mercoledì 5 agosto 2020

Alimentazione e ricerca, latte A2: un toccasana per la dieta degli anziani

Una ricerca in collaborazione con il CREA ha svelato che un tipo di latte vaccino, caratterizzato da un diverso profilo di caseine chiamate A2, è un vero toccasana per la dieta degli anziani. Lo studio pubblicato sulla rivista internazionale ‘Nutrients’.





Nei primi mesi di vita il latte è la nostra unica fonte di alimentazione e in età adulta gioca un ruolo molto importante nella dieta giornaliera. Ma anche per la popolazione più anziana, il latte può essere un alimento benefico, specialmente per migliorare la propria salute intestinale.

Lo dimostra uno studio, realizzato nell’ambito del progetto ‘PROLAT’ e pubblicato sulla rivista internazionale ‘Nutrients’, condotto in collaborazione dal CREA, con i centri di Alimenti e Nutrizione di Roma e di Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari di Torino coordinati dalla dott.ssa Marianna Roselli, e dai ricercatori dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA) di Torino, coordinati dalla dott.ssa Laura Cavallarin.

Nello studio, che ha avuto il sostegno della Regione Piemonte e della Centrale del Latte di Italia, i ricercatori hanno valutato gli effetti sull’intestino di un tipo di latte vaccino caratterizzato da un diverso profilo di caseine, le principali proteine contenute nel latte. In particolare, tale latte contiene la proteina beta-caseina esclusivamente di tipo A2, a differenza del latte convenzionale, che contiene una miscela delle proteine beta-caseina A1 e A2.

Dalla ricerca, condotta in laboratorio su modelli murini anziani, è emerso un generale impatto positivo del consumo di latte vaccino sullo stato di benessere intestinale. In particolare, il latte contenente proteina beta-caseina esclusivamente di tipo A2, ha mostrato effetti benefici sul sistema immunitario e sulla morfologia della mucosa intestinale. Inoltre, si è osservato che il consumo di latte vaccino fresco, specialmente quello A2, favorisce la produzione, da parte della popolazione microbica intestinale, di acidi grassi a catena corta, benefici per la salute. 

Complessivamente, i risultati indicano che il consumo di latte vaccino di tipo A2 sembra rallentare parzialmente l’invecchiamento della salute dell’intestino, organo particolarmente sensibile per le persone anziane che soffrono molto spesso di alterazioni a carico del sistema immunitario e del microbiota intestinale. Con questo studio viene confermato l’importanza del consumo di latte vaccino e, nello specifico, di quello contenente unicamente beta caseina di tipo A2, quale strategia adeguata per migliorare la salute dell'intestino nella popolazione, in particolare quella anziana.

Il progetto PROLAT, della durata di 24 mesi, ha visto la partecipazione, oltre a CREA e CNR-ISPA, delle Università di Torino e di Pisa, del Polo Agrifood Piemonte e di Laemmegroup srl ed è stato finanziato nell’ambito del programma POR FESR 2014-2020 della Regione Piemonte. 

venerdì 31 luglio 2020

Quintescienza 2020 Identità - Vite per la scienza, al Teatro del Lido di scena una serie di spettacoli sul genio umano e la sua identità

#ExtraProgrammazione, dal 7 agosto al 19 settembre 2020, in programma al Teatro del Lido Quintescienza 2020 Identità - Vite per la scienza, a cura dell'Associazione Affabulazione. Una serie di spettacoli sul genio umano e la sua identità. In programma anche due lezioni che trattano argomenti strettamente legati all’essere umano, alle sue possibilità e alla sua sopravvivenza.






Il genio umano e la sua identità. Vite dedicate alla scienza, cicli di esperimenti narrati nel dettaglio, ragionamenti, metodi e conclusioni passate al setaccio. Opere teatrali che si concentrano sul racconto della vita di scienziati e scienziate, ma sempre a partire dai loro esperimenti, dal loro approccio all’obiettivo, dal procedimento logico induttivo o deduttivo da essi/e utilizzati/e.

