lunedì 24 gennaio 2022

Caffè espresso italiano: al via la candidatura a patrimonio Unesco

Il Ministero delle Politiche agricole e Forestali ha approvato all’unanimità la candidatura del caffè espresso italiano a patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO. Il caffè espresso italiano tra cultura, rito, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli.




“In Italia il caffè è molto di più di una semplice bevanda: è un vero e proprio rito, è parte integrante della nostra identità nazionale ed è espressione della nostra socialità che ci contraddistingue nel mondo”, ha spiegato il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio, nel dare l’annuncio della decisione con questa denominazione: "Il caffè espresso italiano tra cultura, rito, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli".

“Siamo molto soddisfatti di essere arrivati ad una candidatura unitaria” ha commentato Centinaio annunciando che ”sin da subito la candidatura del caffè espresso italiano sarà trasmessa alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco e confidiamo che questa la approvi e la trasmetta entro il 31 marzo a Parigi. "La tazzina di espresso" - ha continuato Centinaio - "rappresenta per tutti gli italiani un rito sociale e culturale che trova riscontro anche nella letteratura e che appassiona tutto il Paese, da Napoli a Venezia fino a Trieste passando per Roma e Milano. Una candidatura tanto più importante in un momento storico in cui le restrizioni dovute alla pandemia hanno penalizzato i rapporti sociali, molti dei quali avevano come cornice il bancone o il salotto all’aperto di un bar davanti a un buon caffè italiano”.

Il Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Tradizionale Italiano insieme alla Regione Campania sono stati i promotori per ottenere il riconoscimento dell'espresso italiano a Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Con il termine “Espresso”, che in italiano antico indica un prodotto ottenuto, tramite spremitura, o in qualche modo estratto al momento, è denominato il caffè consumato velocemente nei locali dei bar e delle caffetterie, preparato espressamente per il cliente con un particolare metodo di estrazione, utilizzando una speciale macchina che consente di ottenere una bevanda servita in tazzina molto concentrata, cremosa, dal gusto e dall’aroma intensi.

Le prime invenzioni e i primi brevetti delle macchine professionali per espresso in Italia risalgono alla fine del XIX secolo. Le macchine per caffè espresso, oggetto di continua evoluzione a livello tecnologico, sono oggi diffuse in tutto il mondo. Questo metodo di preparazione noto oggi in tutto il mondo come simbolo del caffè italiano, è quello che sicuramente riesce a esaltare al meglio le caratteristiche visive ed organolettiche del caffè. Come fatto culturale, la stragrande maggioranza degli Italiani inizia la sua giornata con un caffè espresso consumato al bar; lo ordina in ufficio durante una pausa di lavoro; vi termina il pasto di mezzogiorno e a volte anche quello serale. Il caffè scandisce così il tempo giornaliero, sia per il suo preciso ricorrere nelle varie fasi della giornata sia perché è esso stesso una misura del tempo. E proprio "giusto il tempo di un caffè, oppure “prendo un caffè e arrivo” sono frasi ricorrenti nel linguaggio italiano riferite ai tempi precisi della sua istantanea e codificata preparazione. La bevanda è anche sinonimo di convivialità e incontri. “prendiamo un caffè?” è una frase consueta utilizzata per socializzare, suggellare un affare, avere un’interruzione di attività, vedersi tra amici, intraprendere una relazione.

Le caffetterie dove si somministra il caffè nascono in epoca precedente l’invenzione dell’espresso e sono presenti in tutta Europa dal 1700 con la diffusione di questa bevanda quando ancora non era preparata con la procedura a pressione. All’epoca, il caffè costituiva una pratica riservata alla borghesia illuminata e innovativa, apprezzato dagli intellettuali e dagli spiriti liberi come corroborante e aiuto alla concentrazione. I “Caffè” sono ritrovo per scrittori, artisti e innovatori sociali; il luogo dove scambiare le idee e, a volte, elaborare le opere. La più importante rivista dell’Illuminismo italiano che si chiamava proprio Il Caffè, fu fondata e scritta da Pietro Verri e simulava proprio le discussioni in un caffè. L’atmosfera dei caffè veneziani è stata immortalata ne La bottega del caffè di Carlo Goldoni, in cui vengono descritti i rapporti fra borghesi in ascesa (fra cui lo stesso gestore della bottega) e nobili decadenti.

