martedì 24 marzo 2020

Coronavirus, Regione Lazio: firmato protocollo d’intesa per l’individuazione di un vaccino contro il COVID-19

Al via il protocollo d’intesa tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’IRCCS “Spallanzani”, per l’individuazione di un vaccino contro il COVID-19. Stanziati 8 milioni di euro.







E’ stato firmato oggi il protocollo d’intesa tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’IRCCS “Spallanzani”, per l’individuazione di un vaccino contro il COVID-19. Per la realizzazione di questo obiettivo sono stanziati 8 milioni di euro, 5 milioni a carico della Regione Lazio, trasferiti allo Spallanzani, e 3 milioni a carico del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica.

Con il protocollo d’intesa vengono messe in campo tutte le azioni necessarie per contribuire alla soluzione dell’emergenza epidemiologica, attraverso l’iniziativa di ricerca tecnico-scientifica, che punta alla individuazione nel più breve tempo possibile di un vaccino contro il COVID-19, che sarà finalizzato all’uso clinico e nello studio clinico di Fase I.

Impegno comune, delle Istituzioni e degli enti di ricerca coinvolti, è mettere a disposizione competenze, professionalità, strutture, risorse umane e finanziarie, collaborando, cooperando e mettendo in atto ogni azione possibile per il raggiungimento dell’obiettivo concreto.

Tutti i firmatari del protocollo assicurano l'impegno delle proprie organizzazioni. Il Cnr e lo Spallanzani sono autorizzati, in stretta collaborazione e cooperazione e per le rispettive competenze, ad avviare ogni azione e attività scientifica, tecnica e gestionale per trovare il vaccino contro il Covid-19. La conduzione della ricerca sarà monitorata da un comitato internazionale che sarà individuato congiuntamente da Cnr e Spallanzani di concerto con i due Ministeri. Il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero della Salute si impegnano a sostenere l’intervento con iniziative di supporto e facilitazione, anche con l’eventuale coinvolgimento degli altri enti di ricerca vigilati e delle università.

La Regione Lazio si impegna a mettere a disposizione la propria organizzazione e le strutture territoriali, nello specifico quelle sanitarie, anche garantendo il rilascio delle necessarie autorizzazioni, per l’esecuzione del presente protocollo.

Il Protocollo d’intesa ha la durata di due anni al fine di consentire il completamento delle attività di ricerca e il raggiungimento degli obiettivi scientifici.

“La firma di questo protocollo è di fondamentale importanza. Con le nostre eccellenze scientifiche e con gli 8 milioni di euro che mettiamo a disposizione della ricerca, vogliamo rendere disponibile e accessibile alla popolazione italiana e mondiale un vaccino contro il COVID-19 che sarà in grado di salvare vite adesso e in futuro. L'obiettivo comune è mettere a sistema le competenze di ognuno con la finalità urgente e prioritaria di affrontare e risolvere la grave crisi epidemiologica. Oggi stiamo assistendo a un momento difficilissimo per la nostra Nazione e tutti insieme stiamo facendo il massimo, con un impegno incredibile, per uscire vittoriosi da questa guerra. Ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo, dal singolo cittadino alle Istituzioni, passando per quello straordinario esercito di specialisti della medicina, di volontari, e di lavoratori che non mollano e che sono il nostro vanto a livello mondiale. A tutti – conclude il governatore del Lazio - non va solo il più sentito e accorato ringraziamento, ma anche il sostegno che serve per progredire e fare fuori una volta per tutte questo maledetto virus. Uniti si vince”, a dichiararlo il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

“In queste settimane sono in contatto costante con Università ed Enti di ricerca. L’impegno del mio ministero è infatti indirizzato principalmente a stimolare e valorizzare tutte le ricerche utili per contrastare il Covid-19” commenta il ministro per l’Università e la Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi. “Ora arriva questo protocollo, in cui credo fortemente” aggiunge il ministro “sia perché indispensabile per contribuire a superare l’emergenza che sta tormentando il nostro Paese sia per affermare una volta di più il prestigio internazionale della nostra ricerca, rendendola protagonista nella corsa globale al vaccino. Non è un caso se anche durante questa emergenza così drammatica stia emergendo la centralità della ricerca per risolvere i problemi dei cittadini. In Italia abbiamo scienziati formidabili, capaci e competenti, il cui lavoro è fondamentale per sconfiggere il coronavirus e costruire un nuovo futuro per il paese”.

lunedì 23 marzo 2020

Ricerca, il sole per produrre il freddo

Uno studio del Politecnico di Torino (SMaLL) e dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM), ha messo a punto un dispositivo capace di generare un effetto di raffrescamento senza l’utilizzo di energia elettrica. La ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances. 






