martedì 18 giugno 2019

Rai Cultura, Opera Lirica: Una lunga serata con Franco Zeffirelli. Aida, Butterfly e Bohème per onorare il grande regista

Nel giorno dei funerali di Franco Zeffirelli e per rendere omaggio al grande regista, scomparso la scorsa settimana, Rai Cultura cambia la propria programmazione dell’intera serata di martedì 18 giugno dalle 21.15 su Rai5, proponendo tre opere liriche firmate dal Maestro: Aida, Madama Butterfly e La Bohème.






Si comincia con Aida di Giuseppe Verdi nell’allestimento del Teatro alla Scala di Milano del 2006 con Riccardo Chailly sul podio e Orchestra, Coro e Corpo Di Ballo del Teatro alla Scala. Maestro del Coro Bruno Casoni. Tra gli interpreti, Violeta Urmana, Roberto Alagna, Ildiko Komlosi, Giorgio Giuseppini, Marco Spotti, Carlo Guelfi. Dell’opera sono protagonisti anche Luciana Savignano, Roberto Bolle e Myrna Kamara nella coreografia di Vladimir Vassiliev. Regia Tv di Patrizia Carmine.

Si prosegue con la Madama Butterfly di Puccini dall'Arena di Verona, diretta da Daniel Oren nel 2004. Maestro del Coro Marco Faelli. Le voci sono quelle di Fiorenza Cedolins, Francesca Franci, Mina Blum, Marcello Giordani, Juan Pons Carlo Bosi, Alessandro Battiato, Carlo Striuli, Angelo Nardinocchi, Giovanni Scordino, Veronica Simeoni, Maria Letizia Grosselli. La regia tv è firmata da George Blume.

Il trittico di opere con la regia di Zeffirelli si chiude con La Bohème di Puccini dal Teatro degli Arcimboldi nell’allestimento del 2003 con Orchestra e Coro del Teatro alla Scala. Maestro concertatore e direttore Bruno Bartoletti, maestro del Coro Bruno Casoni. Gli interpreti sono Marcelo Alvarez, Natale De Carolis, Matteo Peirone, Cristina Gallardo Domas, Roberto Servile, G. Battista Parodi, Angelo Romero, Hei-Kyung Hong e il Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala e del Conservatorio “G. Verdi” di Milano diretto da Alfonso Caiani. La regia televisiva è di Carlo Battistoni.

Dopo le tre opere, Rai5 ripropone anche l’appuntamento con la rassegna “Senato & Cultura” dello scorso aprile, quando il regista venne premiato dalla Presidente del Senato Elisabetta Casellati.

venerdì 14 giugno 2019

Agroalimentare: il ruolo delle università, tra didattica e ricerca per lo sviluppo sostenibile

Quando l’università pensa sostenibile. Didattica, ricerca e innovazione nel settore agroalimentare per l’Agenda 2030. Il convegno presso l'Orto Botanico di Roma.





Si terrà lunedì 17 giugno alle 14.30, presso il Museo Orto Botanico, la prima giornata del convegno “Lo Sviluppo Sostenibile: Didattica, Ricerca & Innovazione nel campo agroalimentare per l’Agenda 2030”. L’evento, organizzato da Sapienza Università di Roma, FAO e Segretariato Italiano di PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area), vuol essere momento di riflessione sul ruolo delle università, tra didattica e ricerca, nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Il Convegno, di fatto in linea con il “Manifesto delle Università per la Sostenibilità”, documento condiviso da 75 università il 30 maggio scorso a Udine, sarà l’occasione per un confronto sulla diffusione dei saperi attraverso risorse open-access, i sistemi di accreditamento e certificazione dei percorsi formativi e delle conoscenze, i corsi on line Mooc.

Il dibattito si inserisce nel quadro di una più vasta riflessione sullo sviluppo di una didattica innovativa che in Sapienza sta interessando i corsi di studio in Biotecnologie agro-industriali, Scienze e tecnologie alimentari, Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale, Tecnologie e gestione dell’innovazione e Scienze del turismo, Scienze, culture e politiche gastronomiche per il benessere.

