Giovanni D’Alò, dal titolo Come ascoltare un Madrigale.

Vissuto a cavallo dei secoli sedicesimo e diciassettesimo, Gesualdo è uno dei più originali e geniali musicisti di tutti i tempi e una figura chiave della transizione dal Rinascimento al Barocco, poiché la polifonia vocale, che rappresentava il culmine della musica rinascimentale, venne da lui usata per esprimere gli affetti contrastanti e portati all’estremo del barocco, usando dissonanze e cromatismi non ammessi dalle regole del tempo e anticipando così di oltre due secoli i successivi sviluppi della musica.

Discendente di una delle più antiche e potenti famiglie del regno di Napoli, Gesualdo nel 1590 uccise la moglie Maria D’Avalos e il suo amante Fabrizio Carafa, colti in flagrante adulterio. La legge non osò toccare un personaggio così potente, ma Gesualdo ritenne più prudente lasciare Napoli rifugiarsi in un suo castello isolato per timore della vendetta delle famiglie D’Avalos e Carafa. Alcuni anni dopo – era il 1595 – si recò a Ferrara per sposare in seconde nozze la duchessa Eleonora d’Este, fermandosi a lungo nella capitale estense.

Già a Napoli Gesualdo era stato in contatto con grandi musicisti italiani e fiamminghi e con grandi poeti come Torquato Tasso, ma il vivace ambiente musicale ferrarese diede nuovo impulso alla sua arte. Lì compose il suo Quarto Libro di Madrigali, pubblicato proprio a Ferrara nel 1596. Nei testi sempre molto tormentati e cupi e nel fatto che proprio al centro della raccolta abbia inserito il madrigale spirituale “Sparge la morte al mio Signor”, si è voluto vedere il riflesso del tragico fatto di sangue che segnò la sua vita, ma questa è un’interpretazione moderna, perché le concezioni dell’epoca non prevedevano commistioni tra vita e arte.

Les Arts Florissants è un collettivo strumentale e vocale a organico variabile e modulabile a seconda delle esigenze artistiche, che nel 2019 ha celebrato i quarant’anni di attività. Il fondatore è William Christie, che nel 2013 ha associato Paul Agnew alla direzione del gruppo. È stata tra le prime e più reputate formazioni in campo internazionale nell’ambito della musica rinascimentale e barocca, eseguita ricostruendo fedelmente le modalità originali, ed è attiva nel campo della musica vocale e strumentale, del concerto e dell’opera. Il suo curriculum è talmente ricco che è impossibile offrirne un sia pur sintetico quadro: per darne appena un’idea, si può ricordare che questo gruppo ha inciso oltre cento dischi e si esibisce circa cento volte all’anno, a Parigi, New York, Londra, Bruxelles, Vienna, Salisburgo, Madrid, Mosca… praticamente in tutti le principali capitali della musica del mondo intero.

In collaborazione con la Cité de la Musique – Philharmonie de Paris.

Les Arts Florissants riceve il sostegno finanziario del Ministero della Cultura e della Comunicazione, del Dipartimento di Vendée e della Regione della Loira. L’Ensemble risiede presso la Philharmonie de Paris dal 2015. Selz Foundation, American Friends of Les Arts Florissants e Crédit Agricole Corporale & lnvestment Bank sono gli sponsor principali.

Programma
Orlando di Lasso Timor et tremor
Nicola Vicentino L’aura che ’l verde lauro
Luca Marenzio Solo e pensoso
Luzzasco Luzzaschi Quivi sospiri
Claudio Monteverdi Luci serene e chiare
Gesualdo da Venosa Il Quarto Libro de’ Madrigali

Info: www.concertiiuc.it/

Educazione stradale: azioni ed iniziative per i più giovani

L’educazione stradale è di primaria importanza ed una delle priorità su cui diversi attori istituzionali stanno lavorando per promuovere tra i giovani la cultura della sicurezza in strada. Tra questi Edustrada è il progetto nazionale per l'educazione stradale nelle scuole, uno strumento operativo che utilizza metodologie nuove per aumentare il coinvolgimento degli studenti e dei docenti.





Secondo l'ultimo Rapporto ACI-ISTAT sugli  incidenti stradali 2018, si registra, purtroppo, un aumento delle vittime delle categorie vulnerabili, in particolare tra i pedoni. La riduzione media annua del numero di vittime della strada del nostro Paese, poi, pari a 2,6% nel periodo 2010-2018, è inferiore a quanto stimato per l’obiettivo europeo - ormai irraggiungibile - di dimezzare il numero di morti in incidenti stradali entro il 2020.