La trasformazione degli esercizi di vendita si è attuata in Italia negli ultimi 150 anni con l’introduzione della macchina da caffè espresso. Grazie ad essa i locali si sono rinnovati mantenendo la tradizione e le caratteristiche storiche artigianali. Furono soprattutto le piazze a riempirsi dei tavolini dei caffè: sotto i portici della piazza principale esercitavano la propria attività almeno due caffè contrapposti, i cui nomi si ripetevano simili da una cittadina all’altra.

Alla progettazione delle macchine, divenute oggetto di design, contribuiscono le firme più prestigiose della creatività italiana, tra cui Giò Ponti e Bruno Munari. La macchina professionale per caffè espresso contraddistingue con la sua presenza il locale che si avvale dell’assistenza del Torrefattore e di tutto il complesso sistema produttivo. La facilità operativa e la qualità del prodotto agevolano lo sviluppo degli esercizi momento finale di  questo  particolare  sistema  di  produzione integrato,  tipico  italiano,  che  unisce  ricerca,  capacità  imprenditoriale, innovazione, design, e patrimonio nella cultura del caffè espresso tradizionale.

Per un italiano è quasi impossibile rinunciare all’offerta di un caffè o terminare un pasto senza l’Espresso. E’ ritenuto il modo migliore per iniziare una giornata, ritrovare energia, ricaricarsi e anche fare una pausa e rilassarsi. E’ qualcosa da offrire con piacere ad altre persone. Con il suo costo  contenuto risolve ottimamente la consuetudine sociale italiana di offrire una consumazione al bar. Costituisce anche un modo per fare del bene: a Napoli esiste da sempre "il caffè sospeso", ovvero l'usanza di lasciare un caffè pagato alla cassa del bar per offrire un espresso anonimamente a chi non possa permetterselo.

Discovering Bach: Paolo Fresu apre alla classica la sua etichetta Tǔk Music

Paolo Fresu inaugura la Tǔk Classic, sezione della Tǔk Music dedicata ai suoni della classica. A inaugurare la sezione è ''Discovering Bach'' della pianista Maria Cefalà, in uscita il 28 gennaio su Cd e in digitale.




Il 28 gennaio il noto jazzista sardo Paolo Fresu inaugura la Tǔk Classic, sezione della Tǔk Music, dedicata ai suoni della classica, con “Discovering Bach” della pianista Maria Cefalà. Il rapporto tra Paolo Fresu e la musica classica è da sempre intenso e proficuo: è un rapporto che si è sviluppato negli anni con riletture del repertorio di Bach, Haendel, Monteverdi, Rossini e Bellini e con le collaborazioni con Mario Brunello, Giovanni Sollima, Virtuosi Italiani, i Solisti Veneti e l’Orchestra da Camera di Perugia, a sottolineare le affinità che esistono tra classica e jazz. 

Spinto com’è da una inesauribile curiosità e attratto dalle sfide inconsuete, con la pubblicazione di “Discovering Bach” della pianista Maria Cefalà in uscita il 28 gennaio su Cd e in digitale, Fresu inaugura la Tǔk Classic, sezione della Tǔk Music, l’etichetta da lui fondata nel 2010 e dedicata ai suoni della classica.

E’ nota la passione del trombettista per il periodo barocco e appare quindi naturale che ad inaugurare la nuova sezione dell’etichetta ci sia una rilettura di Bach; ma è anche significativo e coerente col percorso artistico di Fresu che l’artista prescelta abbia un approccio singolare e per niente ortodosso.

Quella della trentenne pianista pavese Maria Cefalà è una storia di rinascita: diplomatasi in pianoforte a 20 anni, nel momento in cui avrebbe dovuto spiccare il volo subisce l’infiammazione di un nervo e per tre anni non riesce più a suonare. La fine? No, l’inizio. Perché quando tutto sembra normalizzarsi nella rinuncia definitiva alla tastiera sarà l’ucraina Anna Kravtchenko, icona del pianismo mondiale, a valorizzare il suo lavoro definendo il Bach di Maria ‘all’italiana’. 

E’ nel loro rapporto che prende forma il progetto “Discovering Bach” i cui primi passi di vita ripercorrono l’irritualità di tutto il percorso della Cefalà: in un tour di cinque carceri italiane (San Vittore a Milano, Torre del Gallo a Pavia, Canton Mombello a Brescia,  Poggioreale a Napoli, Carcere dei Piccolini a Vigevano) Maria trova il primo pubblico a cui raccontare con ironia la parabola di rinuncia e rinascita di un’amante della musica che non si riconosce nel sistema, ma anche la vita di Bach, in un percorso di umanizzazione del monumento che sembra sempre più necessario a qualsiasi percorso divulgativo. Il progetto discografico si concretizza quindi con la registrazione presso il teatro Besostri di Mede.