In questa prospettiva, verranno illustrati le potenzialità e i risultati della collaborazione tra istituzioni pubbliche e private come il Gruppo di lavoro sui sistemi agroalimentari sostenibilità della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), Fondazione Barilla, Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), Sdg Academy e l'Università di Siena e del partenariato che Sapienza e la Fondazione PRIMA hanno con la FAO.

All'evento, che si concluderà martedì 18 giugno, parteciperanno i maggiori esperti del settore. Ad aprire i lavori saranno i saluti del Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, a cui seguiranno i contributi di Fabio Attorre, Direttore dell’Orto botanico; di Maria Maddalena Altamura, Direttrice del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, di Bruno Botta prorettore alle Relazioni internazionali della Sapienza e da Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA e docente dell’Università di Siena.

Saranno, inoltre, presenti i giovani vincitori, con il progetto “LUISA Storytelling”, dell'Hackathon per gli Sdgs, evento tra innovatori organizzato da Fao, PRIMA e Future Food Institute nell’ambito di Exco 2019, la prima fiera della cooperazione internazionale”. Luisa è una piattaforma di sensibilizzazione ai temi della sostenibilità che, a prescindere dall'età e dalla scolarizzazione, attraverso storie concrete ha lo scopo di raggiungere gli obiettivi dell'agenda 2030. La prima di queste storie è ispirata a Luisa Guidotti Mistrali, medico missionario, uccisa nel 1979 mentre svolgeva il suo lavoro in Africa e dà il nome alla piattaforma.

Nel corso della due giorni verrà, infine, illustrato il programma PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area), che, con la sua azione, promuove la collaborazione tra i Paesi della costa nord e sud del Mediterraneo per la gestione efficiente delle risorse idriche, agricoltura sostenibile, catena del valore alimentare, anche nella prospettiva del cambiamento climatico e delle migrazioni. In particolare sarà illustrato lo studio dell’Università di Siena AgriFoodMed Delphi 2019, che tra l’altro, indica le aree di policy sulle quali gli esperti ritengono che sia fattibile e urgente intervenire, fornendo una agenda delle priorità a breve e medio termine.

 “Questo appuntamento riveste una grande importanza soprattutto perché mette in evidenza il ruolo che il mondo delle università può svolgere in un processo di salvaguardia ambientale e di sostenibilità per il pianeta. Mettere a servizio di questo processo le competenze interne delle università e la valorizzazione dell’educazione universitaria per la sostenibilità sono un impegno ma anche un dovere per la Sapienza.  E’ importante sapere che alleati importanti come la FAO e il Segretariato italiano della Fondazione PRIMA ci accompagnano.” Ha detto il Rettore Sapienza Università di Roma Eugenio Gaudio

Cesare Manetti del Dipartimento di Biologia ambientale ha evidenziato che “L'adozione di un approccio sistemico multidisciplinare per la definizione di nuovi percorsi di sviluppo è la vera sfida per l'attuazione dell'Agenda 2030: questo realmente corrisponde oggi allo "Sviluppo Sostenibile".  Per attuare questo cambiamento è indispensabile pensare ad una nuova didattica, dalle scuole primarie all'università, che non solo includa le parole chiave, che abbiamo imparato ad utilizzare in questi anni (risparmio energetico, economia circolare, lotta allo spreco alimentare, alimentazione sana, dieta mediterranea,... ) in corsi specifici, ma si basi su esperienze che creino una nuova rete di connessione tra saperi "iperspecialistici" e territorio per far emergere reali soluzioni transdisciplinari.  Mescolare didattica tradizionale e risorse open access disponibili in rete, mettendo in contatto studenti di corsi diversi, che condividono analoghi strumenti multimediali, può essere la chiave per diffondere questa visione”.

"La FAO è estremamente lieta di promuovere gli obiettivi universali dell’Agenda 2030, per lo sviluppo sostenibile nel campo agroalimentare, e di organizzare questo evento con due partner d'eccellenza: l’Università La Sapienza di Roma e la Fondazione PRIMA. Inoltre, la FAO considera fondamentale il coinvolgimento di tutti gli attori della società per il raggiungimento di questi obiettivi e il ruolo cruciale dell’università come catalizzatore di innovazione”. Ha detto Cristina Petracchi, Partnership Division of the Food and Agriculture Organization of the United Nations FAO

