giovedì 21 ottobre 2021

Uomini e musica, il mondo del jazz saluta Franco Cerri

Lutto nel mondo della musica, si è spento all'età di 94 anni il chitarrista jazz più famoso d'Italia. Interprete originale e dallo stile unico, Cerri visse in prima persona i mutamenti del linguaggio jazzistico portandolo a suonare con i più grandi jazzisti internazionali.




Addio al mitico Franco Cerri, chitarrista jazz tra i più affermati. Nato il 29 gennaio del 1926 a Milano, nel corso della sua carriera aveva suonato con delle 'leggende' della musica come Dizzy Gillespie, Gorni Kramer, Chet Baker, Billie Holiday. A  dare la notizia della scomparsa è stato il figlio Nicholas, in un post su Facebook: ''Le sette note e le tre chitarre salutano con tanto affetto Franco Cerri, grande musicista e grande uomo. Fai buon viaggio, babbo''.

Chitarrista e docente è stato considerato tra i più grandi e autorevoli chitarristi italiani nel campo del jazz. La sua passione per la musica prende corpo a cavallo della seconda guerra mondiale e, dopo aver ricevuto in dono dal papà Mario la desideratissima chitarra, matura grazie al sodalizio con l’amico e pianista Giampiero Boneschi con il quale inizia ad approfondire la conoscenza del jazz. Comincia la sua carriera al fianco di Gorni Kramer con Bruno Martelli, Franco Mojoli, Carlo Zeme e il Quartetto Cetra fino a ritrovarsi a suonare con Django Reinhardt e poi con moltissimi altri di fama mondiale. E’ intervenuto in più di 750 trasmissioni televisive e ha condotto alcuni programmi della Rai tra i quali: "Fine serata da Franco Cerri", "Jazz in Italia", "Jazz in Europa", "di Jazz in Jazz" e "Jazz primo amore". Dagli anni '70 ha cominciato a sviluppare il lavoro di arrangiamento, riflettendo sulla partitura, le peculiarità del suo stile. Nel 1980 ha inaugurato il sodalizio con il pianista e compositore Enrico Intra con il quale ha fondato e dirige i Civici Corsi di Jazz di Milano organizzando anche rassegne concertistiche.

Sul versante didattico, ha realizzato nel 1982 (con Mario Gangi, per quanto riguarda la chitarra classica) per il gruppo editoriale Fabbri, un corso di chitarra in sessanta lezioni arrivato alla quinta edizione e diversi metodi di jazz tra i quali spicca "Chitarra Jazz – sviluppi – approcci – esperienze", scritto con Paolo Cattaneo e Giovanni Monteforte e pubblicato in prima edizione da Ricordi nel 1993.

Due dei più importanti critici di jazz al mondo, gli americani Ira Gitler e Leonard Feather, lo inseriscono nella loro imponente enciclopedia biografica (GITLER IRA, FEATHER LEONARD, The Biographical Enciclopedia of Jazz, Oxford University, 2007), così come compare nell’opera, d’altrettanto valore internazionale, di B.D. Kernfeld (KERNFELD, B.D., The New Grove Dictonary of Jazz, Macmillan, 2002).

Nel 2009 gli fu conferito l'Honorary Award con la seguente motivazione: "Caposcuola dell'interpretazione e dell'arrangiamento jazz, oltre 60 anni di carriera che lo hanno visto suonare con i più famosi jazzisti italiani e stranieri da Chet Baker e Dizzy Gillepsie a George Benson, da Billie Holiday e Barney Kessel a Lee Konitz. La sua formidabile natura ritmica lo porta ad eseguire i suoi lavori con un innato gusto sopraffino."

Hanno scritto di lui: ...quel suo stile così personale e riconoscibile che ha portato nell’uso comune l’espressione "alla Cerri" per indicare quel modo così caratteristico di suonare. Quello stile maturato vivendo in prima persona i mutamenti del linguaggio jazzistico, non passivamente, ma al fianco e tramite un confronto diretto con gli innovatori stessi della musica afroamericana. Un percorso che lo ha portato ad essere stimato dai più grandi musicisti al mondo come Barney Kessel o Quincy Jones. Un grande fra i grandi del jazz. Un caposcuola dell'interpretazione Jazz e dell'armonizzazione in particolare. Cerri, di formazione totalmente autodidatta, è stato il classico esempio di artista che si costruisce la propria tecnica non 'in astratto' ma sulla base delle proprie necessità espressive, come del resto è sempre avvenuto nel jazz tra gli artisti più creativi. Si è formato jazzisticamente con il be-bop, la cui frenesia angosciosa è stata temperata nel tempo dalla ricerca di armonie morbide e suadenti. Ne deriva un fraseggiare costruito sui contrasti, sulla successione di segmenti melodici anche eterogenei e frutto di un'ispirazione feconda, basata sul feeling del momento, mai precostituita o infarcita di cliché. Un senso del colore che si applica anche al parametro armonico, da lui padroneggiato con naturalezza, elaborato con accostamenti inusuali ma sempre compatibili con la tonalità del pezzo che sta suonando, dove si evidenzia il suo gusto melodico nella rara capacità di "far cantare" le progressioni di accordi. Sia negli assolo, sia nel lavoro di accompagnamento, svolto con gusto sopraffino, emerge quella che forse è la sua qualità più preziosa: una formidabile natura ritmica, spontaneamente portata verso lo swing più esplicito e coinvolgente, che si estende anche alla pronuncia delle frasi, al loro respiro interno, al modo stesso in cui vengono attaccate le note.