La copertina del disco è un’opera realizzata ad hoc dall’artista americano Neal Peterson, ed è la rielaborazione grafica di uno spartito autografo di Bach. 

Le opere successive della Tǔk Classic, come avvenuto con la Tǔk Air, seguiranno la medesima serialità utilizzando i “mandala urbani” della serie Cities dello stesso Peterson: dal 2015, infatti, l’artista visita diversi luoghi e ne fotografa i dettagli (architettura, arte pubblica, vegetazione), poi li combina digitalmente fino a comporre queste splendide texture circolari.



DISCOVERING BACH 

J.S. BACH

Invenzioni a due voci BWV 772 – 786

Concerto Italiano BWV 971

Partita in mi minore BWV 830

domenica 23 gennaio 2022

Ennio, Tornatore porta al cinema il ritratto a tutto tondo e più intimo del grande maestro Morricone

E' stato il musicista più popolare e prolifico del XX secolo, il più amato dal pubblico internazionale, due volte Premio Oscar, autore di oltre 500 colonne sonore indimenticabili. Tornatore porta al cinema Ennio: il ritratto a tutto tondo e più intimo di Ennio Morricone. Distribuito da Lucky Red in collaborazione con Timvision, arriva in anteprima il 29 e 30 gennaio.  




Scomparso nel luglio del 2020, il grande compositore due volte Premio Oscar, torna sul grande schermo con un documentario straordinario diretto da Giuseppe Tornatore e intitolato semplicemente Ennio, a sottolineare il legame affettuoso e non solo professionale che legava i due artisti. Il documentario racconta così il musicista, autore di oltre 500 colonne sonore, attraverso una lunga intervista e conversazione con il regista italiano, autore di Nuovo Cinema Paradiso. Ad accompagnare questo intenso dialogo ci sono anche le testimonianze di artisti e registi come Bertolucci, Montaldo, Bellocchio, Argento, i Taviani, Verdone, Barry Levinson, Roland Joffè, Oliver Stone, Quentin Tarantino, Bruce Springsteen, Nicola Piovani, Hans Zimmer e Pat Metheny, che hanno avuto l’onore di lavorare con Morricone, oltre alle memorabili musiche e immagini d’archivio. 

Ma Ennio è anche un’indagine volta a svelare ciò che di Morricone si conosce poco. Come la sua passione per gli scacchi, che forse ha misteriosi legami con la sua musica. Ma anche l’origine realistica di certe sue intuizioni musicali come accade per l’urlo del coyote che gli suggerisce il tema de Il buono il brutto, il cattivo, o il battere ritmato delle mani su alcuni bidoni di latta da parte degli scioperanti in testa ad un corteo di protesta per le vie di Roma che gli ispira il bellissimo tema di Sostiene Pereira. Un’attitudine all’invenzione che trova conferma nel suo costante amore per la musica assoluta, e la sua vocazione a una persistente sperimentazione.

La pellicola, presentata per la prima volta in occasione della  78esima Mostra del Cinema di Venezia Fuori Concorso, vedrà ora due giorni di anteprime su tutto il territorio nazionale, il 29 e 30 gennaio 2022, e poi arriverà in tutti i cinema dal 17 febbraio, distribuito da Lucky Red in collaborazione con timvision.

“Ho lavorato venticinque anni con Ennio Morricone” dice Tornatore. “Ho fatto con lui quasi tutti i miei film, per non contare i documentari, gli spot pubblicitari e i progetti che abbiamo cercato di mettere in piedi senza riuscirci. Durante tutto questo tempo il nostro rapporto di amicizia si è consolidato sempre di più. Così, film dopo film, man mano che la mia conoscenza del suo carattere di uomo e di artista si faceva più profonda, mi sono sempre chiesto che tipo di documentario avrei potuto fare su di lui. E oggi si è avverato il mio sogno”.

sabato 22 gennaio 2022

Scienza, memorizziamo la musica grazie a un network cerebrale non associato alla percezione uditiva

Uno studio realizzato da un gruppo di ricerca internazionale tra cui l’Università di Bologna ha svelato un meccanismo di connettività funzionale del cervello alla base della memorizzazione della musica. Lo studio dal titolo “Rapid encoding of musical tones discovered in whole-brain connectivity” è stato pubblicato sulla rivista NeuroImage.