Secondo Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia, in occasione dell'evento "Workshop Sicurezza stradale: azione ed iniziative di educazione stradale per i più giovani", tenutosi presso la sede ACI di Roma il 6 febbraio 2020, "La sicurezza deve tornare ad essere una priorità, sono necessari, da subito, corsi di aggiornamento o di guida sicura riservati ai conducenti, in quanto, se da una parte l’età delle vittime è aumentata, dall’altra i giovani si confermano la categoria più a rischio".

I dati

Giovani 15/24 anni e anziani 70/74 prime vittime; bambini in diminuzione

Le fasce d’età più a rischio risultano i giovani tra 15 e 24 anni (413 morti: 12,4% del totale; 70,2 decessi per un milione di residenti) e gli anziani tra 70 e 74 anni (222 morti: 6,7% del totale; 78,4 decessi per un milione di residenti).

Per gli uomini si rilevano picchi in tre fasce d’età: 40-44 (200 morti), 20-24 (197), 55-59 (194). Per le donne frequenze maggiori per le età 70-84 (179).

Nel 2018 si sono registrate 9 vittime in meno tra i bambini 0-14 anni (34 rispetto ai 43 dell’anno precedente: -20,9%), ma siamo ancora lontani dall’obiettivo “vision zero” stabilito dal Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2020.

Tra tutti i conducenti coinvolti in incidenti, è particolarmente alto il numero di quelli tra i 40 e i 49 anni (21%), seguiti dai giovani tra i 20 e i 29 anni (19%) ma si registrano proporzioni elevate anche tra i più anziani (8% con età 70 anni e più). Rispetto ai patentati la probabilità di essere coinvolti in un incidente è più elevata nei giovanissimi, mentre decresce a partire dai 25 anni.

Aumentano pedoni e ciclomotoristi; diminuiscono motociclisti e ciclisti

L’aumento dei morti ha riguardato, in modo particolare, ciclomotoristi (108; +17,4%) - che si confermano tra le categorie più a rischio - e pedoni (609; +1,5%). Nel complesso, gli utenti vulnerabili rappresentano circa il 50% dei decessi (1.621 su 3.325).

Nel 2018 si sono registrate 1.420 vittime tra conducenti e passeggeri di autovetture (-3%), 685 tra i motociclisti (-6,8%), 219 tra i ciclisti (-13,8%).

Aumentano i morti sulle autostrade, diminuiscono in città e sulle strade extraurbane

Nel 2018 è diminuito il numero di incidenti su strade urbane (126.701; -2,9%) e autostrade (9.372; -0,2%), mentre è aumentato sulle extraurbane (36.271; +3,4%). In città e in autostrada sono diminuiti anche i feriti (169.573 e 15.440 rispetto a 174.612 e 15.844 del 2017, pari a -2,9 e -2,5%).

Crescono (+10,5%) i morti su autostrade (i 43 morti di Genova sul Ponte Morandi sono compresi nella statistica), mentre scendono quelli all’interno dei centri abitati (-4,4%) e sulle strade extraurbane (-1,2%).

Prime cause: distrazione, mancata precedenza e velocità elevata

Distrazione, mancato rispetto della precedenza o del semaforo, velocità troppo elevata si confermano, anche nel 2018, le prime tre cause di incidente (complessivamente il 40,8% delle circostanze).

Tra le altre cause più rilevanti: distanza di sicurezza (20.443), manovra irregolare (15.192), comportamento scorretto verso il pedone (7.243) o del pedone (7.021), presenza di buche o ostacoli accidentali (6.753): rispettivamente il 9,2%, il 6,9%, il 3,3%, il 3,2% e il 3,1% del totale.

Sulle strade urbane la prima causa di incidente è il mancato rispetto di precedenza o semafori (17%), seguito dalla guida distratta (14,9%); sulle strade extraurbane la guida distratta o andamento indeciso (20,1%), velocità troppo elevata (14%) e mancata distanza di sicurezza (13,8%).

Violazioni principali: velocità, segnaletica, cinture di sicurezza/seggiolini e uso del cellulare

Nel 2018 le sanzioni per le violazioni al Codice della Strada si sono ridotte complessivamente del 4,4%, (anche a causa della diminuzione dei controlli da parte delle Forze dell’Ordine), le voci principali, oltre al superamento dei limiti di velocità, vedono ai primi posti l’inosservanza del rispetto della segnaletica (365.697; -6,6%), seguita da mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini (202.941; -0,03%) e uso improprio del cellulare alla guida (136.950; -6,1%).