Raffrescare e riscaldare gli ambienti in cui viviamo o lavoriamo è un’esigenza comune nella maggior parte delle aree abitate. In Europa, l’energia consumata per la climatizzazione è già in aumento, ma l’innalzamento delle temperature in diverse regioni del mondo fa prevedere un possibile aggravarsi di questa esigenza. Per soddisfare il bisogno di raffrescamento degli edifici durante la stagione estiva, la tecnologia più diffusa a livello domestico e industriale è il classico condizionatore, che spesso impiega fluidi refrigeranti ad alto impatto ambientale e richiede inoltre un elevato fabbisogno di elettricità. Come ridurre, quindi, l’impatto energetico del raffrescamento degli edifici?

Una proposta arriva da un gruppo di studiosi del Politecnico di Torino (SMaLL) e dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM), che ha studiato un dispositivo capace di generare un effetto di raffrescamento senza l’utilizzo di energia elettrica.

Come nei dispositivi tradizionali, anche questa nuova tecnologia diminuisce la temperatura di un ambiente sfruttando l’evaporazione di un liquido. Tuttavia, la chiave della nuova soluzione proposta dai ricercatori torinesi è quella di usare semplice acqua e comune sale invece di composti chimici potenzialmente dannosi per l’ambiente. L’impatto ambientale del nuovo dispositivo è inoltre ridotto perché basato su fenomeni passivi, ossia processi spontanei come la capillarità o l’evaporazione, invece che su pompe e compressori che necessitano di energia e manutenzione.

Come spiega Matteo Alberghini, dottorando del Dipartimento Energia del Politecnico e primo autore della ricerca, far evaporare acqua per ottenere una sensazione di fresco è una soluzione nota da millenni, come il sudore che evapora sulla pelle per raffrescarci o un fazzoletto imbevuto appoggiato sulla fronte nelle giornate più calde. L'idea del gruppo di ricerca permette di ingegnerizzare questa tecnologia, massimizzandone l’effetto e rendendola possibile in qualsiasi condizione ambientale.

Anziché essere esposta all’aria, l’acqua pura bagna una membrana impermeabile che la separa da una soluzione di acqua e sale ad alta concentrazione. La membrana può essere immaginata come un setaccio con maglie grandi un milionesimo di metro: grazie alle sue proprietà idrorepellenti, questa membrana non viene attraversata dall’acqua liquida ma solo dal vapore. In questo modo, l’acqua dolce e salata non si mescolano, mentre il vapore d’acqua è libero di passare da una parte all’altra della membrana. In particolare, la differente salinità nei due liquidi consente all’acqua pura di evaporare più velocemente di quella salata.

Questo meccanismo raffredda l’acqua pura, e può essere amplificato grazie alla presenza di diversi stadi evaporativi. L’acqua salata tenderà gradualmente a “raddolcirsi” nel tempo e dunque l’effetto raffrescante ad attenuarsi; tuttavia, la differenza di salinità tra le due soluzioni può essere continuamente - e in modo sostenibile - ristabilita tramite l’energia solare, come peraltro dimostrato in un altro recente studio.

La caratteristica vincente del dispositivo ideato al Politecnico di Torino risiede nella sua progettazione: queste unità refrigeranti, spesse qualche centimetro ciascuna, possono funzionare autonomamente oppure essere disposte in serie, come accade con le comuni batterie, impilandole per aumentare l’effetto di raffrescamento. In questo modo è possibile calibrarne la potenza in base alle singole esigenze, raggiungendo capacità di raffrescamento confrontabili a quelle tipicamente necessarie per gli usi domestici. Inoltre, l’acqua non ha bisogno di pompe per essere movimentata all’interno del dispositivo, ma si “sposta” in modo spontaneo grazie all’effetto capillare di alcuni componenti che, così come la carta da cucina, sono capaci di assorbire e trasportare l’acqua anche contro la forza di gravità.

Anche altre strategie per il raffrescamento passivo sono in fase di sperimentazione in diversi centri di ricerca mondiali, ad esempio quelle basate sulla dispersione di calore per effetto radiativo. Il raffrescamento radiativo, seppur promettente e adatto ad alcune applicazioni, presenta però due grossi limiti: il principio su cui si basa è inefficace in climi tropicali e in generale nelle giornate molto umide, quando peraltro il bisogno di condizionamento sarebbe maggiore; inoltre il limite teorico della potenza di raffrescamento che può fornire è piuttosto ridotto. Il prototipo passivo, basato invece sul raffrescamento evaporativo tra due soluzioni acquose a diverse salinità, potrebbe superare questo limite, realizzando un effetto utile indipendente dall’umidità esterna. Per di più è possibile ottenere in futuro una capacità di raffrescamento anche più elevata aumentando la concentrazione della soluzione salina oppure ricorrendo ad un design modulare più spinto del dispositivo.

