lunedì 8 agosto 2022

Società, Foodporn-mania: per gli italiani il cibo batte il sesso

Secondo un indagine nella top ten dei “piaceri della vita” per gli italiani il sesso si colloca solo al terzo posto. La maggior parte degli intervistati indica che “assaporare un cibo delizioso” è il gesto che suscita maggior piacere in assoluto, al secondo posto viene “l’esperienza della contemplazione di un bel paesaggio".




Cambio di marcia in Italia forse per antonomasia considerato uno dei Paesi più ‘focosi’ del mondo. Nella top ten dei piaceri della vita il sesso scende solo al terzo posto, dopo il cibo preferito e la contemplazione di un bel paesaggio. E un bicchiere di ottimo vino è meglio dell’estasi dell’arte e dell’adrenalina dello sport. Che la passione per la tavola e la buona cucina fosse diventata una mania per tanti italiani lo si sapeva. Ma che fossero di più quelli che associano il massimo piacere della vita proprio dall’assaporare il loro cibo preferito, o addirittura dalla contemplazione di un bel paesaggio, alle gioie del sesso questo è un po’ una sorpresa.

Invece è proprio quanto emerge dall’indagine realizzata dall’istituto GfK per XLoveCam su un campione di circa 1000 intervistati di età compresa fra i 18 e i 65 anni. Nella top ten dei “piaceri della vita” secondo gli italiani il sesso si colloca solo al terzo posto. Il 64% degli intervistati indica che “assaporare un cibo delizioso” è il gesto che suscita maggior piacere in assoluto, al secondo posto viene “l’esperienza della contemplazione di un bel paesaggio” (61%) e, solo al terzo posto, c’è “fare l’amore” (60%).

Appena fuori dal podio gli italiani indicano come un vero piacere il “dedicare tempo alle persone care” (56%), e forse qui si può pensare a uno degli effetti dei due anni di pandemia. Col 55% segue “ascoltare della buona musica”, e qui si può ben riscontrare l’effetto della musica sul piacere nel grande boom dei concerti dal vivo che si sta registrando proprio questa estate. Ma più o meno con la stessa percentuale, il 51%, c’è anche il piacer edi godersi il silenzio e un momento privato tutto per se (che anche qui ci sia l’effetto della convivenza forzata del 2020/21?).

Il 39% associa il piacere a un profumo, magari che riporta alla memoria un ricordo speciale. Per esattamente un terzo degli italiani (33%) piacere significa immergersi in un libro appassionante, mentre per il 29% si torna al piacere della tavola, in questo caso con la degustazione di un ottimo vino. E proprio l’esperienza inebriante di un calice batte la contemplazione di un’opera d’arte (26%) e l’adrenalina scatenata dal praticare uno sport, e anche da vincere una gara sportiva.

Infatti, secondo la ricerca di GFK per XLoveCam, se è vero che la relazione tra sesso e piacere è naturalmente valida per almeno sette italiani su dieci (68%) e il concetto che si associa più degli altri alla sfera sessuale è innanzitutto, per un intervistato su due, l’intimità (50%), in concetto che si ritrova perfettamente nella top ten dei piaceri della vita.

Fare l’amore è, quindi, più di ogni altra cosa, isolarsi dal mondo, dai social e dalle preoccupazioni della vita assieme alla persona desiderata. Tutto il resto viene molto dopo: il sesso come concetto di gioco o divertimento (12%), come gioia (11%), come libero sfogo della creatività (9%) o addirittura come trasgressione (7%).

Ma quali sono gli elementi sensoriali che facilitano la strada verso il piacere e verso la soddisfazione sessuale? Al primo posto viene la scelta della lingerie e dell’abbigliamento intimo (42%), subito dopo lo spazio dato ai massaggi, alle attività tattili e ai massaggi (37%), importante l’atmosfera (35%) o il ricorso a profumi ed essenze (34%). Il 20% degli intervistati (in pratica una coppia su cinque, ma diventa il 26% per gli under 35) fa riferimento a sex toys e oggetti sensuali e un altro 11% al possibile uso di materiale video come film per adulti o siti internet (anche qui la percentuale sale però al 14% nella fascia d’età 36-50).

Tornando alla grandissima passione per cibo e vino degli italiani, che si riscontra nel grande e intramontabile successo dei cuochi televisivi, dei libri di cucina stravenduti in ogni periodo dell’anno, nella continua ricerca di “food experience”, l’associazione tra piacere e cibo è assolutamente intergenerazionale. Infatti, sia gli under 35 (66%), sia i quarantenni (59%) che gli over 45 (66%) mettono i piaceri della tavola al primo posto, con una leggera predominanza delle donne rispetto agli uomini (67% contro 62%).

In ogni caso la maggior parte degli intervistati associa il piacere più all’intensità (53%) che alla durata (25%), ponendo l’accento sulla qualità del momento più che sulla sua permanenza nel tempo. Una visione ancora una volta leggermente più femminile (58%) che maschile (48%).

martedì 2 agosto 2022

Anche se il tempo passa, all'Ara Pacis la grande mostra su Lucio Dalla

Arriva a Roma presso il Museo dell'Ara Pacis, la grande mostra-evento "Lucio Dalla - Anche se il tempo passa", per documentare l’intero percorso umano e artistico di uno dei più amati artisti italiani e internazionali che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica, dello spettacolo e della cultura. Dal 22 settembre al 6 gennaio 2023.