Sanità, nuove professioni e tecnologie abilitanti: come cambia il futuro della medicina e dei giovani. Al via la seconda edizione di “Health4U”

Fondazione Johnson & Johnson e Fondazione Mondo Digitale danno il via alla seconda edizione di “Health4U” per orientare 2000 studenti di tutta Italia a percorsi di studio e carriere in ambito clinico e biomedico. Un programma per avvicinare gli studenti alle opportunità formative e professionali aperte dalla trasformazione digitale in ambito salute.




Diffondere informazioni rigorose in ambito sanitario e appassionare gli studenti e le studentesse agli studi universitari e alle professioni di questo settore. È il duplice obiettivo di Health4U, il programma di formazione e orientamento alle carriere universitarie e al mondo del lavoro, promosso dalla Fondazione Johnson&Johnson, con un focus dedicato all’area della salute, del benessere e delle scienze della vita.

Attraverso collegamenti in tempo reale con medici e infermieri dagli ospedali e anche dalle sale operatorie, ragazze e ragazzi potranno confrontarsi con i professionisti del settore, assistere a interventi di chirurgia e scoprire le diverse applicazioni della tecnologia a servizio della medicina.

H4U nasce nel 2017 nell’ambito dell’iniziativa globale di Johnson & Johnson “Bridge to Employment” per ispirare i giovani al proseguimento degli studi come via per la costruzione di solide fondamenta per il futuro. L’anno scorso, in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale, si è svolta la prima edizione digitale del programma, che ha coinvolto 1.400 giovani, prossimi ad affacciarsi agli studi universitari e nel mercato del lavoro in diverse regioni italiane, attraverso una serie di incontri con 26 professionisti della salute. Per la seconda edizione del programma digitale, il progetto si rinnova con l’obiettivo di coinvolgere almeno 2mila studentesse e studenti italiani di scuole secondarie di II grado di tutta Italia nei Webinar in diretta e raggiungerne ulteriori 20mila in modo indiretto attraverso le scuole.

Durante la crisi pandemica, infatti, è emerso chiaramente il bisogno di sensibilizzare la società sull’importanza di una corretta informazione in ambito sanitario. Con H4U, Fondazione Johnson&Johnson e Fondazione Mondo Digitale, hanno deciso di puntare sui più giovani per renderli artefici del cambiamento.  Per questo verranno coinvolti in un ciclo di 17 moduli online in modalità webinar, che si sviluppano in due filoni principali: da un lato l’orientamento universitario e professionale in ambito clinico e biomedico; dall’altro una serie di focus specifici su prevenzione e promozione della salute.

Dallo studio delle epidemie all’importanza dei vaccini, dalla prevenzione delle dipendenze alla trasformazione digitale del settore della salute; sono solo alcuni dei temi che verranno trattati da esperti del Gruppo Johnson&Johnson e dei tanti partner del progetto: Anlaids, Susan G. Komen Italia Onlus, Villa Maraini Onlus, Croce Rossa Italiana, Un respiro per la vita Onlus, Never Give Up Onlus, Università Campus Bio-Medico di Roma, Centro Integrato di Senologia-Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.

La seconda edizione del progetto è stata presentata oggi, 21 ottobre 2021, con un evento di lancio in diretta Zoom. Si è aperto con i saluti istituzionali di Massimo Scaccabarozzi, presidente della Fondazione Johnson&Johnson, Mirta Michilli, direttore generale di Fondazione Mondo Digitale, e Paola Testori Coggi, Special Advisor del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita ALISEI,e Chair T20 Task Force Global Health and Covid-19 e Former Director General Health and Consumers of the European Commission. È seguita la presentazione del programma completo di H4U e la condivisione degli obiettivi del progetto, affidata a Barbara Saba, direttore generale della Fondazione Johnson&Johnson. La diretta si è conclusa con un primo panel di esperti dei partner del progetto.

