martedì 21 maggio 2019

Ambiente, Unione Europea: dal 20121 addio alla plastica monouso

Approvata in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea la nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di una serie di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati entro il 2021. L'analisi Coldiretti su dati Eurobarometro.





In Italia un cittadino su quattro (27%) ha già evitato di acquistare oggetti di plastica monouso come piatti, bicchieri o posate mentre ben il 68% ritiene che sarebbe opportuno pagare un sopraprezzo per questi prodotti.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro, diffusa in occasione dell’approvazione in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea di una nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di una serie di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati entro il 2021. Si tratta di un comportamento virtuoso spinto da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale dei propri comportamenti. Un tema che riguarda non solo il rispetto dell’ambiente, ma anche la stessa salute degli animali, da quelli marini fino a quelli da fattoria.

I rifiuti di plastica – spiega nella nota la Coldiretti – sono, infatti, i più diffusi anche nelle campagne, spesso a causa dell’inciviltà di chi abbandona le stoviglie utilizzate per i picnic. Mucche, pecore o cavalli degli allevamenti rischiano così di restare soffocati dai residui come sacchetti o piatti, ma si registrano episodi in cui animali sono morti addirittura a causa di prodotti “di moda” come i resti delle lanterne cinesi che sempre più frequentemente vengono fatte volare in cielo.

Accanto ai comportamenti scorretti dei cittadini, non mancano poi i casi in cui le campagne vengono utilizzate addirittura per lo smaltimento illecito di rifiuti abbandonati nottetempo senza curarsi dei gravissimi danni che ciò comporta all’intero settore agricolo. 

mercoledì 15 maggio 2019

Arte e collezionismo, asta record per i Covoni di Monet

Venduto all'asta a New York per 110 milioni di dollari  “I covoni, ultimi raggi di sole” di Monet. Un record per le tele dell'artista.




Meules di Claude Monet, una delle celebri composizioni dell'artista francese raffigurante i covoni, è stata venduta all'asta da Sotheby's lo scorso 14 maggio a New York, il dipinto inserito dalla nota casa d'aste nel catalogo serale d'arte impressionista e moderna, ha superato tutte le attese raggiungendo la cifra di ben 110,7 milioni di dollari.

Un offerta vincente che supera il precedente record per la somma più alta mai pagata per un'opera di Monet, a testimonianza del valore duraturo e della popolarità del maestro impressionista francese; l'offerta è anche il record per qualsiasi opera d'arte impressionista.

Il dipinto, 73 centimetri per 92 centimetri, è stato realizzato dall'artista nell’inverno tra il 1890 e il 1891 nella casa di Giverny, in Normandia. La tela raffigura un campo soleggiato occupato da due caratteristici covoni di grano dai toni viola e blu. La composizione è parte di una serie di quadri impressionisti dipinti da Monet dal titolo I mucchi di fieno o I covoni (Les Meules). In tutto venticinque dipinti pensati e progettati dall'artista francese in cui la particolarità è quella di ripetere lo stesso modello per mostrare i diversi effetti della luce e dell'atmosfera col passare dei giorni, delle stagioni, e delle condizioni meteorologiche, ma anche al variare dell'ambiente circostante e delle prospettive.

La tela venduta all'asta è quella denominata Covoni, ultimi raggi del sole e si contraddistingue per la dinamicità compositiva messa a nudo da una una vibrante tavolozza di colori in una prospettiva unica. Le linee diagonali forti (una dal punto di vista rivolto a destra, l'altra dai fasci di luce del sole inclinati) si incontrano al centro del lavoro, fondendo gli strati di elaborate pennellate e guidando lo sguardo dello spettatore attraverso la tela. Il risultato è un paesaggio accattivante che emana un senso di profonda armonia e benessere.

Meules fu acquistata per la prima volta da Bertha Honoré Palmer nel 1892. Come moglie del ricco uomo d'affari di Chicago Potter Palmer, la signora Palmer aveva i mezzi per investire liberamente in grandi opere d'arte.