Quinte-Scienza, progetto vincitore dell’Avviso Pubblico EUREKA! ROMA2020-2021-2022 e facente parte di ROMARAMA 2020, palinsesto culturale promosso da Roma Capitale, segue tre concetti ben definiti: identità, ambiente e connessione. Un percorso artistico multidisciplinare, per declinare in 3 annualità le infinite possibilità della narrazione a tema scientifico. Dall'individualità (il genio maschile o femminile che ha dedicato la propria vita alla scienza) al mondo esterno, ovvero l’immensità della natura (in particolare il rapporto con l’orizzonte marino e astronomico), alla spinta oltre l’ostacolo, (indagando le possibilità di connessione virtuosa tra esseri umani e macchine), nell’ottica di un progresso ecosostenibile e realmente rispettoso del mondo che viviamo. Il tutto attraverso spettacoli teatrali, lezioni interattive, incontri presso il Teatro del Lido di Ostia. Le attività sono completamente gratuite e dedicate alle giovani generazioni, ma godibili anche da parte di un pubblico adulto. Per le annualità 2021 e 2022 verranno realizzate attività anche all’interno degli Istituti Scolastici, avviando contestualmente virtuosi processi di formazione peer to peer.

Si inizia venerdì 7 agosto con Il principio dell'incertezza a cura della Compagnia Arditodesìo. Ispirato alla figura di Richard Feynman, importantissimo e popolare fisico statunitense premio Nobel per la fisica nel 1965, lo spettacolo è una vera e propria lezione di meccanica quantistica.

Sabato 8 Pandemie e domenica 9 agosto Hypervision, due lecture prodotte dalla Compagnia Arditodesìo in collaborazione con il Laboratorio per la Comunicazione delle Scienze Fisiche del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento. Pandemie: da dove nascono? Come mai a un certo punto rallentano o scompaiono? Cosa si può fare per evitarle, o almeno per fermarle il prima possibile? Hypervision sarà invece un viaggio in realtà aumentata alla scoperta della visione dell’Homo Sapiens Sapiens e di altri animali del pianeta Terra.

Sabato 29 agosto Teatri della Resistenza presenta Majorana. Un genio controcorrente, drammaturgia Simone Faucci e Dario Focardi, regia e interpretazione Simone Faucci. Lo spettacolo propone le ultime ore trascorse da Ettore Majorana, in cui lui stesso affronta e confronta le sue teorie scientifiche con la sua umanità, con le sue contraddizioni e il suo impulsivo/ostinato senso della ricerca.

Venerdì 4 settembre, l'Associazione Affabulazione presenta Meyer. Uno spettacolo interattivo, regia di Cristiano Petretto, con Viviana Mancini, Raffaele Balzano, Giulia Vanni. Il Dottor Sten Meyer, abile ed intelligente ricercatore, all’apice della sua carriera trova la formula per eliminare definitivamente l’utilizzo del petrolio dalla nostra società. E’ a un passo dalla rivoluzione, è vicino a rivelarla al mondo. Il mondo però non sembra essere intenzionato ad accogliere la sua scoperta sconvolgente.

Sabato 5 settembre Teatri della Resistenza presenta Marie Curie: una donna con Laura Nardi
drammaturgia Dario Focardi, coordinamento artistico Paolo Giommarelli, scene e luci Fabio Giommarelli. Ci siamo avventurati nella vita di Marie Sklodowska Curie e ci siamo persi. Sono numerose le testimonianze di coloro che l’hanno incontrata, conosciuta o amata e abbiamo capito di trovarci al cospetto di un mito che travalica il tempo in cui ha vissuto.