La mostra, frutto di una lunga ricerca di materiali, molti dei quali esposti per la prima volta, è un percorso dal quale, partendo dall’infanzia, evidenzia come il rapporto con la musica di Lucio Dalla è sempre centrale ed è un elemento continuativo che lo seguirà per tutta la vita.

A 10 anni dalla sua scomparsa, la mostra celebra la sua musica, le sue canzoni, il suo genio. Oltre dieci le sezioni in cui è suddivisa l’esposizione: Famiglia-Infanzia-Amicizie-Inizi musicali, Dalla ci racconta, Il clarinetto, Il museo Dalla, Dalla e la sua musica, Dalla e il cinema, Dalla e il teatro, Dalla e la televisione, l’Universo Dalla, Dalla e Roversi, Dalla e Roma: quest'ultima sezione, inedita, è dedicata al rapporto tra il cantante e la capitale, città dove ha vissuto a lungo e che ha amato profondamente.

Insieme ai documenti, tante foto, filmati, abiti di scena e altri aspetti che ci raccontano la sua vita, l’arte e le sue passioni. Per capire meglio il risultato finale di questa importante ricerca/esperienza va sottolineata la sezione Universo Dalla, con decine di foto del Maestro con tanti personaggi della cultura, i più importanti cantanti, i tantissimi collaboratori che lo accompagnarono puntualmente nel suo lavoro e, ancora, un’interessante chicca con un’enciclopedia di oltre 250 nomi di persone di ogni genere sociale, con cui ha avuto rapporti di lavoro e amicizia che lo hanno seguito per tutta la vita con gioia e con il massimo della considerazione.

La mostra, promossa e prodotta da Roma Culture, Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, è organizzata e realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare con il sostegno di Regione Lazio. L'esposizione, a cura di Alessandro Nicosia con la Fondazione Lucio Dalla, è patrocinata da Rai.

lunedì 1 agosto 2022

A Roma un autunno pieno d’arte. Le mostre di Arthemisia

Anticipiamo le prossime mostre subito dopo le vacanze estive a partire da un evento d'eccezione. Il prossimo 8 ottobre apre a Palazzo Bonaparte la mostra più attesa dell’anno dedicata all’artista più famoso e amato del mondo: Van Gogh. Un percorso espositivo ed emozionale che attraverso un prestito del tutto eccezionale di ben 50 opere, tutte provenienti dal Museo Kröller Müller di Otterlo, ne racconta la vicenda umana e artistica. La pittura, i soggetti e i colori sgargianti saranno i protagonisti della prima grande esposizione in Italia dedicata al grande artista Raoul Dufy, ospitata a Palazzo Cipolla dal 14 ottobre.




Alla vigilia dei 170 anni dalla sua nascita, dall’8 ottobre 2022 Palazzo Bonaparte ospita la grande e più attesa mostra dell’anno dedicata al genio di Van Gogh. Attraverso le sue opere più celebri - tra le quali il suo famosissimo Autoritratto (1887) - sarà raccontata la storia dell’artista più conosciuto al mondo.

Nato in Olanda il 30 marzo 1853, Vincent Van Gogh fu un artista dalla sensibilità estrema e dalla vita tormentata. Celeberrimi sono i suoi attacchi di follia, i lunghi ricoveri nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul in Provenza, l’episodio dell’orecchio mozzato, così come l’epilogo della sua vita, che termina il 29 luglio 1890, a soli trentasette anni, con un suicidio: un colpo di pistola al petto nei campi di Auvers.

Nonostante una vita impregnata di tragedia, Van Gogh dipinge una serie sconvolgente di Capolavori, accompagnandoli da scritti sublimi (le famose “Lettere” al fratello Theo Van Gogh), inventando uno stile unico che lo ha reso il pittore più celebre della storia dell’arte.

La mostra di Roma, attraverso ben 50 opere provenienti dal prestigioso Museo Kröller Müller di Otterlo - che custodisce uno dei più grandi patrimoni delle opere di Van Gogh - e tante testimonianze biografiche, ne ricostruisce la vicenda umana e artistica, per celebrarne la grandezza universale.

Un percorso espositivo dal filo conduttore cronologico e che fa riferimento ai periodi e ai luoghi dove il pittore visse: da quello olandese, al soggiorno parigino, a quello ad Arles, fino a St. Remy e Auvers-Sur-Oise, dove mise fine alla sua tormentata vita.

Dall’appassionato rapporto con gli scuri paesaggi della giovinezza allo studio sacrale del lavoro della terra scaturiscono figure che agiscono in una severa quotidianità come il seminatore, i raccoglitori di patate, i tessitori, i boscaioli, le donne intente a mansioni domestiche o affaticate a trasportare sacchi di carbone o a scavare il terreno; atteggiamenti di goffa dolcezza, espressività dei volti, la fatica intesa come ineluttabile destino.

Tutte queste sono espressione della grandezza e dell’intenso rapporto con la verità del mondo di Van Gogh.