Dopo aver visto I covoni alla monumentale mostra di Monet del 1891 a Parigi, la signora Palmer ne rimase affascinata. Un anno dopo, acquistò il lavoro dal rivenditore di Monet, Paul Durand-Ruel. Sebbene abbia presto rivenduto il dipinto al museo di Parigi, nel novembre del 1892 cambiò idea per l'ultima volta. I covoni, insieme ad altri otto lavori della serie di Les Meules di Monet, sono tornati con lei negli Stati Uniti. Nel corso della sua vita, la signora Palmer rimase un entusiasta ammiratrice dei dipinti della serie di Monet; oltre a I Covoni, possedeva quattro opere della serie Pioppi, tre della cattedrale di Rouen e tre del mattino della serie sulla Senna.

Negli anni successivi, la notevole collezione di opere d'arte impressionista del XIX secolo della signora Palmer è passata attraverso la famiglia Palmer, diventando infine parte della collezione di suo figlio e sua nuora, Honoré & Grace Palmer, dopo la sua morte.

Opera a teatro, serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera

Al Teatro del Lido serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera che presentano un repertorio con brani di Bach, Vivaldi e Schubert. Ingresso libero.


Una serata evento con il Coro uomini e la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera che presentano un repertorio con brani di Bach, Vivaldi e Schubert. 


Nel dettaglio il programma prevede:

• Dal Magnificat di Johann Sebastian Bach, nn. 1, 4, 7, 10, 11, 12
• Dal Gloria di Antonio Vivaldi, nn. 1, 2, 4, 5, 7, 8, 9, 10
• Franz Schubert, Gesange der Geister e Über der Wasser

Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma prende parte alla vita artistica del Costanzi dal 1935 per volontà di Tullio Serafin, Direttore Artistico dell’allora Teatro Reale dell’Opera. Impegno principale del Coro è il repertorio operistico che spazia dal Settecento alla Musica Contemporanea. Tuttavia il Complesso si è distinto in esecuzioni di pregio in ambito sinfonico e sacro: sono da citare i Concerti alla Sala Nervi offerti dal Presidente Giorgio Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI nel 2011 e 2012.

Tournée di successo da ricordare sono l’Expo Universale nel 2000 ad Hannover, Tosca al Cremlino nel 2003 e Nabucco a San Pietroburgo nel 2011. Nel 2004 il Coro ha portato la Messa di Requiem di Verdi alla Sydney Opera House su invito del Maestro Gianluigi Gelmetti.

La qualità delle esecuzioni è stata assicurata dalle collaborazioni con i più celebri Direttori d’Orchestra quali Tullio Serafin, Victor de Sabata, Gianandrea Gavazzeni, Herbert von Karajan, Karl Böhm, Bruno Bartoletti, Carlo Maria Giulini, Giuseppe Patanè, Zubin Mehta, Georges Prêtre, George Solti, Gianluigi Gelmetti. Di particolare importanza il sodalizio artistico con il Maestro Riccardo Muti che ha guidato il Coro in prestigiose produzioni quali Otello, Moïse et Pharaon, Nabucco, Macbeth e Attila.

I più rinomati Direttori di Coro italiani e stranieri hanno da sempre garantito il mantenimento costante dell’alto livello musicale di questa Compagnia. Fra essi si ricordano Giuseppe Conca, Gianni Lazzari, Tullio Boni, Roberto Benaglio, Augusto Parodi, Ine Meister, Marcello Seminara. Per 10 anni ne ha tenuto la Direzione il Maestro Andrea Giorgi.

A partire da settembre 2010, sotto la guida del Maestro Roberto Gabbiani che ne ha assunto la direzione, il Coro ha anche intrapreso una nuova attività concertistica in ambito cameristico.


Teatro del Lido di Ostia

via delle sirene 22
info: 06.5646962 | promozione@teatrodellido.it
www.teatrodellido.it

www.operaroma.it/
www.facebook.com/operaroma
www.instagram.com/opera_roma/

lunedì 13 maggio 2019

Ricerca. Leonardo da Vinci: lunga vita all'Ultima Cena

In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, (Amboise, 1519), la Direzione  del Polo Museale della Lombardia ha intrapreso un restauro ‘ambientale’ presso l’ex-Refettorio di Santa Maria delle Grazie dove è custodita L’Ultima cena, (1495-1498), capolavoro del pittore e genio del Rinascimento. Illustrati oggi in conferenza stampa presso il CNR i problemi conservativi dell’opera, le metodologie di indagine scientifica e l’iconografia dell’Ultima Cena nella produzione pittorica. 






