sabato 11 luglio 2020

Ulisse e il suo viaggio, il Teatro Patologico sbarca ad Ostia con un nuovo dramma liberamente tratto dall'Odissea

Il viaggio come metafora della vita: questo è il dramma di Omero interpretato ed adattato dalla compagnia del Teatro Patologico. Ulisse e il suo viaggio è un nuovo dramma liberamente tratto dall'Odissea che diventa anche il viaggio di persone straordinarie che con la loro grande forza di volontà urlano il loro esserci attraverso le voci e le parole che solo il teatro può offrire. Lo spettacolo, unico e straordinario, si terrà ad Ostia il 15 luglio alle 20 sulla spiaggia adiacente al Porto Turistico, sul Lungomare Duca degli Abruzzi, all'altezza del civico 72.





Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume nella sua interezza i più diversi significati  legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Il senso del viaggio di Odisseo è antropologico e simbolico, in quanto rappresenta soprattutto il singolo uomo che conquista la propria identità all'interno di un ordine, che è umano e, nello stesso tempo, cosmico e divino. “Ulisse e il suo viaggio” vuole affrontare, come in molti spettacoli precedenti del Teatro Patologico, anche il problema della follia, ma non solo. Sono molti gli argomenti suggeriti dal testo dell’Odissea e tutti molto vivi e sentiti, anche ai giorni nostri, come l’emarginazione, l’esclusione, l’integrazione e soprattutto la voglia di potere e di sopraffazione.

 A seguito dell’acclamato spettacolo teatrale “Medea”, presentato e allestito in molti Paesi del mondo (Italia, Bruxelles, Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti, Sud Africa), Dario D’Ambrosi e gli attori diversamente abili del Teatro Patologico portano in scena, sulla spiaggia di Ostia, un nuovo dramma liberamente tratto dal grande poema classico dell’Odissea, frutto della penna del poeta Omero.

L’Odissea di Omero è il terzo passo della Compagnia Stabile del Teatro Patologico. I ragazzi diversamente abili, che da anni calcano i palcoscenici di tutto il mondo, sono alle prese con un progetto pensato e voluto dal fondatore e anima del Teatro Patologico, Dario D’Ambrosi che ha adattato il testo classico per creare un percorso emozionale che parla della follia che provoca la guerra, affidandolo alla regia di Franscesco Giuffrè.

Siamo tutti Ulisse, tutti noi affrontiamo la nostra Odissea personale e ognuno di noi ha la nostra Itaca. Simboli e metafore della vita entrate ormai nel linguaggio comune. Ulisse è un guerriero, un soldato, ha distrutto un regno, ha ucciso e si porta dietro questo enorme fardello. Come liberarsi di questi mostri? Dei mostri generati dalla guerra? ITACA! Tornare a Itaca significa molte cose, significa tornare nel luogo dell’anima, nel luogo dove si è sé stessi, dove si può finalmente riposare, espiare i peccati e forse trovare la serenità. il viaggio però non è semplice, il viaggio è la metafora della vita e della morte. Ulisse, durante il suo viaggio, che altro non è che il viaggio della vita, affronterà terribile mostri, tentazioni, sarà sul punto di arrendersi per lasciare tutto e di risollevarsi…”per nascere un uomo deve prima morire” dirà Ulisse poco prima di trovare la pace e sfuggire alla mostruosità della guerra, ma si può mai veramente sfuggire a tale mostruosità? In scena 21 ragazzi con patologie psichiche che attraverso il teatro trovano il modo per incanalare le loro emozioni, per vivere e far vivere personaggi e storie che emozionano puntualmente lo spettatore.


Teatro Patologico

L’Associazione Teatro Patologico nasce nel 1992 diretta dal fondatore e ideatore Dario D’Ambrosi. Dal 1992 l’Associazione si occupa di un lavoro unico ed universale, quello di trovare un contatto tra il teatro e un ambiente dove si lavora sulla malattia mentale, dove girano ragazzi con gravi problemi psichici. Per anni l’Associazione svolge le sue attività didattiche, pedagogiche e teatrali nella sala di Via Ramazzini all’interno del Municipio XVI, fino al 2006 quando la Regione Lazio gli concede un nuovo spazio.