Sabato 19 settembre CSS Teatro stabile di innovazione del FVG presenta Ksenija Martinovic in
Mileva di Ksenija Martinovic, drammaturgia Federico Bellini, con Ksenija Martinovic e Mattia Cason, produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, con la consulenza scientifica di Marisa Michelini, professore ordinario di Didattica della Fisica, Università degli Studi di Udine. La biografia di Mileva Mari´c ci rimanda immediatamente a tutte quelle donne messe in secondo piano, per un’evidente discriminazione di genere; tra le più note possiamo citare Rosalind Franklin, Lise Meitner e Jocelyn Bell. Di recente questo fenomeno è stato definito Effetto Matilda, e ben si può rilevare nel campo delle scienze. 



Teatro del Lido
Via delle Sirene, 22
00121 Lido di Ostia
06 564 6962
Info
quintescienza@gmail.com
Facebook: QuinteScienza  • Instagram: @quintescienza

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21. Ingresso gratuito - prenotazione obbligatoria su Eventbrite (link anche su Fb QuinteScienza).

In ottemperanza alle disposizioni dei protocolli di sicurezza anticovid, l’accesso sarà possibile solo a un numero limitato di spettatori (62) che potranno prenotare i propri biglietti online sul circuito Eventbrite. I protocolli di sicurezza anticontagio – covid 19, sono visitabili sul sito www.teatrodellido.it e www.teatrodiroma.net.

martedì 28 luglio 2020

“Assolutamente… Morricone”: due concerti speciali dedicati ad Ennio Morricone dalla IUC








Due concerti in ogni senso speciali dedicati ad Ennio Morricone dalla IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti, entrambi giovedì 30 luglio, il primo alle 20.00 e il secondo alle 21.30 nella magica ambientazione dell’Orto Botanico. Sarà possibile assistere ad un solo concerto o ad entrambi, ognuno della durata di poco più di un’ora e separati da un breve intervallo.

È un omaggio particolarmente sentito a un grande Maestro molto legato alla IUC, che non solo ha programmato spesso le sue musiche, molte volte dirette da lui stesso ma ha anche avuto il privilegio unico di averlo nel suo Consiglio artistico per molti anni, fino alla morte.

Sono in programma naturalmente le sue musiche per il cinema, tra cui le più famose come quelle per i film di Sergio Leone e Giuseppe Tornatore e per Mission ma anche alcune meno note ma non meno belle. E si potranno ascoltare anche alcuni esempi della sua musica per la sala da concerto, che il Maestro definiva “musica pura” e che considerava forse la migliore, dedicandovisi con una passione speciale: tra queste la prima esecuzione assoluta di Proibito.

Ad eseguirle sono quattro dei collaboratori più stretti di Morricone, con cui hanno collaborato innumerevoli volte per circa tre decenni, sia in sala di registrazione che in concerti dal vivo in tre continenti. Sono il flautista Paolo Zampini, il violoncellista Luca Pincini, la pianista Gilda Buttà e Fabio Venturi alla regia del suono.

Gli interpreti di questi due concerti, non soltanto sono i musicisti preferiti da Morricone, ma svolgono un’intesa attività concertistica individuale.

È consigliato l’acquisto dei biglietti in prevendita. Potranno essere acquistati on line su www.vivaticket.com o telefonando alla IUC ai numeri 06-3610051/2 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. È inoltre necessario munirsi del biglietto dell’Orto Botanico, acquistabile al prezzo di € 4 direttamente all’ingresso.

lunedì 20 luglio 2020

Impero Romano: temperature marine da record

Uno studio dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) in collaborazione con l’Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) e l’Università di Barcellona, ha addotto nuovi dati sulla fase di eccezionale riscaldamento della superficie del Mediterraneo durante il primo mezzo millennio dell’era cristiana. Il lavoro pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature.







Uno studio congiunto tra Consiglio nazionale delle ricerche, condotto dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) di Perugia in collaborazione con l’Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) di Napoli, e Università di Barcellona, basandosi sulla ricostruzione della temperatura della superficie del mare degli ultimi 5000 anni, ha permesso di quantificare l’entità del riscaldamento nella regione mediterranea durante il periodo romano (1-500 d.C.). La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports, del gruppo Nature.