Quando ascoltiamo e cerchiamo di memorizzare un brano musicale, nel nostro cervello non si attivano solamente le aree della corteccia uditiva, ma in tempi rapidissimi prende vita anche un ampio network di altre aree cerebrali di norma non associate alla percezione uditiva. Non solo: la struttura di questo network varia a seconda delle conoscenze musicali e delle capacità della nostra memoria di lavoro.

Lo riporta uno studio pubblicato sulla rivista NeuroImage e realizzato da un gruppo di ricerca internazionale che coinvolge l’Università di Bologna, l’Università di Oxford (Regno Unito) e l’Università di Aarhus (Danimarca).

Per ottenere questi risultati, gli studiosi hanno combinato l’utilizzo della magnetoencefalografia (MEG), uno strumento di ultima generazione che permette di misurare l’attività cerebrale delle persone con altissima risoluzione temporale, con quello della risonanza magnetica (MRI).

Durante l’esperimento, è stata così registrata l’attività cerebrale di 68 partecipanti mentre questi ascoltavano un brano musicale composto da J.S. Bach cercando di memorizzarne più dettagli possibile. I partecipanti sapevano infatti che in un momento successivo avrebbero dovuto svolgere un compito di riconoscimento della musica ascoltata.

"Le nostre analisi hanno evidenziato che, durante la memorizzazione dei suoni, si attiva non solo una prevalente risposta della corteccia uditiva primaria e secondaria, ma anche un ben più ampio network di aree cerebrali funzionalmente connesse, che include tanto la corteccia uditiva che ippocampo, giro del cingolo, insula, operculum frontale: tutte regioni cerebrali normalmente non associate alla percezione uditiva, ma implicate in funzioni più complesse inerenti processi di memoria, attenzione e decision-making", spiega Leonardo Bonetti, primo autore dello studio. "Si tratta di pattern di connettività funzionale che sono stati riscontrati entro i primi 220 milliscondi dopo la presentazione di ciascun suono: un risultato che indica l'estrema rapidità con cui il cervello elabora i suoni e ne codifica la rappresentazione per conservarli in memoria".

La capacità di memorizzare informazioni è una delle abilità cognitive centrali sia per gli esseri umani e che per gli animali, fondamentale per il processo di apprendimento a partire dall’esperienza. E la musica è una forma artistica particolarmente adatta per esplorare i meccanismi di questo processo, perché nasce a partire dalla combinazione logica di una sequenza di oggetti (i suoni) in uno spazio temporale.

Sfruttando questo elemento, i ricercatori hanno quindi indagato i rapidi pattern di connettività funzionale fra diverse aree cerebrali che sono associati alla memorizzazione dei suoni. Rivelando un’importante differenza fra attività cerebrale (l’attivazione delle aree cerebrali in relazione al processamento dei suoni) e connettività cerebrale (la comunicazione che avviene fra diverse aree cerebrali durante la memorizzazione). Rispetto a quest’ultimo elemento, inoltre, è anche emerso come il network di aree cerebrali che viene attivato presenti caratteristiche diverse a seconda delle conoscenze musicali e delle capacità uditive associate alla memoria di lavoro dei soggetti coinvolti.

giovedì 20 gennaio 2022

Dai romantici a Segantini. Storie di lune e poi di sguardi e montagne: a Padova i capolavori della collezione Reinhart

Dai romantici a Segantini. Storie di lune e poi di sguardi e montagne. Settantacinque opere dalla Fondazione Oskar Reinhart, scelte personalmente da Marco Goldin, aprono il grande progetto sulle "Geografie dell’Europa. La trama della pittura tra Ottocento e Novecento", a partire proprio dal romanticismo in Germania con i suoi esponenti maggiori da Friedrich a Runge a Dahl. La mostra a Padova dal 29 gennaio.




La grande esposizione "Dai romantici a Segantini. Storie di lune e poi di sguardi e montagne. Capolavori dalla Fondazione Oskar Reinhart" è il primo capitolo del nuovo, ampio progetto espositivo concepito da Marco Goldin. Una sequenza di grandi esposizioni, a dar vita a un vasto scenario artistico e storico, che darà conto della situazione della pittura in Europa lungo tutto il corso del XIX e parte del XX secolo, secondo una divisione nazionale o in aree contigue.