Del lancio del progetto di restauro ambientale dell'Ultima Cena ve ne avevo già parlato su www.youwinemagazine.it. Obiettivo è quello di regalare cinquecento anni di vita in più ed aumentare il numero dei visitatori che lo possono ammirare. Promosso dal Ministero dei Beni Culturali, a cui contribuisce anche Eataly, nota catena di punti vendita specializzati nella vendita e nella distribuzione di generi alimentari made in Italy di qualità, nonché grande amante delle bellezza italiana che ha deciso di muovere un passo concreto a tutela della sua opera d’arte più rappresentativa.

Il Cenacolo è un’opera fragile, per via della tecnica con la quale è stato realizzato: il dipinto non è infatti un affresco, come popolarmente ritenuto, ma un dipinto parietale su intonaco secco, quindi molto fragile e particolarmente delicato che ogni giorno va incontro a un lento degrado accelerato dalle polveri sottili che gli oltre 400.000 visitatori ogni anno portano con sé. Il rischio alla lunga è quello di privare il nostro Paese di uno dei suoi capolavori più straordinari.

Le ricerche avviate hanno così permesso di potenziare e perfezionare il sistema di trattamento e condizionamento dell’aria presente presso il Museo. Si evita così il rischio dell’immissione dall’esterno di polveri sottili e microrganismi dannosi per l’integrità dell’opera, colpita dal degrado già qualche anno dopo la sua esecuzione. Tale intervento permette a un numero maggiore di visitatori di ammirare il dipinto e, nello stesso tempo, di mantenere le condizioni ambientali ideali per l’integrità dell’opera.

Il progetto di restauro, coordinato dal Museo del Cenacolo, ha coinvolto l’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche chiamato a eseguire indagini su campioni di intonaci prelevati in diversi ambienti e in prossimità del capolavoro, l’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro, il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Milano -Bicocca - Dipartimento di scienze dell’ambiente e della terra (Disat) che ha eseguito il monitoraggio dei microinquinanti atmosferici. Hanno inoltre partecipato: il progetto bandiera InterOmics (Cnr- Miur), Eataly, come dicevo, ed il Ministero per i beni e le attività culturali che hanno sostenuto economicamente l’impresa.

La conferenza stampa caratterizzata da un approccio interdisciplinare al tema dell’arte, si terrà oggi a Roma, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Aula Marconi, durante la quale, verranno illustrati: i problemi conservativi dell’opera, le metodologie di indagine scientifica e l’iconografia dell’Ultima Cena nella produzione pittorica.

Intervengono: Massimo Inguscio, Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche; Emanuela Daffra, Direttore Polo Museale Lombardia, Mibac; Chiara Rostagno Polo Museale Regionale della Lombardia Mibac, (Direttore del Museo del Cenacolo 2015-2018); Ezio Bolzacchini, Disat, Università degli Studi di Milano-Bicocca; Luciano Milanesi, Istituto di tecnologie biomediche del Cnr; Lauretta Colonnelli, Corriere della Sera. Modera: Sandra Fiore, Ufficio stampa Cnr. Patrocinio dell'Università degli studi Milano- Bicocca.

venerdì 10 maggio 2019

Mostre, il carro d'oro ospite d'onore al Museo di Roma

In esposizione il carro d’oro di Johann Paul Schor proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Dal 14 maggio al 14 luglio 2019 il Museo di Roma ospita la prestigiosa opera per un atto di reciproca generosità e in seguito al prestito del Carosello nel cortile di palazzo Barberini di Filippo Gagliardi e Filippo Lauri.