In diminuzione anche le contravvenzioni per eccesso di velocità, (2.513.936; -11,6%). Tra le probabili cause il fatto che, nei mesi di giugno e luglio, il sistema Tutor sia stato inattivo.

Agosto mese più pericoloso

I mesi estivi si confermano il periodo con il maggior numero di incidenti e vittime. Agosto è il mese più pericoloso per il numero di incidenti gravi in tutti gli ambiti stradali (2,7 morti ogni 100 incidenti). Giugno e luglio quelli con più incidenti nel complesso, (rispettivamente 16.755 e 16.856). Gennaio e Febbraio, viceversa, i mesi con il minor numero di incidenti, Febbraio anche con il minor numero di morti. Di notte (tra le 22 e le 6 del mattino) e nelle ore di buio aumentano sia l’indice di mortalità che quello di lesività (rispettivamente morti e feriti ogni 100 incidenti).

L'importanza dell'educazione stradale

In tale contesto risulta di primaria importanza promuovere l'educazione stradale soprattutto tra i più giovani e sono diversi i progetti avviati in Italia, che vedono la presenza di diversi attori istituzionali:

Il portale Edustrada del Miur

L’educazione stradale è una delle priorità su cui il Miur lavora per promuovere tra i giovani la cultura della sicurezza in strada. Edustrada è il progetto nazionale per l'educazione stradale nelle scuole, uno strumento operativo che utilizza metodologie nuove per aumentare il coinvolgimento degli studenti e dei docenti. La piattaforma www.edustrada.it è uno spazio interattivo dedicato alle scuole, di ogni ordine e grado, per consentire l’adesione - previa registrazione - all’offerta formativa del Miur in tema di educazione stradale.

Il portale è stato avviato dalla Direzione generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Miur nel 2017, in collaborazione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la Polizia stradale, il Dipartimento di psicologia dell’università “Sapienza” di Roma,  la Federazione ciclistica italiana, la Federazione motociclistica italiana, l’Automobile club d’Italia, la Fondazione Ania. Il lavoro dei diversi partner punta a diffondere in tutti i cicli scolastici la cultura della sicurezza stradale, il rispetto delle norme e la mobilità sostenibile.

Il progetto SicuraMENTE: Educazione alla mobilità sicura e sostenibile

Il progetto SicuraMENTE nasce da un’esperienza condivisa dal 2007 tra la Regione Friuli Venezia Giulia e l’Ufficio Scolastico Regionale per il FVG per sensibilizzare tutti gli studenti della Regione ad un’educazione stradale attiva e consapevole. Scopo dell’iniziativa è quello di stimolare i giovani ad una riflessione responsabile e partecipata sui temi della sicurezza stradale e della mobilità sicura e sostenibile –intesa come cultura del rispetto delle regole e degli altri–attraverso un confronto diretto con coetanei o con ragazzi più giovani che sfoci nell’acquisizione di abitudini comportamentali corrette.

De.Si.Re. – La città che vorrei

De.Si.Re. – La città che vorrei è un’iniziativa di formazione sui temi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile, già realizzata a Roma nel 2019 in 14 Istituti della Scuola primaria: 4.300 gli alunni coinvolti per un totale di 2.000 ore di formazione. Il progetto è promosso da Roma Capitale e patrocinato dalla “Consulta Cittadina Sicurezza Stradale, Mobilità Dolce e Sostenibilità”, in collaborazione con l’Automobile Club Roma, la Federazione Ciclistica Italiana e la Polizia Locale di Roma Capitale. Quest'anno l’iniziativa è stata estesa anche agli alunni della Scuola secondaria di I grado. Il fine è quello di trasferire loro, sin da piccoli, la conoscenza e l’importanza delle regole da seguire sulla strada, insieme alla consapevolezza dei rischi e delle conseguenze che possono derivare da comportamenti errati e irresponsabili.

venerdì 14 febbraio 2020

Animazione, arriva in tv la serie sul mitico Topo Gigio. 52 episodi da 11 minuti l’uno interamente realizzati da talenti italiani

Ma cosa mi dici mai... Arriva la serie Tv “Topo Gigio”: 52 episodi da 11 minuti l’uno interamente realizzati da talenti italiani. La produzione a cura della DogHead Animation di Firenze. In onda dal prossimo autunno su Rai YoYo.