La costruzione della mostra si appoggia sulla stupefacente collezione compresa nella Fondazione Oskar Reinhart, facente parte della straordinaria rete del Kunst Museum di Winterthur, uno dei poli artistici di maggior interesse della Confederazione elvetica. Sette sezioni tematiche, cronologicamente distese lungo i decenni, consentono al visitatore di "appropriarsi" dell’arte svizzera e tedesca dell’Ottocento.

“Padova, recentemente riconosciuta Patrimonio Unesco per il suo essere “Urbs Picta” offrirà a padovani e turisti la prima mostra di questo grandioso ciclo, qualcosa di assolutamente inedito per il pubblico italiano, che si troverà coinvolto entro i confini di una storia meravigliosa, fatta di paesaggi incantati e ritratti indimenticabili - affermano il sindaco, Sergio Giordani, e l’assessore alla cultura, Andrea Colasio - È con grande piacere che ospitiamo questa nuova grande mostra, frutto della passione e della competenza di Marco Goldin e della sua Linea d’ombra. Abbiamo detto, fin dall’inizio del nostro impegno amministrativo, che la politica culturale a Padova doveva comprendere anche – naturalmente non solo – grandi mostre di respiro per inserire in maniera stabile la nostra città nel grande circuito nazionale e internazionale delle esposizioni. Mostre che mettano la città sotto i riflettori in modo continuativo, non solo per la loro attrattività verso il grande pubblico, ma anche per la qualità e il rigore dei contenuti offerti. Grazie alla sua politica culturale, Padova si dimostra città d’arte e di cultura, capace di offrire appuntamenti di assoluto livello negli ambiti più diversi, a conferma della vivacità e curiosità intellettuale che da sempre caratterizza la città”.

“Sono centinaia le opere tedesche e svizzere conservate nella collezione, la cui importanza è sempre stata ben riconosciuta, tanto che quasi trent’anni fa una selezione alta viaggiò in alcuni dei maggiori musei americani ed europei, dal County Museum di Los Angeles al Metropolitan di New York, dalla Nationalgalerie di Berlino alla National Gallery di Londra. E mai più da allora – spiega il curatore, Marco Goldin - Oggi, a distanza di quasi tre decenni da quella prestigiosa tournée, 75 opere dalla Fondazione Oskar Reinhart giungono a Padova. La mostra sarà un racconto, appunto, nuovo e pieno di fascino per il pubblico italiano, che verrà condotto a viaggiare, attraverso opere di grande bellezza, entro una pittura che dalla strepitosa modernità dei paesaggi di fine Settecento in Svizzera di Caspar Wolf, che quasi anticipa Turner, arriverà fino a Segantini. In mezzo, una vera e propria avventura della forma e del colore, con paesaggi meravigliosi e ritratti altrettanto significativi procedendo poi dal romanticismo ai vari realismi sia tedeschi sia svizzeri. Quindi, vere e proprie sezioni monografiche come quelle dedicate a Böcklin e Hodler, fino all’impressionismo tedesco e alle novità, francesizzanti, del colore di pittori svizzeri come Cuno Amiet e Giovanni Giacometti, il papà del grande scultore Alberto. Tra Hodler e Segantini nasce la devozione emozionata per la montagna che è insieme spalto fisico e categoria dello spirito. La mostra – chiude il curatore - ne darà ampia e appassionata testimonianza, innalzando così alla natura un vero e proprio inno”.


Dai romantici a Segantini. Storie di lune e poi di sguardi e montagne
Dal 29 Gennaio 2022 al 05 Giugno 2022
Padova, Centro San Gaetano
Via Altinate 71
www.lineadombra.it

mercoledì 19 gennaio 2022

International Classical Music Awards, Categoria Choral: vince il Coro Ghisleri con la “Petite Messe solennelle” di Rossini

International Classical Music Awards (ICMA) annuncia i vincitori per il 2022: grandi successi per l’Italia con Cardaropoli, Kainrath, Prandi e il Teatro Bellini di Catania. Nella categoria choral vince il Coro Ghisleri con la “Petite Messe solennelle” di Rossini.




Prosegue anche all’inizio del 2022 la felice onda di successi che ha caratterizzato il 2021 per il nostro Paese, dagli Europei di Calcio al Premio Paganini: questa volta si tratta dei prestigiosi International Classical Music Awards (ICMA), la cui giuria – di cui fa parte per l’Italia la rivista MUSICA e il suo direttore Nicola Cattò, segretario generale ICMA -- ha annunciato i vincitori dei 26 premi dell'edizione 2022. Giulio Prandi e il Coro e Orchestra Ghislieri vincono del premio della Critica Musicale Europea-International Classical Music Awards (ICMA)

"La nostra giuria internazionale e indipendente ha selezionato i vincitori da una lista di nomination che comprende 377 produzioni e una vasta gamma di artisti ed etichette. I nostri vincitori sono l'espressione del più alto livello artistico, e la lista dei premi dimostra che la nostra giuria non si accontenta di una valutazione superficiale dell'industria musicale, ma esegue un'analisi completa e approfondita. 