Il potenziale basso costo di produzione – appena qualche euro per ciascuno stadio – e la semplicità dell’assemblaggio renderebbero il dispositivo ideale per essere installato in zone rurali, dove la scarsa presenza di tecnici specializzati può rendere difficoltosa l’installazione e la manutenzione dei sistemi tradizionali. Interessanti ricadute potrebbero anche aversi in regioni ricche di acque ad alta concentrazione salina, come ad esempio quelle costiere, nelle vicinanze di grossi impianti di dissalazione oppure in prossimità di saline.

Ad ora, la tecnologia non è ancora pronta per una immediata commercializzazione. Tuttavia, ulteriori sviluppi (anche soggetti a futuri possibili finanziamenti o collaborazioni industriali) sono possibili. In prospettiva, tale tecnologia potrebbe affiancare gli impianti già esistenti alleggerendo il loro carico di lavoro e, così ridurre il consumo energetico a parità di effetto raffrescante.

Coronavirus e ricerca, accelera lo sviluppo del trattamento antivirale per COVID-19 e kit di autoanalisi rapida

Celltrion Group, società biofarmaceutica con sede a Incheon, in Corea del Sud ha annunciato di aver completato la prima fase di sviluppo di un trattamento antivirale per combattere la diffusione della COVID-19 e spera di avviare studi clinici sull’uomo nel terzo trimestre 2020. Celltrion mira a lanciare anche un kit diagnostico di autoanalisi rapida per la COVID-19 per quest’estate.






La ricerca sta accelerando ed a breve potremmo avere a disposizione un farmaco antivirale per combattere la diffusione della COVID-19 insieme ad un kit appositamente progettato per fornire risultati in pochi minuti. Sfruttando l’esperienza acquisita nello sviluppo di farmaci biologici a livello mondiale, Celltrion Group intende mantenere l’impegno nel sostenere i pazienti e i sistemi sanitari durante la pandemia.

Celltrion Group ha annunciato oggi importanti traguardi negli sforzi per combattere la pandemia da nuovo coronavirus 2019 (COVID-19). Nell’ambito del piano di preparazione d’emergenza per affrontare l’epidemia, che ha infettato oltre 200.000 persone in tutto il mondo. Celltrion ha completato con successo la prima fase di sviluppo di un trattamento antivirale per combattere il COVID-19 e mira a lanciare un kit diagnostico di autoanalisi rapida che potrebbe fornire risultati entro 15-20 minuti dall'autoanalisi.

Celltrion è stata scelta dal Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie coreano (Korea Centers for Disease Control, KCDC) come uno sviluppatore preferenziale per un progetto di anticorpi monoclonali per trattare e prevenire la COVID-19. La Corea è stata uno dei primi paesi ad essere colpito dalla pandemia.3 Celltrion ha identificato la libreria di anticorpi prelevati dal sangue di pazienti guariti in Corea e che si ritiene siano coinvolti nella neutralizzazione del virus, potendo quindi contribuire alla guarigione dalla COVID-19. Questi anticorpi vengono sottoposti a ulteriori esami per identificare quelli che sono più efficaci nel neutralizzare il virus responsabile della COVID-19. Una volta identificati, formeranno la base del trattamento antivirale che verrà testato in sperimentazioni precliniche e cliniche in tutto il mondo nel terzo trimestre 2020.

Celltrion prevede inoltre di sviluppare un ‘super anticorpo’ in grado di attaccare e neutralizzare tutti i tipi di ceppi associati al coronavirus, come quelli che provocano la COVID-19 e la SARS, consentendo ulteriore protezione contro mutazioni impreviste o inattese. Celltrion spera che il candidato ‘super anticorpo’ possa contribuire alla preparazione per potenziali situazioni di pandemie future.

Oltre allo sviluppo terapeutico di anticorpi, Celltrion mira a lanciare un kit diagnostico di autoanalisi rapida nell’estate di quest’anno. Il kit si concentrerà sul gene che codifica la proteina spike (S) sulla superficie del coronavirus, una glicoproteina essenziale per l’ingresso virale in cellule ospiti umane. Il kit è progettato per mostrare i risultati entro 15-20 minuti, con sensibilità e specificità ottimizzate e migliori caratteristiche di precisione. Una volta ottenuto un marchio CE, il kit diagnostico di autoanalisi rapida diventerà disponibile in tutta Europa attraverso Celltrion Healthcare. Celltrion prevede di presentare una domanda di autorizzazione del dispositivo all’FDA negli Stati Uniti e ad altre autorità normative dopo aver acquisito i dati pertinenti.

“Il nostro trattamento antivirale per la COVID-19 è progettato per addestrare il sistema immunitario a produrre anticorpi che riconoscano e blocchino la proteina spike utilizzata dal virus per penetrare nelle cellule umane. Gli anticorpi che si legano all’antigene della COVID-19 verranno anche utilizzati per sviluppare un kit diagnostico. Abbiamo implementato un piano di preparazione all’emergenza agli inizi dell’epidemia da coronavirus 2019, sfruttando le nostre esclusive tecnologie di scoperta, sviluppo e produzione di anticorpi. Rinnoviamo il nostro impegno ad appoggiare i sistemi sanitari di tutto il mondo e a innovare per sostenere i pazienti per l’intera durata di questa pandemia”, ha dichiarato Ki-Sung Kwon, Responsabile della Divisione R&D di Celltrion.

domenica 22 marzo 2020

Coronavirus, asintomatici: la scienza ora studia se sviluppano anticorpi e memoria immunitaria contro il virus

Il mondo della ricerca si sta muovendo per comprendere se le persone che hanno contratto il virus e non presentano sintomi “misurabili” possa essere la speranza per una rapida immunità di gregge. 