Il Prof. Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA, ha sottolineato che "Il ruolo delle Università è essenziale sia per la creazione di un sistema di valori alla base di un uso efficace dell'innovazione, sia per la produzione stessa di innovazione in settori, come quello agroalimentare, che sono particolarmente esposti alle criticità dovute al cambiamento climatico e alle tensioni sociali. Il Programma PRIMA, attraverso il finanziamento alle attività di ricerca e innovazione nel settore agroalimentare e idrico del Mediterraneo e all’ampio coinvolgimento del mondo accademico all’interno dei vari Progetti, assegna alle Università un ruolo centrale nell’ambito della rete di attori che agiscono per lo sviluppo sostenibile, favorendo lo scambio di conoscenze e la cooperazione multilivello".

mercoledì 12 giugno 2019

Culti e culture del corpo

L’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Associazione Cultural Pro, il Teatro del Lido di Ostia e l’Accademia Nazionale di Danza presentano presso il Teatro del Lido di Ostia, dal 14 al 23 giugno, Culti e Culture del Corpo un laboratorio interdisciplinare che ha visto la collaborazione tra studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, Accademia Nazionale di Danza e Conservatorio Santa Cecilia di Roma. 





In mostra i progetti artistici nati dall’incontro tra i vari partecipanti dell’Accademia di Belle Arti di Roma e del Master “Cantiere Infinito” (Accademia Nazionale di Danza, Conservatorio Santa Cecilia di Roma e Fondazione MAXXI), curati dagli studenti del Corso di Fenomenologia del corpo.

I lavori esplorano i vari aspetti del corpo e le sue relazioni con la fotografia e l’audiovisivo. Tra fotografia e danza, video e performance, si definiscono incontri ed associazioni che creano immagini ed immaginari estetici, sociali e culturali e che presentano varie sfaccettature di una sperimentazione sulle dinamiche relazionali che emergono dall’interazione tra diversi corpi performanti.

La riflessione portata avanti dal laboratorio Culti e Culture del Corpo si colloca tra questi sguardi, tecniche e approcci alla corporeità. La poetica del corpo-macchina messa in scena dagli artisti gravita intorno alle peculiari sinergie che s’instaurano tra i performer, i fotografi e i video-maker in diversi contesti di rappresentazione.

La relazione con lo spazio è stata infatti una componente centrale del laboratorio che ha portato gli studenti ad approcciare diverse realtà storiche, naturali, urbanistiche e sociali di Ostia e di Roma. Mentre alcuni lavori ruotano intorno al ‘luogo’ come manifestazione tangibile, altri si girano verso gli spazi astratti del movimento psichico. Le opere presentano varie sfaccettature di una sperimentazione sulle dinamiche relazionali che emergono dall’interazione tra diversi corpi performanti.

Nelle serate del 14 e 15 giugno 2019 sono previste performance degli studenti dell’Accademia Nazionale di Danza.

Artisti:
Accademia Belle Arti di Roma: Giulia Blasi, Valerio Cisaria, Alessandra Farci, Rosaria Giannitto, Paolo Giordano, Eleonora Mattozzi, Karen Ortega, Maria Giovanna Sodero, Xi Han Zhang
Accademia Nazionale di Danza: Serena Arco, Silvia Autorino, Mara Capirci, Mariagiovanna Esposito, Andrea Gallina, Vittoria Guarracino, Iole La Sala, Maria Sole Montacci, Michela Tartaglia, Noemi Valente

Conservatorio Santa Cecilia di Roma:
Michele Fortunato, Daniele Gherrino, Sonia Ziccardi

Curatrici:
Eleonora Cicino, Sofia Dati, Anna Nacarlo, Noemi Saia

Performance:
14 giugno ore 17:00 / 19 :00
15 giugno ore 19:30 / 20:30

Culti e Culture del Corpo
Inaugurazione: 14 giugno 2019, ore 17:00 / 19 :00
Apertura al pubblico: 14 giugno – 23 giugno
Ore 17:00 / 20:00
TEATRO DEL LIDO DI OSTIA
Via delle Sirene, 22
Lido di Ostia (RM)

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio, l'opera mozartiana reinterpretata dai musicisti-attori della multietnica Orchestra di Piazza Vittorio

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio un Film-spettacolo ed esibizione live per l’esordio dell’Orchestra di Piazza Vittorio sul palco di Massenzio. In programma il 14 giugno 2019 alle ore 20.30.