Particolare enfasi è data al periodo del soggiorno parigino in cui Van Gogh si dedica a un’accurata ricerca del colore sulla scia impressionista e a una nuova libertà nella scelta dei soggetti, con la conquista di un linguaggio più immediato e cromaticamente vibrante.

Si rafforza anche il suo interesse per la fisionomia umana, determinante anche nella realizzazione di una numerosa serie di autoritratti, volontà di lasciare una traccia di sé e la convinzione di aver acquisito nell’esperienza tecnica una fecondità ben maggiore rispetto al passato.

È di questo periodo l’Autoritratto a fondo azzurro con tocchi verdi del 1887, presente in mostra, dove l’immagine dell’artista si staglia di tre quarti, lo sguardo penetrante rivolto allo spettatore mostra un’insolita fierezza, non sempre evidente nelle complesse corde dell’arte di Van Gogh. I rapidi colpi di pennello, i tratti di colore steso l’uno accanto all’altro danno notizia della capacità di penetrare attraverso l’immagine un’idea di sé tumultuosa, di una sgomentante complessità.

L’immersione nella luce e nel calore del sud, a partire dal 1887, genera aperture ancora maggiori verso eccessi cromatici e il cromatismo e la forza del tratto si riflettono nella resa della natura. Ecco quindi che torna l’immagine de Il Seminatore realizzato ad Arles nel giugno 1888, con la quale Van Gogh avverte che si può giungere a una tale sfera espressiva solo attraverso un uso metafisico del colore.

E così Il giardino dell’ospedale a Saint-Rémy (1889) assume l’aspetto di un intricato tumulto, mentre lo scoscendimento di un Burrone (1889) sembra inghiottire ogni speranza e la rappresentazione di un Vecchio disperato (1890) diviene immagine di una disperazione fatale.

Raoul Dufy, Il pittore della gioia

Dufy, il pittore della gioia, della luce e del colore contribuì a cambiare il gusto del pubblico della prima metà del ‘900 adattando le sue innovazioni e la sua vivacità a tutte le arti decorative. Con 160 opere provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private francesi, la mostra percorre l’intera parabola artistica di uno dei più grandi interpreti della storia dell’arte, a cavallo tra impressionismo e fauvismo. Dal 14 ottobre 2022, le sale di Palazzo Cipolla ospitano la prima grande esposizione mai realizzata in Italia e dedicata a uno dei maestri dell’arte moderna: Raoul Dufy (Le Havre, 3 giugno 1877 – Forcalquier, 23 marzo 1953).

Autore di opere monumentali come La Fée Electricité (1937 – 1938) - uno dei dipinti più grandi al mondo, di una lunghezza complessiva di 6 metri, composto da 250 pannelli e commissionatogli dalla “Compagnie parisienne de distribution d'électricité” per essere esposto nel Padiglione dell'elettricità al World's World del 1937 -, Dufy fu un grande pittore, scenografo e disegnatore francese di inizio ‘900 che, per la sua capacità di catturare le atmosfere, i colori e l’intensità della luce e a trasferirli sulle sue tele, divenne - per antonomasia - il pittore della gioia e della luce.

Nacque da una famiglia di modeste condizioni economiche ed ebbe un padre attivo come organista che trasferì in particolare a Raoul la sua stessa passione per la musica, che lui coltivò per tutto il resto della vita trasponendola anche nelle sue opere.

In seguito a una crisi finanziaria della famiglia, nel 1891 il giovane Raoul fu costretto a cercare lavoro a Le Havre.

Nell'ambiente artistico straordinariamente stimolante di Parigi si avvicinò a due maestri dell'impressionismo come Monet e Pissarro ma, nel 1905, lo scandalo dei Fauves gli rivelò una pittura moderna e “di tendenza” che lo portò ad avvicinarsi a Matisse.

Il 1903 fu l'anno della sua prima volta al Salon des Indépendants, nel quale espose fino al 1936 e poi fu accettato nel 1906 al Salon d'Automne (fino al 1943).

La sua attività artistica non conobbe interruzioni e, dal 1910, ampliò la sua attività nel campo delle arti decorative affermandosi con successo in una produzione assai vasta, dalla xilografia alla pittura e alla grafica, dalle ceramiche ai tessuti, dalle illustrazioni alle scenografie. Con un’attività artistica che non conobbe interruzioni fino alla sua morte, tutto ciò gli consentì di recuperare la sua tavolozza squillante, cui sovrappose un tocco grafico vibrante e allusivo.

La mostra Raoul Dufy. Il pittore della gioia, con oltre 160 opere tra dipinti, disegni, ceramiche e tessuti provenienti da rinomate collezioni pubbliche e private francesi - come il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris che conserva di Dufy una delle più ricche collezioni, dal Centre Pompidou, Palais Galliera, la Bibliothèque Forney e la Bibliothèque littéraire Jacques Doucet tutte di Parigi insieme al Musée de la Loire, Musée des Tissus et des Arts Décoratifs di Lione, il Musée des Beaux-Arts Jules Chéret di Nizza e al Musée Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles - racconta la vita e l’opera di un artista con lo sguardo sempre rivolto alla modernità, pervaso da una vivacità che ha saputo adattare a tutte le arti decorative, contribuendo a cambiare il gusto del pubblico.