Dal 30 Ottobre 2009 l’Associazione del Teatro Patologico ha il suo teatro stabile a Roma in Via Cassia 472. Proprio all’interno di questo spazio nasce la Prima Scuola Europea di Formazione Teatrale per persone con diverse abilità “La magia del Teatro”, che inizia ufficialmente le sue attività didattiche nel gennaio 2010 (il laboratorio di sperimentazione teatrale, Laboratorio delle Emozioni che era attivo già da 10 anni presso altre sedi). Questa scuola rappresenta la realizzazione di un sogno: far incontrare il teatro e la malattia mentale in un percorso che, arricchendo entrambe le realtà, trovi un nuovo modo di fare teatro e aiuti migliaia di famiglie coinvolte con malati di mente.
Dario D’Ambrosi affianca alla scuola di teatro integrato una programmazione teatrale che propone eventi dove l’elemento sociale resta sempre predominante. 

Il Teatro Patologico, in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e il MIUR, apre nel 2016 il Primo Corso Universitario al Mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione”, rivolto a persone con disabilità fisica e psichica. Realtà unica nel suo genere che si rivolge a tutte quelle persone con disabilità che non vedono riconosciuto a pieno il loro diritto allo studio. L’obiettivo è l’integrazione: le lezioni offrono un’ occasione di crescita e scambio artistico, personale e sociale a tutti i partecipanti, in un percorso che vede coinvolte più discipline, dalla musica alla danza, dalla scrittura di un testo alla sua interpretazione, dalla pittura alla creazione di oggetti scenici, scenografie ecc.

Il metodo di lavoro di D’Ambrosi viene studiato presso la New York University, l’Akron University di Cleveland e la Hayward University di San Francisco, e sono molti gli Atenei italiani che dal 2018 daranno avvio al Corso Universitario di “Teatro Integrato dell’Emozione”.

teatropatologico.com/

venerdì 10 luglio 2020

Coronavirus e ricerca, Sars-Cov-2 ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Lo studio è il più ampio sino ad oggi sul sequenziamento del virus

Uno studio del Niguarda di Milano e del POliclinico San Matteo di Pavia ha messo in luce che Sars-Cov-2 ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Sono almeno 2 i ceppi circolanti (lineages) da metà gennaio. Si tratta dello studio più ampio condotto sino ad oggi sul sequenziamento del virus.






Cosa è successo in Lombardia e quali vantaggi porterà alla ricerca in futuro? Il virus ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. Sono almeno 2 i ceppi circolanti (lineages) da metà gennaio: a rivelarlo uno studio promosso da Fondazione Cariplo e realizzato dai ricercatori dell’Ospedale Niguarda di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia. L’analisi fornisce importanti indicazioni per chi dovrà lavorare sul vaccino e sulle cure in futuro; anche per questo motivo, i dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica internazionale.

Sono stati presentati nella giornata di ieri i risultati dello studio promosso e sostenuto da Fondazione Cariplo condotto dai ricercatori della ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.

Si tratta dello studio più ampio condotto sino ad oggi sul sequenziamento del virus SARS-CoV-2 in una stessa area geografica, che fotografa quanto è accaduto dall’inizio dell’anno attraverso un approccio scientifico “evidence-based”. Sono state analizzate le sequenze genomiche virali da circa 350 pazienti, provenienti da aree diverse della Lombardia.

"L’analisi è foriera di importanti indicazioni per chi dovrà lavorare sul vaccino e sulle cure in futuro, per questo motivo i dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica internazionale con la modalità open access, secondo la policy in uso ormai da tempo in Fondazione Cariplo. In occasione della conferenza stampa, verrà comunicata la piattaforma open access presso quale tutti i ricercatori interessati potranno scaricare i dati riferiti alla ricerca.” ha detto Giovanni Fosti, Presidente di Fondazione Cariplo.

“I dati raccolti mostrano inequivocabilmente che il virus è entrato in Lombardia prima di quel che si pensasse in origine e, soprattutto, lo ha fatto con assalti multipli e concentrici di ceppi virali diversi, in luoghi diversi ma in tempi molto vicini tra loro” – spiega il responsabile scientifico dello studio Carlo Federico Perno, già Direttore della Medicina di Laboratorio del Niguarda.