Appuntamento eccezionale nell'ambito di Letterature Festival Internazionale Roma con la proiezione de Il flauto magico di Piazza Vittorio, con l’Orchestra di Piazza Vittorio. Regia di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu. A seguire, esibizione dell’ottetto dell’orchestra di Piazza Vittorio.

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio è un film musicale che rivisita e re-interpreta, arricchendola e adattandola ai nostri giorni, l’opera di Mozart, interpretato in 8 lingue dai musicisti-attori della multietnica Orchestra di Piazza Vittorio, ognuno secondo le proprie tradizioni e culture musicali.

Tutto avviene nei giardini di Piazza Vittorio, che si animano per magia durante la notte, e contrariamente a quanto accade nell’Opera di Mozart, i personaggi femminili possono cambiare il corso degli eventi e assumere un ruolo decisivo.

Un principe pauroso, un gigante dal cuore d'oro, una principessa audace e determinata, capace di cambiare con le proprie azioni il corso della storia: il Flauto Magico di Mozart rivive grazie all'orchestra di Piazza Vittorio in una versione alternativa dei fatti e reinterpretata attraverso le tradizioni e le culture musicali di tutto il mondo.

Così i giardini di Piazza Vittorio si trasformano in un bosco incantato, le aiuole in esotici giardini di sabbia, i palazzi in castelli fiabeschi. La notte, a Piazza Vittorio, è un sogno fatato, cullato dai suoni della vita urbana: il traffico, il vociare indistinto, lo sferragliare di un tram.

L’Orchestra di Piazza Vittorio è nata nel 2002 sulla spinta di artisti, intellettuali e operatori culturali con la volontà di valorizzare l’omonima Piazza dell’Esquilino di Roma, per antonomasia il rione multietnico della città. Da 17 anni l’Orchestra rappresenta una realtà unica che trova la sua ragion d’essere nella commistione dei linguaggi testuali e musicali, nella ferma consapevolezza che mischiare culture produca bellezza.

sabato 8 giugno 2019

Ricerca, origine ed evoluzione dell'uomo: svelata la causa dell'estinzione dei Neanderthal e di altri mammiferi

La causa dell'estinzione dei Neanderthal e di altri mammiferi fu dovuto all’Evento di Laschamp che poi favorì lo sviluppo dell'Homo Sapiens. Lo studio condotto dal Cnr-Ismar e dall’Università della Florida è pubblicato su Reviews of Geophysics. 





Successe quarantamila anni fa, durante quello che viene definito l’Evento di Laschamp, ovvero quando il campo magnetico terrestre subì un improvviso crollo (a circa il 25% del valore attuale) con il conseguente aumento di radiazioni ultra-violette (UVR), i cui effetti selezionarono i nostri antenati Cro-Magnon a scapito dei neanderthaliani.

Una variante genetica di una proteina sensibile ai raggi UV, il recettore arilico (AhR), fu determinante nella selezione. Il breve intervallo di tempo (circa 2000 anni) bastò a porre fine ai Neanderthal e sviluppare i nostri antenati Sapiens. Lo studio condotto dal Cnr-Ismar e dall’Università della Florida è pubblicato su Reviews of Geophysics.

Perché i Neanderthal si estinsero 40 mila anni fa? Uno dei grandi misteri della paleoantropologia è oggetto di una ricerca pubblicata dalla rivista Reviews of Geophysics e frutto della collaborazione tra geologi dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Cnr-Ismar) e dell’Università della Florida a Gainesville.

Combinando le datazioni sulla scomparsa dei Neanderthal (41.030-39.260 anni fa) dai principali siti paleolitici con dati genetici, i paleomagnetisti Luigi Vigliotti e Jim Channell hanno identificato l’Evento di Laschamp, una delle principali escursioni del campo magnetico terrestre, avvenuta 41 mila anni fa (41.300+/-600 anni) come il fattore che probabilmente causò l’estinzione.