Del coronavirus SARS-CoV-2 si sa ancora poco e, di fatto, acquisiamo le informazioni  giorno per giorno: da quanto apparso in alcuni articoli su Science e dai dati che stanno emergendo dallo studio epidemiologico di Vo' Euganeo, le persone che hanno contratto il virus e non presentano sintomi “misurabili” (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) sono in numero elevatissimo. Quindi non avendo alcun sintomo, tali soggetti sono purtroppo inconsapevoli diffusori del virus: ciò significa che l'infezione si propaga molto più efficientemente ed è quindi più difficile da contenere. SARS-CoV-2 ha già provocato un numero di casi cinque volte superiore e in un quarto del tempo impiegato dal virus della SARS-CoV: la strategia #iorestoacasa è, quindi, estremamente utile nel ridurre drasticamente la possibilità che gli asintomatici creino insospettati focolai di contagio.

Con il test del tampone attualmente utilizzato si preleva del materiale biologico dal naso e dalla gola che poi viene utilizzato per amplificare le sequenze specifiche del virus se è presente. Il risultato di positività non ci dà, però, nessuna informazione sulla risposta immunitaria della persona analizzata. E’ la fotografia di un momento: un negativo di oggi potrebbe diventare positivo domani. Il tampone è, quindi, utile per avere informazioni immediate, ma non è sufficiente per identificare focolai nascosti, e non ci aiuta a comprendere il fenomeno degli asintomatici che sembra essere responsabile dell’enorme diffusione del virus, ma che potrebbe anche essere la nostra speranza per il futuro di ottenere rapidamente un’immunità di gregge.

Le domande chiave a cui occorre rispondere in tempi brevi sono: “gli asintomatici sviluppano immunoglobuline contro il virus? Hanno attivato delle risposte immunitarie aumentando i livelli di IgM? Ma soprattutto sviluppano memoria immunitaria aumentando le IgG specifiche per il virus?”

Cercando di semplificare al massimo, quando il nostro organismo viene a contatto con un virus si attiva una risposta immunitaria complessa, che coinvolge immediatamente le cellule dell’immunità innata (Natural Killer, monociti, granulociti) e poi le cellule dell’immunità adattativa (linfociti T e B) e che consente all’organismo di avere la meglio sull’infezione virale. Durante la risposta adattativa si attivano le cellule B che producono inizialmente, nella fase acuta, anticorpi chiamati IgM che riconoscono il virus e lo neutralizzarlo inizialmente. La presenza di IgM specifiche per il virus nel sangue indica, quindi, che c'è un’infezione virale iniziale. Le cellule B che producono IgM capaci di riconoscere il virus si differenziano in una fase successiva e iniziano a produrre IgG, anticorpi che riconoscono le proteine virali con elevatissima specificità e neutralizzano il virus. La produzione di IgG dura per molte settimane per poi diminuire ma non sparisce mai del tutto. Rimangono nel nostro organismo delle cellule B “della memoria” che sono in grado, nel caso si venga di nuovo a contatto con il virus, di attivare una risposta immediata proliferando e producendo di nuovo IgG altamente specifiche per il virus da combattere. Creare la memoria immunitaria è il principio alla base dei vaccini. Avere quindi una memoria immunitaria per SARS-CoV-2 consente quindi di essere protetti qualora si rincontri il virus. Avere tante persone intorno che sono resistenti al virus crea “ l’immunità di gregge“ per cui il virus non riesce a diffondersi nella popolazione, e così i pochi che non hanno sviluppato una memoria immunitaria non rischiano di incontrarlo e di infettarsi.

Quindi, è di assoluta importanza in questo momento coordinare gli sforzi di medici e ricercatori, e iniziare subito a svolgere analisi sierologiche e studi sulle caratteristiche immunologiche dei pazienti asintomatici, che secondo alcuni studi iniziali rappresentano il 75% dei contagiati e di cui noi non abbiamo traccia non avendo sviluppato sintomi clinici. La raccolta di dati sierologici e immunitari è essenziale per capire che percentuale della popolazione ha effettivamente sviluppato resistenza al virus, se esiste una resistenza legata all’età, e quali sono le basi immunologiche di tale resistenza. Queste informazioni sono fondamentali per definire le strategie future di contenimento del virus in attesa di avere un vaccino o strumenti farmacologici specifici per contrastarne la diffusione.