Durante la campagna oceanografica NEXTDATA2014, svolta dal Cnr a bordo della R/V Urania, (responsabile scientifico Fabrizio Lirer, ricercatore Cnr-Ismar), sono stati acquisiti nuovi dati in diversi siti del Mare Adriatico e del Canale di Sicilia, relativi al clima del Mediterraneo negli ultimi millenni. In particolare, nel settore occidentale del Canale di Sicilia, ad una profondità di 475 metri, è stata recuperata un’importante successione di strati sotto il fondale marino, mediante un sistema di carotaggio a gravità che ha permesso di preservare l’interfaccia acqua-sedimento e quindi anche i sedimenti gli ultimi due secoli, consentendo di ricostruire le variazioni delle temperature superficiali del mare negli ultimi cinque millenni.

“Questo nuovo dato è stato integrato da quelli provenienti da altre aree del Mediterraneo - mare di Alboran, bacino di Minorca e mar Egeo - per far emergere lo scenario complessivo e confermare che il periodo romano è stato il periodo più caldo dell’intero bacino negli ultimi 2000 anni: le temperature superficiali del mare erano circa 2°C in più rispetto ai valori medi della fine del XX secolo d.C.”, spiega Giulia Margaritelli, ricercatrice Cnr-Irpi. “Cronologicamente, questa distinta fase di riscaldamento corrisponde con lo sviluppo, l'espansione e il conseguente declino dell'Impero Romano, mentre, successivamente a questa fase, lo studio mostra una graduale tendenza verso condizioni climatiche più fredde in tutta l’area, coincidenti con la caduta del Grande Impero”.

La configurazione geografica del Mediterraneo rende questa regione estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici e la probabile relazione tra le favorevoli condizioni climatiche di questa fase e l'espansione dell'Impero nell’area mediterranea è oggetto di una ricca letteratura. “Tra il Nord Africa e i climi europei, la zona di transizione strategica occupata dal Mare Nostrum fornisce informazioni chiave per svelare le tele-connessioni climatiche, ovvero delle variazioni di temperatura che si verificano in fase in punti del globo distanti tra loro”, prosegue la ricercatrice. “Lo studio del clima del passato è un prezioso strumento di analisi delle dinamiche del sistema climatico terrestre in condizioni differenti da quelle attuali ed è dunque insostituibile per testare la validità dei modelli previsionali a medio e lungo termine”. Il Mediterraneo è caratterizzato da un’enorme ricchezza archeologica e storica e da dati paleoclimatici registrati negli archivi fossili. “Il bacino è quindi un ottimo laboratorio naturale per indagare la potenziale influenza del clima sulle civiltà che qui si sono susseguite”, conclude Margaritelli.

sabato 11 luglio 2020

Ulisse e il suo viaggio, il Teatro Patologico sbarca ad Ostia con un nuovo dramma liberamente tratto dall'Odissea

Il viaggio come metafora della vita: questo è il dramma di Omero interpretato ed adattato dalla compagnia del Teatro Patologico. Ulisse e il suo viaggio è un nuovo dramma liberamente tratto dall'Odissea che diventa anche il viaggio di persone straordinarie che con la loro grande forza di volontà urlano il loro esserci attraverso le voci e le parole che solo il teatro può offrire. Lo spettacolo, unico e straordinario, si terrà ad Ostia il 15 luglio alle 20 sulla spiaggia adiacente al Porto Turistico, sul Lungomare Duca degli Abruzzi, all'altezza del civico 72.





Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume nella sua interezza i più diversi significati  legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Il senso del viaggio di Odisseo è antropologico e simbolico, in quanto rappresenta soprattutto il singolo uomo che conquista la propria identità all'interno di un ordine, che è umano e, nello stesso tempo, cosmico e divino. “Ulisse e il suo viaggio” vuole affrontare, come in molti spettacoli precedenti del Teatro Patologico, anche il problema della follia, ma non solo. Sono molti gli argomenti suggeriti dal testo dell’Odissea e tutti molto vivi e sentiti, anche ai giorni nostri, come l’emarginazione, l’esclusione, l’integrazione e soprattutto la voglia di potere e di sopraffazione.