“Il virus ha caratteristiche genetiche molto più simili a quelli oggi presenti in Europa che non a quelli circolanti in Cina. L’ingresso quindi non è diretto dalla Cina ma mediato da una fase Europea. Quando è stato riscontrato il primo caso a Codogno, in una forma leggermente diversa, lo stesso era già presente nella zona nord (includente Alzano e Nembro)” – aggiunge Fausto Baldanti, Responsabile del Laboratorio di Virologia molecolare del San Matteo e professore dell’Università di Pavia.

L’analisi comparativa dei genomi virali (condotta con metodi statistici), derivati da tamponi raccolti dal 22 febbraio al 4 aprile 2020, fa risalire l’ingresso di SARS-CoV-2 in Lombardia verso la seconda metà di gennaio. Il dato è corroborato dalla valutazione della sieroprevalenza di anticorpi neutralizzanti contro SARS-CoV-2 nei donatori di sangue della Zona Rossa di Lodi che, oltre che a consentire di stimare precisamente la diffusione dell’infezione, ha identificato 5 soggetti sieropositivi nel periodo tra il 12 e il 17 febbraio 2020 (Percivalle et al., Eurosurveillance, accepted). Tenendo conto che gli anticorpi neutralizzanti si sviluppano circa 3-4 settimane dopo l’infezione, questi dati dimostrano la presenza del virus a partire dalla seconda metà di Gennaio 2020.

Caratterizzando la variabilità virale riscontrata nel territorio e la distanza evolutiva rispetto ai virus circolanti nelle aree severamente colpite dalla pandemia, è stato possibile identificare 2 maggiori catene di trasmissione virale, che qui verranno identificate come A e B, circolanti in modo preponderante in due diversi territori municipali lombardi.
La catena di trasmissione A, caratterizzata da 131 sequenze, si è diffusa principalmente nel nord della Lombardia a partire dal 24 gennaio, con il territorio di Bergamo e dei suoi territori adiacenti (es. Alzano e Nembro) maggiormente rappresentati. La catena B, composta da 211 sequenze, più variabile, ha caratterizzato l’epidemia del sud della Lombardia almeno a partire dal 27 gennaio, con le province di Lodi e Cremona investite maggiormente.

Le differenze tra i ceppi virali sono comunque di numero limitato (appena 7 mutazioni nucleotidiche su un totale di circa 30.000 basi di genoma virale).

“A latere dello studio, la scarsa variabilità virale riscontrata, sia nel tempo che nelle diverse aree geografiche, supporta l’ipotesi di un vaccino efficace e spinge ulteriormente la ricerca mondiale in questa direzione” spiega Perno.

La presenza di tali catene di trasmissione a partire dalla seconda metà di gennaio non esclude tuttavia la circolazione del virus anche in tempi precedenti, sebbene con modalità erratica e non riferibile a eventi massicci di trasmissione.

“Non è possibile escludere, dunque, che tale circolazione silente, multipla e simultanea di ceppi diversi, possa aver esacerbato la già elevatissima trasmissibilità del virus e aver creato così una vera tempesta virale in una regione così densamente popolata, come la Lombardia, rendendo difficili gli interventi di contenimento della diffusione stessa” - concludono i ricercatori.

"Negli ultimi mesi siamo stati tutti impegnati a combattere questo virus del tutto sconosciuto fino a poco tempo fa era. I nostri ospedali si sono dovuti velocemente organizzare per dare una risposta alle decine e decine di pazienti che quotidianamente arrivavano in Pronto Soccorso con gravissimi problemi polmonari. - commenta Marco Bosio, Direttore Generale dell'Ospedale Niguarda- Oltre a questo, però, i professionisti si sono messi al lavoro con analisi, studi e ricerche per cercare di capire meglio come contrastare efficacemente la pandemia. Niguarda è un luogo di cura e di cultura e svolge una intensa attività di ricerca, paragonabile a quella svolta nei più grandi IRCCS. La dimostrazione è lo studio presentato oggi, ideato dal Prof Perno, con la preziosa collaborazione della Fondazione San Matteo di Pavia e con il supporto indispensabile di Fondazione Cariplo."