Coronavirus: indice di fiducia molto alto per gestione e applicazione misure di contrasto al virus. La ricerca esplorativa

Uno studio dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) mostra i risultati di un indagine svolta su 4260 italiani tra il 9 e il 14 marzo che  riguarda gli aspetti socio-comportamentali relativi alla diffusione del virus e alla fiducia della popolazione nelle Autorità pubbliche, rispetto alla gestione delle misure di contrasto.






Indice di fiducia molto alto verso le Autorità Pubbliche da parte degli italiani. Emerge dallo studio "Coronavirus e fiducia, una ricerca esplorativa" condotto in collaborazione tra i gruppi di ricerca “Trust, Theory and Technology group” ed “Evaluation Research group” dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) con l'obiettivo di studiare gli aspetti socio-comportamentali relativi alla diffusione del virus e alla gestione e messa in atto delle misure di contrasto.

L’analisi si concentra sugli aspetti di fiducia che i cittadini ripongono nelle Autorità Pubbliche rispetto a questa gestione: in merito ai provvedimenti e alle linee guida adottate, agli scopi perseguiti, alle motivazioni che li determinano, alla loro capacità di coinvolgimento e alla loro efficacia per il contenimento del virus stesso. Indagare la fiducia dei cittadini anche attraverso le componenti basilari per un comportamento affidabile, come la competenza, l’intenzionalità trasparente e coerente del soggetto in analisi, le motivazioni che promuovono le intenzioni, la coerenza degli obiettivi, l’efficacia degli interventi, la capacità di coinvolgimento e gli strumenti per alimentarlo. Aspetto importante è stato quello di rilevare le fonti di informazione a cui i cittadini fanno principalmente riferimento nonché l’affidabilità percepita delle stesse e rilevare la percezione dei cittadini su come evolverà la loro fiducia nei riguardi di vari soggetti, a seguito di questo evento tanto sconvolgente le loro vite attuali.

Materiali e metodi

Lo studio si è rivolto ai cittadini italiani che avessero compiuto la maggiore età. In particolare sono state intervistate 4260 persone, nel periodo compreso tra il 9 marzo (inizio rilevazione ore 19) e il 14 marzo 2020 (fine rilevazione ore 10.30).

Partecipanti

Il campione è costituito per il 57% da femmine e per il 43% da maschi. L’età dei partecipanti è compresa tra i 18 e gli 85 anni, la maggior parte si colloca nella fascia tra i 50 e i 59 anni (26%), l’età media è di 46 anni. Il titolo di studio prevalente è molto alto: quasi tre quarti delle persone possiedono laurea (38%) o specializzazione post laurea (34%). La maggior parte del campione proviene dal Centro Italia (39%), il 33% vive al Nord, il 28 nel Sud o nelle Isole; il 30% vive in una delle Regioni maggiormente colpite dal Coronavirus, ossia tra Lombardia, Emilia–Romagna, Veneto, Marche e Piemonte.

Raccolta e analisi dei dati

I dati sono stati raccolti attraverso un questionario ad hoc, definito a partire dal modello socio-cognitivo della fiducia (Falcone&Castelfranchi, 2001; Castelfranchi&Falcone, 2010), composto da sei sezioni. La prima parte era finalizzata ad acquisire informazioni relative alle competenze riconosciute alle Autorità Pubbliche, sia per quanto riguarda l’assunzione di provvedimenti adeguati alla situazione del momento che per quanto riguarda l’emanazione delle linee guida. La seconda parte era dedicata allo studio delle intenzioni delle Autorità Pubbliche relativamente al contenimento del Coronavirus, sia attraverso provvedimenti che attraverso linee guida. La terza parte era finalizzata ad indagare scopi e utilità dei provvedimenti, con riferimenti anche all’impatto degli stessi sulla propria vita e alla percezione relativa all’adesione alle norme indicate dalle Autorità Pubbliche. La quarta parte era finalizzata ad acquisire informazioni sul grado di fiducia complessivo nei confronti delle Autorità Pubbliche e sui fattori che la influenzano, nonchè sulle fonti di informazione maggiormente utilizzate e l’affidabilità percepita delle stesse. La quinta parte era volta ad analizzare scenari futuri in cui gli intervistati esprimono previsioni su come indirizzeranno la loro fiducia sui vari soggetti. Infine l’ultima parte era finalizzata ad acquisire informazioni socio-anagrafiche quali ad esempio il genere, l’età e la regione di provenienza. Nel complesso il questionario era composto da 57 item, e l’opinione dei partecipanti è stata rilevata attraverso scale Likert a 5 modalità.