Curata da Sophie Krebs, conservatrice generale del patrimonio del museo parigino, la mostra è un viaggio emozionale attraverso i temi prediletti dall’artista, dove le sensazioni visive ridotte all’essenza della realtà, l’utilizzo della composizione, della luce e del colore sono gli elementi emblematici che caratterizzano le sue opere.

Suddivisa in 14 sezioni tematiche, la mostra racconta l’intero percorso artistico del pittore francese, attraverso molteplici opere che abbracciano varie tecniche nei diversi decenni del Novecento, dagli inizi fino agli anni Cinquanta, quando Dufy cercò nuovi temi a causa della guerra e della malattia che lo costrinse a rimanere nel suo studio nel sud della Francia.

Un excursus che trova il suo leitmotiv nella violenza cromatica, nella magia di quel colore che diventa elemento indispensabile per la comunicazione di emozioni e stati d’animo.

Un’evoluzione che vede Dufy inizialmente prosecutore di quella tradizione impressionista germogliata con Monet proprio nella sua città natale di Le Havre e poi insieme ai Fauve che, radunati attorno alla figura di Matisse, reagiranno presto alla pittura d'atmosfera e a quel dipingere dominato dalle sensazioni visive, per poi approdare infine ad abbracciare l’austerità cezanniana con la quale le forme, le zone piatte di colori accesi o addirittura violenti sono indipendenti dalla linea che accenna appena a circoscriverle.

Onde a V rovesciata, nuvole e un mondo di forme: bagnanti, uccelli, cavalli, paesaggi ispirati sia dalla modernità che dal classicismo.

Sensibile all’aria del proprio tempo, si interessa alla società dell’intrattenimento con le sue corse, le regate, gli spettacoli elitari e popolari al contempo che Dufy riproduce con brio e vivacità.

Un artista alla perenne ricerca di stimoli e sperimentazione, in grado di rendere l’arte impegnata ma allo stesso tempo apparentemente “leggera”, il cui scopo dichiarato era, come scrive la scrittrice americana Gertrude Stein, di arrecare piacere.

La mostra, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale per volontà del suo Presidente Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, è realizzata da Poema con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia, ideata dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Paris Musées e curata da Sophie Krebs, conservatrice generale dello stesso museo parigino.

martedì 31 maggio 2022

Teatro del Lido, la Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia presenta Orchestra di Villa Pamphilj in CAMBIAMENTI del curioso vagare delle idee e dei punti di vista

CAMBIAMENTI del curioso vagare delle idee e dei punti di vista. L'Orchestra di Villa Pamphilj eseguirà brani originali, canzoni e parole d’autore. In apertura l’esibizione del laboratorio Young Jazz diretto da Alessandro De Angelis. Al Teatro del Lido sabato 4 giugno ore 21. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su eventbrite.





La Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia presenta l'Orchestra di Villa Pamphilj in CAMBIAMENTI del curioso vagare delle idee e dei punti di vista direzione, composizione e arrangiamenti Fabrizio Cardosa con i componenti dell’Orchestra di Villa Pamphilj: Asia Cannone e Anna De Martini voce, Nicola Lugeri voce recitante, Francesco Belfiore flauto, Stefania Foresi clarinetto, Raffaela Brambilla, Marina Laurenzana, Emiliano Cozzi, Antonio Settimo sassofoni, Peppe Tassi chitarra, Riccardo Marini pianoforte, Daniele Mancini tastiere, Riccardo D’Arpino, Elena Mariani basso, Francesco Paradisi Miconi batteria.

Brani originali, canzoni e parole d’autore su come i nostri desideri spesso cambino repentinamente. Riflessioni semiserie che danno vita a divertenti momenti musicali. In apertura l’esibizione del laboratorio Young Jazz diretto da Alessandro De Angelis.

Dalla mobilità e dal curioso e spesso repentino mutare dei nostri gusti, dei nostri desideri nasce questo spettacolo fatto di brani originali cantati e da parole d’autore sul tema. L’effimera rincorsa ai bisogni dettati dal consumismo, il triste sfiorire di una passione amorosa, il più o meno sincero cambiamento di idee politiche in alcuni di noi o semplicemente il repentino mutare delle nostre ardenti volontà tra quando ci risolviamo ad esempio, per una dieta e quando, poco dopo, la infrangiamo miseramente, sono le riflessioni semiserie che danno luogo a momenti musicali e letture godibili ancorché non privi di una leggera indagine esistenziale.

Sul palcoscenico i dodici elementi dell’Orchestra di Villa Pamphilij e tre cantanti diretti dal M° Fabrizio Cardosa che è anche autore dello spettacolo.

Apertura a cura del LABORATORIO YOUNG JAZZ diretto da Alessandro De Angelis.

Orchestra di Villa Pamphilj

L’Orchestra di Villa Pamphilj nasce nell’ ambito delle attività di musica d’insieme della Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia nel gennaio 2015. Le scuderie del Villino Corsini di Villa Pamphilj rappresentano il luogo di nascita e lo e spazio deputato per le prove dell’ ensemble, nonché l’impulso iniziale per l’attribuzione del nome.