 A seguito dell’acclamato spettacolo teatrale “Medea”, presentato e allestito in molti Paesi del mondo (Italia, Bruxelles, Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti, Sud Africa), Dario D’Ambrosi e gli attori diversamente abili del Teatro Patologico portano in scena, sulla spiaggia di Ostia, un nuovo dramma liberamente tratto dal grande poema classico dell’Odissea, frutto della penna del poeta Omero.

L’Odissea di Omero è il terzo passo della Compagnia Stabile del Teatro Patologico. I ragazzi diversamente abili, che da anni calcano i palcoscenici di tutto il mondo, sono alle prese con un progetto pensato e voluto dal fondatore e anima del Teatro Patologico, Dario D’Ambrosi che ha adattato il testo classico per creare un percorso emozionale che parla della follia che provoca la guerra, affidandolo alla regia di Franscesco Giuffrè.

Siamo tutti Ulisse, tutti noi affrontiamo la nostra Odissea personale e ognuno di noi ha la nostra Itaca. Simboli e metafore della vita entrate ormai nel linguaggio comune. Ulisse è un guerriero, un soldato, ha distrutto un regno, ha ucciso e si porta dietro questo enorme fardello. Come liberarsi di questi mostri? Dei mostri generati dalla guerra? ITACA! Tornare a Itaca significa molte cose, significa tornare nel luogo dell’anima, nel luogo dove si è sé stessi, dove si può finalmente riposare, espiare i peccati e forse trovare la serenità. il viaggio però non è semplice, il viaggio è la metafora della vita e della morte. Ulisse, durante il suo viaggio, che altro non è che il viaggio della vita, affronterà terribile mostri, tentazioni, sarà sul punto di arrendersi per lasciare tutto e di risollevarsi…”per nascere un uomo deve prima morire” dirà Ulisse poco prima di trovare la pace e sfuggire alla mostruosità della guerra, ma si può mai veramente sfuggire a tale mostruosità? In scena 21 ragazzi con patologie psichiche che attraverso il teatro trovano il modo per incanalare le loro emozioni, per vivere e far vivere personaggi e storie che emozionano puntualmente lo spettatore.


Teatro Patologico

L’Associazione Teatro Patologico nasce nel 1992 diretta dal fondatore e ideatore Dario D’Ambrosi. Dal 1992 l’Associazione si occupa di un lavoro unico ed universale, quello di trovare un contatto tra il teatro e un ambiente dove si lavora sulla malattia mentale, dove girano ragazzi con gravi problemi psichici. Per anni l’Associazione svolge le sue attività didattiche, pedagogiche e teatrali nella sala di Via Ramazzini all’interno del Municipio XVI, fino al 2006 quando la Regione Lazio gli concede un nuovo spazio.

Dal 30 Ottobre 2009 l’Associazione del Teatro Patologico ha il suo teatro stabile a Roma in Via Cassia 472. Proprio all’interno di questo spazio nasce la Prima Scuola Europea di Formazione Teatrale per persone con diverse abilità “La magia del Teatro”, che inizia ufficialmente le sue attività didattiche nel gennaio 2010 (il laboratorio di sperimentazione teatrale, Laboratorio delle Emozioni che era attivo già da 10 anni presso altre sedi). Questa scuola rappresenta la realizzazione di un sogno: far incontrare il teatro e la malattia mentale in un percorso che, arricchendo entrambe le realtà, trovi un nuovo modo di fare teatro e aiuti migliaia di famiglie coinvolte con malati di mente.
Dario D’Ambrosi affianca alla scuola di teatro integrato una programmazione teatrale che propone eventi dove l’elemento sociale resta sempre predominante. 