Il questionario è stato somministrato online, attraverso la piattaforma Google Moduli, previa autorizzazione e adesione delle persone; la compilazione ha richiesto un tempo medio di 10 minuti. E’ stata adottata una tipologia di campionamento non probabilistico a cascata. In particolare i partecipanti sono stati raggiunti tramite: email, utilizzando mailing list a disposizione dei ricercatori; social network, in particolare il questionario è stato diffuso attraverso le pagine personali di Facebook, alcuni gruppi Facebook di ricercatori e di mamme di varie parti d’Italia, nonché attraverso gruppi personali WhatsApp; messaggi privati alla propria rete di contatti. Sono state così attivate tutte le reti relazionali a disposizione dei ricercatori, che a loro volta hanno condiviso alle loro reti.

Risultati

In termini di competenza il campione riconosce le competenze delle Autorità, tanto ad assumere provvedimenti quanto ad indicare linee guida (più le seconde che le prime); in particolare non dubita sul fatto che sia loro prerogativa farlo (91,8%); ritiene, in grande maggioranza (71,7%), che abbiano utilizzato correttamente gli esperti; critica, con leggera maggioranza (54,3%), alcune contraddittorietà evidenziate nella gestione; considera (a maggioranza relativa, 44,8%) di aver saputo organizzare misure sufficienti di contrasto. In ogni caso NON mette in dubbio (il 63,3%) la competenza delle Autorità.

Riguardo alle intenzioni il campione riconosce alle Autorità la piena intenzione nel contenere il coronavirus sia attraverso provvedimenti (per il 90,2%) sia attraverso linee guida comportamentali (per l’89,1%); andando ad analizzare le azioni che dovrebbero conseguire, trova comunque a maggioranza non amplissima (55,9%) sufficienti gli investimenti prospettati e ritiene (a maggioranza relativa, 43,1%) che NON ci siano altri interessi in gioco. Infine non dubita (72,1%) sulle intenzioni delle autorità. Per quanto davvero minima, può far riflettere la tendenza differente tra riconoscere all’autorità maggiore competenza nell’indicare linee guida (rispetto a provvedimenti ordinamentali), rispetto ad avere maggiore intenzionalità nell’emanare provvedimenti ordinamentali (rispetto ad indicazioni attraverso linee guida).

Provando a dare una giustificazione, sembra lecito sostenere che l’intenzionalità si riconosce tanto più quanto è determinata (cosa più determinato di provvedimenti prescrittivi?). Viceversa, la competenza si accompagna meglio all’autorevolezza e quindi ad indicazioni non necessariamente imposte, ma credibili anche in base alla riconosciuta competenza di chi le fornisce e che può esprimersi persino con il riconoscimento dell’autonomia dell’interlocutore e della sua capacità di comprensione e adesione.

Su quale autorità sia la più adeguata ad assumere le decisioni in questo ambito, il campione si è espresso abbastanza nettamente (72,8%) sul Governo Nazionale. E’ interessante però notare come al secondo posto ci sia la Protezione Civile e che al terzo ci sia la Presidenza della Repubblica (di fatto un’autorità morale più che esecutiva/operativa). Solo al quarto posto il Governo Regionale.

Sulla utilità dei provvedimenti e delle linee guida promosse il campione si è espresso con l’85% a favore, il 2,6% contro e il 12,3% né a favore né contro.è qui interessante notare che l’utilità delle azioni delle sono apprezzate da una maggioranza molto alta (85%). Qui la richiesta era decontestualizzata dalle azioni specifiche messe in atto e focalizzata sul concetto di utilità.

Per quanto riguarda l'impatto sulla propria vita la risposta, attenendoci al senso letterale della domanda, mostra un relativo “disturbo, interferenza” di questi provvedimenti. Questo disagio, che in realtà dovrebbe essere maggiore dato l’impatto sul normale procedere della vita organizzativa di ciascuno, potrebbe essere spiegato meglio dalle risposte successive in cui il campione mostra di credere molto nell’utilità/necessità degli interventi. Si noti anche come il campione sia fortemente sensibile alla necessità del proprio contributo per il bene collettivo e non solo personale.

Alla domanda "ma gli altri come si comporteranno", la risposta del campione tradisce un senso di incertezza. Il dato più evidente è quello che esprime contrarietà (59,6%) alla versione più pessimistica secondo cui “sarà un numero insufficiente a comportarsi nel modo corretto”. Le altre risposte, seppur lievemente ottimiste, mostrano una qualche incertezza. In pratica, gli intervistati escludono l’ipotesi pessimistica (non saranno in numero sufficiente quelli che si adegueranno alle norme) ma mostrano cautela su quelle più ottimistiche.

Alla domanda "cosa è più efficace per convincere a seguire nuove norme" il campione considera, in percentuali molto alte, ritiene utile avere uno spirito di condivisione; sapere che le autorità stanno facendo il massimo; essere preoccupati dei rischi potenziali; sapere che tutti le stanno seguendo. E' interessante notare considerazioni relative allo spirito di gruppo e ai soggetti collettivi.