Il campo magnetico, infatti, funziona come schermo di protezione contro i raggi UV provenienti dal cosmo e la ricerca dimostra che sono stati gli effetti delle radiazioni UV a selezionare in modo irreversibile i nostri antenati Cro-Magnon a scapito dei Neanderthal, a causa di una variante genetica di una proteina nota come recettore arilico (AhR), sensibile agli UV, che fu loro fatale durante quel breve intervallo di tempo (circa 2000 anni) di minima intensità del campo magnetico.

“Neanderthal e Sapiens hanno convissuto, incrociandosi, per alcune migliaia di anni, come dimostrano le ‘impronte’ lasciate nel nostro DNA e i tratti somatici di alcuni individui contemporanei”, spiega Luigi Vigliotti del Cnr-Ismar. “La loro estinzione è stata oggetto di numerose ipotesi, incluso l’istinto ‘fratricida’ dei nostri antenati. Nel 2016 un gruppo di biologi molecolari ha scoperto l’esistenza di una piccola variante genetica Ala-381 nel recettore arilico dei Neanderthal rispetto al Val-381 dei Sapiens (e dei fossili Cro-Magnon), che fu interpretata come un vantaggio nell’assorbimento delle tossine prodotte dal fumo legato allo stile di vita trogloditico. Il recettore arilico è infatti fondamentale nel regolare l’effetto tossico della diossina. La coincidenza con i tempi dell’estinzione dei Neanderthal suggerisce che invece fu lo stress ossidativo prodotto dalla mancanza dello schermo fornito dal campo magnetico terrestre rispetto ai raggi UV ad essere responsabile della loro scomparsa”.

Molti organismi acquatici e terrestri hanno sviluppato strategie per limitare i danni che i raggi UV - in aggiunta ai loro effetti positivi nella sintesi della vitamina D e nel contrastare virus, batteri e parassiti - possono procurare alla struttura del DNA. “Non è un caso, secondo il nostro studio, che la fine del Laschamp segni l’uscita di scena dei Neanderthal e l’espansione dei Cro-Magnon, cioè dell’uomo moderno”, prosegue Vigliotti. “Il Laschamp non fu per altro fatale solo ai neanderthaliani. Nello stesso intervallo di tempo in Australia si estinsero 14 generi di mammiferi, soprattutto di grossa taglia, come dimostra la drastica diminuzione nei sedimenti delle tracce di ‘sporormiella’, un fungo coprofilo che vive sullo sterco di grandi animali erbivori, proprio in corrispondenza del minimo di intensità del campo magnetico terrestre. Un altro minimo osservato circa 13 mila anni fa portò alla scomparsa di 35 generi di grandi mammiferi in Europa e soprattutto in Nord America intorno a questo intervallo di tempo, quasi in un ‘istante’ geologico. Questi due focolai di estinzione dipendono dalla diminuzione dell'ozono stratosferico durante gli episodi di bassa intensità di campo magnetico e dal ruolo della radiazione ultravioletta ben più che dall’overkill da parte dell'uomo o dal cambiamento delle condizioni climatiche”.

La ricerca appena pubblicata analizza anche le relazioni tra intensità del campo magnetico ed evoluzione umana negli ultimi 200 mila anni, l’intervallo di tempo che ha visto lo sviluppo dell’Homo sapiens. “Abbiamo integrato tutti i dati fossili esistenti con le datazioni delle ramificazioni principali dell’evoluzione umana in base all’analisi del DNA mitocondriale e del Cromosoma-Y. Nonostante la scarsità dei materiali fossili e i margini di errore delle metodologie utilizzate per ricostruire l’età delle ramificazioni dei vari aplogruppi (gruppi con lo stesso profilo genetico) umani, abbiamo trovato interessanti relazioni”, conclude il ricercatore Cnr-Ismar. “La datazione a circa 190 mila anni fa dei resti fossili del più antico Sapiens conosciuto (Omo Kibish, trovato in Etiopia) e del Mithocondrial Eve, il nostro più recente antenato comune su base matriarcale, coincide con un altro momento di assenza del campo magnetico terrestre noto come Iceland Basin Excursion. L’evoluzione umana ha poi avuto vari sviluppi concentrati tra 100 e 125 mila anni fa, nell’ultimo interglaciale, che hanno fatto considerare il clima uno dei fattori che hanno guidato l’evoluzione. Anche in questo caso però registriamo un altro minimo del campo magnetico terrestre: l’evento di Blake (125-100 mila anni fa). Con il procedere delle conoscenze sulla ricostruzione del campo magnetico, del suo ruolo nel modulare i raggi UV e di quello dell’AhR rispetto agli effetti di queste radiazioni, e quando saranno disponibili più accurate datazioni di nuovi reperti fossili e miglioramenti nella filogenesi umana, si chiarirà meglio il ruolo che l’intensità del campo magnetico gioca nell’evoluzione di tutti i mammiferi e forse non solo”.