La lista dei vincitori comprende molti musicisti rinomati, ma anche meno noti e giovani e non meno di 17 etichette!" ha affermato Remy Franck, presidente della giuria. Tra gli italiani vincitori, i violinisti Gennaro Cardaropoli e Julian Kainrath, rispettivamente giovane artista dell'anno e vincitore del Discovery Award.

Fra i premi discografici, spicca nella categoria Choral il successo di Giulio Prandi e del Collegio Ghislieri di Pavia con l’incisione della Petite messe solennelle di Rossini per l’etichetta Arcana: la prima ad utilizzare l’edizione critica della partitura. E poi l’incisione “catanese” del Pirata di Bellini, protagonisti Javier Camarena e Marina Rebeka, realizzata con i complessi del Teatro Massimo Bellini di Catania diretti da Fabrizio Maria Carminati (Prima Classic).

Il direttore d'orchestra Adam Fischer vince il premio alla carriera; Sebastian Androne vince il premio come miglior compositore. Château de Versailles Spectacles è l'etichetta dell'anno. Il Premio dell’Orchestra va a Francisco Coll. I premi speciali sono assegnati al direttore d'orchestra Pierre Cao e al pianista Michael Korstick. Nelle categorie audio e video, sono state premiate 17 produzioni.

I vincitori ricevono i trofei dell'ICMA durante la cerimonia annuale di premiazione che avrà luogo alla Philharmonie di Lussemburgo il 21 aprile. Questa serata prevede anche un concerto di gala con la partecipazione di alcuni dei vincitori e dell'Orchestra Filarmonica del Lussemburgo diretta da Adam Fischer. Il concerto sarà trasmesso in diretta dalla radio pubblica lussemburghese 100.7 e successivamente dalle stazioni radio della rete mondiale dell'Unione europea di radiodiffusione.

Gli International Classical Music Awards sono i riconoscimenti più importanti per la musica classica a livello internazionale. La giuria è composta da critici musicali professionisti delle più importanti riviste, servizi online e stazioni radio: Andante (Turchia), Crescendo (Belgio), Das Orchester (Germania), Deutsche Welle (Germania), IMZ (Austria), MDR-Klassik (Germania), Musical Life (Russia), Musica (Italia), Musik & Theater (Svizzera), Opera (UK), Orpheus Radio (Russia), Papageno (Ungheria), Pizzicato (Lussemburgo), Polskie Radio Chopin (Polonia), Radio 100,7 (Lussemburgo), Radio Romania Muzical (Romania), Resmusica.com (Francia), Scherzo (Spagna), Rondo Classic (Finlandia), Unison (Croazia).

Le motivazioni dei premi assegnati agli italiani

GIOVANE ARTISTA DELL'ANNO

Gennaro Cardaropoli, violino

A soli 24 anni, Gennaro Cardaropoli è uno dei talenti più puri della scena violinistica internazionale: unico italiano a vincere il Premio Grumiaux, negli ultimi anni si è esibito a Vienna, Berlino e New York e ha debuttato con Warner Classics. E nel suo modo di suonare si sente chiaramente l'eredità della scuola di Salvatore Accardo, insieme a un'eleganza espressiva e una sottigliezza di fraseggio che sono riservate solo ai grandi artisti.

DISCOVERY AWARD

Julian Kainrath, violino

Il violinista Julian Kainrath, nato a Merano nel 2005, è borsista della Liechtenstein Music Academy. Ha già attirato l'attenzione in diverse occasioni. Al Verbier Festival 2019 ha incontrato Marc Bouchkov, che da allora è il suo mentore. L'incontro con il pianista Till Fellner un anno dopo gli ha aperto ulteriori opportunità per mostrare il suo talento e svilupparsi. La scorsa estate, all'Accademia Chigiana di Siena, il successivo incontro artisticamente importante è avvenuto con Ilya Gringolts. L'ICMA segue con grande interesse il continuo e costante sviluppo di Julian Kainrath e lo conferma con il Discovery Award 2022.