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un nuovo programma di Fondazione Cariplo: si tratta del bando “DATA SCIENCE FOR SCIENCE AND SOCIETY” su cui la Fondazione mette a disposizione 2 milioni di euro. L’obiettivo del programma è sostenere progetti di ricerca multidisciplinari nel campo della Data Science per potenziare la comprensione di temi complessi e socialmente rilevanti al fine di produrre conoscenza utile a orientare le politiche e i processi decisionali di persone e organizzazioni.

Ricerca, Intelligenza Artificiale: la rete di nanofili che imita il cervello umano

Uno studio del Politecnico di Torino mette in evidenza come una rete di nanofili autoassemblati imita i processi di plasticità delle sinapsi, interazioni tra neuroni, che garantiscono la funzionalità del cervello umano. Il lavoro pubblicato su Advanced Intelligent Systems.






Le funzioni del nostro cervello come la memoria e l’apprendimento sono sostenute da una fitta rete di connessioni, chiamate sinapsi, che si trovano nel cervello e nell'intero sistema nervoso. Questo sistema si caratterizza per grande robustezza e profonda adattabilità. La simulazione delle funzioni cerebrali e dei sistemi nervosi biologici rappresenta una delle maggiori sfide della ricerca nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e ci può aiutare a comprendere come funziona il cervello stesso.

Un articolo pubblicato su Advanced Intelligent Systems prestigiosa rivista specialistica di settore – propone il contributo del Politecnico di Torino in questo importante campo di ricerca. Lo studio è a cura di Gianluca Milano e Carlo Ricciardi, rispettivamente collaboratore e docente del Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico, che per ricerche nello stesso ambito hanno ottenuto qualche mese fa anche la prestigiosa pubblicazione sulla rivista Nature Communication. I risultati pubblicati sono frutto della collaborazione tra Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, INRIM e Università RWTH di Acquisgrana (Germania).

Milano e Ricciardi hanno mostrato come una nanoarchitettura neurale basata su reti artificiali possa imparare e adattarsi quando viene sottoposta a stimoli esterni, imitando i processi di plasticità delle sinapsi, che dipendono dall’esperienza che facciamo e che costituiscono le abilità connettive e funzionali del sistema nervoso.

Attraverso l’impiego di apparecchiature nanoioniche a doppio terminale denominate nanowire memristor si può realizzare una rete neurale artificiale con prestazioni senza precedenti in termini di plasticità, efficienza energetica e programmabilità.

Nonostante il futuro estremamente promettente di questo campo di ricerca e applicazione, non è facile infatti imitare le caratteristiche tipiche delle reti neurali biologiche, come per esempio la connettività, l’adattabilità attraverso la riconnessione e la sostituzione delle giunzioni e la correlazione spaziotemporale ad ampio raggio.

Le reti costituite da nanowire memristor, al centro dello studio, mostrano proprio un’alta connettività e hanno l’enorme vantaggio di poter essere costruite senza costose strutture asettiche, che servono a difenderle dalla contaminazione della polvere e di altre particelle.

Più o meno come fa il cervello, la connettività di rete può essere così controllata attraverso diverse forme di plasticità, in cui le connessioni sinaptiche si rafforzano o si indeboliscono. Si tratta di un meccanismo di rottura e rigenerazione di nuove sinapsi assente nelle strutture artificiali convenzionali, mentre è noto che la riconnessione-rigenerazione dei neuroni biologici è essenziale nelle funzioni cerebrali superiori come l’apprendimento e la memoria.

La connettività funzionale del sistema di Milano e Ricciardi è fornita del cosiddetto “effetto di plasticità eterosinaptica”, vale a dire l’abilità delle sinapsi di modulare la loro forza attraverso l’utilizzo di sentieri connettivi diversi. Nei sistemi biologici, questa forma di plasticità gioca un ruolo importante nel contribuire alla stabilità e all’omeostasi delle reti neurali.