Lo speciale percorso della formazione avviato, promosso e coordinato dalla Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, ha visto via via avvicendarsi nell’ organico dell’orchestra allievi ed ex allievi aprendosi contemporaneamente al contributo del territorio inglobando ragazzi e ragazze più giovani , in collaborazione con gli Istituti del territorio

L’organico comprende musicisti giovanissimi degli Istituti secondari, studenti di conservatorio e ottimi dilettanti desiderosi di partecipare ad un progetto di musica d’insieme complesso e stimolante. In alcune performance è previsto l’inserimento di strumentisti più maturi nell’ottica dell’apprendimento comune e per imitazione.

Il repertorio dell’Orchestra di Villa Pamphilj si configura nel segno dell’eclettismo e della contaminazione, dal jazz, alla musica contemporanea, all’improvvisazione, da Bartòk, a Ravel, al jazz di H. Mancini e B. Bacharach tra gli altri e classici standard riarrangiati. L’orchestra è uno spazio aperto e flessibile, con l’inclusione mano a mano di nuovi elementi e possibilità di ampliamento.
Ad armonizzare queste risorse c’è l’idea di un sound peculiare da raggiungere per mezzo degli arrangiamenti originali e complessi del M° Fabrizio Cardosa che ne è il direttore.

L’impegno con cui anche i musicisti più giovani hanno affrontato questa esperienza musicale probante fa ben sperare per il futuro, anche in virtù del positivo riscontro del pubblico presente ai numerosi concerti tenuti dalla formazione (tra gli altri presso la Casa del Jazz, il Teatro Villa Pamphilj, il Teatro Tor Bella Monaca, il Festival Musica&Musica, il Riverside Roma). Tra gli ultimi importanti ospiti Ziad Trabelsi e Patrizio Fariselli. Nel 2018 stato realizzato il primo CD “Orchestra di Villa Pamphilj” l’Arte di arrangiarli.


venerdì 27 maggio 2022

Pier Paolo Pasolini. Non mi lascio commuovere dalle fotografie

E' in corso fino al 10 luglio 2022, presso il WeGil di Roma, hub culturale della Regione Lazio nel quartiere Trastevere, la mostra “Pier Paolo Pasolini. Non mi lascio commuovere dalle fotografie”. Nel centenario della sua nascita, avvenuta a Bologna il 5 marzo 1922, il percorso espositivo, attraverso il mezzo della fotografia, vuole riportare l’attenzione su quello che è stato probabilmente l’intellettuale più intransigente, acuto e scomodo del secondo Novecento italiano e sulle sue principali esperienze personali, culturali e professionali. Ingresso gratuito.


 


Il progetto, curato da Marco Minuz e Roberto Carnero, è promosso dalla Regione Lazio e realizzato da LAZIOcrea in collaborazione con Suazes, il Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura Genova e il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia. Nella veste di scrittore, giornalista, opinionista, attivista e regista, Pier Paolo Pasolini ha dispiegato il suo pensiero in una moltitudine di opere e documenti che lo rendono una delle figure cardine del dibattito culturale nazionale e internazionale del secondo dopoguerra. Partendo dall’oggettiva constatazione che Pasolini è stato uno dei personaggi pubblici più fotografati del suo tempo, la mostra raccoglie circa 160 fotografie e documenti d’epoca: un percorso fotografico che nasce dalla volontà di continuare ad alimentare, soprattutto nelle giovani generazioni, un confronto con il lascito intellettuale di Pasolini.

La scelta di esplorare l’opera e il pensiero di Pasolini attraverso la fotografia non è casuale data la sua relazione con il mezzo fotografico piuttosto ambivalente. Se da una parte scriveva “niente come fare un film costringe a guardare le cose”, il suo rapporto con le immagini immobili era differente, come testimoniano le sue parole: “alle fotografie è sufficiente dare una occhiata. Non le osservo mai più di un istante. In un istante vedo tutto”. Eppure, paradossalmente, per tutta la sua vita Pier Paolo Pasolini ha sempre offerto grande disponibilità nel farsi fotografare, anche in momenti privati della sua vita. Ne è testimonianza l’enorme quantità di materiale fotografico dedicato alla sua figura.

Questi scatti, organizzati in sezioni, ognuna delle quali raggruppa un corpus di fotografie dedicate a uno specifico tema, intendono costruire, attraverso un’attenta selezione, un percorso che conduca il visitatore attraverso le principali esperienze che hanno caratterizzato il suo lavoro ma anche la sua sfera privata: la città di Roma, i ragazzi delle borgate romane, il concetto di corpo, la passione per il calcio, le sue frequentazioni, la figura della madre, le abitazioni romane in cui ha vissuto, i ritratti, l’esperienza del cinema, gli anni giovanili, le celebrazioni funebri a Roma e Casarsa della Delizia, luogo dove ha trovato eterno riposo.

“Il volto di Pasolini diventa così ‘la mappa’ per leggere il suo lavoro, la sua personalità, il suo pensiero e le sue scelte - scrive Marco Minuz, che ha curato la selezione fotografica - Metaforicamente la sua pelle, immortalata dal mezzo fotografico, diventa così spazio privilegiato per comprendere, con vicinanza, il percorso professionale di quell’inafferrabile uomo chiamato Pier Paolo Pasolini”.