“Nonostante la pandemia abbia messo a dura prova la nostra quotidianità e abbia in particolar modo sfidato la tenuta del nostro Sistema sanitario nazionale, ci ha trasmesso allo stesso tempo anche tanti insegnamenti: in primis, ci ha donato una rinnovata percezione del valore della salute. Questa nuova consapevolezza è ciò che ci può dare ora la forza di ripartire, rendendo l’emergenza che abbiamo vissuto un’occasione per costruire le basi della sanità del futuro. Per farlo, però, è necessario investire sulle persone e in particolar modo sui giovani, la cui formazione è uno dei principali driver di crescita” - ha dichiarato Massimo Scaccabarozzi, Presidente della Fondazione della Fondazione Johnson & Johnson Italia e di Janssen Italia. “Siamo lieti, dunque, di lanciare oggi la nuova edizione di Health4U, per accompagnare migliaia di studentesse e studenti alla scoperta di un settore in continuo cambiamento e di professioni che regalano vita!” 

“Il mondo della Sanità è in continua evoluzione e si aprono nuove sfide per garantire sostenibilità, accesso, equità e gestione delle emergenze. La Task force Global Health and Covid-19 del T20  ha evidenziato le priorità nell’ambito dei sistemi sanitari, della strategia One Health, della sanità digitale e della prevenzione. C’è un grande spazio per i giovani che si affacciano a questo mondo per partecipare a questo nuovo capitolo dell’Healthcare e della Global Health: credo che un programma come questo possa aiutarli ad orientarsi ed a comprendere il mondo della Salute e le professioni che offre “ ha sottolineato Paola Testori Coggi.

“Il lancio della nuova edizione di Health4U ci rende molto orgogliosi e il successo dell’edizione passata ci ha dato grande soddisfazione: crediamo che educare ed informare le ragazze e i ragazzi sull’importanza e sulle opportunità del mondo della Sanità in questo momento di grande innovazione e trasformazione sia fondamentale anche per costruire il futuro dell’healthcare nel nostro Paese” ha commentato Barbara Saba

“Con l’emergenza sanitaria abbiamo capito quanto sia urgente che i giovani medici sviluppino capacità multidisciplinari per affrontare sfide sanitarie sempre più complesse. Ora aiutiamo la scuola a comprendere e raccontare la trasformazione digitale del settore della salute, perché i giovani possano essere protagonisti di questo cambiamento. Con Health4U cominciamo a costruire insieme una sanità One Health Digital” ha dichiarato Mirta Michilli.

Il percorso, che prevede due incontri formativi al mese, inizia oggi e coinvolgerà gli studenti e le studentesse fino a giugno 2022.

mercoledì 20 ottobre 2021

MIAOHAUS, al via il progetto che ruota attorno al tema dei processi creativi dedicato ai bambini

MIAOHAUS - spazio ai più piccoli: al Teatro del Lido prende il via il progetto dedicato dal Teatro del Lido al pubblico dei bambini. Il 22 ottobre, 27 novembre, 10 e 17 dicembre. Laboratori gratuiti. Iscrizioni: promozione@teatrodellido.it.




Dal 22 ottobre e fino al 17 dicembre il Teatro del Lido di Ostia apre ai più piccoli i laboratori gratuiti dello Spazio MIAOHAUS per imparare e per giocare con l’arte, lo storytelling, la letteratura per l’infanzia, per un pubblico dai 4 anni. 

MIAOHAUS, è un progetto cura di Magazzino dei Semi. Cinque laboratori dedicati ai più piccoli di varie fasce di età che nasce per dare una risposta alla carenza di spazi espositivi e di espressione, dedicati ai giovanissimi, sul territorio di Ostia, 

Allo spazio MIAOHAUS si arriva salendo sulla terrazza che si affaccia sul mare. Si raggiunge un piccolo scrigno, uno spazio di ricerca in ambito artistico, dedicato ai bambini e alle bambine. Un luogo dove si realizzano mostre, laboratori ed eventi che ruotano attorno al tema dei processi creativi. Uno spazio in cui bambine e bambini possono entrare in contatto con vari linguaggi artistici e vivere esperienze creative, accompagnati da formatori e artisti che li conducono a scoprire e sperimentare il mondo delle arti visive e della creatività.

Si parte venerdì 22 ottobre con Mi faccio casa a cura di Cristiana Pezzetta, dell’associazione Semi di Carta, un laboratorio per 10 partecipanti, dagli 8 anni in su, che stimolati dalla lettura di albi illustrati, verranno condotti a trovare immagini e parole che possano costruire la propria ‘casa interiore’, per poi realizzarla in forma di ‘libro-casa’, scegliendo le parole che ne costruiscano l’identità.

Il 27 novembre, una giornata dedicata al progetto CartAE, ideato del Collettivo AE, presente al Teatro del Lido anche con la mostra a ingresso gratuito CartAE - cartografia estetica,(dal 5 al 28 novembre).

Due i laboratori per i più piccoli. Alle 11.30 Carta E... a cura di Luisella Zambon, per bambini e bambine dai 4 agli 8 anni: un laboratorio artistico, uno spazio di gioco e creatività, a partire dagli stimoli prodotti proprio dalla mostra CartAE. «Scegli una carta, mettila dove vuoi ed esplora, attraverso i disegni, tutto il mondo possibile».