Questa grande flessibilità, combinata con i costi bassi e con l’adattabilità, fa delle reti di nanowire un grande passo in avanti, che rende possibile alle macchine di imitare le reti neurali biologiche e il cervello stesso, che è capace di elaborare una grande quantità di dati a partire da input multipli e differenti tra loro.

giovedì 9 luglio 2020

La “Gioconda nuda”, il capolavoro attribuito a Leonardo esposto a Villa Farnesina

A Villa Farnesina una Gioconda per il banchiere. Grazie all’accordo con la Fondazione Primoli che ne è proprietaria La “Gioconda nuda” ora esposta nella Sala che ospitava lo studio di Agostino Chigi. Fino al 3 ottobre 2020.






La Gioconda Nuda, su cartone di Leonardo, dipinto a olio su tela, grazie alla generosità della Fondazione Primoli, è stata data in comodato all’Accademia Nazionale dei Lincei per essere esposta a Villa Farnesina, ed esattamente nella Sala Chigi ovvero nella sala che ospitava lo studio del banchiere Agostino Chigi.

L’opera derivata dal cartone Femme nue dite La Joconde nue del Musée Condé (Chantilly), attribuito a Leonardo da Vinci o al suo atelier, è già stata esposta a Villa Farnesina nella mostra Leonardo a Roma. Influenze ed eredità aperta a ottobre 2019 (fino a gennaio 2020) in occasione della quale era stata restaurata.

Gli unici dati certi nella sequela delle provenienze (che tuttavia possono immaginarsi più complesse e concitate) sono la sua appartenenza alla ricchissima galleria del Fesch, cardinale e zio di Napoleone (stabilitosi a Roma dal 1814 sino alla morte nel ’39), e il successivo ingresso a Palazzo Primoli, tra gli oggetti d’arte del conte Giuseppe.

Il catalogo della vendita Fesch, che fu tra i principali eventi nel mercato artistico e mondano di metà Ottocento – “avec 20.000 francs on aurait pu gagner 40.000 à la vente du cardinal Fesch”, scriverà Balzac nel ’46, di ritorno da Roma –, così presentava l’opera: “dans une galerie d’où la vues’étend entre deux colonnes sur un campagne semée de rochers arides, la jeune beauté est représentée nue et assise”, vestita solo “d’une draperie violette, dont l’un des pans recouvre ses genoux et entoure son bras droit”.

Il dipinto, nel catalogo Fesch, anticipava un lotto riferito a Bernardino Luini, fra i primissimi leonardeschi lombardi. Gli studi più recenti (Blumenfeld 2019) hanno offerto buoni argomenti per credere che il cardinale, oltre all’attuale Gioconda Primoli, fosse pure il proprietario del disegno-modello oggi conservato a Chantilly, cosicché i due, cartone e dipinto, avrebbero convissuto per un certo periodo nella medesima raccolta.

Nel primo inventario della Fondazione Primoli (senza data) la tela è nuovamente descritta, al suo posto, tra le scaffalature della biblioteca: “un dipinto ad olio raffigurante la Gioconda di Luini”. È dunque probabile che presso il conte o nella sua famiglia il quadro venisse ritenuto opera di Bernardino Luini. L’opera esprime una chiara identità di soggetto e di figura col disegno di Chantilly, fino in certi dettagli, quali l’occhio sinistro lievemente abbassato rispetto al destro o la leggera torsione delle labbra.

Nel confronto col cartone, che non dava indicazioni né sullo sfondo né sull’eventuale prosecuzione della figura femminile, la Gioconda Primoli – come del resto altri dipinti afferenti al “tipo” –introduce la gamba, che appare tra le balaustre della seduta e il drappo, le colonne del porticato e la veduta di fondo, che è l’aspetto esecutivo più felice e interessante dell’opera, per l’esser e realizzata senza disegno, in evanescenza, e per l’evidente recupero del paesaggio roccioso, a balze, caratteristico di Leonardo. Le recenti analisi tecniche hanno mostrano inoltre, ai raggi, pur in una sostanziale coerenza compositiva, una figura sottostante dai tratti più sottili in alcuni punti (nel collo, ad esempio), mentre lo studio dei pigmenti ha rilevato l’uso di smaltino, già altrove riscontrato nell’opera di Leonardo e dei suoi seguaci.