Importante sottolineare che nell'analisi, la connotazione politica ha avuto poco rilievo, in quanto la scelta operata fin dall’impostazione del questionario è stata quella di considerare le Autorità Pubbliche nella loro globalità ed in qualche misura, svestendole dei connotati più direttamente di parte (ideologico, partitica) che potevano essere loro attribuiti sulla base delle preferenze politiche degli intervistati.

giovedì 19 marzo 2020

#iorestoacasa, lezioni di coding divertendosi. Nasce cod.org, il progetto che mira a insegnare ai bambini la lingua del computer

“Credo che tutti in questo Paese dovrebbero imparare a programmare un computer perché ti insegna come pensare”. Così Steve Jobs che consigliava di vivere la tecnologia non come utenti passivi ma da protagonisti. Oggi imparare il coding, un quasi-sinonimo di “programmare”, diventa sempre più semplice. Nasce code.org, che aiuterà i bambini a farlo fin dalle scuole elementari con strumenti efficaci e divertenti per muovere i primi passi nel mondo della programmazione.






#iorestoacasa, il claim lanciato in questi giorni da governo, ci da molte possibilità per far passare fruttuosamente il nostro tempo a casa. E di cose da fare, in quelli che ricorderemo come i tempi del Coronavirus, ce ne sono davvero tante. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ad iniziare dai bambini.

In un mondo sempre più dominato da elettronica e pc, saper parlare la lingua dei computer, ovvero sapere programmare, costituisce spesso un enorme vantaggio competitivo. Unire tecnologia e programmazione significa anche gioco e divertimento. Il coding è di fatto uno strumento che riesce a motivare bambini e ragazzi. La capacità di scrivere programmi per computer è una parte molto importante delle capacità necessarie nella società moderna. Quando le persone imparano a scriverli imparano allo stesso tempo strategie importanti per la soluzione dei problemi, per creare progetti e per comunicare le loro idee. Esattamente come per le lingue, anche l'apprendimento della logica di programmazione più che dei singoli linguaggi informatici, trova nelle menti flessibili dei bambini un campo fertile che ne facilità la comprensione.

Proprio su queste basi è nato code.org, un progetto che mira a rendere disponibili a tutti i bambini, fin dalle scuole elementari, strumenti efficaci e divertenti per muovere i primi passi nel mondo della programmazione. Un progetto che vede come sponsor personaggi del calibro di Bill Gates e Mark Zuckerberg ed aperto anche agli insegnanti che svolgono un ruolo chiave per trasmettere entusiasmo e competenze verso il mondo dell'informatica. Code.org si rivolge infatti a chiunque sappia usare un computer senza essere un esperto o dotato di particolari competenze matematiche.

Dal sito è infatti possibile scaricare una serie di lezioni che comprendono strumenti interattivi come Scratch, progettato in maniera specifica per la fascia di età 8 - 16 anni, ma usato da persone di tutte le età, è uno strumento utile per programmare storie interattive, giochi e animazioni da condividere con gli altri membri della comunità ed è reso disponibile in maniera completamente gratuita.

Coronavirus, perché #iorestoacasa è una buona idea. Il “distanziamento sociale” arma vincente per contenere il contagio

Le misure di salute pubblica introdotte in questi giorni hanno lo scopo di evitare una grande ondata epidemica, con un picco di casi concentrata in un breve periodo di tempo iniziale che è lo scenario peggiore durante un'epidemia per la sua difficoltà di gestione. Nel caso del coronavirus dobbiamo tenere conto, inoltre, che l'Italia ha una popolazione anziana, peraltro molto più anziana di quella cinese, e bisogna proteggerla il più possibile da contagi. Le misure indicate dalle autorità quindi vanno seguite nella loro totalità.






Secondo studi in corso gli effetti delle cosiddette misure di 'distanziamento sociale', sono state rappresentate attraverso un grafico in cui la curva con il picco più alto rappresenta l'evoluzione teorica dei casi in assenza di misure. L'obiettivo del distanziamento sociale, soprattutto in una situazione come quella attuale in cui non ci sono interventi farmacologici attuabili, è ridurre la velocità di diffusione del virus, spostando in avanti nel tempo il picco epidemico e riducendone l'altezza, di fatto 'spalmando' i casi su un arco temporale più lungo. Questo porterà benefici riducendo la pressione sul sistema sanitario, che nel caso del Sars-Cov-2 era già stressato dall'impennata dei casi di influenza tipica di questo periodo.

Per misure di distanziamento sociale si intendono diversi tipi di intervento, che vanno ad aggiungersi ad altri provvedimenti come la promozione di una maggiore igiene delle mani o l'utilizzo di mascherine: i più comuni sono l'isolamento dei pazienti, l'individuazione e la sorveglianza dei contatti, la quarantena per le persone esposte, la chiusura delle scuole e dei luoghi di lavoro o l'adozione di metodi per lezioni scolastiche/universitarie e lavoro a distanza. Inoltre vanno anche considerati i provvedimenti che limitano l'assembramento di persone, come le manifestazioni sportive, fino ad arrivare alla restrizione dei viaggi internazionali.