Ricordate Topo Gigio? Il pupazzo più amato dagli italiani, protagonista di programmi televisivi come Carosello, Canzonissima, Lo Zecchino d'oro, diventando poi un successo planetario conosciuto in oltre 40 paesi del mondo, nasce 60 anni fa dalla mente di Maria Perego, recentemente scomparsa. La mamma di Topo Gigio è stata non solo l’inventrice di un pupazzo diventato personaggio iconico della televisione italiana a partire dagli anni Sessanta ma anche portatrice di un nuovo modo di fare spettacolo.

Il mitico pupazzo arriva ora in tv con la serie “Topo Gigio”: 52 episodi da 11 minuti l’uno interamente realizzati da talenti italiani. La serie è co-prodotta da Movimenti Production (casa di produzione anch’essa facente parte del Gruppo ForFun) e la Topo Gigio srl, che rappresenta la proprietà dell’IP, ovvero la sua inventrice Maria Perego e sarà in onda su Rai YoYo dal prossimo autunno, grazie alla partnership preziosa di Rai Ragazzi.

Topo Gigio è una nuova produzione e vero fiore all’occhiello della DogHead Animation, studio di animazione 2D leader in Italia che unisce design e creatività, tradizione e innovazione, artigianalità e tecnologia. Un eccellenza tutta italiana che ha da poco inaugurato i nuovi studi a Firenze che hanno sede in una delle aree riqualificate della Manifattura Tabacchi: 500mq suddivisi tra uffici, un’arena per workshop e proiezioni, open space operativo attrezzato con hardware e software avanzati – saranno occupati dagli oltre 50 collaboratori che compongono il team di produzione (che segue a livello organizzativo i progetti), il team dei supervisori artistici, (che controlla la qualità tecnico artistica dei progetti), il team di rigger, il team dei layout artists ed il team degli animatori. Questi ultimi tre dipartimenti rappresentano il cuore pulsante dell’attività principale di DogHead Animation, che grazie alla versatilità dei suoi artisti può produrre animazione a standard altamente competitivi a livello europeo e mondiale.

Lo studio di produzione di cartoni animati DogHead Animation nasce alla fine del 2018 come newCo del Gruppo ForFun Media: il primo ambizioso obiettivo è stato quello di riportare l’animazione 2D in Italia, una scommessa per il nostro Paese che da molti anni non aveva in questo settore una realtà così ampia per dimensioni, talenti, eccellenze, oltre a capacità progettuali e organizzative in grado di realizzare prodotti totalmente Made in Italy.

In poco più di un anno dalla sua nascita, DogHead Animation ha già prodotto quasi 500 minuti di animazione, spaziando da un trailer di circa due minuti per la società di produzione francese Studio RedFrog, con la quale è in fase di progettazione la realizzazione dell’intera serie di respiro internazionale, e le animazioni per il videoclip di Takagi&Ketra (Jovanotti, Tommaso Paradiso e Calcutta) “La Gatta e la Luna”. Inoltre, per il grande schermo DogHead ha realizzato la clip animata “La Cicogna Strabica”, che chiude il film di Checco Zalone “Tolo Tolo”.


Celebrazioni Raffaellesche. Ai Vaticani straordinaria esposizione dei preziosi arazzi degli Atti degli Apostoli

In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello Sanzio, straordinaria esposizione dei preziosi arazzi degli Atti degli Apostoli in Cappella Sistina.






In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello Sanzio, dal 17 al 23 febbraio 2020, i Musei Vaticani hanno il piacere di presentare la Cappella Sistina magnificamente adorna nella sua interezza la serie completa dei preziosi arazzi degli Atti degli Apostoli nell'originale posizionamento in Cappella Sistina realizzati su cartoni di Raffaello.

Dopo la presentazione della ricostruita Pala dei Decemviri opera di Pietro Perugino maestro di Raffaello, ai Musei Vaticani le Celebrazioni Raffaellesche entrano nel vivo con la rievocazione del suggestivo grandioso allestimento in Cappella Sistina degli arazzi ideati da Raffaello che l’artista non poté mai ammirare al completo causa la morte prematura.