“Una mostra fotografica su Pasolini è un modo di avvicinarsi alla sua opera, magari per un primo approccio ai suoi testi, attraverso i ‘grandi temi’ che li caratterizzano, e in cui qui è stata organizzata l’esposizione - aggiunge Roberto Carnero, co-curatore del progetto e autore dei testi presenti nel percorso - Sarebbe bello che questa straordinaria occasione potesse essere colta soprattutto dai più giovani, da quei ragazzi a cui Pasolini ha dedicato tante delle sue riflessioni e ai quali continuava, e continua tutt’oggi, a parlare”.

Sono oltre trenta i fotografi e gli archivi coinvolti in questo progetto, tra questi: Letizia Battaglia, Carlo Bavagnoli, Sandro Becchetti, Dario Bellini, Piergiorgio Branzi, Cameraphoto, Elisabetta Catalano, Mimmo Cattarinich, Divo Cavicchioli, Elio Ciol, Mario Dondero, Gabriella Drudi Scialoja, Aldo Durazzi, Claudio Ernè, Toti Scialoja, Archivi Farabola, Federico Garolla, Giovanni Giovannetti, Vittorio La Verde, Massimo Listri, Cecilia Mangini, Domenico Notarangelo, Angelo Novi,  Rodrigo Pais, Angelo Pennoni, Reporter Assocati, Paul Ronald, Salvatore Tomarchio e Roberto Villa. La mostra al WeGil si arricchisce anche di alcune fotografie di Dino Pedriali, fotografo romano recentemente scomparso.

A ingresso gratuito, la mostra, dopo la sua prima esposizione al Palazzo Ducale di Genova, rappresenta, dunque, un’opportunità unica per esplorare la dimensione pubblica e privata dell’intellettuale, ma al contempo per riportare alla luce archivi e nuova documentazione che possano raccontare l’uomo Pasolini.

mercoledì 25 maggio 2022

Casa del Jazz: presentata la stagione estiva Summertime 2022 e Concerti nel Parco

Presentata la stagione estiva Summertime 2022. La stagione di concerti e spettacoli alla Casa del Jazz. Stelle italiane, jazz/rock legend, nuove tendenze, grandi orchestre, cross over, grandi pianisti. I concerti nel Parco con oltre 60 concerti e spettacoli. Dal 5 giugno al 7 agosto 2022.





Ritorna dal 5 giugno al 7 agosto Summertime, la stagione estiva prodotta da Fondazione Musica per Roma alla Casa del Jazz. Oltre 60 concerti e spettacoli si susseguiranno sul palcoscenico all’aperto allestito nel parco di Villa Osio a Viale di Porta Ardeatina. E dopo due anni la rassegna ritorna finalmente alla massima capienza di 1000 posti e con un cartellone ricco di novità e sorprese e non solo per il pubblico di appassionati del jazz.

All’interno della programmazione di Summertime molte le prime assolute, le uniche date italiane e le produzioni originali rintracciabili nei numerosi filoni come quello delle Stelle Italiane del jazz in cui troviamo Dado Moroni che presenta in prima assoluta la nuova produzione “Itamela” (16/6), Giovanni Guidi che si esibisce in solo in un doppio concerto seguito da Furio Di Castri che rivisita Charles Mingus a cento anni dalla nascita (18/6), Maria Pia De Vitocon il nuovo progetto “This woman’s work” (19/6), e ancora Rosario Giuliani(21/6), Roberto Gatto (22/6), Fabrizio Bosso con Javier Girotto (24/6), il duo Mauro Campobasso e Mauro Manzoni in doppio concerto insieme all’Ettore Fioravanti Opus Magnum Sextet per una serata dedicata alle nuove uscite della Parco della Musica Records (30/6), il trio Rita Marcotulli/Ares Tavolazzi/Israel Varela per un concerto speciale in collaborazione con l’Ambasciata Messicana che compie 100 anni (2/7), Paolo Fresu in trio conJacques Morelenbaum e Rita Marcotulli (14/7) e con il progetto dedicato a Ferlinghetti (6/8), Enrico Rava in concerto con il trio di Fred Hersch per una unica dara italiana (18/7). 

Ritornano questa estate i grandi protagonisti della scena internazionale: si parte con due giganti dell’avanguardia Anthony Braxton (7/6) e Roscoe Mitchell per una unica data italiana (8/6), e si prosegue con Mike Stern Band(10/7), Billy Cobham, Randy Brecker e Bill Evans insieme come Modern Standards Supergroup (11/7), John Scofield (12/7), Christian Mc Bride (13/7), Christone Kingfish Ingram (16/7); Roosevelt Collier (17/7), John Patitucci (1/8).

Numerosi i concerti Cross Over che vedranno protagonisti tra gli altri Raphael Gualazzi (17/6), Vinicio Capossela per la prima volta alla Casa del Jazz (26/6), Alex Britti (25/7), Enzo Avitabile e Peppe Servillo (4/8), Fabio Concato con la Carovana Tabù (5/8).  