Il Teatro Patologico, in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e il MIUR, apre nel 2016 il Primo Corso Universitario al Mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione”, rivolto a persone con disabilità fisica e psichica. Realtà unica nel suo genere che si rivolge a tutte quelle persone con disabilità che non vedono riconosciuto a pieno il loro diritto allo studio. L’obiettivo è l’integrazione: le lezioni offrono un’ occasione di crescita e scambio artistico, personale e sociale a tutti i partecipanti, in un percorso che vede coinvolte più discipline, dalla musica alla danza, dalla scrittura di un testo alla sua interpretazione, dalla pittura alla creazione di oggetti scenici, scenografie ecc.

Il metodo di lavoro di D’Ambrosi viene studiato presso la New York University, l’Akron University di Cleveland e la Hayward University di San Francisco, e sono molti gli Atenei italiani che dal 2018 daranno avvio al Corso Universitario di “Teatro Integrato dell’Emozione”.

teatropatologico.com/

venerdì 10 luglio 2020

Coronavirus e ricerca, Sars-Cov-2 ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Lo studio è il più ampio sino ad oggi sul sequenziamento del virus

Uno studio del Niguarda di Milano e del POliclinico San Matteo di Pavia ha messo in luce che Sars-Cov-2 ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Sono almeno 2 i ceppi circolanti (lineages) da metà gennaio. Si tratta dello studio più ampio condotto sino ad oggi sul sequenziamento del virus.






Cosa è successo in Lombardia e quali vantaggi porterà alla ricerca in futuro? Il virus ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Sono almeno 2 i ceppi circolanti (lineages) da metà gennaio: a rivelarlo uno studio promosso da Fondazione Cariplo e realizzato dai ricercatori dell’Ospedale Niguarda di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia. L’analisi fornisce importanti indicazioni per chi dovrà lavorare sul vaccino e sulle cure in futuro; anche per questo motivo, i dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica internazionale.

Sono stati presentati nella giornata di ieri i risultati dello studio promosso e sostenuto da Fondazione Cariplo condotto dai ricercatori della ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.

Si tratta dello studio più ampio condotto sino ad oggi sul sequenziamento del virus SARS-CoV-2 in una stessa area geografica, che fotografa quanto è accaduto dall’inizio dell’anno attraverso un approccio scientifico “evidence-based”. Sono state analizzate le sequenze genomiche virali da circa 350 pazienti, provenienti da aree diverse della Lombardia.

"L’analisi è foriera di importanti indicazioni per chi dovrà lavorare sul vaccino e sulle cure in futuro, per questo motivo i dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica internazionale con la modalità open access, secondo la policy in uso ormai da tempo in Fondazione Cariplo. In occasione della conferenza stampa, verrà comunicata la piattaforma open access presso quale tutti i ricercatori interessati potranno scaricare i dati riferiti alla ricerca.” ha detto Giovanni Fosti, Presidente di Fondazione Cariplo.

“I dati raccolti mostrano inequivocabilmente che il virus è entrato in Lombardia prima di quel che si pensasse in origine e, soprattutto, lo ha fatto con assalti multipli e concentrici di ceppi virali diversi, in luoghi diversi ma in tempi molto vicini tra loro” – spiega il responsabile scientifico dello studio Carlo Federico Perno, già Direttore della Medicina di Laboratorio del Niguarda.

“Il virus ha caratteristiche genetiche molto più simili a quelli oggi presenti in Europa che non a quelli circolanti in Cina. L’ingresso quindi non è diretto dalla Cina ma mediato da una fase Europea. Quando è stato riscontrato il primo caso a Codogno, in una forma leggermente diversa, lo stesso era già presente nella zona nord (includente Alzano e Nembro)” – aggiunge Fausto Baldanti, Responsabile del Laboratorio di Virologia molecolare del San Matteo e professore dell’Università di Pavia.