Alle 16.30 è la volta di CARTAE per narrare e disegnare rotte, a cura di Giancarlo Chirico, un laboratorio di storytelling, per bambini dagli 8 anni in su, che verranno condotti a immaginare ‘nuove rotte’ che parlino di loro stessi. «Entra nel cerchio delle storie, pesca una carta: dove ti porterà? Un laboratorio di storytelling per immaginare nuove rotte che parlano di noi».

CartAE è un mazzo di carte illustrato da 40 artisti diversi, un progetto polifonico e relazionale che racconta 40 stili e visioni del mondo. 40 possibilità per il giocatore, chiamato a osservare, interpretare, re-inventare. Un mazzo di carte versatile e stimolante in mano ai genitori, ai librai, ai bibliotecari, agli insegnanti, per inventare storie, rafforzare l’interazione ludica e la co-costruzione narrativa in giochi di ruolo o collettivi, per stimolare la riflessione e il pensiero critico. L’incontro è rivolto ai ragazzi dai 13 anni in su e propone alcune pratiche narrative e di storytelling: a partire dal lavoro sulle immagini, verranno tracciate nuove rotte semantiche, giocando e immaginando possibilità inedite e sempre diverse, imparando a raccontare se stessi e il mondo intorno.

Infine chiude il primo trimestre di programmazione il 10 e il 17 dicembre, Libro Circense a cura di Fernanda Pessolano per Bianco Teatro e Ti con Zero, un laboratorio di costruzione del libro d’arte, ispirato da “Il leone dalla barba bianca” di Tonino Guerra, riservato a bambini e bambine dagli 8 agli 11 anni. Un’opportunità per imparare a costruire un libro collettivo, un circo di carta, prendendo le mosse dal racconto di Tonino Guerra.

Storia di un circo, di un sognatore e di un leone. Un finale felliniano tra malinconia e bizzarria, realtà e sogno. Una storia, una opportunità per imparare a costruire un libro collettivo, un circo di carta. Dal cartamodello alla composizione, dalla storia alla drammaturgia, dai personaggi alle marionette di carta, dalla trama al canovaccio.

Si sperimenteranno tecniche di costruzione e semplificazione dei cartamodelli.

Dopo aver sperimentato la tecnica di montaggio e prendendo spunto dai cartamodelli antichi, i bambini progetteranno e costruiranno un libro collettivo dedicato alla favola di Tonino Guerra.

lunedì 18 ottobre 2021

Il favoloso Gianni, al Teatro del Lido la mostra con i testi più famosi di Gianni Rodari illustrati da Paola Rodari

Al Teatro del Lido è di scena la mostra Il favoloso Gianni con una raccolta di pannelli contenenti alcuni degli scritti più famosi di Rodari accompagnati dalle illustrazioni della figlia Paola messi a disposizione dal Comitato Rodari 100 e dalla casa editrice EL. Fino al 31 ottobre, ingresso gratuito.




La mostra che celebra il grande scrittore per ragazzi è stata realizzata originariamente negli anni ’80 dal Coordinamento Genitori Democratici (ONLUS fondata nel 1976 da Marisa Musu e Gianni Rodari, sull’onda dei movimenti di partecipazione e di rinnovamento democratico delle istituzioni tradizionali), con testi di Rodari e disegni di Paola Rodari. Un ringraziamento particolare va al Coordinamento Genitori Democratici e Paola Rodari per averla messa a disposizione. 

Bambini e adulti insieme potranno così conoscere la figura di questo grande maestro della parola e della fantasia. Gianni Rodari è stato uno scrittore, pedagogista, giornalista e poeta, specializzato in testi per bambini e ragazzi e tradotto in moltissime lingue. Vincitore del prestigioso Premio Hans Christian Andersen (edizione 1970), fu uno tra i maggiori interpreti del tema "fantastico" nonché, grazie alla Grammatica della fantasia, sua opera principale, uno fra i principali teorici dell'arte di inventare storie.

Famoso per l'originalità dei suoi racconti, filastrocche e poesie, divenute in molti casi classici per ragazzi, Rodari ha contribuito a rinnovare profondamente la letteratura per ragazzi. Tra le sue opere maggiori si ricordano Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono, Il gioco dei quattro cantoni, C'era due volte il barone Lamberto. 

Dal suo libro La freccia azzurra è stato tratto un omonimo film d'animazione nel 1996. Nel 1961 in Unione Sovietica uscì anche un cartone animato su Cipollino, recentemente tradotto e diffuso in Italia per il mercato home video.

giovedì 14 ottobre 2021

La musica di Verdi raccontata dai cartoon. Dalla serie a cartoni animati "Oto e la musica"

Al via su Rai Scuola la serie in 12 puntate Oto e la musica. Prima puntata dedicata a Giuseppe Verdi e alle sue opere più famose: l'Aida, La traviata, Rigoletto e Nabucco. Prossime puntate dedicate a Bach, Beethoven, Listz, Rossini, Chopin, Schumann, Vivaldi, Schubert, Mozart, Strauss e Corelli.