Un’occasione speciale per i visitatori del Museo di Roma a Palazzo Braschi: dal 14 maggio al 14 luglio 2019 cittadini romani e turisti potranno ammirare un prestigioso dipinto proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, eccezionalmente esposto nella prima sala del percorso museale. Si tratta de Il carro d’oro di Johann Paul Schor (1615-1674), la celebre raffigurazione dei festeggiamenti che si tenevano per il Carnevale romano in epoca barocca.

L’artista tedesco, originario del Tirolo, giunse a Roma alla fine degli anni Trenta del Seicento, ottenendo da subito commissioni prestigiose da parte di grandi famiglie come i Chigi, i Colonna e i Borghese, conquistandosi anche la fiducia di Gian Lorenzo Bernini, con il quale collaborò alla realizzazione di scenografici “apparati effimeri” in occasioni di molte feste e celebrazioni.

L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi di Firenze.

L’opera degli Uffizi, acquistata nel 2018, è dunque ora esposta al Museo di Roma come atto di reciproca generosità che fa seguito al prestito, accordato in via straordinaria, dell’emblematico e celeberrimo quadro Carosello nel cortile di palazzo Barberini di Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, incluso stabilmente nel percorso espositivo del museo romano e concesso alla mostra fiorentina Il carro d’oro di Johann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi, appena conclusasi.

Si presentano così al pubblico, separate da una sola sala espositiva e quindi idealmente affiancate, due opere conservate nelle rispettive raccolte: quella del Museo di Roma, che raffigura la celebre Giostra dei Caroselli svoltasi durante il Carnevale del 1656, la notte del 28 febbraio, nel cortile di palazzo Barberini, in onore della regina Cristina di Svezia da poco convertitasi al cattolicesimo, e quella delle Gallerie degli Uffizi, che documenta invece il Carnevale del 1664, quando un sontuoso corteo ispirato al mito delle Esperidi sfilò nel centro di Roma per concludersi davanti al palazzo del principe Giovan Battista Borghese, promotore della straordinaria mascherata.

Come già annunciato inoltre, il Museo di Roma ospita, in questo stesso periodo, due importanti mostre di fotografia nelle sale al I° piano. Con 320 immagini conservate nelle ricche raccolte del proprio Archivio Fotografico l’esposizione Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’ottocento a oggi celebra i 180 anni della nascita ufficiale della fotografia con uno straordinario excursus negli ambiti più significativi della storia fotografica della Capitale prima dell'avvento del digitale. Un racconto per immagini che illustra il volto di Roma nel corso delle diverse epoche, dal rapporto con l’antico alla quotidianità della vita romana, dall’architettura alle grandi trasformazioni urbanistiche, e che consente di ricostruire anche l’evoluzione delle tecniche fotografiche.

E poi, Fotografi a Roma. Commissione Roma 2003-2017 e le acquisizioni al patrimonio fotografico di Roma Capitale presenta 100 ritratti straordinari della Capitale realizzati da alcuni dei più grandi fotografi del panorama internazionale che l’hanno raccontata in totale libertà interpretativa per il progetto Rome Commission e da oggi acquisite all’interno della collezione permanente del museo.

lunedì 29 aprile 2019

Arte, osservare e interpretare l'opera con le visual thinking strategies

Nell'ambito della mostra Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione, alla scoperta di due opere esposte nel percorso di mostra con il metodo delle Visual Thinking Strategies (VTS): una discussione di gruppo davanti all’opera. 

Giuseppe Carosi, Angelo dei crisantemi (L’Angelo del dolore), 1921, olio su tavola-particolare 



Il processo prevede la partecipazione attiva e consapevole di ogni osservatore che collabora alla costruzione del significato delle stesse opere osservate. La pratica della VTS reiterata nel tempo può diventare un utile strumento per imparare a confrontarsi autonomamente con le opere d’arte ed un’opportunità per sviluppare competenze quali problem solving e pensiero critico oltre che favorire l’inclusione sociale.

Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione alla Galleria d’Arte Moderna di Roma si arricchisce inoltre di cinque nuove opere in mostra e prolungamento del contest #donneGAM. Le opere di cinque eccezionali protagoniste dell'arte "al femminile" del Novecento arricchiscono la mostra in corso insieme al contest che documenta storie di donne dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta del Novecento.