MUSICA CORALE

Gioachino Rossini: Petite Messe Solennelle

Sandrine Piau, soprano, Josè Maria Lo Monaco, mezzosoprano Edgardo Rocha, tenore, Christian Senn, baritono Francesco Corti, Cristiano Gaudio, pianoforte - Daniel Perer, armonium Coro Ghislieri Giulio Prandi Arcana.

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La Petite Messe Solennelle è un capolavoro enigmatico e misterioso. Forse solo con questa registrazione (che per la prima volta si avvale della nuova edizione critica), meravigliosamente diretta da Giulio Prandi con il Coro Ghislieri e quattro cantanti di prim'ordine, si possono veramente comprendere i misteri del vecchio Rossini, che strizza l'occhio al teatro d'opera ma da una prospettiva ormai distanziata.

Gioachino Rossini, Petite messe solennelle

Prima registrazione mondiale basata sull’edizione critica di Davide Daolmi per solisti, coro, due pianoforti e armonio, volume 4, sezione 3 (2013) delle Opere di Gioachino Rossini, pubblicate dalla Fondazione Rossini, Pesaro

Sandrine Piau – soprano
Josè Maria lo Monaco – contralto
Edgardo Rocha – tenore
Christian Senn – basso
Coro Ghislieri

Valentina Argentieri, Caterina Iora, Marta Redaelli, Jiyeong Son – soprani.
Giulia Beatini, Silvia Capobianco, Isabella Di Pietro, Maria Chiara Gallo – contralti
Michele Concato, Raffaele Giordani, Massimo Lombardi, Roberto Rilievi – tenori
Guglielmo Buonsanti, Renato Cadel, Alessandro Nuccio, Giacomo Serra –bassi

Francesco Corti – primo pianoforte, Érard No.14231, 1838 (“Piano en forme de clavecin”) Cristiano Gaudio – secondo pianoforte, Pleyel No. 23635, 1856 (“Piano Petit Patron”) Deniel Perer – armonium Alexandre à mains doubles, 1890

Giulio Prandi – direttore

Link all’ascolto dell’album www.dropbox.com/sh/0u3741d9yihnu1x/AADyBQ7w9h0SPD1w3T18nmtQa


OPERA

Vincenzo Bellini: Il Pirata

Javier Camarena, Marina Rebeka, Franco Vassallo Antonio Di Matteo, Gustavo De Gennaro, Sonia Fortunato Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini di Catania Fabrizio Maria Carminati Prima Classic.

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Questa registrazione de Il Pirata di Bellini proviene da dove l'opera è ambientata: la Sicilia. Con la sua voce leggera, flessuosa e ancora molto giovane, Javier Camarena è un interprete ideale del ruolo del titolo. Marina Rebeka interpreta Imogene in modo espressivo e con sublime impeto drammatico.

Con il suo ricco timbro baritonale, Franco Vassallo è un Ernesto di grande impatto. Tutti gli altri ruoli sono ben interpretati, e eccellenti sono anche le prove dell'orchestra e del coro del Teatro Massimo Bellini che contribuiscono a rendere questa registrazione un vero piacere

giovedì 13 gennaio 2022

Concerti, Esplorando Schubert: il Quartetto Cremona di scena alla Sapienza apre la seconda parte della stagione 2021-2022

Esplorando Schubert, il Quartetto Cremona apre la seconda parte della stagione 2021-2022 de I concerti all'aula magna a cura dell'Istituzione Universitaria dei Concerti. In programma martedì 18 gennaio ore 20.30.




Ospite della IUC in esclusiva su Roma da molti anni, dopo i cicli su Beethoven e Mozart il Quartetto di Cremona ha il compito di aprire questa seconda parte di stagione il 18 gennaio 2022 con un nuovo percorso dal titolo Esplorando Schubert.  Il ciclo, in due concerti, si concluderà a novembre 2022 con “La Morte e la fanciulla” e il Quintetto per archi D 956, con la partecipazione del violoncellista Eckart Runge.