Un Focus particolare verrà dedicato alle Grandi orchestre con alcune produzioni originali di Musica per Roma in prima assoluta tra cui Franco D’Andrea e Orchestra “Sketches of 20th Century” con la partecipazione delPMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista (14/6) e l’ensemble Grande Elenco Musicisti di Tommaso Vittorini(29/6). Questi concerti saranno anche registrati per diventare dischi live dellaParco della Musica Records. Tra le altre formazioni in programma Young Art Jazz Ensemble diretto da Mario Corvini (9/6), Orchestra Giovanile di Jazz della Scuola Popolare di Musica Testaccio diretta da Mario Raja (20/6), ICP Orchestra featuring Han Bennink che compie 80 anni  (23/6), MEJOrchestra diretta da Marco Tiso che dedica il concerto a Kurt Weill con le  voci diCostanza Alegiani e Peppe Servillo (4/7), Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti  diretta da Paolo Damiani (6/7), Libera Orchestra Jazz Italiano del Saint Louis (13/6), Lydian Sound Orchestra diretta da Riccardo Brazzale con David Murray (7/8). 

Una vera e propria rassegna nella rassegna sarà quella dedicata alle Nuove tendenze che presenta una ricercata selezione delle più interessanti proposte del jazz contemporaneo, quel territorio dove si incontrano jazz, soul, funk, hip-hop, elettronica e spoken word. Dopo un’anteprima con il trombettista Ambrose Akinmusire (6/7) i concerti si susseguiranno nella seconda metà di luglio con Nate Smith batterista pluri-candidato ai Grammy (15/7), Makaya McCraven produttore e batterista emergente definito da Down Beat come uno dei più influenti musicisti del prossimo decennio (21/7), i Sons of Kemet, uno degli ensemble più rappresentativi del nu-jazz (25/7), il visionario polistrumentista e compositore Louis Cole (26/7), la sassofonista anglo-guyanese Nubya Garcia (27/7), il produttore italiano, speaker e Dj Khalab (28/7), l’innovativo gruppo originario di Manchester dei GoGo Penguin (30/7). 

Tra i Grandi pianisti contemporanei si esibiranno Danilo Rea in piano solo (10/6), Fred Hersch in trio con Enrico Rava (18/7), Tigran Hamasyan (7/7),Hans Ludemann con Rita Marcotulli e Luciano Biondini per una produzione originale in collaborazione con l’Accademia tedesca di Roma (15/6), Enrico Pieranunzi e Antonello Salis in un progetto inedito che li vede per la prima volta in duo (27/7). 

L’edizione 2022 di Summertime sarà aperta il 5/6 da un evento in omaggio a Pepito Pignatelli, il fondatore nel 1974 del celebre locale Music Inn, per molti anni considerato un tempio del jazz. Dopo la proiezione del documentario  “Music Inn, arriva il jazz a Roma” di Carola De Scipio e Roberto Carotenuto introdotto da Enrico Pieranunzi e i racconti di Luciano Linzi e Marco Molendini, il concerto vedrà in scena alcuni dei musicisti italiani che sono stati protagonisti di quella stagione memorabile tra cui: Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Dino e Franco Piana, Enzo Scoppa, Marcello Rosa, Carla Marcotulli, Rita Marcotulli, Antonello Salis, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Giorgio Rosciglione, Gegè Munari, Roberto Gatto, Bruno Biriaco, Fabrizio Sferra. 

All’interno di Summertime 2022 torna anche il festival I Concerti nel Parco, Estate ‘22, diretto da Teresa Azzaro e giunto alla sua trentaduesima edizione e che, dopo un’anteprima con il pianista Francesco Tristano a Roma per presentare l’ultimo lavoro dedicato alla musica antica (31/5), presenta un fitto programma di prime assolute e date uniche contraddistinte da una visione multidisciplinare che abbraccia generi, linguaggi, personalità eterogenee: “Lettera a Pasolini”, la nuova produzione in prima assoluta dell’attore romanoFrancesco Montanari, scritta da Matteo Cerami e Davide Sacco che ne cura anche la regia, commentata musicalmente dal sax Stefano Di Battista (1/7),“Napoletana”, il nuovo omaggio di Mariangela D’Abbraccio alla sua Napoli che mette in scena grandi autori napoletani, classici e contemporanei (3/7),“Concerto mistico per Battiato“Torneremo Ancora”, un concerto omaggio per Franco Battiato ad un anno dalla morte con Simone Cristicchi e la partecipazione di Amara. (5/7); “Manos” unica data italiana dell’eccezionale duo pianistico formato da Omar Sosa e Marialy Pacheco (8/7); “An Evening with Suzanne Vega”, la grande cantautrice accompagnata da Gerry Leonardalla chitarra torna a Roma dopo cinque anni in esclusiva per I Concerti nel Parco (19/7).  Con “The Beatles Live Again Magical Mystery Story ”, la performance di The Beatbox si propone di far rivivere l’energia e il fascino del mitico quartetto di Liverpool insieme l’appassionante storytelling  di Carlo Massarini (20/7); “Italia Mundial 1982 – 2022” è lo spettacolo in cui Federico Buffa, giornalista e volto noto di Sky, assieme al pianista Alessandro Nidi, racconta l’indimenticabile vittoria della Nazionale Azzurra ai mondiali di calcio in Spagna nel 1982 (20/7); “Le Quattro Stagioni by Zoomers” con L'Orchestra Giovanile di Roma è il concerto con i solisti Misia Iannoni Sebastianini e Gianmarco Ciampa, in cui le Le Quattro Stagioni di Vivaldi diventano il trampolino per raccontare la musica classica alle nuove generazioni. (24/7);“MPB” è il personalissimo tributo alla più bella musica popolare brasiliana di due autentici fuoriclasse carioca Yamandu Costa e Armandinho Macedo, per la prima volta insieme a Roma (29/7); “#Lepiùbellefrasidiosho” vede per la prima volta sul palco a far rivivere le sue celebri vignette,  Federico “Osho” Palmaroli il noto vignettista satirico romano con il Furano Saxophone Quartet(31/7) ; “A Night with Sergio Bernal” con la Sergio Bernal Dance Company vede in scena  il più importante e famoso ballerino spagnolo del momento, che firma le coreografie e la direzione artistica del progetto insieme a Ricardo Cue (2/8). Per finire grande chiusura, sempre all’insegna del ritmo e della festa, con “Nova Era”, una data unica in Italia, della Barcelona Gipsy Balkan Orchestra (BGKO) diretta da Alexander Ora, che ci fa arrivare sound che miscela suoni e dei timbri della musica rom, klezmer, balkan e mediterranea (3/8). 