L’analisi comparativa dei genomi virali (condotta con metodi statistici), derivati da tamponi raccolti dal 22 febbraio al 4 aprile 2020, fa risalire l’ingresso di SARS-CoV-2 in Lombardia verso la seconda metà di gennaio. Il dato è corroborato dalla valutazione della sieroprevalenza di anticorpi neutralizzanti contro SARS-CoV-2 nei donatori di sangue della Zona Rossa di Lodi che, oltre che a consentire di stimare precisamente la diffusione dell’infezione, ha identificato 5 soggetti sieropositivi nel periodo tra il 12 e il 17 febbraio 2020 (Percivalle et al., Eurosurveillance, accepted). Tenendo conto che gli anticorpi neutralizzanti si sviluppano circa 3-4 settimane dopo l’infezione, questi dati dimostrano la presenza del virus a partire dalla seconda metà di Gennaio 2020.

Caratterizzando la variabilità virale riscontrata nel territorio e la distanza evolutiva rispetto ai virus circolanti nelle aree severamente colpite dalla pandemia, è stato possibile identificare 2 maggiori catene di trasmissione virale, che qui verranno identificate come A e B, circolanti in modo preponderante in due diversi territori municipali lombardi.
La catena di trasmissione A, caratterizzata da 131 sequenze, si è diffusa principalmente nel nord della Lombardia a partire dal 24 gennaio, con il territorio di Bergamo e dei suoi territori adiacenti (es. Alzano e Nembro) maggiormente rappresentati. La catena B, composta da 211 sequenze, più variabile, ha caratterizzato l’epidemia del sud della Lombardia almeno a partire dal 27 gennaio, con le province di Lodi e Cremona investite maggiormente.

Le differenze tra i ceppi virali sono comunque di numero limitato (appena 7 mutazioni nucleotidiche su un totale di circa 30.000 basi di genoma virale).

“A latere dello studio, la scarsa variabilità virale riscontrata, sia nel tempo che nelle diverse aree geografiche, supporta l’ipotesi di un vaccino efficace e spinge ulteriormente la ricerca mondiale in questa direzione” spiega Perno.

La presenza di tali catene di trasmissione a partire dalla seconda metà di gennaio non esclude tuttavia la circolazione del virus anche in tempi precedenti, sebbene con modalità erratica e non riferibile a eventi massicci di trasmissione.

“Non è possibile escludere, dunque, che tale circolazione silente, multipla e simultanea di ceppi diversi, possa aver esacerbato la già elevatissima trasmissibilità del virus e aver creato così una vera tempesta virale in una regione così densamente popolata, come la Lombardia, rendendo difficili gli interventi di contenimento della diffusione stessa” - concludono i ricercatori.

"Negli ultimi mesi siamo stati tutti impegnati a combattere questo virus del tutto sconosciuto fino a poco tempo fa era. I nostri ospedali si sono dovuti velocemente organizzare per dare una risposta alle decine e decine di pazienti che quotidianamente arrivavano in Pronto Soccorso con gravissimi problemi polmonari. - commenta Marco Bosio, Direttore Generale dell'Ospedale Niguarda- Oltre a questo, però, i professionisti si sono messi al lavoro con analisi, studi e ricerche per cercare di capire meglio come contrastare efficacemente la pandemia. Niguarda è un luogo di cura e di cultura e svolge una intensa attività di ricerca, paragonabile a quella svolta nei più grandi IRCCS. La dimostrazione è lo studio presentato oggi, ideato dal Prof Perno, con la preziosa collaborazione della Fondazione San Matteo di Pavia e con il supporto indispensabile di Fondazione Cariplo."

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un nuovo programma di Fondazione Cariplo: si tratta del bando “DATA SCIENCE FOR SCIENCE AND SOCIETY” su cui la Fondazione mette a disposizione 2 milioni di euro. L’obiettivo del programma è sostenere progetti di ricerca multidisciplinari nel campo della Data Science per potenziare la comprensione di temi complessi e socialmente rilevanti al fine di produrre conoscenza utile a orientare le politiche e i processi decisionali di persone e organizzazioni.