venerdì 31 maggio 2019

Galleria degli Uffizi, maxi inaugurazione per la pittura del '500. 14 nuove sale per i maestri veneti e fiorentini, 105 dipinti per oltre 1100 metri quadrati di arte

Apre un secondo nuovo museo dentro la Galleria degli Uffizi. L’operazione di portata gigantesca è stata resa possibile anche grazie a una generosa donazione dei Friends of the Uffizi Galleries.





La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano in una stanza appositamente dedicata. Il ritorno in Galleria, dopo quasi dieci anni di lontananza dagli occhi del pubblico, della monumentale ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci; una nuova sala interamente dedicata ai capolavori del naturalismo veneziano, altre per quelli del Tintoretto e del Veronese, oltre 30 dipinti che tornano visibili dopo molto tempo.  Sono solo alcuni dei tesori della grande pittura veneta e fiorentina del '500 e del primo '600, accolti al primo piano degli Uffizi in 14 sale completamente riallestite. Vi sono esposte 105 opere, un terzo delle quali da tempo in deposito: i lavori, che hanno riguardato un’area del museo di oltre 1100 metri quadrati, sono andati avanti per circa un anno.

I colori delle pareti sono naturali e stesi secondo gli antichi metodi, che li rendono vibranti e vivi: verde per la pittura veneta – un verde ripreso dai tendaggi e dai rivestimenti dei muri che si notano in tanti dipinti del Rinascimento veneziano – mentre per gli spazi destinati alla scuola toscana è stato scelto un grigio scuro, che richiama la pietra serena dell’architettura degli Uffizi, ma con un timbro più caldo e vellutato. 

La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano è affiancata a destra dalla ‘Flora’, sempre di Tiziano, e dalla ‘Fornarina’ di Sebastiano del Piombo. Protette da vetri antisfondamento che ne garantiscono anche la stabilità climatica, le tre celeberrime dame potranno ora essere ammirate in totale calma e concentrazione. Nelle sale vicine tornano finalmente visibili le opere di Lorenzo Lotto, Tintoretto, Veronese, molte delle quali da tempo non più visibili, che completano la collezione di pittura veneta degli Uffizi. Su questo lato è stata aperta anche una finestra sull’Arno, con una vista mozzafiato sul fiume e sulle colline a sud della città, a ristabilire il contatto della Galleria con il suo contesto urbano.

Le pareti della monumentale sala del Pilastro sono state lasciate chiare, così che l’ambiente richiami una chiesa a pianta centrale: qui sono infatti esposte le grandi pale d’altare del periodo della Controriforma. I visitatori vi possono finalmente ammirare di nuovo, dopo dieci anni di permanenza in deposito, la ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci, capolavoro di grandi dimensioni del maestro urbinate, che il granduca Pietro Leopoldo comprò a caro prezzo per le collezioni fiorentine.  Accanto, sempre del Barocci, lo splendido e atmosferico ‘Noli me tangere’ e appeso nella parete vicina quello dipinto da Lavinia Fontana, grande pittrice bolognese: due versioni dello stesso soggetto, due culture diverse a raffronto. Le stanze accanto alla sala del Pilastro sono state allestite come “studioli”, prevalentemente con opere di piccole dimensioni: una con dipinti sacri, l’altra con soggetti profani (prevalentemente mitologici e allegorici), tutti visibili nel dettaglio grazie alla protezione con vetri speciali, che permettono di avvicinarsi e di apprezzare ogni pennellata. Torna visibile anche la portentosa ‘Caduta degli Angeli ribelli’ di Andrea Commodi: nel grande bozzetto, un drammatico groviglio di anatomie umane con il quale il pittore fiorentino voleva confrontarsi direttamente con il Michelangelo della Cappella Sistina.