Cinque omaggi a importanti artiste contemporanee - Marina Abramović, Carla Accardi, Mirella Bentivoglio, Maria Lai e Titina Maselli – si aggiungono alle tante opere già esposte alla Galleria d’Arte Moderna di Roma nella mostra DONNE corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione, in corso con successo e che si protrarrà fino al 13 ottobre 2019.

L’esposizione, a cura di Arianna Angelelli, Federica Pirani, Gloria Raimondi e Daniela Vasta, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Organizzazione Zètema Progetto Cultura, in collaborazione con Cineteca di Bologna e Istituto Luce. Il programma degli eventi è stato realizzato anche con la collaborazione di: Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, RAI Teche e Società Italiana delle Storiche.

Le cinque nuove opere sono un'occasione, unica nel suo genere, per riflettere su alcune delle più eccezionali protagoniste dell'arte "al femminile" del Novecento e sulle differenti modalità di intendere il proprio impegno nell'ambito artistico e pubblico.

A partire dall’opera di Maria Lai Misurare l’infinito (1987), in mostra fino al 5 maggio 2019, in cui i segni-disegni dell’artista si fondono perfettamente con i percorsi di fili, corde e telaio, nella creazione di vere e proprie geografie dell’anima e dell’intelletto.

Si prosegue, dal 7 maggio al 16 giugno 2019, con due grandi opere di Titina Maselli che “aprono e chiudono”, come la stessa artista affermava, il secondo Novecento: “Calciatori“ (1966) e “Ciclista” (1995). Ad accrescere la portata documentativa di questo ”omaggio” sarà trasmessa un’intervista del 1969 alla stessa artista, per la regia di Massimo Mida, grazie alla collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. Esposta anche altra documentazione d’archivio proveniente dalla Fondazione Toti Scialoja.

Per quanto riguarda Marina Abramović, dal 18 giugno al 21 luglio 2019, grazie alla collaborazione con l’Istituzione Bologna Musei - MAMBO Museo Arte Moderna Bologna, sarà trasmesso il video originale della performance dell’artista insieme a Ulay, Imponderabilia, realizzata il 2 giugno 1977 presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, nell’ambito della Settimana Internazionale della Performance. A scandire il tempo della performance la trascrizione filmica delle stesse parole dell’Abramović a ricordo e commento dell’evento.

Carla Accardi sarà presente in mostra dal 23 luglio al 1 settembre 2019 con una serie di opere dei decenni Settanta e Novanta, fra i quali alcuni bozzetti originali inediti e/o da molto tempo non esposti. Come il “Bozzetto per scultura” (1971-’72) per la Scuola elementare Livio Tempesta di Roma e il “Bozzetto” (1971-’72) per la Scuola media all’epoca dedicata a Luigi Fantappié, sempre di Roma. Sarà anche esposta documentazione originale, proveniente da ARCHIVIA Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne di Roma che bene approfondirà l’impegno e l’attività politica e culturale dell’artista.

Dal 3 settembre al 13 ottobre 2019, a chiusura del ciclo, Mirella Bentivoglio sarà presente con l’opera “Lapide a Hravat” (1995-’98), un’installazione di grande impatto visivo ricomposta e riallestita dopo molti decenni appositamente per tale occasione.

Inoltre, il contest #donneGAM, lanciato dalla Galleria d'Arte Moderna lo scorso 21 marzo, sarà prolungato fino al 21 maggio 2019, invitando così il pubblico a postare ancora fotografie di donne protagoniste della propria storia familiare, inviandole tramite la e-mail donne@galleriaartemodernaroma.it. Immagini di nonne, madri, sorelle, compagne, ritratte al lavoro, a scuola, in casa o in altri luoghi di vita, di attività e di impegno per documentare le tante storie di donne dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta del Novecento. Tutte le fotografie pervenute saranno inserite in mostra tramite un monitor, in un'area appositamente allestita.