I richiami, di postura e di contesto, con la figura della Gioconda parigina sono resi in modi espliciti; e d’altra parte s’è invocata più volte una pagina del diario del cardinale d’Aragona (redatto da Antonio de Beatis): nell’ottobre del 1517, visitando lo studio francese di Leonardo, si poteva osservare fra le sue opere un ritratto di “certa donna florentina facta di naturale ad istantia del quondam magnifico Juliano de Medici”. Quest’antica informazione ha suggerito ad alcuni critici (cf. Schneider 1923, Brown – Oberhuber 1978, Delieuvin 2019) l’ipotesi che nella “certa donna” potesse intuirsi il soggetto della Gioconda nuda.

IL RESTAURO

L’opera si presentava in un discreto stato di conservazione. Le maggiori problematiche erano soprattutto a danno degli strati pittorici e preparatori, per la presenza di un consistente ingiallimento dovuto all’ossidazione delle vernici impiegate nei precedenti interventi di restauro, ai depositi grassi (nicotina, nero fumo, polvere grassa), all’alterazione cromatica delle riprese pittoriche eseguite in passato e presenti soprattutto sul cielo, sul panneggio e in molte parti dell’incarnato ed inoltre ad un evidente cretto a “pelle di coccodrillo” diffuso su tutta la pellicola pittorica, tutti fattori che ne mortificavano l’apprezzamento estetico. Ad un’osservazione a luce radente si riscontravano sollevamenti del cretto nella porzione centrale. Le estese riprese pittoriche erano state eseguite in modo più o meno arbitrario anche nella logica del gusto del tempo, volte a “compensare” la perdita cromatica soprattutto del cielo e del panneggio. Il cielo,

realizzato a smaltino, nel tempo aveva perso la sua intensità a seguito dell’ingrigimento naturale del pigmento e la sua denaturazione aveva modificato anche i rapporti cromatici del panneggio, così da apparire di un color rosato molto spento. È plausibile pensare che molte delle rifiniture a lacca presenti sul panneggio siano state rimosse a seguito di incaute puliture.Analoga sorte è probabilmente toccata anche ai balaustri della seduta. Restavano a vista le sole campiture di costruzione e le vistose pennellate scure, tanto da indurre a pensare a un “non finito”, se non, addirittura, a pesanti ritocchi di interventi successivi. In passato, per intensificare la cromia del panneggio e dei balaustri della seduta, venne impiegata anche della resina, forse mista a pigmenti, che nel tempo, ossidandosi, si era indurita e scurita. Il restauro effettuato su vari elementi della tela ha consentito soprattutto di ristabilire un corretto indice di rifrazione per un adeguato godimento dell’opera.

Il restauro è stato curato da Cristiana De Lisio e Alessia Felici (Consorzio Recro). Come si è detto l’opera ora si trova nella Sala Chigi di Villa Farnesina ora aperta secondo i criteri del protocollo sanitario: i visitatori devono essere dotati di mascherina e rispettare il distanziamento sanitario di 2 metri. Per ogni sala è consentito l’ingresso a non più di 5 visitatori (1 persona in Galleria delle Grottesche, così come nella Saletta Pompeiana e 2 nel bookshop). Sono vietate le visite guidate singole e di gruppo, così come provocare assembramenti in giardino e all’interno della Villa. La distribuzione dell’audioguide è sospesa, ma si può scaricare gratuitamente un’app sul cellular.

Inoltre per la Loggia di Amore e Psiche si ricorda che è attivo il link vcg.isti.cnr.it/farnesina/loggia/ con un sistema interattivo che permette di osservare a una distanza ravvicinata sia le storie di Amore e Psiche, opera di Raffaello, Giulio Romano e Giovan Francesco Penni, sia il particolarissimo pergolato e le specie animali realizzati da Giovanni da Udine su disegno di Raffaello.

martedì 7 luglio 2020

Giornata mondiale del cioccolato, al via oggi le celebrazioni dedicate al Cibo degli Dei

Il 7 luglio si celebra la Giornata mondiale del cioccolato, alimento 'comfort' per eccellenza. Con i consumi in continua crescita, il Cibo degli Dei è amato soprattutto nella versione fondente e magari sorprendentemente abbinato ad un vino dolce naturale. 