 


Oto e la musica (2013 Giappone), per la regia di Fusako Yusaki, prende il via su Rai Scuola la serie giapponese in 12 puntate Oto e la musica. La serie, pensata per trasmettere la conoscenza dei grandi compositori del passato ai giovanissimi, dedica la prima puntata a Giuseppe Verdi (10 ottobre 1813 - 27 gennaio 1901) e alle sue opere più famose: l'Aida, La traviata, Rigoletto e Nabucco. Il polipo rosso protagonista della serie, incontra Verdi e nasce una lezione di storia della musica. 

Oto è un piccolo polpo rosso di plastilina dai grandi occhi spalancati e un impertinente naso a trombetta multifunzionale. Non parla, ma si esprime benissimo col movimento e la variabilità delle sue espressioni e ha la capacità di assumere qualsiasi natura, genere e forma. Vive in un mare d'onde musicali, perché la sua passione è proprio la musica e i suoi specialissimi incontri/metamorfosi avvengono con grandi musicisti e correnti musicali che, attraverso la loro arte, hanno regalato al mondo emozioni, atmosfere e sentimenti, passando direttamente dalle orecchie al cuore. E proprio grazie alla sua sensibilità, Oto sa interpretare e riproporre sentimenti ed emozioni espresse dalla musica e dai grandi musicisti che incontra.

Ogni incontro è una scoperta, un gioco. Ad esempio può rubare la parrucca a Bach e farsi rincorrere lungo le scale mirabili delle sue fughe perfette, diventa la penna con cui Verdi scrive le sue opere, come OTO-Mozart si rimpinza di squisiti baci di dama viennesi, ma sa vibrare di struggente malinconia passando dal violino al pianoforte, dal flauto al clavicembalo.

OTO vive e fa vivere avventure e incontri tra Occidente e Oriente, tra Nord e Sud del mondo, sfogliando in leggerezza i secoli della musica.

Le sue trasformazioni impreviste e sorprendenti, l’animazione giocosa di divertenti siparietti impossibili, le apparizioni oniriche di stupita poesia giocano a rendere visibile e concreta l’anima astratta della musica.

Fusako Yusaki, Artist, Designer, Animator, nasce in Giappone il 17 Dicembre 1937. Si laurea in Design Creativo. Dopo gli studi si è specializzata nell’animazione con la tecnica della plastilina. Nel 1964 si è stabilita a Milano e nel 1971 ha vinto il Bagatto d’oro con gli short pubblicitari del Fernet Branca per Carosello. Sua la notissima sigla dell’Albero Azzurro, il programma per ragazzi della Rai. Ha collaborato con la Rai, laTSI , la NHK, con lo IED utilizzando la sua caratteristica di ricerca della metamorfosi della materia. Suoi sono vari cortometraggi e miniserie sempre con la tecnica del passo uno con la plastilina. Ha ricevuto il titolo di Donna Artista dalla Fondazione culturale Avon, il Premio alla Carriera del Pulcinella Award e del Short Express, il Diploma Onoris Causa del Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino. 

mercoledì 13 ottobre 2021

Prima, donna. Margaret Bourke-White

Al Museo di Roma in Trastevere una mostra dedicata a Margaret Bourke-White, una tra le figure più rappresentative ed emblematiche del fotogiornalismo. Dal 21/09/2021 al 27/02/2022.



È dedicata a Margaret Bourke-White, una tra le figure più rappresentative ed emblematiche del fotogiornalismo, la mostra retrospettiva che documenta attraverso oltre 100 immagini la visione e la vita controcorrente della fotografa statunitense.

Pioniera dell’informazione e dell’immagine, Margaret Bourke-White ha esplorato ogni aspetto della fotografia: dalle prime immagini dedicate al mondo dell’industria e ai progetti corporate, fino ai grandi reportage per le testate più importanti come Fortune e Life; dalle cronache visive del secondo conflitto mondiale, ai celebri ritratti di Stalin prima e poi di Gandhi (conosciuto durante il reportage sulla nascita della nuova India e ritratto poco prima della sua morte); dal Sud Africa dell’apartheid, all’America dei conflitti razziali fino al brivido delle visioni aeree del continente americano.

Oltre 100 immagini, provenienti dall’archivio Life di New York e divise in 11 gruppi tematici che, in una visione cronologica, rintracciano il filo del percorso esistenziale di Margaret Bourke-White e mostrano la sua capacità visionaria e insieme narrativa, in grado di comporre “storie” fotografiche dense e folgoranti.