Sull'efficacia di questo tipo di misure sono stati condotti diversi studi, molti dei quali condotti su epidemie e pandemie del passato, e generalmente si sono dimostrate efficaci, in misura variabile a seconda del contesto. In generale si può dire però che l’introduzione di ogni provvedimento viene valutato attentamente, perché ognuna delle misure elencate porta dei costi sociali diretti o indiretti che possono essere molto alti.

Un articolo di Luisa Bracci Laudiero del Cnr - Istituto di farmacologia Traslazionale e e CNR Immunology Network (CIN) lascia intuire bene perché il decreto #iorestoacasa è una buona idea e quanto siano importanti le misure di “distanziamento sociale” per contenere il contagio. Come evidenziato, per capire il perché delle scelte fatte in tal senso è molto illuminante la splendida simulazione grafica fatta dal quotidiano "The Washington Post" e ripresa anche dal "Corriere della Sera", dove vengono messe a confronto quattro diverse strategie di contenimento del contagio da un fantomatico virus in una popolazione di 200 persone, identificate come singoli pallini il cui colore cambia in base allo stato di salute.

Nel primo modello, se si lascia il virus libero di agire senza alcuna strategia di contenimento, il contagio si diffonde rapidamente, e solo dopo che quasi tutti si sono infettati si iniziano a contare i primi guariti. Da sottolineare che in queste simulazioni la mortalità non è stata assolutamente considerata. Ma se pensiamo solo per un attimo a cosa sta accadendo in Lombardia è facile intuire che ospedali stracolmi e assenza di opportune cure aumentano enormemente il tasso di mortalità, che sarà ben superiore a quello teorico previsto per il virus.

Nella seconda simulazione, dove si mette in quarantena un gruppo di individui c’è un iniziale rallentamento del contagio. La quarantena, però, non riesce ad essere mai totale e qualche individuo contagiato passa nel gruppo dei sani che continuano a fare una vita normale. In breve tempo accade quanto già descritto nel Modello 1, un rapidissimo aumento dei casi e la comparsa dei guariti solo nella fase finale del contagio del gruppo. Anche per questo modello valgono i ragionamenti sulla mortalità fatti per il Modello 1 per quanto riguarda l’impossibilità del sistema sanitario di far fronte a tante persone ammalatesi tutte contemporaneamente.

I Modelli 3 e 4 sono modelli di isolamento sociale in cui si evitano gli spazi pubblici e i movimenti della popolazione sono limitati. Nel Modello 3 circa il 25% della popolazione continua a muoversi mentre gli altri sono a casa. La curva di crescita del contagio è molto più lenta, e soprattutto le guarigioni iniziano a crescere ben prima che tutti si siano ammalati. Risultati ancora migliori si hanno nel Modello 4 dove poco più del 10% della popolazione è libera di muoversi sul territorio, mentre quasi il 90% delle persone è a casa. Il contagio si diffonde molto lentamente e il numero dei sani e dei guariti è sempre maggiore rispetto a quello dei malati.

Da questi modelli emerge in modo chiarissimo che il “distanziamento sociale” è, di fatto, l’unico modo per contenere il contagio e cercare di mantenere bassa la percentuale delle persone ammalate in modo che tutti possano ricevere le cure necessarie. Se pensiamo alla nostra pandemia reale, il distanziamento sociale è ancora più importante, perché da quello che sta emergendo esiste una gran parte della popolazione che non ha sintomi documentabili ma è in grado di trasmettere il virus (science.sciencemag.org/content/early/2020/03/13/science.abb3221). Poiché per ragioni economiche, di sovraccarico del sistema sanitario e di rapidi cambiamenti nel tempo (chi è negativo oggi potrebbe essere positivo domani), non è consigliabile eseguire a tutti il tampone e verificare se si è portatori del virus, il rimanere confinati a casa di gran parte della popolazione è la migliore soluzione, in quanto impedisce agli asintomatici di circolare indisturbati e di diffondere inconsapevolmente il virus.

I dati epidemiologici che si stanno raccogliendo in Italia a Vo (www.scienzainrete.it/articolo/facciamo-tutta-italia-come-vo’-e-corea-del-sud/sergio-romagnani/2020-03-16) indicano che tra le persone che contraggono il virus una percentuale altissima (tra il 50 ed il 75%) è effettivamente asintomatica. Questo è un dato fondamentale nel pianificare la strategia del contenimento del virus. 

Il modello di isolamento sociale prevede comunque dei contatti con l’esterno (spesa, medicine, terapie) per cui è, al contrario, di vitale importanza che i tamponi vengano eseguiti ripetutamente su tutte le persone che attualmente sono a contatto con il pubblico (dai medici ed infermieri alle cassiere dei supermercati) per evitare che rappresentino un focolaio nascosto di contagio e di diffusione del virus.

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