Dal muffin al gelato, dalla tavoletta semplice a quella con il sale dell'Himalaya. E' passione quella che gli italiani hanno per il cioccolato, per il quale il 7 luglio si celebra la Giornata mondiale, consumandone poco più di 4 kg a testa l'anno.

Un alimento 'comfort' per eccellenza, visto che in lockdown gli acquisti sono aumentati di quasi il 22% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una conferma di quello che già si sa da sempre, in un paese che vanta una lunga tradizione nella trasformazione artigianale e industriale di questo prodotto, dove non mancano marchi storici riconosciuti in tutto il mondo.

Il tutto per un mercato che vale 2,5 miliardi di euro. Sul fronte dei gusti, la scelta degli italiani per il fondente è sempre in cima agli acquisti con oltre il 40% delle preferenze, seguito a distanza da quello al latte; perdono posizioni, invece, il cioccolato bianco come anche la semplice barretta. Un mercato di sapori tradizionali dove però trova sempre più spazio l'innovazione, dal prodotto aromatizzato al peperoncino, all'arancia, al rum, alla menta o, nelle versioni al sale dell'Himalaya, passando dal vegan e dal biologico e naturalmente a quello senza glutine.

E se in Italia piace il fondente, cresce anche la produzione del nettare che più gli si abbina: uno strepitoso vino dolce naturale che arriva dalla Puglia. Un rosso che piace, tanto che con una produzione di circa 95 mila litri di Docg equivalenti a circa 127 mila bottiglie, ha avuto un incremento del 33.45% rispetto all’anno precedente.

Stiamo parlando del Primitivo Dolce Naturale che lo scorso anno si è assestato in cima alle preferenze degli italiani, come vino perfetto con il cioccolato fondente. Un trionfo per questa chicca pugliese che piace soprattutto alle donne per il suo sorso caldo e avvolgente e perché amano la piacevolezza di regalarsi delle emozioni uniche ed indimenticabili. Gli aromi dell’uva, legati agli zuccheri, lo rendono particolarmente gradevole e tipicamente femminile.

Perfetto in questa occasione, e non solo, questa versione di Primitivo è la prima Docg riconosciuta in Puglia (2011), e l’unica delle quattro Docg dedicata esclusivamente a un vino rosso dolce. Un successo condiviso con i suoi ‘fratelli secchi’, ovvero Primitivo di Manduria Doc e Primitivo di Manduria Doc riserva.

Questo vino speciale raggiunge il clou proprio con il cioccolato fondente, in particolare con quello ad alte percentuali di cacao perché l’equilibrio tra amaro e il sapore dolce e distintivo del Primitivo, formano una coppia inseparabile, senza che né uno né l’altro cedano. 

La composizione dei vini Primitivo di Manduria dolce naturale Docg è Primitivo 100% ed è un vino vinificato dopo appassimento su pianta o su graticci. Con la sua struttura colossale ha fascino e stoffa e una dolcezza intrigante. La sua produzione è consentita nelle province di Taranto e Brindisi.

Il Primitivo di Manduria Docg è un vino tutelato come anche il Primitivo di Manduria Doc e Riserva. Il Consorzio di Tutela ha, infatti, ottenuto dal Ministro delle Politiche Agricole e Forestali l’incarico di coordinare le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, vigilanza, informazione del consumatore e cura generale degli interessi: ecco il riconoscimento “Erga Omnes”. Attraverso questo strumento tre agenti vigilatori in qualità di pubblici ufficiali ed in collaborazione con l’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), effettuano costantemente controlli sui vini posti in commercializzazione per tutelare il consumatore ed i produttori e per garantire che vengano commercializzati solo vini che rispettino i dettami del disciplinare di produzione. Insomma qualità e sicurezza per chi sceglie un Primitivo di Manduria.

Coronavirus, stagione influenzale: fondamentale la distinzione tra i diversi virus, al via nuovo test per identificare ceppi influenzali diversi dal Covid-19

Con la prossima stagione influenzale, di fondamentale importanza sarà la distinzione tra i diversi virus che inevitabilmente circoleranno. DiaSorin lancia un nuovo test per identificare due ceppi influenzali diversi dal Covid-19.   



   


DiaSorin ha lanciato un nuovo test, in grado di identificare i ceppi influenzali di tipo A e B che nella prossima stagione influenzale potrebbero essere confusi con il Covid, in quanto presentano sintomi simili.