Sezioni della mostra:

- prima sezione, L’incanto delle acciaierie, mostra i primi lavori industriali di Margaret;

- seconda sezione, Conca di polvere, documenta il lavoro sociale realizzato dalla fotografa negli anni della Grande Depressione nel Sud degli USA;

- terza sezione, LIFE, dedicata alla lunga collaborazione con la leggendaria rivista americana LIFE;

- quarta sezione, Sguardi sulla Russia, vi è inquadrato il periodo in cui Margaret Bourke-White documentò le fasi del piano quinquennale in Unione Sovietica;

- quinta sezione, Sul fronte dimenticato: gli anni della guerra, racconta quando per lei fu disegnata la prima divisa militare per una donna corrispondente di guerra;

- sesta sezione, Nei Campi, vi è testimoniato l’orrore al momento della liberazione del Campo di concentramento di Buchenwald (1945);

- settima sezione, L'India, raccoglie il lungo reportage compiuto dalla fotografa al momento dell’indipendenza dell’India e della sua separazione con il Pakistan;

- ottava sezione, Sud Africa, offre una documentazione del grande paese africano durante l’Apartheid;

- nona sezione, Voci del Sud bianco, vi si trova il lavoro a colori del 1956 dedicato al tema del segregazionismo del Sud degli USA;

- decima sezione, In alto e a casa, raccoglie alcune tra le più significative immagini aeree realizzate dalla fotografa nel corso della sua vita;

- undicesima sezione, La mia misteriosa malattia, una serie di immagini che documentano la sua ultima, strenua lotta, quello contro il morbo di Parkinson.

L’esposizione è accompagnata da Storie di fotografe e di immagini: ciclo di incontri e di approfondimenti aperti al pubblico intorno ai temi della fotografia e dell’identità femminile.

Adolfo Porry-Pastorel. L’altro sguardo. Nascita del fotogiornalismo in Italia

 Al Museo di Roma fino al 24 ottobre la prima grande personale dedicata al padre dei fotoreporter italiani. Un pioniere dell’immagine politica, di costume, della società. La nascita del nostro modo di guardare nella notizia.




Quando parliamo di attualità, di ultim’ora, di inchieste e testimonianze su realtà scomode, e di gossip, scoop, retroscena, cronache nere o rosa, difficilmente sappiamo che questi termini per noi scontati hanno in realtà origini e atti di nascita ben più antichi di quanto immaginiamo.

Ora una grande mostra fotografica e multimediale a Roma ci racconta in che modo sia nata, in Italia, l’arte della notizia per immagini, ossia il modo più comune con cui quotidianamente ci aggiorniamo e conosciamo l’attualità che ci circonda.

Ospitata dal 2 luglio al 24 ottobre 2021 al Museo di Roma a Palazzo Braschi, Adolfo Porry-Pastorel – L’altro sguardo. Nascita del fotogiornalismo in Italia è la prima esposizione personale dedicata al ‘padre’ dei fotoreporter italiani, nonché al progenitore dei ‘paparazzi’. Il pioniere di un mestiere e un’arte grazie a cui da più di un secolo l’opinione pubblica vede ‘quello che succede’, fatti, avvenimenti, personaggi, partecipando alla vita sociale del Paese.

Un evento espositivo che regala la scoperta di un fotografo, giornalista, testimone di immenso talento, che ha forgiato un modo di raccontare il nostro tempo.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Oltre 80 scatti, provenienti dall’Archivio storico Luce (che conserva 1700 negativi di Pastorel e più di 180.000 immagini della sua Agenzia fotografica VEDO) e da altri importanti fondi, come l'Archivio Fotografico Storico del Museo di Roma, e gli archivi Farabola, Vania Colasanti, Fondazione Turati, illustrano, in un percorso cronologico e creativo, arricchito da preziosi filmati d’archivio, stampe originali, documenti inediti e oggetti personali, la vita, gli scatti, i rapporti e le diverse passioni di Adolfo Porry-Pastorel. Fotografo, giornalista, reporter, dagli anni Dieci ai Quaranta del Novecento con la sua macchina fotografica e alla guida della sua agenzia VEDO riuscì a essere ovunque, dando vita, con le immagini inviate a giornali e rotocalchi, a un racconto inedito e sorprendente della storia d'Italia.

Classe 1888, professionista fotografo a 20 anni prima al ‘Messaggero’ poi al ‘Giornale d’Italia’ e ‘La Voce’, sperimentatore ardito di tecniche di stampa e trasmissione delle immagini, e di stratagemmi infiniti per procacciarsi eventi e scoop, tra le due guerre Pastorel è riuscito a passare per ‘il fotografo di Mussolini’ e contemporaneamente per un fastidioso scrutatore del regime. Ha avuto accesso alle stanze più intime del governo e del potere ed è stato attenzionato dalla censura fascista. Ha dato a milioni di italiani la cronaca viva di grandi eventi storici e politici, e ha raccontato come pochi il costume, la leggerezza del tempo libero, le nuove abitudini degli italiani. Ha posto le basi del fotogiornalismo, narrando il dietro le quinte della politica e del quotidiano.