Vi è infine la zona dedicata alle Dinastie, dove i ritratti dei Medici di Bronzino (tra i quali anche la famosa ‘Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni’) spiccano come gioielli sul fondo grigio scuro. La nuova sistemazione delle sale è stata concepita per migliorare la visione e la comprensione delle opere da parte del pubblico. Ciò è reso possibile anche grazie alle panchine disseminate lungo il percorso per consentire la sosta e il raccoglimento davanti ai dipinti. Un supporto alla realizzazione di questo straordinario, estesissimo intervento di allestimento è arrivato dai Friends of the Uffizi Galleries, che hanno donato 100mila dollari per la nuova Sala della Venere di Urbino, e altri 15mila dollari – generosamente offerti da uno dei membri dell’associazione, Trish Savides – per il restauro della ‘Sacra Famiglia’ di Lorenzo Lotto.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, commenta: "È come se si fosse aperto un secondo, nuovo museo dentro la Galleria. L’operazione è di portata gigantesca, ed è stata resa possibile anche grazie a una generosa donazione dei Friends of the Uffizi Galleries, presieduti da Maria Vittoria Rimbotti Colonna. Questa formidabile impresa è stata portata a compimento dall’eccezionale squadra delle Gallerie degli Uffizi, che ha lavorato con passione e grande competenza. Finalmente possiamo mostrare nel modo migliore due settori delle nostre collezioni, quello della pittura della Controriforma e quella della pittura veneta, che sono anche tra i più importanti al mondo. Ma non è finita qui: nel giro di pochi mesi tutta l’ala del Cinquecento sarà riallestita".

E il curatore del patrimonio architettonico delle Gallerie degli Uffizi, Antonio Godoli, aggiunge: "Due sono i temi fondamentali che hanno guidato il nuovo allestimento: la ricerca di continuità nello stile delle sale vasariane, mediante lo studio di traguardi e anche di punti focali e prospettici nel posizionamento dei quadri; e la costruzione di superfici espositive a supporto delle opere, superfici che hanno la funzione di definire il nuovo spazio museale separandolo dallo spazio architettonico".

Appuntamento in Giardino, alla scoperta della ricchezza storica, artistica, botanica e paesaggistica dei giardini italiani

Sabato 1 e domenica 2 giugno sarà possibile visitare in tutta Italia oltre 200 giardini, alcuni aperti in via eccezionale, nell’ambito della seconda edizione dell’iniziativa “Appuntamento in Giardino”. 






Promossa da APGI-Associazione Parchi e Giardini d’Italia, con il sostegno di Ales e il patrocinio del MiBAC e di ASVIS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, la manifestazione invita il grande pubblico a scoprire la sorprendente ricchezza storica, artistica, botanica e paesaggistica dei giardini italiani: dai grandi siti storici ai piccoli giardini privati. Una serie di incontri, eventi, letture e attività speciali come offerta culturale rivolta a tutta la famiglia.

“I nostri parchi e giardini rappresentano un tesoro culturale che il Ministero non solo intende proteggere e tutelare -afferma Giovanni Panebianco, Segretario Generale MiBAC - ma, con iniziative come questa, desidera promuovere e valorizzare affinché quanti più italiani e turisti stranieri possano scoprirli e goderne”.

“Iniziative come “Appuntamento in Giardino” - sostiene Mario De Simoni, Presidente di Ales -rientrano tra le attività che Ales sostiene e promuove con convinzione, nell’ottica di valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico secondo le indicazioni del MiBAC”.

“Sono molto orgoglioso che APGI stia svolgendo un ruolo chiave di sensibilizzazione delle istituzioni e dei cittadini - dichiara Ludovico Ortona, Presidente APGI - affinché questo incredibile patrimonio verde costituito dai parchi e giardini sia tutelato, valorizzato e vissuto”. Quest’anno la manifestazione si terrà in coincidenza con la Settimana Europea dello Sviluppo Sostenibile (ESDW – European Sustainable Development Week), in programma dal 30 maggio al 5 giugno 2019.

Le due giornate di Appuntamento in Giardino sono inserite anche nel programma del Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASVIS. L’apertura dei giardini – per loro stessa natura piccoli ecosistemi, nonché precisi ‘sensori’ dei cambiamenti ambientali - sarà quindi anche una preziosa occasione per sensibilizzare i visitatori sui temi dell’ambiente e della sostenibilità.