“Siamo felici di tornare alla IUC a suonare una bellissima integrale in miniatura, che prevede l’esecuzione delle ultime opere cameristiche per archi di Franz Schubert.  – ci racconta il Quartetto di Cremona – “Dopo aver proposto le grandi integrali di Beethoven e Mozart, abbiamo avvertito la necessità di tornare a confrontarci con uno degli autori che ha maggiormente contribuito alla nostra formazione musicale, che più ci ha trasmesso negli anni e con il quale, pur avendo sempre avuto un grande feeling, sentiamo ora una vicinanza ancora più stretta. A nostro parere, ciò che maggiormente caratterizza la musica di Schubert è l’elemento autobiografico. La fragilità fisica, la spiccata sensibilità e il timoroso rispetto di Schubert nei confronti del contemporaneo Beethoven traspaiono dalle sue note definendone il carattere e mettendo quasi in secondo piano un’abilità tecnico-compositiva di prim’ordine. Se da “Rosamunda” al Quartetto in Sol maggiore, passando per “La morte e la fanciulla”, l’ascoltatore intraprende un viaggio tra sentimenti talvolta delicati e privati, contrastanti e definitivi talaltre, con il Quintetto in do maggiore si raggiunge il capolavoro che tutto include. Il Quintetto, che avremo il piacere di suonare con il violoncellista e amico Eckart Runge, crea il momento che rende l’esecutore ascoltatore a sua volta: insieme al pubblico assiste ad un racconto bellissimo in cui il passo dall’abisso al sublime è brevissimo”.

Fin dalla propria fondazione nel 2000, il Quartetto di Cremona si è affermato come una delle realtà cameristiche più interessanti a livello internazionale ed è regolarmente invitato ad esibirsi nei principali festival e rassegne musicali in Europa, Sudamerica, Stati Uniti e in Estremo Oriente, riscuotendo unanimi consensi di pubblico e critica.

Nel 2020 il Quartetto di Cremona ha festeggiato i suoi primi vent’anni di carriera, un traguardo per il quale sono stati ideati progetti concertistici e discografici, sviluppati nel corso di stagioni consecutive. Nonostante l’emergenza pandemica, nella stagione 20/21 l’ensemble ha debuttato al Rudolfinum di Praga, alla CRR Concert Hall di Istanbul e si è esibito in Germania, Francia, Scandinavia, oltre che presso le maggiori società concertistiche italiane. Nella stagione 21/22, terrà concerti a Milano, Roma, Napoli, Madrid, Linz, Montreal, Houston, e farà il proprio debutto alla Chamber Music Society del Lincoln Center di New York e al Festival Internazionale di Kuhmo (Finlandia).

In campo discografico, a novembre 2020 è uscito “Italian Postcards” (Avie Records), un omaggio musicale al nostro paese attraverso pagine di Mozart, Wolf, Čajkovskij e una nuova composizione di Nimrod Borenstein. Nella primavera 2019, con la partecipazione del violoncellista Eckart Runge, è uscito un doppio CD dedicato a Schubert, mentre nel 2018 si è conclusa la pubblicazione dell’integrale dei Quartetti di Beethoven (Audite), che ha ottenuto prestigiosi premi discografici ed importanti riconoscimenti dalla critica specializzata.

Dall’autunno 2011 l’ensemble è titolare della cattedra del “Corso di Alto Perfezionamento per Quartetto d’Archi” presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona, città da cui nel 2015 è stato insignito della cittadinanza onoraria.

Particolarmente attento alla formazione e al sostegno dei giovani musicisti, il Quartetto di Cremona è regolarmente invitato a tenere masterclass in Europa, Nord e Sud America, Asia ed è tra i partner de “Le Dimore del Quartetto”.

L’ensemble è anche testimonial per Thomastik Infeld Strings e del progetto internazionale “Friends of Stradivari”, grazie al quale è stato il primo quartetto italiano a suonare per un tempo prolungato il “Paganini Quartet” di Antonio Stradivari, in prestito dalla Nippon Music Foundation (Tokio).

Esplorando Schubert

1° concerto

Schubert Quartetto in la minore op. 29 D 804 “Rosamunde”

Quartetto in sol maggiore op. 161 D 887

Il ciclo proseguirà nella stagione 2022-2023

QUARTETTO DI CREMONA

Cristiano Gualco

violino Nicola Amati, Cremona 1640

Paolo Andreoli

violino Paolo Antonio Testore, Milano ca. 1758 (Kulturfonds Peter Eckes)

Simone Gramaglia

viola Gioachino Torazzi, ca. 1680 (Kulturfonds Peter Eckes)

Giovanni Scaglione

violoncello Dom Nicola Amati, Bologna 1712 (Kulturfonds Peter Eckes)

Caffè espresso italiano: al via la candidatura a patrimonio Unesco

Il Ministero delle Politiche agricole e Forestali ha approvato all’unanimità la candidatura del caffè espresso italiano a patrimonio immater...