Nel 1908 a soli 20 anni fonda la sua agenzia, dal nome programmatico: V.E.D.O. – Visioni Editoriali Diffuse Ovunque. Un acronimo per comunicare la sua velocissima ubiquità. Inventore di proto-marketing, il biglietto da visita di Pastorel era uno specchio da borsetta per signore, con sul retro il telefono dell’agenzia da chiamare subito in caso di avvenimenti di cronaca. La variante maschile, un orologio da tasca, era data in regalo ai vigili urbani.

Le foto in mostra ci raccontano la doppia anima dello sguardo di Pastorel: da un lato l’attento, fulminante cronista di costume popolare, dall’altro la cronaca del potere politico. Che tra gli anni Venti e Quaranta in Italia ha un solo protagonista, Benito Mussolini. Col duce, Porry-Pastorel intrattiene un rapporto dialettico, fatto di scambio e profonde diffidenze. Era di Pastorel lo scatto celeberrimo di Mussolini arrestato nel 1915 e malamente portato via durante una manifestazione interventista, una foto che il futuro dittatore non gli perdonerà mai (e che sarà però al tempo stesso una sorta di trofeo per lui da esibire). Uno scambio di battute tra i due dà la misura: ‘Sempre il solito fotografo’ – ‘Sempre il solito Presidente del Consiglio’. Ma Pastorel consegna alle tipografie alcune foto che diventano emblemi della rappresentazione mussoliniana: come quelle del duce impegnato a torso nudo nella trebbiatura, durante la Campagna per il Grano, note a noi ancora oggi, oppure con il figlio Romano issato sulle spalle, iconografia pura di una propaganda familista. Il fotografo ha una tale familiarità col capo del governo da accedere nei suoi soggiorni in vacanza, o da permettersi quanto di più proibito: fotografare il duce di spalle, addirittura inquadrando con malizia il palchetto che ne solleva la statura. Oppure mostrando Mussolini che ride. Un’immagine del tutto irrituale, rarissima, che questa esposizione ci regala.

Ma Pastorel è anche l’autore di un epocale reportage sul ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti, il più grave caso di omicidio politico della prima metà del ‘900 in Italia, massimo momento di crisi per il fascismo. Sono immagini di una precisione comunicativa straordinaria, da maestro del reportage.

O ancora fondamentali sono gli scatti della marcia su Roma e dell’avvento del fascismo, grazie ai quali oggi osserviamo il formarsi degli schemi comunicativi e dei riti della dittatura.

Il fotografo è presente di persona e con i collaboratori della VEDO nelle occasioni ufficiali e ufficiose che contano. Un aneddoto sulla sua capacità di penetrazione è la presenza durante la storica la visita di Hitler in Italia nel 1938, con l’esibizione a Napoli di una flotta non così numerosa come Mussolini diede a vedere all’alleato. Nell’occasione Pastorel perfeziona un audace sistema di trasmissione delle immagini all’agenzia di Roma: i piccioni viaggiatori.

Pastorel mostra le contraddizioni del regime senza riserve: smonta i trionfalismi, celebrando però i ‘backstage’. Immortala le risate dei gerarchi, la bassa statura del Re, il conformismo oceanico delle adunate di piazza, rompe il cerimoniale riprendendo i protagonisti in pose più disinvolte e inaspettate. La sua foto non giudica, ma nessun altro fa in quegli anni un tale uso di ironia, inquadrature inusuali, composizioni irrituali. Le foto in mostra ci regalano puro giornalismo, racconto vivo e scattante dello spirito dell’epoca.

Altrettanto eccezionali e vivaci sono le foto di Pastorel dedicate al costume, alla gente comune. È un’Italia non ingessata nella posa del regime, spesso in movimento, colta di sorpresa: ai bagni al mare, nei caffè, nelle inaugurazioni di gala, nelle cerimonie pubbliche, i comizi, matrimoni, funerali; il varo di un dirigibile, al circo, sul set di un film, nelle passeggiate, nelle nozze di sposini autarchici che vanno in chiesa in bici. Un filo sembra legare le foto politiche a quelle popolari, i ritratti di Primo Carnera in pantaloncini, di Mussolini

e Ciano in spiaggia in costume, delle signore al mare. Nelle foto di Pastorel con sottile sovvertimento, il potere si dissacra, mentre la vita quotidiana si fa rito. Messinscena curata, sacra e laica.

Come la tipica immagine dell’Istituto Luce tendeva a mettere in posa i concittadini, mostrando propagandisticamente come il Fascismo e Mussolini fossero dovunque, in ogni aspetto della vita e della società, in maniera simile le foto di Pastorel e dell’agenzia VEDO comunicano che il fotografo è ovunque, pronto a ritrarre il paese in contropiede. Mentre il Luce costruisce la storia, Pastorel compone una controstoria. Una versione indiscreta, viva, rivelatoria dell’Italia.