“1520-2020: una celebrazione favolosa – 500 anni – la metà di un millennio, che ha visto Raffaello Sanzio da Urbino protagonista della bellezza, dell’armonia, del gusto e dell’ispirazione creativa di generazioni di pittori, scultori, decoratori, architetti ed artisti. Un artista universale, Raffaello, che ha fornito alla civiltà figurativa occidentale i modelli supremi della Bellezza.” afferma Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani.

I Pontefici Sisto IV (1471-1484) e Giulio II (1503-1513) fecero eseguire nella Cappella Magna di Palazzo rispettivamente il ciclo pittorico delle pareti e la volta michelangiolesca. Papa Leone X (1513-1521) volle completare tramite l’arte il messaggio religioso di uno dei luoghi più sacri della Cristianità e, nel 1515, incaricò Raffaello del prestigioso compito di realizzare i cartoni preparatori per una serie di arazzi destinati a rivestire la zona inferiore delle pareti affrescate a finti tendaggi.

Tra il 1515 e il 1516 Raffaello concepì un grande ciclo monumentale con le storie delle vite di San Pietro e San Paolo, i cui cartoni preparatori vennero mandati a Bruxelles per la realizzazione degli arazzi presso la nota bottega del tessitore Pieter van Aelst. I dieci arazzi giunsero in Vaticano fra il 1519 e il 1521.

“Pochi mesi prima della prematura ed improvvisa scomparsa dell’artista – il 26 dicembre 1519 – per la festività di Santo Stefano, i primi sette arazzi della serie vennero esposti alla presenza del suo illustre committente. Il cerimoniere della Cappella Papale, Paris de Grassis, annotava che a universale giudizio non si era mai visto niente di più bello al mondo: ut fuit universale juditium, sunt res qua non est aliquid in orbe nunc pulchrius.”

‘’L’intenzione dei Musei del Papa è quella di condividere – a cinquecento anni di distanza – la stessa Bellezza in omaggio al divino Raffaello. Per comprendere pienamente Raffaello bisogna venire in Vaticano.” precisa il Direttore dei Musei Vaticani.

La rievocazione storica che si presenta il 17 febbraio 2020 offre per un’intera settimana l’eccezionale opportunità di ammirare nella sede per cui furono pensati e voluti da Papa Leone X tutti gli arazzi di Raffaello conservati nelle Collezioni Vaticane ed esposti a turno nel Salone di Raffaello della Pinacoteca Vaticana: in omaggio al ‘divino’ Raffaello, ma anche quale suggestiva memoria dell’antica consuetudine di adornare la maggiore Cappella Papale durante le solenni cerimonie liturgiche del lontano passato.

Tale eccezionale rievocazione è il frutto di lunghi anni di impegnativi studi da parte di specialisti internazionali, che hanno confrontato le scarne notizie storiche riguardanti le rare antiche solenni cerimonie liturgiche per le quali erano stati adoperati gli arazzi con la realtà delle pareti della Cappella Sistina.

Provato per alcune ore nel 1983 e nel 2010 secondo varianti interpretative, nell’anno 2020 – in onore del grande Raffaello nel V centenario della morte – si è deciso di proporre nella sua interezza la serie completa di tutti gli arazzi nell’originale posizionamento, compatibilmente con le trasformazioni subite nei secoli dalla Cappella Sistina, a cominciare da quella della parete dell’altare per la realizzazione del Giudizio Universale di Michelangelo.

Come speciale omaggio a Raffaello da parte della Direzione dei Musei e dei Beni Culturali del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, a cura di Alessandra Rodolfo (Curatore dei Reparti Arazzi e Tessuti e Arte dei secoli XVII e XVII dei Musei Vaticani) con la preziosa collaborazione del Laboratorio di Restauro Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani e grazie all’intenso sforzo corale di tutti i competenti uffici e servizi impegnati nell’operazione, la ineguagliabile rievocazione dell’antico allestimento viene offerta alla pubblica visione per l’intera settimana dal 17 al 23 febbraio.

In tale periodo, la possibilità di ammirare la straordinaria esposizione sarà offerta a tutti i visitatori dei Musei Vaticani durante il consueto orario di apertura museale e secondo le consuete modalità di visita.

www.museivaticani.va

martedì 11 febbraio 2020

Cultura tradizionale, Musaica | Scuola di Pizzica di San Vito: al Teatro del Lido, atmosfere e suggestioni di danza e musica popolare

Dopo il successo della stagione passata, i Musaica tornano al Teatro del Lido, con un nuovo spettacolo che unisce musica di ispirazione tradizionale a danze e nuove composizioni coreografiche della Scuola di Pizzica di San Vito.