Rispetto alla prima edizione dell’iniziativa, le adesioni dei giardini sono aumentate di circa il 60%, e la partecipazione ha interessato pressoché tutte le regioni. Nel 45% dei casi si tratta di aperture straordinarie: giardini normalmente non aperti al pubblico o aperti solo in occasioni particolari.

In alcuni casi si potranno visitare parti del giardino normalmente chiuse: a Caprarola il giardino d'estate; a Genova sarà eccezionalmente aperto il Giardino segreto di Palazzo Reale con le sale adiacenti. Parteciperanno all’iniziativa anche alcuni importanti siti Unesco, come Villa D’Este, la Reggia di Caserta e i giardini delle Ville Medicee di Castello, Petraia, Pratolino e Cerreto Guidi.

Ampia la partecipazione di Dimore storiche private, che apriranno i propri prestigiosi giardini, come ad esempio Villa Tiepolo Passi in Veneto, Villa Imperiale nelle Marche o la Villa Reale di Marlia in Lucchesia. In molti casi saranno gli stessi proprietari o direttori ad accogliere i visitatori, per raccontare la storia del giardino e l’impegno quotidiano necessario a garantirne la sopravvivenza: sarà così, ad esempio, nel giardino della Minerva a Salerno, alla Kolymbethra (FAI) in Sicilia, o al giardino Portoghesi- Massobrio a Calcata, dove sarà lo stesso architetto Paolo Portoghesi a raccontare i principi ispiratori del suo giardino.

Numerosi anche gli Orti Botanici: Palermo, Catania, Roma, Genova, Torino e alcuni giardini botanici alpini. Moltissime le attività speciali proposte per questo evento: alle tradizionali visite guidate si aggiungono laboratori, degustazioni, yoga e momenti musicali, come ad esempio presso il Castello Galli Della Loggia in Piemonte, dove è previsto un concerto d’archi. Numerosi anche i percorsi sensoriali, come quello programmato a Villa Carlotta sul Lago di Como, che offrirà l'opportunità di scoprire gli alberi monumentali presenti nel giardino. Interessanti infine alcune visite serali straordinarie: l'orto Botanico Pellegrini Ansaldo delle Alpi Apuane propone una visita notturna alla scoperta delle orchidee spontanee; villa Annoni a Cuggiono (MI) e la Casa nel Bosco hanno programmato visite serali con "lucciolata".

Ampia anche la varietà dei giardini: parteciperanno ad esempio il giardino bioenergetico di Villa Boffo a Biella, pensato per accogliere e stimolare coloro che hanno problemi cognitivi, e la "Fabbrica giardino" di Prada in Toscana, nella quale il verde mitiga il volume dell’edificio, ne accresce l’integrazione con il paesaggio e rende l’ambiente lavorativo piacevole e sereno. Grande protagonista il tema della sostenibilità, oggetto di lezioni e conversazioni in molti giardini, come nel Parco di Villa Trecci: un giardino contemporaneo costruito in rapporto armonico con il paesaggio e pensato per essere sostenibile: uno spazio in cui il fabbisogno idrico è ridotto al minimo.

Aderisce all'iniziativa anche Anime Verdi, la manifestazione che a Padova renderà accessibili, in alcuni casi per la prima volta, 31 giardini del centro storico, per sollecitare cittadini e turisti a scoprire il patrimonio verde della città. Una novità dell’edizione 2019 è il contest fotografico lanciato su Instagram, dal titolo: Il Giardino si racconta: immagini di un universo verde.

Il contest, a cui si partecipa con l’hashtag #appuntamentoingiardino, ha l’obiettivo di costruire un racconto per immagini delle due giornate. Saranno protagonisti la bellezza della natura e dei giardini e le numerose attività proposte.


Scopri i giardini aderenti su www.apgi.it/

Rai Cultura, Opera Lirica: Una lunga serata con Franco Zeffirelli. Aida, Butterfly e Bohème per onorare il grande regista

Nel giorno dei funerali di Franco Zeffirelli e per rendere omaggio al grande regista, scomparso la scorsa settimana, Rai Cultura cambia la p...