Con la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943, e soprattutto con la perdita dell’amato figlio Alberto, anche lui fotografo, inviato nella tragica campagna di Russia da cui non tornerà più, Adolfo Pastorel subisce un contraccolpo. L’ambito in cui si è mosso a grande velocità è mutato, un’epoca che lui ha fissato con la macchina è conclusa. Appende la macchina al chiodo, restando tuttavia a gestire l’agenzia Vedo e i suoi collaboratori, allievi divenuti in alcuni casi affermati professionisti.

L’ultima parte della mostra ci racconta di una nuova vita di Pastorel, nel felice ritiro di Castel San Pietro Romano, borgo di cui diverrà sindaco e promotore per il cinema. È qui infatti che Pastorel consiglierà a Vittorio De Sica, protagonista del film con Gina Lollobrigida, di far girare Pane, amore e fantasia. Il successo epocale della pellicola farà tornare troupe per altri titoli celebri. Il ritratto insieme a De Sica racconta di un amore non secondario di Pastorel per il mezzo cinematografico, figlio della fotografia.

Mentre l’ultimo scatto in mostra è un testamento. La foto è di Pierluigi Praturlon, grande fotografo di scena, e ritrae Pastorel, con alle spalle e macchina alla mano Tazio Secchiaroli, altro grandissimo dell’obiettivo e prototipo del paparazzo, nonché allievo del nostro fotografo. È un passaggio di consegne avvenuto al Congresso dei Fotoreporter del 1958, categoria di cui Pastorel è in quel momento presidente. Cinquant’anni prima aveva fondato la sua agenzia, e una nuova generazione di geniali reporter, paparazzi e poi grandissimi fotografi sociali, che hanno dato immagine alla seconda parte del secolo, rendeva omaggio a un loro capostipite.

Adolfo Porry-Pastorel – L’altro sguardo. Nascita del fotogiornalismo in Italia regala a pubblico, appassionati e studiosi la prima personale di un artista che sia per attitudine personale, che per ragioni storiografiche non ha ancora avuto l’attenzione e il peso che la sua opera e la sua influenza meritano. Negli scatti dell’esposizione troviamo i primi passi di una comunicazione di massa, sviluppata nei quotidiani e nei periodici di grande tiratura degli anni Venti e Trenta, quella della fotografia che racconta autonomamente un fatto senza necessariamente bisogno dell’accompagnamento di un testo, che è diventata primaria nei nostri anni. Si pensi solo ai social media. E regala l’arte della notizia, della rapidità dell’informazione, del raccontare un evento mentre sta accadendo. Infine, nel riportare a Roma un centro del reportage, mentre solitamente la si considera il luogo del servizio leggero, mondano e scandalistico dei paparazzi, l’esposizione salda il ruolo di un cronista a tutto tondo, che riesce a coprire tanto il piano del racconto politico e civile, quanto quello più popolare e di intrattenimento. Pastorel diventa così un grande narratore del suo e del nostro tempo, agile, intuitivo, visionario, senza steccati di genere. Le sue foto, alcune delle quali hanno più di 100 anni, così eccentriche, brillanti, interessanti, corrispondono incredibilmente a quanto noi cerchiamo oggi dall’informazione globalizzata: rapidità, visione, incisività. Le foto di Pastorel, antiche di decenni, risultano straordinariamente attuali, perché il canone della nostra attualità ha tra i suoi fondatori proprio questo meraviglioso reporter.

Completa il percorso espositivo una scelta di filmati storici dell’Archivio Luce, appositamente realizzati per la mostra, che danno il contesto storico e visuale degli anni di Pastorel.

E una preziosa collezione di documenti originali e oggetti appartenuti al fotografo. Tra questi spiccano una lettera di ‘segnalazione’ anonima di Pastorel come fotografo non gradito ad alcuni uffici del regime, una serie di album rilegati con fotografie selezionate da

lui stesso, sia professionali che intime, e uno degli specchietti per signora usati come gadget pubblicitari.

IL CATALOGO

Correda la mostra-evento un catalogo, edito da Electa e Luce-Cinecittà, che non si limita a illustrare iconograficamente con tutte le foto presenti in mostra l’opera di Porry-Pastorel, ma attraverso saggi e testimonianze rappresenta il primo studio organico sul fotografo e sulla stagione che vide la nascita del fotogiornalismo in Italia, e le analogie con il contesto europeo e americano. Curato come la mostra da Enrico Menduni, uno dei nostri massimi esperti di media, il volume raccoglie i testi di studiosi ed esperti di fotografia e della figura di Pastorel, un indice bibliografico e un fondamentale regesto delle foto.

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