Ricerca, Intelligenza Artificiale: la rete di nanofili che imita il cervello umano

Uno studio del Politecnico di Torino mette in evidenza come una rete di nanofili autoassemblati imita i processi di plasticità delle sinapsi, interazioni tra neuroni, che garantiscono la funzionalità del cervello umano. Il lavoro pubblicato su Advanced Intelligent Systems.






Le funzioni del nostro cervello come la memoria e l’apprendimento sono sostenute da una fitta rete di connessioni, chiamate sinapsi, che si trovano nel cervello e nell'intero sistema nervoso. Questo sistema si caratterizza per grande robustezza e profonda adattabilità. La simulazione delle funzioni cerebrali e dei sistemi nervosi biologici rappresenta una delle maggiori sfide della ricerca nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e ci può aiutare a comprendere come funziona il cervello stesso.

Un articolo pubblicato su Advanced Intelligent Systems prestigiosa rivista specialistica di settore – propone il contributo del Politecnico di Torino in questo importante campo di ricerca. Lo studio è a cura di Gianluca Milano e Carlo Ricciardi, rispettivamente collaboratore e docente del Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico, che per ricerche nello stesso ambito hanno ottenuto qualche mese fa anche la prestigiosa pubblicazione sulla rivista Nature Communication. I risultati pubblicati sono frutto della collaborazione tra Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, INRIM e Università RWTH di Acquisgrana (Germania).

Milano e Ricciardi hanno mostrato come una nanoarchitettura neurale basata su reti artificiali possa imparare e adattarsi quando viene sottoposta a stimoli esterni, imitando i processi di plasticità delle sinapsi, che dipendono dall’esperienza che facciamo e che costituiscono le abilità connettive e funzionali del sistema nervoso.

Attraverso l’impiego di apparecchiature nanoioniche a doppio terminale denominate nanowire memristor si può realizzare una rete neurale artificiale con prestazioni senza precedenti in termini di plasticità, efficienza energetica e programmabilità.

Nonostante il futuro estremamente promettente di questo campo di ricerca e applicazione, non è facile infatti imitare le caratteristiche tipiche delle reti neurali biologiche, come per esempio la connettività, l’adattabilità attraverso la riconnessione e la sostituzione delle giunzioni e la correlazione spaziotemporale ad ampio raggio.

Le reti costituite da nanowire memristor, al centro dello studio, mostrano proprio un’alta connettività e hanno l’enorme vantaggio di poter essere costruite senza costose strutture asettiche, che servono a difenderle dalla contaminazione della polvere e di altre particelle.

Più o meno come fa il cervello, la connettività di rete può essere così controllata attraverso diverse forme di plasticità, in cui le connessioni sinaptiche si rafforzano o si indeboliscono. Si tratta di un meccanismo di rottura e rigenerazione di nuove sinapsi assente nelle strutture artificiali convenzionali, mentre è noto che la riconnessione-rigenerazione dei neuroni biologici è essenziale nelle funzioni cerebrali superiori come l’apprendimento e la memoria.

La connettività funzionale del sistema di Milano e Ricciardi è fornita del cosiddetto “effetto di plasticità eterosinaptica”, vale a dire l’abilità delle sinapsi di modulare la loro forza attraverso l’utilizzo di sentieri connettivi diversi. Nei sistemi biologici, questa forma di plasticità gioca un ruolo importante nel contribuire alla stabilità e all’omeostasi delle reti neurali.

Questa grande flessibilità, combinata con i costi bassi e con l’adattabilità, fa delle reti di nanowire un grande passo in avanti, che rende possibile alle macchine di imitare le reti neurali biologiche e il cervello stesso, che è capace di elaborare una grande quantità di dati a partire da input multipli e differenti tra loro.

Alimentazione e ricerca, latte A2: un toccasana per la dieta degli anziani

Una ricerca in collaborazione con il CREA ha svelato che un tipo di latte vaccino, caratterizzato da un diverso profilo di caseine chiamate ...