TESSERE, trame di musica e danza è il titolo dello spettacolo di scena al Teatro del Lido domenica 16 febbraio alle ore 18. Un esibizione artistica della cultura tradizionale che ha in sé una narrazione: è la storia di alcuni studenti universitari – molti dei quali provenienti dal Sud Italia – che si incontrano a Roma in EtnoMuSa, la prima orchestra popolare universitaria, nata nell’ambito del progetto MuSa (Musica Sapienza). Da quell’esperienza nasce l’ensemble Musaica e, grazie a quell’esperienza, Andrea De Siena e Ludovica Morleo hanno l’occasione di conoscere giovani artisti, con i quali confrontarsi attraverso vissuti, emozioni e passioni.

Con questo spettacolo si pone una tessera del mosaico ideale che rappresenta l’armonia musicale, coreutica e affettiva di questi ragazzi, e che ora l’esperienza e il tempo permettono sia ricomposto, come il capitolo di una storia che chiude un racconto e ne apre un altro. La musica dei Musaica segue tre percorsi: composizioni proprie, musica di tradizione italiana e brani autoriali. Dall’esigenza e il desiderio di elaborare un linguaggio e un’identità propri, in un continuo movimento di scoperta, sono nate composizioni ispirate dalle parole di poeti come Saba e Buttitta e dal lavoro di musicisti come i Fratelli Mancuso e Andrea Parodi.

I testi popolari e i suoni delle terre d’origine sono stati il punto di partenza del percorso musicale, completato dalla ricerca e dalla sperimentazione coreografica del primo laboratorio coreografico stabile della Scuola di Pizzica di San Vito (sede di Roma) a cura di Andrea De Siena. Testimoni di questo intento sono gli strumenti popolari in uso al gruppo: l’organetto, le launeddas, la zampogna, la lira, il bouzouki, le diverse tipologie di tamburi a cornice, che attraversano tutte le modalità espressive di Musaica, come un filo conduttore che viene da lontano.

Musaica è composta da dieci giovani musicisti provenienti da Calabria, Puglia, Basilicata e Lazio. A fare da collante, fra la diversa formazione e le diverse esperienze dei componenti del gruppo, è il modo condiviso di sentire e vivere la musica. Nel dicembre 2016 il gruppo inizia i lavori per il suo primo CD, composto principalmente da brani inediti, pubblicato dall’etichetta discografica Radici Music Records di Arezzo e presentato al Teatro del Lido di Ostia a maggio 2018. Il disco ha visto la collaborazione, come ospite, di Francesco Salvadore, musicista e voce del gruppo siciliano Unavantaluna. Musaica è stata selezionata fra i dieci finalisti della decima edizione del Premio Andrea Parodi 2017, ricevendo due importanti riconoscimenti: migliore interpretazione di un brano di Andrea Parodi; menzione degli artisti in gara.

La Scuola di Pizzica di San Vito nasce dall’incontro di artisti, professionisti e appassionati, accomunati da una linea d’azione condivisa: da una parte, far conoscere e sviluppare il repertorio della tradizione di San Vito, dall’altra, aprire questo repertorio a esperienze che arrivano ‘da fuori’. La Scuola ha sede nei locali della World Music Academy, presso il laboratorio urbano ExFadda di San Vito dei Normanni e a Roma in diversi spazi. La Scuola di Pizzica di San Vito, rappresenta una nuova generazione di musicisti e ballerini che vengono da esperienze di rilievo, per il contributo essenziale nella ricerca e nella diffusione della tradizione, e che sperimentano al contempo nuovi percorsi.


Teatro del Lido
Via delle Sirene, 22 | 00121 Ostia (Roma)
06 564 6962
domenica 16 febbraio ore 18 | musica – danza
Musaica | Scuola di Pizzica di San Vito
TESSERE, trame di musica e danza
interpreti Davide Ambrogio zampogna, lira calabrese e voce, Francesco Micelli percussioni e voce, Valeria Taccone, Giorgia Santalucia, Mara Petrocelli voce, Roberto Licchetta, Giulio De Paolis percussioni, Ludovico Radaelli chitarra, Luca De Luca bouzouki, Francesco Berrafato organetti
e con Scuola di Pizzica di San Vito: Andrea De Siena coreografia e danza, Ludovica Morleo danza
durata 90’

https://www.facebook.com/musaica0/
https://www.facebook.com/scuoladipizzicadisanvito/

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