Si tratta del test Simplexa Flu A/B & RSV Direct Gen II con marcatura CE, che identifica i due ceppi influenzali e il virus respiratorio in modo diretto, ossia senza la necessità di eseguire l’estrazione degli acidi nucleici, un processo che richiede diversi step e fasi critiche, attraverso l'estrazione del DNA.

E' un fatto che la prossima stagione influenzale sarà resa potenzialmente più complessa dalla circolazione del Covid-19, in quanto le infezioni causate dal virus A e B dell’influenza hanno manifestazioni cliniche simili, ma trattamenti differenti. Sarà quindi fondamentale la distinzione tra i diversi virus. È stato accertato che la compresenza di infezione da Covid-19 e influenza di tipo A o B comporti sintomi respiratori di maggiore gravità, rendendo spesso necessario un trattamento terapeutico combinato.

La diagnosi accurata del virus che ha provocato l’infezione avrà, pertanto, importanti implicazioni nella gestione delle terapie, nel controllo delle infezioni e nelle azioni mirate a mitigarne la diffusione.

DiaSorin ha sottoposto il nuovo test alla Food and Drug Administration americana (Fda) per ottenere la validazione.

Ennio Morricone, il Forum Music Village ricorda il maestro tra i fondatori degli Studi 50 anni fa

Quello che mi fa un po' sorridere, oggi, è che la musica contemporanea è diventata la musica del cinema. Quindi la musica vera è oggi proprio quella del cinema, la sola che racchiuda tutte le musiche attuali. Ennio Morricone in conversazione con Giuseppe Tornatore ("Ennio un maestro", Harper Collins).

Ennio Morricone registra in sala A il film "La sconosciuta" (2006) ©Archivio Forum Music Village




Nel 1970 il Maestro Ennio Morricone fondava insieme ad altri tre illustri compositori, Luis Bacalov, Piero Piccioni ed Armando Trovajoli, gli studi Orthoponic, sotto la Basilica di Piazza Euclide, a Roma. Con loro anche gli storici fonici della RCA, Sergio Marcotulli e Pino Mastroianni. 

La lungimirante intuizione fu del manager Enrico De Melis, primo editore italiano per la musica da film, che insieme ad essi costituì la società di quello che di lì a poco diventerà il primo tempio della colonna sonora italiana, poi rilevato da Emma e Franco Patrignani e oggi chiamato "Forum Music Village". E a costruirlo, internazionalizzarlo e farlo vivere e respirare tutt'ora, a mezzo secolo di distanza, è stato soprattutto il meticoloso lavoro di un artista, campione di scacchi musicali quel è stato Ennio Morricone.

Ennio Morricone che nella sua "casa Madre", insieme ai suoi affezionati orchestrali e solisti, ha registrato le più intramontabili melodie della storia del cinema. Nel ricordo della sua festa per il novantesimo compleanno, celebrata proprio alla Forum, e nel triste giorno della sua scomparsa, gli studi vogliono rendergli un doveroso tributo ricordandolo proprio con la dedica che il Maestro lasciò, scritta a mano, nei corridoi:

"Dovrei dire lo studio di registrazione Forum Music Village è la “Madre” di tutti noi compositori del Cinema, dei Dischi e della Musica Registrata. Dico “Madre” perché è lo studio che si è sempre preoccupato di aggiornare le proprie attrezzature per aiutare noi compositori del Cinema e del Disco a fare meglio. Si lavora con dei tecnici di grande livello, con la gentilezza di tutto il personale che collabora totalmente. Potrei dire di più entrando nei particolari anche minimi, ma forse non è utile. Utile è sapere che al Forum Music Village si vive tutti per la Musica e per la passione del suono.”


FORUM MUSIC VILLAGE
Presidente: Marco Patrignani
www.forummusicvillage.com/

Ulisse e il suo viaggio, il Teatro Patologico sbarca ad Ostia con un nuovo dramma liberamente tratto dall'Odissea

Il viaggio come metafora della vita: questo è il dramma di Omero interpretato ed adattato dalla compagnia del Teatro Patologico. Ulisse e il...