Galleria d’Arte Moderna
Roma, Via Francesco Crispi, 24

venerdì 26 aprile 2019

Mostre in corso. Fotografi a Roma, un “ritratto” della capitale raccontato attraverso gli scatti di alcuni dei più grandi fotografi del panorama internazionale

Circa 100 immagini straordinarie della Capitale realizzate da importanti fotografi internazionali nella mostra “Fotografi a Roma. Commissione Roma 2003-2017”. In esposizione al Museo di Roma fino al 16 giugno 2019 le immagini contemporanee della città prodotte in quindici anni di Rome Commission e acquisite nella collezione permanente del museo.




Un’acquisizione straordinaria alle collezioni di Roma Capitale: 100 opere dall’intero progetto Commissione Roma, progetto unico per durata e qualità artistica, ideato e curato da Marco Delogu -sviluppatosi nell’arco delle quindici edizioni di “Fotografia. Festival internazionale di Roma” -, sono infatti da oggi acquisite al patrimonio cittadino andando ad arricchire le collezioni dell’Archivio Fotografico del Museo di Roma, e restituendo così uno sguardo contemporaneo sulla città che si inserisce nella narrazione della Roma storica contenuta già nella sua collezione permanente.

Questa vasta produzione fotografica viene presentata fino al 16 giugno 2019 all’interno della mostra FOTOGRAFI A ROMA. Commissione Roma 2003-2017 e le acquisizioni al patrimonio fotografico di Roma Capitale, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Marco Delogu e Federica Pirani. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. Catalogo Gli Ori - Editori Contemporanei.

L’esposizione ha un grande valore per la città e la Sovrintendenza: per quindici anni consecutivi la Commissione Roma ha affidato il ritratto della capitale ad alcuni dei più grandi fotografi del panorama internazionale, che l’hanno ‘raccontata’ in totale autonomia interpretativa, in base alla propria estetica e al proprio vissuto.

Ne è nato un dialogo sincero, non privo di confronti duri: Roma spesso non si riconosce immediatamente, mentre rimane invariato l’equilibrio tra la sua forza visiva e l’identità creativa degli autori. Un confronto che viene da lontano, eredità del Grand Tour, dove artisti contemporanei percorrono la città con i loro linguaggi, cercando di restituire figure mai viste, unire la loro interiorità con la città più “immaginata” della storia, portare i loro mondi.

Tra gli artisti le opere di Josef Koudelka, Olivo Barbieri, Anders Petersen, Martin Parr, Graciela Iturbide, Gabriele Basilico, Guy Tillim, Tod Papageorge, Alec Soth, Paolo Ventura, Tim Davis, Marco Delogu, Paolo Pellegrin, Hans-Christian Schink, Roger Ballen, Jon Rafman, Simon Roberts, Léonie Hampton.

Oltre alle immagini della Commissione Roma sono in mostra anche le foto di Martin Bogren e Rodolfo Fiorenza, anch’esse acquisite al patrimonio fotografico della Sovrintendenza.

L’Archivio Fotografico del Museo di Roma conserva preziose fotografie antiche che testimoniano la nascita e l’evoluzione dell’arte fotografica a Roma dal 1845 a oggi. Attualmente la consistenza delle

collezioni ammonta circa 30.000 positivi - dagherrotipi, carte salate e albuminate, stampe al carbone e ai sali d’argento, fotoincisioni e ferrotipi - e 50.000 negativi su lastra al collodio umido e ai sali d’argento e su pellicola piana.

Per i possessori della MIC Card l’accesso a questa mostra è a pagamento, mentre resta gratuito l’ingresso al museo. Basterà acquistare il biglietto “solo Mostra” secondo la tariffazione indicata.

Si ricorda che, per chi risiede o studia a Roma, è possibile acquistare la MIC, la card che al costo di 5 euro permette l'ingresso illimitato negli spazi del Sistema dei Musei Civici di Roma Capitale per 12 mesi. Con la MIC sono gratuite le visite e le attività didattiche che rientrano nel biglietto d’ingresso al museo a cura dei funzionari della Sovrintendenza Capitolina, mentre non sono comprese le mostre al Museo di Roma a Palazzo Braschi e al Museo dell'Ara Pacis.

Ambiente, Unione Europea: dal 20121 addio alla plastica monouso

Approvata in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea la nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di u...