Tra produzioni originali, stelle italiane, big band, ospiti internazionali e nuove tendenze – dichiara Daniele Pittèri AD della Fondazione Musica per Roma – la stagione estiva alla Casa del Jazz ritorna a proporre le migliori proposte del jazz contemporaneo. Abbiamo pensato il programma di quest’estate da un lato per gli appassionati del jazz, un pubblico molto esigente e preparato che conosciamo bene, che segue costantemente anche la programmazione all’Auditorium, e che dopo due anni di freno, ha chiaramente esigenza di qualcosa di più, di scoprire le novità della scena musicale o di costruirsi un percorso a seconda delle proprie preferenze che possono andare dai concerti di piano solo alla musica per big band. Dall’altro abbiamo pensato a sezioni del programma per chi ama più la musica d’autore o ai giovani che seguono la nuova scena soprattutto inglese, pensando che così si possano avvicinare ad esempio al jazz storico e al jazz italiano. Siamo contenti di presentare anche quest’anno all’interno di Summertime la stagione de I concerti nel Parco con i suoi spettacoli tra teatro canzone, danza, musica classica e world, così che aumenti in maniera esponenziale la contaminazione tra pubblici diversi”.

martedì 24 maggio 2022

Robert Doisneau il pescatore d'immagini. All'Ara Pacis lo sguardo umanista del fotografo della Ville Lumière

Oltre 130 scatti in bianco e nero di quello che è considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. Dal 28 maggio al 4 settembre 2022




Prende il via all'Ara Pacis, una mostra dedicata Robert Doisneau. Oltre 130 scatti in bianco e nero, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge. Rappresentante più famoso della cosiddetta "fotografia umanista", ossia quel tipo di sensibilità visiva che pone l'accento sulla condizione disagiata dell'uomo nella società, Doisneau ha saputo raccontare con empatia la società parigina del Novecento, captando momenti di grazia ed espressioni di felicità, catturando con i suoi scatti la vita quotidiana e le emozioni degli uomini e delle donne che popolavano Parigi e la sua banlieue, dall'inizio degli anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta sarà il suo periodo  prolifico.

Robert Doisneau nasce a Gentilly, un sobborgo di Pargi il 14 aprile del 1912 e muore a Montrouge il 1° aprile del 1994. Fu considerato inoltre, insieme a Henri Cartier-Bresson, uno degli esponenti del fotogiornalismo di strada. 

Artista o fotoreporter, ci ha lasciato immagini che riescono a strapparci un sorriso e, allo stesso tempo, a stringerci il cuore. Perché il suo approccio all’umanità era ben più complesso della semplice leggerezza che si tende ad associare alle sue immagini.

Il soggetto privilegiato di Doisneau è Parigi, dove produce una serie di scatti innovativi, geniali e dominati da una forte carica umana: sono le immagini che lo hanno reso celebre. Quello che più colpisce è che non si tratta di una Parigi convenzionale, quella che domina negli ambienti della pubblicità, della moda, dei giornali o del cinema, ma è una Parigi di piccola gente, di arie di fisarmonica, di grandi e bambini, i cui sguardi trasudano umanità e tenerezza. 

Il tempo, il suo dilatarsi e compenetrarsi con il suo essere fotografo è forse insieme all'istinto, una delle note dominanti del suo lavoro. L'artista preferiva essere definito poeticamente come un "pescatore di immagini" e sentiva la necessità di immergersi completamente nella realtà. 

Società, Foodporn-mania: per gli italiani il cibo batte il sesso

Secondo un indagine nella top ten dei “piaceri della vita” per gli italiani il sesso si colloca solo al terzo posto. La maggior parte degli ...